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Qualche volta la squadra ospitante riesce a vincere davanti al proprio pubblico e questo è il caso della Storia Mondiali Francia 1998, in cui i transalpini salgono sul tetto del mondo. I giocatori, però, devono essere forti e gli uomini di Jacquet sono veramente una corazzata, a cui manca forse solo un attaccante di grande esperienza, vista la giovane età di Henry e Trezeguet.

Avere in squadra Zidane, infatti, fa la differenza e i suoi compagni, nei momenti di difficoltà, sanno cosa fare: dargli la palla e aspettare che si inventi qualcosa per sbrogliare la matassa. Questo squadrone riesce ad avere la meglio sul Brasile di Ronaldo, che perde per tre reti a zero la finale del torneo. Sul fenomeno brasiliano, i compagni di squadra diranno che, poche ore prima della partita al Saint Denis, è vittima di un malore abbastanza serio, tanto da far temere addirittura qualche conseguenza molto grave, che per fortuna non si verifica.

Per quanto riguarda la nazionale italiana, a Francia 98 si parla soprattutto del dualismo tra Roberto Baggio e Alessandro Del Piero, che secondo il ct Cesare Maldini non possono giocare assieme. Il commissario tecnico azzurro preferisce Del Piero e manda quasi sempre in panchina Baggio, andando contro il parere di una gran parte dei tifosi italiani. La nazionale azzurra, comunque, esce ai quarti di finale contro la Francia ai calci di rigore, in cui i sogni dell’Italia si fermano sulla traversa di Di Biagio.

Storia Mondiali Francia 1998 – I Vincitori

La Francia esordisce con una vittoria per tre a zero contro il Sudafrica, in virtù delle reti di Dugarry, Issa (autogol) e Thierry Henry. Nella seconda partita i transalpini battono per quattro a zero l’Arabia Saudita, dopo due reti di Henry, una di Trezeguet e l’ultima di Lizarazu. Zidane è protagonista in negativo perché colpisce un avversario con una testata e rimedia due giornate di squalifica. Nell’ultima del girone, contro la Danimarca, la Francia vince per 2 a 1 e si qualifica come prima.

Agli ottavi di finale, i Blues incontrano il Paraguay senza la sua stella e i sudamericani li fanno soffrire e cercano di portare la gara ai calci di rigore, forti della presenza di Chilavert, portiere para tutto. Quando l’incontro sembra volgere verso gli undici metri, Laurent Blanc segna il golden gol ai supplementari e porta la sua nazionale ai quarti.

Nel turno successivo, i padroni di casa se la vedono con l’Italia, in una partita tiratissima e molto tattica. Cesare Maldini dà a Pessotto il compito di marcare Zidane e lascia Baggio in panchina ma lo fa subentrare a partita in corso. Al termine dei supplementari il divin codino sfiora la rete del golden gol e si va ai rigori. Qui la Francia ha la meglio ed elimina la nazionale azzurra.

In semifinale, i transalpini trovano la Croazia che passa in vantaggio con Suker ma Thuram ribalta la situazione con una doppietta e regala la finale alla sua squadra. Nel video seguente, vediamo il bel gol decisivo del francese.

 

I Convocati

Portieri: Barthez, Lama, Charbonnier;

Difensori: Thuram, Lizarazu, Blanc, Desailly, Candela, Leboeuf;

Centrocampisti: Zidane, Deschamps, Boghossian, Diomède, Karembeu, Djorkaeff, Vieira, Petit, Pires;

Attaccanti: Henry, Trezeguet, Guivarc’h, Dugarry.

Storia Mondiali Francia 1998 – I Vinti

Il Brasile ha in panchina un tecnico esperto come Zagallo e dispone di Ronaldo il fenomeno, il miglior giocatore al mondo, a soli 21 anni. Parte, quindi, come squadra favorita ma nella gara d’esordio non impressiona più di tanto e riesce a vincere contro la Scozia per 2 a 1, grazie a un autogol Boyd, che risulta decisivo. Nella gara successiva, il Brasile travolge il Marocco e nella sfida contro la Norvegia perde per due reti a una ma si qualifica ugualmente agli ottavi.

