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Una carriera lunga 20 anni con quasi 1000 partite disputate e tantissimi trofei in bacheca. Per il portiere dell’Arsenal, Petr Cech, questa sarà l’ultima stagione.

Dirà addio il prossmo giugno a 37 anni. Una carriera ricca di trionfi, soprattutto con la maglia del Chelsea, e un incidente in campo che lo ha portato quasi alla morte  e che, certamente, gli ha segnato vita e carriera.

La speranza è quella di poter vincere qualcos’altro con i Gunners in questa sua ultima annata. In 15 anni di campionato inglese si ritiene più che soddisfatto del lavoro fatto, ed è per questo che ha intrapreso questa decisione.
Dopo John Terry e Didier Drogba, dunque, un altro storico calciatore del Chelsea di Abramovich decide di dire basta.

Il post dal suo profilo Instagram

 

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Questa è la mia 20ª stagione da calciatore professionista. Sento che è arrivato il momento giusto per annunciare il mio ritiro. Dopo aver giocato 15 anni in Premier League, e aver vinto ogni singolo trofeo possibile, sento di aver raggiunto tutto ciò che potevo conquistare. Continuerò ad allenarmi duramente con l’Arsenal nella speranza di vincere un altro trofeo entro la fine di questa annata, dopodiché guarderò al futuro per capire cosa mi riserva la vita fuori dal campo.

I ringraziamenti per i successi ottenuti insieme sono giunti anche dal Chelsea, club che lo ha portato in Premier League dal Rennes nel 2004.

Tra i pali del club londinese ha ottenuto il record di clean sheets (1024 minuti) della storia del campionato inglese, tuttora imbattuto. Quel Chelsea, guidato da Mourinho, nel 2004/05 vincerà la Premier con una sola sconfitta e 15 reti subite. È stato una delle colonne portanti di quella squadra fino al 2015. Sempre in Inghilterra, con 190 clean scheets, è il portiere con il maggior numero di partite a porta inviolata.

Con la maglia dei Blues, oltre a tante vittorie, anche il gravissimo incidente del 14 ottobre 2006 in trasferta a Reading.
A sedici secondi dal fischio d’inizio, una ginocchiata di Stephen Hunt contro la testa di Cech, gli provoca una grave frattura cranica.
Sostituito da Carlo Cudicini, è rientrato 98 giorni dopo con un caschetto protettivo, come quello usato dai rugbisti. Da lì in poi l’estremo difensore ceco è diventato “il portiere col casco”. Tuttavia, nonostante l’infortunio, è riuscito a tornare a grandissimi livelli.

Molti gli ex compagni che l’hanno voluto ringraziare e salutare

 

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I would need Millions of words to describe you, your good heart, your professionalisms and winning mentality but one picture summarise it all, Thank you my Hero @petrcech for having Golden Hands and Heart Man saved three pens and run into me like I’m a legend 🤷🏾♂️ What a career you’re gonna end in few months Love to the family 💙 De millions de mots ne suffiraient pas à te décrire toi l’homme au grand cœur, ton professionnalisme et ton envie de gagner , Mais cette photo résume bien tout, Merci mon Hero @petrcech d’avoir des mains et des gants en or Le gars arrête trois penaltys en finale et court vers moi comme si j’étais une légende 🤷🏾♂️ Bien de choses à la famille 💙

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What an unbelievable career @petrcech THE BEST EVER @chelseafc 💙 Big Pete you are and always will be in my eyes the best EVER ! We were so lucky to have you at Chelsea, the way you worked both on and off the pitch to stay at the top level for so long was inspiring 👊🏻 you were and still are always looking at ways to become better and better. I remember in training we was doing a small sided game and the game couldn’t start because you wanted the balls out of your net, I asked why? and you said because you hated any football in your goal, this is a mentality that only the best have 👊🏻 A GREAT man who I am lucky to call a friend. Good Luck mate, I know you will be just as successful in the next chapter in ⚽️ JT 💙

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Con la nazionale di calcio ceca detiene il record di presenze con 124 gettoni. Nel 2002 in Svizzera ha vinto l’Europeo di categoria con l’Under 21.

Dall’arrivo dello sceicco Mansour nel 200, il Manchester City è diventato un top club europeo, soprattutto grazie alle innumerevoli risorse della famiglia emiratina.

