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A voler essere ironici, in fin dei conti, il caschetto negli ultimi anni l’ha portato anche quando giocava a calcio.  Ma, a meno di cinque mesi dal ritiro con la maglia dell’Arsenal, Petr Cech torna tra i pali…di hockey su ghiaccio. Il 37enne ceco, passato anche per Rennes e Chelsea, ha infatti firmato un contratto con i Guildford Phoenix, squadra della seconda divisione inglese di hockey. Dopo aver vissuto l’atmosfera dei campi della Premier League negli ultimi 15 anni, giocando 443 partite tra Chelsea e Arsenal e vincendo 18 trofei, Cech ha deciso di voltare pagina:

Sono lieto di avere l’opportunità di fare un’esperienza del genere con i Phoenix. Spero di poter essere d’aiuto a questa giovane squadra e di vincere il maggior numero di partite possibile quando avrò modo di giocare. Dopo 20 anni da calciatore professionista, questa sarà un’esperienza meravigliosa: mi cimenterò in uno sport che ho sempre amato praticare e guardare sin da quando ero bambino

 

Dalla finale di Europa League, persa a maggio con la maglia dell’Arsenal, alla seconda divisione inglese di hockey. Una scelta, quella di Cech, che ha entusiasmato lo staff dei Phoenix: «Siamo veramente felici della firma di Petr – ha spiegato l’allenatore Milos Melicherik sul sito ufficiale del club – è migliorato un sacco da quando l’ho visto per la prima volta sul ghiaccio. Ora speriamo di poterlo impiegare già nel prossimo weekend».

 

La Uefa apre nuovi orizzonti designando Stéphanie Frappart per arbitrare l’incontro di Supercoppa Uefa del 14 agosto. Sarà la prima volta che una donna dirigerà una finale Uefa maschile, una gara che apre il sipario sulla nuova stagione opponendo Liverpool e Chelsea, i vincitori della Champions League e dell’Europa League al Beşiktaş Park di Istanbul. A luglio, la direttrice di gara francese ha avuto l’onore di arbitrare la finale di Coppa del Mondo  femminile tra Stati Uniti e Olanda a Lione. Frappart ha anche diretto la semifinale di degli Europei femminili del 2017 tra Olanda e Inghilterra. La 35enne francese dirigerà un team composto prevalentemente da donne. Sarà infatti affiancata dalle assistenti Manuela Nicolosi (Francia) e Michelle O’Neal (Repubblica d’Irlanda) che, come lei, hanno arbitrato la finale dei mondiali femminili del 7 luglio. Il quarto arbitro sarà Cuneyt Cakir (Turchia).

In Francia, Frappart è entrata nella storia diventando la prima donna ad arbitrare una partita di Ligue 1, quella tra SC Amiens e RC Strasbourg ad aprile. A giugno è stato annunciato che la direttrice di gara (originaria di Val-d’Oise) sarebbe stata inserita a titolo permanente tra i colleghi di Ligue 1 per la stagione 2019/20. Tuttavia, Frappart (35 anni) non è la prima donna designata per arbitrare una gara delle competizioni UEFA maschili. Questo onore spetta a Nicole Petignat, che tra il 2004 e il 2009 ha diretto tre partite di qualificazione alla Coppa UEFA.

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«Ho detto in più occasioni che le potenzialità del calcio femminile sono infinite.Sono entusiasta che Stéphanie Frappart sia stata scelta per arbitrare la gara di Supercoppa UEFA di quest’anno insieme alle assistenti Manuela Nicolosi e Michelle O’Neal», ha dichiarato il presidente UEFA Aleksander Čeferin. «La nostra organizzazione dà la massima importanza allo sviluppo del calcio femminile in tutte le aree. Spero che le qualità e la devozione che Stéphanie ha dimostrato in tutta la carriera, fino a raggiungere questo livello, ispirino milioni di ragazze e donne in tutta Europa e dimostrino che non devono esserci ostacoli al raggiungimento dei propri sogni». Il designatore UEFA Roberto Rosetti ha elogiato le doti arbitrali di Frappart, aggiungendo che «merita pienamente » l’opportunità di dirigere un incontro di così alto profilo. «Stéphanie ha dimostrato per anni che è una delle donne più brave ad arbitrare, non solo in Europa ma in tutto il mondo», ha dichiarato Rosetti. «Ha le capacità per arbitrare ai più alti livelli, come ha dimostrato quest’anno in finale di Coppa del Mondo. Spero che la partita a Istanbul le permetta di maturare ancora più esperienza in questa fase così importante della carriera».

