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Il 3 febbraio 1972 iniziò l’undicesima edizione delle Olimpiadi invernali: si tenne a Sapporo – nell’isola di Hokkaido, la più settentrionale del Giappone – e fu la prima olimpiade invernale fuori da Europa o Nordamerica (le Olimpiadi estive si erano tenute solo a Melbourne nel 1956 e a Tokyo nel 1964). Dopo, le uniche altre sarebbero state a Nagano, ancora in Giappone, nel 1998. Grazie alla maggiore copertura televisiva le Olimpiadi divennero allora un evento ancora più globale e seguito in tutto il mondo, con un grande aumento dei ricavi dai diritti di trasmissione. Sapporo si era già aggiudicata le Olimpiadi invernali del 1940 ma nel 1937 si ritirò dall’ospitarle dopo che il Giappone aveva invaso la Cina.

Nella cerimonia inaugurale per la prima volta furono lanciati i palloncini al cielo al posto dei piccioni: 18.000 palloncini, precisarono gli organizzatori e di fatto la celebrazione olimpica di Sapporo fu l’ultima a godere di una certa serenità a livello organizzativo: pochi mesi dopo, la strage di Monaco di Baviera alle Olimpiadi estive, avrebbe comportato l’avvento di rigide misure di sicurezza nella logistica dell’ospitalità e dello svolgimento delle grandi manifestazioni sportive.

Alle olimpiadi di Sapporo parteciparono 35 Paesi, tra cui Taiwan e le Filippine per la prima volta. Il Giappone vinse per la prima volta una medaglia – o meglio tre – alle Olimpiadi invernali: una d’oro, una di argento e una di bronzo per il salto con gli sci. I protagonisti dell’edizione furono l’olandese Ard Schenk – che vinse tre medaglie d’oro nei 1.500, 5.000 e 10.000 metri di pattinaggio – e la russa Galina Kulakova, che ottenne tre medaglie d’oro per lo sci di fondo.

Ard Schenk è tutto’oggi considerato un eroe nazionale al punto che è stato dato il suo nome a un fiore, il Crocus chrysanthus Ard Schenk. Protagonista e pioniere, a suo modo, fu anche Francisco Fernández Ochoa  che con successo nello slalom speciale, consegnò alla Spagna la prima medaglia d’oro alle olimpiadi invernali.

Francisco Fernandez celebra la sua vittoria nello slalom maschile: per la prima volta la Spagna vinse una medaglia d’oro alle Olimpiadi Invernali

L’Italia vinse un oro nello slittino in doppio, un argento nel bob a quattro e Gustavo Thoeni ottenne l’oro nello slalom gigante e l’argento nello slalom speciale. Fu anche l’ultima edizione delle Olimpiadi invernali in cui vennero usati gli sci di legno, successivamente sostituiti da quelli in fibra di vetro e materiali sintetici.

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Fonte: La Stampa

Era il 28 gennaio 1966 e nei cieli della Germania si stava compiendo una delle più angoscianti tragedie nella storia dell’aviazione civile e anche nella storia dello sport. Un Convair della Lufthansa con 46 persone a bordo precipitò durante la fese di atterraggio. Un lampo poi lo schianto, a bordo, fra gli altri passeggeri e gli uomini dell’equipaggio, c’erano sette giovani nuotatori azzurri, quattro uomini e tre donne che in verità erano poco più che ragazzi. Avrebbero dovuto partecipare nella città tedesca di Brema a uno dei più prestigiosi meeting internazionali di allora e confrontarsi, come in quegli anni non succedeva spesso, anche con i rivali americani, australiani, giapponesi. Nessuno riuscì a sopravvivere nell’immane disastro, che si portò via un’intera generazione del nuoto italiano.

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Bruno Bianchi, stile libero e capitano della Nazionale, 16 volte primatista italiano, il più vecchio e già veterano del gruppo anche se appena 22enne. Amedeo Chimisso, 19enne dorsista e primatista dei 200 misti, era figlio di uno scaricatore di porto di Venezia e faceva il fattorino a tempo perso per cercare di sbarcare il lunario. Il romano Sergio De Gregorio, libero e delfino, 5 titoli italiani assoluti e pluriprimatista nazionale, avrebbe compiuto vent’anni a febbraio. Appena 18enne e studentessa liceale bolognese era invece Carmen Longo, ranista e misto, primatista e campionessa italiana. Da Roma arrivava Luciana Massenzi, 20 anni, stile libero e dorso, 4 titoli assoluti, primatista dei 100 dorso. La stessa età di Chiaffredo “Dino” Rora, dorsista torinese. Appena 17 anni aveva infine Daniela Samuele, nata a Genova, la più giovane del gruppo. Con loro c’erano il tecnico federale Paolo Costoli, fiorentino di 55 anni e Nico Sapio, 36 anni, telecronista della Rai.

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Quella tragica trasferta fu accompagnata da una serie incredibile di coincidenze sfavorevoli. Il volo previsto da Linate per la Germania fu cancellato per la fitta nebbia sullo scalo milanese. La comitiva azzurra stava già per ripiegare su un’alternativa via terra (treno e pullman) quando si trovò all’ultimo momento un aereo della Swissair per Zurigo, con successive coincidenze per Francoforte e poi Brema. Gli azzurri però arrivarono a Francoforte in leggero ritardo, appena 12 minuti persi probabilmente in ulteriori controlli dei documenti alla dogana. Furono fatali, perché così persero l’aereo previsto e già prenotato per Brema, che raggiunse poi regolarmente la città tedesca, e dovettero scegliere quello successivo, che invece non arrivò mai a destinazione.