In dieci anni di presidenza, oltre un miliardo di euro spesi per l’acquisto di tantissimi campioni e allenatori. Nelle ultime stagioni, però, qualcosa sembra sia cambiato. Le operazioni in entrata sono ancora molte, ma ci sono anche parecchi interventi in uscita, che hanno fruttato 150 milioni di euro.

Cessioni soprattutto di giovani, scovati dallo staff degli osservatori Citizens in giro per l’Europa e cresciuti tra i campi dell’Etihad Stadium. Sono addirittura 60 i milioni incassati da calciatori con zero presenze in prima squadra venduti ad altre società inglesi ed europee.

L’ultimo in ordine cronologico è stato lo spagnolo classe ‘99 Brahim Diaz, ceduto al Real Madrid per 17 milioni di euro.

 

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📸🙌 @Brahim #WelcomeBrahim

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Il calciatore andrà a rimpolpare l’attacco Blancos, privo di Cristiano Ronaldo, e che quest’anno sta avendo non pochi problemi in fase realizzativa. L’iberico di origine marocchina era arrivato in Inghilterra dal Malaga a soli quattordici anni, su richiesta dell’ex allenatore Pellegrini. Dotato di una tecnica sopraffina, gli inglesi non hanno potuto dire di no davanti all’offerta del Real. Per il futuro questa operazione, però, potrebbe diventare un grosso rimpianto.

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Jadon Sancho, classe 2000, arrivato al BVB nel 2016

Tra i 13 giocatori in uscita, infatti, c’è qualcuno che ha spiccato il volo e che sarebbe potuto diventare importante per il City. Su tutti il numero 7 del Borussia Dortmund, Jadon Sancho. L’inglese classe 2000 è stato venduto nel 2016 a 8 milioni di euro, ora è punto fermo della formazione giallonera tedesca e ne vale quasi dieci volte tanto.

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Kelechi Iheanacho con la maglia delle Foxes

Tra gli altri talenti dei Citizens c’è anche un altro attaccante: il nigeriano Kelechi Iheanacho. Acquistato nel 2015 dopo un grande Mondiale Under 20, il classe ’96 è stato venduto al Leicester City alla cifra di 27 milioni di euro.

Non solo attaccanti, ma anche qualche difensore. Uno di questi, ma senza grossi rammarichi, è il belga Jason Denayer che, dopo vari prestiti in giro per l’Europa, è stato venduto per 10 milioni al Lione.

Qualche rimpianto, invece, ci potrà essere per Pablo Maffeo e Angeliño. Entrambi classe 1997, il primo è passato allo Stoccarda per 9 milioni di euro e il secondo è finito agli olandesi del Psv per 5.

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Seko Fofana, centrocampista dell’Udinese, arrivato nel 2016

Due acquisti sono stati fatti anche da società italiane. Forse non tutti sanno che il centrocampista Seko Fofana dell’Udinese è stato prelevato dal City per 3,5 milioni di euro nell’estate del 2016. Sicuramente per una futura cessione i friulani riusciranno ad ottenere un profitto nettamente superiore.
L’altra meteora degli Sky blues è stato Olivier Ntcham. Il Genoa lo ha prelevato in prestito per le stagioni 2015/16 e 2016/17, prima di essere definitivamente venduto agli scozzesi per 4,5 milioni di euro.

Un giro di tanti milioni di euro che portano benefici nelle casse del club, ma spesso anche qualche rimpianto sportivo.

Tornare dove tutto è cominciato.

Manolo Gabbiadini ha detto sì alla Sampdoria, squadra in cui ha giocato dal 2013 al 2015 e con cui ha fatto il grande salto nel panorama calcistico italiano.

L’attaccante bergamasco ha voluto fortemente il club blucerchiato, così come forte è stato l’interesse della Samp che ha sbaragliato la concorrenza di Real Betis, Schalke 04 e Fiorentina per riprenderselo.

Gabbiadini lascia il Southampton dopo meno di due anni in cui ha disputato 60 partite tra campionato e coppe, realizzando 12 reti. A Genova arriva in prestito a tre milioni di euro con obbligo di riscatto fissato a nove. Firmerà un contratto fino al 2024 a 1,5 milioni di euro a stagione.