Gli ottavi di finale mettono il Brasile di fronte al Cile e la Selecao dilaga vincendo per quattro reti a uno, grazie a una doppietta di Ronaldo e una di Cesar Sampaio. Ai quarti, i verdeoro passano contro la Danimarca vincendo per 3 a 2, grazie a un gol di Bebeto e una doppietta di Rivaldo.

In semifinale, il Brasile se la vede con l’Olanda e la partita è abbastanza vivace. I brasiliani vanno in vantaggio con Ronaldo e gli arancioni pareggiano con Kluivert. Si va ai rigori e il portiere Taffarel neutralizza le conclusioni di Coku e Ronald De Boer e riporta il Brasile in finale, come quattro anni prima.

I Convocati

Portieri: Taffarel, Dida, Germano;

Difensori: Cafù, Roberto Carlos, Cruz, Aldair, Goncalves, Ze Carlos, Junior Baiano;

Centrocampisti: Cesar Sampaio, Denilson, Rivaldo, Leonardo, Doriva, Dunga, Emerson, Ze Roberto, Giovanni;

Attaccanti: Ronaldo, Bebeto, Edmundo.

Storia Mondiali Francia 1998 – La Finale

Le formazioni

Francia(4-3-2-1): Bartez; Thuram, Leboeuf, Lizarazu, Desailly; Karembeu, Deschamps, Petit; Djorkaeff, Zidane; Guivarc’h;

Brasile(4-4-2): Taffarel; Junion Baiano, Aldair, Cafù, Roberto Carlos; Dunga, Sampaio, Rivaldo, Leonardo; Ronaldo, Bebeto.

La Partita

La finale è condizionata da quanto accade prima della partita. Ronaldo si sente male, ha le convulsioni e perde conoscenza per diversi minuti; il suo compagno di stanza, Roberto Carlos, chiama il medico e il fenomeno va in ospedale. Quando tutti pensano che giocherà Edmundo, pochi minuti prima del calcio d’inizio il fenomeno arriva negli spogliatoi e Zagallo lo manda in campo. Ronaldo, però, è la controfigura di se stesso, quasi fatica a stare in piedi e i suoi compagni giocano con la paura che possa sentirsi male in campo.

In questo clima, la Francia vince per tre a zero, con due reti di Zidane e un gol di Petit, portando a casa la prima coppa del Mondo della sua storia. Di seguito c’è il primo gol di Zizou, che sblocca la partita.

 

Il Brasile esce sconfitto ma si rifarà quattro anni dopo, in occasione dei Mondiali 2002.

 

La corsa al torneo globale è molto lunga, le sfide si dividono in diversi giorni e le partite di Qualificazione Mondiali 2022 Qatar 14 e 15 Ottobre 2021 sono le ultime di questo periodo. Riguardano unicamente i gironi di Centro e Nord America e quello sudamericano, in cui alcune gerarchie sono consolidate.

Qualificazione Mondiali 2022 Qatar 14 e 15 Ottobre 2021 – I Gironi

Centro e Nord America

Per quanto riguarda il gruppo Centro e Nordamericano, si trova ormai alla terza fase e consta di un girone di otto squadre, che hanno tutte giocato in questa tornata. Il Messico consolida il primo posto in classifica, vincendo contro El Salvador per due a zero e balzando a 14 punti. Al secondo posto ci sono gli USA, che vincono contro il Costa Rica e arrivano a 11 punti. Al terzo posto, il Canada, dopo la vittoria contro il Panama per 4 a 1, insegue una storica qualificazione ai Mondiali. L’ultima partita riguarda il successo della Giamaica sull’Honduras, che hanno entrambe poche possibilità di andare in Qatar 2022.

Di seguito, c’è la tabella con tutte le partite del gruppo.

