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Al corridore della Guinea-Bissau non interessava finire la gara. A Braima Suncar Dabo importava solo che il collega Jonathan Busby, nazionale Aruba, isola caraibica vicino al Venezuela, tagliasse il traguardo nonostante si fosse sentito male. E così Dabo si è caricato il compagno sotto braccio e lo ha accompagnato fino alla fine dei 5000 metri.

È successo nei Mondiali di atletica leggera in Qatar, iniziati il 27 settembre e in programma fino al 6 ottobre. Nel Khalifa International Stadium erano 20 i corridori in gara, durata per 18 partecipanti tra i 13 e i 14 minuti. Per Dabo invece la batteria è durata più di 18 minuti per aiutare il compagno, sentitosi male e crollato a qualche centinaia di metri dal traguardo.

Non è arrivato fin qui per abbandonare la gara, ma per finirla. Qualsiasi atleta in quella situazione avrebbe fatto la stessa cosa: aiutare qualcuno che, come me, rappresentava il suo Paese, era la cosa da fare

Spiega così Dabo il suo gesto. Sono arrivati nelle ultime due posizioni della batteria, ma per i corridoi il risultato non è importante. I tanti tifosi guineensi presenti sulle tribune hanno festeggiato come una vittoria il gesto del loro connazionale. Tagliato il traguardo, Busby è stato soccorso e nella classifica finale risulta squalificato. Ma mai si scorderà del suo arrivo nella prima partecipazione a un mondiale di atletica leggera. E mai smetterà di ringraziare il suo soccoritore Dabo.

È terminato il countdown per i Mondiali di atletica in programma a Doha dal 27 settembre al 6 ottobre (qui potete vedere il calendario completo). C’è, ovviamente anche l’Italia che porta in Qatar 65 atleti selezionati dal direttore tecnico, Antonio La Torre. Sono 34 uomini e 32 donne, con nove nominativi ammessi per target numbers (cioè i numeri minimi di partecipanti per specialità fissati dalla Federazione internazionale). Il numero è ben superiore rispetto a quello delle ultime tre edizioni di rassegne intercontinentali: a Pechino 2015 gli Azzurri erano 34; 38 ai Giochi di Rio 2016 e 36 ai Mondiali di Londra 2017. Sicuramente indice di un momento fecondo dell’atletica italiana.

Ai 65 convocati diramati in un primo momento si è aggiunto un altro nome: è stato accettato dalla FIDAL l’invito arrivato dalla IAAF per la lunghista Laura Strati, sulla base del meccanismo dei target number. Accettato anche l’invito per la partecipazione nei 200 metri di Antonio Infantino, che era già in lista per la 4×100. Il 25 settembre, però, un infortunio muscolare ha messo fuori causa Giorgio Rubino (marcia 20km), mantenendo a quota 65 il numero complessivo degli atleti italiani in gara.

Uomini (33, dopo il forfait di Giorgio Rubino)

