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Mentre i tifosi dell’Inter stanno ancora smaltendo lo stress degli ultimi 90 minuti della squadra nerazzurra contro l’Empoli, mister Luciano Spalletti ha voluto ringraziare i suoi ragazzi per il traguardo raggiunto (seppur in maniera soffertissima).

Il tecnico di Certaldo, che oramai è ai saluti finali con la società del presidente Zhang, ha voluto omaggiare i propri uomini per il lavoro e per il carattere messo in campo affinché si agguantasse quell’obiettivo minimo posto all’inizio della stagione, la qualificazione alla Champions League.

Il ringraziamento lo ha fatto in maniera del tutto particolare, postando una foto sul profilo Instagram in cui è ritratto parte di uno scaffale di casa Spalletti in cui ci sono le maglie di tantissimi campioni incrociati dal tecnico toscano durante la carriera e che sono stati protagonisti soprattutto nel torneo calcistico più bello del mondo.

Una collezione di casacche, per l’appunto, appartenute a campioni del passato e del presente in cui al centro spiccano le divise e i nomi dei giocatori nerazzurri che sono stati gli interpreti della stagione appena conclusa.

 

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Nomi da Champions League…Bravi ragazzi, avete riportato nuovamente l’Inter nel torneo più importante del mondo! Grazie 🖤💙⚽️ #senzatregua

Un post condiviso da Luciano Spalletti (@lucianospalletti) in data:

Sotto il post di Spalletti tanti i commenti di ringraziamento per il lavoro effettuato, ringraziamenti che sanno di addio. È sempre più incombente l’ombra di Antonio Conte alla Pinetina. Intanto per Spalletti un’altra brutta notizia è giunta direttamente dalla sua famiglia, con la scomparsa del fratello Marcello.

Mai come quest’anno calciatori e fantallenatori sono collegati dal filo diretto qual è il mondo social.

Qualche settimana fa Kevin Prince Boateng si è reso protagonista di un battibecco simpatico con un utente rimasto spiacevolmente colpito dall’addio al Sassuolo e che gli aveva chiesto un risarcimento. Il ghanese, passato al Barcellona, ha così accettato la richiesta del fantallenatore che aveva puntato su di lui per questa stagione, facendo un bonifico bancario per scusarsi.

Sorte simile è capitata a Joao Cancelo, difensore della Juventus che non sta vivendo certo il suo periodo in maglia bianconera.

Dopo l’ennesima prova opaca contro il Bologna al Dall’Ara (il voto sulla Gazzetta è stato 5.5), un fantallenatore ha a contattato direttamente il portoghese attraverso il profilo Instagram, per chiedere qualche bonus in più.

Cioè per fare un assist o addirittura un gol dobbiamo aspettare due anni? Al fantacalcio ho puntato tutto su di te in difesa, ma per adesso una delusione. Ma poi questi gialli inutili che prendi, boh…

La risposta di Cancelo, a differenza di come è stato per Boateng, non è stata dolcissima anzi, ha ribattuto in maniera stizzita, mandando a “quel paese” all’appassionato e ribandendo di essere disinteressato al Fantacalcio, ma che importa solo vincere.

Il terzino, poi, ha rincarato la dose invitando il fantallenatore a evitare di scrivere ulteriori messaggi. Un atteggiamento poco sereno per il difensore che è arrivato a Torino l’estate scorsa dopo che il club ha sborsato 40 milioni di euro al Valencia ma che ultimamente è un po’ sottotono e un po’ troppo nervoso.

Il fantallenatore ha girato lo screenshot della conversazione direttamente a una delle pagine social più famose del mondo fantacalcistico: Sosfantacalcio e da lì in poi sono scattate le condivisioni e i commenti simpatici degli altri utenti.

Per Cancelo è sicuramente un periodo poco felice ma è passeggero dato che, quando è in giornata, resta comunque implacabile e fondamentale per il gioco bianconero.

Arriva un punto della vita in cui i genitori si mettono l’anima in pace lasciando ai propri figli la libertà di tappezzare i muri della stanzetta con poster, immagini, scritte e quant’altro. Nella cameretta di ogni adolescente c’era, c’è e ci sarà il volto di un personaggio di un fumetto, di un cartone animato, del proprio idolo sportivo. E di certo, le riviste con gli inserti speciali e i calciatori a grandezza naturale non aiutavano.