Squadra 1Squadra 2Risultato
El SalvadorMessico0-2
HondurasGiamaica0-2
CanadaPanama4-1
USACosta Rica2-1

 

Sudamerica

Per quanto riguarda le squadre del Sud America, sono in dieci e le prime quattro accedono direttamente al prossimo Mondiale. Tra queste, Brasile e Argentina sono ormai quasi certe della qualificazione, visto che hanno un buon vantaggio sulle inseguitrici. Nell’ultima gara, l’Argentina ha conseguito una vittoria casalinga contro il Perù, grazie a una rete del ristabilito Lautaro Martinez, che manda l’Albiceleste a 25 punti. Il Brasile, invece, batte in casa l’Uruguay per quattro reti a una (di Suarez), di cui la prima mostra la firma di Neymar.
Le altre gare vedono il pareggio tra Colombia ed Ecuador a reti bianche e le vittorie del Cile sul Venezuela per tre a zero e della Bolivia sul Paraguay per quattro a zero.

La tabella di seguito riporta tutti i risultati delle partite di Qualificazione ai Mondiali 2022 Qatar di 14 e 15 Ottobre 2021.

Quello inglese è il campionato più bello e combattuto al mondo e le Partite Premier League 16-17-18 Ottobre ne segnano la ripresa dopo la sosta di Qatar 2022 e di Nations League 2021. La sfida che risalta maggiormente all’occhio è quella tra il Manchester United di Cristiano Ronaldo e il Leicester.

Lo United è a due punti dalla capolista Chelsea e lotta attivamente per vincere la Premier, anche se viene da due passi falsi, che sono la sconfitta contro l’Aston Villa e il pareggio contro l’Everton. Può, però, contare su un Cristiano Ronaldo in forma smagliante, che anche contro il Portogallo ha segnato, nelle qualificazioni ai Mondiali 2022 in Qatar.

Il Leicester, invece, staziona al tredicesimo posto ma ha grandi giocatori e quindi tutte le carte in regola per riprendersi e scalare varie posizioni in classifica; il suo score recente è, però, abbastanza deludente, visto che i londinesi hanno conquistato solo due punti nelle ultime quattro giornate di campionato.

Partite Premier League 16-17-18 Ottobre – Big Match Leicester vs Manchester United

Il Leicester punta a risalire verso la vetta e allontanarsi dal vertice basso della classifica. Per fare questo, il tecnico Rodgers schiera la sua squadra con il 4-2-3-1, con Vardy come punta centrale e Maddison, Barnes e Albrighton che sono al suo supporto.

Il Manchester United, invece, è partito abbastanza bene in campionato e in Champions è ancora in corsa per il passaggio del primo turno. Per l’ottava giornata di campionato, Solskjaer utilizza lo stesso 4-2-3-1 del suo avversario e manda CR7 in attacco, con il supporto di Sancho, Greenwood e Bruno Fernandes sulla trequarti. In caso di bisogno, ci sono sempre giocatori del calibro di Cavani, pronti a subentrare.

Partite Premier League 16-17-18 Ottobre – Le Probabili Formazioni

Leicester(4-2-3-1): Schmeichel; Evans, Pereira, Bertrand, Soyuncu; Ndidi, Tielemans; Barnes, Maddison, Albrighton; Vardy.

Manchester United(4-2-3-1): De Gea; Varane, Maguire, Shaw, Wan Bissaka; Matic, Pogba; Greenwood, Sancho, Bruno Fernandes; Cristiano Ronaldo.

Confronta le Quote

                                      Leicester vs Manchester United

 

Le Altre Partite

Il Chelsea dovrà andare in trasferta per affrontare il Brentford, con lo scopo di mantenere la testa della classifica mentre il Liverpool, che viene da due pareggi consecutivi, va a far visita al Watford. Le altre partite sono riportate in tabella.

Squadra 1Squadra 2
WatfordLiverpool
Aston VillaWolves
LeicesterManchester United
Manchester CityBurnley
NorwichBrighton
SouthamptonLeeds
BrendfordChelsea
EvertonWest Ham
NewcastleTottenham
ArsenalCrystal Palace

C’è del sadismo autoinflitto nel rivedere, di proposito, le immagini di Italia – Corea del Sud del Mondiale del 2002. Il Golden goal miserabilmente chiamato “the sudden death” (la morte improvvisa) dagli inglesi, l’arbitro Byron Moreno, Vieri che dilania occasioni su occasioni, Trapattoni tarantolato che se la prende con il mondo interno.
Tra le istantanee che più fanno male, però, ce n’è una in un certo senso epocale: lo stacco di Ahn che lascia a terra Paolo Maldini, preso in controtempo, e sigla la rete del 2-1 che elimina l’Italia dalla Coppa del Mondo.
Poi l’immagine del capitano azzurro, mentre tutto attorno è una bolgia rossa, che con un’espressione sofferente, si mette la mano sinistra tra i capelli, alzando il braccio che mostra visibilmente la fascia di capitano.

