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Forse non tutto è andato perduto per Colin Kaepernick, giocatore di football americano escluso dalla National Football League da tre anni dopo aver iniziato a protestare inginocchiandosi durante l’inno nazionale contro le discriminazioni e le violenze nei confronti degli afroamericani. L’ex quarterback dei San Francisco 49ers, infatti, è stato invitato dalla lega a una sessione privata di allenamento in programma sabato ad Atlanta dove ci saranno gli osservatori di tutte le 32 squadre del campionato.

 

L’iniziativa potrebbe favorire il ritorno alle attività dell’atleta che il 3 novembre ha compiuto 32 anni anche se le probabilità di rivederlo sono tuttora basse. L’esecuzione dell’inno statunitense è un momento solenne per il football americano: viene ripetuto prima di ogni incontro e vissuto con grande partecipazione sia dal pubblico che dalle squadre. Il 14 agosto del 2016 Kaepernick restò in panchina a bordo campo durante l’inno prima di una partita della preseason estiva.

Si iniziò a parlare di lui circa una settimana dopo, quando venne notato seduto in panchina in una delle ultime partite estive. Qualche ora dopo, nelle interviste in spogliatoio, parlò per la prima volta alla stampa, alla quale disse:

Non starò in piedi per dimostrare il mio orgoglio per la bandiera di un paese che opprime i neri e le minoranze etniche. Per me è più importante del football, e sarebbe egoista guardare dall’altra parte. Ci sono cadaveri per le strade, e persone che la fanno franca

Con l’intervista negli spogliatoi si aprì ufficialmente uno dei casi più discussi nella storia dello sport nordamericano. La protesta di Kaepernick – che iniziò a inginocchiarsi regolarmente nelle partite di campionato – venne subito sostenuta da tanti professionisti afroamericani, ma osteggiata dalle basi popolari del tifo e dalle proprietà delle squadre. Jeremy Lane dei Seattle Seahawks fu il primo avversario di Kaepernick a restare seduto durante l’inno nel primo fine settimana di campionato. Dopo di lui furono Megan Rapinoe, centravanti della nazionale femminile di calcio, e Marshawn Lynch, vincitore del Super Bowl con i Seahawks, a dichiarare il loro sostegno all’iniziativa.

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