Kylian Mbappé lo scorso 20 dicembre 2018 ha compiuto 20 anni, è ancora un ragazzino anche se per lui l’anno appena concluso l’ha consacrato come il talento più cristallino non solo in prospettiva, ma letale e decisivo anche declinando il tempo al presente. Veloce, tecnico, rapido nello stretto, funambolico e letale sottoporta, l’ex ragazzotto cresciuto nel Monaco, si è affermato al Paris Saint-Germain e con la Nazionale francese vincendo da protagonista il Mondiale in Russia.

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Negli ultimi due-tre anni la vita dell’esterno/punta nato a Bondy è letteralmente andata di corsa, spedita  come quando sul campo accelera e lascia le fiamme dietro di sé: era solo un bambino, un adolescente con i propri idoli appiccicati sulla parete della cameretta. Anzi l’idolo era solo uno: Cristiano Ronaldo. Nel 2013 il giornale France Football ha scattato una foto di Mbappé, quando aveva soltanto 14 anni, nella sua stanza, con felpa e sguardo sognante e alle spalle decine di immagini del portoghese, idolo della sua infanzia.

Ora, però, sul suo profilo Instagram, per augurare a se stesso e a tutti un 2019 quanto meno positivo come l’anno appena compiuto, ha pubblicato una foto nel quale ha “cancellato” dal muro le foto di CR7 piazzando gli istanti più iconici del suo anno incredibile che, oltre ad averlo visto sollevare la Coppa del Mondo, si è arricchito di una Ligue1, Coppa di Lega, Coppa di Francia, Supercoppa, riconoscimento come miglior giovane del Mondiale, nell’All Star team di Russia 2018 e vincitore del Trofeo Kopa come miglior under-21 al mondo. E una copertina del Time.

 

 

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• 2018 🏆🎉✅ • 2019…..❓❓❓ 🥳HAPPY NEW YEAR🥳

Un post condiviso da Kylian Mbappé (@k.mbappe) in data:

Un fotomontaggio, ovviamente nulla contro Cristiano Ronaldo, solo un messaggio chiaro: è cresciuto, ha realizzato in un batter ciglio i suoi sogni, raggiungendo traguardi che altri calciatori non raggiungerebbero nemmeno in una carriera intera. Ora il mito del giovane Kylian è Mbappé stesso.

Ma CR7 rimane l’idolo del giovane francese e il calcio, nell’ultimo anno, ci ha nuovamente sorpreso con il passaggio del portoghese alla Juventus. Mbappé sogna in grande, sogna da ragazzo di 20 anni e chissà cosa gli regalerà questo 2019…

Risultati immagini per mbappe france

Galeotto fu il ditino che scorreva la timeline di instagram. Una trappola in cui è caduto Roberto Soriano, centrocampista del Torino, e che gli è costata caro. Chiunque frequenti il foto-social network sa bene qual è il rischio in cui si può incorrere per qualche cuoricino lasciato qua e là. Basta un attimo e un doppio tocco con il dito su una foto può anche mettere fine a una relazione amorosa, se il tuo lei/lui è colto da gelosia sfrenata. In questo caso la moglie è il Torino e l’amante è la fidanzata d’Italia, la Juventus.

Il like di Soriano al post di Ronaldo

Sabato 15 dicembre i bianconeri vincono il derby della Mole con un rigore di Cristiano Ronaldo. Subito dopo il match su instagram i giocatori della Juve pubblicano le foto esultanti della vittoria. CR7 aggiorna il suo profilo con l’immagine del penalty decisivo. Piovono oltre 4 milioni di like per l’uomo più seguito sul social fondato da Kevin Systrom e Mike Krieger. Tra i cuori ricevuti c’è anche quello di Soriano, che in quel derby era in panchina tra le fila del Toro. Apriti cielo, i tifosi granata non apprezzano e l’ex Villareal è costretto a scusarsi.