Fu l’ultima immagine del leader azzurro in Nazionale: il giorno dopo la stampa italiana non risparmiò indecorose critiche e Paolo, per preservare le sue ginocchia e focalizzarsi solo ed esclusivamente sul Milan, decise di salutare tutti togliendosi di dosso la maglia azzurra.
Ben 126 presenze, quattro Mondiali, uno più beffardo dell’altro. Un pegno dantesco per fargli pesare come un macigno le tantissime soddisfazioni che ha conquistato con il suo club eterno. Mentre inanellava Scudetti, Coppe dei Campioni e Campionati mondiali, in Nazionale Maldini ha preso solo tanti schiaffi.

Per questo, nonostante le numerose soddisfazioni, ha più volte detto che la semifinale di Italia ’90 contro l’Argentina è la sua delusione più grande. Tre Mondiali fatti fuori ai calci di rigore, il quarto e l’ultimo per il Golden goal: semplicemente non era il suo destino.
In terra asiatica, quel 2002, si chiuse un ciclo iniziato il 31 marzo 1988 con il debutto in Nazionale maggiore, a 19 anni, a Spalato nel match tra Jugoslavia e Italia terminato 1-1. Voluto da Azeglio Vicini che ebbe il compito di “rifondare” la squadra dopo la fallimentare spedizione nel Mondiale del 1986, Maldini fu il pilastro, nonostante la giovane età, dell’Europeo del 1988, ma soprattutto del Mondiale casalingo del 1990.

Se l’esordio è avvenuto nel 1988, ci sono voluti ben cinque anni per vederlo esultare per il primo gol con la maglia azzurra: il 20 gennaio 1993, infatti, Maldini realizza la rete del 2-0 contro il Messico:

Nelle 126 apparizioni, che lo collocano al terzo posto nella classifica assoluta di presenze alle spalle di Cannavaro (136 gettoni) e Buffon (169), Maldini ha realizzato sette reti. Dopo la prima rete, Paolo impiega due mesi per realizzare la seconda: il 24 marzo 1993 segna il 5-1 (6-1, il risultato finale) dell’Italia su Malta nel girone di qualificazione per il Mondiale del 1994:

Con Arrigo Sacchi in panchina, Maldini segna un’altra volta, l’11 novembre 1995, siglando la rete definitiva del 3-1 sull’Ucraina, questa volta nel girone di qualificazione per gli Europei dell’anno dopo. Un gol davvero davvero bello:

Il 29 marzo 1997 segna nella nuova avventura con suo padre, Cesare Maldini, come ct azzurro: il terzino sinistro apre le marcature, con una pregevole azione personale, nel 3-0 contro la Moldavia e si rifà, nello stesso girone di qualificazione, segnando il 2-0 contro la Polonia (3-0 il finale), un mese dopo, il 30 aprile 1997:

Un anno dopo, il 22 aprile 1998, nell’amichevole contro il Paraguay va nuovamente a segno in avvio, al 5’, nel match che vede l’Italia imporsi per 3-1:

L’ultima rete in azzurro la segna il 5 giugno 1999, allo stadio Dall’Ara di Bologna, contro il Galles. Sulla panchina c’è Zoff, la Nazionale gioca per conquistare l’accesso all’Europeo del 2000 e Maldini sigla la rete del 3-0, un gol che Bruno Pizzul definisce “spettacoloso”:

Era il quinto rigorista designato nel Brasile nella lotteria dei calci di rigore, contro l’Italia, nella finale dei Mondiali del 1994 negli Stati Uniti d’America. Un rigore che, Bebeto, non ha mai calciato perché non ce ne fu bisogno, dopo l’errore di Roberto Baggio che andò ad aggiungersi a quelli di Franco Baresi e Daniele Massaro.
Il suo, personale, Mondiale, non verrà ricordato per quel non-rigore, ma per un’esultanza, spontanea e istintiva che ancora oggi è icona emulata sui campi da calcio, da quelli professionisti a quelli di periferia.

