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Un secondo posto che lascia un bel po’ di amaro in bocca a Valentino Rossi ad Austin, in Texas.

Il Dottore sale in classifica generale piazzandosi alle spalle di Andrea Dovizioso che, nonostante il quarto posto, scalza Marc Marquez nella generale.

C’è del rammarico, però, per Rossi. Rammarico legato al campione del mondo Maqruez che, su circuito del gp  delle Americhe, ha imbeccato in una domenica storta facendosi del male da solo: lo spagnolo è caduto mentre guidava la gara in solitaria. Poteva essere la gara buona per tornare alla vittoria per il nove volte campione del mondo il quale non riesce a salire sul gradino più alto del podio dal lontano 2017, trionfo sul circuito olandese di Assen. Il cowboy del Texas è stato un altro spagnolo, Alex Rins sulla Suzuki.

Senza giri di parole Valentino si è detto emozionato quando ha visto il rivale Marquez a terra, ma è altrettanto schietto nel ribadire che, a causa di due errori commessi nell’ultimo giro, non è riuscito a piazzare un colpo a sorpresa per beffare Rins durante le ultime curve, prima del traguardo.

Aldilà dell’harakiri di Marquez si può comunque guardare il bicchiere mezzo pieno e ciò significa che Valentino Rossi c’è e potrebbe dire la sua in questo Motomondiale, nonostante le 40 primavere.

Abbastanza soddisfatto, seppur vivendo un weekend sottotono, è Andrea Dovizioso che, con il quarto posto, riesce a piazzarsi leader della generale dopo tre Gp.

Prossima tappa è Jerez de la Frontera con il gp di Spagna, primo fine settimana europeo, e per Rossi è già un importante banco di prova dato che la Yamaha nelle ultime due edizione ha avuto enormi difficoltà.

Le azzurre non si fermano.

In attesa di vederle protagoniste al Mondiale in Francia tra poco meno di due mesi, la nazionale italiana femminile continua a stupire a suon di vittorie in questo 2019, oltre che ad avere un meritato successo mediatico.

Le ragazze della ct Milena Bertolini hanno un ruolino di marcia non indifferente in questi mesi prima del Campionato del Mondo. Sei successi su otto partite, per un inizio anno ancora da imbattute.

L’ultima vittoria è arrivata contro l’Irlanda in un’amichevole disputatasi al Mapei Stadium di Reggio Emilia. Le azzurre hanno sconfitto per 2-1 le avversarie dopo essere andate in svantaggio per il gol realizzato da Katie Mccabe dell’Arsenal, la quale ha sfruttato un errore della centrocampista Aurora Galli.

A pareggiare prima e a ribaltare poi il risultato sono state: la juventina Barbara Bonansea al 40esimo e la milanista Daniela Sabatino al 54esimo, per quella che è stata un buona vittoria e un buon esperimento in vista dell’esordio mondiale contro l’Australia il 9 giugno prossimo.

Sesto successo dopo le vittorie contro Cile, Galles, Messico, Ungheria e Thailandia. Nel mezzo due pareggi contro la Corea del Nord, in finale della Cyprus Cup persa solo ai rigori, e Polonia in amichevole.
Il segnale incoraggiante nelle otto partite disputate nel 2019 arriva dai numeri: 22 reti realizzate contro le sole 7 subite (di cui tre contro la Nord Corea), che significa un buonissimo feeling sotto porta e un’altrettanta solidità difensiva.

Il merito è sicuramente della ct Bertolini ma anche del gruppo. Sì perché tutta la squadra è unita. Nonostante a livello di club ci sia quella forte competizione, le ragazze, quando indossano la maglia azzurra,  hanno un forte feeling e lo dimostrano via social e anche attraverso segnali verso le compagne in difficoltà.
Prima del match contro le irlandesi, le azzurre hanno esposto un grandissimo striscione nei confronti della centrale bianconera, Cecilia Salvai, dopo il grave infortunio subito durante lo scontro diretto tra Juventus – Fiorentina all’Allianz Stadium.

