Lewis Hamilton, tanto per cambiare, ha vinto in Gran Bretagna diventando così il primo pilota della storia a fare suo per sei volte il gran premio del proprio Paese. Hamilton, che ha incassato anche il punto per il giro veloce in 1:27.396, consolida ulteriormente la prima posizione nella classifica piloti; la Mercedes ottiene anche il secondo posto con Bottas che era scattato dalla pole. Terzo posto per il giovane Charles Leclerc, che con la Ferrari quest’anno sta ottenendo ottimi risultati a conferma del suo talento. Male invece l’altro ferrarista, Sebastian Vettel, solo 16esimo anche per via di una penalità di 10 secondi per aver tamponato l’auto di Verstappen.

Il francese della Ferrari, nonostante a metà gara si fosse ritrovato al sesto posto dopo l’ingresso della safety car causato dall’incidente di Giovinazzi, ha chiuso sul terzo gradino del podio il GP. La sua rimonta è cominciata con un sorpasso quasi impossibile su Gasly che gli ha consentito di prendersi la momentanea quinta posizione: un attacco sulla traiettoria esterna della curva The Loop, un punto della possibile in cui è quasi impossibile abbozzare un sorpasso.

E lo stesso Charles Leclerc è soddisfatto della sua performance:

Questa è la gara che mi sono goduto di più nella mia carriera in Formula 1 e sono davvero contento del terzo posto, è grandioso. La gara è stata davvero molto difficile, i primi due stint non sono andati come volevamo. Con la gomma dura eravamo forti ma purtroppo l’ingresso della safety car ci ha fatto perdere un posizioni. Sono comunque molto contento della battaglia che abbiamo fatto in pista, penso che sia bello per la Formula 1 avere questi duelli al limite

Con la vittoria nel Gran Premio di Gran Bretagna di Formula 1, Lewis Hamilton incrementa il suo vantaggio nella classifica piloti della stagione 2019. Hamilton, forte dei suoi 223 punti, precede il suo compagno di squadra, Valtteri Bottas (184), per 39 lunghezze. Terza posizione per Max Verstappen, della Red Bull (136), davanti al pilota della Ferrari, Sebastian Vettel (123), e al suo compagno di squadra, Charles Leclerc (120).

Uno era bello, spregiudicato, esuberante. L’altro freddo, meticoloso, calcolatore. Si rincorrevano a vicenda, l’uno stimolo dell’altro. Non sarebbero stati gli stessi se non ci fosse stato l’altro. Lo sport si nutre di sane rivalità e quella tra James Hunt e Niki Lauda ha caratterizzato la Formula 1 degli anni 70. Quelle corse che somigliavano a una gara per la sopravvivenza più che a un campionato del mondo piloti. Dei 32 morti durante un gran premio, in 27 hanno perso la vita tra il 1953 e il 1978, anno in cui morì Ronnie Peterson. Altri si sono miracolosamente salvati, come Lauda appunto a Nuerburgring nel 1976.

Niki e James

James Hunt non aveva paura di morire. Si nutriva di quella paura per andare avanti, per vincere contro il suo carissimo nemico, Niki Lauda. Il film Rush di Ron Howard nel 2013 racconta bene l’acerrima rivalità nel circus di oltre quarant’anni fa. In realtà, dietro le quinte, i due erano più amici di quanto non sembrasse. Hunt, nato a Londra nel 1947, conquistò l’agognata Formula 1 con grinta e ribellione dalla sua famiglia. Non gli interessava fare il professionista, gli interessava diventare campione del mondo anche solo una volta. Fu nella massima competizione automobilistica solo per sei anni, dal 1973 al 1979. Gli anni in cui James e Niki sfrecciavano sui tracciati con le loro McLaren e Ferrari.

Bello e maledetto

Spavaldo in macchina come fuori, amava la bella vita, l’alcol e il sesso. Una sorta di George Best con i guanti da pilota. Il suo matrimonio con la modella Suzy Miller nel 1974, durato solo due anni, riempì le pagine dei rotocalchi. Hunt riuscì a coronare il suo sogno nel 1976, l’anno dell’incidente di Lauda. Fu in testa al Mondiale solo una volta, quella decisiva, nell’ultima gara in Giappone, nella pioggia di Fuji. Dopo le polemiche per l’incidente che costò la vita al suo amico Peterson nel 1978, correrà un altro con la Wolf. Nel 1979 annunciò il suo ritiro a 32 anni. Divenne così opinionista televisivo per la BBC con il suo stile, senza peli sulla lingua, polemico e fuori dal coro. Morirà nel 1993 a 45 anni per un attacco cardiaco.

Lascio ora e definitivamente perché l’uomo non conta più.

James Hunt, 1979

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