In Premier League è stato apprezzato soprattutto al suo arrivo in cui ha regalato gioie ai tifosi Saints. Il suo primo gol lo ha siglato al debutto dopo appena 13 minuti dal fischio d’inizio contro il West Ham in Premier League.

Gli inglesi lo hanno strappato dal Napoli nel gennaio del 2017 per 17 milioni di euro. La decisione di lasciare l’Italia e il Napoli è stata condizionata dal suo scarso utilizzo da parte dell’ex tecnico azzurro, Maurizio Sarri.

Col ritorno a Genova, l’attaccante proverà a riconquistare minuti in campo, persi negli ultimi mesi, e perché no anche il feeling davanti alla porta. Il clima e i tifosi del Marassi gli daranno la giusta spinta per riprendersi la scena. Ad aiutarlo, inoltre, ci sarà anche Fabio Quagliarella.

Con la maglia blucerchiata, Gabbiadini ha realizzato 15 gol in 47 presenze in due stagioni, prima del trasferimento al club di De Laurentis. Il suo arrivo, molto probabilmente, prevede una partenza, forse Defrel.

Il tecnico doriano Giampaolo cercherà di valutare primo lo stato fisico dell’attaccante e piano piano lo lancerà anche alternandolo con Caprari. La Samp avrà bisogno anche dei gol di Gabbiadini se vuole puntare a un posto in Europa per la prossima stagione. Un buon rendimento sarà positivo anche in ottica nazionale, Roberto Mancini preferisce l’abbondanza di uomini ed è anche per questo che Manolo Gabbiadini ha scelto nuovamente Genova.

Giovedì 3 gennaio, in Inghilterra si è giocata la partita dell’anno tra Manchester City e Liverpool, due squadre che fino alla fine si contenderanno il titolo della Premier League 2018-2019. I ragazzi di Klopp arrivavano all’Ethiad Stadium da imbattuti, con solo otto gol subiti e con un bottino di sette punti di vantaggio sui rivali di Guardiola che, contano, invece il miglior attacco e che ha perso terreno soprattutto nel mese di dicembre con tre sconfitte.

Ha vinto il Manchester City per 2-1 al termine di una partita frizzante, combattuta, giocata a ritmi altissimi e senz’altro spettacolare. Il Liverpool trova la prima sconfitta del suo campionato nello scontro diretto deciso da Leroy Sané, a segno nel momento in cui la capolista sembrava aver preso in mano la partita con il pareggio di Firmino, risposta corale al primo vantaggio firmato da una magia del Kun Agüero. I Reds ora sono ancora in testa a 54 punti, ma il City risale e si piazza a 50.

Il Liverpool però può recriminare soprattutto per l’incredibile doppia, tripla occasione creata nel primo tempo e con il risultato ancora bloccato sullo 0-0: all’alba del minuto 18, Salah controlla e sterza su Bernardo Silva (che ha corso durante il match per 13,7 km, il dato più alto quest’anno in Premier) nel cerchio di centrocampo, serve Firmino indietreggiato che, di spalle, gli restituisce il pallone di prima con un pregevole tocco di tacco, sfera ancora all’egiziano che imbuca Mané che nel frattempo ha tagliato al centro dell’attacco. L’esterno è abile a controllare e a calciare appena dentro l’area per superare il portiere del City Ederson che, nel frattempo, è uscito sui piedi del senegalese.

 

La palla, però, lentamente finisce sul palo e qui succede di tutto: il centrale John Stones è l’unico della retroguardia  a seguire l’azione ed è il primo che si ritrova in prossimità della palla che, dopo aver centrato il legno, ritorna pericolosamente in area piccola. Il 24enne non bada al sottile e prova a spazzare il più lontano possibile, ma nel frattempo Ederson si rialza e prova intercettare la palla per bloccarla, ne viene fuori un clamoroso rimpallo che va all’indietro verso la porta con Salah che sfreccia come un treno per ribattere e sentenziare a porta vuota. Ma è ancora Stones, in questo susseguirsi d’istanti e di fiato sospeso tra le due tifoserie, che in scivolata e sulla linea intercetta ancora una volta e libera definitivamente.

E’ dentro? E’ fuori? Non è gol? L’attaccante africano del Liverpool si sbraccia, ma inutilmente: la Goal Line Tecnology dice che il pallone non ha totalmente superato la linea bianca.