 

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🙏💪🐂…

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Un malinteso che può capitare e l’incidente diplomatico 2.0 poteva anche chiudersi lì. Il problema è che Soriano persevera nei suoi like galeotti. Anche Paulo Dybala celebra la vittoria nel derby con una foto assieme al compagno di squadra Matuidi. E anche qui i più attenti notano l’apprezzamento social del centrocampista del Torino. Nuovo caos, polemiche, insulti, haters e richiesta di nuove spiegazioni. Ma la bufera non si ferma solo online. Secondo la Gazzetta dello Sport, la società di Urbano Cairo avrebbe multato Soriano per i suoi cuori sospetti. Un inizio di stagione da dimenticare per uno che sarebbe dovuto essere protagonista con Mazzarri. Invece l’ex Samp ha collezionato solo 12 presenze, spesso non da titolare, tra campionato e Coppa Italia. Finora ha fatto notizia più per i suoi like maldestri che per le giocate in campo. Non a caso per gennaio non è esclusa una partenza, direzione Cagliari o Bologna.

In campo fa sempre parlare di sé a suon di gol e di prestazioni da fuoriclasse, fuori dal terreno di gioco Cristiano Ronaldo è molto attivo sui social network e ora è anche il più seguito su Instagram.

Il campione portoghese, infatti, grazie a suoi 144.4 milioni di followers ha scalzato Selena Gomez, leader indiscussa fino all’arrivo di CR7.

Il profilo Instagram di CR7

Le prodezze sportive con la maglia prima del Real Madrid e ora della Juventus, hanno fatto sì che la fama del lusitano aumentasse a dismisura. Altrettanto importanti sono anche i successi extracalcistici. Ronaldo in questi ultimi anni è diventato un brand umano. Molte aziende sgomitano per accaparrarselo come testimonial dei prodotti.

Nonostante la storia legata alle accuse di stupro che gli sono piovute addosso da Las Vegas, il bomber ha continuato a lavorare e ad allenarsi, utilizzando proprio il popolare social network e raccontando ogni singola attività giornaliera.

 

 

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Happy Halloween to everyone!!🎃👻

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Sul suo profilo si può trovare di tutto riguardo la vita sportiva e privata del calciatore. Dagli allenamenti con i compagni bianconeri alle partite, dal tempo trascorso con la sua grande famiglia alle campagne pubblicitarie. Tutto raccontato su Instagram anche grazie alle storie quotidiane che vengono puntualmente pubblicate.

Foto record per CR7 è quella pubblicata proprio all’annuncio del suo passaggio alla Juventus nel mercato estivo. Raggiunti ben oltre i 12 milioni di like. Foto che entra di diritto nella top ten con il numero di like più alto della storia di Instagram.

 

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Forza Juve! #FinoAllaFine

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Come già detto scalzata la cantante americana Selena Gomez, regina del social da 2 anni, la quale ha deciso di prendersi una pausa dal suo profilo. Sul terzo gradino del podio la cantante Ariana Grande.

Partiamo da una sicurezza: se totalizzi 530 presenze con la maglia del club che ha riscritto la storia del calcio moderno, sei destinato a entrare nella storia. Anche se sei il più “umano”, anzi il meno “marziano”. Qualcuno dirà che era l’anello debole del Barcellona dei record, quello plasmato alla perfezione da Pep Guardiola, ma Victor Valdes è semplicemente stato il portiere che ha difeso i pali di una squadra spaziale. Con la fiducia e la responsabilità che una città e una società hanno affidato a lui.

Tre Champions League, la Liga vinta per sei volte, tre volte la Coppa spagnola, sei la Supercoppa spagnola, una Supercoppa europea e poi tre Mondiali per Club. Il tutto con la camiseta azulgrana. E poi un Europeo e un Mondiale con la Nazionale spagnola, seppur come riserva di Iker Casillas.

Ma Victor Valdes c’era. Al posto giusto in un momento storico giustissimo per il suo Barça e per la Spagna calcistica. Valdes, nato nel 1982 a L’Hospitalet de Llobregat, seconda città della Catalogna, è sempre stato “l’altro” nel calcio, in una squadra che, secondo luoghi comuni da bar, era talmente forte che poteva giocare con il portiere volante.
Il portiere si è dimostrato “altro” anche nel momento del ritiro, a 35 anni. Atipico anche in questa circostanza. Agli altri le copertine, i palloni d’oro. Dopo le ultime stagioni tra Manchester United, Standard Liegi e Middlesbrough, l’ex blaugrana è sparito.

