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Poteva esserci di fronte la Serbia o qualsiasi altra nazionale, ma la sensazione è che questa Italia, trascinata dalla bolgia del PalaFlorio di Bari, avrebbe battuto chiunque per ottenere il pass per Tokyo2020. E così è stato: una settimana esatta dopo la qualificazione della femminile (già c’erano arrivate le ragazze del sitting volley nel settore paralimpico) ancora un trionfo del volley italiano in ottica Olimpiadi. A un anno o poco meno dalla grande delusione del Mondiale l’Italia di Blengini si prende una rivincita con gli interessi battendo 3-0  (25-16, 25-19, 25-19) la Serbia che era stata giustiziata degli azzurri in Piemonte.

Rispetto alla sera precedente, contro l’Australia, Blengini lascia in panchina Lanza (sostituito da Antonov) e Russo (gioca Anzani). L’Italia parte con la bava alla bocca e non lascia respirare i serbi: mette molta pressione sia in battuta che in difesa e per Atanasijevic e compagni si fa subito durissima. Giannelli è sempre l’ispiratore del gioco azzurro e dirige l’orchestra distribuendo sapientemente: Zaytsev 6 punti, Juantorena 4. Per la Serbia non ce n’è.

Blengini, come la sera prima, vara anche l’alternanza dei liberi: Balaso in difesa (quando l’Italia è in battuta) e Colaci a ricevere. L’azzurro è molto ispirato anche nel secondo set: e si capisce che l’Italia non vuole fermarsi quando Zaytsev con una battuta punto fissa il punteggio 16-13 (ne farà anche altri 2 fino al 24-19). Atanasijevic finisce in panchina e per la Serbia è un pessimo segnale. L’Italia non molla, anzi alza il ritmo. Anche questo set non ha più storia.

 

Tokyo è lontana solo 25 punti. Che arrivano poco dopo: la Serbia usa tutta la panchina cercando di fermare le furie azzurre (l’ultima impennata con Atanasijevic in battuta sul 14-14), ma non è serata. L’Italia conquista la sua 12a partecipazione consecutiva ai Giochi Olimpici: partecipa ininterrottamente dal 1976 e festeggia la storica serata con la sua gente. E adesso con Europeo e Coppa del Mondo può anche pensare di dare ancora più spazio ai suoi giovani. La festa azzurra può cominciare.

In pochi, anzi quasi nessuno, si sarebbe immaginato che la Juventus avrebbe perso la sua prima partita stagionale in campionato contro il Genoa a Marassi, e invece così è stato.

Con il ko dei bianconeri contro il Grifone, ora sono solamente quattro le squadre europee a non aver ancora subito una sconfitta nei propri campionati.

Sono squadre meno blasonate di Barcellona, Manchester City e Bayern Monaco ma che possono vantare questo piccolo record: Stella Rossa (Serbia), Paok Salonicco (Grecia), Slovan Bratislava (Slovacchia) e Maccabi Tel Aviv (Israele).

Queste formazioni hanno la caselle delle sconfitte ancora ferme a zero e sono tutte appaiate ai primi posti delle singole classifiche nazionali.

PAOK SALONICCO
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I greci del Paok

I bianconeri quest’anno stanno cercando di rompere il dominio del squadre ateniesi dell’Olympiakos e dell’Aek Atene. In 25 partite i greci hanno ottenuto 22 vittorie e 3 pareggi e sono proiettati verso la vittoria della Superleague ellenica grazie ai 7 punti di vantaggio sui Thrilos. Il trionfo per le aquile sarebbe storico, dopo 34 anni di digiuno.

STELLA ROSSA
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Per il Partizan spesso il pubblico del Marakanà è il dodicesimo uomo in campo

I serbi continuano a dominare in patria e puntano al loro quarto titolo consecutivo. Sinora il cammino è stato quasi perfetto con 24 vittorie e solo 3 pareggi nelle prime 27 giornate, con un +7 sulla seconda che è il Radnicki Sik. Conclusa la prima fase, dopodiché si passerà ai playoff.