Bologna – Juventus 1-2 rete al 94esimo minuto. 27/05/2017 Primo gol in Serie A

Italia – Tunisia Under21 2-0 rete al 39esimo minuto. 15/10/2018 Primo gol gli azzurrini

Italia – Finlandia 2-0 rete al 74esimo minuto. 23/03/2019 Primo gol con l’Italia

Tre date, tre partite indelebili per Moise Kean. L’attaccante, classe 2000, continua a sorprendere e stavolta l’ha fatto con la maglia azzurra della nazionale maggiore.

Nel primo match di qualificazione a Euro2020, la punta juventina ha segnato la sua prima rete tra i grandi della maglia azzurra, abbattendo altri record, dopo averne infranti altri con la maglia della Juventus e con gli azzurrini dell’Under21.

Contro la Finlandia Kean è partito ed è diventato il primo millenial a segnare nella Nazionale italiana. Per precocità è secondo solamente all’ex bianconero Bruno Nicolè il quale fu più precoce di lui segnando nel 1958 contro la Francia a 18 anni e 258 giorni. Il vercellese si piazza subito dopo Nicolè all’età di 19 anni e 20 giorni, ma scalza un grande del calcio azzurro come il Pallone d’oro, Gianni Rivera.

Una serie di record abbattuti dal ragazzo prodigio della scuderia del procuratore Mino Raiola.

Pronto a battere altri record!

La società bianconera del presidente Agnelli lo ha blindato e sicuramente continuerà a farlo per tenere a bada gli assalti dei grandi club europei. Quest’anno è rimasto a Torino sotto gli occhi dell’allenatore Allegri e a osservare un grande come Cristiano Ronaldo.

Il ragazzo è dotato di un grande carisma e sa delle qualità che possiede, per questo in poco tempo è riuscito ad accorciare le tappe e lo stesso ct Mancini non ha avuto paura di lanciarlo.

Le “Notti magiche” alla fine non le abbiamo davvero esattamente contate. Furono sette, quelle che l’Italia nel suo Mondiale casalingo disputò. Sette era il numero massimo, dall’esordio all’ultimo giorno del torneo, solo che a noi ci toccò la “finalina” che fu altrettanto magica perché si giocò allo stadio San Nicola di Bari festante, perché gli azzurri vinsero 2-1 contro l’Inghilterra, perché segnò Schillaci – l’uomo della provvidenza di Azeglio Vicini – e Roberto Baggio. Felici anche i baresi perché videro per la prima volta segnare Platt e di certo non fu l’ultima su quel terreno di gioco.

Azeglio Vicini e Roberto Baggio durante il ritiro nel Mondiale italiano

Eppure contandole, forse, le notti magiche si fermano a sei, perché la semifinale quella contro l’Argentina di Maradona crea ancora dispiacere. E tanto ne creò al nostro ct, Azeglio Vicini, vedendo un’uscita a vuoto proprio sul più bello e due rigori sbagliati.
Estromessi dai detentori del trofeo acciuffato quattro anni prima, nel Mondiale messicano, aggrappandosi al genio di Maradona. Nel 1986, l’Italia concluse la sua avventura agli ottavi di finale buttata fuori con un secco 2-0 contro la Francia di Platini che purgò gli azzurri in quella circostanza.

Un’avventura senza infamia e senza lode, ma che portò alla fine di un’era: l’addio da commissario tecnico di Enzo Bearzot. Con lui, per 11 anni sulla panchina dell’Italia, un Mondiale, quello del 1982, una mancata qualificazione agli Europei del 1984 e soprattutto l’aver lanciato in Nazionale Beppe Bergomi, nell’aprile del 1982, a 18 anni e tre mesi, contro la Germania Est. Ben 45 presenze, ma del resto l’uomo venuto da Aiello del Friuli stravedeva per il ragazzo col baffo buttato tra i grandi nella spedizione spagnola con quel filo di paura che gli passava appena si girava e vedeva Dino Zoff. Stravedeva per Bergomi, sì, ma piccolo problema: come terzino destro qualche gol se lo sarebbe aspettato.