Era il 62’ di Brasile – Olanda, quarti di finale. I Verdeoro avevano sbloccato il match 10 minuti prima con Romario, ma è proprio il brevilineo centravanti che al tempo giocava in Spagna, nel Deportivo de La Coruña, a realizzare la rete del raddoppio, insinuandosi tra i due centrali Oranje e dribblando il portiere Ed de Goey.

Poi l’esultanza: con le mani unite fa finta di cullare un bebè. Una dedica speciale, al suo terzo figlio, nato due giorni prima, il sette luglio 1994. Fu istintivo e non programmato, ma Mazinho e Romario lo affiancarono creando un movimento ritmico e ipnotico che solo il sangue brasiliano sa alimentare.
Il match si concluderà poi 3-2 per i brasiliani, con la terza rete messa a segno da Branco, nonostante la rimonta olandese firmata Dennis Bergkamp e Aron Winter.

Ecco, 23 anni dopo quel bebè che tutto il mondo conobbe per l’esultanza del padre ha firmato con lo Sporting Lisbona. Mattheus è un calciatore professionista che si è fatto tutta la trafila nel Flamengo prima di volare in Europa, in Portogallo, acquistato dall’Estoril nel 2015.

 

E’ lo stesso Bebeto, ad annunciare su Twitter, il cambio di maglia di suo figlio pronto a fare il salto di qualità: per lui, infatti, un contratto di cinque anni con i Leões che l’hanno acquistato per un milione di euro.
Figli predestinati crescono…

 

 

Le “Notti magiche” alla fine non le abbiamo davvero esattamente contate. Furono sette, quelle che l’Italia nel suo Mondiale casalingo disputò. Sette era il numero massimo, dall’esordio all’ultimo giorno del torneo, solo che a noi ci toccò la “finalina” che fu altrettanto magica perché si giocò allo stadio San Nicola di Bari festante;perché gli azzurri vinsero 2-1 contro l’Inghilterra, perché segnò Schillaci – l’uomo della provvidenza di Azeglio Vicini – e Roberto Baggio. Felici anche i baresi perché videro per la prima volta segnare Platt e di certo non fu l’ultima su quel terreno di gioco.

Azeglio Vicini e Roberto Baggio durante il ritiro nel Mondiale italiano

Eppure contandole, forse, le notti magiche si fermano a sei, perché la semifinale quella contro l’Argentina di Maradona crea ancora dispiacere. E tanto ne creò al nostro ct, Azeglio Vicini, vedendo un’uscita a vuoto proprio sul più bello e due rigori sbagliati.
Estromessi dai detentori del trofeo acciuffato quattro anni prima, nel Mondiale messicano, aggrappandosi al genio di Maradona. Nel 1986, l’Italia concluse la sua avventura agli ottavi di finale buttata fuori con un secco 2-0 contro la Francia di Platini che purgò gli azzurri in quella circostanza.

Un’avventura senza infamia e senza lode, ma che portò alla fine di un’era: l’addio da commissario tecnico di Enzo Bearzot. Con lui, per 11 anni sulla panchina dell’Italia, un Mondiale, quello del 1982, una mancata qualificazione agli Europei del 1984 e soprattutto l’aver lanciato in Nazionale Beppe Bergomi, nell’aprile del 1982, a 18 anni e tre mesi, contro la Germania Est. Ben 45 presenze, ma del resto l’uomo venuto da Aiello del Friuli stravedeva per il ragazzo col baffo buttato tra i grandi nella spedizione spagnola con quel filo di paura che gli passava appena si girava e vedeva Dino Zoff. Stravedeva per Bergomi, sì, ma piccolo problema: come terzino destro qualche gol se lo sarebbe aspettato.