Ad affiancare la Frappart ci sarà un’assistente italiana: si tratta di Manuela Nicolosi, italiana ma residente in Francia, già arbitro di alcune gare si Ligue 2. Un altro italiano, Massimiliano Irrati, farà invece parte della squadra della Var. Il resto del team arbitrale sarà composto dall’assistente irlandese Michelle O’Neill e dal quarto uomo turco Cuneyt Cakir.

E anche El Niño si ritira. L’attaccante spagnolo, dopo la parentesi in Giappone, ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo. Un attaccante che, in 18 anni di carriera, ha segnato in primis la storia dell’Atletico Madrid e della nazionale spagnola, per poi farsi rispettare anche dai tifosi del Liverpool e del Chelsea.

Cresciuto a Madrid, ma con la maglia dei Colchoneros cucita addosso, a 35 anni dice basta col calcio giocato un altro grandissimo attaccante.

Quando ero piccolo in classe mia su 25 bambini 24 tifavano Real Madrid e solo uno Atletico…

Ha sempre voluto sottolineare le proprie origini e il fatto che la sua squadra madrilena era l’Atletico. Quell’attaccante dal viso da bambino che riusciva a fare gol bellissimi e a essere tremendamente decisivo. Con i Colchoneros ha fatto tutte le trafile prima di debuttare in prima squadra, tanto da diventare capitano già a 19 anni.

L’amore per la sua squadra ha fatto sì che, dopo le esperienze in Inghilterra e Italia (al Milan), tornasse a casa.

Alcuni momenti toccanti della carriera di Torres

Un gol magico con il suo Atletico

SI può definire tale la rete realizzata il 2 novembre 2003 contro il Betis. Al minuto 40 Jorge Larena  sventaglia una palla in aerea e Torres, colpendola al volo, riesce a insaccarla sotto l’incrocio opposto del portiere Contreras.

Gli anni ad Anfield

Nel 2007 passa ai Reds con cui gioca 4 stagioni. Il feeling con i tifosi della Kop è speciale, le sue esultanze sono tutte indirizzate alla parte più calda dello stadio. Sì perché non è stato il Liverpool vincente di ora, ma El Niño sfilava sotto la Kop come un vero torero. Potenza e tecnica, un vero grande attaccante, forse il migliore in quegli anni in Merseyside.
Indelebile nei ricordi di tutti i tifosi Reds il gol nella partita di Champions League contro l’Arsenal nel 2008.

Gli alti e bassi al Chelsea

Il passaggio ai Blues è stato a suon di milioni, ma Torres non ha avuto lo stesso impatto di Liverpool. A Londra non spicca il volo e sono più le critiche e le partite sottotono che tutto il resto. A differenza dei Reds i titoli arrivano (una Champions, un’Europa League, una Fa Cup) ma El Niño dello Stamford Bridge è diverso. Decisivo quando serve (come il gol contro il Barcellona in semifinale di Champions 2012) ma poco prolifico sul lungo periodo, con appena 20 gol in Premier in 3 anni e mezzo, nonostante le tante partite giocate.

Il ritorno a Madrid

Torna al Vicente Calderon quando già i Rojiblancos si avviano verso il Wanda Metropolitano, coronando forse il suo sogno più grande: vincere un trofeo con la sua squadra del cuore. La finale di Europa League al Parc Olympique di Lione, nel 2018, l’ha giocata solo allo scadere: una passerella per uno che all’Atletico ha dato tanto.

I successi con la Roja

Torres è stato protagonista dei successi della Spagna agli Europei 2008 e 2012 e al Mondiale del 2010. Decisivo con il gol in finale contro la Germania a Euro2008. A segno anche nella finale europea vinta contro l’Italia di Prandelli nel 2012. El Niño è l’unico spagnolo ad essere presente in tutte le finali, tra club e nazionale, che le sue squadre hanno disputato.

Ce l’ho! Ce l’ho! Ce l’ho! Mi manca!

No, non stiamo parlando di figurine e di album Panini, è quello che abbiamo pensato del calciatore Pedro Rodriguez quando ha guardato la sua bacheca di trofei prima della finale di Europa League, poi vinta dal suo Chelsea a Baku.

Sì perché prima della vittoria dei Bleus sull’Arsenal, l’attaccante spagnolo era riuscito a vincere tutto il possibile a livello internazionale (tra club e nazionale), tranne proprio il secondo trofeo europeo.
Ora la sua bacheca è al completo, diventando così il primo spagnolo a fare l’en plein.

