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E si torna a parlare di Radja Nainggolan, uno dei grandi esclusi di questo Mondiale di calcio 2018. Anche stavolta è la sua ironia a prevalere e fare notizia, destando un sorriso in tutti i tifosi del Belgio che sono pronti a sostenere la nazionale nella sua partita di esordio in Russia.

Eccolo, quindi, a cantare l’inno belga davanti allo specchio, mano sul petto, per poi postare sui social la sua performance accompagnata da una frase abbastanza eloquente:

Mi sto preparando alla partita

Dopo aver ironizzato in riferimento ai manifesti pubblicitari presenti all’interno dell’aereo della sua ex nazionale che lo ritraevano mentre esultava per un gol, adesso vuole nuovamente attirare l’attenzione su di sé per lanciare ancora frecciatine a quel ct che l’ha escluso dai Mondiali.

E anche in questo caso l’intento è riuscito perfettamente, perché il video del suo personale inno è diventato virale e alla vigilia della partita Belgio-Panama è uno degli argomenti più cliccati sul web.

Vedremo come sarà capace di stupire tutti dopo aver visto la partita: di certo non si farà attendere per un’altra delle sue frasi ad effetto da proclamare a gran voce su internet.

Ha fatto scalpore l’assenza di Nainggolan dalla lista dei convocati in nazionale per i prossimi Mondiali di Russia. Il ct del Belgio, infatti, ha preferito lasciarlo a casa, destando non solo le polemiche dei suoi tifosi ma anche l’ira dello stesso giocatore che fatica ancora ad accettare la decisione di Roberto Martinez.

Il centrocampista della Roma non volerà in Russia con i suoi compagni, o almeno non lo farà fisicamente. Sull’aereo che condurrà la nazionale belga verso i Mondiali di calcio 2018 l’immagine di Nainggolan è comunque presente attraverso scene del passato che lo ritraggono esultante con la sua squadra per un gol appena realizzato.

E l’occasione è perfetta per ribadire ancora una volta il suo rammarico per la mancata convocazione e lanciare frecciatine a chi ha deciso di escluderlo. Così, dopo aver visto le immagini dell’aereo dei diavoli rossi, non ha potuto fare a meno di postare sui social delle frasi chiaramente ironiche che dicono:

Indovinate chi ha segnato? Qualcuno dovrà cambiare posto…

Quel “qualcuno”, in questo caso, non è puramente casuale ma mirato proprio al suo ex mister per ricordargli in modo singolare quanto la sua decisione sia stata sbagliata. Nainggolan, che ha deciso di dire addio alla nazionale dopo questo episodio, di sicuro non perderà l’occasione per far sentire ancora la sua voce anche quando la competizione mondiale avrà inizio, perché lui voleva esserci e a modo suo ci sarà. Siamo sicuri che non mancheranno di certo i suoi commenti sarcastici verso l’allenatore della sua ormai ex nazionale.

L’attesa per l’inizio dei Mondiali di calcio che si terranno in Russia a partire dal 14 giugno 2018 si fa sempre più trepidante e le squadre qualificate fanno i conti con la partecipazione a rischio di alcuni giocatori. Si, perché i campionati continuano e tra infortuni e problemi fisici di varia natura, per alcuni di loro la Coppa del Mondo potrebbe essere in bilico.

Il primo addio alla competizione mondiale l’ha già dato il giocatore inglese Oxlade-Chamberlain, che in seguito alla rottura del legamento crociato del ginocchio destro avvenuta durante il match tra Liverpool e Roma, è costretto a stare lontano dal campo per almeno 9 mesi.

Ma chi sono i giocatori a rischio che non sanno ancora se voleranno o meno in Russia?

Il primo nome che salta subito all’occhio è quello di Boateng. Durante il match tra Bayern Monaco e Real Madrid è stato costretto ad abbandonare il gioco per un problema muscolare che da tempo gli crea problemi in campo. Per lui sono previste 4-6 settimane di riposo e oltre alla delusione di non poter disputare la partita di ritorno contro il Real Madrid, il difensore tedesco teme per la sua partecipazione ai Mondiali.

 

La Germania teme anche per altri due giocatori, Emre Can e Manuel Neuer. Il primo non potrà infatti finire il campionato con il Liverpool per problemi alla schiena e non è certa la data del suo rientro. Invece, il capitano e portiere della nazionale tedesca, infortunato da settembre scorso, non è ancora tornato in campo ma ha ripreso ad allenarsi e ha grandi aspettative per questi Mondiali.