Su Twitter ha postato una foto dal sapore di addio: “Grazie di tutto”. L’immagine era quella di una strada deserta, la stessa che vuole raggiungere. E poi? Fuori tutto. Come un colpo di spugna a cancellare il passato. Eliminati tutti i tweet. Eliminate tutte le foto di Instagram. Victor Valdes ha iniziato una nuova vita.

L’aveva preannunciato due anni fa, ammettendo che “quando la luce si spegnerà, sarà difficile trovarmi”. Nella vita piena di successi di Victor Valdes c’è un punto, un momento da “sliding doors” che l’ha riportato coi piedi per terra: marzo 2014, rottura del crociato.

L’infortunio al ginocchio mi ha fatto tornare alla vita reale, è stata una cura d’umiltà. In Germania ho vissuto in hotel e dovevo prendere il tram tutti i giorni per raggiungere la clinica per la riabilitazione. Grazie al comportamento della gente di Amburgo passavo come uno sconosciuto, cosa che non avveniva a Barcellona. Dopo molti anni ho capito cosa voleva dire pagare un caffè e pagarsi un biglietto, cose che non vivi da calciatore. Noi calciatori viviamo una vita irreale

Vita irreale e sovraesposta, così Valdes, anche se manca l’ufficialità, si ritira da tutto, dal calcio, dai social, dall’attenzione morbosa di tifosi o giornalisti. Torna alla vita reale dopo 571 partite da professionista.
Non voleva fare il calciatore, è diventato uno dei migliori portieri del mondo: cresciuto nel cantera del Barcellona, Valdes esordisce nella stagione 2002-03 sotto la guida di van Gaal e conquista una maglia da titolare nella stagione successiva con Frank Rijkaard. Da van Gaal a van Gaal è stato lo stesso allenatore olandese a rivolerlo nel Manchester United nonostante fosse svincolato e con un pesante infortunio alle spalle. Screzi e incomprensioni ruppero ben presto l’idillio e Valdes è andato allo Standard Leigi, in Belgio, dove ha alzato una Coppa nazionale. Eppure il portiere sarà sempre grato a van Gaal:

Mi diede la possibilità di debuttare nel Barcellona, mi riprese quando non avevo una squadra e mi propose di recuperarmi dagli acciacchi al ginocchio. Gli sarò per sempre grato

Uno che, se non poteva dare il suo apporto alle azioni o alle manovre del Barcellona, uno che rischiava seriamente di essere spettatore non pagante per interi match, ma i 10 in campo avevano le spalle coperte. Lo sapevano. Animo catalano, anima del Barcellona e del Camp Nou che non poteva essere profanato. Come quando “invitò” Mourinho, dopo la semifinale di Champions del 2010, aa esultare fuori dal campo, lontano dal sacro campo verde:

Il calcio renderà rispetto a Victor Valdes. E’ solo questione di tempo. Fermatevi a riflettere: secondo voi perché la squadra più forte del nuovo secolo aveva scelto Pinto come secondo portiere? Perché il primo era Victor Valdes.

Le mani di chi vuole sfidare il mondo, le sue insidie, superare sé stesso, portando al limite la resistenza umana. In condizioni proibitive con uno scopo filantropico e uno più prettamente sportivo. Sono le mani di Alex Gregory, campione olimpionico britannico vincitore di cinque medaglie d’oro ai Mondiali e due nel “4 senza” a Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016.

Vesciche, bollee su tutto il palmo, polpastrelli aggrinziti: non dev’essere entusiasmante avere per ore e ore i quanti fradici mentre si voga nelle acque gelide polari. Gregory ha fatto parte di un team di canottieri che, a partire da 20 luglio 2017, ha navigato i mari gelidi con lo scopo di attraversare il circolo polare Artico da Sud a Nord.

