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Redazione mondiali.it

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Fonte: comunicato stampa Figc

Sciolti gli ultimi dubbi, la ct Milena Bertolini ha ufficializzato la lista delle 23 calciatrici convocate per la Coppa del Mondo che si disputerà in Francia dal 7 giugno al 7 luglio. Un’avventura che si preannuncia entusiasmante e che vedrà l’Italia tornare a disputare la fase finale di un Mondiale a vent’anni di distanza dall’ultima partecipazione. Intanto prosegue a Riscone di Brunico (Bz) il raduno delle Azzurre, che dopo le prime due settimane di allenamenti al Centro Tecnico Federale di Coverciano stanno ultimando la preparazione in vista del torneo iridato.

Le Azzurre faranno il loro esordio nella Coppa del Mondo domenica 9 giugno (ore 13) a Valenciennes con l’Australia per poi affrontare venerdì 14 giugno (ore 18) la Giamaica a Reims e martedì 18 giugno (ore 21) il Brasile ancora a Valenciennes (le gare saranno trasmesse in diretta da Rai e Sky). Accederanno agli ottavi di finale le prime due di ciascun girone e le quattro migliori terze classificate.

Domani le ragazze sosterranno una doppia seduta di allenamento, domenica potranno godere di una giornata di riposo e nel pomeriggio di lunedì raggiungeranno Ferrara, dove mercoledì 29 maggio ore 15 allo stadio ‘Paolo Mazza’ affronteranno la Svizzera nell’ultima amichevole prima del Mondiale.  Sabato 1° giugno, invece, una delegazione guidata dal presidente federale Gabriele Gravina e formata dalle calciatrici e dallo staff della Nazionale Femminile sarà ricevuta a Palazzo Madama, dove il presidente del Senato della Repubblica Maria Elisabetta Alberti Casellati saluterà la squadra alla vigilia della partenza per il Mondiale.

VIVI CON NON IL MONDIALE!

L’elenco delle convocate per il Mondiale

Portieri: Laura Giuliani (Juventus), Chiara Marchitelli (Florentia), Rosalia Pipitone (AS Roma);

Difensori: Elisa Bartoli (AS Roma), Lisa Boattin (Juventus), Laura Fusetti (Milan), Sara Gama (Juventus), Alia Guagni (Fiorentina Women’s), Elena Linari (Atletico Madrid), Linda Tucceri Cimini (Milan);

Centrocampiste: Valentina Bergamaschi (Milan), Barbara Bonansea (Juventus), Valentina Cernoia (Juventus), Aurora Galli (Juventus), Manuela Giugliano (Milan), Alice Parisi (Fiorentina Women’s), Martina Rosucci (Juventus), Annamaria Serturini (AS Roma);

Attaccanti: Cristiana Girelli (Juventus), Valentina Giacinti (Milan), Ilaria Mauro (Fiorentina Women’s), Daniela Sabatino (Milan), Stefania Tarenzi (Chievo Verona).

Prosegue a Coverciano il raduno della Nazionale femminile in vista del Mondiale che si disputerà in Francia dal 7 giugno al 7 luglio. Dopo l’allenamento mattutino di ieri, mercoledì 15 maggio, le Azzurre si sono rese protagoniste di un bel gesto di solidarietà: le ragazze hanno, infatti, incontrato i responsabili della onlus “Insuperabili”, a cui hanno devoluto il compenso per i loro diritti di immagine dell’Album di figurine Panini dedicato al Mondiale. La onlus, insieme a una squadra di testimonial capitanati da Giorgio Chiellini, favorisce attraverso l’attività in 13 scuole calcio il reinserimento sociale di 520 ragazzi con disabilità cognitivo, relazionale, affettivo emotiva, comportamentale, fisica, motoria e sensoriale.

Chiara Marchitelli, portiere della Fiorentina, ha portato il saluto di tutto il gruppo:

Dopo aver saputo che avevamo a disposizione un piccolo budget, ci è venuto naturale fare questo gesto. È importante che lo sport sia accessibile a tutti, ho seguito i vostri allenamenti e mi sono molto divertita con i ragazzi

Nuovamente avversarie dopo 10 anni, 7 mesi e 15 giorni. Perché l’ultimo incrocio in Coppa Italia fra Atalanta e Lazio porta la data del primo ottobre 2008. Anche allora era un mercoledì e il campo da gioco quello dell’Olimpico di Roma. Terminò col punteggio di 2-0 per i biancocelesti e le reti al minuto 17 di Ledesma e all’84 di Pandev. Lazio di Delio Rossi agli ottavi di finale, Atalanta di Luigi Delneri eliminata dalla competizione. E’ quanto ricorda FootStats.it, realtà specializzata in statistiche del calcio  italiano.