All’interno della nazionale argentina i riflettori sono puntati su Biglia e Aguero, infortunati e a rischio per il mondiale. Lucas Biglia, dopo la frattura riportata nel match tra Milan e Benevento, deve riposarsi per un mese. Si vedrà poi se avrà completato il suo recupero o se avrà ancora bisogno di riposo. Sergio Aguero vuole a tutti i costi credere che non mancherà in Russia, ma le sue condizioni non sono ancora buone e non si può ancora dire se potrà davvero giocare in vista dell’inizio della competizione.

In Brasile si teme per Filipe Luis e Neymar. Per il primo frattura del perone e per il secondo frattura al quinto metatarso del piede destro sono gli ostacoli che si frappongono fra loro e la Russia.

Paura anche per le nazionali del Belgio e dell’Islanda.

Michy Batshuayi, vittima di un grave infortunio alla caviglia, presenta delle condizioni piuttosto serie che pregiudicano la sua presenza ai Mondiali.

Gylfi Sigurdsson, costretto ad uno stop di otto settimane dal 14 marzo 2018, è in fase di recupero. Per l’Islanda, al suo debutto ai Mondiali di calcio, sarebbe una grossa perdita non poter contare sul centrocampista dell’Everton.

 

vedere il blocco sovietico muoversi compatto […] era uno spettacolo impressionante,
anche se mio padre condivideva poco del mio entusiasmo e continuava a fumare […],
muovendo silenziosamente le labbra al ritmo di Santa Maria, ora pro nobis
Carlo Miccio, La trappola del fuorigioco

A Lione, nella finale della Coppa delle Coppe del 1986, la Dinamo Kiev demolisce sul piano del gioco e travolge su quello del punteggio l’Atletico Madrid, che godeva dei favori del pronostico. Sovrapposizioni, scambi di ruolo, tocchi veloci e ravvicinati, sgroppate sulla fascia, lanci a memoria, palla che corre e giocatori che corrono ancor di più. In tutto questo tourbillon organizzato, quasi scientifico, la mano dell’allenatore Valerij Lobanovskij è evidente.
Il colonnello, soprannome dovuto al grado raggiunto nell’Armata Rossa, ma decisamente adatto alla sua impassibilità in panchina, ha già un palmares di tutto rilievo: alla guida dei biancoblù ucraini ha conquistato sei campionati sovietici, quattro coppe dell’URSS, la Coppa delle Coppe del 1975 e la Supercoppa Europea del 1976. Proprio in virtù dei successi ottenuti la Federazione sovietica gli aveva affidato già due volte la guida della Nazionale, ma senza grandi risultati. La terza volta andrà meglio, pensano a Mosca. Così, una decina di giorni dopo la vittoria in coppa e una quindicina prima dell’esordio mondiale, Lobanovskij si ritrova ct dell’Unione Sovietica al posto di Malafeev e, ovviamente, trapianta in blocco la sua Dinamo Kiev in Nazionale.

Che la Federazione stavolta ci abbia visto giusto appare chiaro sin da subito. L’Ungheria di Lajos Detari, che si era presa il lusso di battere 3-0 il Brasile in amichevole a Budapest solo alcuni mesi prima, viene distrutta. La cosa più impressionante è che al terzo minuto il risultato è già 2-0 grazie a un gol sotto misura di Jakovenko e a una staffilata dalla distanza del futuro giocatore di Juventus e Lecce Sergej Alejnikov. Un rigore realizzato da Belanov sempre nel primo tempo e tre discese nelle praterie messe a disposizione dai magiari fissano il risultato sul 6-0: segnano Jaremčuk, Dajka nella propria porta e Rodionov.
Nel secondo match la squadra sovietica si gioca il primo posto del girone contro la Francia: vista la differenza reti e visto che il terzo incontro la vedrà opposta al Canada, un pareggio basta. Col senno di poi, sarebbe forse stato meglio arrivare secondi e incontrare l’Italia…