Potete vedere il video e i successivi replay a partire dal minuto 2:00

In conferenza stampa, Jürgen Klopp l’ha definita “the hardest game in the world”, la partita più difficile al mondo. Il suo Liverpool, capolista in Premier League con 54 punti e zero sconfitte, è chiamato a tenere botta all’Etihad Stadium dove, nel posticipo della 21esima giornata in programma giovedì sera 3 gennaio (qui le quote Replatz), affronta il Manchester City di Guardiola che ha un unico obiettivo in testa: vincere per ridurre il gap con la squadra di Liverpool. Una sfida che dirà tanto tantissimo di questa Premier League 2018-2019 con il City, indietro di sette punti, che ha visto perdere terreno dopo un dicembre orribile in cui è incappato in tre sconfitte.

E che metterà Aguero, Sterling, Mahrez e tutta la ciurma offensiva dei City dinanzi ai solo 8 gol subiti dai Reds quest’anno. E’ la classica sfida tra miglior attacco (54 reti in 20 giornate, 2.7 di media) contro la miglior difesa, ma  non solo, perché duello nel duello sarà provare a dribblare Virgil van Dijk, qualcosa di rimasto intentato nel 2018. Tra i numeri formidabili del roccioso difensore olandese, infatti, c’è anche questa curiosità: nessun avversario è riuscito a saltarlo in dribbling.

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Chiude le gambe, abbassa la saracinesca e la chiude con doppia mandata, dalle sue parti non si passa. Nell’uno contro uno, il 27enne di Breda è praticamente insuperabile come rivelano i dati del portale specializzato Whoscored.com: un record senza pari nelle cinque principali leghe europee che oltre all’Inghilterra, include Italia, Spagna, Germania e Francia. Merito delle qualità fisiche e del senso tattico del difensore olandese, quasi sempre in grado di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto.

Arrivato ad Anfield Road per 85 milioni di euro nello scorso gennaio dal Southampton e spesso etichettato come lento e sopravvalutato, il gigante olandese sta facendo ricredere a suon di prestazioni i suoi detrattori e più di qualcuno in Inghilterra ora lo considera il miglior difensore al mondo. Dalle parti di Liverpool, in realtà, è stato amore (quasi) a prima vista grazie al gol al suo esordio, in FA Cup, nei minuti finali, nel derby sentito contro l’Everton.

Ora van Dijk indossa anche la fascia da capitano, primeggia nei duelli vinti e nelle intercettazioni difensive, e in 34 presenze con la maglia del Liverpool, l’olandese si è dimostrato una garanzia per i suoi compagni di reparto: 19 clean sheets e appena 18 gol concessi agli avversari. Il muro è pronto a proteggere Alisson e il primo posto dei Klopp e compagni.

La BBC in Inghilterra si chiede: «Abbiamo finalmente una lotta al vertice in Premier League?». E a guardare il rendimento di Manchester City e Liverpool la risposta non può che essere positiva. Il colpo di scena era atteso, ed è arrivato alla giornata numero sedici: il primo passo falso del City di Guardiola è arrivato contro il Chelsea di Maurizio Sarri, mentre li Liverpool di Klopp macinava il miglior rendimento nelle ultime 5 partite tra le 20 formazioni di Premier: 5 vittorie su 5, 13 gol fatti e un solo subito.

E quindi c’è il sorpasso in testa: Liverpool 42, Manchester City 41. Quello che ha creato in due anni l’allenatore ex Borussia Dortmund rimarrà scritto nella storia dei Reds perché lo dicono i numeri fino ad ora. Non solo la finale in Champions League, ma anche la miglior partenza in Premier League in 126 anni di storia del club. Trema la voce dalle parti di Anfield che non vede un titolo da 1990, quando ancora si chiamava First Division.

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E proprio da quegli anni riemergono analogie con l’andamento macina risultati di oggi: adeguando le vittorie con tre punti odierni, il Liverpool aveva conquistato 41 punti nella stagione 1990-1991 dopo 16 giornate e alla fine della stagione ha chiuso al secondo posto, mentre grazie alla terza e quarta partenza migliore di sempre nello stesso conteggio delle gare nell’1988 e nel 1979 ha alzato al cielo lo scettro finale.