Il capitano tedesco Rumenigge in contrasto con Beppe Bergomi nella finale del Mondiale ’82

Bearzot lasciò la panchina senza vedere lo “zio” segnare. Vicini, che la ereditò dopo la gavetta nell’Under proprio come il suo predecessore, fece il suo esordio l’8 ottobre 1986 in un’amichevole contro la Grecia. Partita vinta dall’Italia 2-0. Marcatori: Bergomi, Bergomi. E che gol:

 

Ecco il ricordo dello stesso Beppe Bergomi:

E pensare che all’esordio di Vicini come ct ho fatto pure una doppietta, io che con Bearzot non avevo mai segnato, facendolo arrabbiare…. Questa cosa divertiva molto Vicini. Ricordo spesso un aneddoto divertente con ex compagni come Mauro o Vialli: Vicini volle giocare con la Scozia a Catanzaro per sfruttare il caldo, al quale gli avversari non erano abituati. Ma piovve per una settimana e perdemmo. Era un tecnico della vecchia scuola, con quella saggezza e quella semplicità della piccole cose del calcio che sembrano scontate ma non lo sono: i tacchetti giusti, l’attenzione al metro di giudizio dell’arbitro, le riunioni a gruppi distinti per difesa e attacco. Era un allenatore che sdrammatizzava, ed è vero che aveva un atteggiamento paterno: non veniva a controllare nelle camere, ma sapeva che ci trovavamo a parlare, a giocare a carte o a mangiare un panino in più perché avevamo fame. Ma lasciava fare e ci lasciava responsabilità

Dopo quasi 28 anni, l’amarezza per quel Mondiale resta. Resta forse perché nel nostro inconscio vorremmo consegnarlo a quella persona garbata, a modo, qual era Azeglio Vicini. Un senso di correttezza per riequilibrare il senso delle cose. L’ha alzata al cielo Bearzot che pure, dopo la doppietta di Bergomi contro la Grecia gli disse: «Allora con me lo facevi apposta!»

Azzurri a lezione di tattica dal ct Vicini

Le vittorie, nelle partite di calcio, maturano non solo grazie alle reti degli attaccanti ma anche delle parate dei portieri. Questa regola vale anche nei Mondiali di calcio. Se pensiamo alle parate di Dino Zoff nel 1982 e di Gigi Buffon nel 2006, non possiamo che avere conferma.
Una parata però è entrata di prepotenza nella storia dei Mondiali di calcio.

Messico 1970 e la partita in questione è Brasile – Inghilterra. I carioca sono favoritissimi per la vittoria, tant’è che poi vinceranno il titolo ai danni dell’Italia per 4-1. Tra le fila verdeoro spicca il talento e la forza di Pelé oltre che i gol di Jairzinho. L’Inghilterra invece risponde con una difesa tosta e difficile da penetrare. Nella retroguardia inglese c’è il portiere 33enne, Gordon Banks, estremo difensore dello Stoke City. Da quel giorno il portiere Banks si è fatto conoscere in tutto il mondo.

Al 15esimo minuto, su un cross dalla destra di Jairzinho, Pelé si alza indisturbato e di testa schiaccia la palla all’angolo opposto al portiere inglese. Non si sa come, non si sa il perché, ma il portiere Banks si ritrova sulla zolla d’erba d’impatto della palla. Una specie di carrellata in stile calcio balilla da destra verso sinistra, e il guanto ferma la sfera sulla linea di porta. Il Telstar (il pallone usato al mondiale di Messico ’70) s’inarca oltre la traversa.

Il numero 10 brasiliano rimane di sasso, convinto di aver sbloccato il risultato, ma in quel caso fu il portiere inglese Banks ad avere la meglio. Convinti del gran gesto atletico, i compagni di squadra si complimentarono con il numero 1 britannico, mentre i 70mila dello stadio Jalisco di Guadalajara rimasero meravigliati.

Gordon Banks però non esultò e forse è uno dei suoi rimpianti.