SLOVAN BRATISLAVA

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Andraž Šporar, attaccante e goleador degli azzurri

Dalla Serbia alla Slovacchia. La squadra capitolina è la regina della Fortuna Liga. I ragazzi di mister Martin Sevela su 23 incontri hanno ottenuto 19 vittorie e 4 pareggi. Dopo quattro anni, il club potrebbe tornare al successo nazionale.

MACCABI TEL AVIV

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Israeliani schiacciasassi

Una vera e propria Juventus straniera è il Maccabi Tel Aviv. Il club israeliano non conosce rivali nel campionato, ora si stanno disputando i playoff. Sinora nessuno è riuscito a battere la formazione gialloblu che in 27 match ne hanno vinti 21 e pareggiati 6.

Anche la Juve ha delle rivali che dominano nei propri campionati, senza subire sconfitte.

Il sogno si infrange in finale per l’Italvolley femminile al Mondiale in Giappone. Le azzurre sono state sconfitte dalla Serbia, già campione d’Europa.

Partita che si è chiusa al tie-break per 15-12. Ultimo set che in semifinale contro la Cina è stato vincente, oggi contro le balcaniche è volato via sotto i colpi di una grande Mihajlovic.

Un argento amaro, ma che non cancella tutto il buono fatto in questo Mondiale dalle ragazze terribili.

Un po’ meno lucida la nazionale in questa finale merito anche di una grande Serbia, che ha saputo rialzarsi nonostante le azzurre abbiano vinto primo e terzo set.

La differenza oggi l’hanno fatta le centrali. In ricezione e la coppia centrale Danesi/Chirichella non hanno disputato il miglior match mentre la palleggiatrice serba Ognjenovic ha fatto il buono e il cattivo tempo offrendo le giuste palle alla campionessa Boskovic (25 punti messi a segno).

Resta il fatto che le azzurre hanno combattuto fino alla fine contro una nazionale molto più collaudata e già più abituata a questi tipi di palcoscenici, con ragazze molto più esperte. Da ricordare che l’Italia ha una squadra con una media d’età di 23,1 anni.

Paola Egonu è stata comunque la protagonista indiscussa del match (33 punti all’attivo) e quasi sicuramente di tutta la rassegna iridata. Altrettanto bene ha fatto anche Lucia Bosetti.

Resta ancora un sogno l’oro Mondiale che manca da Berlino 2002. Erano però anche 16 che l’Italia non arrivava in finale, pertanto ci sono ottime basi per il futuro. I tifosi italiani si sono innamorate di queste ragazze che hanno tenuto alto l’orgoglio e l’onore nazionale.

Bisogna fare i complimenti anche al commissario tecnico, Davide Mazzanti e tutto il suo staff. Il tecnico è riuscito a tirare fuori il meglio dalle ragazze e ha darne un’anima. Ora occhi puntati alle Olimpiadi di Tokyo 2020, in cui sicuramente potremo dire la nostra.

Contro la Serbia è arrivata la prima sconfitta di questo Mondiale, ma al di là del risultato ininfluente, l’Italia può consolidare una grande certezza: la nostra Paola Egonu è tra le superpotenze del mondo in questo momento. Galvanizzata anche dallo scontro contro la rivale Tijana Boskovic (29 punti contro le Azzurre), la schiacciatrice italiana ha messo a referto 28 punti. Medie da cecchino che, nel complesso, le valgono il primato nel Mondiale in Giappone nella classifica totale.

Ma quindi Tijana Boskovic da Trebinje o Paola Egonu da Cittadella? Il primo round di questa entusiasmante sfida ha visto trionfare la serba con la possibilità del re-match o in finale o per la finalina del terzo posto. L’azzurra è più giovane di 21 mesi e questo pesa non solo per la differenza all’anagrafe, ma anche per le esperienze professionali acquisite. Boskovic nelle ultime due stagioni si è messa al collo l’argento olimpico di Rio, nella finale persa contro la Cina, e l’anno scorso l’oro europeo conquistato in Azerbaigian.