Ad ogni modo, Vassilij Rats, uomo simbolo del calcio modello Lobanovskij per duttilità, diligenza tattica, corsa e perché fuori dalle squadre del colonnello non renderà mai bene, fulmina a inizio ripresa il portiere francese Bats con un poderoso sinistro da fuori area. Fernandez con un bell’inserimento centrale pareggia poco dopo e il risultato non cambia più.
Contro il Canada l’URSS fa un po’ di turn over. I due gol che valgono la vittoria arrivano nel secondo tempo e sembrano suggerire una sorta di passaggio di consegne tra l’eterno Oleg Blokhin, attaccante della Dinamo Kiev già al tempo delle prime vittorie europee, Pallone d’Oro nel 1976,  escluso a sorpresa dalla formazione tipo a vantaggio del più in forma Belanov, e il tre quartista Aleksandr Zavarov, il giocatore più promettente dell’intero lotto anche per via della giovane età.
Si arriva così alla seconda fase. Ai Mondiali spagnoli del 1982, i primi a 24 squadre, le dodici compagini che avevano passato il primo turno erano state divise in quattro gironi da tre: morale, qualche Nazionale aveva dovuto salutare la manifestazione pur non perdendo negli scontri diretti. Tra queste l’URSS, eliminata da una vittoria troppo risicata contro il Belgio. Per ovviare a questo inconveniente la FIFA ha deciso di cambiare format e di fare una seconda parte interamente a eliminazione diretta, a costo di ripescare anche quattro delle migliori terze dai gironi e di portare a sedici il numero delle squadre che passano il primo turno, in pratica il 66,7% delle iscritte. All’URSS è destinata una delle ripescate e la sorte vuole che sia proprio quel Belgio che quattro anni prima aveva contribuito indirettamente alla sua eliminazione.

I diavoli rossi sono stati sconfitti dal Messico nel match inaugurale, hanno vinto di misura con l’Iraq e ha pareggiato 2-2 col Paraguay. Coriacei, scorbutici, ancora allenati da quel Guy Thys che li aveva portati a sfiorare la vittoria agli Europei nel 1980, ma insomma decisamente inferiori alla Nazionale sovietica.
La partita si gioca a Léon, alle 16 ora locale. Arbitro è lo svedese Fredriksson, uno dei più accreditati della UEFA, noto agli italiani per aver convalidato un gol dubbio al Liverpool nella finale di Coppa Campioni contro la Roma due anni prima. Come vedremo, anche questa direzione di gara non deporrà a favore del fischietto scandinavo…

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Con l’avvicinarsi dei Mondiali di Russia 2018 cresce anche il rammarico per il nostro paese di non essere fra le squadre che si contenderanno il titolo. Ma, un modo per guardare avanti ed essere orgogliosi della nostra Italia in realtà c’è ed è quello di volgere lo sguardo verso la nazionale azzurra al femminile. 

Grintose e determinate, le giocatrici guidate dal ct Bertolini stanno avanzando velocemente e dimostrando di essere fra le più forti.

In corsa per le qualificazioni ai Mondiali di calcio 2019, dopo ben 4 partite disputate nelle gare di qualificazione, si trovano prime nel loro girone con 4 partite vinte su 4, 12 punti, 10 gol e nessuna rete subita. Il gruppo 6, del quale fanno parte, comprende anche Portogallo, Romania, Moldavia e soprattutto il Belgio, la sua rivale più forte.

Al momento però l’Italia, che deve disputare a breve 2 partite di cui una proprio con la nazionale belga, è al primo posto, con tre punti più del Belgio ma una partita in meno. I prossimi match quindi diventano determinanti per la squadra azzurra, che vuole accedere direttamente alla fase finale senza passare per i play-off e l’unico modo per farlo è quello di rimanere ancorata a quel primo posto.

La Nazionale Italiana di calcio femminile di Milena Bertolini è formata da ragazze in gamba che hanno già dimostrato il loro talento in campo. La maggior parte di loro arriva da club come Juventus e Brescia e il fatto di aver già giocato insieme nei rispettivi team sta avendo degli ottimi influssi sul gioco di squadra.

Capitano della Juventus in rosa e giocatrice di punta della nazionale italiana, Sara Gama è sicuramente l’immagine della grinta. Non a caso di recente la Mattel ha deciso di dedicarle anche una bambola, che viene sponsorizzata con lo slogan d’effetto: “una grinta in grado di ispirare ogni bambina a perseguire sempre i propri sogni”.