I numeri fanno impressione anche dal punto di vista difensivo: Alisson e Van Dijk saranno pure stati costosi acquisti, ma attorno all’ex portiere della Roma e all’olandese si sta strutturando una fase difensiva che ha concesso solo sei reti in Premier League. E Jürgen Klopp su questo sta costruendo sia vittorie roboanti come l’ultima 4-0 in casa del Bournemouth o l’1-0 di inizio dicembre con cui ha sbancato il derby del Merseyside contro l’Everton grazie al gol (e alla papera di Pickford) al 96’.

Eroe, tanto per cambiare, nel successo roboante contro il Bournemouth è stato Mohamed Salah che ha realizzato una tripletta, si è portato il pallone a casa, toccando quota 10 reti nella Premier 2018-2019. E considerando le 32 realizzazioni dell’anno passato, in un solo anno e mezzo, l’egiziano è già entrato nella Top10 dei più prolifici marcatori nella storia del Liverpool. E se dovesse continuare la sua marcia letale, già quest’anno potrebbe raggiungere Fernando Torres fermo a 65 reti.

 

E a dimostrazione del bel clima che Klopp e la sua banda sta respirando sotto la Kop, proprio al termine della partita contro la squadra della contea di Dorset, Salah si è distinto per un bellissimo gesto: premiato come Man of the Match ha ceduto il riconoscimento al suo compagno di squadra James Milner che ha toccato quota 500 partite giocate in Premier League.

 

Per gli amanti del calcio non è un giorno come gli altri, tutti vorrebbero vederlo ancora correre verso la bandierina del calcio d’angolo e strisciare con le ginocchia sul prato verde del campo di gioco dopo un gol realizzato, ma la decisione è stata presa e Didier Drogba ha deciso di lasciare il calcio giocato.

Un attaccante come l’ivoriano che ha affascinato il popolo calcistico qualsiasi sia stata la squadra per cui ha giocato.

A 40 anni ha scelto di dire basta con pallone e scarpini e l’ha voluto fare ringraziando chi c’è stato e chi l’ha aiutato a farlo diventare ciò che è diventato. Parole scritte sui suoi canali social descrivendo la sua carriera ricca di successi come un viaggio iniziato sin da piccolo, seguendo quel sogno che poi è diventato realtà e quella realta che poi è diventata la sua vita.

 

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1989 or where it all started!! When I think of the last 20 years of my professional career, looking at this picture can’t make me more proud of what I’ve achieved as a player but most importantly how this journey as shaped me as a man. If anyone tells you your dreams are too big, just say thank you and work harder and smarter to turn them into reality. #alwaysbelieve I wanna thank all the players, managers, teams and fans that I have met and made this journey one of a kind!!! Also a huuuuge thank you and love to my family ♥️, my Personal Team for supporting me all my career during all the ups and downs no matter what. Looking forward to the next Chapter and hoping God will Bless me as much as he did for my football career 🙏🏾🙏🏾🙏🏾 DD11 1989 Là où tout à commencé !! Quand je pense aux 20 dernières années de ma carrière professionnelle, regarder cette photo de ma première licence, ne peut que me rendre plus fier de ce que j’ai accompli en tant que joueur mais plus important encore, comment cette aventure à fait de moi l’homme que je suis aujourd’hui. Si quelqu’un vous dit un jour que vos rêves sont trop grands, acquiescez et travaillez plus dur plus intelligemment pour les rendre réalité!!!! J’aimerai remercier tous les joueurs, coachs, équipes, et supporters, que j’ai rencontré et ont fait de cette carrière un moment très spécial. Un grand merci du fond du cœur à toute ma famille, mon « équipe personnelle » de m’avoir soutenu durant toute ma carrière, dans les bons comme dans les mauvais moments. Hâte de démarrer le prochain chapitre en espérant que Dieu me bénisse une fois de plus comme il l’a fait pendant toute ma carrière 🙏🏾🙏🏾🙏🏾 DD11 #Dunkerque #Abbeville #Tourcoing #Vannes #LevalloisPerret #Lemans #Guingamp #Marseille #Chelsea #Shanghai #istanbul #Montreal #phoenix @usldunkerqueofficiel @levalloisfootball @lemansfc.officiel @eaguingamp @olympiquedemarseille @chelseafc @shanghaishenhua @galatasaray @impactmontreal @phxrisingfc

