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Non ci sarebbe calcio senza tifo e non ci sarebbe calcio senza sfottò, che è poi il rovescio della medaglia del primo. E non accade solo in Italia, dove, ad esempio, Juve Atletico Madrid è una partita importante per tutti. Per un quarto del paese che tifa bianconero e per la parte restante che tifa per l’avversario di turno. Pensiamo a quanto accade in Spagna con Barcellona, Real Madrid e gli stessi colchoneros. O in Germania con Bayern Monaco e Borussia Dortmund. O in Inghilterra tra le squadre di Manchester, Londra e Liverpool. E proprio da Oltremanica arriva una storia di sano sfottò e rivalità.

Il ribaltone di Newcastle Everton

Sabato scorso, al St. James’ Park di Newcastle, la squadra di Benitez ha trionfato con una clamorosa rimonta per 3-2 sull’Everton. I Toffees al 32’ del primo tempo erano avanti 0-2 con le reti di Calvert-Lewin D. e Richarlison. Il ribaltone dei Magpies è arrivato nella ripresa: prima Rondon al 65’ ha accorciato le distanze, poi in tre minuti Peres ha capovolto la situazione (dall’81’ al 84’). L’impianto di casa è esploso al fischio finale dell’arbitro, celebrando l’eroica impresa del Newcastle. I cugini poveri del Liverpool hanno molto recriminato, con il manager Marco Silva, per una direzione di gara a loro dire discutibile.


Ma l’esultanza non è finita a sabato pomeriggio. Dane, tifoso di casa, ha pensato bene di prendere la macchina e di farsi 110 miglia, circa 170 km. Arrivato a Liverpool si è diretto verso l’abitazione di un suo amico, supporter dell’Everton. Non una visita di piacere, ma solo un breve saluto per ricordare l’esito del match del St. James’ Park. La scena è stata immortalata da uno smartphone ed è diventata virale sui social network. Cosa non si fa per un simpatico sfottò dopo un match da ricordare (o dimenticare).

Il Chelsea non ha gradito la bufera Kepa Sarri prima dei rigori decisivi di Carabao Cup. E, nonostante il periodo delicato, la società londinese si schiera con il suo allenatore. La dirigenza ha deciso, infatti, di multare il portiere spagnolo tagliando una settimana del suo stipendio, destinandolo in beneficenza alla Chelsea Foundation. Già nel dopo partita il tecnico italiano aveva provato a ridimensionare l’accaduto, liquidandolo come un “malinteso”. Sarri voleva accertarsi che il suo numero 1 fosse in grado di giocarsi al meglio i penalty finali. Lo stesso desiderio di Kepa Arrizabalaga, intenzionato a restare in porta per provare l’assalto alla Coppa.

Pensavo che Kepa avesse i crampi e non fosse in grado di continuare per i rigori

La versione di Kepa

Entrambi hanno sbagliato sui modi e si sa quanto in Inghilterra siano attenti alla forma, oltre che alla sostanza. Il giocatore, già nel dopo partita, aveva fatto marcia indietro con un post su instagram.

Credo che tutto sia stato un fraintendimento dovuto alla pressione e al finale concitato di una partita decisiva. L’allenatore ha pensato che non fossi in condizioni di proseguire e la mia intenzione era di dirgli che invece ero in condizioni di proseguire per aiutare la squadra, mentre il dottore che mi aveva soccorso stava tornando in panchina per recapitargli proprio questo messaggio.

 

