Author

Redazione mondiali.it

Browsing

Si chiama “viking clap” o “geyser sound”, dipende dall’altitudine. Ai recenti Mondiali di calcio in Russia l’abbiamo atteso in quanto marchio di fabbrica dell’Islanda e del suo fidato popolo di tifosi. Un’empatia scandita a battito di mani, con vibrazioni e frequenze sempre più vicine e accelerate, accompagnato da un energico “huh!”. L’Islanda l’ha esportato, ma la sua origine in realtà appartiene a un’altra isola, la Scozia.

Ma non è solo un prerogativa del calcio. Anzi, non più: Ivan Zaytsev, il capitano della nazionale italiana di volley maschile, impegnata nei Mondiali casalinghi, al termine del match vinto contro la Slovenia e che ha chiuso, di fatto, la prima fase del torneo, ha voluto salutare Firenze e il Nelson Mandela Forum con il geyser sound.

Da buon leader e anche coreografo, Zaytsev ha guidato il pubblico e tutti i suoi compagni a battere le mani all’unisono per un effetto che fa venire sempre la pelle d’oca. Il video è stato pubblicato sul profilo Instagram del pallavolista che ha scritto: “Grazie di cuore #Firenze Ci avete trasmesso un’energia immensa!”, aggiungendo poi un cuore, ovviamente azzurro.

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Grazie di 💙 #Firenze Ci avete trasmesso un’energia immensa!! 🔥 Il sogno continua!! 💪🇮🇹 #IZ9 Made by @quicksilver9 alias #Naso 😎

Un post condiviso da Ivan Zaytsev (@zaytsev_official) in data:

Quinta vittoria in altrettante gare per l’Italvolley, dunque. La squadra di Blengini ha battuto la Slovenia per 3-1 con i parziali di 23-25, 25-19, 25-13, 25-18. La squadra azzurra ha chiuso così in testa ed a punteggio pieno, 15 punti, il girone A. Zaytsev e compagni si sono trasferiti a Milano per la seconda fase dei Mondiali (21-23 settembre), portandosi appresso un bottino di ben 15 punti. Se la vedranno con l’Olanda, seconda della Pool B con 11 punti, la Russia, terza nella Pool C con 10 punti, e la Finlandia, quarta nella Pool D con 6 punti. L’Italia ha stravinto la Pool A battendo per 3-0 Giappone, Belgio e Repubblica Dominicana e per 3-1 Argentina e Slovenia.

Il passaggio dell’uragano Florence sulla costa Est degli Stati Uniti ha provocato, finora, la morte di almeno 32 persone. E’ l’ultimo bollettino diramato dalle forze dell’ordine, seppur provvisorio: l’ultima vittima è deceduta in Virginia, a Richmond, in seguito al passaggio delle tempesta che continua a spostarsi verso Nord provocando allagamenti e inondazioni. E come se non bastasse, oltre alle catastrofiche precipitazioni, si aggiunge la minaccia tornado con veicoli ribaltati e case e strutture distrutte.

 

Anche la North Carolina è in ginocchio, così Michael Jordan, leggenda del basket Nba con un passato nel baseball, che qui è cresciuto e ci ha giocato al college per i Tar Heels, ha deciso di dare una grossa mano, donando due milioni di dollari per aiutare sfollati e soccorsi. I fondi di MJ, oggi presidente degli Charlotte Hornets, verranno spartiti dalla American Red Cross e la Foundation for the Carolina’s Hurricane Florence Response Fund:

 È devastante vedere i danni che l’uragano Florence sta facendo alla mia amata North Carolina. Lo sforzo che dovremo fare sarà enorme: occorrerà molto tempo per riparare i danni e perché le famiglie colpite si rimettano in piedi

È lo stesso ex numero 23 ad annunciare che l’intera National Basketball Association si sta mobilitando per lanciare una piattaforma di raccolta fondi:

Per favore unitevi a me, agli Hornets e a tutta la Nba: fate una donazione a una delle organizzazioni locali impegnate nelle operazioni di soccorso e recupero. A tutte le persone colpite, state al sicuro e sappiate che siamo qui per aiutarvi

In principio fu l’Empoli a stregare addetti ai lavori e appassionati di calcio. Poi il salto in una grande piazza calcistica, tanto esigente quanto capace di esaltare il bello. Napoli. Ora Londra e il Chelsea hanno capito che quel signore in tuta e sigaretta ha una sua filosofia e un verbo da far conoscere al mondo intero. Fu Arrigo Sacchi il primo ad accorgersi che Maurizio Sarri non era un ciarlatano: andando oltre i risultati, perché non si vive solo di trofei alzati.