Il capitano tedesco Rumenigge in contrasto con Beppe Bergomi nella finale del Mondiale ’82

Bearzot lasciò la panchina senza vedere lo “zio” segnare. Vicini, che la ereditò dopo la gavetta nell’Under proprio come il suo predecessore, fece il suo esordio l’8 ottobre 1986 in un’amichevole contro la Grecia. Partita vinta dall’Italia 2-0. Marcatori: Bergomi, Bergomi. E che gol:

 

Ecco il ricordo dello stesso Beppe Bergomi:

E pensare che all’esordio di Vicini come ct ho fatto pure una doppietta, io che con Bearzot non avevo mai segnato, facendolo arrabbiare…. Questa cosa divertiva molto Vicini. Ricordo spesso un aneddoto divertente con ex compagni come Mauro o Vialli: Vicini volle giocare con la Scozia a Catanzaro per sfruttare il caldo, al quale gli avversari non erano abituati. Ma piovve per una settimana e perdemmo. Era un tecnico della vecchia scuola, con quella saggezza e quella semplicità della piccole cose del calcio che sembrano scontate ma non lo sono: i tacchetti giusti, l’attenzione al metro di giudizio dell’arbitro, le riunioni a gruppi distinti per difesa e attacco. Era un allenatore che sdrammatizzava, ed è vero che aveva un atteggiamento paterno: non veniva a controllare nelle camere, ma sapeva che ci trovavamo a parlare, a giocare a carte o a mangiare un panino in più perché avevamo fame. Ma lasciava fare e ci lasciava responsabilità

Dopo quasi 28 anni, l’amarezza per quel Mondiale resta. Resta forse perché nel nostro incoscio vorremmo consegnarlo a quella persona garbata, a modo, qual era Azeglio Vicini. Un senso di correttezza per riequilibrare il senso delle cose. L’ha alzata al cielo Bearzot che pure, dopo la doppietta di Bergomi contro la Grecia gli disse: «Allora com me lo facevi apposta!»

Azzurri a lezione di tattica dal ct Vicini

Quello che si sta per chiudere è stato un 2018 altalenante per Sebastian Vettel e la Scuderia Ferrari.

Il pilota tedesco, giunto nuovamente secondo al Mondiale di Formula 1 alle spalle di Lewis Hamilton, ha voluto scrivere una lettera per il Natale.

Parole d’augurio per le festività natalizie, ma soprattutto per il futuro, affinché si possa realizzare quel sogno che tutti i tifosi della Rossa aspettano da tempo.

Proprio in vista della prossima stagione, sarà la quinta con la scuderia di Maranello, Vettel auspica che si possa regalare gioia e portare quel titolo iridato che manca già da troppo tempo.

Per impegno ed entusiasmo siamo una squadra fantastica! E io vi prometto che per il 2019 darò tutto il possibile per raggiungere il nostro grande obiettivo!

Parole che caricano tutto l’ambiente Ferrari, che sta lavorando già da diversi mesi alla nuova monoposto che sarà presentata a Maranello il 15 febbraio prossimo.

Il pilota tedesco conosce oramai la famiglia Rossa, sa quanto sia importante puntare a rompere il dominio Hamilton – Mercedes e inoltre, sa quanto sia fondamentale il dialogo e il feeling con tutto il team: dagli ingegnere, ai meccanici fino ai magazzinieri ecc…

Rimbocchiamoci le maniche, cerchiamo di comunicare sempre meglio fra di noi, con fiducia e stima reciproca, aiutandoci in tutto e per tutto…. Solo continuando a lavorare insieme come una squadra forte ed unita possiamo fare “il prossimo passo”!

Inutile girarci intorno, la Ferrari ha il dovere di giocarsela fino alla fine per provare a conquistare il Mondiale. L’ultimo a vincerlo è stato Kimi Raikkonen nel 2007, ora Iceman è andato all’Alfa Romeo Sauber e pertanto sarà il monegasco Charles Leclerc ad aiutare Vettel e la Ferrari a raggiungere la vittoria.

Sarà un 2019 all’insegna del bel calcio grazie alla Nazionale italiana femminile che disputerà il Mondiale in Francia.