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Diverso il cammino di Paola che si è ritagliata un ruolo importante nella Nazionale italiana a suon di bordate, ma che finora può vantare un’unica medaglia pesante nel suo palmares con l’Italia seniores, la medaglia d’argento conquistata nelle finali di Nanchino del Grand Prix 201.

Ora, spetta alle due campionesse darsi battaglia per la fase conclusiva del torneo. Ormai ci siamo: venerdì 19 ottobre, a Yokohama, si giocano le semifinali. In palio due posti per la finale. Alle 6.40 Serbia – Olanda, alle 9.10 Italia – Cina.

Stavolta l’Italia non ce l’ha fatta. Le azzurre non sono riuscite a battere la Serbia e vengono sconfitte per 3-1 (21-25 19-25 25-23 23-25).

Sconfitta indolore perché l’Italia era già qualificata alle semifinali grazie alla vittoria di ieri contro il Giappone. Tuttavia le ragazze terribili, seconde nel Pool G, sfideranno la Cina che ha battuto l’Olanda.

Una partita sofferta contro una grande Serbia e soprattutto una grande Boskovic (29 punti messi a segno). L’Italia è stata un po’ compassata nonostante abbiano comunque giocato quasi tutte le titolari. Forse un pochino di stanchezza dopo i 5 set disputati ieri contro il Giappone, forse un po’ di leggerezza dovuta al fatto che il turno era già stato superato, hanno fatto sì che le azzurre non giocassero una bella partita.

Peccato per il finale del quarto set. Un set equilibrato, deciso solamente nel finale. Tutto sommato vittoria meritata per le balcaniche.

I primi due set sono stati dominati dalle serbe in soli cinquanta minuti. Le campionesse europee hanno avuto un giorno in più per riposarsi e per preparare al meglio la partita.

Si ferma dunque a dieci vittorie la nazionale guidate dal ct Davide Mazzanti. Tra le azzurre più positive, oltre ai punti della solita Egonu (28 punti), Elena Pietrini classe 2000 altra bella pedina per il futuro del volley azzurro. La giovanissima ha sostituito in maniera sorprendente Miriam Sylla. Per la Pietrini, grande prova in fase offensiva ma poco lucida in ricezione, tant’è che nei primi set è stata proprio lei la vittima di molti attacchi serbi.

Ora testa a venerdì in attesa del match delle 12.20 contro le campionesse olimpiche della Cina per rialzare la testa e puntare a una storica finale.

L’Italvolley è tornata sulla terra e lo ha fatto nel modo peggiore possibile.

Gli azzurri, al primo match delle Final Six, sono stati letteralmente strapazzati dalla Serbia con un netto 3-0 (25-15, 25-20, 25-18). Una partita che ha visto i balcani nettamente superiori rispetto ai nostri e ora la strada si fa molto più complicata con la partita della vita da affrontare contro la Polonia domani sera.

Un primo set proprio da dimenticare in cui l’Italia è rimasta negli spogliatoi nonostante la spinta dei 15mila spettatori presenti al PalaAlpitour di Torino. Gli altri due set un po’ più combattuti ma mai realmente incisivi.

Una serata da incorniciare per i serbi, soprattutto in difesa e alla battuta. Quando ci metti caparbietà tutto ti riesce bene. Caparbietà che invece gli azzurri hanno lasciato al match contro l’Olanda vinto per 3-1 qualche giorno fa.

Contratti e confusi, i ragazzi di Blengini si arrendono quasi senza giocarsela con la solida squadra di Grbic, devastante anche avanti.

Lo scarso rendimento azzurro in attacco (un misero 37% di realizzazione con appena 13 punti in due per Zaytsev e Juantorena) hanno contribuito alla giornata negativa, oltre ai discontinui errori in ricezione e sotto rete.

Ora serve un pronto riscatto contro la Polonia per cercare di rialzare subito la testa se si vuole raggiungere la semifinale. Partita difficilissima soprattutto dal punto di vista mentale e ci vorrà quasi un miracolo contro i campioni del Mondo. Ovviamente bisogna capire anche il risultato di questa sera in cui i polacchi sfideranno proprio i serbi.

