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José Mourinho e i suoi fratelli: quando l’allenatore perde le staffe con i tifosi
Calcio

José Mourinho e i suoi fratelli: quando l’allenatore perde le staffe con i tifosi

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José Mourinho ama attirare l’attenzione su di sé. Sia quando vince sia, soprattutto, quando le sue squadre vanno male. Il suo Manchester United non è in un gran momento. Decimo in campionato, falcidiato dalle assenze (Fellaini, Lingard, Sanchez), ha perso male in casa contro la Juventus in Champions League più di quanto non abbia detto il risultato finale (0-1). Così, all’89’ del match di Old Trafford contro i bianconeri, ha deciso di fare uno dei suoi soliti show. Dopo aver involontariamente (?) disturbato Bernardeschi sulla linea laterale del campo, Mourinho è stato bersagliato dai cori di scherno dei tifosi juventini.  Mou, come è noto, non è uno troppo diplomatico o politically correct. Ha risposto a quegli insulti alzando le tre dita in segno di sfottò. Il messaggio, non troppo velato, si riferiva al Triplete centrato dall’Inter nel 2010. Scena fotocopia ripetutasi qualche giorno fa a Stamford Bridge. Il pareggio in extremis di Barkley ha reso burrascoso il finale di partita. I supporter del Chelsea non amano più molto il loro vecchio trascinatore e hanno iniziato a deriderlo. Mourinho ha nuovamente alzato le tre dita, ricordando le tre Premier vinte con i Bleus.


Allenatori che perdono la pazienza con i tifosi. Il tecnico di Setubal non è solo in questa speciale classifica.

Harry Redknapp – Oggi ha 71 anni, è un tecnico di lungo corso nel calcio inglese sulle panchine, tra le altre, di Bournemouth, Southampton, Tottenham, Portsmouth, QPR Rangers e una parentesi da ct della Giordania. Nel 1994 Redknapp allenava il West Ham e fu protagonista di una storia a metà tra realtà e leggenda. In quell’estate, durante un’amichevole tra gli Hammers e l’Oxford United, il manager ebbe un siparietto con un tifoso piuttosto critico verso il suo West Ham e in particolare con l’attaccante Lee Chapman. Sfortuna volle che quest’ultimo si infortunasse. Allora Redknapp, stufo di quanto stava sentendo dalle tribune, si rivolse alle sue spalle, individuando quel rompiscatole di supporter. Si chiamava Steve Davies. «Ehi tu, che parli tanto, sei bravo a giocare quanto a parlare? Sapresti fare meglio di Chapman?». Davies non si tirò indietro, prese la maglia numero 3 dal magazziniere, indossò gli scarpini e realizzò il sogno di ogni tifoso. Entrare in campo con la propria squadre del cuore. Ma chi è quel giocatore, si chiedevano giocatori e spettatori. «Come non lo conoscete? Non lo avete visto ai Mondiali? E’ Tittyshev, il bulgaro», esclamò divertito Redknapp. E Steve Davies detto Tittyshev fu annunciato dallo speaker ed entrò in campo. La leggenda narra che segnò addirittura un gol, poi annullato per fuorigioco. D’altra parte aveva giocato a Usa ’94, vero Harry?

Redknapp rimbrotta il tifoso critico, prima di invitarlo a scendere in campo

Cesare Maldini – Il 27 giugno 1998 la Nazionale italiana disputa gli ottavi di finale di Francia ’98 al Velodrome di Marsiglia contro la Norvegia. E’ l’Italia vicecampione del mondo a Usa ’94, con Pagliuca e Maldini, Costacurta e Albertini, Di Biagio e Dino Baggio, Del Piero e Vieri. Proprio Bobo sblocca la partita al 18’, cui segue la memorabile esultanza uno di fronte all’altro con Pinturicchio. Del Piero, reduce dall’infortunio muscolare in finale di Champions contro il Real Madrid, non è al meglio. Il ct Cesare Maldini ha Roberto Baggio in panchina, ma non lo fa entrare. I tifosi dietro la panchina iniziano a protestare, chiedono l’ingresso in campo del Divin Codino. Maldini padre lascia perdere per un attimo la partita nel secondo tempo e si mette a battibeccare con chi invocava la sostituzione con Baggio. Quasi per ripicca Del Piero esce, ma viene sostituito da Enrico Chiesa. Così imparate a discutere delle mie scelte, è il messaggio che viene recapitato da Cesare Maldini ai 60 milioni di commissari tecnici in Italia.

