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Pietro Mennea è stato il più forte corridore italiano nella storia dell’atletica leggera. Nato a Barletta nel 1952, soprannominato “la Freccia del Sud”, vinse la medaglia d’oro nei 200 metri piani e due bronzi alle Olimpiadi estive di Mosca del 1980. In quegli anni fu probabilmente l’atleta italiano più famoso e di maggior influenza, anche grazie allo storico record del mondo sui 200 metri piani stabilito nel 1979 alle Universiadi di Città del Messico, che poi durò quasi diciassette anni.

La gara si tenne il 12 settembre di quarant’anni fa, nel corso della decima edizione delle Universiadi. Partito dalla quarta corsia ai 2.248 metri di altitudine dello stadio Azteca – lo stesso dove nove anni prima si era disputata la “partita del secolo” tra Italia e Germania – Mennea corse i 200 metri piani in 19.72 secondi spinto da un vento favorevole. Vinse la finale con grande distacco dal secondo classificato e migliorò il precedente record del mondo, stabilito dallo statunitense Tommie Smith undici anni prima, peraltro sulla stessa pista. Al termine della gara Mennea venne raggiunto dai giornalisti, ai quali disse col fiatone: «Un ragazzo del Sud Italia senza piste oggi è riuscito a fare il record del mondo, anche se mi dispiace averlo tolto al favoloso Tommie Smith».

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Il record di Mennea venne superato soltanto diciassette anni dopo da un altro grande atleta statunitense, Michael Johnson, che lo abbassò a 19.66 durante i trials americani per le qualificazioni alle Olimpiadi di Atlanta. Il suo 19.72 rimane comunque il miglior tempo di sempre fatto registrare da un europeo, mentre un altro suo record, quello italiano sui 100 metri stabilito sempre alle Universiadi di Città del Messico, è resistito fino all’anno scorso, quando è stato migliorato da Filippo Tortu.

In carriera Mennea vinse anche un oro e un argento ai Mondiali e sei medaglie agli Europei. Da atleta è ricordato tuttora da colleghi e giornalisti dell’epoca per la sua dedizione al lavoro e per la rigidità che si imponeva negli allenamenti, la stessa che poi mantenne dopo il ritiro dalle corse in tutte le cose che fece. Si laureò quattro volte: in Scienze Politiche, Giurisprudenza, Scienze Motorie e Lettere. Fece l’avvocato, il docente universitario, il commercialista e il parlamentare europeo. Con la moglie fondò una ONLUS benefica per la ricerca e lo sport. E’ morto il 21 marzo 2013 per un tumore.