Energica e scattante anche durante il gioco è sicuramente una risorsa per la nazionale italiana di calcio che deve vedersela con avversarie come Tessa Wullaert (Wolfsburg) e Janice Cayman (Montpellier) della nazionale belga guidata da Ives Serneels.

L’Italia scende in campo venerdì 6 aprile contro la Moldavia a Vadul lui Voda, mentre si scontra con il Belgio martedì 10 aprile allo stadio ‘Paolo Mazza’ di Ferrara.

In particolare c’è grande agitazione in vista dell’incontro che la nazionale giocherà in casa e i biglietti per assistere al match saranno distribuiti gratuitamente. Anche il ct Bertolini ci tiene a sottolineare come questo fattore possa essere un punto a vantaggio della nostra squadra:

Quella con il Belgio è senza dubbio una partita importante per la qualificazione al Mondiale, la Federazione sta facendo il massimo per coinvolgere la cittadinanza e lo stadio è un piccolo gioiello. Ci auguriamo che vengano in tanti a sostenerci e sono convinta che il pubblico ferrarese potrà essere la 12ª donna in campo

Dopo aver ottenuto il secondo posto nella Cyprus Cup 2018, aver guadagnato due posizione nel ranking FIFA passando dalla posizione 17 alla 15 e aver vinto tutte le partite finora giocate nel girone di qualificazione ai Mondiali 2019, la nazionale azzurra di calcio al femminile vuole assolutamente vincere e arrivare, magari con un pass diretto, alla rassegna mondiale.

L’Italia non partecipa ai Mondiali di calcio femminile dal 1999. La sua qualificazione non rappresenterebbe solo motivo di soddisfazione per la crescita della squadra, ma anche un grande orgoglio nazionale nel vedere il tricolore italiano competere per il titolo mondiale dopo molti anni e dopo la delusione della nazionale azzurra al maschile.

Elenco delle convocate

Direttamente dalla FIGC, ecco chi sono le giocatrici convocate per i prossimi due match in programma:

Portieri: Chiara Marchitelli (Brescia), Laura Giuliani (Juventus), Rosalia Pipitone (Res Roma);
Difensori: Elena Linari (Fiorentina), Alia Guagni (Fiorentina), Elisa Bartoli (Fiorentina), Cecilia Salvai (Juventus), Sara Gama (Juventus), Linda Cimini Tucceri (San Zaccaria), Lisa Boattin (Juventus), Francesca Vitale (Football Milan Ladies);
Centrocampiste: Aurora Galli (Juventus), Martina Rosucci (Juventus), Manuela Giugliano (Brescia), Barbara Bonansea (Juventus), Greta Adami (Fiorentina), Eleonora Goldoni (Tennessee State University), Lisa Alborghetti (Mozzanica), Benedetta Glionna (Juventus);
Attaccanti: Daniela Sabatino (Brescia), Ilaria Mauro (Fiorentina), Valentina Giacinti (Brescia), Cristiana Girelli (Brescia).

 

Il calore e le emozioni che offrono le panchine delle nazionali sono al centro dei pensieri di molti allenatori di varie discipline sportive.

Ed è quello che ha provato anche e soprattutto l’ex coach della Nazionale azzurra, Andrea Anastasi, il quale ha deciso di accettare la proposta di guidare il Belgio.

Un contratto di due anni per l’attuale coach della squadra polacca del Danzica che allena dal 2014. Quella del Belgio sarà la quarta selezione nazionale per il tecnico originario di Poggio Rusco, dopo Italia (con cui ha vinto un Europeo, due World League e un bronzo olimpico a Sydney), Spagna e Polonia.

Qui sono a casa mia, ormai è un nido per me. Mi mancava l’esperienza internazionale. Il Belgio è stata un’ottima chance, i collegamenti sia con l’Italia che con la Polonia sono facili e il Belgio ha comunque una buona squadra. Certo, so che non partiamo fra le squadre vincenti ma si può fare un buon lavoro.

Il ct ammette inoltre di aver ricevuto anche altre offerte importanti come dalla federazioni pallavolistiche asiatiche, ma ha preferito restare in Europa, con lo scopo di fare bene l’Europeo 2019 che si disputerà proprio in Belgio e poi magari a provare a qualificarsi per l’Olimpiade di Tokyo 2020.