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Disgustados y tristes por no podernos llevar el titulo, hemos luchado hasta el final contra un gran equipo. Seguiremos trabajando para ser mas fuerte. También me gustaría aclarar algún hecho del partido de hoy: Lo primero de todo lamento como ha sido el final de la prorroga, quiero decir que en ningún momento ha sido mi intención desobedecer al técnico o ninguna de sus decisiones. Creo que todo ha sido un mal entendido a altas pulsaciones y en el tramo final de un partido por un titulo. El entrenador ha pensado que no estaba en condiciones de seguir y mi intención ha sido expresarle que estaba en buenas condiciones de seguir ayudando al equipo, mientras el cuerpo medico que me había atendido llegaba al banquillo y daba el mensaje. Siento de nuevo la imagen que se ha proyectado, no siendo en ningún caso mi intención dar esta imagen y pidiendo disculpas. Upset and sad for not being able to take the title, we fought until the end against a great team. We will continue working to be stronger. I would also like to clarify some facts of today’s match: First of all I regret how the end of the match has been portrayed. At no time has it been my intention to disobey the coach or any of his decisions. I think everything has been misunderstood in the heat of the final part of a match for a title. The coach thought I was not in a position to play on and my intention was to express that I was in good condition to continue helping the team, while the docs that had treated me arrived at the bench to give the message. I feel the image that has been portrayed was not my intention. I have full respect for the coach and his authority.

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I blues hanno così deciso di sanzionare il loro portiere con un taglio allo stipendio di circa 220mila euro. Fondi che andranno a un ramo della società di Abramovich impegnata nel sociale. La Chelsea Foundation si occupa di istruzione, integrazione, lotta all’antisemitismo ed elabora programmi per favorire lo sport dei diversamente abili. Kepa dovrebbe in ogni caso essere regolarmente in campo nel turno infrasettimanale di Premier League contro il Tottenham. Lo spagnolo è stato bacchettato anche da uno che conosce bene i muri di Stamford Bridge come Josè Mourinho:

Per fortuna non ho mai vissuto una situazione del genere. Penso che da un lato il portiere vuole dimostrare la sua personalità e la sua fiducia, vuole esserci ai calci di rigore per far vincere la sua squadra, dall’altro però lascia Sarri ed il suo staff in una posizione molto fragile.

 

 

Con il Bayern Monaco ha trascorso due stagioni e mezzo in cui ha avuto modo di alzare due Meisterschale, due Coppe di Germania, una Champions League e un Mondiale per club e, pertanto, Xherdan Shaqiri conserva un bellissimo ricordo del tempo trascorso in Baviera.

Questa sera nell’ottavo di finale di Champions League tra Liverpool – Bayern, lo svizzero di origine balcanica all’Anfield affronta per la prima volta i tedeschi da ex di lusso. Nonostante l’addio nel gennaio del 2015 per scarsità di utilizzo, a causa della presenza di Robben e Ribery, l’esterno offensivo è rimasto legato alla squadra, ai tifosi e alla città.

Durante la conferenza stampa della vigilia ha ribadito questo pensiero palesando anche un po’ di nostalgia e lasciando aperte soluzioni per un suo futuro ritorno.

Tornare al Bayern? Perché no! Porto sempre il Bayern nel mio cuore, sarebbe interessante ed emozionante.

Parole al miele per la squadra che gli ha permesso di fare il salto di qualità dopo le bellissime e vincenti annate al Basilea, in Svizzera. In bacheca ha avuto modo di aggiungere tanti trofei, soprattutto nella stagione 2012/13. In quell’annata i tedeschi sono stati gli assoluti protagonisti in Germania, in Europa e nel Mondo.

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Shaqiri che abbraccia l’allenatore tedesco Heynckes nella storica annata 2012/13

Dopo l’esperienza in Baviera, c’è stata la parentesi poco felice all’Inter e poi le buonissime stagioni in Premier League con lo Stoke City. Lo scorso luglio è arrivata la chiamata da Jurgen Klopp, ex allenatore avversario del Dortmund ai tempi del Bayern. Piano piano è riuscito a ritagliarsi il suo spazio nella formazione dei Reds e questa sera potrebbe essere un’arma in più da poter sfruttare nei novanta minuti in casa.
Perché per stasera e per la gara di ritorno, Shaqiri ne avrà solo per il Liverpool.

Ad agosto festeggerà 36 anni e Robin Van Persie, nonostante non sia più un giovanotto, non ha mai smesso di fare gol.

Dal gennaio 2018 è tornato nella sua Rotterdam e al Feyenoord, squadra che lo ha lanciato a livello europeo. Il classe ’83 ha indossato la fascia da capitano e si è preso sulle spalle i biancorossi, con l’esperienza e il carattere dei veri leader.