“The Polar Row”, la pionieristica impresa, inizialmente, prevedeva due step: la prima tappa della spedizione è partita da Tromsø (Norvegia) per arrivare a Longyearbyen (Svalbard) toccando così il punto più settentrionale mai raggiunto da un equipaggio di canottaggio. Mentre venivano demoliti altri record, il piano iniziale dei ragazzi era quello di raggiungere l’Islanda, ma a causa di varie difficoltà, tra i quali i venti taglienti, l’equipaggio ha terminato il viaggio a Jan Mayen. Il team, ricordiamo, non aveva a disposizione vele o motori e gli effetti si vedono tutte nelle mani di Alex Gregory.

Come detto la spedizione aveva uno scopo benefico, ovvero trovare fondi per realizzare una scuola in India, nella regione dell’Himalaya. Ma nell’occasione, il team ha conquistato 11 record mondiali su 12 che si era prefissato. Eccone alcuni: la latitudine più settentrionale (78° 15’20”) raggiunta da un gruppo di canottaggio, la più veloce attraversata dell’oceano Artico, prime persone ad attraversare l’ceano Artico Sud a nord, più grande equipaggio, cinque membri, in questa particolare disciplina. Qui la lista completa.

 

Le mani che Gregory ha deciso di fotografare ricordano le gambe del ciclista Paweł Poljański segnate dalla fatica del Tour de France.

Il countdown che metterà la parola fine sulla trattativa di calciomercato che passerà alla storia come la più onerosa di sempre (al 2017, verrebbe da dire) è già iniziato. Neymar sta per aprire l’ennesimo solco nel mondo del calcio: il suo passaggio dal Barcellona al Paris Saint Germain sembra in dirittura d’arrivo, ha salutato la squadra e lo stesso club catalano ha ufficialmente comunicato le intenzioni del fuoriclasse brasiliano.

C’è da pagare la clausola di 222 milioni di euro, ma per il presidente qatariota Nasser Al-Khelaïfi non è un intoppo insormontabile. Così, dopo appena quattro stagioni, il 25enne lascia il Barcellona sgretolando il terribile trio d’attacco assieme a Messi e Suarez. La MSN dal 2014, anno di arrivo di Suarez dal Liverpool, ha segnato la bellezza di 364 gol.

E mentre cadono le certezze di un club che sembrava impossibile da saccheggiare, mentre si alzano polveroni di polemiche sulle cifre folli dell’operazione e del suo contratto (arriverà a guadagnare, secondo i calcoli, un euro al minuto), mentre si invoca il fair-play finanziario e mentre si creano le faide tra un Dani Alves che invita O Ney sotto la Tour Eiffel e Piqué e Mascherano che provano a convincerlo, arriva la classe di Messi.

Fuori dalla bagarre delle polemiche, ma con un tocco delicato e morbido come il suo sinistro sa essere, l’argentino saluta anticipatamente il suo amico con un video apparso su Instagram. Dalle maglie accanto nello spogliatoio, alle esultanze assieme, passando per gli allenamenti e i giochi di sguardi che dimostrano una sola cosa: il grande affiatamento tra i due calciatori.
Sul post, accanto al video emozionante, si legge:

E’ stato un grande piacere aver condiviso tutti questi anni con te, amico. Ti auguro buona fortuna in questa tua nuova tappa della vita

 

Messi si è esposto: un’ultima disperata mossa per convincere Neymar a rimanere in blaugrana o è davvero finita?

Avere nella propria “hall of fame” la maglia di Lionel Messi dev’essere una grande soddisfazione. Ma se è Messi ad avere la TUA maglia, beh, forse è davvero un sogno, il massimo riconoscimento possibile.
Nel mondo dello sport tra atleti professionisti e appassionati è storica la mania di collezionare cimeli legati a un singolo giocatore, a una squadra o più club: molto diffusa nel calcio è, per esempio, l’usanza di scambiarsi la propria casacca a fine partita tra due calciatori.
Soprattutto nelle classiche sfide da “Davide contro Golia” i giocatori del club più debole rincorrono la celebrità di turno e fanno a gara tra loro pur di accaparrarsi l’ambito trofeo.