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LE GIOVANILI IN FRANCIA E IL DEBUTTO IN LIGUE 2

Il ricordo della sua carriera parte da una foto sui campi di Niaprayodove in Costa d’Avorio dove tutto è cominciato all’età di 11 anni nel 1989. L’alternanza con la scuola, il trasferimento in Francia e le giovanili prima a Levallois e poi a Le Mans con i conseguenti debutti in prima squadra in Ligue 2, con i primi veri contratti da professionista e con le convocazioni tra gli Elefanti d’Africa di cui è ampiamente il miglior marcatore della storia con 65 reti in 105 presenze.

IL PASSAGGIO ALL’OM

Il salto di qualità avviene quando l’Olympique Marsiglia lo acquista dal Guingamp. In una sola stagione riesce a segnare molti gol in campionato e a trascinare i francesi in finale di Coppa Uefa, persa contro il Valencia per 2-0. In quella stagione ha punito anche l’Inter nei quarti di finale d’andata con il gol dell’1-0 al Vélodrome.

IL TRASFERIMENTO AL CHELSEA
Didier Drogba alla sua prima stagione con la maglia del Chelsea

La svolta della sua carriera, però, avviene l’anno successivo, quando lo stesso José Mourinho, fresco allenatore dei Blues, gli telefona per convincerlo a volare a Londra. Da quella chamata Drogba è diventato l’idolo di tutti i tifosi del Chelsea e un calciatore amato e stimato da tutti. Con il Chelsea in otto anni vince tutto, coronando il sogno della Champions League nella stagione 2011/12, segnando una quantità enorme di gol importanti in tutte le competizioni.

IL RITORNO A LONDRA, PRIMA DELL’AMERICA
Drogba con la maglia dei Phoenix Rising in Usl

Il suo amore per il Chelsea lo riporta in Inghilterra nella stagione 2014/15 dopo le parentesi in Cina e al Galatasaray in Turchia e prima del trasferimento in America, prima al Montréal Impact in Mls e poi in Usl nei Phoenix Rising.

Una carriera che gli ha permesso di essere un vincente e di essere uno dei calciatori africani più affermati a livello mondiale, oltre a essere molto vicino al suo Paese attraverso aiuti umanitari.

A dirgli addio anche alcune squadre avversarie e qualche “conoscente”

Nella lettera ha ribadito che comincerà un nuovo capitolo e ora siamo curiosi di sapere di cosa si tratta.

Mancherà un po’ a tutti Didier, ma quello che ha fatto in campo difficimelmente sarà dimenticato.

Tanta commozione ma anche tanta voglia di non fermarsi e continuare a stupire. È Cristiano Ronaldo, bomber portoghese in forza alla Juventus, il quale ha raggiunto e superato quota 400 reti nei cinque maggiori campionati europei.

Per l’esattezza i gol sono 402 grazie alla doppietta rifilata nell’ultima trasferta di Empoli. Una caterva di gol che CR7 ha segnato nei campionati in cui ha militato: Primeira Liga portoghese, Liga spagnola, Premier League inglese e appunto ora la Serie A.

Un grande curriculum per chi come lui non smette mai di stupire e con la costante voglia di mettersi in gioco e di lavorare duramente per essere sempre al top. In effetti anche oggi, all’età di 33 anni, il lusitano è tra i calciatori che detengono una leadership mondiale.
Uno dei più importanti siti come Transfermarkt addirittura conta ben 405 reti messe a segno da CR7, spesso si perde anche il conto. In totale sono 578 i gol realizzati da professionista.

Davanti al pubblico dell’Allianz Stadium di Torino prima del match contro il Cagliari, il presidente bianconero Andrea Agnelli gli ha concesso una passerella importante proprio per festeggiare lo storico traguardo raggiunto. I tifosi della Juve, ma anche quelli del Cagliari, hanno applaudito per diversi minuti il 5 volte pallone d’oro.

 

 

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Stima, affetto, vittoria! Grande Juve! #finoallafine

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Vichai Srivaddhanaprabha, proprietario del Leicester, è stato uno degli artefici di un miracolo sportivo che rimarrà nella storia, ma ieri sera è stato coinvolto in un grave incidente in elicottero davanti allo stadio delle Foxes.

