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Ci sono partite in cui, alzando le spalle, bisogna solo accettare il risultato per quello che è. Nonostante gli sforzi in campo, nonostante le occasioni da gol e un dominio territoriale. Il calcio va così e anche se è imponderabile e difficile da accettare per i tifosi bergamaschi, nel posticipo della 32° giornata di Serie A, l’Empoli l’ha bellamente sfangata contro l’Atalanta. Uno 0-0, il secondo pareggio per la squadra di Gasperini dopo lo 0-0 di San Siro contro l’Inter, che frena la corsa Champions League.

Ma se le recriminazioni possono essere tante, nulla si può dire sulla serata da incorniciare di Bartlomiej Dragowski,  il portiere polacco classe 1997 che è stato il vero protagonista del posticipo. Un muro insormontabile contro cui Ilicic, Gomez, Hateboer, Mancini, De Roon e Freuler sono andati a sbattere più e più volte: la squadra di Gasperini ha infatti effettuato 47 conclusioni in questa gara, record in Serie A dalla stagione 2004/05. Nello specifico, 18 sono stati i tiri nello specchio della porta, un numero impressionante che costringe a tornare con la memoria a Roma-Catania del 2006 per trovare lo stesso dato.

 

A rendere però nulli gli sforzi dell’Atalanta è stato un fenomenale Dragowski, protagonista a sua volta di 17 parate. Diciassette, ebbene sì che gli è valso un 8,5 di voto al fantacalcio. Un dato mostruoso, impressionante. Si tratta del record europeo in questa stagione per un portiere.

Dragowski  è arrivato in prestito dalla Fiorentina lo scorso gennaio, il giovane classe ’97 sta dimostrando ottime qualità alle dipendenze di Andreazzoli, nel tentativo di aiutare l’Empoli a centrare il grande obiettivo stagionale rappresentato dalla salvezza.

Il simbolo della rinascita milanista ha, tra gli altri, la sua faccia. Hakan Chalanoglu, dopo una lunga attesa, si sta prendendo quella che la maglia numero 10 impone. Il nuovo Milan 2019, targato Piatek e Paquetà, sta mettendo punti nella propria classifica anche grazie al turco di origini tedesche. Una promessa tradita, Hakan da Mannheim, che in rossonero non era riuscito a ripetere quanto di buono dimostrato al Bayer Leverkusen. Eppure Gattuso ha creduto in lui, usando bastone e carota, ripetendo che uno così, con quei piedi, non poteva restare all’asciutto in zona rete. E Chalanoglu l’ha prontamente ripagato con il gol pesantissimo che ha spianato la strada per la vittoria contro l’Atalanta.

Il possibile ritorno in Germania

E dire che meno di un mese fa il classe 1994 era a un passo dal ritorno in Germania, al Lipsia. I fischi di San Siro, i risultati modesti della squadra, un clima funereo verso l’ennesima stagione incolore avevano rabbuiato il centrocampista. L’arrivo di Paquetà aveva fatto poi sorgere pesanti dubbi sulla permanenza di Chalanoglu a Milanello. E invece mister Gattuso è ripartito proprio da lui, rilanciando la sua presenza in campo nel tridente offensivo. La fiducia del tecnico è stata determinante per un calciatore dai buoni piedi, ma dalla tenuta mentale un po’ fragile. Non è un caso che dopo il gol di Bergamo il turco è andato subito a ringraziare il suo allenatore.


Corsa Champions

Hakan ha così interrotto una lunga astinenza da gol che durava dal 20 maggio 2018. Finora, con il Milan, ha collezionato 75 presenze con 10 gol, un po’ poco per uno che al Bayer aveva realizzato 28 gol in 115 gettoni. Cerniera tra centrocampo e attacco, Chalanoglu sembra aver beneficiato anche dell’arrivo di Robocop Piatek. Il pistolero, sempre a segno fin qui nelle gare disputate in rossonero, incrocia l’Empoli nell’anticipo del venerdì (qui le quote Replatz). Proprio contro i toscani Piatek ha segnato il primo gol in Italia nel match con il Genoa. Al suo fianco, oltre a Suso, ci sarà il centrocampista turco, rinato grazie alla cura Gattuso.

È il terzo dei Donnarumma, ma non è stato raccomandato come Gigio ha fatto con Antonio. Anche perché non ha nessun legame di parentela. Non gioca in porta e la sua carriera, finora, è fatta solo di gavetta. Sta diventando il terrore dei portieri avversari in B con una media gol da serie A e non solo. Nel 2018 è stato il bomber italiano più prolifico dopo Ciro Immobile: 26 gol contro 29, ma Alfredo ha giocato dieci partite in meno del laziale. Ironia della sorte: entrambi provengono da Torre Annunziata, vera e propria fucina di reti per chi sogna un futuro in attacco.