I PRECEDENTI IN COPPA

Ammontano a 9 i precedenti fra i due club in Coppa Italia. Tutto ebbe inizio il 26 dicembre 1938, quando Lazio-Atalanta si concluse col punteggio di 1-0 e la rete al 31’ di Giuseppe Baldo. Per rintracciare un successo degli orobici sarebbero dovuti trascorrere all’incirca trentotto anni: 29 agosto 1976, Atalanta-Lazio 2-1. Fecero tutti i lombardi nella prima frazione di gioco, gol (con Roberto Tavola al 21’ ed Ezio Bertuzzo al 27’) e autorete (con Gabriele Andena al 45’). Il bilancio totale che emerge dai 9 scontri diretti vede in vantaggio i biancocelesti di una lunghezza sia per numero di vittorie, 3-2, che per marcature, 9-8. Da rilevare come mai una sfida fra le due compagini sia andata oltre i tempi regolamentari. Mentre prima di questa stagione la gara più ‘prestigiosa’ era rappresentata dal doppio confronto, andata/ritorno, del 1988/1989 e valido per quarti di finale.

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Di seguito il riepilogo dei match e il bilancio totale

1938/1939, 26 dicembre 1938, Lazio-Atalanta 1-0 (Baldo)
1971/1972, 5 settembre 1971, Atalanta-Lazio 0-0
1974/1975, 28 agosto 1974, Atalanta-Lazio 0-0
1976/1977, 29 agosto 1976, Atalanta-Lazio 2-1 (Tavola, Bertuzzo, Andena aut.)
1982/1983, 29 agosto 1982, Lazio-Atalanta 0-0
1985/1986, 25 agosto 1985, Atalanta-Lazio 2-2 (Magrin rig., Stromberg, D’Amico rig., Fiorini)
1988/1989, 4 gennaio 1989, Atalanta-Lazio 2-0 (Serioli, Evair rig.)
1988/1989, 25 gennaio 1989, Lazio-Atalanta 3-2 (Marino, Madonna, Gregucci, Madonna, Pin)
2008/2009, 1 ottobre 2008, Lazio-Atalanta 2-0 (Ledesma, Pandev)

Il bilancio dei confronti diretti

9 incontri disputati
2 vittorie Atalanta
4 pareggi
3 vittorie Lazio
8 gol fatti Atalanta
9 gol fatti Lazio

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LA DEA IN FINALE
Quella di stasera sarà la quarta finale di Coppa Italia per l’Atalanta. Il bilancio all’ultimo atto del trofeo nazionale racconta di 1 vittoria (1962/1963) e 2 sconfitte (1986/1987 e 1995/1996). L’unico successo arrivò allo stadio Meazza di Milano contro il Torino. Tripletta di Angelo Domenghini (rete granata di Giorgio Ferrini) per un 3-1 finale. Era il 2 giugno 1963. I due KO sono arrivati in finali disputate con la formula del doppio confronto: col Napoli nel 1986/1987 e con la Fiorentina nel 1995/1996.

L’AQUILA IN FINALE
Capitolo numero dieci per la storia della Lazio nelle finali di Coppa Italia. I calcoli parlano di 6 trionfi (1958; 1997/1998; 1999/2000; 2003/2004; 2008/2009; 2012/2013) e 3 battute d’arresto (l’ultima due stagioni fa contro la Juventus e con Simone Inzaghi già sulla panchina biancoceleste).Da sottolineare come nelle finali a gara unica 1 successo sia arrivato ai calci di  rigore (6-5 sulla Sampdoria il 13 maggio 2009) e 2 nei tradizionali novanta minuti di gioco (1-0 sulla Fiorentina il 24 settembre 1958; 1-0 sulla Roma il 26 maggio 2013).