L’ufficialità della morte del presidente thailandese, infatti, non è stata ancora diramata ma, fonti vicine alla famiglia, hanno confermato la sua presenza all’interno del velivolo.

Nessun sopravvissuto, sono infatti morti anche gli altri quattro passeggeri, tra cui la figlia di Vichai Srivaddhanaprabha. Sulla 37enne Voramas Srivadhanaphrabha, il Mirror ha apertamente confermato che non era presente nell’elicottero.

Un vero e proprio shock per tutti e soprattutto per i tifosi del Leicester che hanno sempre sostenuto il presidente soprattutto grazie alla grande annata targata Claudio Ranieri, chiusa con la sorprendente vittoria della Premier League.

L’elicottero è partito come sempre dall’interno del King Power Stadium con il boss e altri quattro. Dopo pochi secondi di volo il motore avrebbe avuto dei problemi. Il pilota ha perso il controllo del velivolo che nel giro di istanti si è schiantato al suolo, nel parcheggio interno, prendendo fuoco.

In un primo momento si è pensato che anche l’allenatore Puel fosse stato coinvolto nella tragedia, ma lui stesso ha poi smentito la notizia sottolineando però il rammarico e la tristezza per l’accaduto.

Tutti sono sotto shock a causa di questa terribile notizia che ha coinvolto le Foxes. Quando la polizia e vigili del fuoco sono intervenuti, molti si sono mossi sui social network, tra cui anche i calciatori Jamie Vardy ed Harry Maguire.

A seguire anche molte società di Premier e di altri campionati e tanti calciatori hanno volute dimostrare la vicinanza al club inglese.

Da un ristorante di Nizza ai campi d’allenamento del Leicester City.

Può sembrare un racconto grottesco ma è la vera storia che è capitata a Davide Lorenzo, 24enne ex attaccante cresciuto nelle giovanili del Torino e poi trasferitosi alla Juventus.

Il giovane ha vissuto sulla sua pelle un’esperienza unica e quasi irreale.
Dopo aver fatto di tutto per esaudire il  di giocare a calcio, ha vissuto momenti bui in cui ha deciso di mollare tutto e fare altro.

Davide si trasferisce in Costa Azzurra per seguire la compagna Noemi. A Nizza ha bisogno di lavorare, a causa anche dei risparmi spesi per il calcio, e trova un impiego come cameriere in uno dei ristoranti più famosi della città.

Una sera di qualche settimana fa tra gli ospiti c’è il proprietario del Leicester, Vichai Srivaddhanaprabha, e da quel giorno qualcosa è cambiato.

Davide si catapulta a conoscerlo e impiega pochi minuti di tempo a raccontargli la sua vita e la sua sfortunata esperienza nel mondo del calcio: le giovanili a Torino, i trasferimenti in club di C2 e della D, e anche avventure estere in campionati minori di Norvegia, Malta, Belgio, Svizzera e Stati Uniti. In Usa ha avuto modo di fare provini con i NY Cosmos e NY Red Bulls, ma la repentina scadenza del visto non gli ha permesso di restare oltreoceano.

In sintesi: esperienze con pochi risultati.
Ma Davide non molla e non appena può coglie l’occasione per farsi notare così com’è successo con il proprietario thailandese del Leicester.

Vichai, durante la cena, ascolta incuriosito la storia dell’italiano e senza mezzi termini gli propone di fare un provino per la sua squadra. Il presidente lo invita a sue spese in Inghilterra per offrirgli un’altra possibilità nel mondo del calcio.

Nel giro di tre giorni, il 24enne vola oltremanica e si arruola con la squadra delle riserve, con l’opportunità di allenarsi assieme ai titolari, sotto gli ordini del tecnico francese Puel. Il mister nota la voglia di fare e d’imparare di Davide e gli consiglia di non mollare.

A Leicester si è fatto subito apprezzare anche da molti giocatori tra cui Jamie Vardy, che gli ha anche regalato una maglia, e il giapponese Okazaki.

Un altro sogno di un altro italiano a Leicester. Dopo Claudio Ranieri, che ha regalato una storica Premier League ai tifosi Foxes, l’arrivo di Davide Lorenzo che vuole riprendersi il suo futuro.