Alfredo Donnarumma non sta tradendo le attese a Brescia. Ha lasciato Empoli dopo averlo guidato alla promozione insieme al gemello del gol Ciccio Caputo. E se il bomber di Altamura sta riscoprendo la massima serie a 31 anni, il suo ex collega di reparto in A non è ancora arrivato. Una vita sui campi di periferia macinando prodezze ed esultanze. Gubbio, Catania, Lanciano, Como, Cittadella, Teramo, Salernitana. Colleghi di reparto prestigiosi come Pavoletti e Lapadula. Poi l’exploit in Toscana al “Castellani”. Donnarumma e Caputo segnano 49 gol in due: 23+26 riportando gli azzurri in A.


La loro media realizzativa è paragonabile a ben altri tandem di successo in Europa. Messi Suarez, Cavani Neymar, Salah Firmino, Bale Ronaldo. Ma non basta a portare Alfredo al grande salto. Resta in B e scommette sul Brescia, nobile decaduta del campionato cadetto. Non sbaglia lui e non sbaglia la società del presidente Cellino. Donnarumma segna a gol grappoli, con numeri da marziano: 19 gol in 18 partite in campionato, 21 in 20 presenze considerando la Coppa Italia. Come un Messi o un CR7 di provincia. Un gol ogni 78 minuti in B, trono ben saldo di capocannoniere. Numeri che stanno facendo volare il Brescia di Eugenio Corini in testa alla classifica. E che magari consacreranno a 28 anni Alfredo Donnarumma anche in serie A.

Il bomber di scorta che non può mai mancare in ogni asta di fantacalcio. Solo che Francesco Caputo detto Ciccio sta diventando qualcosa in più di semplice outsider. Per la gioia di chi ad agosto aveva puntato su di lui. Sei reti finora, che potevano essere otto se non avesse sbagliato due calci di rigore. A 31 anni il centravanti dell’Empoli sta vivendo la sua consacrazione definitiva nella massima serie. E dire che in A aveva esordito già nel 2010, prima di una carriera vissuta sull’altalena e che ora sembra consolidarsi.  La salvezza dei toscani, oggi impegnati a Ferrara contro la Spal, passa dai suoi gol.

Caputo capitano del Bari

Prodotto della provincia barese, nativo di Altamura, Caputo approda nella sua Bari nella stagione 2008-2009, contribuendo con 10 reti alla promozione in A. Il tecnico, Antonio Conte, diventerà il suo mentore. Fino allo scorso settembre la sua unica rete nel massimo campionato era in un Bari Cesena del 2010. La sua storia con la città di San Nicola è di amore odio. Figlio di quella terra, ne diviene capitano durante gli anni in B con 50 reti in 150 partite. Un bottino niente male che però non basta a farlo sentire pienamente in sintonia con quei colori. Tutta colpa della bufera calcioscommesse che investe il Bari in quegli anni. Caputo, infatti, viene squalificato dalla giustizia sportiva per un anno, ma assolto da quella penale. Prima, aveva girato tra Salerno e Siena, proprio in Toscana aveva ritrovato Conte nel 2011.

Caputo nella sua esperienza a Siena

Dopo la squalifica, il bomber di Altamura riparte dalla Liguria e da Chiavari. Nel 2015 la firma con la Virtus Entella, con cui disputa due campionati di serie B. Alla prima stagione segna 17 gol, alla seconda 18. In mezzo si diletta con la produzione di birra, che diventa il marchio di fabbrica della sua esultanza. La chiama “birra pagnotta”, in omaggio al celebre pane della sua terra nativa. Nell’estate 2017 il passaggio a Empoli per provare a tornare in A. Sotto la guida di Aurelio Andreazzoli forma un tandem d’attacco micidiale con Alfredo Donnarumma. Insieme segnano 49 gol: 26 Ciccio, 23 Alfredo. Sono la coppia più prolifica nel calcio italiano in questa stagione. La squadra domina il campionato e centra la promozione. Caputo si laurea capocannoniere ed entra nel ristretto club dei giocatori con 100 gol nel campionato cadetto.

A Entella esulta con il gesto della birra

Le loro strade, la scorsa estate, si dividono. Francesco resta a Empoli, Donnarumma va a Brescia, sempre in B. E continuano a segnare come prima. Il bomber di Altamura ha gli stessi gol dei vari Mandzukic, Defrel, Pavoletti e De Paul. Donnarumma è capocannoniere in B con 10 reti in 10 partite.