100m – 4x100m Marcell L. JACOBS G.S. Fiamme Oro PD
100m – 4x100m Filippo TORTU G.A. Fiamme Gialle
200m – 4x100m Fausto DESALU G.A. Fiamme Gialle
200m – 4x100m Antonio INFANTINO * Athletic Club 96 Alperia
400m – 4x400m/mista Davide RE G.A. Fiamme Gialle
5000m – 10.000m Yeman CRIPPA * G.S. Fiamme Oro PD
5000m Said EL OTMANI C.S. Esercito
110hs Hassane FOFANA G.S. Fiamme Oro PD
110hs Lorenzo PERINI C.S. Aeronautica Mil.
3000st Yohanes CHIAPPINELLI C.S. Carabinieri Sez. Atl.
3000st Osama ZOGHLAMI C.S. Aeronautica Mil. / Cus Palermo
Alto Stefano SOTTILE G.S. Fiamme Azzurre / Atletica Valsesia
Alto Gianmarco TAMBERI G.A. Fiamme Gialle
Asta Claudio STECCHI G.A. Fiamme Gialle
Triplo Andrea DALLAVALLE G.A. Fiamme Gialle / Atl. Piacenza
Peso Leonardo FABBRI C.S. Aeronautica Mil. / Atl. Firenze Marathon SS
Disco Giovanni FALOCI G.A. Fiamme Gialle
Maratona Eyob FANIEL G.S. Fiamme Oro PD / Venicemarathon Club
Maratona Daniele MEUCCI C.S. Esercito
Maratona Yassine RACHIK Atl. Casone Noceto
Marcia 20km Matteo GIUPPONI C.S. Carabinieri Sez. Atl.
Marcia 20km Massimo STANO G.S. Fiamme Oro PD
Marcia 50km Michele ANTONELLI C.S. Aeronautica Mil. / Atl. Recanati
Marcia 50km Teodorico CAPORASO C.S. Aeronautica Mil. / Ass. Sportiva e Culturale Orionina
4x100m Federico CATTANEO C.S. Aeronautica Mil. / Atl. Riccardi Milano 1946
4x100m Davide MANENTI C.S. Aeronautica Mil.
4x100m Roberto RIGALI Bergamo Stars Atletica
4x400m/mista Vladimir ACETI G.A. Fiamme Gialle / Atl. Vis Nova Giussano
4x400m/mista Daniele CORSA G.S. Fiamme Oro PD / Folgore Brindisi
4x400m/mista Matteo GALVAN G.A. Fiamme Gialle
4x400m/mista Brayan LOPEZ Athletic Club 96 Alperia
4x400m/mista Edoardo SCOTTI C.S. Carabinieri Sez. Atl. / Cus Parma
4x400m/mista Michele TRICCA G.A. Fiamme Gialle

Donne (32)

200m – 4x100m Gloria HOOPER * C.S. Carabinieri Sez. Atl.
400m – 4x400m/mista Maria Benedicta CHIGBOLU C.S. Esercito
800m Eleonora VANDI * Atl. Avis Macerata
100hs Luminosa BOGLIOLO G.S. Fiamme Oro PD / Cus Genova
400hs – 4x400m/mista Ayomide FOLORUNSO G.S. Fiamme Oro PD
400hs Linda OLIVIERI G.S. Fiamme Oro PD / Atletica Monza
400hs Yadisleidy PEDROSO C.S. Aeronautica Mil.
Alto Alessia TROST G.A. Fiamme Gialle
Alto Elena VALLORTIGARA * C.S. Carabinieri Sez. Atl.
Asta Roberta BRUNI * C.S. Carabinieri Sez. Atl.
Lungo Laura STRATI * Atl. Vicentina
Lungo Tania VICENZINO * C.S. Esercito
Triplo Ottavia CESTONARO * C.S. Carabinieri Sez. Atl.
Disco Daisy OSAKUE G.A. Fiamme Gialle / Sisport
Martello Sara FANTINI * C.S. Carabinieri Sez. Atl. / Cus Parma
Maratona Sara DOSSENA Laguna Running
Maratona Giovanna EPIS C.S. Carabinieri Sez. Atl.
Marcia 20km Mariavittoria BECCHETTI Cus Cagliari
Marcia 20km Antonella PALMISANO G.A. Fiamme Gialle
Marcia 50km Valentina TRAPLETTI C.S. Esercito
Marcia 50km Nicole COLOMBI Atl. Brescia 1950 ISPA Group
Marcia 50km Eleonora Anna GIORGI G.S. Fiamme Azzurre
4x100m Anna BONGIORNI C.S. Carabinieri Sez. Atl.
4x100m Zaynab DOSSO G.S. Fiamme Azzurre / Calcestruzzi Corradini Excelsior
4x100m Johanelis HERRERA Atl. Brescia 1950 ISPA Group
4x100m Alessia PAVESE Atl. Brescia 1950 ISPA Group
4x100m Irene SIRAGUSA C.S. Esercito
4x400m/mista Rebecca BORGA G.A. Fiamme Gialle / Atl. Biotekna Marcon
4x400m/mista Raphaela LUKUDO C.S. Esercito
4x400m/mista Alice MANGIONE Atl. Brescia 1950 ISPA Group
4x400m/mista Marta MILANI C.S. Esercito
4x400m/mista Giancarla TREVISAN Bracco Atletica

* convocazione per target number

Era nell’aria da un po’, ora è ufficiale: Xavi Hernandez ha mandato una lettera aperta ai media spagnoli annunciando che a fine stagione lascia il calcio per dedicarsi alla carriera di allenatore. Per i tifosi blaugrana, possiamo dire che Xavi si era ritirato dopo aver conquistato il secondo triplete del Barça, nel 2015, a Berlino nella finale di Champions contro la Juventus. In realtà era rimasto attivo andando a giocare in Qatar con l’Al Sadd. Per soldi, che servono sempre, e per iniziare a frequentare il corso da allenatore, legato all’accademia Aspire.

