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La città natale, Coimbra, gli ha nientemeno che intitolato lo stadio del paese. Estádio Municipal Sérgio Conceição. Non male per uno che correva sulla fascia destra e non disdegnava il lusso dei gol pesanti. Come quello a tempo scaduto che, al debutto con la maglia della Lazio, regalò la Supercoppa italiana alla squadra di Mancini a casa della Juve (1998). Conceicao torna in Italia sulla panchina del Porto nell’andata degli ottavi di finale di Champions contro la Roma. Di stadio in stadio, l’Olimpico non sarà mai un impianto qualsiasi per uno che, in biancoceleste, ha vinto tanto. Oltre alla Supercoppa già citata, lo scudetto del 2000, una Supercoppa europea, l’ultima Coppa delle Coppe disputatasi e due Coppe Italia.

Mi tornano in mente i titoli che ho conquistato con i biancocelesti, ma non provo un sentimento particolare nell’affrontare la Roma. Sento più la responsabilità di rappresentare il Porto, è un grande orgoglio per me

Classe 1974, girovago da calciatore con varie esperienze in Italia (Parma e Inter dopo la Lazio), Sergio Conceicao si è ritirato nel 2009 a Salonicco in Grecia con il Paok. Ha vestito per 56 volte la maglia della Seleção Portuguesa, con la storica tripletta a Euro 2000 che condannò all’eliminazione la Germania campione uscente. Faceva parte della generazione pre CR7, che non ottenne quello che il talento meritava. Figo, Rui Costa, Vitor Baia, Fernando Couto, Paulo Sousa, Nuno Gomes. Simbolo del calcio anni ’90 e inizio 2000, furono grandi protagonisti con i loro club, ma non riuscirono a confermarsi in Nazionale.

Totti ha dichiarato che è un sorteggio fortunato? Forse l’ha detto perché ho vinto sei titoli di fila e non prova particolare simpatia nei miei confronti

Roma Porto è il remake del preliminare di Champions che nel 2016 retrocesse i giallorossi in Europa League. Dopo la memorabile cavalcata della scorsa stagione fino in semifinale, la squadra di Di Francesco cerca in Europa il riscatto di un’annata finora troppo altalenante. Il sorteggio di Nyon le offre una buona chance di accedere al turno successivo. Ma i portoghesi non sono squadra da sottovalutare. Hanno tradizione ed esperienza internazionale con Casillas e Pepe che ripropongono la difesa del Real che fu. Campioni in carica in patria, nella Primeira Liga si giocano il titolo con Benfica e Sporting Braga.

 

I campi della Serie A gli avrebbe potuto assaporarli già nel 2011, quando la Juventus lo aveva cercato e portato a Torino salvo poi firmare per il Chelsea e volare in Inghilterra.

Questa sera allo stadio Bentegodi di Verona contro la Roma, Lucas Piazon dovrebbe debuttare in Serie A con la maglia del Chievo.

 

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Preso in prestito dai Blues nella finestra di mercato invernale, il brasiliano classe ’94 farà il suo esordio nel campionato italiano 8 anni dopo esserci andato vicino se fosse arrivato a Torino.

Destini e situazioni completamente diversi rispetto a qualche anno fa. Quella Juventus era in fase di crescita dopo gli anni bui ma che stava per vivere una della annate più belle con Antonio Conte allenatore; i clivensi, invece, ora sono ultimi in classifica e hanno bisogno di punti per allontanare la sempre più presente ombra della Serie B.

Tuttavia Piazon ha deciso di accettare l’offerta dei veneti per mettersi in gioco in un campionato difficile com’è quello italiano e magari sarà un modo per dimostrare le sue qualità per quello che in molti definivano come il “nuovo Kakà”.

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Lucas Piazon al suo arrivo a Torino. Il quotidiano Tuttosport esaltava le sue doti

Proprio come l’ex Pallone d’oro rossonero, Piazon è arrivato in Europa dal San Paolo nel gennaio 2012, per volare a Londra. Gli inglesi lo acquistano l’allora 17enne per 7,5 milioni di euro offrendogli un contratto di un milione di euro.
Uno dei motivi primari per il suo mancato approdo a Torino è stato proprio l’ingaggio.