A brillare nel match è stato Aleksandar Atanasijevic con 19 punti, per l’Italia solo Mazzone in doppia cifra (11 punti).

Per il regista Simone Giannelli alla Gazzetta

Non siamo riusciti a cambiare mai la partita. Non siamo mai stati lucidi nella nostra fase di cambio palla. Loro sono stati sempre costanti, è colpa nostra che non siamo mai riusciti a cambiare la situazione.

Lo stomaco inizia ad aggrovigliarsi per la tensione. Il PalaAlpitour di Torino è sold-out: il volley e la Nazionale maschile hanno ribaltato per un istante una città presa dal calcio e da Cristiano Ronaldo. E’ l’effetto Mondiali di volley che si stanno disputando tra Italia e Bulgaria: gli Azzurri di Blengini hanno finora raccolto risultati (sette vittorie e una sola sconfitta, al tie break contro la Russia) e palazzetti pieni tra Roma, Firenze e Milano.

E ora ci attendono le Final Six. Primo appuntamento, mercoledì 26 settembre, ore 21.15 (diretta su Raidue) per Italia-Serbia, prima partita per gli azzurri nel pool da cui usciranno le due semifinaliste. E qualche ora prima, alle 17 e sempre in diretta su Raidue, sarà la volta dei campioni olimpici del Brasile contro i campioni d’Europa della Russia.

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Il livello, come è facile intuire è altissimo. Dal 26 al 28 si qualificheranno quattro squadre che definiranno le semifinali e la finale. La nazionale di Blengini tornerà in campo poi venerdì sera (sempre alle 21:15) per affrontare la Polonia campione del mondo in carica.

Vincere contro gli uomini di Nikola Grbic, garantirebbe all’Italia una grossissima chance per superare il turno, ma la Serbia, storica rivale, ha dimostrato di essere una formazione grintosa, agonistica che unisce elevata tecnica e grande incisività sotto rete: in questa edizione ha battuto Russia e Francia trascinando gli Usa al tie-break. Il ct Gianlorenzo Blengini è fiducioso:

La Serbia è fortissima, piena di veterani e di stelle della Superlega. Neppure la Polonia ci sorprende: è meritatamente tra le prime sei, come comunque si pensava a inizio torneo quando si sapeva che di sette squadre solo una sarebbe stata eliminata al secondo round. Siamo fiduciosi perché sentiamo il calore di un’intera nazione dietro di noi

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Lo dimostra il calore, lo dimostrano i numeri di spettatori davanti alla tv o all’interno dei palazzetti. Il PalaAlpitour contiene 18mila tifosi, ma capitan Ivan Zaytsev alza l’asticella:

A Torino chiediamo di regalarci una bolgia, un piccolo inferno per i nostri avversari, che ricordi loro chi gioca in casa. Abbiamo bisogno dei nostri tifosi più che mai

I Mondiali 2018 di volley maschile entrano nel vivo. Dopo i due incontri d’apertura di domenica 9 settembre che hanno visto i padroni di casa Italia e Bulgaria vincere rispettivamente contro Giappone (riuscita l’idea di disputare il match all’aperto all’interno del Foro italico) e contro Finlandia, nella giornata di mercoledì 12 il torneo si carica con ben 10 incontri in programma sparpagliati tra Firenze, Bari, Varna e Ruse (entrambe in Bulgaria).

Si inizia con Francia – Cina, alle ore 13, nel Pool B. A Ruse, favori del pronostico tutti indirizzati verso i Galletti nonché campioni d’Europa del 2015. Alle 14.00, per il Pool C, a Bari il derby africano tra Camerun e Tunisia, senz’altro le compagini con il più basso livello tecnico di tutta la manifestazione.

Molto probabilmente tra Paesi Bassi e Canada (ore 16, Pool B, a Ruse) dovrebbe uscire la terza squadra del girone alle spalle delle più quotate Francia e Brasile. Dopo due stagioni positive, i canadesi partono leggermente favoriti rispetto agli Orange decisamente lontani dai fasti di 20 anni fa quando proprio contro l’Italia si contendevano i palcoscenici più importanti.