Un ritorno in patria dopo aver vinto tanto, soprattutto in Inghilterra, che però non sa di ritiro anzi, il bomber ha deciso di concludere la carriera nel club di casa perché vuole regalare successi ai tifosi, in un campionato dominato da Psv Eindhoven o Ajax.

L’olandese volante, com’è stato definito dopo lo storico gol segnato contro la Spagna nel Mondiale brasiliano del 2014, sta vivendo una seconda giovinezza. In questa stagione di Eredivise ha giocato 15 partite, realizzando 10 reti e 3 assist. Positivissima è stata l’ultima sfida giocata al “de Kuip” contro i lancieri dell’Ajax. Un sonoro 6-2 per i padroni di casa, con l’ex bomber dell’Arsenal autore di una doppietta.

A livello professionale, Robin Van Persie le migliori stagioni le ha vissute in Premier League, prima tra le fila dei Gunners e poi nel Manchester United.

GLI ANNI ALL’ARSENAL

Nel lontano 2004 l’ex allenatore dell’Arsenal, Arsene Wenger, chiede espressamente alla sua società di acquistare Van Persie, dopo esser rimasto colpito dalle sue abilità. Comprato per 3 milioni di euro, nel giro di qualche anno l’olandese diventa uno degli attaccanti più forti e costanti a livello europeo. Nonostante l’altezza la punta centrale è abile con i piedi, veloce e con una bella visione di gioco: il classico “attaccante moderno” che si usa in gergo giornalistico.

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Robin Van Persie festeggia un gol insieme all’ex compagno di squadra Thierry Henry

A Londra diventa pilastri inossidabili del gioco di Wenger, leader e capitano della squadra. Peccato solo che con i Gunners vince meno di quanto si possa pensare e l’olandese conquista in bacheca solamente una Community Shield nel 2004 e una Coppa d’Inghilterra. Dal punto di vista realizzativo: 132 gol e 55 assist in 280 presenze.

IL PASSAGGIO AL MANCHESTER

Lo United di sir Alex Ferguson lo acquista nel 2012 per una cifra vicina ai 28 milioni di euro. Con i Red Devils conquista una Premier League alla sua prima stagione, grazie soprattutto ai suoi gol.

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Una delle tante esultanze con la maglia dello United

Con 26 reti in 38 gare, infatti, vince il titolo di capocannoniere. In tre stagioni a Manchester ottiene anche una Community Shield nel 2013. Nonostante l’arrivo di Van Gaal sulla panchina decide di abbandonare l’Inghilterra.

LA PARENTESI TURCA E IL RITORNO A CASA

Dopo la parentesi inglese, decide di traferirsi in Turchia al Fenerbahce. Con i gialloblu non perde l’abilità di goleador, ma non ottiene successi importanti. Proprio per questo motivo e per la nostalgia di casa accetta subito un’offerta dal club che lo ha lanciato senza pensarci due volte.

Il ritorno in Olanda è perfetto. Coppa dei Paesi Bassi e Supercoppa nazionale conquistata e sfida alle altre corazzate olandesi già lanciata.

Un bomber come Van Persie non poteva che fare bene anche con la maglia degli Orange. In 102 gettoni ha realizzato 50 reti, diventando il miglior goleador con la maglia della nazionale, oltre che prendersi il soprannome di “Olandese Volante” come il grande Van Basten.

Virgil Van Dijk, attualmente, è sicuramente il difensore più forte della Premier League e tra i top 5 del mondo. C’è chi, però, ha voluto scomodare  un grande del passato per fare un paragone. Ovviamente in molti non l’hanno presa proprio bene.

Il confronto è stato fatto con l’ex capitano del Milan e della Nazionale italiana, Paolo Maldini, attraverso il profilo Twitter di un sito di scommesse online britannico.

Una domanda che ha smosso un po’ le acque. Spesso quando si creano paragoni con calciatori del passato si crea un gran bel scompiglio. In effetti così è stato anche per Van Dijk – Maldini: un confronto forse un po’ troppo esagerato e troppo pesante per il centrale olandese.

Le risposte al tweet, infatti, non si sono fatte attendere. Tantissimi commenti in cui si legge che i due non sono nemmeno da mettere in parallelo, per carriera, per trofei e per leadership.