I gemelli del gol: Caputo – Donnarumma

Napoli – Empoli è la sua partita, anche se lui sarà impegnato nella sfida di domenica al Crystal Palace. Maurizio Sarri, oggi tecnico del Chelsea, probabilmente questa sera accomodato sul suo divano londinese a godersi il match tra le sue ex squadre. Per i partenopei il match precede la gara spareggio di Champions League contro il Paris Saint Germain. I tre punti in campionato sono però fondamentali per non perdere la scia della Juventus a -6 e non farsi staccare dall’Inter, appaiata a pari merito a 22 punti. I toscani, reduci dalla sconfitta proprio contro i bianconeri, continuano a ricevere tanti applausi che non portano punti. Giocano bene pur non avendo nomi altisonanti, ma devono fare i conti con una classifica deficitaria (terz’ultimi a 6 punti).

Il Napoli post sarrista – L’era d.S., dopo Sarri, ha un generale di lungo corso e blasone come Carlo Ancelotti dopo l’epoca del comandante ex impiegato in banca. E proprio in conferenza stampa pre Empoli, Ancelotti è tornato sulla metafora militare:

Come diceva Napoleone, meglio avere generali fortunati che bravi. Probabilmente io ho avuto culo.

Di certo, quelli bravi sono anche fortunati. Ma non è solo con la buona sorte che si vincono, ad esempio, cinque Champions League tra giocatore e allenatore. Ancelotti ha ereditato una squadra depressa dopo aver centrato con Sarri 91 punti, senza riuscire a vincere lo scudetto “perso in albergo” a Firenze e poi finito a Torino. Fare meglio dell’ex tecnico empolese ha un solo verbo: vincere. E nonostante la Juve pigliatutto, Carlo sta tenendo botta con una filosofia diversa rispetto a Sarri. Turnover, valorizzazione dell’organico, proiezione europea. Ancelotti sta lavorando su quei (pochi) difetti che Maurizio aveva lasciato irrisolti a Napoli. Pur avendo un calendario complicato finora, la squadra ha tenuto botta. Mentre in Champions si sta giocando alla grande le sue chance nel girone “della morte” con Liverpool e Psg.


Da Giampaolo ad Andreazzoli – Gli azzurri toscani sono tornati in questa stagione in serie A dopo la retrocessione del 2017. Un’annata davvero balorda quella con Martusciello in panchina, conclusasi con la salvezza del Crotone all’ultima giornata e il conseguente ritorno in B. Un finale amaro dopo gli anni, indimenticabili di Sarri. Grazie al comandante sono esplosi giocatori ormai affermati come Rugani, Saponara, Tonelli, Hysaj, Valdifiori e Zielinski. Alcuni di questi si sono poi consacrati definitivamente proprio a Napoli. La prima era post Sarri è stato felicemente guidata da Marco Giampaolo, decimo posto in serie A con la ciliegina del derby vinto contro la Fiorentina al “Castellani”. Poi la sfortunata annata con Giovanni Martusciello, la parentesi Vincenzo Vivarini in B prima dell’approdo di Aurelio Andreazzoli. Con l’ex tecnico giallorosso è subito arrivata la promozione in A al termine di un campionato dominato con la coppia CaputoDonnarumma. In questa stagione l’Empoli ha continuato a mostrare il suo bel gioco, fatto di buone trame offensive e un’apprezzabile manovra corale. Tuttavia, alla bellezza estetica non è spesso corrisposta una concretezza in termini di risultato, come dimostra l’ultima sconfitta contro la Juventus.

 

Ha attraversato dieci anni di Juventus, da Lippi a Capello, passando per Ancelotti, due finali di Champions League fino alla discesa agli inferi in B. Alessandro Birindelli è il doppio ex della sfida tra i piemontesi e l’Empoli in programma al “Castellani” per la decima giornata di serie A. Terzino destro tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni ‘2000, l’ex calciatore oggi 43 enne ha diviso la sua carriera tra la maglia dei toscani e quella in bianconero, indossata per 305 volte con 7 gol totali.