Sono onorato di non aver preso Piazon a queste con­dizioni. Non sarebbe stato etico riconoscere a un minorenne uno stipendio così alto!

avrebbe detto qualche anno dopo l’ex ad bianconero, Beppe Marotta.

L’esperienza con i Blues, tuttora, non è stata delle migliori.
Dopo le buone apparizioni con la squadra giovanile con la quale vince la FA Youth Cup e il premio di “Miglior Giovane del Chelsea”, debutta con la prima squadra, ma collezionerà solo tre presenze. Il brasiliano, infatti, nel corso delle stagioni gira un po’ nei vari campionati europei: Malaga (Spagna), Reading e Fulham (Inghilterra), Vitesse (Olanda) e Eintracht Francoforte (Germania).

Tra le sue stagioni migliori, sicuramente le due appena trascorse tra le fila dei Cottagers in Championship e quella in Eredivise con il Vitesse nel 2013/14.

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Piazon con la maglia del Fulham

In Olanda, club satellite dei Blues, ha ottenuto 31 presenze con 11 gol e 8 passaggi vincenti. Con i bianconeri londinesi, invece, ha giocato 58 partite arricchite con 12 reti e 9 assist che hanno aiutato la squadra a raggiungere i playoff e la successiva promozione in Premier League.

Ritornato al Chelsea, sperava che Sarri gli concedesse qualche chance.  Alla corte dell’ex allenatore del Napoli, però, è riuscito solamente a ottenere una convocazione in panchina contro il Tottenham, in Coppa di Lega. Da questa situazione è nata l’idea di provare l’esperienza italiana con il Chievo, che l’ha ottenuto in prestito con diritto di riscatto.

La scelta di venire in Italia deriva dal mio desiderio di tornare ad essere protagonista in campo e combattere per qualcosa.

L’ambiente clivense potrebbe certo giovargli e potrebbe essere il luogo giusto in cui dimostrare il valore di cui tutti si sono stupiti nel 2011, quando riuscì a guidare il Brasile U17 al trionfo nel Campionato Sudamericano di categoria.

Dura la vita dell’allenatore, specie se siedi sulla panchina dell’Inter. Un ambiente mai facile da gestire, un pubblico sempre esigente che riesce a darti una grande carica ma ti fischia se le cose non vanno come dovrebbero.

È quello che sta succedendo alla squadra nerazzurra e al mister Luciano Spalletti. L’Inter, complice il solo punticino nelle prime tre giornate del girone di ritorno e l’uscita dalla Coppa Italia, è nuovamente sotto i riflettori con critiche nel gioco e nei risultati.

A esser criticato è senza dubbio il tecnico di Certaldo che, nonostante siano state smentite qualsiasi voce d’esonero, sicuramente non sta vivendo un bel momento della sua carriera. Spalletti, infatti, pare abbia perso un po’ il controllo dello spogliatoio. In questo 2019 la squadra è ancora in letargo. Zero gol segnati in campionato e solo uno messo a segno in Coppa Italia al 120esimo minuto e su rigore. Icardi, inoltre, in Serie A è a secco dal 29 ottobre.

Ma è tutta colpa di Spalletti? I numeri cosa ci dimostrano?

Classifica alla mano, l’Inter è ancora terza a + 4 sul Milan. Statisticamente parlando, il mister nerazzurro dovrebbe essere saldo sulla panchina, almeno fino a fine stagione.

Dal sitodi  transfermarkt si può evincere che sinora il tecnico ha disputato 70 partite: vincendone 36, pareggiandone 18 e perdendone 16, per una media punti di 1,80. Un dato che si piazza al quarto posto dopo le due esperienze alla Roma e allo Zenit San Pietroburgo.