A Parigi c’è stata la cerimonia dei sorteggi. A vent’anni dall’ultima volta, le ragazze della ct Milena Bertolini se la vedranno contro l’Australia, il Brasile e la Giamaica nel girone C.

Nella prima partita le azzurre scenderanno in campo contro le oceaniche allo stadio Hainaut di Valenciennes, il 9 giugno prossimo.

Da nazionale in terza fascia, il girone non è certo semplice ma comunque è stato positivo evitare Stati Uniti e Giappone, le più forti in circolazione.

Per l’Italia il duro compito di cancellare il forfait maschile di quest’anno e provare a giocarsela al meglio pur sapendo che sarà un percorso difficilissimo. La sfrontatezza delle ragazze però, sarà un punto a loro favore e che gioverà nel corso del torneo. Inoltre, la nostra nazionale ha saputo farsi notare anche dalle avversarie grazie all’ottimo girone di qualificazione con sette successi su otto partite.

Il primo match sarà affascinante perché le Socceroos sono una nazionale ben affermata nel calcio femminile, al settimo Mondiale consecutivo, dopo aver saltato soltanto la prima edizione del 1991, in Cina.

L’allenatrice Bertolini sfida tre tecnici uomini, un segnale importante per il calcio mondiale.

Quando si arriva alla fase finale di un Mondiale tutte le gare sono dure, l’importante è giocarle con il massimo impegno come abbiamo sempre fatto fino a oggi. Siamo pronte per affrontare questa bellissima esperienza.

La seconda uscita sarà con la debuttante Giamaica. In questa partita le azzurre devono provare a vincerla per sperare in uno storico passaggio del turno, giocandosela a viso aperto contro il Brasile, della fuoriclasse Marta, nell’ultimo match martedì 18 giugno.

La stella verdeoro è una vera e propria bomber, miglior marcatrice del Mondiale con 15 reti.  La nazionale sudamericana è tecnica ma forse pecca ancora un po’ di errori tattici che la capitana Sara Gama e compagne dovranno sfruttare al meglio.

Fuori dal girone azzurro ci sarà anche la prima calciatrice che ha vinto un Pallone d’oro. Si tratta della norvegese, Ada Hegerberg, l’attaccante del Lione è stella della nazionale scandinava nel girone A.

È stata una sorpresa, una piacevole sorpresa. Gli azzurri del bowling hanno conquistato il titolo mondiale a Hong Kong, battendo in finale i campionissimi americani.

Davide che sconfigge Golia, si perché gli Stati Uniti sono il paese in cui è nato il bowling e da anni dominano incontrastati la scena mondiale. Da quest’anno non sarà così, perché sono arrivati gli italiani che sono riusciti a batterli contro qualsiasi pronostico.

Un secco 2-0 (189-169 e 210-166) nell’ultimo atto e medaglia d’oro al collo. La sorprendente realtà è che l’Italbowling è una nazionale di dilettanti che hanno sconfitto dei professionisti.

Non è da molto che la nazionale di bowling ha avuto la sua crescita. Possiamo tranquillamente ribadire che birilli e palla sono per lo più passatempo con gli amici durante i weekend invernali.

Ha saputo fare un egregio lavoro il commissario tecnico, Massimo Brandolini il quale convinto ha ribadito che

I tempi di Fonzie sono cambiati. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo piano piano risalito la china, considerando che abbiamo dovuto affrontare anche la crisi economica, che ha portato alla chiusura di tanti bowling center.

E sicuramente questa vittoria avvicinerà il pubblico in maniera molto più sentita a questo sport che in America vanta tanti appassionati e professionisti.

La federazione italiana bowling non ha attraversato un bel periodo negli ultimi anni ed è per questo che la vittoria mondiale da prestigio e tanta nuova linfa.

I campioni sono: Pierpaolo De Filippi, Antonino Fiorentino, Marco Parapini, Nicola Pongolini, Marco Reviglio, il più grande con i suoi 53 anni, ed Erik Davolio, il più giovane del gruppo, classe 1996 che nella vita fa il panettiere.