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IL PERCORSO FINO ALL’OLIMPICO E LE DUE SFIDE STAGIONALI
Con 3 vittorie (0-2 a Cagliari; 3-0 sulla Juventus; 2-1 con la Fiorentina) e 1 segno X (3-3 a Firenze), 10 gol fatti (Zapata con 3 top scorer) e 4 reti subite, l’Atalanta di Gasperini ha staccato il biglietto per la finale dell’Olimpico. La Lazio di Inzaghi ha raggiunto l’ultimo atto della competizione con 2 successi (4-1 sul Novara; 0-1 in casa del Milan) e 2 pareggi (1-1 al 120’, poi diventato 4-5 ai rigori ospite dell’Inter; 0-0 a Roma contro i rossoneri), 6 reti marcate (Immobile con 3 miglior bomber) e 2 gol incassati. Chiudiamo ricordando che Atalanta-Lazio rappresenterà anche il terzo incrocio stagionale fra i due club.
In campionato Atalanta-Lazio terminò col punteggio di 1-0 (Zapata al 1’), mentre LazioAtalanta è andata in archivio col risultato di 1-3 (Parolo al 3’, Zapata al 22’, Castagne al 58’, Wallace autogol al 76’). E considerando i due match chiusi in parità del torneo 2017/2018… la Lazio non batte l’Atalanta dalla 20esima giornata 2016/2017, quando all’Olimpico fu 2-1: Petagna al 21’, Milinkovic-Savic nel recupero del primo tempo, Immobile al 68’ su calcio di rigore.

Confronti diretti a Roma e in campionato (Serie A e Serie B)
54 incontri disputati
24 vittorie Lazio
17 pareggi
13 vittorie Atalanta
81 gol fatti Lazio
52 gol fatti Atalanta

Confronti totali in campionato (Serie A e Serie B)
108 incontri disputati
34 vittorie Atalanta
42 pareggi
32 vittorie Lazio
125 gol fatti Atalanta
125 gol fatti Lazio
2,3 media gol/match

 

Civitanova torna sul trono nella maniera più difficile possibile. Conquista lo scudetto, il suo quinto a distanza di 13 anni dal primo, dopo essere andata sotto due set a zero e dopo avere visto la morte in faccia. Con la paura della sconfitta, dopo sette finali perse in maniera quasi consecutiva la squadra di De Giorgi (che con la Lube aveva vinto anche il primo scudetto), risorge, si rialza e va a vincere a Perugia che da 3 anni non perdeva in casa una gara di playoff. E sulle ali di questo entusiasmo adesso la Lube vola a Berlino dove sabato cercherà di strappare la Champions ai campioni di Kazan.

Il Palasport di Perugia è una bolgia di colori e passioni: ma quasi subito nel primo set è il bianco nero della Sir Safety che prende il sopravvento con una serie di battute di Wilfredo Leon che spaccano il set. Il pubblico di casa ci crede, Civitanova va in affanno. Cinque e anche sei punti di vantaggio. De Giorgi chiama time out cerca di ritrovare il ritmo della sua squadra, ma quando questo accade (con una serie di battute di Juantorena) è ormai troppo tardi. La Lube si avvicina, ma non abbastanza da impensierire la Sir.

Nel secondo set il copione è lo stesso. Perugia resta padrona, solo che ancora una volta il bottino di vantaggio della Sir (14-9) viene eroso da una Lube che deve sempre inseguire, ma che non molla mai. L’aggancio a quota 21 di Civitanova (muro su Podrascanin) però è solo un lampo poi la Sir riprende la sua marcia con Filippo Lanza che si traveste da Leon in battuta e che spacca definitivamente il set. Il palasport esplode in maniera definitiva, l’aria rarefatta dello scudetto è sempre più vicina ai padroni di casa. Anche se nel terzo Civitanova parte al galoppo (8-5) con Diamantini in campo stabilmente per Cester, la battuta di Leal fa molto male e la Lube vola (10-5).

Perugia è in affanno, sbaglia tanto in tutte le parti del campo, Bernardi pesca in panchina, ma il set è della Lube. Il quarto set inizia con la serie in battuta del bomber serbo Atanasijevic che ridà la carica alla tifoseria, ma la Lube combatte e difende tutti gli attacchi di Leon. E diventa una lotta corpo a corpo. Si combatte una finale scudetto da trincea. Un punto alla volta, un respiro alla volta. Un punto di vantaggio Civitanova e poi uno Perugia. Il primo che molla è perduto. E chi si ferma prima è la squadra di casa.

Tutta la serie si decide in un set ai 15. E Civitanova è più lucida e spietata. Perugia è sulle ginocchia va sotto e questa volta non riesce più a risorgere. E adesso sulla spinta di questo successo, Civitanova può andare a conquistare anche la vittoria di Champions che all’Italia manca da 8 anni.