O meglio prima di tutto questo,  perché l’allenatore 59enne ha fatto del football una continua ricerca del piacere, frutto di studi e nozioni coltivate negli anni, fin da quando lavorava in banca e la panchina era solo un piacevole passatempo. L’estetica del suo calcio è ormai diventato una sorta di mantra, offre continuamente spunti di riflessione, luccichio per gli occhi e nuove grane per gli avversari. Ma c’è tanta sostanza, tanta preparazione alle spalle se pensate che il tecnico cresciuto nella provincia di Arezzo si è diplomato a Coverciano nel 2006 con la tesi “La preparazione settimanale della partita”.

Risultati immagini per maurizio sarri caffe

Una forma di bellezza, una filosofia che è ormai riconosciuta come “Sarrismo”. Idolatrata, abusata, copiata, letta su tutti i quotidiani sportivi al punto che la Treccani ha deciso di inserire il termine all’interno del suo vocabolario. È stata infatti la grande Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti ad annunciare, attraverso il proprio account Twitter, il nuovo neologismo.

Da una parte lui, dall’altra “Guardiolismo”Cholismo”: simile il primo per obiettivi e interpretazione, mentre quello dell’argentino Simeone, apprezzato all’Altetico Madrid, è più legato al temperamento e alla componente mentale e fisica che non a quella strettamente tecnica. Con i partenopei Sarri ha quasi dimostrato di poter vincere lo scudetto, perso alla distanza dopo un’entusiasmante testa a testa contro la Juventus. Londra attende, c’è una storia da cambiare perché come dice il profilo Twitter “Sarrismo”: La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza (Albert Camus, L’uomo in rivolta).

I Mondiali 2018 di volley maschile entrano nel vivo. Dopo i due incontri d’apertura di domenica 9 settembre che hanno visto i padroni di casa Italia e Bulgaria vincere rispettivamente contro Giappone (riuscita l’idea di disputare il match all’aperto all’interno del Foro italico) e contro Finlandia, nella giornata di mercoledì 12 il torneo si carica con ben 10 incontri in programma sparpagliati tra Firenze, Bari, Varna e Ruse (entrambe in Bulgaria).

Si inizia con Francia – Cina, alle ore 13, nel Pool B. A Ruse, favori del pronostico tutti indirizzati verso i Galletti nonché campioni d’Europa del 2015. Alle 14.00, per il Pool C, a Bari il derby africano tra Camerun e Tunisia, senz’altro le compagini con il più basso livello tecnico di tutta la manifestazione.

Molto probabilmente tra Paesi Bassi e Canada (ore 16, Pool B, a Ruse) dovrebbe uscire la terza squadra del girone alle spalle delle più quotate Francia e Brasile. Dopo due stagioni positive, i canadesi partono leggermente favoriti rispetto agli Orange decisamente lontani dai fasti di 20 anni fa quando proprio contro l’Italia si contendevano i palcoscenici più importanti.

A completare le gare delle 16, per il Pool D a Varna, c’è Iran contro Porto Rico. Match esotico e di difficile lettura con la formazione mediorientale più tecnica e pronta rispetto ai caraibici.

Alle ore 17 si ritorno a Bari, al PalaFlorio, per il Pool C dove si alza il sipario per l’esordio dei campioni d’Europa e freschi vincitori della Nations League. La Russia è di scena contro l’Australia, nazionale che non dovrebbe creare ostacoli per l’armata russa che corre spedita per la vittoria finale.
Dopo ben 44 anni di assenza, torna ai Mondiali la Repubblica Dominicana. Alle 17, per il Pool A a Firenze, la cenerentola del torneo ha di fronte la Slovenia, possibile insidia nel cammino azzurro.

Ci avviamo verso sera con i due match delle 19.30 dove scendono in campo due topteam: sulla carta facile esordio per i campioni Olimpici del Brasile (sempre per il Pool B) che provano a mettere in saccoccia i primi tre punti contro l’Egitto, nonostante diversi infortuni. Ma gli occhi sono tutti puntati a Varna, nel Pool D, per il primo incontro dei campioni del Mondo: la difesa del titolo della Polonia inizia contro Cuba, avversario alla portata.