Il gruppo 3 delle qualificazioni europee al Mondiale del ’74, quello con Olanda, Belgio, Norvegia e Islanda, è alle battute finali. In Germania Ovest a contendersi il titolo ci andrà solo la prima e la striscia di vittorie ottenute in Coppa dei Campioni da Feyenoord e Ajax fanno dei tulipani i legittimi favoriti, anche se è il Belgio a essere testa di serie. Del resto i diavoli rossi hanno partecipato alla fase finale dell’ultima Coppa Rimet, in Messico nel 1970, e nel giugno del 1972 sono arrivati terzi agli Europei, mentre gli olandesi si sono qualificati per l’ultima volta nel 1938.

Le due scandinave, Norvegia e Islanda, sono state quasi delle comparse, ma hanno avuto il loro peso. Da questa edizione della rassegna iridata, infatti, la FIFA ha inserito la differenza reti come discriminante in caso di arrivo a pari merito alla fine del girone di qualificazione. Così, visto che ad Anversa il 19 novembre 1972 Belgio e Olanda è finita 0-0, gli orange arrivano alla partita decisiva in programma ad Amsterdam il 18 novembre 1973 con un doppio vantaggio: il fattore campo e il +22 nel bilancio tra gol fatti e gol subiti frutto soprattutto di un rotondo 9-0 sulla Norvegia e di una vittoria 1-8 in Islanda… o meglio nel ritorno contro gli islandesi giocato anch’esso in Olanda. Il Belgio è solo a +12 e, quindi, per andar al Mondiale ha bisogno di vincere in trasferta.Sulla panchina belga siede il poco più che cinquantenne Raymond Goethals, che col tempo acquisterà la fama di “santone” in virtù della grande preparazione tattica e dei risultati ottenuti dalle sue squadre sul campo (vedi Coppa dei Campioni vinta con l’Olympique Marsiglia nel 1993). Intanto, ad Amsterdam, schiera i suoi molto arroccati dietro, pur avendo necessità di battere gli avversari per qualificarsi e lascia il pallino del gioco ai padroni di casa, sulla cui panchina siede il cecoslovacco František Fadrhonc e non ancora Rinus Michels, che subentrerà solo nel 1974.

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Ci sarà da divertirsi a Genova il prossimo aprile, in cui la città ligure sarà al centro del futuro del tennis azzurro prima con il match di Coppa Davis maschile e dopo qualche giorno anche la Fed Cup femminile.

Destini leggermente diversi per gli uomini e le donne, soprattutto queste ultime che, dopo anni di trionfi, ora dovranno sgomitare parecchio per cercare di superare il Belgio nei playoff per il World Group. L’obiettivo è conquistare un posto nel Gruppo Mondiale del 2019 e ritornare quindi nell’élite di questa competizione.

Proprio contro il Belgio i primi bei ricordi del tennis azzurro femminile. In effetti tra le due nazioni è nata una piccola rivalità dopo il 2006, quando allora le azzurre riuscirono a battere le belghe così da conquistare il loro primo titolo di Fed Cup.

Quello del 2006 è stato un anno ricco di soddisfazioni sportive, sia appunto per il tennis che per il calcio, con la vittoria dello storico quarto Mondiale.

Il primo trionfo nazionale femminile con la racchetta è di 12 anni fa, vinto proprio contro i padroni di casa allo Spiroudome di Charleroi il 17 settembre.

Sette successi su altrettante sfide contro i Diavoli Rossi, che furono l’ultima vittima in quella competizione, in cui le azzurre giocarono, e vinsero, tutte le sfide in trasferta, da Nancy contro la Francia di Amelie Mauresmo fino in Spagna, con un’altra schiacciante vittoria. Un successo che si chiama Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, Mara Santangelo, Roberta Vinci, Romina Oprandi, Tathiana Garbin, oggi capitano dell’Italia (unica “superstite”) in luogo di Corrado Barazzutti, che permane su quella maschile. Proprio con il ct friulano la nazionale ha trionfato altre 3 volte (2009, 2010 e 2013).

Nell’edizione del 2006 l’impresa sembrò quasi impossibile dato che il Belgio era la nazionale leader della classifica. Tuttavia Schiavone e Santangelo portarono la squadra sulla buona strada per poi avere la meglio nel match finale di doppio, quando Schiavone-Vinci piegarono la resistenza delle belghe Flipkens-Hardenne.