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IL TABELLINO

SIR SAFETY CONAD PERUGIA – CUCINE LUBE CIVITANOVA 2-3 (25-22, 25-21, 12-25, 21-25, 10-15)

SIR SAFETY CONAD PERUGIA: De Cecco 5, Lanza 10, Podrascanin 4, Atanasijevic 14, Leon Venero 20, Ricci 6, Della Lunga (L), Seif 0, Hoag 0, Colaci (L), Piccinelli 0, Hoogendoorn 0. N.E. Berger, Galassi. All. Bernardi.

CUCINE LUBE CIVITANOVA: Mossa De Rezende 5, Juantorena 16, Simon 16, Sokolov 19, Leal 15, Cester 0, Marchisio (L), D’Hulst 0, Cantagalli 0, Balaso (L), Kovar 3, Diamantini 5. N.E. Stankovic, Massari. All. De Giorgi.

ARBITRI: Rapisarda, Puecher.

NOTE – Spettatori 4028, durata set: 29′, 27′, 21′, 30′, 17′; tot: 124′

MVP: Osmany Juantorena (Cucine Lube Civitanova)

L’ALBO D’ORO DEL CAMPIONATO

1946 Robur Ravenna
1947 Robur Ravenna
1948 Robur Ravenna
1949 Robur Ravenna
1950 Ferrovieri Parma
1951 Ferrovieri Parma
1952 Robur Ravenna
1953 Minelli Modena
1954 Minelli Modena
1955 Minelli Modena
1956 Crocetta Modena
1957 Avia Pervia Modena
1958 Ciam Villa D’Oro Modena
1959 Avia Pervia Modena
1960 Avia Pervia Modena
1961 Ciam Villa D’Oro Modena
1962 Interauto Avia Pervia Modena
1962/63 Avia Pervia Modena
1963/64 Ruini Firenze
1964/65 Ruini Firenze
1965/66 Virtus Bologna
1966/67 Virtus Bologna
1967/68 Ruini Firenze
1968/69 Pallavolo Parma
1969/70 Panini Modena
1970/71 Ruini Firenze
1971/72 Panini Modena
1972/73 Ruini Firenze
1973/74 Panini Modena
1974/75 Ariccia
1975/76 Panini Modena
1976/77 Federlazio Roma
1977/78 Paoletti Catania
1978/79 Klippan Torino
1979/80 Klippan Torino
1980/81 Robe di Kappa Torino
1981/82 Santal Parma
1982/83 Santal Parma
1983/84 Kappa Torino
1984/85 Mapier Bologna
1985/86 Panini Modena
1986/87 Panini Modena
1987/88 Panini Modena
1988/89 Panini Modena
1989/90 Maxicono Parma
1990/91 Il Messaggero Ravenna
1991/92 Maxicono Parma
1992/93 Maxicono Parma
1993/94 Sisley Treviso
1994/95 Daytona Las Modena
1995/96 Sisley Treviso
1996/97 Las Daytona Modena
1997/98 Sisley Treviso
1998/99 Sisley Treviso
1999/00 Piaggio Roma
2000/01 Sisley Treviso
2001/02 Daytona  Modena
2002/03 Sisley Treviso
2003/04 Sisley Treviso
2004/05 Sisley Treviso
2005/06 Lube Banca Marche Macerata
2006/07 Sisley Treviso
2007/08 Itas Diatec Trentino
2008/09 Copra Nordmeccanica Piacenza
2009/10 Bre Banca Lannutti Cuneo
2010/11 Itas Diatec Trentino
2011/12 Lube Banca Marche Macerata
2012/13 Itas Diatec Trentino
2013/14 Cucine Lube Banca Marche Macerata
2014/15 Energy T.I. Diatec Trentino
2015/16 DHL Modena
2016/17 Cucine Lube Civitanova
2017/18 Sir Safety Conad Perugia
2018/19 Cucine Lube Civitanova

Uscirà il prossimo 5 gennaio in Germania e in Svizzera il documentario “Schumacher”, la stella della Formula 1 la cui carriera è stata stroncata cinque anni e mezzo fa da un gravissimo incidente di sci e che da allora è sottoposto a intense cure. Sarà il primo documento video sul pilota sette volte campione del mondo di F1 (con Benetton e Ferrari) per il quale la famiglia, che dall’incidente lo circonda del più stretto riserbo, ha dato un contributo ed un sostegno.

