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La campagna europea della Juventus di Max Allegri, aspettando la Coppa
Calcio

La campagna europea della Juventus di Max Allegri, aspettando la Coppa

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E ora l’Europa. Massimiliano Allegri lo sa bene. Sa qual è l’ossessione mai ammessa che gravita nell’orbita Juventus. Sa che quella Coppa è il trofeo maledetto in casa bianconera per la storia che si porta dietro. Sa che il dominio in Italia non basta più. Così il tecnico livornese ha iniziato a forgiare una mentalità nuova, in cui la Champions è un obiettivo, non un tabù. E’ stato aiutato dall’organico messogli a disposizione, inevitabilmente. Ma la sua campagna europea, con l’ultimo convincente sigillo ieri a Old Trafford, sta mettendo le proprie bandierine sui campi più importanti del continente. Da Dortmund a Manchester. In attesa del Wanda Metropolitano il 1° giugno 2019.


Stagione 2014 – 2015. Allegri lo ripete sempre. «Quando sono arrivato a Torino, si aveva addirittura paura di non passare il girone». Lui, che al Milan e poi anche alla Juve ha sempre centrato la qualificazione alla fase diretta, come sempre non si scompone. La sua prima stagione juventina in Champions è memorabile. Eredita una squadra fortissima in Italia, ma fragile fuori. Conte preferiva i 102 punti alla finale di Europa League allo Stadium. Per Max conta vincere dappertutto, anche solo con un punto in più. Perde in casa dell’Atletico ai gironi, ma compie la prima impresa al Signal Iduna Park di Dortmund agli ottavi di finale. 0-3 con doppietta di Tevez e Morata. Solo il Barcellona nella finale di Berlino impedirà la consacrazione europea al primo anno.

Stagione 2015 – 2016. Si parte col botto. Colpo all’Etihad Stadium del Manchester City. Mandzukic e Morata ribaltano lo svantaggio (1-2). La fatale sconfitta di Siviglia regala alla Juve il Bayern Monaco agli ottavi. Pari in rimonta a Torino (2-2), a Monaco partita perfetta fino all’89’, quando Thomas Müller trova il pari che porta le squadre ai supplementari. Di lì in poi la Juve crollerà, ma maturerà la consapevolezza di essere tornata grande anche in Europa.

Stagione 2016 – 2017. I botti estivi con Pjanic e Higuain consegnano ad Allegri una squadra pronta per il blitz finale. La Juve ha imparato la lezione tedesca dell’anno precedente. Vince al Parc Ol di Lione, in 10 contro 11 per l’espulsione di Lemina. Ci pensano super Cuadrado e Buffon che para un rigore a Lacazette. Il bis è al Sánchez-Pizjuán di Siviglia (1-3).  Si ripete agli ottavi all’Estadio Do Dragao di Porto con rete di Pjaca. Il capolavoro casalingo con il Barcellona ai quarti (3-0) è replicato con una magistrale partita difensiva al Camp Nou (0-0). In semifinale nuovo colpo esterno al Louis II di Montecarlo con la doppietta di Higuain (0-2). La sindrome da finale, però, colpisce ancora e i bianconeri sprofondano a Cardiff contro il Real Madrid (1-4).

Stagione 2017 – 2018. Allegri parte col piede sbagliato, 0-3 a Barcellona, ma siamo solo ai gironi. Secondo posto nel gruppo con i blaugrana e ottavi di finale col Tottenham. Allo Stadium la Juve crea e disfa, subendo la rimonta di Kane ed Eriksen (2-2). A Wembley Max scrive una nuova pagina di storia. Qualificazione ottenuta con Higuain e Dybala che ribaltano il vantaggio di Son. L’andata dei quarti a Torino contro il Real è da incubo. 0-3 con la rovesciata memorabile del futuro bianconero CR7. Al Santiago Bernabeu serve un miracolo, ci credono pochi, Allegri tantissimo. Al 90’ la Juve è avanti 0-3 con la doppietta di Mandzukic e Matuidi, mai nessuno aveva vinto a Madrid con 3 gol di scarto in Europa. Ci pensa ancora Ronaldo al 93’ a spegnere i sogni bianconeri, ma il rigore fischiato da Oliver non cancella l’impresa del tecnico livornese.

Stagione in corso. Sono solo gironi, la vera Champions inizia a febbraio. Verissimo, ma intanto Allegri ha già conquistato il Mestalla di Valencia (0-2 in 10 con il rosso a Cristiano) e soprattutto, ha dominato a Old Trafford. Padrone del gioco per gran parte del match, Max può essere soddisfatto. Ma la strada è ancora lunga, ci sono nuove bandierine da piazzare sulla cartina con il Wanda Metropolitano nel mirino.

Giornalista, nato e cresciuto nella provincia barese con pezzi di cuore sparsi tra Roma e Liverpool, a metà tra Penny Lane e Strawberry Fields. Segue il calcio da quando Andrè Escobar segnava nella propria porta a Usa ‘94 mentre Roberto Baggio riceveva palla da «un’iniziativa di Mussi sulla fascia destra» . SCOPRI LO SCONTO UTILIZZANDO IL COUPON: VINCENZOP

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