Dopo ben 152 Gran premi, ad Abu Dhabi Kimi Raikkonen si appresta a correre l’ultimo gp con la scuderia Ferrari.

Da lunedì, infatti, il finlandese sarà a disposizione del suo nuovo team dell’Alfa Romeo Sauber al posto di Leclerc, passato invece in Rosso.

Nove sono state le vittorie a bordo della monoposto della casa di Maranello, di cui sei solamente nella prima stagione nel 2007 quando ha vinto il Mondiale (ultimo pilota della Ferrari a vincerlo).

Il pilota scandinavo ha avuto sempre un carattere particolare, complice anche del so atteggiamento un po’ freddo rispetto agli altri suoi colleghi che si sono intercorsi in Ferrari e nel circus, proprio per questo è soprannominato Iceman.

Quest’anno sul circuito di Austin negli Stati Uniti è arrivata la vittoria dopo un digiuno lungo cinque anni e oltre 100 Gp senza salire sul gradino più alto del podio.

Ripercorrendo la carriera del finlandese in Ferrari c’è sicuramente da sottolineare un fattore importante: l’incostanza. Se da una parte si può attribuirgli le congratulazioni per essere stato l’ultimo vincente, dopo il trionfo del 2007 ha avuto sempre un andamento molto altalenante, soprattutto durante questa sua seconda esperienza dopo la parentesi rally e Lotus.

Raikkonen mondiale 2007
I festeggiamenti di Raikkonen per la vittoria del Mondiale 2007

Spesso ci sono state scaramucce con il compagno di squadra  Sebastian Vettel e con gli uomini dei box per dei problemi riscontrati durante i week end, in particolare durante le gare.

Tuttavia la Scuderia Ferrari ha voluto omaggiarlo e ringraziarlo per le diverse stagione trascorse insieme, durante una cena interamente dedicata a Raikkonen. Serata in cui il finlandese si è un po’ “sciolto” esprimendo parole al miele per tutto il team.

 

 

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Big family. Photos @calloalbanese

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L’ultimo gp di Abu Dhabi a Yas Marina correrà gli ultimi chilometri con la monoposto rossa e lo farà partendo dalla quarta piazza alle spalle delle due Mercedes di Hamilton e Bottas e dell’altro ferrarista Vettel.

Alcuni, sottovoce, in carriera l’hanno definito il “David Beckham del rugby” e siamo certi che diversi appassionati della palla ovale a sentir queste parole avvertirebbero un mancamento. Jonny Wilkinson è la leggenda del rugby mondiale, è la storia del rugby d’Oltremanica e paragoni con altri sportivi senz’altro fanno impallidire non lui, ma gli altri. Ma il paragone con lo Spice Boy regge per un solo istante, per un solo frame dove le due carriere trovano un punto di contatto e sta tutto nella loro abilità di segnare la storia della Nazionale dei Tre Leoni all’ultimo secondo, all’ultimo respiro.

Era il 2001 e all’Old Trafford si gioca l’ultima partita del girone di qualificazione ai Mondiali in Corea e Giappone. L’Inghilterra è sotto incredibilmente 2-1 contro la Grecia, è il 47’ del secondo tempo, c’è una punizione dai 25 metri e ci va il pupillo di casa, il ragazzotto di Manchester. Lui respira profondamente, tutti trattengono l’aria nei polmoni, calcia con il suo piede magico con scarpini bianchi e segna. Segna su punizione la rete del 2-2 e che significa biglietto per il volo diretto ai Mondiali. E questo è il calcio.

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E’ il 2003, il 22 novembre per l’esattezza. E questo è il rugby. Al Telestra Stadium di Sideny più di 80mila persone sono accorse per assistere ad un evento storico: la nazionale di casa gioca la finale della quinta edizione della Coppa del Mondo e dinanzi c’è l’Inghilterra di Jonny Wikinson che è a secco di successi mondiali, mentre i Wallbies hanno già alzato due volte il trofeo al cielo.