Rimasi a terra seduto accanto al palo con la testa bassa. Nelle foto sembro uno sconfitto, e una foto è per sempre. Ero esausto e se devo dirla tutta non sapevo neppure dove fosse finita la palla. Non mi ero accorto di aver evitato il gol.
Avevo sentito Pelé gridare: Goool. E poi il boato della folla. Non capii nulla fino ai complimenti dei compagni. Fu allora che mi voltai e vidi il pallone sui cartelloni pubblicitari, non in fondo alla rete. Il boato era per me. Cooper mi passò un mano tra i capelli. Pelé disse, Ti odio. Bobby Moore mi fece ridere, Stai diventando vecchio Banksy, un tempo l’avresti bloccata

Il Mondiale di club femminile all’Imoco Conegliano, quello maschile a Civitanova. E l’Italia piazza un bottino pieno ai Mondiali per club di pallavolo. A Betim, in Brasile, la Lube sconfigge in quattro set il Sada Cruzeiro (25-23 19-25 31-29 25-21) e conquista il titolo, dopo le due finali perse nel 2017 e nel 2018. Civitanova mette in bacheca l’unico trofeo che le mancava e completa un 2019 pazzesco, con le vittorie anche dello scudetto e della Champions League.  

Juantorena lo indica ancora con la coppa tra le mani: per lui è il quinto Mondiale per club della carriera, per la Lube Civitanova è invece la prima affermazione della storia, per una bacheca già ricca a cui mancava il sigillo mondiale per essere davvero completa. Lube che dimentica così le due finali perse nel 2017 e nel 2018, quando fu Trento a portare in Italia il titolo che così resta azzurro, pur cambiando destinazione. La squadra di De Giorgi completa una giornata memorabile per il volley italiano, con Conegliano in grado di conquistare il titolo tra le donne per una doppietta fantastica. Tripletta invece per la Lube, con Scudetto e Champions League a impreziosire un 2019 pazzesco.

Lube che aveva già battuto il Sada Cruzeiro durante il round robin, una finale però è tutta un’altra cosa, sotto ogni punto di vista. Si gioca sempre o quasi sul filo dell’equilibrio, in bilico tra grandi giocate e piccoli errori che potrebbero essere fatali. Primo set dove si va sul 19-16 Lube con un pallone spedito letteralmente in tribuna da Otavio che sbaglia il tempo del tentativo di schiacciata. Cruzeiro che però rosicchia un punticino alla volta, Evandro trova il tocca a muro e la Lube si ritrova così i brasiliani attaccati nel punteggio sul 23-23, con il pubblico che si scalda e Simon che chiede ai compagni di mantenere la calma. Proprio Simon indica la strada, due punti filati con un ace in campo anche dopo il controllo del challenge e la Lube si prende il primo set 25-23. 

Secondo parziale che si indirizza ancora nella seconda parte del suo svolgimento. Otavio mura Simon e il Cruzeiro è avanti 15-13, Filipe trova due ace consecutivi e va a raccogliere l’ovazione dei tifosi brasiliani, deliranti per questo momento così favorevole. Juantorena cerca di tamponare la situazione, Leal però si becca due muri prepotenti dal Cruzeiro che in estasi agonistica avanza sul 20-14. Lube che non esce da un momento negativo, brasiliani che implacabili arrivano fino in fondo al parziale 25-19 con l’ennesimo servizio sbagliato da Civitanova. 

Lube che si ritrova subito a rincorrere anche nel terzo set. Leal commette fallo in attacco come evidenzia il challenge e il Cruzeiro ha la testa avanti sul 6-3, con Civitanova che continua a mandare segnali come di una sorta di appannamento generale. Juantorena è forse l’unico ad avere un pizzico di continuità per la squadra di De Giorgi: muro, punto personale numero 14 e il punteggio è 8-8. Arriva poi il turno di Leal che si riattiva in attacco e a servizio e con un punto di pura sensibilità di tocco conserva un importante vantaggio per la Lube sul 20-18. Finale punto a punto, Lube che avanza sul 23-21 per un fallo di seconda linea contestatissimo dato a Conte dopo un check, Evandro va lungo con il servizio, poi rimedia in attacco e si va ai vantaggi. Se possibile il livello del gioco sale ancora, tutti giocano al limite su ogni punto in un crescendo di emozioni sportive che alla fine vedono prevalere Civitanova 31-29 grazie a un ace di Leal e un tocco di Juantorena su cui pasticcia la difesa del Cruzeiro. 