Alla stessa età del capitano dei Reds, Paolo Maldini, che ha debuttato a 16 anni il 20 gennaio 1985, aveva vinto già tanto come quattro scudetti e tre Champions League oltre ad avere più di 400 presenze. Poco altro da aggiungere se non che Van Dijk è un centrale fortissimo che sta facendo la differenza con la maglia del Liverpool sia in Premier che in Champions. Tuttavia la strada per raggiungere ciò che ha fatto Maldini è quasi impossibile.

Tutti i numeri di Maldini con la maglia del Milan e dell’Italia

Quest dati fanno letteralmente crollare il confronto. Ironicamente sarebbe arrivata anche una risposta da parte dell’ex numero 3 rossonero

Paolo Maldini ha frantumato tanti record, come quello legato alle presenze tutte con la stessa maglia.

Una carriera lunga 20 anni con quasi 1000 partite disputate e tantissimi trofei in bacheca. Per il portiere dell’Arsenal, Petr Cech, questa sarà l’ultima stagione.

Dirà addio il prossmo giugno a 37 anni. Una carriera ricca di trionfi, soprattutto con la maglia del Chelsea, e un incidente in campo che lo ha portato quasi alla morte  e che, certamente, gli ha segnato vita e carriera.

La speranza è quella di poter vincere qualcos’altro con i Gunners in questa sua ultima annata. In 15 anni di campionato inglese si ritiene più che soddisfatto del lavoro fatto, ed è per questo che ha intrapreso questa decisione.
Dopo John Terry e Didier Drogba, dunque, un altro storico calciatore del Chelsea di Abramovich decide di dire basta.

Il post dal suo profilo Instagram

 

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Questa è la mia 20ª stagione da calciatore professionista. Sento che è arrivato il momento giusto per annunciare il mio ritiro. Dopo aver giocato 15 anni in Premier League, e aver vinto ogni singolo trofeo possibile, sento di aver raggiunto tutto ciò che potevo conquistare. Continuerò ad allenarmi duramente con l’Arsenal nella speranza di vincere un altro trofeo entro la fine di questa annata, dopodiché guarderò al futuro per capire cosa mi riserva la vita fuori dal campo.

I ringraziamenti per i successi ottenuti insieme sono giunti anche dal Chelsea, club che lo ha portato in Premier League dal Rennes nel 2004.

Tra i pali del club londinese ha ottenuto il record di clean sheets (1024 minuti) della storia del campionato inglese, tuttora imbattuto. Quel Chelsea, guidato da Mourinho, nel 2004/05 vincerà la Premier con una sola sconfitta e 15 reti subite. È stato una delle colonne portanti di quella squadra fino al 2015. Sempre in Inghilterra, con 190 clean scheets, è il portiere con il maggior numero di partite a porta inviolata.

Con la maglia dei Blues, oltre a tante vittorie, anche il gravissimo incidente del 14 ottobre 2006 in trasferta a Reading.
A sedici secondi dal fischio d’inizio, una ginocchiata di Stephen Hunt contro la testa di Cech, gli provoca una grave frattura cranica.
Sostituito da Carlo Cudicini, è rientrato 98 giorni dopo con un caschetto protettivo, come quello usato dai rugbisti. Da lì in poi l’estremo difensore ceco è diventato “il portiere col casco”. Tuttavia, nonostante l’infortunio, è riuscito a tornare a grandissimi livelli.

Molti gli ex compagni che l’hanno voluto ringraziare e salutare

 

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I would need Millions of words to describe you, your good heart, your professionalisms and winning mentality but one picture summarise it all, Thank you my Hero @petrcech for having Golden Hands and Heart Man saved three pens and run into me like I’m a legend 🤷🏾♂️ What a career you’re gonna end in few months Love to the family 💙 De millions de mots ne suffiraient pas à te décrire toi l’homme au grand cœur, ton professionnalisme et ton envie de gagner , Mais cette photo résume bien tout, Merci mon Hero @petrcech d’avoir des mains et des gants en or Le gars arrête trois penaltys en finale et court vers moi comme si j’étais une légende 🤷🏾♂️ Bien de choses à la famille 💙