Il match, caricato di aspettative alla vigilia, non delude le attese: in vantaggio l’Australia, poi sorpasso inglese con un vantaggio che pian piano si assottiglia fino allo scadere: 14-14 il risultato finale, si va ai supplementari. Ancora botta e risposta all’extra time, nuovamente pareggio, è 17-17.

Poi al centesimo minuto di gioco ecco l’istante del fuoriclasse: touche inglese, conquistata, una, due, tre fasi avvicinano gli inglesi ai pali avversari. La palla esce dall’ultima ruck e dalle mani del mediano di mischia passa veloce, tesa, precisa alle mani di Jonny Wilkinson che calcia con decisione e contemporanea flemma. Ancora il fiato trattenuto nei polmoni di tutti i presenti al Telestra Stadium. La palla droppata vola e centra i pali. E’ il 20-17 con cui la storica finale si avvia alla conclusione.

Risultati immagini per rugby world cup 2003

Inghilterra sul tetto del mondo grazie al suo prodigio piovuto da chissà quale costellazione ultraterrestre. Un privilegio che tocca solo ai grandi, solo a quelli che sanno uscire dall’oblio della mediocrità, caricandosi una nazione intera sulle spalle e a decidere il corso della storia.

Domenica 18 novembre si è conclusa la sedicesima edizione della Homeless World Cup, il Mondiale di calcio riservato ai senzatetto. Disputato al centro della suggestiva piazza el Zócalo, a Città del Messico, il torneo ha visto il dominio assoluto proprio delle formazioni maschili e femminili messicane.

Le donne hanno battuto la Colombia, al suo primo Mondiale, per  5-3 dopo un duello serrato e combattuto fino alla fine che poteva avere anche esiti differenti. Per loro è il sesto trofeo che alzano al cielo dopo i trionfi dell’ultimo lustro tra Messico 2012, Poznan 2013, Amsterdam 2015, Glasgow 2016 e Oslo 2017.

A tener testa alla compagine femminile, c’hanno pensato i ragazzi messicani che – dati largamente per favoriti alla vigilia della competizione – hanno vinto 6-3 contro il Cile dando vita a un emozionante secondo tempo dopo che il primo parziale si era concluso 2-1. Finalisti perdenti a Oslo l’anno scorso (sconfitti 4-3 dal Brasile), i messicani conquistano il loro terzo torneo iridato dopo quelli del 2015 e 2016.

Alla Homeless World Cup,  che si disputa a cadenza annuale, hanno partecipato oltre 450 giocatori, sono state giocate 328 partite, con 56 squadre provenienti da 42 paesi, in un torneo durato sei, entusiasmanti, giorni.

Il cammino dell’Italia

L’Italia, che è stata inizialmente inserita nel Gruppo A assieme ai padroni di casa del Messico, Austria, Kirghizistan e Hong Kong, non ha superato il girone di qualificazione, ma grazie alla vittoria 3-2 proprio contro Hong Kong è stata inserita in un altro raggruppamento dove ha battuto la Slovenia 6-2 e la Svezia 5-4, chiudendo a 6 punti dopo la sconfitta contro la Colombia per 7-1. Ricordiamo che la nazionale italiana (Nazionale Solidale) è volata nel Centro America con sette giocatori: il portiere Nicola Brusa, Eugenio Embranati, Michael Scroletti, Riccardo Lenzi, Cleber Resca, Alessio Nigro, tutti supportati dalla cooperativa di appartenenza Approdo e Simone Schiavulli, invece, proveniente dalla Comunità Nuova gestita dall’associazione Io tifo positivo.

L’idea di organizzare un torneo di calcio per senzatetto venne a Mel Young, cofondatore della Big Issue Scotland, e Harold Schmied, editore della Megaphon, durante l’International Network of Street Papers Conference tenutasi a Città del Capo nel 2001. Diciotto mesi dopo il loro incontro, venne organizzata la prima edizione della Homeless Word Cup a Graz, in Austria. Il successo ottenuto li spinse a proseguire con questo progetto che, annualmente, vede sempre maggior partecipazione. L’edizione 2019, la numero 17 della Homeless World Cup, si giocherà a Cardiff, in Galles.

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