Nel 4-1 finale l’ex canterano del Barcellona ha segnato anche la rete del momentaneo 2-0.

A 32 anni, Pedro ha l’incredibile palmares di 25 titoli, degno di un grande campione. A livello internazionale vanta ben tre Champions League, altrettante Supercoppe Europee, due Mondiali per Club (trofei vinti tutti con i blaugrana) e appunto l’Europa League.
La bacheca, a livello di club, si arricchisce con le vittorie nazionali grazie a: cinque Liga, tre Coppe del Re, quattro Supercoppe spagnole (col Barcellona); una Premier League e una FA Cup (col Chelsea).

I successi per l’esterno sono arrivati anche con la maglia delle Furie Rosse grazie al biennio d’oro 2010 – 2012 con i trionfi nel Mondiale in Sudafrica e nell’Europeo di Polonia-Ucraina.

Puoi annoiarti con molte cose, ma mai con la vittoria. Vuoi sempre vincere il più possibile. Prima del ritiro vuoi guardare indietro e vedere cosa sei riuscito a ottenere. Le competizioni europee ti spingono un po’ di più.

Dal punto di vista prettamente personale, inoltre, Pedrito è diventato il quinto calciatore della storia a essere andato a segno sia in una finale di Europa League che in Champions League dopo Allan Simonsen, Hernan Crespo, Dmitri Alenichev e Steven Gerrard. Primo, invece, ad aver segnato in Champions, Europa League e Supercoppa Europea. 

Ha disputato ben 24 finali da professionista, timbrando il cartellino in otto occasioni (sette col Barça).

Nella sua carriera, precisamente nel 2009, è stato l’unico spagnolo a segnare in ben sei competizioni diverse: Liga, Coppa del Re, Supercoppa di Spagna, Champions, Supercoppa Europea e Mondiale per club.

Un tedesco, un argentino, un italiano e uno spagnolo. Come nelle più tradizionali barzellette da cabaret, le quattro finaliste europee sono allenate da quattro allenatori non inglesi. Ecco perché più che il trionfo del calcio di Sua Maestà, questa settimana di Coppe è il manifesto della Premier League. Il torneo più ricco del mondo con ricavi pari a 5,3 miliardi di euro (in Italia siamo a 2,1), con gli stadi più belli (occupati per il 96% rispetto al 62% di casa nostra) ma che è uno straordinario esempio di melting pot pallonaro. Ben il 67% dei giocatori del campionato inglese 2018-2019 è straniero: due su tre non possono giocare con la Nazionale dei Tre Leoni.

Melting Pot al potere

Una multiculturalità che può fare solo bene, arricchendo il valore e il brand della Premier. Nell’ultima edizione dei Mondiali, il 43% delle squadre arrivate in semifinale giocava in Inghilterra (al netto che tra le 4 c’era anche la squadra di Southgate). E le stesse squadre che si contenderanno le coppe europee hanno tre proprietà su quattro straniere: il Liverpool è del gruppo americano FNG (Fenway Sports Group), il Chelsea del magnate russo Abramovich, l’Arsenal dell’imprenditore statunitense Stan Kroenke.  Solo il Tottenham gioca in casa con la compagnia d’investimento di Enic Group.


Ritornando in panchina i Fab Four hanno curriculum e pedigree diverso tra di loro. L’ex bandiera del Magonza passato dal Borussia Dortmund, Jürgen Klopp. Una vita all’Espanyol passando per Parigi per Mauricio Pochettino. L’impiegato di banca arrivato tardi al calcio che conta, sognando Sacchi come Maurizio Sarri. Il re delle coppe Unai Emery, alla quarta finale consecutiva di Europa League per partecipazioni dirette. E tra gli stessi marcatori andati a segno nelle semifinali solo Loftus-Cheek è inglese. Poi ci sono il brasiliano Lucas Moura, il gabonese Aubameyang, il francese Lacazette, il belga Origi e l’olandese Wijnaldum.

Mentre i fratelli maggiori sono stati eliminati, impotenti, ai quarti contro il Liverpool, il Porto primavera ha vinto per la prima volta la Youth League. Nella finale della Champions League giovanile i lusitani hanno prevalso 3-1 sul Chelsea al Colovray Stadium di Nyon, in Svizzera. Nell’albo d’oro i piccoli dragoni succedono al Barcellona che, come i Bleus, è a quota 2 trionfi in totale nella Coppa nata nel 2013. Due anni fa la competizione fu vinta dagli austriaci del Salisburgo.