 

In questi quattro anni ha giocato, e anche vinto: il 4 aprile scorso ha conquistato la sua prima Liga del Qatar, la quattordicesima per il club, quarto titolo in Medio Oriente per il cervello del Barcellona di Guardiola. Che a 39 anni ha deciso di passare dal campo alla panchina. Ecco le sue parole:

Vincere la Liga delle Stelle del Qatar, l’unico titolo che mi mancava qui, rappresenta il finale perfetto alla mia carriera di calciatore. Come calciatore, non ti stanchi mai di vincere. Ora mi piacerebbe chiudere la stagione vincendo la Coppa dell’Emiro, però sono già curioso di vedere cosa mi prepara il mio futuro in panchina. La mia filosofia come allenatore riflette lo stile che abbiamo sviluppato per tanti anni alla Masia sotto l’influenza di Johann Cruijff, e che tiene la sua rappresentazione più alta nello stile di gioco del Barcellona. Adoro vedere le squadre prendere l’iniziativa sul terreno di gioco, il calcio d’attacco, recuperare l’essenza del calcio che tutti noi amiamo dai tempi della nostra infanzia: il gioco di possessione. Ciò che ho ottenuto negli ultimi decenni è stato un privilegio e penso che sia mio dovere provare a restituire qualcosa attraverso il calcio, se sarò in grado

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Il destino, dunque, è segnato: Xavi allenerà il Barcellona. Bisogna solo vedere quando e con quale presidente. Magari Gerard Piqué, o Pep Guardiola. In attesa che Ernesto Valverde si faccia da parte il catalano inizierà a fare esperienza altrove. Poi ci sarà il ritorno al Camp Nou. Dove il suo talento ha lasciato una traccia indelebile, così come in nazionale: ballando al suo ritmo la Spagna ha vinto Europeo, Mondiale ed Europeo tra il 2008 e il 2012. Un talento fuori dal comune, in campo. Vedremo come andrà in panchina: di certo, Xavi ha le idee chiare.

 

È successo, il Qatar ce l’ha fatta! È campione d’Asia.

La nazionale araba è riuscita a battere i pronostici che davano per certa la vittoria del Giappone. I qatarioti, invece, hanno giocato una grande finale, battendo i nipponici con un secco 3-1.

Un trionfo che segna molto la storia calcistica: perché è il primo trionfo del Qatar; perché dopo due edizioni in cui hanno vinto Australia e Giappone, il trofeo torna in mano a un paese arabo (l’ultimo a vincere è stato l’Iraq nel 2007); perché lo ha fatto in maniera impeccabile con 19 reti fatte e solo una subita (in finale proprio contro i giapponese) e perché è il futuro Paese ospitante del Mondiale 2022 e ora ha un buon motivo per mostrarsi al mondo in maniera migliore.

Il Qatar è un paese che, calcisticamente parlando, è cresciuto tanto negli ultimi anni. Se si pensa che il miglior risultato raccolto prima del successo in Coppa d’Asia 2019 sono stati due quarti di finale (una nel 2000 e una nel 2011) con zero presenze mondiali, ora il Qatar è concretamente un’altra realtà.
Il sogno della nazionale vincitrice proseguirà con la partecipazione non solo del Mondiale 2022 che si giocherà in casa, ma anche della Coppa America. Il prossimo giugno, infatti, in Brasile si terrà la 47esima edizione del torneo sudamericano. Oltre alle dieci nazionali che si sono qualificate durante la fase a gironi, ci saranno anche Qatar e Giappone. Per i Samurai sarà la seconda partecipazione dopo quella del 1999. Lo scopo di questa decisione da parte della Conmebol è quella di contribuire allo sviluppo del calcio a livello mondiale.