Nel week-end a Lille va in scena la finale della Coppa Davis 2017 tra Francia e Belgio, in programma da venerdì a domenica sul veloce indoor dello Stade Pierre Mauroy (live su SuperTennis). L’impianto della città della Francia settentrionale (27mila posti la capienza) – non troppo distante dal confine col Belgio – è quello dello stadio di calcio della squadra locale, già scelto per la sfortunata finale persa dai “Bleus” contro la Svizzera di Federer e Wawrinka ma anche per la vittoriosa semifinale dello scorso settembre contro la Serbia.

Giovedì primo atto ufficiale con la cerimonia del sorteggio.

(Photo credit PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

le formazioni

Confermate le formazioni, le stesse delle semifinali. Il capitano francese Yannick Noah ha convocato Jo-Wilfried Tsonga (n. 15 Atp), Lucas Pouille (n. 18 Atp), e gli specialisti Pierre-Hugues Herbert (n. 81 Atp) e Nicolas Mahut (n. 104 Atp), con Richard Gasquet (n. 31 Atp) e Julien Benneteau (n. 57 Atp) aggregati alla squadra come riserve in caso di cambi dell’ultimo momento.
Il “collega” belga Johann Van Herck ha invece scelto di affidarsi a David Goffin (n. 7 Atp), Steve Darcis (n. 76 Atp), Ruben Bemelmans (n. 118 Atp) e Arthur De Greef (n. 181 Atp), con quinto uomo Joris De Loore (n. 276 Atp).

i precedenti

Le due squadre non si affrontano da ben 16 anni. Nel bilancio dei precedenti i “Bleus” sono in vantaggio per 4 a 3 dopo i successi nelle ultime due sfide: in semifinale a Pau nel 1999 (vittoria per 4-1) e in trasferta a Gand nel primo turno del World Group 2001 quando si imposero per 5-0.

Elia Viviani riesce a raggiungere un altro grande traguardo nella sei giorni di Gand. La gara, che si sta disputando come di consueto in Belgio nella città di Gand, ieri ha incoronato vincitore il ciclista italiano nella corsa a punti.

Dopo alcune dichiarazioni in cui affermava di volersi allontanare temporaneamente dalla pista per tornare sulla strada, rieccolo più in forma che mai a trionfare nella gara di Gand, dove sta gareggiando in coppia con un altro azzurro, Michele Scartezzini.

Viviani, campione olimpico dell’Omnium nel 2016, non riesce a non eccellere nella disciplina che più lo caratterizza, il ciclismo su pista, e fino alla conclusione dei sei giorni previsti per la competizione siamo sicuri che tornerà a regalare altri successi.

Di recente il ciclista è entrato a far parte del team Quick-Step Floors lasciando Sky, ma è molto fiducioso nella nuova avventura che sta per affrontare:

Quando ho sentito che Kittel lasciava la Quick Step, ho visto una possibilità per me. Nel mese di dicembre parleremo del mio programma: Patrick Lefevere non mi ha promesso nulla e non ho chiesto niente. Ma sono sicuro che il mio sarà un programma di qualità

La sei giorni di Gand: si corre dal 14 al 19 novembre

Siamo giunti al terzo giorno delle gara belga che prende il nome di “sei giorni di Gand”. Le prove sono disputate come ogni anno nel velodromo Kuipke di Gand, in Belgio, sin dal 1922.

I ciclisti si sfidano nelle sue diverse specialità: la corsa a punti, la corsa a squadre, la corsa a eliminazione, la cronometro, il supersprint e il derny.

Elia Viviani è un veterano della gara, ma quest’anno fa coppia con Michele Scartezzini. L’anno precedente il suo compagno d’avventura era invece Iljo Keisse, anche lui del team Quick-Step Floors. Nel 2016 la competizione fu vinta da Wiggins-Cavendish, che si imposero sugli altri partecipanti.

I favoriti, all’inizio della competizione odierna, sembrano il duo Moreno De Pauw e Kenny De Ketele, che sin dal primo giorno si sono imposti come protagonisti e continuano a guidare la classifica generale da leader.

Risultati meno soddisfacenti a metà gara per la coppia italiana, che a causa di alcuni problemi di salute di Scartezzini hanno perso terreno rispetto agli altri partecipanti. Rimangono comunque in corsa per offrire tutto lo spettacolo di cui sono capaci, come nella prova entusiasmante di Elia Viviani compiuta ieri nella corsa a punti.