Un disastro terribile e struggente che non ebbe mai una spiegazione. Le condizioni meteo a Brema erano critiche ma non proibitive, si parlò di illuminazione difettosa lungo la pista dell’aeroporto, di scarsa visibilità, di manovra errata, di malore del pilota. E alcuni fra i soccorritori dissero di aver trovato il copilota al suo posto, morto sul colpo, con una tenaglia arrugginita in mano. Nel 2009 è stato eretto un monumento in ricordo dei caduti di Brema allo Stadio del Nuoto del Foro Italico.

Oltre l’intrattenimento e lo spettacolo. Gli Harlem Globetrotters rappresentano quasi un secolo di abbattimento di barriere, impegno per la diffusione del basket e l’integrazione nello sport. Letteralmente “i giramondo di Harlem”, quartiere tradizionalmente afro-americano di Manhattan, New York, sono una squadra esibizionistica di pallacanestro divenuta iconica espressione di stile e divertimento con le inconfondibili divise blu e a stelle e strisce bianche e rosse.

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Abraham Saperstein, abile e intraprendente impresario, oltreché coach, è stato il fondatore nel 1926 dei Savoy Big Five, squadra da cui poi sono nati gli Harlem Globetrotters che hanno disputato il loro primo incontro su strada a Hinckley, nel’Illinois, il 7 gennaio 1927. Da allora, i Globetrotters hanno intrattenuto più di 148 milioni di fan in 123 Paesi in tutto il mondo, introducendo molti neofiti alla scoperta del basket. Il team è stato tra i pionieri nel diffondere la schiacciata e nel 2010, hanno anche introdotto il primo tiro in assoluto da 4 punti, a 30 piedi di distanza dal canestro, quasi 7 piedi oltre l’arco dei tre punti riconosciuto nelle regole internazionali.

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Nel 1940, i Globetrotters vinsero il loro primo World Professional Basketball Tournament sconfiggendo i Chicago Bruins. Nel 1948 e nel 1949, il team di Harlem sbalordì il mondo sconfiggendo per due volte i campioni dell’Nba, i Minneapolis Lakers, dimostrando ben presto che gli afroamericani potevano eccellere a livello professionale. Le vittorie sui Lakers accelerarono, infatti, l’integrazione nel campionato professionistico americano, quando il globetrotter Nathaniel “Sweetwater” Clifton divenne il primo giocatore afroamericano a firmare un contratto Nba unendosi ai New York Knicks nel 1950.

Gli anni Cinquanta segnarono anche l’inizio dei celebri tour mondiali: nel 1951, davanti a 75 mila persone – il più alto numero mai registrato – si esibirono all’Olympiastadion di Berlino, mentre chiusero il loro primo decennio nel 1959 con il loro primo viaggio in Unione Sovietica, a Mosca davanti a un pubblico gremito al Lenin Central Stadium, in cui tra gli spettatori c’era anche il presidente Nikita Khrushchev. Da qui il loro riconoscimento come “Ambassadors of Goodwill” per la loro capacità di fare del bene alle comunità in tutto il mondo. Il leggendario Wilt Chamberlain, che detiene numerosi record statistici dell’Nba, tra cui il maggior numero di punti (100) e rimbalzi (55) in una singola partita, faceva parte di quello storico tour in Unione Sovietica e il 9 marzo 2000 il suo numero 13 fu ritirato dagli Harlem Globetrotters.

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I Globetrotters hanno continuato a godere di un’enorme popolarità negli anni ’70 e ’80 anche grazie a un cartone animato a loro dedicato sul canale CBS che ha ottenuto alcuni dei voti più alti nella storia della televisione. Nel 1985, la medaglia d’oro olimpica Lynette Woodard si unì al team, diventando la prima donna a giocare in una squadra di basket professionistica maschile e contribuendo a creare un percorso verso il Wnba.

Nel 1993, l’ex giocatore Mannie Jackson ha acquistato la squadra diventando il primo afro-americano a possedere una grande organizzazione sportiva internazionale: ha triplicato le entrate in tre anni e quadruplicato la sua espansione in cinque, dando spazio anche alla beneficenza per un totale di 11 milioni di dollari. Nel 2002 la squadra ha consolidato la propria posizione tra le più influenti nel basket, ricevendo il massimo onore: far parte della Naismith Basketball Hall of Fame. Ancora oggi i giocatori detengono 21 record mondiali e i Globetrotters continuano a offrire il loro intrattenimento a milioni di fan in tutto il mondo con oltre 400 eventi dal vivo ogni anno. In tutto, quasi 750 tra uomini e donne hanno vestito la casacca così celebre e rappresentativa.

Mercoledì 11 dicembre, la commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla manovra che equipara le sportive ai loro colleghi uomini. Anche le atlete, dunque, diventano delle professioniste. Tale emendamento va infatti a estendere le tutele previste dalla legge sulle prestazioni di lavoro sportivo e, proprio al fine di promuovere il professionismo nello sport femminile, introduce un esonero contributivo al 100 per cento per tre anni per le società sportive femminili che stipulano con le atlete contratti di lavoro sportivo.

Una novità che rappresenta un passo avanti importantissimo non solo per le calciatrici, ma naturalmente anche per tutte le atlete italiane che praticano altre discipline. Fino ad oggi le donne atlete erano soggette alla legge 91/1981, la quale non concedeva loro lo status di professioniste.