Tornando alla vittoria della Coppa d’Asia, il merito va sicuramente alla federazione qatariota che ha saputo investire molto, grazie soprattutto alle floride casse della famiglia reale, su impianti sportivi e uomini. Nonostante gli scandali dovuti all’assegnazione del torno iridato e qualche mugugno legato ai tesseramenti dei calciatori, il calcio dell’emirato comunque è andato avanti.
Tra i calciatori con doppio passaporto c’è l’attaccante, Almoez Ali, assoluto protagonista del torneo, grazie alle nove reti messe a segno in sette presenze totali. Con una rovesciata ha spianato la strada anche in finale.

I regnanti hanno voluto fortemente la nascita di un centro sportivo invidiabile e così è stato. Il capocannoniere del torneo è figlio dell’Aspire Academy, accademia fondata dalla famiglia reale in cui si formano tanti campioni, tra cui Mutaz Barshim, medaglia d’oro di salto in alto.

Le congratulazioni vanno anche al commissario tecnico della nazionale, lo spagnolo Felix Sanchez. Chiamato dal direttore dell’Aspire, Ivan Bravo, ex dirigente del Real Madrid.

Un mix di figure che hanno saputo dare la giusta quadratura al piano sportivo presente e futuro. Ciò che, ad esempio, non è stato realizzato dalla federazione cinese che, nonostante avesse Marcello Lippi in panchina, non è riuscita a essere competitiva nel corso degli anni.

Il calcio arabo è in crescita e forse la presenza del Qatar al prossimo Mondiale non sarà solo un’apparizione.

Ci siamo, il capitolo finale di una Coppa d’Asia sarà tra Giappone – Qatar venerdì 1 febbraio alle 15 italiane.

Le due squadre hanno avuto un cammino molto simile: entrambe sono passate a punteggio pieno nella fase a gironi e quasi con gli stessi risultati anche le fase a eliminazione diretta, fino all’ultima partita.

Due squadre con culture calcistiche diverse.

Il Giappone è sicuramente una delle nazionali con più spirito calcistico, con tantissimi calciatori del passato che hanno giocato in Europa e altrettanti attualmente. Se negli anni ’80 il calcio nipponico era strettamente legato all’animazione di Holly e Benji, dagli anni ’90 qualcosa è nettamente cambiato.

Il Qatar, invece, è una piacevole sorpresa. Difficilmente qualcuno si sarebbe immaginato di trovare il piccolo emirato a giocarsi la vittoria della Coppa d’Asia. I qatarioti hanno battuto i padroni di casa degli Emirati Arabi Uniti, guidati da mister Alberto Zaccheroni, con un nettissimo 4-0. Per la federazione calcistica del Qatar è la prima finale della storia. Di fronte c’è il Giappone che, invece, conta già quattro successi in bacheca (1992, 2000, 2004, 2011). L’ultimo trionfo è stato proprio con il Zac commissario tecnico.

Sulla carta i pronostici pendono tutto per i Samurai ma, proprio per questo, i qatarioti potranno giocarsela con spensieratezza, a maggior ragione dopo aver affrontato e battuto altre importanti nazionali come la Corea del Sud e l’Iraq.

C’è chi come Xavi, ex centrocampista del Barcellona e della nazionale spagnola, aveva previsto tutto ancor prima che il torneo cominciasse:

Le vere delusioni del torneo sono state l’Australia, vincitrice nel 2015 ma mai competitiva quest’anno, e la Corea del Sud, nazionale molto blasonata con diversi calciatori che giocano in Europa, ma che si è fermata all’ostacolo Qatar.

Tra i Samurai c’è da tener d’occhio a Yuya Osako, attaccante del Werder Brema, autore di una doppietta contro l’Iran. Anche la difesa ha ben impressionato con la coppia centrale guidata dal capitano Yoshida (gioca nel Southampton) e dal ventenne Tomiyasu (gioca in Belgio nel Sint Truiden).

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Osako, autore di una doppietta nella semifinale contro l’Iran

Buona è anche la difesa del Qatar che si è fatta notare per organizzazione, grazie anche all’ottimo lavoro del ct spagnolo Felix Sanchez. Un occhio di riguardo è per il capocannoniere della squadra e del torneo: Almoez Ali, autore di otto gol.