Nostalgia e prove tecniche sono le motivazioni che spingono l’Italia a osserva la sfida tra Belgio e Argentina (ore 20.30 a Firenze per il Pool A): da un lato le prossime due avversarie per gli azzurri, dall’altro occhio ai ct con Andrea Anastasi a guidare il Belgio e Julio Velasco per l’Albiceleste. Parliamo di due leggende per la pallavolo italiana: il primo quarto ai Mondiali del 2010, Velasco, detto il “Guru”, è colui che ha creato la famigerata Generazione dei Fenomeni.

Credits: Volleyball.it

Chiude questa pirotecnica giornata il big match e tra le più attese sfide di questa prima fase. Ancora a Bari, sempre 20.30, per il Pool C, riflettori puntati sulla classica Usa- Serbia. Due favoriti per il titolo finale, chi vince questa può avere già un piede nella fase successiva.

Il titolo originale del film è “Un mercoledì da leoni” ed è del 1978, narra di un gruppo di amici che aspetta l’onda perfetta sulle coste della California, il film gira tutto attorno alle tavole da surf.
Bassano non è la California, e qui da noi non ci sono le tavole da surf, l’oceano Pacifico non è il Brenta ma le similitudini ci sono tutte, al posto della tavola da surf metteteci la bicicletta.

L’onda perfetta dell’oceano sostituitela con quella delle biciclette, ed il gioco è fatto!
Tutta questa premessa per presentare il VI° Criterium d’altri tempi, la ormai classica rassegna di ciclismo storico che vede, mercoledì 12 settembre, 66 coppie partire da Palazzo Sturm.

Le regole principali sono semplici: bici costruite prima del 1987 e abbigliamento coerente con l’età della bicicletta.
Non si tratta di una gara di velocità, ma di una prova di regolarità! In pratica i ciclisti che compongono ogni coppia devono percorrere i tre giri del percorso in centro storico nello stesso tempo.

Come ad ogni edizione il numero delle coppie ammesse cambia negli anni: nel 2013 le coppie erano 48 per festeggiare il Tour de France vinto nel ’48 di Gino Bartali, nel 2014 erano 85 per ricordare i Campionati del Mondo di ciclismo su pista di Bassano del Grappa, mentre nel 2015 le coppie ammesse sono state 77 per ricordare la vittoria di Francesco Moser al Mondiale di San Cristòbal in Venezuela, vista la luna piena di quel mercoledì del 2016 le coppie era 69 per ricordare l’allunaggio del 1969.
Nel 2017, invece, le coppie ammesse sono state 84 per ricordare la scomparsa a 84 anni di Paolo Villaggio “inventore” della “Coppa Cobram” l’incredibile gara ciclistica di Ugo Fantozzi.

Il 2018 passerà agli annali con 66 coppie, la motivazione ufficiale verrà svelata solamente alla partenza, che ricordiamo avverrà alle 19:30, mercoledì 12 settembre di fronte a Palazzo Sturm.
La manifestazione è patrocinata dal Comune di Bassano del Grappa ed è stata inserita nelle manifestazioni di “Bassano del Grappa Città Europea dello Sport 2018”. E’, inoltre, una tappa di avvicinamento alla “Settimana Europea della Mobilità” che svolgerà dal 16 al 22 settembre.

Sul piano tecnico non c’è partita, ma John Millman porta con sé un capolavoro che è un po’ uno spartiacque per il prossimo futuro del tennis mondiale. Non per l’exploit del 29enne di Birsbane, ma per l’incertezza che lascia la brutta sconfitta di Roger Federer agli Us Open. Il tennista australiano, infatti, partito dai sessantaquattresimi nel torneo americano, lungo il suo percorso ha prima eliminato l’italiano Fabio Fognini per poi, con grande stupore, far fuori King Roger: John Millman ha giocato la partita della vita e, con molta compostezza e tranquillità, ha superato lo svizzero in quattro set, 3-6 7-5 7-6(7) 7-6(3), chiudendo il match in 3 ore e 34 minuti.

«Ho battuto il mio eroe», ha detto Millman alla fine cercando di trattenere la gioia davanti al suo idolo. Per il 37enne campione di tutto, una serata da dimenticare che conferma la sua allergia ai campi di Flushing Meadows. Millman è numero 55 del mondo e ha sfruttato i 76 errori non forzati di Roger, che non usciva così prematuramente in uno Slam dal 2015.

Rimangono in gara così quattro ex vincitori del torneo: due nella parte alta (Nadal e Del Potro) e due nella parte bassa (Cilic e Djokovic). E sarà proprio Nole, l’avversario dell’australiano ai quarti di finale del torneo di tennis che chiude il Grande Slam.