Con l’introduzione di questo agognato riconoscimento in Legge di Bilancio, quindi, le società sportive non avranno nemmeno più quegli alibi che finora gli consentivano di non assumere le atlete: con il nuovo scivolo di tre anni per il pagamento dei contributi opporsi ancora al professionismo diventerebbe “davvero impopolare”, come fa notare il Corriere. Ora sta alle singole Federazioni sportive deliberare in consiglio per le loro tesserate lo status giuridico: si tratta di passaggi tecnici e formali determinanti perché la legge, una volta approvata, trovi la sua concretizzazione pratica.

L’apertura al professionismo femminile riguarda non solo i quattro grandi sport di squadra – calcio, basket, volley e rugby – ma tutte le discipline sportive, e il budget stanziato dall’esecutivo per l’esonero contributivo è di venti milioni per il prossimo triennio (4 per il 2020, 8 per il 2021 e 2022). Tali contributi saranno a carico dello Stato fino a un massimo di 8 mila euro a stagione (pari a un lordo di 30 mila, il tetto massimo degli stipendi in Italia).

Katia Serra, responsabile per il calcio donne dell’Assocalciatori, ha detto:

Un passo storico e rivoluzionario che risolverebbe il problema della sostenibilità nei grandi sport di squadra. Ora tocca alle singole federazioni a deliberare il professionismo. Faccio fatica a immaginare, se l’emendamento dovesse passare, a quale altro alibi i presidenti dei club potrebbero appigliarsi

 

 

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Un ottimo inizio per il percorso in #CoppaItalia, con una prestazione pulita che ci permette di raggiungere i quarti di finale di questa importante competizione👍 E ugualmente oggi è un ottimo principio per temi ancora più rilevanti. È passato durante l’esame della Legge di Bilancio l’emendamento a firma del Senatore @tommaso.nannicini per lo sgravio su contributi assistenziali e previdenziali per le società sportive #femminili per le prossime tre stagioni. Siamo #professioniste oggi dopo questo? No. È l’inizio di una partita che va giocata con nuovi inserimenti e vinta? Sì. È nelle Federazioni che si decide in merito allo status delle atlete e così sarà in #Figc, dove ne discuteremo assieme ai nostri club. Troviamo assieme la via migliore per un obiettivo che oggi è più vicino. Un ringraziamento alle diverse forze politiche che si sono unite per affrontare un tema trasversale come il nostro👏 #LiveAhead #Juventus #AtletePro #Professionismo

Un post condiviso da Sara Gama (@saragama_ita) in data:

Sara Gama, capitana della Nazionale femminile, ha scritto sul suo profilo Instagram:

Siamo professioniste oggi dopo questo? No. È l’inizio di una partita che va giocata con nuovi inserimenti e vinta? Sì. È nelle Federazioni che si decide in merito allo status delle atlete e così sarà in Figc, dove ne discuteremo assieme ai nostri club. Troviamo assieme la via migliore per un obiettivo che oggi è più vicino. Un ringraziamento alle diverse forze politiche che si sono unite per affrontare un tema trasversale come il nostro

 

Per come si sviluppa, il gioco assomiglia molto alle bocce tradizionali anche se, tra tattiche e strategie sempre più complicate, nei circuiti si è iniziato a parlare “scacchi fra i ghiacci”. Il curling, spesso bistrattato, è uno sport introdotto ufficialmente alle Olimpiadi di Nagano, in Giappone, nel 1998.
Ha una diffusione soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, ma esistono nazionali e campionati sparsi un po’ ovunque. In estrema sintesi, il curling è uno sport dove due squadre composte da quattro giocatori, lanciano a turno pietre dette “stone”, facendole scivolare su una lastra di ghiaccio verso un’area di destinazione detta “home”. L’effetto che si può imprimere sulla pietra è detto “curl” (“roteare” in inglese) e la traiettoria può essere ulteriormente ampliata grazie all’azione delle scope.

L’origine del curling

Dettaglio del dipinto di Bruegel “Cacciatori nella neve”

L’origine del curling è incerta, ma si ritiene accettabile affermare che sia nato in Scozia durante il tardo Medioevo: il primo riferimento scritto proviene, infatti, dai registri dell’Abbazia di Paisley, nel Renfrewshire, databile al febbraio del 1541, mentre la parola curling compare per la prima volta in un documento scozzese del 1620.
Anche senza nome “ufficiale”, questa disciplina sembra esser stata praticata anche nei Paesi Bassi: Pieter Bruegel, pittore olandese (ai più noto per il dipinto della “Grande torre di Babele”), in “Cacciatori nella neve”, databile al 1565, raffigura sullo sfondo della spianata ghiacciata diversi sport invernali tra cui il pattinaggio, lo slittino e, appunto, il curling.

Le stone prodotte su una sola isola

Nel passato le stone erano semplicemente sassi di fiume piane che presentavano anche forme irregolari e spigolose. Oggigiorno, invece, la pietra che viene lanciata è fatta di granito, può avere una circonferenza massima di circa 91 centimetri e pesa generalmente fra i 17 e i 20 chili.
Si richiede un’elevata qualità della materia prima in grado di non assorbire l’acqua e quindi di non congelarsi e sono pochissimi i produttori mondiali. La maggior parte delle stone fino ad oggi utilizzate sono fatte di due tipi specifici di granito chiamati “Blue Hone” e “Ailsa Craig Common Green” ed  entrambi si trovano sull’isola disabitata di Ailsa Craig, a sud-ovest della Scozia e nata dalla solidificazione del magma all’interno di un camino vulcanico ormai spento.