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La stessa moglie Corinna, riferisce la Bild, parlerà per la prima volta di suo marito e della sua vita al suo fianco nel film. Ci saranno anche interviste con il figlio Mick (che attualmente guida in Formula 2) la figlia Gina, il padre di Michael, Rolf (73) e altri compagni e rivali della scena sportiva.

Per questo documentario, che esce nell’anno del cinquantesimo compleanno di Schumi e del venticinquesimo della sua prima vittoria in F1, la famiglia ha messo a disposizione video inediti dell’archivio privato. Il trailer del documentario sarà presentato al prossimo Festival del cinema di Cannes.

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La strada verso la finale di Champions League al Wanda Metropolitano di Madrid ha fatto incrociare i destini di Suarez e del Liverpool in semifinale, a due passi da quella Coppa che l’uruguaiano ha già vinto nel 2015 e che invece Jurgen Klopp ha solo sfiorato nel 2013 ai tempi del Borussia Dortmund e lo scorso anno nella finale di Kiev persa contro il Real.

Il Liverpool è chiamato a una rimonta ai limiti dell’impossibile, recuperare il 3-0 dell’andata, ma storia nella storia, quella di stasera è la notte speciale di Luis Suarez: l’uruguaiano del Barcellona torna per la prima volta da ex ad Anfield, davanti a quei tifosi della Kop che l’hanno amato alla follia dal gennaio 2011 all’estate 2014. E che anni pazzeschi pieni di gol, prodezze, lacrime ed episodi controversi e un complessivo di 133 partite e 82 reti.

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Lasciato l’Ajax a gennaio 2011, Suarez si trasferisce al Liverpool e in meno di un anno i suoi nuovi tifosi iniziano a conoscere il suo proverbiale carattere fuori dal campo: il Pistolero rimedia una squalifica di 8 giornate per un insulto razzista nei confronti di Evra, poi però sul rettangolo di gioco dimostra di essere un bomber implacabile e affamato. A livello realizzativo dà il meglio di sé nel 2013-14 quando si laurea capocannoniere in Premier League con 31 reti. Indimenticabile, quell’anno, la sua crisi di pianto dopo il drammatico 3-3 contro il Crystal Palace che significò, a poche settimane dalla fine della Premier League, l’addio definitivo al titolo. L’uruguaiano, l’estate stessa, salutò Liverpool dopo i Mondiali 2014 con un solo trofeo in bacheca, la Coppa di Lega 2012, per accasarsi al Barcellona: e con i blaugrana, al fianco di Messi, inizia ad arricchire il proprio palmares.

L’attesa per conoscere l’accoglienza che gli riserveranno i suoi ex sostenitori è tanta anche se è stato proprio lui, all’andata, con una zampata di destro in spaccata ad anticipare Alisson su assist di Jordi Alba, a sbloccare il risultato al Camp Nou scegliendo proprio il Liverpool per segnare la sua prima rete stagionale in Champions League. Cortocircuiti di cui il calcio è pieno zeppo, l’altro tabù personale di Suarez: il suo ultimo gol in Champions lontano dal Camp Nou risale addirittura a quasi 4 anni fa. Era il 16 settembre 2015 e il Pistolero segnò il momentaneo 1-0 all’Olimpico contro la Roma prima del pareggio firmato da Florenzi.

 

Forse non sarà oggi, forse sarà nel prossimo domani, quando Suarez si ritirerà e non indosserà più nessun colore. Allora sì, forse sarà quello il momento in cui tutti i tifosi del Liverpool lo ricorderanno come un grande indiscusso attaccante.

Conegliano vince lo scudetto, confermandosi campione d’Italia. Il terzo della storia del club veneto. Una cavalcata esaltante per la squadra di Santarelli che nei playoff ha lasciato due set per strada in 8 gare (dai quarti alla finale) e che questa sera ha lasciato poco spazio a Novara con un solo passaggio a vuoto nel 2° set. La vittoria di Conegliano è un vero e proprio show. Davanti al calore degli oltre 5.000 del PalaVerde Wolosz e compagne partono a razzo sfruttando al massimo gli errori di Egonu (che terminerà con una partita monumentale e 33 punti) e mettono subito le cose in chiaro rispetto al progetto dell’Igor di riaprire la serie. Come in gara-1 e in gara-2 è il primo parziale a indirizzare il match nettamente dalla parte delle pantere dell’Imoco.