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Almoez Ali, autore di otto gol in questa Coppa d’Asia

Almoez è sudanese naturalizzato qatariota e la sua idoneità nazionale per il Qatar — così come quella di un compagno di squadra, l’iracheno di nascita Bassam Al-Rawi — è stata contestata nel corso del torneo perché sarebbe stata concessa pur non soddisfacendo il requisito minimo di cinque anni di permanenza continua nel paese.

Raggiungere questo risultato è molto importante per l’emirato dato che sarà Paese ospitante del prossimo Mondiale nel 2022. Quale vetrina migliore la vittoria della Coppa d’Asia?

Dimenticate le partite al caldo con una birra fresca all’aperto in piazza o nei bar. In Qatar tra quattro anni prendetevi un pleid, un tè caldo e posizionate il condizionatore in modalità “heat”. Il primo Mondiale autunno-invernale della storia si svolgerà nella penisola Arabica dal 21 novembre al 18 dicembre 2022. Sarà l’ultimo a 32 squadre, visto che dal 2026 si passerà alla formula a 48. E avrà orari inconsueti per il calcio occidentale, sulla falsariga di quanto accaduto in Corea Giappone 2002 (lì andò peggio visto che si giocava anche alle 8 del mattino italiane).

C’è un’idea sul tavolo per suddividere le partite della Coppa del Mondo in quattro fasce diverse. Le gare potrebbero quindi giocarsi alle 13, 16, 19 e 22 ore locali.

Nasser Al-Khater

Parole di Nasser Al-Khater, segretario del comitato organizzatore del torneo. Ciò significa che, con il fuso orario di due ore con l’Italia, le partite si giocherebbero in 4 orari spalmati: 11, 14, 17, 20. Niente estate e niente calcio sotto l’ombrellone. Il pallone tra quattro anni lo porta in finale Babbo Natale. D’altra parte i petroldollari non conoscono stagioni e la globalizzazione del calcio arriva anche tra gli sceicchi del Qatar.

Abbiamo ancora negli occhi il Mondiale russo e l’ultima sfida tra Francia Croazia. I campioni transalpini difenderanno il titolo in una Coppa più corta nel numero di giorni. Se l’edizione di quest’anno era di 32 giorni, quella del 2022 sarà di 29. Ecco perché potrebbe essere necessario inserire la quarta fascia oraria. In Qatar, d’altronde, non ci saranno problemi metereologici. Tutti gli impianti saranno dotati di condizionatori, assicurano dal comitato organizzatore.

I cantieri per gli stadi in Qatar

L’odore dei soldi provenienti da sponsor e televisioni fa dimenticare tutto il resto. Dalle accuse sui presunti casi di corruzione nell’assegnazione del Mondiale agli incidenti nella costruzione degli stadi. Non ci sono cifre ufficiali, ma secondo Amnesty International e altre Ong ci sarebbero oltre 1200 vittime nei cantieri qatarioti. La proporzione porterebbe a 4000 operai deceduti nel 2022. Numeri che parlano di persone che pagano con la vita il prezzo di un calcio senza limiti. But business is business, a tutti i costi, in ogni stagione dell’anno.

 

Non ha resistito al ritorno in panchina e, non appena è arrivata una proposta, ha detto di sì.

È Alberto Zaccheroni che, dopo una parentesi come commentatore tecnico Rai per la partite della Nazionale italiana, ha dato il suo benestare alla nazionale degli Emirati Arabi Uniti. Il tecnico romagnolo sarà dunque selezionatore della federazione del Paese arabo.

Benvenuto Capitano”, l’annuncio sui vari social network da parte della nazionale.

Un invito particolare per mister Zaccheroni, il quale sarà il vero capitano degli Emirati Arabi. Una sorta di guida, di faro per una nazionale che ha perso la sua “rotta” e il pass per volare ai Mondiali di Russia 2018.

In effetti il commissario tecnico argentino fresco di esonero, Edgardo Bauza, è stato sollevato dall’incarico proprio a causa del flop nel girone di qualificazione per il prossimo campionato del Mondo.