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What an unbelievable career @petrcech THE BEST EVER @chelseafc 💙 Big Pete you are and always will be in my eyes the best EVER ! We were so lucky to have you at Chelsea, the way you worked both on and off the pitch to stay at the top level for so long was inspiring 👊🏻 you were and still are always looking at ways to become better and better. I remember in training we was doing a small sided game and the game couldn’t start because you wanted the balls out of your net, I asked why? and you said because you hated any football in your goal, this is a mentality that only the best have 👊🏻 A GREAT man who I am lucky to call a friend. Good Luck mate, I know you will be just as successful in the next chapter in ⚽️ JT 💙

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Con la nazionale di calcio ceca detiene il record di presenze con 124 gettoni. Nel 2002 in Svizzera ha vinto l’Europeo di categoria con l’Under 21.

Dall’arrivo dello sceicco Mansour nel 200, il Manchester City è diventato un top club europeo, soprattutto grazie alle innumerevoli risorse della famiglia emiratina.

In dieci anni di presidenza, oltre un miliardo di euro spesi per l’acquisto di tantissimi campioni e allenatori. Nelle ultime stagioni, però, qualcosa sembra sia cambiato. Le operazioni in entrata sono ancora molte, ma ci sono anche parecchi interventi in uscita, che hanno fruttato 150 milioni di euro.

Cessioni soprattutto di giovani, scovati dallo staff degli osservatori Citizens in giro per l’Europa e cresciuti tra i campi dell’Etihad Stadium. Sono addirittura 60 i milioni incassati da calciatori con zero presenze in prima squadra venduti ad altre società inglesi ed europee.

L’ultimo in ordine cronologico è stato lo spagnolo classe ‘99 Brahim Diaz, ceduto al Real Madrid per 17 milioni di euro.

 

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📸🙌 @Brahim #WelcomeBrahim

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Il calciatore andrà a rimpolpare l’attacco Blancos, privo di Cristiano Ronaldo, e che quest’anno sta avendo non pochi problemi in fase realizzativa. L’iberico di origine marocchina era arrivato in Inghilterra dal Malaga a soli quattordici anni, su richiesta dell’ex allenatore Pellegrini. Dotato di una tecnica sopraffina, gli inglesi non hanno potuto dire di no davanti all’offerta del Real. Per il futuro questa operazione, però, potrebbe diventare un grosso rimpianto.

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Jadon Sancho, classe 2000, arrivato al BVB nel 2016

Tra i 13 giocatori in uscita, infatti, c’è qualcuno che ha spiccato il volo e che sarebbe potuto diventare importante per il City. Su tutti il numero 7 del Borussia Dortmund, Jadon Sancho. L’inglese classe 2000 è stato venduto nel 2016 a 8 milioni di euro, ora è punto fermo della formazione giallonera tedesca e ne vale quasi dieci volte tanto.

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Kelechi Iheanacho con la maglia delle Foxes

Tra gli altri talenti dei Citizens c’è anche un altro attaccante: il nigeriano Kelechi Iheanacho. Acquistato nel 2015 dopo un grande Mondiale Under 20, il classe ’96 è stato venduto al Leicester City alla cifra di 27 milioni di euro.

Non solo attaccanti, ma anche qualche difensore. Uno di questi, ma senza grossi rammarichi, è il belga Jason Denayer che, dopo vari prestiti in giro per l’Europa, è stato venduto per 10 milioni al Lione.

Qualche rimpianto, invece, ci potrà essere per Pablo Maffeo e Angeliño. Entrambi classe 1997, il primo è passato allo Stoccarda per 9 milioni di euro e il secondo è finito agli olandesi del Psv per 5.

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Seko Fofana, centrocampista dell’Udinese, arrivato nel 2016

Due acquisti sono stati fatti anche da società italiane. Forse non tutti sanno che il centrocampista Seko Fofana dell’Udinese è stato prelevato dal City per 3,5 milioni di euro nell’estate del 2016. Sicuramente per una futura cessione i friulani riusciranno ad ottenere un profitto nettamente superiore.
L’altra meteora degli Sky blues è stato Olivier Ntcham. Il Genoa lo ha prelevato in prestito per le stagioni 2015/16 e 2016/17, prima di essere definitivamente venduto agli scozzesi per 4,5 milioni di euro.