La media punti dell’allenatore Spalletti

Sicuramente il paragone con l’ultima panchina giallorossa è nettamente inferiore perché, nonostante i bisticci con Totti, il tecnico con la Roma ha disputato 75 match: con 50 vittorie e una media punti da 2,15. Un dato più che positivo e che, in altre stagioni, sarebbe valso lo scudetto, se non ci fosse stata la Juventus dei record.

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La seconda avventura sulla panchina della Roma

Quella Roma, rispetto alla sua Inter, subiva leggermente più gol (1,11 in media contro 0,93), ma ne segnava decisamente oltre (2,28 contro 1,69 dei nerazzurri).

Per un allenatore i numeri e i risultati sono fondamentali per il proseguo di un lavoro. Per Spalletti il posto in Champions e andare avanti in Europa League sono tappe necessarie.

I dati ribadiscono un Spalletti che, nelle ultime esperienze, ha perso la panchina solamente in Russia. Nel marzo 2014, nonostante fosse secondo in classifica con una media di quasi 2 punti a partita, la società lo ha esonerato.

In passato, durante le sue prime apparizioni da allenatore, ha avuto annate negative con Sampdoria e Venezia.

I numeri ci sono e, per ora, la società nerazzurra non manderà via Spalletti. Intanto contro il Parma sarà un amtch delicatissimo.

Se il campionato di Serie A sembra un capitolo chiuso già da diverse settimane, alle altre big non resta che provare a spodestare la Juventus almeno dalla Coppa Italia.

In una tre giorni fitta di appuntamenti, bianconeri e company sono impegnati per i quarti di finale della coppa nazionale.
Negli ultimi anni la Juventus ha trovato terreno fertile anche in questo torneo, in cui ha trionfato nelle ultime quattro edizioni in maniera molto agevole.
Il prestigio della Coppa Italia è cresciuto molto, in realtà non si è mai capito il perché tanti club negli anni passati l’avessero snobbata per dare importanza ad altro. La Juventus ha fatto la voce grossa e ora vanta ben 13 successi.

Poiché per le altre società vincere lo scudetto è davvero diventato un miraggio, virare su un altro obiettivo concreto qual è la Coppa Italia può essere un’idea. Giocarsela nelle partite secche può essere un po’ più equilibrato, anche se di fronte ci fosse proprio la Juve.

Si parte con la sfida Milan – Napoli. A distanza di 72 ore le due squadre si riaffrontano. L’esito sicuramente sarà diverso, dato che si tratta di partita secca. I pronostici pendono più per il Napoli che ha qualità maggiore per passare il turno.
Tra i rossoneri debutterà dal primo minuto Piatek. A differenza di sabato, dovrebbe partire titolare Abate al posto di Calabria e Castillejo al posto di uno tra Suso o Calhanoglu.
Tra i partenopei quasi sicuramente ci saranno Allan e Hamsik che hanno saltato la partita di campionato, il primo per i rumors di mercato il secondo di rientro dall’infortunio. In porta torna Meret.

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L’esultanza di Florenzi per il gol del pareggio al Franchi

Domani tocca a Fiorentina – Roma e Atalanta – Juventus.
I giallorossi, dopo l’ennesimo passo falso in campionato, hanno bisogno di fiducia e quale miglior soluzione se non una vittoria e passaggio del turno? Si prospetta una gara ricca di gol poiché sono squadre che creano molte azioni da gol e hanno grossi limiti difensivi. I due allenatori vogliono la semifinale e pertanto se la giocheranno appieno.

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In campionato a Bergamo, l’Atalanta ha fermato la Juve sul 2-2

La Juve è ospite a Bergamo. Allegri conta una rosa validissima anche se ci sono molti calciatori indisponibili per infortunio. In difesa ci saranno Rugani e Chiellini con Alex Sandro e l’ex nerazzurro Spinazzola, in attacco spazio a Bernardeschi con Dybala e Ronaldo.
Per la Dea squadra quasi al completo con qualche innesto per far rifiatare gli altri. A differenza degli undici che hanno giocato contro la Roma, Gasperini inserirà in difesa Masiello e a centrocampo Pessina e Gosens.
In campionato i bergamaschi sono stati bravi a fermare il cammino quasi perfetto della Juventus. Riuscirà a ripetersi anche in coppa? La vittoria dei bianconeri è più alta del solito.

