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Quello che gli uomini non riescono a capire con la loro ottusità, diventa tutto più semplice e naturale grazie allo sport. Basta mettere una canotta, una maglietta, un paio di pantaloncini e delle scarpe da ginnastica per rendere tutto più chiaro, immediato, lineare. La mezza maratona di Trieste aveva suscitato un vespaio di polemiche per la scelta, poi definita solo “provocatoria”, degli organizzatori di non invitare gli atleti africani per combattere “il mercimonio” dei loro ingaggi da parte di procuratori senza scrupoli. Punire le vittime per debellare il problema. Curiosa come soluzione, no?

Vince un ruandese

E così, dopo la marcia indietro dei promotori della maratona, c’è stata la marcia avanti degli atleti africani. E che marcia, visto che a trionfare, ça va sans dire, è stato proprio un atleta del continente nero. Dal Ruanda ha tagliato per primo il traguardo dei 21 km Noel Hitimana, che ha concluso la sua gara in 1h 3m 28s. A seguire l’italiano Najibe Salami e il keniota Joel Melly. Nella specialità femminile braccia alzate per Vohla Mazuronak, dal Kazakhistan con 1h 13m 56s. Poi Cavaline Nahimana dal Burundi e l’italiana Laika Soufyane.

Di giornata indimenticabile ha parlato Fabio Carini, patron della manifestazione che aveva scatenato una bufera mediatica con la proposta di non invitare gli atleti africani. Il freddo e il vento forte (la classica bora triestina) non hanno scoraggiato i duemila partecipanti alla Trieste Half Marathon. Sportivi che sanno che non c’è espressione più libera e solidale di una corsa per strada, in barba a qualsiasi forme di esclusione e discriminazione etnica.