A completare le gare delle 16, per il Pool D a Varna, c’è Iran contro Porto Rico. Match esotico e di difficile lettura con la formazione mediorientale più tecnica e pronta rispetto ai caraibici.

Alle ore 17 si ritorno a Bari, al PalaFlorio, per il Pool C dove si alza il sipario per l’esordio dei campioni d’Europa e freschi vincitori della Nations League. La Russia è di scena contro l’Australia, nazionale che non dovrebbe creare ostacoli per l’armata russa che corre spedita per la vittoria finale.
Dopo ben 44 anni di assenza, torna ai Mondiali la Repubblica Dominicana. Alle 17, per il Pool A a Firenze, la cenerentola del torneo ha di fronte la Slovenia, possibile insidia nel cammino azzurro.

Ci avviamo verso sera con i due match delle 19.30 dove scendono in campo due topteam: sulla carta facile esordio per i campioni Olimpici del Brasile (sempre per il Pool B) che provano a mettere in saccoccia i primi tre punti contro l’Egitto, nonostante diversi infortuni. Ma gli occhi sono tutti puntati a Varna, nel Pool D, per il primo incontro dei campioni del Mondo: la difesa del titolo della Polonia inizia contro Cuba, avversario alla portata.

Nostalgia e prove tecniche sono le motivazioni che spingono l’Italia a osserva la sfida tra Belgio e Argentina (ore 20.30 a Firenze per il Pool A): da un lato le prossime due avversarie per gli azzurri, dall’altro occhio ai ct con Andrea Anastasi a guidare il Belgio e Julio Velasco per l’Albiceleste. Parliamo di due leggende per la pallavolo italiana: il primo quarto ai Mondiali del 2010, Velasco, detto il “Guru”, è colui che ha creato la famigerata Generazione dei Fenomeni.

Credits: Volleyball.it

Chiude questa pirotecnica giornata il big match e tra le più attese sfide di questa prima fase. Ancora a Bari, sempre 20.30, per il Pool C, riflettori puntati sulla classica Usa- Serbia. Due favoriti per il titolo finale, chi vince questa può avere già un piede nella fase successiva.

In seguito alla partita tra Serbia e Svizzera, non è soltanto il risultato a creare agitazione e confusione tra le due squadre, ma soprattutto quel gesto di esultanza che due calciatori svizzeri hanno sfoggiato in maniera eclatante dopo i due rispettivi gol.

Si tratta di Xhaka e Shaqiri, entrambi originari del Kosovo, che dopo le loro reti hanno mimato le aquile, simbolo della bandiera albanese.

Ed è proprio quel particolare modo di festeggiare che non è piaciuto affatto ai serbi e che ora è al centro di accese polemiche che coinvolgono anche la Fifa, chiamata in causa per valutare se sanzionare o meno i giocatori.

Ma per capire bene le motivazioni che hanno spinto i due giocatori ad entrare nell’occhio del ciclone bisogna guardare indietro alle loro storie personali, che sono inevitabilmente influenzate dalla repressione serba subita durante la guerra jugoslava.

Xhaka, il cui padre rimase in carcere per ben tre anni per aver partecipato a dimostrazioni contro il governo jugoslavo, conserva nel cuore le sue radici kosoviane nonostante poi sia nato effettivamente in Svizzera.

Shaqiri, invece, è nato proprio in Kosovo, ma durante il conflitto fu costretto a emigrare con la sua famiglia nel territorio svizzero.

Entrambi sentono ancora forte l’attaccamento con la patria e, in occasione del match contro la Serbia, questo sentimento si è fatto ancora più vivo e ha portato a quell’esplosione di gioia con tanto di riferimenti politici in campo.

Politica e sport si intrecciano in modo clamoroso, dando luogo a polemiche e accuse che di certo avranno delle ripercussioni sui due giocatori.