L’ultimo scontro è tra Inter – Lazio. Non in una bella situazione entrambe, i biancocelesti però, arrivano da una grandissima prova contro la Juve, mentre i nerazzurri da una pessima trasferta a Torino contro i granata. Un banco di prova per entrambe, chissà chi avrà la meglio.  

Buon cognome non mente, anche se il sangue non c’entra. La storia dei “Mancini” nel calcio italiano è costellata da blasone e grandi successi, pur non avendo alcun legame di parentela. Il più noto, Roberto, ex campione di Sampdoria e Lazio, è oggi il commissario tecnico della Nazionale. Poi c’era Amantino, centrocampista brasiliano di Roma e Inter all’inizio degli anni Duemila. Franco, il portiere del Foggia di Zeman (e poi a Bari e nella Lazio), scomparso prematuramente nel 2012. Oggi il nuovo Mancini del calcio italiano è Gianluca, difensore di quell’Atalanta di Gasperini che ogni anno si rinnova, ma assicura sempre un alto livello di risultati e bel gioco.

Classe 1996 da Pontedera, il calciatore nerazzurro si sta lentamente affermando come uno degli elementi più eclettici della squadra bergamasca. Non è partito col il posto da titolare fisso, lasciato inizialmente ai vari Masiello, Toloi e Palomino. Lentamente, però, il talento cresciuto nelle giovanili della Fiorentina ha scalato le gerarchie nella Dea. Senso della posizione, ottima capacità nell’anticipo, buona dimestichezza nell’impostazione del gioco. E un innato senso del gol che non guasta, grazie ai suoi 190 cm che gli permettono un ottimo stacco di testa.


Con la rete segnata al Frosinone, Mancini ha già colpito la porta avversaria cinque volte in questa stagione. Rigori esclusi, è il miglior difensore goleador nei cinque campionati europei. Non solo, è il più giovane ad aver segnato almeno quattro reti nei maggiori tornei continentali. Considerando solo la serie A, l’atalantino è il difensore ad aver realizzato più gol in stagione assieme al romanista Kolarov. Quest’ultimo ha però tirato, e trasformato, due rigori.

I numeri e le prestazioni di Mancini hanno, inevitabilmente, attirato le attenzioni dei grandi club. La Roma, in particolare, ha messo nel mirino il difensore di Gasperini per un ricambio generazionale anche in difesa. L’entourage del giocatore ha però assicurato che il giocatore resterà a Bergamo almeno fino a giugno. Il gioiellino goleador ha davanti a sé una seconda parte di stagione molto ambiziosa. L’Europa da conquistare col club, una Nazionale Under 21 da prendere per mano strizzando l’occhio a quella maggiore (in cui può già vantare una convocazione). A Coverciano c’è un altro Mancini che lo aspetta. Un cognome, una garanzia.

Con Roma-Virtus Entella, in programma lunedì 14 gennaio alle 21 allo Stadio Olimpico di Roma, si chiudono gli ottavi di finale di Coppa Italia. La vincente andrà a giocare i quarti di finale contro la Fiorentina, che domenica ha eliminato il Torino per 2-0 con doppietta di Chiesa nel finale. Per la Roma è l’esordio stagionale in coppa mentre la Virtus Entella, la squadra di Chiavari che gioca in Serie C, è arrivata fin qui dopo aver eliminato nei turni precedenti Siena, Salernitana e il Genoa nel derby ligure.

E’ senza dubbio la partita dell’anno per l’Entella che si ritroverà sotto le luci del maestoso Stadio Olimpico e per tutto il periodo d’avvicinamento, la società ha deciso di sfruttare con grande spirito d’ironia i social con una serie di curiosità che hanno creato tanta simpatia attorno al club e a una sfida che, sulla carta, sembrerebbe proibitiva.