L’isola è posseduta dalla famiglia scozzese dei Kay che gestisce anche la vendita delle pietre dal 1851 e, nonostante la chiusura della cava per preservare la fauna locale, ha detto di avere ancora a disposizione 1.500 tonnellate del granito più pregiato, sufficiente per soddisfare gli ordini previsti fino al 2020.
Attualmente il granito per la produzione di pietre da curling viene dal nord del Galles: si chiama “Trefor” ed la cava è gestita in esclusiva da un’azienda canadese che è l’unica produttrice mondiale di stone da curling.

Il curling va al cinema

La World Curling Federation (Wcf) nasce nel 1967 e oggi ha sede a Perth, una città scozzese di 40mila abitanti 70 chilometri a nord di Edimburgo, e comprende 47 federazioni nazionali che partecipano a un campionato mondiale e tra queste c’è anche la Fisg (Federazione Italiana Sport del Ghiaccio).

Scena tratta dal film “Help!” dei Beatles

Due anni prima, nel 1965, i Beatles si ritrovano a recitare nel loro secondo film diretto dal regista Richard Lester, dal titolo “Help!”. In una rivedibile “gag” ambientata nelle Alpi austriache, i Fab Four sfuggono miracolosamente a un attentato ordito da due scienziati pazzi che avevano piazzato una bomba nella stone lanciata da George Harrison.
Quattro anni più tardi, nel 1969, il curling ritorna protagonista al cinema nel film di 007 “Al servizio segreto di sua maestà”: James Bond, infatti, gioca nel rifugio Piz Gloria, in vetta alle Prealpi Bernesi.

Nel 1912, inoltre, i corpi recuperati dal Titanic dopo che è affondato al largo delle coste del Canada, sono stati portati alla Mayflower Curling Club nella regione della Nuova Scozia, allestito momentaneamente come obitorio. L’edificio, infatti, era l’unico nella città abbastanza grande e abbastanza freddo per raggruppare i cadaveri.

È un’Italia trionfante quella che si sta mettendo in mostra agli Olympic Special World Games di Abu Dhabi, con tante medaglie già intascate dal folto gruppo azzurro presente.

Siamo agli sgoccioli e si stanno tenendo le ultime gare di quella che è stata una manifestazione unica e bellissima da vivere. Gli atleti italiani stanno ben figurando in tantissime delle discipline in corso.

Uno degli ultimi successi in ordine cronologico è stato Federico Badessi, nuotatore 24enne che ha conquistato la medaglia d’argento nei 100m stile libero.
Un grandissimo traguardo per il giovane romano che ha trovato nello sport un ulteriore mezzo di integrazione e di relazione con gli altri. Papà Stefano ha raccontato che:

In piscina è entrato da piccolissimo, ma si è appassionato anche di altri sport come lo sci e la vela!

Emozionante è stato anche il terzo posto nella gara degli 800m piani di Devis D’Arpino. Da Latina è partito con la voglia di dimostrare che avrebbe potuto farcela e così è stato.

La pioggia di medaglie non si è fermata e c’è stato il trionfo anche nel tennis: con l’oro nel doppio unificato di Elia Sumba Mangar e Stefano Barausse, sulla terra rossa.

Sempre nel nuoto, oltre a Badessi, hanno vinto la medaglia d’argento Alessandro Angelotti negli 800m e Marina Vettoretto nei 100m stile (la prima medaglia azzurra di questa edizione), mentre Marco Basso ha chiuso terzo la gara degli 800m.

Successo anche nel calcio a 5 con il bronzo azzurro nella finalina vinta contro il Portorico 5-1; sorrisi anche sulla pista da bowling, nel doppio, Fabio Borgognoni e Adriano Ottaviani che hanno vinto l’argento così come il team unificato bocce.

Per quanto riguarda l’Italia a squadre, hanno ottenuto il secondo posto anche la pallavolo unificata e il basket tradizionale. Invece la pallacanestro unificata ha ottenuto un altro bronzo.

Qualche giorno fa è stato il turno anche della ginnastica. Gli atleti Giacomo Bacelle e Veronica Paccagnella hanno chiuso a medaglia.

Infine da brividi sono stati i successi in atletica leggera da parte di Nicolò Armani,argento nei 10mila metri, e Michael Bertozzi bronzo negli 800m. Gare da brividi che sottolineano l’amore per lo sport.

28 gennaio 2018 – Roger Federer vince l’Open di Australia ed entra nella storia come il primo uomo di sempre a centrare 20 vittorie nei tornei del Grande Slam. In finale piegato il croato Marin Cilic 6-2 6-7 6-3 3-6 6-1 dopo una maratona di 5 set in tre di gioco. Sarà l’unico major vinto nel 2018 da Federer, visto che al Roland Garros trionfa Rafa Nadal mentre l’ultima parte di stagione ha visto il dominio assoluto di Novak Djokovic, tornato numero 1 e vincitore a Wimbledon e agli Us Open. L’Italia ha avuto un 2018 positivo di Fabio Fognini, salito al n.13 del mondo, e di Marco Cecchinato sorprendente semifinalista a Parigi.