Quarto set in cui il Cruzeiro sembra accusare con il passare delle azioni il peso, soprattutto mentale, di un terzo set perso dopo una maratona sportiva. Civitanova invece comincia ad assaporare la grande gioia, intuendo come dall’altra parte ci sia un calo da sfruttare immediatamente. Muro Rychlicki e 20-17 Civitanova, Cachopa cerca di rinvigorire il pubblico per provare a trascinare in ultimo sforzo il Cruzeiro verso il quinto set, ma la risposta è tiepida, raffreddata ulteriormente da Simon che inchioda il primo tempo del 21-18 Lube. Evandro sbaglia ancora in battuta, la festa Lube può iniziare grazie all’attacco di un grande Leal che chiude i conti sul 25-21.

I campioni sono ancora loro: per il secondo anno consecutivo, a portare a casa la vittoria dei Mondiali è la Nazionale Italiana Atleti di pallacanestro con sindrome di down. Accade in Portogallo, a Guimarães: qui i cestisti italiani hanno confermato il grande risultato già portato a casa nel 2018 a Madeira, confermando anche per quest’anno il titolo di campioni del mondo.

 

Gli azzurri hanno sconfitto i padroni di casa per 36-22, bissando la vittoria del girone iniziale (40-4).  Sul terzo gradino del podio è salita la Turchia, con la quale i nostri avevano raccolto un altro grande successo: 26-11. Ecco chi sono: Davide Paulis, Antonello Spiga, Emanuele Venuti, Alessandro Ciceri, Andrea Rebichini, Alessandro Greco, allenati dai coach Giuliano Bufacchi e Mauro Dessì.

«Complimenti alla nazionale italiana di basket composta da ragazzi con sindrome di Down. Un Dream Team che si è laureato per la seconda volta campione del mondo! Bravissimi. Applausi a scena aperta», scrive su Twitter il presidente del Cip, Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli.

Da giovedì 21 novembre, a Luque, nell’area metropolitana di Asunción, in Paraguay, si sta disputando la decima edizione del Mondiale di beach soccer. Organizzato dalla Fifa, il torneo si conclude il 1° dicembre e vede 16 squadre, suddivise in quattro gironi, contendersi il trofeo.

L’Italia, inserita nel raggruppamento B, si è qualificata ai quarti di finale grazie alle due vittorie centrate contro Tahiti, 12-4 ne match d’apertura e contro il Messico, 6-2 nell’ultima sfida. La sconfitta di misura per 3-4 contro l’Uruguay è stata pressoché indolore perché, complici gli altri risultati, gli Azzurri ha conquistato il primo posto del girone B e saranno chiamati ad affrontare la Svizzera nel primo match a eliminazione diretta. La sfida contro gli elvetici è in calendario giovedì 28 novembre alle ore 23.25. I ragazzi del ct Emiliano Del Duca hanno tutte le carte in regola per avere la meglio contro gli elvetici e regalarsi una scoppiettante semifinale in programma per la serata di domenica. L’Italia potrebbe infatti trovarsi di fronte il Brasile detentore del trofeo, la grande favorita della vigilia che sulla carta sembra imbattibile.

Gli Azzurri hanno centrato il traguardo dei quarti di finale per la sesta volta nella storia, la terza consecutiva dopo le edizioni del 2015 e del 2017. La migliore avventura mondiale resta quella del 2008: undici anni fa, a Marsiglia, l’Italia fu sconfitta in finale dal Brasile per 5-3. Da allora, gli Azzurri hanno raggiunto due volte il quarto posto, proprio nelle ultime due edizioni: nel 2015, in Portogallo, l’eliminazione in semifinale è arrivata per mano di Tahiti; due anni fa, alle Bahamas, è stato ancora il Brasile (poi campione del Mondo) a battere l’Italia.

L’uomo simbolo di questa nuova Italia è Gabriele Gori: contro il Messico, il 32enne numero 10 degli Azzurri ha realizzato cinque gol, la stessa cifra del match d’apertura contro Tahiti, mentre contro l’Uruguay ha piazzato una tripletta. Queste 13 marcature (attuale capocannoniere del torneo) portano il suo score totale in Nazionale a 289, di cui 39 nella competizione iridata.