Una serie di sfide a distanza, paragoni “imparagonabili”, un countdown tutto speciale soprattutto su Twitter con delle grafiche e dei numeri che hanno provato a ridurre la distanza storica tra Roma e Chiavari. Così si va dal numero abitanti di Roma e Chiavari (2.873 milioni contro 27.429) all’incredibile differenza tra i gol segnati dalla bandiera Francesco Totti nella Roma e quelli di tutto l’Entella in Serie B (308 contro i 183), passando per il paragone azzardato tra le diverse capienze degli impianti sportivi (72.698 posti dell’Olimpico contro i 5.535 posti dello Stadio Comunale di Chiavari, 13 volte più piccolo) fino alle presenze in Serie A degli attuali giocatori delle due squadre (mismatch eloquente tra 2481 e 89).

Poi, l’ultimo esilarante tweet, postato domenica, su due momenti celebri e folkloristici con una punta di differenza: «A ciascuno i suoi tifosi. Per festeggiare lo scudetto della Roma si spogliò la mitica Ferilli, e chi se la dimentica. L’Entella, invece, in occasione della promozione in serie B, ebbe in regalo un DJ set bollente del suo più affezionato meccanico, un mito anche lui!»

Complimenti ai media manager della Virtus Entella. Loro, almeno sui social, hanno già vinto.

Probabili formazioni di Roma-Virtus Entella

Roma (4-2-3-1) Olsen; Santon, Fazio, Jesus, Kolarov; Cristante, Pellegrini; Under, Pastore, Perotti; Dzeko

Virtus Entella (4-3-1-2) Paroni; Belli, Pellizzer, Baroni, Crialese; Eramo, Paolucci, Nizzetto; Adorjan; Mota, Mancosu

Qui le quote Replatz sulla partita

 

Non Cristiano Ronaldo e neanche Leo Messi. Il bomber della Champions League nell’anno solare 2018 è, apparentemente, un insospettabile. Edin Dzeko ha segnato solo 2 reti in questa prima parte della stagione in serie A. I fanta allenatori che avevano puntato su di lui ne sanno qualcosa. Eppure in Europa la musica è ben diversa. Il bosniaco vince questa speciale classifica avendo centrato la porta avversaria per 10 volte in 10 partite. Lo stesso numero di Robert Lewandoski che però ha impiegato 140 minuti in più rispetto all’attaccante della Roma.


Dzeko approfitta così al meglio di un’annata da ricordare per la squadra giallorossa in Europa. La semifinale di Champions nella prima parte dell’anno, con la clamorosa remuntada contro il Barcellona nei quarti di finale. Dall’1-4 dell’andata al 3-0 dell’Olimpico. Il gol della speranza al Camp Nou e poi quello che ha aperto la rimonta in casa al ritorno. E poi ancora due reti nelle semifinali con il Liverpool che non sono comunque servite per raggiungere la finale. In questa prima parte di Champions, Dzeko è andato a segno già 5 volte. Hattrick con il Viktoria Plzen e doppietta casalinga contro il Cska Mosca. Dieci reti totali che gli valgono il titolo di capocannoniere di Champions 2018.

Dietro di lui ci sono i pezzi grossi del calcio europeo, da Ronaldo a Messi, da Lewandowski al trio delle meraviglie del Liverpool. Tutti dietro il cecchino bosniaco, chiamato ora a riprendersi in campionato con la Roma.

  1. Edin Dzeko, Roma – 10 gol in 899 minuti
  2. Robert Lewandowski, Bayern Monaco – 10 gol in 1039 minuti
  3. Sadio Mané, Liverpool – 9 gol in 1146 minuti
  4. Mohamed Salah, Liverpool – 7 gol in 960 minuti
  5. Cristiano Ronaldo, Real Madrid/Juventus – 7 gol in 1019 minuti
  6. Paulo Dybala, Juventus – 6 gol in 511 minuti
  7. Lionel Messi, Barcellona – 6 gol in 657 minuti
  8. Karim Benzema, Real Madrid – 6 gol in 811 minuti
  9. Roberto Firmino, Liverpool – 6 gol in 953 minuti
  10. Andrej Kramaric, Hoffenheim – 5 gol in 481 minuti

