Curiosità sportive

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Andrew Keh, il corrispondente sportivo internazionale del New York Times, ha raccontato un evento piuttosto bizzarro a cui ha partecipato: la finale del campionato mondiale di sigari, chiamato anche campionato mondiale di fumo lento. La finale si è svolta a Spalato, in Croazia, lo scorso agosto: l’obiettivo è fumare un sigaro di una certa dimensione (129 mm per un diametro di 16,7 mm) nel tempo più lungo possibile ma senza riaccenderlo mai, ed evitando il più possibile la caduta della cenere.

Il campionato è arrivato alla sua decima edizione ed è stato inventato da Marko Bilic, il proprietario di un club di sigari di Spalato. Alla prima competizione parteciparono 17 persone, lo scorso agosto erano invece presenti circa 250 partecipanti con smoking e abiti da sera, in rappresentanza di più di 40 paesi. I partecipanti avevano preso parte a uno dei 34 eventi di qualificazione che si erano svolti in tutto il mondo durante l’anno: a Miami, in Russia, Repubblica Dominicana, Germania, Regno Unito e anche in Italia, a Ischia.

«I fumatori hanno acceso i loro fiammiferi. La stanza è diventata silenziosa. L’orologio è partito da zero, e per le successive ore i concorrenti sono rimasti seduti lì, fissando le loro braci, osservandole silenziosamente bruciare». Igor Kovacic è l’uomo che detiene il record mondiale di fumo di sigaro lento: 3 ore, 52 minuti e 55 secondi.

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SuperSic e Alex Zanardi. Nel mezzo il 23 ottobre. Una beffarda coincidenza. Perché “solo” di questo si tratta, una fatalità del caso. Due vite, dannatamente simili, in un punto ben preciso, si sono sfiorate, si sono incrociate, ma hanno assunto percorsi diversi, epiloghi tragicamente opposti. Due piloti, entrambi romagnoli, con quel simpatico accento e con quel modo di sorridere alla vita, entrambi con la stessa passione per la velocità, per quella scarica di adrenalina che essa sola sa suscitare e che solamente lei può appagare. Marco Simoncelli lo pensava per davvero:

Si vive di più andando cinque minuti al massimo su una moto come questa, di quanto non faccia certa gente in una vita intera

Alex Zanardi, colui che, senza falsa retorica, è un modello da seguire, uno che con genuinità ti insegna a vivere, nasce il 23 ottobre 1966 a Bologna. La sua vicenda è nota: nel settembre del 2001, è stato vittima di un terribile incidente, durante un gran premio della Formula Cart in Germania. Una collisione tra la sua vettura e quella di un altro pilota che gli ha causato la lacerazione istantanea degli arti inferiori con conseguente emorragia. Drammatici istanti, nel quale la vita di Alex sembrava scappare via per sempre, l’estrema unzione fatta in fretta e furia poco prima di abbandonare il circuito, litri di sangue persi e una corsa (ironia del destino) disperata verso l’ospedale. Successivamente dirà, riferendosi alla gara ed agli ultimi giri:

Domino, come ai bei tempi, i sorpassi mi riescono facili, i pit-stop sono perfetti, sento la macchina rispondere ai miei comandi come non accadeva da tanto. E come non accadeva da tanto mi diverto, sono felice, mancano solo tredici giri alla fine e sto vincendo. Solo che per fare quei tredici giri, dovrò aspettare un anno e mezzo, perché per adesso, scende il buio

 

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La grandezza di questa eterno ragazzone sta proprio qui: cala il buio più crudele, come macchia di petrolio che invischia chi ci finisce dentro, ma esce dal coma e si rialza. Nel vero senso del termine. E riacciuffa la sua “nuova” vita, assolutamente non dissimile da quella condotta precedentemente, perché i suoi affetti rimangono immutati, lo stesso per le sue passioni, la prima specialmente, quella per le corse in auto. Riuscirà a concludere quei 13 giri e poi sarà il primo pilota nella storia a competere ufficialmente in una gara con piloti normodotati. E non si è più fermato: vincerà anche qualche titolo e si proietterà nel mondo dell’handbike dove tutt’oggi macina vittorie e record su record.

E poi c’è Marco Simoncelli, campione del mondo 250 e con il suo numero 58 visto per l’ultima volta sul circuito di Sepang il 23 ottobre 2011. Un destino quasi incrociato, ma il fato ha voluto prendere una strada diversa.
SuperSic non riuscirà mai a concludere quei suoi giri restanti, ma sarà sempre viva l’immagine e il ricordo di un 24enne smaliziato, guascone e buffoncello che con quei suoi capelloni l’hanno reso amato e stimato da tutti.

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Curiosità sportive: Storie di sport, a volte poco conosciute. Approfondimenti, focus e considerazioni su avvenimenti sportivi legati ai Mondiali.