Anche Messi, l’attaccante argentino del Barcellona, considerato tra i più forti giocatori di sempre, ha una sua privata collezione che ha mostrato sul suo profilo Instagram. Date un’occhiata con attenzione:

 

Un post condiviso da Leo Messi (@leomessi) in data:

Tra le circa 70 maglie, la fila centrale è rigorosamente dedicata alla “Pulce” stessa: ci sono le sue camisetas della Nazionale argentina e quelle del Barcellona. Ma guardando velocemente a destra e sinistra troviamo “volti” noti e prestigiosi come Francesco Totti, capitano della Roma, Iker Casillas e Raul, storiche bandiere del Real Madrid, Gerard Pique, Cesc Fabregas e Dani Alves, suoi amici al Barcellona, Yaya Touré, passato al Barça e poi al Manchester City come Sergio Agüero. In alto, nel lucernario, anche la casacca di Pavel Nedved ai tempi della Juventus e di Henry.

Ma se aguzzate la vista inizia il bello. Sì perché nella sala che con tanta fierezza Messi mostra immortalato accanto a suoi figlio Thiago saltano dei nomi un po’ buffi, inusuali e bizzarri. Niente Cristiano Ronaldo o Buffon, per intenderci. Accanto a lui, sulla sua destra, troviamo Oscar Ustari, portiere argentino di 30 anni che attualmente gioca in Messico, nell’Atlas, dopo aver girato diversi club in carriera. Con Messi ha condiviso tutta la trafila argentina, tra Under e breve apparizione in Nazionale maggiore.   Rimanendo sempre nella terra del tango, un’altra maglia che attira l’attenzione è quella di Manuel Lanzini, fantasista di 24 anni che gioca nel West Ham e a giudicare da questa foto su Instagram si sono scambiati le rispettive casacche nel gennaio 2016.

Sueño cumplido!! Gracias @robertolopeztattoo y un crack @leomessi increíble día Un post condiviso da Manuel Lanzini (@manuulanzini) in data:

Ma prepariamoci al meglio. Il lato destro, infatti, è un guazzabuglio di magliette “italiane”. Oltre a Francesco Totti, l’altro italiano a essere onorato e immortalato nella collezione è l’ex capitano del Cagliari, Daniele Conti. Bandiera della società sarda per aver giocato dal 1999 al 2015, è suo padre, Bruno, a svelare come ha fatto a impossessarsi della maglia:

Sono onorato di vedere Messi con la maglia di mio figlio. Un giorno Daniele mi ha chiamato dicendomi di avere due biglietti per andare a Barcellona. Gli chiesi se ci fosse la possibilità di farci una foto con Messi. Avevo sentito anche il mio capitano, Francesco Totti, prima di andare da Messi il quale mi ha dato una maglia autografata da consegnarli. Messi è stato di una disponibilità incredibile, ci ha dato la maglietta firmata per Daniele e per Totti. Oltre a un fenomeno ho conosciuto una persona di grande umiltà

 

Kevin Costant è davvero una sorpresa, non fosse che, giocando contro il Milan, Messi avrebbe potuto chiedere quella di Nesta, tanto per rimanere in difesa. Le due squadre, negli ultimi anni, si sono incrociate diverse volte, ma a guidare dallo stile, dovrebbe essere stagione 2012-2013.
Un altro ex Milan appare nel muro a destra: Adil Rami, che da due anni gioca col Siviglia, mentre più spostata c’è la casacca di Rodrigo de Paul, attualmente all’Udinese, ma per due stagioni al Valencia.

 

Ma sul pavimento c’è una doppia sorpresa: due magliette dell’Apoel Nicosia, la squadra più titolata di Cipro. Sono di Tomas De Vincenti, centrocampista argentino, e Mario Sergio, difensore portoghese. Ancora una volta è la Champions League a incrociare le storie: i due club, infatti, si sono incontrati nella stagione 2013-2014.
Beh che dire, anche in questo Messi si dimostra unico!

 

Giovanni Sgobba

Genio in campo con la palla tra i piedi, rispettoso negli spogliatoi ma poco espressivo nel manifestare le proprie emozioni se non in casi eccezionali. Questo è Andrea Pirlo.
Durante la sua lunghissima carriera sorrisi ce ne sono stati con i trionfi di Milan e Juventus e con la maglia della Nazionale al Mondiale 2006 in Germania.