Il 3-1 al 90’ non inganni. Il Chelsea è partito meglio del Porto, ma è andato subito sotto per un gol di Vieira al 17’. I fratellini di Hazard e compagni hanno trovato il pari nella ripresa con Redan al 52’, complite un’uscita a vuoto del portiere Diogo Costa. Ma è stata un’illusione, visto che i portoghesi si sono riportati avanti con Queiros al 55’ per poi chiudere i giochi con Sousa al 75’. Può esultare così Mario Silva, tecnico dei Dragõezinhos, che nel 2004 aveva vinto la Champions League da giocatore con il Porto, nella squadra allenata da Mourinho che in finale sconfisse il Monaco.

Il Chelsea perde così la seconda finale consecutiva, dopo quella del 2018 contro il Barcellona. La società di Abramovich può comunque vantare ben quattro finali in sei edizioni, con due successi. Continua invece il digiuno delle italiane. Il massimo risultato è quello raggiunto dalla Roma che nel 2014-2015 centrò la semifinale.

Domenica 14 aprile la Premier League potrebbe essere a un bivio con la delicata sfida tra Liverpool, in testa alla classifica, ma con una partita in più rispetto al Manchester City che insegue a due lunghezze, e il Chelsea di Maurizio Sarri che deve tener botta per difendere il terzo posto che vuol dire Champions League. Ma la vigilia è segnata da un pessimo video, diventato virale, in cui alcuni tifosi blues insultano Mohammed Salah, attaccante dei Reds e anche ex del match.

Ecco più che insulti, l’atteggiamento è davvero spregevole e razzista: all’interno di un pub, i supporter londinesi intonano un coro ripetuto, “Salah is a bomber”, con un gioco di parole che non fa riferimento alle sue capacità realizzative, ma a un chissà quale richiamo al terrorismo di matrice islamica, lui che è egiziano e musulmano.

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La società del Liverpool e ha pubblicato una nota ufficiale davvero dura:

Il video che circola in rete, che mostra vili cori discriminatori indirizzati a un nostro giocatore, è pericoloso e disturbante. In questa stagione abbiamo già assistito a ripugnanti episodi di discriminazione negli stadi in Inghilterra, in Europa e in tutto il mondo; atti registrati e pubblicati attraverso vari device. Siamo anche testimoni di numerosi e odiosi attacchi sui social. Questo tipo di comportamento va chiamato per quello che è: puro e semplice fanatismo. Il Liverpool Football Club ritiene che sia dovere delle autorità intervenire urgentemente con tutte le procedure necessarie a identificare e punire chiunque commetta un crimine d’odio. Nel calcio e nella società civile non c’è spazio per queste azioni. Le vittime di tutto questo non sono solo gli individui, ma tutta la collettività, quindi c’è bisogno di una decisa reazione. Per quanto concerne quest’ultimo incidente, il club sta lavorando con la polizia per accertare i fatti attorno a questo filmato, al fine di identificare i singoli soggetti. Inoltre, stiamo collaborando col Chelsea Football Club sulla faccenda. Ringraziamo il Chelsea per la loro condanna e il loro impegno ad agire immediatamente per individuare i responsabili.

Nella chiusura della nota, il club di Liverpool ringrazia il Chelsea per la collaborazione e condanna: infatti, la società di Stamford Bridge ha preso immediatamente provvedimenti, riconoscendo i tifosi protagonisti di questo gesto inqualificabile. Accesso allo stadio negato, abbonamenti ritirati e divieto ad assistere a una partita per almeno 10 anni. Giusto così.

 

Il Chelsea non ha gradito la bufera Kepa Sarri prima dei rigori decisivi di Carabao Cup. E, nonostante il periodo delicato, la società londinese si schiera con il suo allenatore. La dirigenza ha deciso, infatti, di multare il portiere spagnolo tagliando una settimana del suo stipendio, destinandolo in beneficenza alla Chelsea Foundation. Già nel dopo partita il tecnico italiano aveva provato a ridimensionare l’accaduto, liquidandolo come un “malinteso”. Sarri voleva accertarsi che il suo numero 1 fosse in grado di giocarsi al meglio i penalty finali. Lo stesso desiderio di Kepa Arrizabalaga, intenzionato a restare in porta per provare l’assalto alla Coppa.

Pensavo che Kepa avesse i crampi e non fosse in grado di continuare per i rigori

La versione di Kepa

Entrambi hanno sbagliato sui modi e si sa quanto in Inghilterra siano attenti alla forma, oltre che alla sostanza. Il giocatore, già nel dopo partita, aveva fatto marcia indietro con un post su instagram.