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21 febbraio 2018 – E’ l’anno delle Olimpiadi invernali a Pyeongchang, in Corea del Sud. L’evento di febbraio ha prodotto un disgelo nei rapporti con la Corea del Nord, che ha inviato una delegazione per partecipare ai Giochi. Per l’Italia il momento più alto è stato il primo storico trionfo di Sofia Goggia nella discesa libera femminile. Sul gradino più alto del podio anche Arianna Fontana, regina dello short track. Il grande Marcel Hirscher finalmente vince le sue due prime medaglie d’oro olimpiche mentre la sorprendente ceca Ester Ledecka è diventata la prima donna nella storia a vincere un oro sia nello sci alpino che nello snowboard.

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4 marzo 2018 – Si spegne a soli 31 anni il capitano della Fiorentina Davide Astori, a causa di un misterioso malore nel sonno mentre era in ritiro con la squadra a Udine prima della partita contro l’Udinese. Per l’occasione la Serie A si ferma e vengono rinviate tutte le partite in programma. Un evento che scuote tutto il calcio italiano, che si stringe intorno alla moglie e alla figlia del calciatore viola. Nel giorno del funerale nel Duomo di Firenze sfilano i più grandi campioni italiani, fra cui una delegazione degli storici rivali della Juventus guidata da Gigi Buffon e Giorgio Chiellini, compagni di Astori in Nazionale.

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17 marzo 2018
 – Vincenzo Nibali vince la Milano-Sanremo, prima grande classica di ciclismo su strada della stagione. Per lo Squalo dello Stretto e’ la terza Classica Monumento dopo i due Giri di Lombardia. Nel corso della stagione, poi, Nibali subisce un grave infortunio al Tour che compromette l’assalto al campionato del Mondo di Innsbruck.

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13 maggio 2018 – La Juventus si laurea campione d’Italia per la 34esima volta (36 sul campo), la settima consecutiva. Un record mai realizzato da nessuno in Italia. I bianconeri di Massimiliano Allegri trionfano al termine di un appassionato testa a testa con il Napoli fino a quasi l’ultima giornata. La svolta con il successo in rimonta dei bianconeri in casa dell’Inter, seguito dal clamoroso ko degli azzurri di Maurizio Sarri a Firenze contro la Fiorentina. E’ l’ultimo scudetto di Gigi Buffon che a fine stagione lascia la Juventus per andare a giocare nel Paris Saint-Germain. I bianconeri completano la loro stagione vincendo anche la Coppa Italia.

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14 maggio 2018 – Roberto Mancini diventa ufficialmente il ct della Nazionale dopo l’allontanamento di Giampiero Ventura per la fallita qualificazione ai Mondiali. Nominato dal commissario straordinario Fabbricini, il ct trovera’ ben presto l’appoggio anche del neo presidente Federale Gravina. Nel corso dell’anno, l’Italia di Mancini disputerà la prima edizione della Nations League fallendo l’accesso alle Final Four ma mettendo in mostra giovani e idee di gioco nuove ed interessanti.

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26 maggio 2018
 – Sulle due ruote, ma senza motore, il 2018 conferma il dominio indiscusso del Team Sky nelle grandi corse a tappe. Il campione inglese Chris Froome vince per la prima volta in carriera il Giro d’Italia. La fuga memorabile sul Colle delle Finestre rappresenta una delle imprese piu’ leggendarie mai realizzate da un ciclista.

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27 maggio 2018 – Il Real Madrid battendo per 3-1 il Liverpool nella finale di Kiev vince la sua terza Champions League consecutiva e la 13.a in totale. E’ stato il canto del cigno di Zinedine Zidane, sostituito in panchina prima da Julen Lopetegui e poi da Santiago Solari. Parla spagnolo anche l’Europa League, con la vittoria il 16 maggio dell’Atletico Madrid in finale contro l’Olympique Marsiglia.

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10 luglio 2018 – Cristiano Ronaldo diventa ufficialmente un giocatore della Juventus: con i 112 milioni versati da Andrea Agnelli al Real Madrid, il fuoriclasse portoghese diventa l’acquisto più costoso nella storia del calcio italiano. Il cinque volte Pallone d’Oro firmerà un quadriennale da 31 milioni netti a stagione. Ronaldo farà il suo esordio in Serie A il 18 agosto nella partita contro il Chievo, mentre il primo gol ‘italiano’ di CR7 arriva il 16 settembre contro il Sassuolo.

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15 luglio 2018 – La Francia vince la sua seconda Coppa del Mondo battendo per 4-2 la sorprendente Croazia nella finale di Mosca. La giovane stella Kylian Mbappe, Paul Pogba e Antoine Griezmann hanno trascinato la squadra allenata da Didier Deschamps ad un successo che mancava dal 1998 quando l’attaccante del PSG non era ancora nato. Per la prima volta dopo oltre 50 anni l’Italia non era presente ad un’edizione dei Mondiali, punto piu’ basso toccato dal nostro calcio.

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22 luglio 2018 – Francesco Molinari trionfa all’Open Championship in Scozia e diventa il primo golfista italiano a vincere un major. Poche settimane dopo, il 30 settembre, trascina l’Europa alla conquista della Ryder Cup a Parigi.

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29 luglio 2018 – Il gallese Geraint Thomas vince il suo primo Tour de France, spezzando il regno di Froome. Parla inglese anche la Vuelta, con la vittoria di Simon Yates. Lo spagnolo Alejandro Valverde, invece, all’eta’ di 37 anni si aggiudica il Campionato del Mondo ad Innsbruck.