Il serbo, dopo aver lasciato un set a testa agli avversari dei primi due turni, ha poi proseguito senza più concedere nulla. Sul piano tecnico non c’è partita, dicevamo, e la lettura del match proposta da Replatz conferma l’impressione: Djokovic è più che favorito e dato a 1,04 per la vittoria nell’incontro in programma giovedì sei settembre alle 2.15 di notte, mentre il risultato esatto di 3-0 è proposto come opzione più probabile a 1,44. Per Millman, che tra l’altro ha perso 6-2 6-1 l’unico confronto con Nole, un altro successo “clamoroso” varrebbe otto volte la scommessa.

Con Federer fuori, Djokovic rimane il favorito per il trionfo finale, seguito da Rafa Nadal, vincitore della scorsa edizione.

 

Chiamatelo pure Mister Settembre che è anche un efficace metodo per scacciare cattivi pensieri che aleggiano sulla testa di Cristiano Ronaldo. Non si mette in discussione il portoghese, partiamo da questo presupposto, ma nei 270 minuti di Serie A, i suoi primi 270 minuti fuori dall’universo Real Madrid dove lui era il sole e tutto il resto gli gravitava attorno, la Juventus non ha ancora capito come innescare la potenza straripante di CR7. E viceversa.
Parma-Juve, rispetto al match contro la Lazio e alla sua prima in Italia contro il Chievo, è stata un passo indietro, soprattutto perché Ronaldo, spulciando i dati relativi all’ultima Liga spagnola, non ha ancora messo in luce il suo “nuovo” marchio di fabbrica, il tiro di prima intenzione all’interno dell’area di rigore. Sì perché, dieci degli ultimi undici gol spagnoli sono arrivati così: passaggio teso o cross verso il ragazzo di Madera. Gol.

Va detto che Cristiano Ronaldo è fin troppo poliedrico e “libero” da schemi per impuntarsi con la conclusione a colpo sicuro all’interno dei 18 metri, ma Allegri sta cercando di far quadrare i movimenti della squadra per esaltare le caratteristiche del portoghese. Anche per questo, Ronaldo ha rinunciato alla convocazione con il Portogallo per restare a Torino  e affinare il suo feeling con il reparto offensivo: Mandzukic sta rendendo appieno, per Dybala, invece, può essere il momento per rilanciarsi.
Ma forse, non è necessario tutto questo: se Cristiano Ronaldo ha imparato a essere decisivo soprattutto in primavera con reti che hanno via via cementato la Champions come prerogativa di Madrid, è altrettanto vero che CR7 ha settembre come mese preferito per segnare gol a grappoli. Più dei restanti undici. In carriera, nelle partite di campionato e coppa col Real, 57 gol, oltre uno a partita: miglior rendimento in assoluto; a seguire marzo con 54 gol e aprile con 55.

Prima di ottobre la Juventus incontrerà Sassuolo, Valencia in Champions League, Frosinone, Bologna e il big match contro il Napoli. Dalle parti dello stadio San Paolo sanno essere scaramantici e questo lo si sa, ma anche le altre città si stanno attrezzando per fronteggiare Mister Settembre.
Prima a Monza da leader Ferrari per Louis Carey Camilleri, che ha da poco più di un mese ereditato la carica di amministratore delegato del Cavallino dal compianto Sergio Marchionne, cui non poteva non dedicare un pensiero: «L’ho conosciuto 12 anni fa, io sono entrato nel Cda Ferrari grazie a lui, abbiamo un stile diverso, ma mi manca molto: era una straordinaria, ambiziosa e molto intelligente».
A breve distanza dallo scorso appuntamento di Spa, la Formula 1 torna in pista per il Gran Premio d’Italia 2018 sullo storico autodromo nazionale di Monza. L’ultima gara in Belgio ha visto Sebastian Vettel centrare una straordinaria vittoria davanti a Lewis Hamilton e Max Verstappen, risultato che ha permesso al tedesco della Ferrari di ricucire parte del gap che lo separa in classifica dal britannico della Mercedes.
Il testimone è passato di mano nel segno di una competitività di squadra che Camilleri sottolinea: «Questa è una grande squadra e siamo felici di come stia andando. Non credo che servano grandi cambiamenti, l’obiettivo è quello di vincere e continuare a farlo. Abbiamo Vettel che è il Cristiano Ronaldo della Formula 1 e Kimi che è Un grande amico. Il suo futuro? La decisione finale spetterà a Maurizio Arrivabene ma ne discuteremo: serve tempo perché non è una decisione facile».
Per il quattordicesimo appuntamento stagionale sul circuito brianzolo, la Ferrari è a caccia di un successo casalingo che manca dal 2010 per rimontare Hamilton e Mercedes. In seguito ai risultati del Gran Premio del Belgio, la classifica piloti vede Lewis Hamilton al comando con 231 punti. Segue Sebastian Vettel che, dopo aver guadagnato sette lunghezze sul rivale, si trova ora a -17 (214 pt).
E la rossa, secondo Louis Carey Camilleri, può contare sul pubblico e la passione travolgente dell’autodromo di Monza: «I tifosi della Ferrari sono i migliori al mondo, non solo qui a Monza e in Italia, ma ovunque: infatti, più che togliere il sorriso ai tifosi Mercedes vorrei regalare un sorriso ai nostri».