Nel 2° parziale arriva la reazione di Novara con Barbolini che pesca il jolly Camera per Carlini sul 18-18 e la mossa funziona. Egonu scatenata mette le cose in parità. E’ solo un’illusione perché le venete ritrovano il piglio di inizio gara e volano con gli attacchi di Fabris, le giocate di De Kruijf e le difese di De Gennaro (ma anche una splendida veloce al centro alzata dal libero). Avanti 2-1 nei set, al PalaVerde inizia il fermento, il countdown verso lo scudetto perché le pantere danno l’impressione di non lasciare più spazio all’Igor. Invece le piemontesi hanno un nuovo sussulto e riaprono nuovamente la partita con un perentorio 25-20. Nel tie break chiude Conegliano. Scatta la festa.

Un nuovo stendardo al PalaVerde verrà issato sul tetto (il 6°) vicino a quelli della Benetton basket e della Sysley Treviso di volley. Può partire la festa per la squadra di Santarelli che sabato 18 maggio può completare l’opera con il terzo trofeo stagionale: la Champions League. Ma di fronte troverà di nuovo Novara a caccia della rivincita. «Qualcuno lassù sarà orgogliosa di me – le parole di Miriam Silla facendo riferimento alla madre –  e per me questo vale più di tutto. Ora tocca alla Champions, ma prima godiamoci questo scudetto».

IMOCO CONEGLIANO-IGOR GORGONZOLA NOVARA 3-2

(25-16 23-25 25-11 20-25 15-13)

IMOCO VOLLEY CONEGLIANO: Sylla 12, Danesi 3, Fabris 22, Hill 19, De Kruijf 12, Wolosz, De Gennaro (L), Tirozzi 1, Fersino 1, Lowe 1, Folie 1, Bechis. Non entrate: Rodriguez, Moretto. Allenatore: Santarelli.

IGOR GORGONZOLA NOVARA: Bartsch 10, Veljkovic 8, Egonu 33, Piccinini 4, Chirichella 5, Carlini 1, Sansonna (L), Plak 1, Nizetich, Zannoni, Camera. Non entrate: Bici, Stufi. Allenatore: Barbolini.

ARBITRI: Vagni, Zavater.

NOTE: Spettatori: 5344, Durata set: 22′, 27′, 21′, 27′, 19′; Tot: 116′.

Dal Barcellona all’Inter, e poi ancora Real Madrid e Milan. Di certo, Ronaldo il Fenomeno di campioni con cui ha condiviso lo spogliatoio e l’attaccato ne ha avuti tanti, tantissimi. La lista potrebbe essere davvero lunga e luccicante di stelle, ma il campione brasiliano, in una dichiarazione recente, ha colto tutti di sorpresa facendo un nome inaspettato quando gli è stato chiesto chi sia stato il suo miglior partner d’attacco:

Ho avuto tanti compagni di squadra che hanno segnato il mio percorso da calciatore. Più di un campione come Zinedine Zidane, per me c’è solo Luc Nilis. È stato sicuramente il miglior compagno di reparto con cui abbia mai giocato

La scelta del Fenomeno, quindi, ricade sull’attaccante belga che giocava con lui in Olanda, al PSV, appena sbarcato in Europa dopo aver mostrato il suo talento al Cruzeiro e in Nazionale. Più di 2 anni insieme, con una Coppa d’Olanda in bacheca e il titolo di capocannoniere della Eredivisie: 30 gol a 19 anni non ancora compiuti, un traguardo raggiunto anche grazie a Nilis.

 

Ronaldo ha rivelato la sua preferenza in un’intervista ripresa proprio dai fan del PSV, che hanno ricordato quelle stagioni di grande talento. È anche la conferma di aver fatto la scelta giusta: il consiglio di giocare in Olanda è arrivato direttamente dal suo connazionale e compagno di reparto Romario, che pochi anni prima aveva fatto lo stesso percorso dal PSV al Barcellona con grande successo. R9 continua a parlare di Nilis, raccontando l’importanza della sua presenza sia nello spogliatoio sia in campo. Vincere la classifica cannonieri in Olanda non sarebbe stato possibile senza il suo contributo:

Ho trascorso 2 stagioni e mezzo con Nilis, al PSV abbiamo condiviso tanto. Mi ha sempre aiutato, in ogni occasione e prima di ogni partita. Negli anni successivi, solo Zidane è riuscito ad avvicinarsi a lui in termini di supporto che ho ricevuto. Eravamo molto complici in attacco e se sono diventato capocannoniere in Olanda è anche grazie a lui: è stato un giocatore incredibilmente generoso.