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8 settembre 2018 – Nel tennis femminile, il momento più emozionante della stagione è stato certamente la finale degli US Open vinta dalla giapponese Naomi Osaka in finale su Serena Williams. La campionessa americana, a caccia del suo 24° titolo del Grande Slam e’ letteralmente esplosa in una furiosa protesta contro l’arbitro Carlos Ramos, accusato addirittura di essere un ladro.

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21 ottobre 2018 – Nella MotoGP, quinto titolo mondiale per lo spagnolo Marc Marquez su Honda, mentre alla Ducati non e’ bastato un grande finale di stagione di Andrea Dovizioso. Annata senza vittorie, invece, per Valentino Rossi.

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28 ottobre 2018 – Lewis Hamilton domina la stagione 2018 in Formula Uno vincendo 11 Gran Premi e conquistando il suo quinto titolo piloti. Il sogno di Sebastian Vettel e della Ferrari sfuma nella seconda metà della stagione. Il trentatreenne britannico della Mercedes eguaglia il leggendario Juan Manuel Fangio e ora punta deciso al primato assoluto di Michael Schumacher con 7 titoli. Fernando Alonso lascia la Formula 1 per andare a caccia della Triple Crown, dopo aver vinto la 24 ore di Le Mans l’obiettivo dello spagnolo e’ la 500 miglia di Indianapolis.

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25 novembre 2018 – La Croazia vince la 106a e ultima edizione della Coppa Davis, nella formula tradizionale. Dalla prossima stagione la storica competizione tennistica a squadra lascia spazio ad un nuovo format, creato da una società di proprietà del difensore del Barcellona Piqué, che entusiasma poco i giocatori ed è stato accolto da diverse critiche.

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3 dicembre 2018 – Luka Modric vince il Pallone d’Oro 2018. Il centrocampista croato del Real Madrid, premiato anche come Miglior giocatore del Mondiale in Francia, spezza l’egemonia di Cristiano Ronaldo e Leo Messi nel principale riconoscimento individuale a livello calcistico.  Ada Hegerberg vince, invece, la prima edizione femminile dello stesso riconoscimento.

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9 dicembre 2018 – Il River Plate vince la Coppa Libertadores battendo in finale il Boca Jr in uno storico Superclasico fra i due grandi club di Buenos Aires. La partita decisiva si e’ disputata al Santiago Bernabeu di Madrid, dopo la che la gara in programma al Monumental il 24 novembre era stato rinviata a causa del violento assalto al pullman del Boca da parte dei tifosi del River.

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Ben 92 nazioni partecipanti, sei di loro – Ecuador, Eritrea, Kosovo, Malesia, Nigeria e Singapore – al debutto assoluto in un’Olimpiade invernale. E tra questi, atleti che non hanno mai visto la neve o gareggiato sul ghiaccio. Le Olimpiadi, suggello glorioso per ogni sportivo, non sono mai stati eventi meramente sportivi: c’è storia politica, sociale e individuale.
Storia di nazioni e storia di chi, nonostante tutto, vuole ritagliarsi uno spazio per onorare i colori della propria bandiera. Anche partecipando da solo.

I XXIII Giochi olimpici invernali di Pyeongchang 2018 sono anche questo, un po’ esotici e premiano la caparbietà di chi crede in un sogno che sembra dannatamente irrealistico. Allenarsi con soluzioni improvvisate e alternative, chiedere alle federazioni un supporto, finanziarsi con campagne crowdfounding e molto altro. E poi ci sono 17 nazioni rappresentate da un solo atleta al punto che verrebbe quasi da ridere parlare di squadra olimpica. Eppure ci sono con i loro sforzi e la loro storia da raccontare.

Chi non ha bisogno di presentazioni è Pita Taufatofua, detto anche l’uomo di Tonga. Primo atleta dello stato polinesiano a partecipare a un’Olimpiade, quella di Rio 2016, in qualità di atleta di taekwondo. Ma Pita, che non è passato inosservato dopo la sfilata a torso nudo come portabandiera nella cerimonia di apertura di due anni fa, ci prova anche quest’anno – un po’ a sorpresa – nello sci di fondo.

E nella stessa disciplina troviamo due debuttanti: German Madrazo, messicano che impugnato gli sci per la prima volta in vita sua solo l’anno scorso, e Klaus Jungbluth Rodriguez che porta l’Ecuador per la prima volta alle Olimpiadi invernali. Ex sollevatore di pesi, aveva smesso di fare sport a causa di un infortunio, ora nel paese sudamericano lo chiamano “lo sciatore dell’asfalto” perché per allenarsi in strada, per mancanza di neve, usa un paio di skiroll fabbricati in Norvegia.  Ma non è tutto perché per poter essere presente a Pyeongchang, Rodriguez ha dovuto convincere il Comitato Olimpico dell’Ecuador a fondare una federazione degli sport invernali.

Dall’Argentina sono partiti, invece, in sei e tra loro ci sono anche i fratelli Nicol e Sebastiano Gastaldi che, in realtà, sono nati in Italia, a Piove di Sacco, non lontano da Padova: il padre, un istruttore di sci, ha sposato un’italiana. Italiana a tutti gli effetti, ma con cuore sportivo togolese è Alessia Afi Dipol, una dei due atleti che schiera in campo il Togo: nata a Pieve di Cadore, già affiliata per alcuni anni alla Federazione sciistica indiana, poi naturalizzata togolese, è stata portabandiera a Sochi 2014.