Credo che tutto sia stato un fraintendimento dovuto alla pressione e al finale concitato di una partita decisiva. L’allenatore ha pensato che non fossi in condizioni di proseguire e la mia intenzione era di dirgli che invece ero in condizioni di proseguire per aiutare la squadra, mentre il dottore che mi aveva soccorso stava tornando in panchina per recapitargli proprio questo messaggio.

 

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Disgustados y tristes por no podernos llevar el titulo, hemos luchado hasta el final contra un gran equipo. Seguiremos trabajando para ser mas fuerte. También me gustaría aclarar algún hecho del partido de hoy: Lo primero de todo lamento como ha sido el final de la prorroga, quiero decir que en ningún momento ha sido mi intención desobedecer al técnico o ninguna de sus decisiones. Creo que todo ha sido un mal entendido a altas pulsaciones y en el tramo final de un partido por un titulo. El entrenador ha pensado que no estaba en condiciones de seguir y mi intención ha sido expresarle que estaba en buenas condiciones de seguir ayudando al equipo, mientras el cuerpo medico que me había atendido llegaba al banquillo y daba el mensaje. Siento de nuevo la imagen que se ha proyectado, no siendo en ningún caso mi intención dar esta imagen y pidiendo disculpas. Upset and sad for not being able to take the title, we fought until the end against a great team. We will continue working to be stronger. I would also like to clarify some facts of today’s match: First of all I regret how the end of the match has been portrayed. At no time has it been my intention to disobey the coach or any of his decisions. I think everything has been misunderstood in the heat of the final part of a match for a title. The coach thought I was not in a position to play on and my intention was to express that I was in good condition to continue helping the team, while the docs that had treated me arrived at the bench to give the message. I feel the image that has been portrayed was not my intention. I have full respect for the coach and his authority.

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I blues hanno così deciso di sanzionare il loro portiere con un taglio allo stipendio di circa 220mila euro. Fondi che andranno a un ramo della società di Abramovich impegnata nel sociale. La Chelsea Foundation si occupa di istruzione, integrazione, lotta all’antisemitismo ed elabora programmi per favorire lo sport dei diversamente abili. Kepa dovrebbe in ogni caso essere regolarmente in campo nel turno infrasettimanale di Premier League contro il Tottenham. Lo spagnolo è stato bacchettato anche da uno che conosce bene i muri di Stamford Bridge come Josè Mourinho:

Per fortuna non ho mai vissuto una situazione del genere. Penso che da un lato il portiere vuole dimostrare la sua personalità e la sua fiducia, vuole esserci ai calci di rigore per far vincere la sua squadra, dall’altro però lascia Sarri ed il suo staff in una posizione molto fragile.

 

 

I campi della Serie A gli avrebbe potuto assaporarli già nel 2011, quando la Juventus lo aveva cercato e portato a Torino salvo poi firmare per il Chelsea e volare in Inghilterra.

Questa sera allo stadio Bentegodi di Verona contro la Roma, Lucas Piazon dovrebbe debuttare in Serie A con la maglia del Chievo.

 

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Official presentation! Home for the next 4 months! FORZA CHIEVO 💙💛

Un post condiviso da Lucas Piazon (@lpiazon) in data:

Preso in prestito dai Blues nella finestra di mercato invernale, il brasiliano classe ’94 farà il suo esordio nel campionato italiano 8 anni dopo esserci andato vicino se fosse arrivato a Torino.

Destini e situazioni completamente diversi rispetto a qualche anno fa. Quella Juventus era in fase di crescita dopo gli anni bui ma che stava per vivere una della annate più belle con Antonio Conte allenatore; i clivensi, invece, ora sono ultimi in classifica e hanno bisogno di punti per allontanare la sempre più presente ombra della Serie B.

Tuttavia Piazon ha deciso di accettare l’offerta dei veneti per mettersi in gioco in un campionato difficile com’è quello italiano e magari sarà un modo per dimostrare le sue qualità per quello che in molti definivano come il “nuovo Kakà”.

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Lucas Piazon al suo arrivo a Torino. Il quotidiano Tuttosport esaltava le sue doti

Proprio come l’ex Pallone d’oro rossonero, Piazon è arrivato in Europa dal San Paolo nel gennaio 2012, per volare a Londra. Gli inglesi lo acquistano l’allora 17enne per 7,5 milioni di euro offrendogli un contratto di un milione di euro.
Uno dei motivi primari per il suo mancato approdo a Torino è stato proprio l’ingaggio.