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Con la maglia del PSV, Ronaldo ha segnato complessivamente 42 gol in 46 partite. Nilis, che ad Eindhoven è rimasto fino al 2000, ha realizzato 110 gol in 164 presenze. Prima del campionato olandese, c’è stato l’Anderlecht in patria: 127 reti in 224 partite. La carriera di Nilis si interrompe proprio nel 2000, appena arrivato in Premier League. Con la maglia dell’Aston Villa riesce a disputare solo 3 partite, segnando un gol: nel match contro l’Ipswich Town, il belga si scontra con il portiere avversario, Richard Wright. La rottura della gamba lo porta ad annunciare il ritiro il 23 settembre dello stesso anno, a 33 anni e senza aver potuto esprimere il suo valore in Inghilterra.

A rendergli omaggio, a quasi due decenni di distanza dall’addio al calcio, è il suo ex compagno di squadra. Per Ronaldo, Nilis ha avuto un ruolo fondamentale non solo nel PSV, ma nella sua intera carriera. Un merito non indifferente, se arriva da un due volte Pallone d’Oro e campione del mondo.

 

 

Parma e Sampdoria scenderanno in campo a maglie invertite. O meglio, con maglie speciali che evocano le divise dell’avversario. L’iniziativa, che vedrà la luce il 5 maggio in occasione della sfida tra le due squadre, è stata promossa dai due club per celebrare il gemellaggio che da tempo lega Parma e Sampdoria.
«Una storia fatta di grandi sfide sul campo e di una lunga amicizia sugli spalti. Da quasi 30 anni, mentre le due squadre lottano per vincere, le due tifoserie danno prova di rispetto reciproco, amore e passione per la propria maglia. Oggi le due società hanno deciso di celebrare questo storico legame tra i propri tifosi scambiandosi la maglia», si legge in un comunicato del Parma. Le maglie da gioco verranno poi messe all’asta e il ricavato verrà devoluto in beneficienza all’Istituto Gaslini di Genova e all’Ospedale dei Bambini di Parma.

 

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 Il gemellaggio tra le due tifoserie nasce agli albori degli Anni 90, in occasione del primo anno di Serie A del Parma. I tifosi gialloblù, all’epoca, erano gemellati con gli ultrà del Verona, a loro volta legati ai tifosi doriani. Ma, si sa, i rapporti tra tifoserie nascono anche da un “nemico” comune: i tifosi del Genoa erano rivali degli ultrà del Parma già dagli Anni 80 e al Tardini, nel ‘90-’91, nasce ufficialmente il gemellaggio tra Parma e Sampdoria. Nel ‘99, poi, la Sampdoria retrocede all’ultima giornata per mano del Bologna, la cui tifoseria è storicamente rivale di quella ducale: ecco l’altro “nemico” che rende ancora più intenso il legame tra Sampdoria e Parma. L’iniziativa dei due club è l’ultimo atto di “una storia fatta di grandi sfide sul campo e di una lunga amicizia sugli spalti”.

Articolo tratto da Il Messaggero

Don Tancredi Ricca, cappellano della Basilica di Superga, stava nella sua stanza al primo piano leggendo il suo libro delle preghiere. “Alle cinque in punto della sera”, giacché quella era l’ora. L’ora in cui quindici anni prima il piccolo toro Granadino aveva incornato il grande torero Ignacio Sanchez Meijas a Manzanares, e il poeta Federico Garcia Lorca aveva scritto l’indimenticabile “lamento”.

Forse anche i 31 uomini, passeggeri ed equipaggio, che volavano sul Fiat G-212 della Ali (Avio Linee Italiane), sigla I-ELCE, sballottati dai venti in quota, il resto del cielo e della terra nascosto dalla nebbia e dalla pioggia, tanto che pur essendo il 4 maggio sembrava una notte d’inverno piemontese, recitavano le preghiere che avevano imparato da bambini. E forse anche il pilota che era ai comandi, pur avendone vissute già d’ogni tipo e d’ogni paura, giacché nel corso della Seconda Guerra Mondiale aveva gonfiato il petto a cinque medaglie al valore, pregava.
Che macabro destino per il Toro: «Quota duemila metri, qdm su Pino, poi tagliamo su Superga» furono le ultime parole che Pierluigi Meroni pilota trasmise alla torre di controllo. Erano le 17.02 di mercoledì 4 maggio 1949 e da allora sono trascorsi settant’anni esatti.