Un po’ di sana follia, tanta passione, tantissima grinta e “patriottismo”: Albin Tahiri è il primo atleta kosovaro in una Olimpiade. Ha 18 anni, è anche lui sciatore, sloveno, ma suo padre è originario del Kosovo. Quando il paese si è autoproclamato indipendente dalla Serbia nel 2008, Albin che aveva appena 10 anni era già convinto: nei suoi sogni voleva aiutare a rappresentare il Kosovo nel mondo dello sport.

E poi c’è chi, negli ultimi due anni, ha fatto il rappresentante di aspirapolvere porta a porta. Ovviamente per pagarsi il viaggio in Corea. E’ il trentunenne ghanese Akwasi Frimpong, unico della sua nazione, presente nello skeleton. Immigrato irregolare in Olanda per 13 anni prima di ottenere il passaporto olandese, Akwasi ha mancato la qualificazione ai Giochi estivi del 2012 come velocista, mentre è stato riserva nella squadra oranje di bob a Sochi, nel 2014. Ora gareggia da solo, ma si carica sulle spalle l’intero continente africano: «Voglio dire alle persone che bisogna osare nel sognare: questi giochi sono per me un modo di superare le barriere e mostrare che anche i neri e gli africani possono fare lo sport». Prendere spunto, per esempio, dalla Nigeria che, con le sue tre atlete, è il giusto esempio.

La Thailandia, invece, punta sui fratelli fondisti, Mark e Karen Chanloung, nati e cresciuti in Valle d’Aosta, mentre con poco più di un milione di abitanti, Timor Est è tutta nella mani di Yohan Goutt Goncalves che già nel 2014, a Sochi, ha contribuito a portare il paese ex colonia portoghese e indonesiana al debutto ai Giochi invernali.
Amore per la patria di sua madre, fuggita dalla guerra, un pausa di 18 mesi per contribuire ad alcuni progetti umanitari. Ora Yohan, a 23 anni, è nuovamente pronto: «Quando avevo otto anni feci un sogno, volevo le Olimpiadi e sono onorato di rappresentare Timor Est perché è importante che tutti possano conoscere l’esistenza di questo paese».

La storia di Yohan è la storia di tanti altri atleti. Quelle di Pyeongchang sono storie di singoli uomini, storie che accomunano tutti, vincitori e vinti.

A pochi giorni dalla bufera che l’ha vista coinvolta nella disputa contro Paltrinieri a proposito dell’allenatore dell’anno, eccola di nuovo scendere in campo per dire la sua su uno degli argomenti più scottanti del momento.

Stiamo parlando di Federica Pellegrini, che stavolta si batte per difendere i diritti delle donne contro gli abusi nel mondo dello sport.

La questione “abusi” prende le mosse dalle dichiarazioni di Asia Argento che recentemente ha confessato di aver subito delle molestie nel mondo del lavoro ed essere rimasta in silenzio per paura. Oggi l’attrice si confessa e sono in molte, sia nel mondo dello spettacolo che dello sport, a starle accanto in questa lotta contro le molestie sessuali.

Non è mai troppo tardi per denunciare”! È questo il monito che la campionessa del nuoto insieme ad altre sportive si sentono di dare a tutte le ragazze. Il silenzio non serve a nulla se non a stare male e permettere a queste persone di continuare le loro violenze.

Federica Pellegrini si esprime con queste parole:

Asia Argento ha denunciato dopo tanti anni perché aveva paura di lottare da sola. Ma è stata coraggiosa. Bisogna riuscire a denunciare subito gli uomini violenti, purtroppo non sempre lo si fa. In America sono stati squalificati e condannati allenatori-pedofili. Io non ho mai subito avance di questo genere, penso che questi orchi vadano alla ricerca di ragazze più fragili e deboli

Una fortuna, la sua, che non è invece toccata alla ginnasta McKayla Maroney, vincitrice dell’oro nei Giochi Olimpici londinesi del 2012. La campionessa denuncia a cuore aperto le molestie subite fin dall’età di 13 anni dal medico della Nazionale Usa, Larry Nassar, oggi in carcere.

La sua triste storia di abusi da parte dell’uomo, purtroppo, la accomuna ad altre ginnaste che per anni hanno sopportato queste violenze per non compromettere la propria carriera.

Così la ginnasta si esprime davanti alle telecamere:

La gente deve sapere che queste cose non succedono solo ad Hollywood. Succedono ovunque. Ovunque ci sia una situazione di potere favorevole agli abusi. Io avevo il sogno di andare all’Olimpiade e le cose che ho dovuto sopportare per poterlo raggiungere sono state inutili e disgustose

scoppia lo Scandalo nel mondo dello sport

Tra confessioni amare e denunce tardive in questi giorni saltano fuori anche retroscena inaspettati e scandalosi su alcune icone del mondo dello sport, che sembrano implicate in questa storia di violenze e abusi sulle donne.

Vitaly Scherbo, campione indiscusso nel mondo della ginnastica, vincitore di 6 ori, è entrato nell’occhio del ciclone a causa delle pesanti accuse che gli vengono rivolte dalla ginnasta ucraina Tatiana Gutsu, vittima del giovane all’età di 15 anni.