Un giro di tanti milioni di euro che portano benefici nelle casse del club, ma spesso anche qualche rimpianto sportivo.

Tornare dove tutto è cominciato.

Manolo Gabbiadini ha detto sì alla Sampdoria, squadra in cui ha giocato dal 2013 al 2015 e con cui ha fatto il grande salto nel panorama calcistico italiano.

L’attaccante bergamasco ha voluto fortemente il club blucerchiato, così come forte è stato l’interesse della Samp che ha sbaragliato la concorrenza di Real Betis, Schalke 04 e Fiorentina per riprenderselo.

Gabbiadini lascia il Southampton dopo meno di due anni in cui ha disputato 60 partite tra campionato e coppe, realizzando 12 reti. A Genova arriva in prestito a tre milioni di euro con obbligo di riscatto fissato a nove. Firmerà un contratto fino al 2024 a 1,5 milioni di euro a stagione.

In Premier League è stato apprezzato soprattutto al suo arrivo in cui ha regalato gioie ai tifosi Saints. Il suo primo gol lo ha siglato al debutto dopo appena 13 minuti dal fischio d’inizio contro il West Ham in Premier League.

Gli inglesi lo hanno strappato dal Napoli nel gennaio del 2017 per 17 milioni di euro. La decisione di lasciare l’Italia e il Napoli è stata condizionata dal suo scarso utilizzo da parte dell’ex tecnico azzurro, Maurizio Sarri.

Col ritorno a Genova, l’attaccante proverà a riconquistare minuti in campo, persi negli ultimi mesi, e perché no anche il feeling davanti alla porta. Il clima e i tifosi del Marassi gli daranno la giusta spinta per riprendersi la scena. Ad aiutarlo, inoltre, ci sarà anche Fabio Quagliarella.

Con la maglia blucerchiata, Gabbiadini ha realizzato 15 gol in 47 presenze in due stagioni, prima del trasferimento al club di De Laurentis. Il suo arrivo, molto probabilmente, prevede una partenza, forse Defrel.

Il tecnico doriano Giampaolo cercherà di valutare primo lo stato fisico dell’attaccante e piano piano lo lancerà anche alternandolo con Caprari. La Samp avrà bisogno anche dei gol di Gabbiadini se vuole puntare a un posto in Europa per la prossima stagione. Un buon rendimento sarà positivo anche in ottica nazionale, Roberto Mancini preferisce l’abbondanza di uomini ed è anche per questo che Manolo Gabbiadini ha scelto nuovamente Genova.

Giovedì 3 gennaio, in Inghilterra si è giocata la partita dell’anno tra Manchester City e Liverpool, due squadre che fino alla fine si contenderanno il titolo della Premier League 2018-2019. I ragazzi di Klopp arrivavano all’Ethiad Stadium da imbattuti, con solo otto gol subiti e con un bottino di sette punti di vantaggio sui rivali di Guardiola che, contano, invece il miglior attacco e che ha perso terreno soprattutto nel mese di dicembre con tre sconfitte.

Ha vinto il Manchester City per 2-1 al termine di una partita frizzante, combattuta, giocata a ritmi altissimi e senz’altro spettacolare. Il Liverpool trova la prima sconfitta del suo campionato nello scontro diretto deciso da Leroy Sané, a segno nel momento in cui la capolista sembrava aver preso in mano la partita con il pareggio di Firmino, risposta corale al primo vantaggio firmato da una magia del Kun Agüero. I Reds ora sono ancora in testa a 54 punti, ma il City risale e si piazza a 50.