Quando in estate Radja Nainggolan è passato all’Inter in molti pensavano che i nerazzurri avessero assestato un colpo decisivo per riavvicinarsi alla Juventus. Uno dei centrocampisti più forti della serie A, sottratto alla concorrenza (la Roma), per metterlo al servizio del suo mentore Spalletti. Sei mesi dopo quel 26 giugno il belga non giocherà la partita col Napoli nel giorno di Santo Stefano. Sospeso e multato dall’Inter per motivi disciplinari, ufficialmente per l’ennesimo ritardo agli allenamenti. E allora in quell’operazione di mercato estivo, alla fine potrebbe averci guadagnato la Roma. Oltre ai 38 milioni di euro della cessione, Di Francesco ha avuto anche Santon e Zaniolo. Se il primo va a corrente alternata, il secondo è diventato pedina fondamentale nello scacchiere capitolino a neanche 20 anni.


Il comunicato dell’Inter su Nainggolan ha interrotto la quiete dell’antivigilia di Natale, in mezzo tra la 17ma e la 18ma giornata di campionato. Il primo boxing day italiano prevede lo scontro diretto tra seconda e terza in campionato. Il belga non ci sarà, multato e sospeso in attesa di nuovi provvedimenti. Una decisione che, nella neonata Inter di Marotta, somiglia molto allo “sgabello” di Bonucci a Porto nel 2017. Secondo la Gazzetta dello Sport, la miccia sarebbe esplosa definitivamente dopo venti minuti di ritardo all’allenamento post Chievo. L’ennesima insubordinazione che segue una riunione tecnica saltata, di allenamenti effettuati non al top e di un comportamento non consono alla festa di Natale. Non sarebbe addirittura esclusa la cessione nel mercato di gennaio.


E così quel Nicolò Zaniolo, semisconosciuto ai più, entrato nell’operazione Nainggolan a giugno sta diventando il vero affare per la Roma. Centrocampista poliedrico, classe 1999 e originario di Massa, lo scorso anno ha trascinato la primavera dell’Inter allo scudetto con 13 gol. Mezz’ala, trequartista, all’occorrenza anche seconda punta o falso nueve. La poliedricità di Zaniolo è uno dei suoi punti di forza, assieme a un’esuberanza fisica non indifferente. Qualità che gli hanno permesso di emergere nella stagione poco fortunata della Roma finora. Non è un caso che Di Francesco l’abbia fatto esordire direttamente al Bernabeu a settembre contro il Real. Classe, carattere e muscoli. Zaniolo ha ben presto fatto dimenticare il ribelle Nainggolan alla Roma giallorossa. All’Inter si medita su uno scambio che, fino a oggi, è stato meno vantaggioso di quanto si pensasse.

In campo è assente da due mesi e sarà anche out questa sera nel match contro la Juventus all’Allianz Stadium di Torino. Alla Roma manca tanto Daniele De Rossi e a De Rossi manca tanto la Roma.

I giallorossi, senza il capitano, stanno vivendo un brutto periodo stagionale sia in campionato che in Champions League (nonostante il passaggio del turno). L’anima del leader della squadra si sente in campo e mai come ora sarebbe stata utile per i compagni, soprattutto contro i bianconeri.

Da quando la società guidata dal presidente Agnelli ha lo stadio di proprietà, la Roma non ha mai vinto e con De Rossi out è tutto ancora più complicato.

Il rientro del centrocampista giallorosso è lontano, per quello che è l’infortunio più grave della sua carriera. Riguardo il suo ritardo la Roma ci scherza su, piazzando il capitano nel videoclip natalizio proprio come ultimo arrivato anche alla festa natalizia.

Ho subito una lesione grave alla cartilagine del ginocchio. Sarebbe gravissimo se si dovesse rompere ancora a trentacinque anni. Ci vuole tempo, ho ripreso a correre e a calciare ma sono ancora indietro.