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Don Tancredi sentì solo il rombo dell’aereo che s’avvicinava: non ci fece quasi caso, ne passavano tanti su quella rotta. Anche Amilcare Rocco, muratore che abitava a pochi passi dalla Basilica, sentì quel rumore: il solito, pensò. Ma si fece sempre più assordante. E finì con un tonfo e un boato. Amilcare uscì di casa, si mise a correre insieme con qualche contadino che era già per strada, diretto verso il fuoco che veniva da dietro la Basilica. Quando arrivarono al bastione, videro la carlinga di un aereo infilzata nel muro. Don Tancredi era già lì che s’aggirava fra i resti. «Le maglie del Torino, le maglie del Torino» urlò uno, tirando su gli indumenti granata con cucito lo scudetto. Perché su quell’aereo che la mattina era decollato da Lisbona, dopo un’amichevole contro il Benfica per l’addio del capitano Francisco Ferreira, viaggiava il Grande Torino.

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Ce n’erano di quelli della squadra o dintorni che erano divenuti leggenda che per le solite fortuite casualità del Destino erano rimasti a casa: il secondo portiere Gandolfi, che aveva dovuto lasciare il posto al terzo numero uno, Dario Ballarin, probabilmente raccomandato per un viaggio premio dal fratello Aldo; il radiocronista storico Nicolò Carosio, impegnato con la Cresima del figlio; il presidente Ferruccio Novo, a letto con l’influenza; il ragazzo Primavera Luigi Giuliano che non riuscì ad ottenere per tempo il passaporto, come un disguido burocratico tenne a Roma l’invitato Tommaso Maestrelli, l’inventore poi del primo scudetto della Lazio: era in predicato di passare al Torino la stagione successiva ed era stato Valentino Mazzola a volerlo per Lisbona. Ma c’erano tutti quelli che l’Italia amava in blocco, e non perché fossero tutti torinisti i tifosi, ma perché loro erano tutti azzurri (anche 10 su 11 in campo) e perché giocavano un calcio insieme straordinario e vincente. Dal ’43 al ’49 vinsero sempre lo scudetto. Storia di altri tempi, anche loro farebbero fatica a trovare il consenso spontaneo e sincero di allora (un milione di persone al funerale), in un calcio, quello attuale, che si divide per ogni cosa.

Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola: era la formazione. Settant’anni fa non c’era la “rosa” e gli undici erano undici e s’imparavano a memoria, come le poesie di Carducci, Pascoli o Leopardi. Oggi molti di quei cognomi sono i nomi degli stadi dei loro luoghi natali, che così li onorano e ricordano. Bacigalupo parava anche i rigori, pure se il primo gol che prese in serie A fu su penalty, ma lo tirava Silvio Piola; avevano i loro nomignoli: c’era il “Trio Nizza”, i tre che dividevano l’appartamento in via Nizza; c’era il “cit”, il più piccolo (Maroso), c’era il “Barone” (Gabetto, il più elegante: mai un capello fuori posto). Valentino Mazzola, il più celebre e celebrato (c’è chi pensa che sia stato il miglior calciatore italiano di sempre, certo il più completo: una volta che sostituì in porta nei minuti finali l’espulso Bacigalupo, salvò il 2 a 1 contro il Genoa), è diventato lui stesso un “nomignolo”: José Altafini, in Brasile, lo chiamarono Mazzola per via di Valentino.

 

Lui da ragazzo lo chiamavano “Tulen”, barattolo in dialetto, perché faceva tutta la strada da casa al lavoro e viceversa calciando una lattina vuota: per questo imparò a farlo di destro e di sinistro, tanto che, diceva Boniperti, «non puoi dire se fosse destro o mancino». Arrivarono a Superga, altezza 600 metri, Meroni ci finì dentro giacché la strumentazione di bordo s’era bloccata sulla quota 2000, vigili del fuoco, ambulanze e popolo. Popolo d’ogni maglia. Arrivò anche l’ex commissario tecnico Vittorio Pozzo che dovette riconoscere i poveri corpi: da una cravatta, da un orologio, da un piede. Nel silenzio, la gente guardava la carlinga, l’ultimo pneumatico che bruciava, la chioma bianca di Pozzo. Lui si sentì toccare la spalla da un gigante in impermeabile bianco lungo fino alle caviglie. Il ragazzo aveva gli occhi rossi e disse soltanto «Your boys», «i tuoi ragazzi». Era John Hansen, danese che giocava nella Juve. Non ci fu maglia né tifo che tenesse, alle cinque in punto nella sera o poco dopo. Don Tancredi Ricca ora pregava e benediceva.