Con la vittoria contro Roger Federer (6-4 6-4) nella finale del Master 1000 di Cincinnati Nole Djokovic ha messo la ciliegina sulla torta di una resurrezione in cui pochi credevano. A 31 anni compiuti il serbo è invece ripartito dal punto più basso della carriera per tornare quel cannibale che aveva dominato il circuito tra il 2015 e il 2016. Se il recente trionfo di Wimbledon era stato il primo segnale importante, è arrivata la vittoria nel 1000 americano a confermare la fine del periodo buio. E ora il serbo diventa il favorito per gli Us Open insieme ai due campioni intramontabili, Rafa Nadal e Roger Federer.

Durante tutto il torneo americano gli appassionati di tennis hanno ammirato il gioco che aveva fatto di Nole il prototipo del giocatore moderno: eccellente risposta, colpi profondi, il rovescio lungolinea come arma letale, il dritto sempre preciso e una capacità di muoversi per il campo e recuperare la posizione ai limiti dell’umano. Un dinamismo che non ha lasciato scampo a Re Roger, apparso frastornato in finale e incapace di trovare contromisure all’altezza per scardinare la difesa del serbo.

E pensare che appena 9 mesi fa tutti lo davano per finito. Djokovic invece ha reagito. Toccato il punto più basso della carriera è ripartito dalle sue certezze, dallo staff storico e dall’appoggio della famiglia, per tornare a dominare. In una stagione partita sottotono, l’ex numero uno del mondo ha prima vinto a Wimbledon il 13° Slam per poi confermare le quote di www.sportpesa.it/scommesse che lo vedevano tra i favoriti a Cincinnati. Una vittoria, quella americana, che ha regalato a Nole anche il Golden Masters, ovvero il riconoscimento per la vittoria di tutti i 1000 presenti in calendario. É il primo tennista della storia a riuscire nell’impresa.

Alzi la mano chi, dopo il tonfo fragoroso a Wimbledon 2016 e le ultime due stagioni negative avrebbe pronosticato una rinascita di questo livello.

Completato il Career Grand Slam con la vittoria del Roland Garros 2016, Djokovic era pronto a dominare anche sull’erba di Wimbledon. Fu invece Sam Querrey al terzo turno a mettere fine a una corsa che si preannunciava trionfale. E se la stagione si chiuse comunque con la vittoria del Masters 1000 di Montreal e la finale degli US Open, il serbo apparve svuotato di energie e lontano dai suoi abituali standard di rendimento.

Il vero anno terribile fu però il 2017. Nello Slam preferito, gli Australian Open, Djokovic esce al secondo turno contro Istomin ed è costretto ad assistere da spettatore all’ennesima finale Federer – Nadal. Per la prima volta dal 2008 il serbo esce al secondo turno in uno dei major.

Non andrà meglio a Parigi dove Nole viene dominato da Thiem (con cui aveva vinto i 5 precedenti) per 3 a 0 con l’umiliazione del 6-0 dell’ultimo parziale. A Wimbledon compariranno anche i primi problemi fisici: un infortunio al gomito lo costringe al ritiro dopo un’ora nei quarti contro Berdych. Sarà il primo stop serio della carriera che lo costringerà alla chiusura anticipata della stagione e alla rinuncia agli Us Open.

