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Sono 770 i gol segnati in carriera da Cristiano Ronaldo nelle partite ufficiali giocate per i club e per la nazionale portoghese. Il campione della Juventus ha raggiunto questo traguardo grazie alla tripletta contro il Cagliari di domenica 14 marzo. Una data da ricordare non soltanto per la risposta che il campione ha dato ai detrattori che lo avevano attaccato dopo la prestazione negativa contro il Porto – con i bianconeri eliminati dalla Champions League – ma anche e soprattutto per il raggiungimento di un record storico, difficilmente eguagliabile nei prossimi anni: CR7 ha infatti definitivamente superato il numero di gol ufficiali segnati da Pelé.

“Non c’è giocatore al mondo che non sia cresciuto ascoltando storie sui suoi giochi, i suoi obiettivi e i suoi successi, e io non faccio eccezione – ha commentato Cristiano Ronaldo in un lungo post su Instagram –. E per questo motivo, sono pieno di gioia e orgoglio quando riconosco l’obiettivo che mi ha messo in cima alla lista dei gol del mondo, superando il record di Pelé, qualcosa che non avrei mai potuto sognare mentre crescevo da bambino di Madeira”. E nonostante in molti gli abbiano da tempo attribuito il record, CR7 ha voluto invece aspettare, riconoscendo nei 767 il primato di gol del brasiliano e non nei 757, perché – ha aggiunto – non “possiamo semplicemente cancellare la storia secondo i nostri interessi”.

Pelé, dal canto suo, si è congratulato, sempre su Instagram, dichiarando il suo affetto e la stima che prova per il portoghese: “Ti ammiro molto, mi piace guardarti giocare e questo non è un segreto per nessuno. […] Il mio unico rimpianto è non averti potuto abbracciare oggi”.

Ma come si arriva ad un traguardo simile e, soprattutto, perché Cristiano Ronaldo è diverso dagli altri giocatori e non ha eguali nella storia del calcio? La risposta, come lui stesso ha più volte sottolineato nelle interviste rilasciate, è semplicemente una: la mente. Quando si chiede a CR7 quale sia il suo punto di forza, lui risponde sempre e solo “la testa”. Ovvero quella mentalità che lo porta ad allenarsi in un certo modo, a nutrirsi in un certo modo e, in generale, a seguire tutti quegli accorgimenti necessari per raggiungere una forma fisica specifica e uno stato di salute ottimale.

Molti sostengono che Ronaldo sia costruito, come se questo fosse un difetto o un problema, e gli attribuiscono una mancanza di talento – evidente invece nel suo storico rivale Lionel Messi – sopperita quindi con l’edificazione di una macchina studiata a tavolino. Del resto, quando si chiede al portoghese cosa occorre per arrivare al suo livello, la risposta è sempre “dedizione, costanza e lavoro duro”. Il talento non basta, quindi, e CR7 questo lo ha capito molto presto, già ai tempi del Manchester United, quando cominciò a contrastare la magrezza eccessiva con il fitness, che ancora oggi risulta essere parte fondamentale del suo allenamento quotidiano.

Un po’ macchina, un po’ personaggio, dunque, che fa spesso parlare di sé per ciò che fa dentro il campo e non solo. Cristiano Ronaldo è infatti noto anche per la sua proverbiale schiettezza e la tendenza a rispondere alle domande di chi lo intervista dicendo sempre quello che pensa; come è avvenuto anche recentemente in occasione dei Globe Soccer Awards, in cui è stato premiato come miglior giocatore del secolo. Quando gli è stato chiesto cosa si provi a giocare senza tifosi, CR7 ha infatti risposto senza mezzi termini: “Giocare a calcio in uno stadio vuoto è noioso, è alquanto bizzarro giocare in queste condizioni”. E non è evidentemente l’unico a porsi il problema di quanto il calcio senza tifosi abbia influito anche sull’andamento di alcuni giocatori e delle relative squadre.

Ma nonostante reputi profondamente noioso giocare senza pubblico, lui che ama stare al centro della scena ed essere osannato, la sua professionalità non viene mai meno. Perché è diverso dagli altri, dunque? Perché a 36 anni e dopo aver vinto tutto ciò che c’era da vincere – sia a livello di club che individualmente – è ancora il primo ad arrivare al campo di allenamento e l’ultimo ad andarsene; è quello che lascia il centro sportivo solo dopo la sessione di crioterapia che gli permette di recuperare rapidamente la capacità muscolare; è quello per il quale non esistono feste, riposi o ferie, perché c’è sempre e comunque il tempo per dedicarsi agli esercizi quotidiani, anche a casa.

Perché la costruzione del corpo di Cristiano Ronaldo, al contrario di ciò che pensano in molti, non è dettata da semplice vanità: c’è un motivo se CR7 non si infortuna quasi mai o comunque si riprende più in fretta di altri; c’è un motivo se corre ad una certa velocità; e c’è un motivo se salta più in alto di chiunque. E il motivo è in quel corpo costruito a tavolino, certo, non soltanto per mera vanagloria, ma soprattutto per essere una macchina efficiente al massimo del suo potenziale. E ci vuole una mentalità davvero vincente e sempre focalizzata sugli obiettivi per riuscire, a 36 anni, a mantenere gli stessi standard qualitativi, anno dopo anno, senza mai arretrare di un passo o mostrare il benché minimo cenno di cedimento. “Dedizione, costanza e lavoro duro”, quindi, a trecentosessanta gradi: dall’esercizio fisico alla dieta, passando per il riposo.

Cristiano Ronaldo non manca mai un allenamento, dorme otto ore a notte, non beve alcolici, non assume zuccheri, non mangia cibo spazzatura. Mai. Da oltre quindici anni segue una routine controllata e regolare, che non conosce sgarri. Per alcuni potrà sembrare un’esagerazione e un’ossessione da fissati, per CR7 è soltanto la mentalità e il duro lavoro che lo hanno portato a 770 gol e a diventare il più grande marcatore nella storia del calcio.