Sono onorato di non aver preso Piazon a queste con­dizioni. Non sarebbe stato etico riconoscere a un minorenne uno stipendio così alto!

avrebbe detto qualche anno dopo l’ex ad bianconero, Beppe Marotta.

L’esperienza con i Blues, tuttora, non è stata delle migliori.
Dopo le buone apparizioni con la squadra giovanile con la quale vince la FA Youth Cup e il premio di “Miglior Giovane del Chelsea”, debutta con la prima squadra, ma collezionerà solo tre presenze. Il brasiliano, infatti, nel corso delle stagioni gira un po’ nei vari campionati europei: Malaga (Spagna), Reading e Fulham (Inghilterra), Vitesse (Olanda) e Eintracht Francoforte (Germania).

Tra le sue stagioni migliori, sicuramente le due appena trascorse tra le fila dei Cottagers in Championship e quella in Eredivise con il Vitesse nel 2013/14.

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Piazon con la maglia del Fulham

In Olanda, club satellite dei Blues, ha ottenuto 31 presenze con 11 gol e 8 passaggi vincenti. Con i bianconeri londinesi, invece, ha giocato 58 partite arricchite con 12 reti e 9 assist che hanno aiutato la squadra a raggiungere i playoff e la successiva promozione in Premier League.

Ritornato al Chelsea, sperava che Sarri gli concedesse qualche chance.  Alla corte dell’ex allenatore del Napoli, però, è riuscito solamente a ottenere una convocazione in panchina contro il Tottenham, in Coppa di Lega. Da questa situazione è nata l’idea di provare l’esperienza italiana con il Chievo, che l’ha ottenuto in prestito con diritto di riscatto.

La scelta di venire in Italia deriva dal mio desiderio di tornare ad essere protagonista in campo e combattere per qualcosa.

L’ambiente clivense potrebbe certo giovargli e potrebbe essere il luogo giusto in cui dimostrare il valore di cui tutti si sono stupiti nel 2011, quando riuscì a guidare il Brasile U17 al trionfo nel Campionato Sudamericano di categoria.

Sembra lontano quel 25 agosto, seconda giornata di campionato, con il Milan che va al san Paolo di Napoli facendo esordire la punta di diamante del mercato estivo, Gonzalo Higuain.

A distanza di cinque mesi tutto sembra cambiato. A san Siro questa sera l’argentino non ci sarà, volato a Londra da Sarri, e potrebbe fare l’esordio il neoacquisto Krzysztof Piatek.
Da una prima apparizione a un’altra, nuovamente contro il Napoli.

Il Pipita, infatti, è stato lanciato alla prima partita di campionato del Milan, persa dai rossoneri per 3-2, proprio contro la sua ex squadra. Tuttavia il destino ha voluto che pure Piatek cominciasse la sua nuova avventura contro i partenopei, probabile un suo utilizzo a partita in corso.

I fantallenatori si sono trovati un po’ spaesati da questa finestra di mercato invernale. C’è chi ha perso sicuramente la punta argentina e c’è chi si ritrova Piatek in una grande squadra, dopo aver fatto faville con la maglia del Genoa. I presupposti per il classe ’95 sono positivi anche se l’ambiente milanista è molto più “pesante” rispetto a quello rossoblu.

Gennaro Gattuso l’ha definito come Robocop mentre su Higuain ha ribadito che avrebbe potuto fare e dare di più al Milan.

Domani, invece, potrebbe esordire con la maglia dei blues anche l’argentino in Fa Cup contro lo Sheffield Wednesday, dopo che ha assistito il derby di Coppa di Lega contro il Tottenham dalla tribuna.

Il polacco Piatek sinora ha segnato 13 reti ed è secondo in classifica marcatori alle spalle di Ronaldo e Quagliarella a 14. Otto soltanto le marcature del Pipita, che sottolineano ancora di più l’amore mai sbocciato tra l’argentino e il rossonero.

Le strade si sono divise e il nuovo attaccante del Milan vuole regalare gol e sorrisi ai tifosi e, perché no,  un posto in Champions League.

Al polacco potrebbe far bene pensare a un piacevole esordio contro gli azzurri qual è stato quello di Alexandre Pato.  Alla prima apparizione stagionale, l’allora diciottenne brasiliano riuscì a bucare la porta campana con una rete di pregevole fattura che sancì il definitivo 5-2 dei diavoli.