Aleggia un po’ di pessimismo riguardo la sua piena guarigione e nella mente del capitano inizia a farsi più presente e costante l’idea del ritiro.

In effetti difficilmente De Rossi arriverà a 40 anni sul campo così come è capitato all’ex leader Francesco Totti. Tuttavia, a differenza del grande numero 10, Daniele ha intenzione un giorno di diventare allenatore, perché non riuscirebbe a staccarsi dal campo e spostarsi dietro la scrivania.

Una cosa è certa quando quel giorno arriverà, il popolo romanista piangerà come già successo con Totti. Il numero 16 giallorosso è al suo quasi 18esimo anno di attività con addosso sempre la stessa maglia. L’esordio è avvenuto in una partita di Champions League contro l’Anderlecht il 30 ottobre 2001, con Fabio Capello allenatore. Dopo quel match, ne sono susseguiti altri 604, oltre a 117 presenze con la maglia della nazionale azzurra.

Il desiderio, quindi, è quello di seguire le orme di papà Alberto, attuale tecnico della Roma Primavera. È un grande conoscitore di calcio soprattutto a livello giovanile.

Ho sempre avuto il sogno di fare l’allenatore e quando smetterò, la fine della carriera so che è vicina, farò il grande passo. Mio padre dice che è un lavoraccio, ma da lui imparerò molto. Non so se sarò bravo, ma sicuramente viaggerò e studierò per imparare.

È sicuramente dalla parte di De Rossi, l’ex portiere brasiliano Doni, il quale ribadisce che in futuro sarà un grande mister dato che si è sempre esposto, soprattutto nei momenti più difficili, in difesa dei compagni.

Quella 2015-2016 è stata la sua stagione più prolifica, l’ultima con la maglia della Roma e quella che, per intenderci, ha convinto la dirigenza juventina ha sborsare 32 milioni di euro imposti dalla clausola per portarlo a Torino. Ben 10 gol e 12 assist per Miralem Pjanic quell’anno, il suo quinto nella capitale, calci di punizione letali e incursioni spesso decisive con picchi di prestazioni che all’ombra della Mole non ha mai avuto.

Il bosniaco, però, da giovane promessa è diventato un leader del centrocampo, dall’essere uno dei primi acquisti della Roma americana, ora è punto fermo della Juventus di Allegri. Pjanic certamente non aveva la costanza di prestazioni che sta avendo con i bianconeri, anche se per quanto riguarda la pericolosità offensiva, tifosi juventini e soprattutto i nuovi fantallenatori forse hanno dei rimpianti.

Sicuramente c’entra il contesto tattico in cui Allegri ha inquadrato il classe ’90: a Roma, infatti, Pjanic ha sempre fatto la mezzala e solo con Spalletti, nei suoi ultimi mesi alla Roma, l’ex numero 15 aveva assunto atteggiamenti più simili a un regista, confermati poi da Allegri alla Juventus, dove Mire è diventato uno dei registi più apprezzati a livello europeo e mondiale.

Al momento in 111 gettoni con la Juventus, Pjanic ha segnato 18 reti e fornito 30 assist e quest’anno stanno mancando i suoi bonus: la doppietta di rigore contro il Valencia nella prima partita del girone di Champions League è stata di fatto un assolo perché il centrocampista in Serie A ha segnato solo un gol e mandato in rete i suoi compagni solamente in due occasioni. E’ diventato senz’altro più accorto, ma secondo la fantamedia di queste prime 14 giornate di Serie A il suo voto è ampiamente sufficiente: 6,21 che diventa 6,36 con i bonus gol e assist e i malus ammonizioni, quattro.

Il ragazzo nato a Tuzla 28 anni fa si rifarà con il classico gol dell’ex? Sabato 22 dicembre gioca proprio contro la Roma: tanti compagni e soprattutto amici, uno su tutti, in particolare. Dzeko, suo connazionale, da cui ha preso il nome che ha dato a suo figlio, Edin.