Curiosità sportive

Carlo Pellegatti, noto giornalista “fazioso” del Milan e sapiente ideatore di soprannomi per tutti i giocatori che hanno indossato la maglia rossonera, quando ha visto Ignazio Abate ha pensato bene di affibbiarli l’appellativo di “Telepass”. Biondo con gli occhi azzurri, colori del noto marchio del pedaggio autostradale, metaforico anche perché sulla corsia di destra, il giocatore campano ha sgroppato e percorso chilometri su chilometri.

Non è un goleador, eufemisticamente, e di cross davvero pennellati ce ne ricordiamo pochi. Utilizzato inizialmente come ala, passando da Napoli, Piacenza, Modena, Empoli e Torino, Ignazio ha via via “corretto” la sua posizione retrocedendo di qualche metro senza però perdere mai la sua caratteristica da velocista e di supporto al compagno di fascia per la consueta sovrapposizione.

E’ nelle giovanili del Milan che parte la sua avventura, nel 1999; il 9 dicembre del 2003 gioca il suo primo match di Champions League, contro il Celta Vito (vincitore a San Siro per 2-1) e a 17 anni e 27 giorni diventa il giocatore più giovane nella storia rossonera a esordire nella competizione prima di essere superato il 6 dicembre 2011 da Bryan Cristante, che ha esordito contro il Viktoria Plzen a 16 anni 9 mesi e 6 giorni.

Non lo vediamo spesso esultare per i gol realizzati, dicevamo. Il ragazzo di Sant’Agata dè Goti, infatti, nelle oltre 270 partite in Serie A ha messo a segno solo 5 marcature, l’ultima nella vittoria per 4-1 contro il Verona nel match valido per la 36^ giornata del campionato di A.
E quando segna il biondo scattante fa sempre notizia con uno strascico di ironia saccente che ha sempre marchiato e macchiato la carriera di un atleta professionista che ha vinto uno Scudetto e due Coppe Italia, capitano rossonero in un’era fatta di chiaroscuri.

Ma c’è un modo efficace per rimettere a posto gli esuberanti eccessi ironici veicolati dalla rete: far vedere il grandissimo gol realizzato da Ignazio Abate a Manuel Neuer. Ci spostiamo in Nazionale, dove il numero 20 rossonero ha fatto il suo esordio l’11 novembre 2011 (parliamo di Nazionale maggiore).
Con 22 presenze, il terzino ha partecipato all’Europeo del 2012, alla Confederation Cup dell’anno seguente e alla disfatta brasiliana del Mondiale 2014. Nel cammino di avvicinamento, però, tra test match e prove tattiche sperimentali del ct Cesare Prandelli, Abate ha trovato l’occasione per segnare la sua prima e unica rete con la maglia azzurra dei grandi.

E’ il 15 novembre 2013, nel suo stadio San Siro di Milano e il pubblico assiste a quelle che sono le prove generali del successo iridato della Germania di Joachim Löw,. L’Italia si appella alla cabala e l’1-1 finale allunga solo di qualche mese l’imbattibilità di 18 anni degli Azzurri contro i tedeschi.

Ma in una partita dove sono i teutonici a impressionare e a tambureggiare con manovre ed occasioni da gol, la rete del pareggio arriva da chi non te l’aspetti. E al termine di un’azione illogica: al 28’, con l’Italia già sotto da venti minuti per la rete di testa del difensore Hummels, Abate recupera palla sulla corsia di destra, si accentra verso l’area di rigore, passa la palla a Bonucci che si ritrova a fare momentaneamente la punta, invitandolo ad uno scambio “uno-due” e il centrale juventino restituisce la sfera con un elegante colpo di tacco. Il terzino, di sinistro (!), non ci pensa su due volte e lascia partire una conclusione secca e dritta che sbatte sul palo, supera Manuel Neuer e muore in rete.

Di certo non capita a tutti di segnare un gol così, con due difensori protagonisti, al portierone del Bayer Monaco.

Articolo tratto dal Post

Alle 14:17 di domenica 1 maggio 1994 la dottoressa Maria Teresa Fiandri, allora primario del reparto di rianimazione e del 118 dell’Ospedale Maggiore di Bologna, non era in servizio ma era reperibile. Stava guardando in televisione insieme ai suoi figli il Gran Premio di San Marino di Formula 1, terza gara del Mondiale, che si correva sulla pista di Imola, e aveva appena visto un incidente che l’aveva indotta a mettersi in macchina e raggiungere l’ospedale ancor prima che il suo cercapersone cominciasse a suonare. Quattro ore e mezzo circa più tardi, poco prima delle 19, la dottoressa Fiandri – accerchiata da decine di giornalisti, in una sala dell’ospedale – annunciò in diretta televisiva:

Alle 18:40 il cuore di Senna ha smesso di battere, e quindi Senna è morto alle ore 18:40

Nel mondo degli appassionati di motori e di Formula 1 – e non solo tra loro – il weekend del 1° maggio 1994 viene ricordato come il più tragico di sempre. Fu il weekend della morte di Ayrton Senna, che viene da molti definito ancora oggi come il più grande pilota di tutti i tempi, e chi lo sostiene lo fa solitamente con una nettezza e un’espressione raramente rintracciabili sul volto di chi – quando si finisce a parlare dei più grandi di sempre – cita altri campioni leggendari invece che lui (Jim Clark, Juan Manuel Fangio, Michael Schumacher). La tragicità di quel fine settimana fu determinata da una serie di eventi incredibili e sfortunati, e la morte di Senna fu soltanto l’ultima e più clamorosa notizia.

Si dice spesso che in Italia non ci siano altri sport a parte il calcio, ma in quei giorni non si parlò di altro che di Senna, e la notizia della sua morte stravolse completamente la gerarchia delle notizie e le consuetudini. Il 2 maggio, giorno in cui le edicole sarebbero potute teoricamente restare chiuse per via della festa del 1° maggio, diversi giornali andarono comunque in stampa con un’edizione speciale, e molte edicole aprirono fin dal mattino. Dino Zoffportiere della nazionale italiana campione del mondo nel 1982, e appassionato di corse – il 1° maggio del 1994 allenava la Lazio. Nella prefazione a un bel libro recente dedicato a Senna, scritto dal giornalista sportivo Leo Turrini, Zoff racconta:

L’1 maggio 1994, quando la sorte gli tagliò la strada a Imola, io stavo in panchina, come allenatore della Lazio, per una partita del campionato di Serie A. Non ricordo assolutamente il risultato

Per capire perché il weekend del 1° maggio 1994 ebbe un impatto così devastante per il mondo della Formula 1, conviene raccontarlo tutto, dall’inizio.

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Curiosità sportive: Storie di sport, a volte poco conosciute. Approfondimenti, focus e considerazioni su avvenimenti sportivi legati ai Mondiali.