Carlo Mazzone – E’ probabilmente l’episodio più famoso di questa classifica. Quello che ha reso immortale il Sor Carletto da Trastevere. 30 settembre 2001, stadio “Rigamonti” di Brescia. C’è il derby, sentitissimo, tra le Rondinelle e l’Atalanta. Dopo il vantaggio di Roberto Baggio, gli orobici capovolgono la situazione con Sala, Doni e Comandini. A 15 minuti dalla fine gli ospiti sono avanti 3-1. Carlo Mazzone ha 64 anni, siede sulla panchina del Brescia dopo gli anni, tra le altre, di Ascoli e Roma. Dalla curva ospite inizia a sentire cori beceri che proprio non si aspettava. Ancora Baggio accorcia le distanze, 2-3 al 75’. Mazzone confida al suo storico vice, Leonardo Menichini: «Se famo er tre pari vado sotto a curva». E il pareggio arriva, a tempo scaduto con la tripletta del fuoriclasse con il codino. Carletto a quel punto si lancia in una corsa sfrenata verso il settore atalantino, Menichini non riesce a fermarlo. Quando torna a centrocampo esclama all’arbitro Pierluigi Collina: «Buttame fuori, me lo merito».

La corsa di Carlo Mazzone verso il settore dell’Atalanta

Roberto Mancini – I precedenti che riguardano l’attuale tecnico della Nazionale sono diversi, complice il suo carattere fumantino. Il primo episodio è datato 9 gennaio 2005. A San Siro l’Inter del Mancio ospita la Sampdoria di Novellino. Gli ospiti fanno un gran match e vanno avanti 2-0 con Tonetto e Kutuzov. Il Meazza mormora, bersaglio delle critiche è l’allenatore, staccato in classifica da Juve e Milan e affetto dalla pareggite, con 12 pari nelle prime 16 partite. Ma dall’86’ i nerazzurri mettono a segno una clamorosa rimonta in pochi minuti. Martins, Vieri e il gol nel recupero di Recoba firmano un’impresa memorabile. Al gol dell’uruguaiano, Mancini si gira verso la tribuna facendo esplodere tutta la sua rabbia verso chi l’aveva contestato anzitempo. Nel 2016, in occasione del derby contro il Milan perso per 3-0, Mancini viene espulso e quando esce dal campo mostra il dito medio ai tifosi rossoneri. La sua serata da incubo continua con la lite in diretta tv negli studi Premium con Mikaela Calcagno. Infine, lo scorso marzo, sulla panchina dello Zenit San Pietroburgo, il Roberto furioso se la prende su instagram su un tifoso che l’aveva insultato dopo il pareggio con il Rostov, invitandolo andare a quel Paese. Mancini gli replicava riferendosi, poco garbatamente, alla sorella del sostenitore russo.

Il dito medio di Mancini ai tifosi del Milan dopo un derby

Maurizio Sarri – Infine l’ex tecnico del Napoli, oggi al Chelsea, è stato al centro delle polemiche prima del match scudetto Juve Napoli dello scorso aprile. L’arrivo del pullman partenopeo all’Allianz Stadium è accolto, come purtroppo capita spesso, da insulti ripetuti alla squadra e alla città campana. Sarri non ci sta e mostra il dito medio ai tifosi che erano ai lati del bus. Dopo la partita, vinta per 1-0 con gol di Koulibaly al 90’, l’allenatore toscano rincara la dose:

Sarei anche sceso dal pullman perchè se uno mi sputa e mi insulta perchè napoletano, parola usata come un insulto, meritava che scendessi dal pullman

Il dito medio di Maurizio Sarri ai tifosi della Juventus

Giornalista, nato e cresciuto nella provincia barese con pezzi di cuore sparsi tra Roma e Liverpool, a metà tra Penny Lane e Strawberry Fields. Segue il calcio da quando Andrè Escobar segnava nella propria porta a Usa ‘94 mentre Roberto Baggio riceveva palla da «un’iniziativa di Mussi sulla fascia destra» . SCOPRI LO SCONTO UTILIZZANDO IL COUPON: VINCENZOP

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