Per Zaccheroni quindi serve innanzitutto rimettere in ordine idee e giocatori per cercare di creare le condizioni per far crescere la Nazionale araba e quindi porsi degli obiettivi. Il primo è sicuramente la Coppa d’Asia 2019, che sarà ospitata proprio dagli Emirati Arabi, il secondo la qualificazione al Mondiale 2022 in Qatar.

Ancora Asia nella carriera di Zac che ha già allenato il Giappone (con la quale ha vinto Coppa d’Asia 2011 e Coppa d’Asia Orientale 2013) e il Beijing Guoan (club cinese di Pechino che milita in China Super League). Quest’ultima esperienza non è andata come ci si aspettava a causa della mancanza di risultati e difficoltà nel mettere in mostra il proprio gioco.

Con la Nazionale del Sol Levante, invece, ha tagliato molti traguardi oltre che ha ottenuto tanti successi dal 2010 al 2014. L’ultima gara disputata sulla panchina nipponica è stata al Mondiale in Brasile del 2014, prima di decidere di non rinnovare il contratto.

Ora un nuovo percorso e un nuovo progetto sportivo l’aspetta. La nazionale emiratina si è affidata all’esperienza di mister Zac per provare a fare bene. Gli allenatori italiani all’estero sono sempre e comunque stimati.

Dario Sette

Al via le edizioni 2016 del Campionato del Mondo di volley per club sia maschile che femminile. Dal 18 al 23 ottobre, i due tornei iridati vedranno otto partecipanti lottare per il titolo di squadra migliore del pianeta. Suddivise in girone A e B con le migliori due che disputano semifinali e successivamente finale per il primo e terzo posto, le due competizioni si giocano in angoli diversi: il Mondiale per club maschile è, infatti, per la terza volta negli ultimi quattro anni a Betim, in Brasile (sempre nel paese sudamericano, ma a Belo Horizonte è andata in scena l’edizione del 2014); la competizione femminile, invece, negli stessi giorni si disputa nelle Filippine ed è la prima volta dopo l’ultimo triennio giocato a Zurigo.

Organizzati dalla Fivb, la Fédération internationale de volleyball, le due competizioni pallavolistiche sono riservate ai team che hanno vinto i tornei continentali, le cosiddette Champions League, durante la stagione precedente. Oltre ai campioni provenienti da Europa, Sudamerica, Nord-Centro America e Caraibi, Asia e Africa, ogni anno, a discrezione della Fivb, vengono invitate altre squadre, le wild cards, per poter raggiungere il numero idoneo per avviare il torneo.
Nel Mondiale maschile, per esempio, quest’anno a ottenere l’invito è stato Trentino Volley, sconfitto in finale di Champions dallo Zenit-Kazan, alla sua settima apparizione iridata e che rappresenta il team più vincente in assoluto, avendo conquistato l’oro per bene quattro volte dal 2009 al 2012. Il team allenato da Angelo Lorenzetti è nel girone B con i brasiliani del Minas Tênis Clube e gli argentini Ciudad de Bolívar e Upcn San Juan.
E’ un debutto, invece, per il team femminile che difende la bandiera italiana: la Pomì Casalmaggiore, alla sua prima apparizione, incorona, così, un’ascesa trionfale iniziata solo nel 2008 e che ha visto la giovane squadra lombarda innalzarsi sul tetto d’Europa, vincendo la Champions Leauge contro le turche del VakıfBank Istanbul. Nel torneo iridato, Casalmaggiore è inserita nel girone A con i padroni di casa, Philippine All-Stars, i turchi dell’Eczacıbaşı Istanbul e, infine, i brasiliani del Rio de Janeiro Vc.

Il cammino del Mondiale di volley per club è stato piuttosto a strappi: la prima edizione maschile si è disputata nel 1989 con cadenza annuale fino al 1992. Fino a quel momento fu un dominio italiano con Parma, Ravenna e due volte Gonzaga Milano a trionfare. Ma la Fibv decise di cancellare la manifestazione che non si è disputata per 17 anni. Solo nel 2009 il Mondiale per club è tornato, questa volta a Doha, in Qatar. Andamento simile per quello femminile: iniziato nel 1991 e interrotto nel 1994 (già l’edizione del 1993 non si disputò), è seguito un silenzio durato fino al 2010, quando, sempre la città qatariota ha ospitato nuovamente la competizione.