Il motivo a livello politico è evidente: il Kosovo è un paese ormai indipendente dal 2008, ma né la Serbia né la Russia lo riconoscono come tale. I nazionalisti albanesi mimano con l’uso delle mani l’aquila bicipite, simbolo della propria nazione, ed è proprio questo gesto che Xhaka e Shaqiri devono spiegare adesso alla Fifa e alla Serbia, che li contesta aspramente per la provocazione.

Da una parte, si schiera a difesa dei due giocatori il loro capitano Stefan Lichtsteiner che afferma:

Xhaka e Shaqiri hanno fatto bene. I serbi ci stavano provocando da giorni e poi credo che le botte si danno e si prendono, e loro non sono angeli. Per me va bene. C’è stata una guerra durissima per molti genitori dei nostri giocatori. C’erano pressioni e provocazioni, quindi per me va tutto bene

Dall’altra, però, arrivano le risposte di chi non ha apprezzato il gesto, come il ct Petković  che dice:

È chiaro che nel momento del gol un calciatore senta emozioni particolari. Però credo che tutti noi dobbiamo lasciare fuori la politica dal calcio

E le parole di Mitrović , attaccante della nazionale serba, che chiede a gran voce:

Se sono tanto patrioti perché non giocano per i loro paesi invece che per la Svizzera?

Insomma, era chiaro che la partita tra Serbia e Svizzera avrebbe scatenato non poche rivalità e non solo in campo, ma adesso tocca alla Fifa stabilire se il comportamento dei due giocatori sia da considerare sanzionabile ai fini di una sportività che non deve in alcun modo avere riferimenti politici.

E i due calciatori come giustificano il loro gesto? Nessuno dei due sembra volere esprimere apertamente la propria opinione e finora si sono limitati a dire che la loro esultanza è stata causata dall’emozione e dalla gioia.

Ma nel frattempo si continua a discutere sul loro comportamento e anche sulle scarpe indossate in campo da Shaqiri che, sfoggiando da una parte la bandiera svizzera e dall’altra quella del Kosovo, sembrano avere più significato di molte parole.

Era dal 1982, dalla partita persa 2-1 contro l’Algeria, che la Germania non cannava il match d’esordio dei Mondiali. E se a questo ci aggiungiamo che sono gli attuali detentori della Coppa nata dalla mani e dalla mente di Silvio Gazzaniga, ecco che il tonfo contro il Messico (1-0 gol di Lozano al 35’), nel gruppo F, fa ancora più eco.
E’ la notizia di domenica 17 giugno e del quarto giorno dei Mondiali russi, ma se la squadra di Löw è il primo mostro sacro a cadere, non sorride di certo il Brasile che nella partita serale delle 20.00 del gruppo E non va oltre il pareggio per 1-1 contro una Svizzera coriacea e fastidiosa. Così a condurre il gruppo E, dopo la prima giornata, è la Serbia che ha aperto la giornata vincendo 1-0 contro il Costa Rica.

?? Costa Rica 0-1 Serbia ?? | Gruppo E

E partiamo proprio dal positivo esordio della nazionale balcanica che conquista i primi tre punti del mondiale grazie a una pennellata su punizione, verrebbe da dire, del solito Aleksandar Kolarov. Il terzino della Roma, vedendo il tanto gioco poco concretizzato dei suoi compagni, decide di fare tutto da solo e di scavalcare barriera e trafiggere Keylor Navas al 56’. Nel bene e nel male sono gli “italiani” a farsi notare: Adem Ljajic è nel suo giorno in cui scende in campo con le pantofole; Sergej Milinkovic-Savic è raggiante ed è il vero faro della Serbia. Una rovesciata, tante giocate: la sua classe esplode alla Samara Arena e gli occhi estasiati del globo piombano su di lui. Costa Rica si fa vedere solo all’inizio, poi sono i ragazzi del ct Mladen Krstajić a sciupare in due occasioni nette la rete del raddoppio.

