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Alberto Bucci esce dal parquet. Non l’hanno fermato né una zone press asfissiante, né un quinto fallo discutibile. Solo una malattia che lo tormentava da anni ha portato via uno dei tecnici più vincenti e carismatici dello sport italiano. Lo piange la sua Virtus Bologna, lo piangono tutti gli appassionati che l’hanno apprezzato in panchina e come opinionista televisivo. Se n’è andato a 70 anni dopo aver visto solo qualche giorno fa la sua Virtus fino alla fine, nella semifinale di Coppa Italia contro Cremona.

Era iniziato tutto…con la Fortitudo

Bucci aveva esordito da coach a soli 25 anni con la sua “Bologna sbagliata”, ovvero non con la Virtus ma con la Fortitudo nel 1974. Poi Rimini e Fabriano fino all’incontro fatale con le V nere nel 1983. Subito uno scudetto, replicato per due volte nella sua seconda esperienza bolognese negli anni ’90. Nel suo palmares anche 4 Coppe Italia, una Supercoppa italiana, tre promozioni nella massima serie (Fabriano, Rimini e Verona) e anche un Mondiale con la Nazionale over 45 nel 2009.

Era una persona di una cultura sottile e importante. Aveva grande carisma, personalità, era molto sensibile. Sapeva capire gli errori dei giocatori. A me perdonò alcune dichiarazioni scomode, quando comprese che non erano rivolte a lui. Un grande allenatore, su questo non si discute, ma mi ha insegnato soprattutto l’umanità.

Carlton Myers affida al Resto del Carlino il ricordo di Alberto Bucci. Hanno vissuto insieme un anno a Pesaro, ma sono stati grandi rivali nei derby tra Virtus e Fortitudo. C’era anche il coach bolognese nella celebre foto del 1983 con Lucio Dalla e Augusto Binelli. Lo stesso ex centro della Virtus commentava qualche tempo fa al quotidiano bolognese la genesi di quello scatto:

C’erano Alberto Bucci, il coach, e l’avvocato Porelli che, seduto in panchina, sovrintendeva tutto. Lucio aveva un grande controllo di palla, un ottimo tiro. Si vedeva che conosceva bene i fondamentali della pallacanestro