Dopo anni la giovane sportiva ha deciso di parlare e accusare non solo il suo molestatore ma anche tutte quelle persone che le erano accanto e non hanno fatto niente per aiutarla. Le sue parole sono durissime e non lasciano dubbi circa il suo profondo risentimento che l’ha accompagnata fino ad oggi:

Un mostro che mi ha imprigionata nella paura per tanti anni. So che ora cercherà di difendersi. Ma i miei dettagli sono molto più forti delle sue parole. Ora sono forte. Tatyana Toropova pensavo fosse una mia amica: grazie per non essere stata coraggiosa per me, ora alzati e combatti con me per i diritti delle donne. Eri là, hai sentito tutto e non ti sei mai alzata a proteggermi.

Come il mondo del cinema, anche lo sport è fortemente scosso da queste rivelazioni private che svelano retroscena riguardanti abusi verso le donne. Le dichiarazioni di Pellegrini, Maroney e Gutsu vogliono essere un esempio per aiutare chi non ha il coraggio di parlare e per impedire che altri uomini possano ancora infangare la dignità di donna, facendo del male ad altre giovani ragazze.

L’infortunio di Valentino Rossi che il 31 agosto, nel corso di un allenamento con una moto da enduro, si è procurato la frattura scomposta di tibia e perone, ci riporta in mente una carrellata di incidenti o anche “fuori programma” che vedono come protagonisti sportivi e atleti in contesti fuori dal loro ordinario.
O per diletto impegnati in altri sport o durante momenti di svago o domestici. Alcuni hanno saltato il Mondiale di calcio, altri sono stati costretti a restare ai box per diversi mesi nella propria disciplina. In altri casi hanno avuto conseguenze drammaticamente gravi.

Chi l’ha detto che la poltrona è comoda e sicura?

Ironicamente chi passa ore e ore a oziare, afferma che è anche questo è uno sport. Beh, più o meno, il che implica anche il rischio infortuni. Il difensore inglese Rio Ferdinand si lesionò i legamenti del ginocchio semplicemente stando a casa perché si è alzato troppo velocemente dal divano.
Non andò meglio al suo connazionale ed estremo difensore dei Tre Leoni, David James, che si procurò uno strappo alla schiena allungandosi, dal proprio sofà, per afferrare disperatamente il telecomando.

Disavventure Mondiali

L’edizione 2002 in Corea e Giappone ha visto trionfare il Brasile trascinato soprattutto da Ronaldo. Un top player che avrebbe fatto sicuramente comodo era Emerson, all’apice della sua carriera, convocato ma costretto a ritornare a casa e a vedere i suoi compagni esultare a causa di un infortunio in allenamento. Cosa c’è di strano? Beh il “Puma” si mise in porta per parare i tiri dei compagni, ma un tuffo gli fu fatale, visto che gli costò la lussazione della spalla.
Altro infortunio assurdo, stesso Mondiale: Santiago Cañizares, istrionico portiere ossigenato del Valencia e della Nazionale spagnola, saltò la Coppa del Mondo dopo essersi lesionato un tendine delle dita del piede, tagliandosi con i cocci di un flacone di dopobarba caduto per terra.

E vi ricordate Pietro Anastasi? Saltò Mexico 1970 per uno scherzo davvero pesante e di cattivo giusto fatto all’interno dello spogliatoio: asciugamano dritto al ventre che gli provocò un doloroso rigonfiamento ai testicoli.
E poi c’è Aksel Svindal, sciatore norvegese cinque volte campione del mondo e oro olimpico nel 2010. Il suo è uno dei “classici”: nel 2014, giocava a calcetto con amici dopo un allenamento e, a causo di uno scontro, si è rotto il tendine d’achille. Buona parte della stagione saltata e una convocazione al Mondiale Usa acciuffato in extremis, ma senza essere al top della forma.

Videogiochi che fanno male dal “vivo”

Qui entriamo in un campo pieno zeppo di mitologia e smentite. Il più classico che sa di leggenda metropolitana: Alessandro Nesta nel 2005 ha un polso sinistro che lo tormenta e lo costrinse all’operazione chirurgica. Ipotesi circolata spesso? Abuso di PlayStation con l’ex compagno di stanza Andrea Pirlo.
Ma nessuno può raggiungere per nostalgia Lionel Simmons, giocatore di basket ed ala del Sacramento. Nel 1991, durante il boom del GameBoy della Nintendo, Simmons era talmente dipendente tanto da sviluppare una tendinite a polso e avambraccio.

 

Animali fatali

Partiamo sul soft. Darren Barnard, calciatore gallese ma nato in Germania, si fratturò un piede dopo esser scivolato in casa sulla pipì del cane.
Ancora cane, ma qui è poco “fido”: il portiere Chic Brodie, icona del Brentford, nel 1970 fu attaccato da un cane feroce mentre era sul campo di gioco. Rottura dei legamenti e ritiro dal calcio.
Ancora un’aggressione: Svein Grøndalen, stopper svedese fastidioso tra gli anni ’70 e ’80, era un grande appassionato di jogging. Un giorno, durante, un’uscita fu attaccato da un alce.

 

Ferrari…da schianto

Il fantasioso Ever Banega si infortunò mentre stava facendo il pieno alla sua Ferrari dal benzinaio perché non aveva tirato il freno a mano. Stesso bolide, forse ancor più da ridere. Alan Wright, centrocampista, si stirò la gamba per aver pigiato sull’acceleratore della fiammante rossa.

E poi c’è Darren Bent, calciatore rimasto fuori dai campi per otto settimane perché si era lacerato il tendine tagliando la cipolla oppure il grande poritere Alex Stepney che si slogò la mascella richiamando con grinta i compagni di squadra.