Sul rettangolo verde Pirlo ha sempre dimostrato di essere una spanna sopra gli altri e, anche quando lo hanno dato per finito, lui ha risposto come meglio non poteva: disegnando calcio e deliziando tutti gli appassionati di questo sport.

(“Dabbare”: una delle cose che Pirlo ha imparato a New York)

Da due stagioni, il centrocampista bresciano si è trasferito nel campionato di Major League Soccer nel New York City. Appena giunto in terra americana il pubblico, e non solo, lo ha subito osannato. In effetti anche i suoi compagni di squadra, Frank Lampard e David Villa, lo hanno voluto salutare con un corale “Welcome Maestro Pirlo!”. Sì perché tra i vari appellativi accostati al campione del mondo c’è proprio “maestro”: colui che con semplicità e raffinatezza crea calcio e chi lo segue ne scopre l’essenza.

E al New York City stiamo scoprendo dei lati ancora nascosti del talento con il numero 21. Tipo conoscere il suo programma televisivo preferito da bambino o il suo ultimo costume di Halloween e altre domande messe assieme in questo video:

Nella Grande Mela “il metronomo” (lo chiamano anche così) ha riscoperto i piaceri della vita oltre che dello sport. Riesce a vivere con più tranquillità tanto che arriva a fare cose che in Italia gli parevano impossibili come godersi una partita a golf, visitare i musei o addirittura fare la spesa.
Nell’immenso tran tran della metropoli statunitense, le persone che lo riconoscono per strada lo fermano per un selfie o per un autografo come una star Nba o del Football, dato che il calcio sicuramente non è il primo sport più seguito negli Stati Uniti.
Pirlo è molto seguito anche sui social. Con oltre 4 milioni di follower su Instagram, infatti, è uno dei calciatori più amati e cliccati d’America: relax, musica e golf sono le attività più postate dal regista bresciano.

Beautiful day in Arizona with friends ??⛳️⛳️

Un post condiviso da Andrea Pirlo Official (@andreapirlo21) in data:

Dal suo approdo nell’estate del 2015 si è piano piano ambientato in un paese e in un calcio differente da quello europeo e soprattutto italiano. Pirlo è rimasto a giostrare nella zona di campo in cui ha sempre padroneggiato e anche l’allenatore dei New York, Patrick Vieira (ex calciatore di Juve e Inter nonché campione del mondo con la Francia), gli ha dato le chiavi del centrocampo.


Pirlo si ritiene sempre lo stesso, ovviamente con qualche anno in più. Vive di calcio e vive di vittorie ed è per questo che nella stagione attuale vuole puntare alla conquista del campionato. L’obiettivo è quello di vincere la East Conference (nel 2016 sono giunti secondi), per poi spingersi avanti nei playoff (ai quarti nel 2016). Quest’anno si è aggiunto al gruppo un’altra conoscenza della Serie A, l’argentino Maxi Moralez, El Frasquito, ex numero 10 dell’Atalanta.
Proprio contro il sudamericano, Andrea Pirlo l’ha sfidato al gioco Pie in the face. L’italiano si è dimostrato più forte anche se poi si è lasciato andare all’assaggio della crema.

Gli manca l’atmosfera della Champions League ma cerca di non pensarci e di proseguire al meglio il campionato Mls. Tuttora non ha ancora deciso cosa fare nel prossimo futuro nonostante le tante voci parlino di un suo ritorno a Torino come ambasciatore nel mondo del club bianconero oppure a Londra come assistente tecnico del mister Antonio Conte nel Chelsea.
Per ora si gode la stagione nella Grande Mela e, tra una partita e l’altra, riesce anche ad essere protagonista di video divertenti: non ultimo quello girato con i gli Harlem Globetrotters che a suon di giocate provano vanamente ad impressionare il Maestro.

Oh, attenzione: Andrea Pirlo, anche sui campi di calcio americani, rimane ambasciatore di qualità. Specialista delle punizioni, guarda caso il primo gol in Mls è arrivato la scorsa stagione proprio da calcio piazzato, insieme a 11 assist vincenti per i compagni. Il Maestro parla una lingua universale.

 

Dario Sette