 

?? Germania 0-1 Messico ?? | Gruppo F

La vittoria del Messico contro la Germania provoca il primo terremoto in Russia…e anche a Città del Messico. Al gol di Hirving Lozano, infatti, si è registrata una scossa provocata dall’euforia incontenibile dei tifosi. Se tutti gli occhi erano puntati verso la porta teutonica per capire se Neuer avesse recuperato, la Germania si scopre con le polveri bagnate in attacco. La Nazionale dell’America settentrionale sfrutta alla perfezione un contropiede letale, Hummels esce scellerato a centrocampo sperando nell’anticipo, Lozano è lucido a controllare palla, a superare Özil e a battere Neuer. Ochoa, come consuetudine, si trasforma e respinge i tiri di Kroos, Özil e compagni. Julian Brandt prova il tiro impossibile e disperato al minuto 89, ma non cambia il risultato.

 

?? Brasile 1-1 Svizzera?? | Gruppo E

E se la Germania non segna, a trafiggere la Seleçao e gli animi dei tifosi carioca è Steven Zuber, centrale offensivo dell’Hoffenheim che inzucca, al 50’, l’1-1 che intontisce Tite e il Brasile. Il “joga bonito” è durato poco, la pennellata di Coutinho al 20’ è un boato che si sciupa in una partita vissuta tra fiammate, tra Neymar che si becca dieci falli e della resistenza svizzera. E’ un Brasile abbastanza anarchico, dove ognuno ha provato a salvare la patria da solo; un giro a vuoto che lascia la squadra in un mezza agonia in un girone, quello E, che vede la Serbia in testa.

Lunedì 18 giugno si conclude il gruppo F con Svezia – Corea del Sud (ore 14.00, Italia 1). La Corea del Sud non ha un buon ricordo della Svezia, quel 12-0 subito alle Olimpiadi del 1948 rappresenta una delle sconfitte più dolorose nella propria storia e, al contempo, la vittoria più larga di sempre degli scandinavi. Sono quattro in tutto i precedenti tra le due Nazionali, ma nessuno in Coppa del Mondo, dove Svezia e Corea del Sud non si sono mai sfidate. Lo faranno al Novgorod Stadium, chiudendo di fatto la prima giornata del gruppo F inizia con il match tra Germania e Messico.

Alle 17.00 (sempre su Italia 1) è il turno di Belgio e Panama ad aprire il Gruppo G. Una sfida inedita, è il primo incrocio tra la formazione di Martinez e quella di Dario Gomez, che punta a limitare i danni al cospetto di una selezione imbattuta nelle ultime nove partite della fase a gironi dei Mondiali. Per Panama, assieme all’Islanda, è debutto assoluto. Chiude il Girone G, l’altro match in programma Tunisia – Inghilterra (ore 20.00, Italia 1): le due Nazionali tornano a sfidarsi vent’anni dopo l’ultima volta, scendendo in campo alla Volgograd Arena. Un 2-0 a favore degli inglesi arrivato durante il Mondiale di Francia ’98, dopodiché mai più un incrocio.

Le probabili formazioni

Svezia: Olsen; Krafth, Lindelof, Granqvist, Augustinsson; Claesson, Ekdal, Larsson, Forsberg; Berg, Toivonen.

Corea del Sud: Seung-Gyu; Young-Sun, Ban-Suk, Min-Woo; Lee-Yong, Jung, Sung-Yeung, Jo-Hoo; Jae-Sung; Heung-Min, Hwang.

 

Belgio: Courtois; Vertonghen, Alderweireld, Kompany; Meunier, Witsel, De Bruyne, Carrasco; Hazard, Mertens; Lukaku.

Panama: Penedo; Murillo, Baloy, R. Torres, Ovalle; Gomez, Godoy; Barcenas, Cooper, J. Rodriguez; Perez.

 

Tunisia: Mathlouthi; Nagguez, Meriah, Ben Youssef, Maaloul; Sassi, Ben Amor; Badri, Khaoui, Sliti; Khazri.

Inghilterra: Pickford; Walker, Stones, Cahill; Trippier, Henderson, Dier, Young; Alli, Sterling; Kane.