Il Liverpool però può recriminare soprattutto per l’incredibile doppia, tripla occasione creata nel primo tempo e con il risultato ancora bloccato sullo 0-0: all’alba del minuto 18, Salah controlla e sterza su Bernardo Silva (che ha corso durante il match per 13,7 km, il dato più alto quest’anno in Premier) nel cerchio di centrocampo, serve Firmino indietreggiato che, di spalle, gli restituisce il pallone di prima con un pregevole tocco di tacco, sfera ancora all’egiziano che imbuca Mané che nel frattempo ha tagliato al centro dell’attacco. L’esterno è abile a controllare e a calciare appena dentro l’area per superare il portiere del City Ederson che, nel frattempo, è uscito sui piedi del senegalese.

 

La palla, però, lentamente finisce sul palo e qui succede di tutto: il centrale John Stones è l’unico della retroguardia  a seguire l’azione ed è il primo che si ritrova in prossimità della palla che, dopo aver centrato il legno, ritorna pericolosamente in area piccola. Il 24enne non bada al sottile e prova a spazzare il più lontano possibile, ma nel frattempo Ederson si rialza e prova intercettare la palla per bloccarla, ne viene fuori un clamoroso rimpallo che va all’indietro verso la porta con Salah che sfreccia come un treno per ribattere e sentenziare a porta vuota. Ma è ancora Stones, in questo susseguirsi d’istanti e di fiato sospeso tra le due tifoserie, che in scivolata e sulla linea intercetta ancora una volta e libera definitivamente.

E’ dentro? E’ fuori? Non è gol? L’attaccante africano del Liverpool si sbraccia, ma inutilmente: la Goal Line Tecnology dice che il pallone non ha totalmente superato la linea bianca.

Potete vedere il video e i successivi replay a partire dal minuto 2:00

In conferenza stampa, Jürgen Klopp l’ha definita “the hardest game in the world”, la partita più difficile al mondo. Il suo Liverpool, capolista in Premier League con 54 punti e zero sconfitte, è chiamato a tenere botta all’Etihad Stadium dove, nel posticipo della 21esima giornata in programma giovedì sera 3 gennaio (qui le quote Replatz), affronta il Manchester City di Guardiola che ha un unico obiettivo in testa: vincere per ridurre il gap con la squadra di Liverpool. Una sfida che dirà tanto tantissimo di questa Premier League 2018-2019 con il City, indietro di sette punti, che ha visto perdere terreno dopo un dicembre orribile in cui è incappato in tre sconfitte.

E che metterà Aguero, Sterling, Mahrez e tutta la ciurma offensiva dei City dinanzi ai solo 8 gol subiti dai Reds quest’anno. E’ la classica sfida tra miglior attacco (54 reti in 20 giornate, 2.7 di media) contro la miglior difesa, ma  non solo, perché duello nel duello sarà provare a dribblare Virgil van Dijk, qualcosa di rimasto intentato nel 2018. Tra i numeri formidabili del roccioso difensore olandese, infatti, c’è anche questa curiosità: nessun avversario è riuscito a saltarlo in dribbling.

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Chiude le gambe, abbassa la saracinesca e la chiude con doppia mandata, dalle sue parti non si passa. Nell’uno contro uno, il 27enne di Breda è praticamente insuperabile come rivelano i dati del portale specializzato Whoscored.com: un record senza pari nelle cinque principali leghe europee che oltre all’Inghilterra, include Italia, Spagna, Germania e Francia. Merito delle qualità fisiche e del senso tattico del difensore olandese, quasi sempre in grado di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto.

Arrivato ad Anfield Road per 85 milioni di euro nello scorso gennaio dal Southampton e spesso etichettato come lento e sopravvalutato, il gigante olandese sta facendo ricredere a suon di prestazioni i suoi detrattori e più di qualcuno in Inghilterra ora lo considera il miglior difensore al mondo. Dalle parti di Liverpool, in realtà, è stato amore (quasi) a prima vista grazie al gol al suo esordio, in FA Cup, nei minuti finali, nel derby sentito contro l’Everton.

Ora van Dijk indossa anche la fascia da capitano, primeggia nei duelli vinti e nelle intercettazioni difensive, e in 34 presenze con la maglia del Liverpool, l’olandese si è dimostrato una garanzia per i suoi compagni di reparto: 19 clean sheets e appena 18 gol concessi agli avversari. Il muro è pronto a proteggere Alisson e il primo posto dei Klopp e compagni.