A inizio 2018 Djokovic sembra ancora la sua controfigura. Sconfitto a Melbourne da Chung, da Taro Daniel a Indian Wells e da Benoit Paire a Miami, il serbo decide di operarsi al gomito. È il punto più basso della carriera ma anche il turning point della rinascita. Ancora in fase di riabilitazione, il serbo ad aprile decide di lasciare Agassi come coach e torna ad affidarsi allo staff di Vajda per ricreare quell’ambiente che gli aveva permesso di issarsi al numero uno del mondo.

Sarà la scelta vincente. I progressi iniziano a vedersi a partire dal Roland Garros dove solo un Cecchinato in stato di grazia gli impedirà l’accesso alla semifinale. Il resto è storia recente. A Wimbledon Nole conquista il tredicesimo Slam in carriera e sul cemento americano di Cincinnati completa l’opera di rinascita dominando Federer in finale.

Quel cemento americano che sarà teatro dell’ultimo Slam della stagione, gli Us Open. Grazie agli ultimi due successi, Djokovic diventa il candidato numero uno alla vittoria a New York. Per trasformare la stagione del rilancio in un vero e proprio trionfo dovrà sfidare i rivali di una vita: Rafa Nadal e Roger Federer. Ben tornato Nole.

 

Winston Churchill, la cui vis retorica ha superato l’eco del tempo e l’ha portato a vincere il Nobel per la letteratura, a vincere guerre e a farsi carico del popolo inglese, una cosa, a noi italiani, ebbe a cuore di dire:

Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio, e le partite di calcio come se fossero guerre

Senza scavare troppo in profondità nelle caverne del nostro inconscio, tale aforisma sa smuovere le nostre corde più remote. Perché sì, dopo tutto, colui che, parlando della Cortina di ferro, diede avvio all’era della Guerra fredda, su di noi c’aveva preso in pieno.
E con la Nazionale italiana fuori dai Mondiali in Russia, guerre e cataclismi si sono allineati nella medesima prospettiva in un sistema solare che, regredendo, è imploso in un Big Bang apocalittico.

Ma una cosa Churchill non poteva – ancora e lecitamente – prevedere: l’esistenza del fantacalcio.

Guerre puniche e crociate scansatevi; amicizie secolari che a ogni stagione calcistica rischiano di frantumarsi, ma che, quasi come accanita perversione, si ritrovano al punto di partenza l’anno dopo e quello dopo ancora. Rituali propiziatori e scaramantici, dove ogni singolo partecipante si cala nel ruolo di “uno e trino”: presidente della propria società che deve amministrare i fantacrediti; allenatore il cui compito delicato è capire se il bomber della squadra che precipita verso la retrocessione garantirà un numero di gol da controbattere Cristiano Ronaldo; scout per scovare il nuovo arrivato dalla seconda divisione francese, pagarlo solo 1 credito sfruttando l’ignoranza dei giocatori avversari. E aspettare la prima giornata di Serie A per capire se è una pippa, se promette bene o se passerà tutto il campionato in panchina.

Il fantacalcio è una piacevole ossessione, l’oppio dei popoli moderno che parte con la mistica esperienza dell’asta del fantacalcio, passa attraverso le maledizioni per la pause della Serie A causa impegni della Nazionale, l’attesa impaziente per il +3 da chi non te lo aspetti, l’assist che ti fa spuntare la giornata con un mezzo voto in più sull’avversario, portando a casa un 1-0 miserabile. E poi le polemiche per le pagelle e per il voto dato a questo o a quel calciatore.

Noi di Mondiali.it, dopo la bellissima esperienza della Coppa del Mondo 2018, vogliamo tuffarci in una nuova avventura. Con la nostra responsabilità nel far bene le cose, professionalità e sorrisi. Perché se i Mondiali sono le guerre, ogni singola giornata di fantacalcio è una battaglia. Vogliamo darvi consigli, chiacchierare con voi su chi poter schierare, numeri, statistiche e curiosità alla vostra portata. Sì, abbiamo detto chiacchierare perché lo faremo attraverso una webtv visibile sul nostro sito e a metterci la faccia saranno appassionate e appassionati di calcio e di fantacalcio. Proprio come te!

Il progetto partirà ufficialmente a settembre e stiamo cercando ragazzi e ragazze su Padova con il giusto entusiasmo. Inviaci un’email all’indirizzo info@mondiali.it con una breve presentazione e l’acquisto più “spericolato” fatto durante un’asta del fantacalcio, ma che si è rivelato il tuo asso nella manica!

Lì fuori c’è qualcuno che ha subito quattro gol da Parolo nella stessa partita. Stiamogli vicino. E contro i soliti “gufi” dei vostri amici, un buon 65,5 a tutti!