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Molto più di un oro ai Giochi del Mediterraneo, la rassegna sportiva riservata ai Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum dove l’Italia, a Tarragona in Spagna, ha ribadito la propria supremazia in questa specifica area geografica e ha vinto il medagliere. Un primo posto assoluto mai in discussione: per la quarta volta consecutiva, la tredicesima totale su diciotto edizioni, gli azzurri hanno primeggiato nella speciale classifica.Il computo finale è lampante: 156 medaglie di cui 56 ori, 55 argenti, 45 bronzi e un vantaggio sulla Spagna padrona di casa di ben 18 titoli e 35 allori totali.

Ma non ci sono solo numeri, ci sono volti, foto e medaglie che vanno oltre al loro peso tangibile. La foto di Libiana Grenot, Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso e Raphaela Lukudo che esultano sorridenti dopo aver trionfato nella staffetta 4×400 è diventata in poche ore il simbolo dell’Italia multiculturale. Migliaia di condivisioni sui social,  proprio nelle ore in cui era in corso a Pontida il tradizionale raduno della Lega.

Le quattro atlete azzurre hanno sfrecciato sull’asfalto dello stadio di atletica andando a rimpinguare un medagliere, quello italiano, già piuttosto ricco. Nello stesso giorno anche la squadra maschile, composta da Davide Re, Giuseppe Leonardi, Michele Tricca e Matteo Galvan ha conquistato il gradino più alto del podio. Una doppietta stellare ma, come detto, il successo della squadra femminile aveva implicazioni che andavano al di là dello sport, e che sono emerse grazie a quello scatto iconico diventato virale. Ecco le storie delle quattro atlete italiane che hanno conquistato la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo.

Maria Benedicta Chigbolu

Nata a Roma il 27 luglio 1989, Maria Benedicta Chigbolu, 29 anni, come si legge sul sito della Fidal (la Federazione italiana di atletica leggera) è la seconda di sei figli (tre fratelli e tre sorelle) di una insegnante di religione, Paola, e di un consulente internazionale nigeriano, Augustine. Il nonno Julius è stato una celebrità in Nigeria: ha partecipato ai Giochi olimpici di Melbourne 1956 arrivando in finale nel salto in alto e poi è anche diventato presidente della Federatletica nigeriana.

Il primo approccio con l’atletica a sedici anni quando un professore dell’Istituto magistrale socio psicopedagogico Vittorio Gassman di Roma, notate le sue notevoli qualità fisiche, l’ha indirizzata al campo romano della Farnesina. Qui ha cominciato a praticare l’atletica seguita da Fulvio Villa. Reclutata nell’Esercito, è allenata a Rieti da Maria Chiara Milardi e legata sentimentalmente al quattrocentista azzurro Matteo Galvan.

Ha vinto il bronzo europeo della 4×400 nel 2016, poi ha realizzato il primato italiano con la staffetta azzurra ai Giochi di Rio. Laureata in scienze dell’educazione e della formazione, in passato si è dilettata anche come fotomodella.

 

Ayomide Folorunso

Nata ad Abeokuta (Nigeria) il 17 ottobre 1996, Ayomide Folorunso, 22 anni, viene da una famiglia originaria del Sud-Ovest della Nigeria, ma “Ayo” dal 2004 si è stabilita con i genitori – la mamma Mariam e il papà Emmanuel, geologo minerario – a Fidenza: qui è stata notata nelle competizioni scolastiche dal tecnico Chittolini e affidata a Maurizio Pratizzoli.

Non è riuscita a vestire l’azzurro nei Mondiali under 18 del 2013 pur avendo ottenuto il minimo in ben cinque specialità, perché ha ricevuto il passaporto pochi giorni dopo la rassegna iridata. A giugno del 2015 è stata arruolata in Fiamme Oro, proveniente dal Cus Parma. Nel 2016, agli Assoluti di Rieti, ha stabilito il primato italiano under 23 dei 400 ostacoli in 55.54 migliorando il personale di oltre un secondo, ritoccato a 55.50 con il quarto posto in finale agli Europei di Amsterdam.

Semifinalista ai Giochi di Rio, dove ha realizzato il primato italiano con la staffetta 4×400 azzurra, nel 2017 ha conquistato il titolo europeo under 23 e anche l’oro alle Universiadi. Studentessa di medicina e aspirante pediatra, dimostra una personalità matura anche negli interessi culturali: appassionata di letture fantasy, non manca di approfondire quotidianamente anche le Sacre Scritture nella comunità pentecostale alla quale appartiene.

Raphaela Lukudo

Nat ad Aversa (Caserta) il 29 luglio 1994, Raphaela Lukudo, 24 anni, viene da una famiglia originaria del Sudan, ma si era stabilita da tempo in Italia: prima nel Casertano e successivamente, quando “Raffaella” aveva appena due anni, a Modena.

Ha scoperto l’atletica nel 2006, con il Mollificio Modenese, per diventare quindi una promessa del giro di pista sotto la guida tecnica di Mario Romano. Nel 2011, dopo aver dimostrato il suo valore ancora allieva ai Mondiali di categoria (semifinalista sul piano nonostante un infortunio alla vigilia della gara), si è trasferita per un paio di anni con la famiglia nei pressi di Londra, rientrando poi in Italia.

Dal giugno 2015 si allena con Marta Oliva alla Cecchignola, nel centro sportivo dell’Esercito. Nella stagione indoor 2018 ha conquistato il suo primo titolo assoluto sui 400 metri per scendere a 53.08, ottava italiana alltime. Studia scienze motorie ma ha frequentato l’istituto d’arte, conservando la passione per disegno e foto.

Libania Grenot

Nata a Santiago de Cuba (Cuba) il 12 luglio 1983, Libania Grenot a Cuba era considerata un talento. Il papà Francisco è sindacalista, la mamma Olga giornalista. L’ultima apparizione con la maglia rossoblù e la stella è stata quella dei Mondiali di Helsinki 2005. Poi l’avventura italiana propiziata dal matrimonio, nel settembre 2006. Un anno di inattività praticamente completa, quindi la ripresa con il tecnico Riccardo Pisani a Tivoli. La cittadinanza è arrivata ad aprile 2008 aprendole la strada per il primo miglioramento del record italiano dei 400, da lei portato nel 2009 a 50.30.

Dalla fine del 2011 si allena in Florida seguita dal tecnico statunitense Loren Seagrave. Nel 2014 la consacrazione internazionale con la vittoria agli Europei di Zurigo, mentre il 27 maggio 2016 è diventata primatista italiana dei 200 metri (22.56) a Tampa, negli Stati Uniti. Ha confermato il titolo continentale nel 2016 ad Amsterdam, dove ha conquistato anche il bronzo con la 4×400 azzurra, poi la sua prima finale olimpica individuale a Rio, seguita dal record italiano in staffetta.