Non me ne voglia la Juve, ma tiferò l’Empoli. Ha bisogno di coraggio e di fiducia, al contrario della squadra di Allegri che non ha bisogno del mio tifo. I bianconeri, col Genoa, hanno dato l’impressione nel primo tempo di essere una squadra di maestri contro quella di allievi ma quelle partite le devi chiudere. E infatti quando ha preso il pareggio, non è riuscita a risolverla negli ultimi venti minuti. Se vorrà gestire gli incontri, dovrà trovare sicuramente un altro metodo ed evitare di perder punti in quel modo

(Intervista rilasciata a Tuttojuve.com)

Originario di Pisa, Birindelli cresce calcisticamente nell’Empoli, approdando in serie A nel 1997 sotto la guida di Luciano Spalletti. In quell’anno viene notato dagli osservatori della Juve e approda a Torino per 4 miliardi e mezzo di lire. Buona spinta sulla fascia, dedizione alla causa e piedino caldo che non disdegnava le conclusioni in porta. Le undici stagioni di Alessandro a Torino sono quelle di un gregario, al servizio dei più blasonati compagni di squadra, ma preziosissimo per l’equilibrio in campo. Pur stando sempre nell’ombra di una palla intercettata, di una rincorsa sulla fascia o di un cross scodellato in mezzo, Birindelli ha vissuto i suoi momenti di gloria in bianconero. Come quando al Riazor di La Coruña avviò la rimonta della Juve di Lippi nel 2002 con un tiro violentissimo dalla distanza.

Oppure, nella stessa edizione di Champions League, fu lui a crossare quel pallone che Zalayeta infilò in rete durante i tempi supplementari di Barcellona, nei quarti di finale. Nella finale di Manchester, fu l’unico a segnare durante la lotteria dei rigori assieme a Del Piero.

Dopo il ritiro nel 2010, Birindelli ha iniziato la carriera di allenatore nelle Giovanili di Pistoiese ed Empoli, con un’esperienza da assistant coach nella Dinamo Bucarest. Nel 2013 ha ritirato la sua squadra di Esordienti dal campo dopo un litigio in tribuna tra genitori. Suo figlio Samuele sta ripercorrendo le sue imprese sulla fascia destra, giocando a Pisa. Nel 2016 ha fatto il suo esordio in B lanciato da Gennaro Gattuso, all’epoca allenatore dei nerazzurri toscani.

Se parlassimo di “sera dei miracoli” forse pomperemmo troppo d’aspettative e risulteremmo fuorvianti. Ma il calcio che sa sparigliare le carte repentinamente porta anche a questo: porta il portiere che faceva l’anno scorso la riserva in Serie B a essere il migliore in campo nel posticipo tra Empoli e Milan; a esser quello che fa sollevare dubbi e malumori attorno a Gattuso e l’ambiente rossonero.

Le connessioni tra Pietro Terracciano, estremo difensore dell’Empoli, e il Milan però non si esauriscono nella strepitosa serata vissuta allo stadio Castellani. Sì perché il ragazzo che viene da San Felice a Cancello, nel casertano, l’anno scorso ha fatto la panchina perché davanti a lui c’era il portiere passato da Milanello, o meglio che nel Milan – almeno in estate – era la quinta scelta dopo i fratelli Gigio e Antonio Donnarumma, Reina e Plizzari. Era la riserva di Garbiel, arrivato in prestito nel 2017-2018 ad Empoli per sostituire il titolare Provedel, infortunato.

Risultati immagini per pietro terracciano empoli

Riversa di Provedel prima, il club toscano ha preferito affidare i pali all’ex milanista, così nella grande cavalcata dell’Empoli verso la Serie A, Terracciano non ha giocato nemmeno un minuto. La soddisfazione arriva solamente a promozione conquistata: nelle ultime tre partite di campionato, gioca lui. Un contentino? Può essere, fatto sta che Pietro coglie al volo l’opportunità e da quella porta non si schioda più. L’estate 2018 riporta Gabriel al Milan e poi al Perugia, l’Empoli aspetta ancora Provedel  non ancora recuperato dall’infortunio e allora Andreazzoli si sente di dare fiducia al numero “12” designato. E va anche bene nelle prime cinque giornate di campionato, poi la notte capolavoro contro il Milan.

Immaginando la voce del ragionier Fantozzi, ecco le paratone n sequenza: doppia parata su Bonaventura e Kessie (strepitosa la seconda), riflesso ancora su Bonaventura e super intervento su Suso nel primo tempo; parata d’istinto sul destro di Suso, volo plastico su sinistro a giro dello spagnolo, autentico prodigio all’angolino sull’ennesimo sinistro di Suso a due minuti dalla fine.

Sette meraviglie di Terracciano, di quelle che non ci vai a dormire per diversi giorni, ricordando e rivivendo quegli istanti.

Il posticipo tra Empoli e Milan in programma alle 21 al “Castellani” chiude il turno infrasettimanale della sesta giornata di serie A. Due ore prima, alle 19, Spal Sassuolo sarà sfida tra due squadre hanno iniziato al di sopra delle aspettative il loro campionato.

Il match in Toscana è fondamentale per gli uomini di Gattuso, impegnati a risalire la classifica dopo un inizio di stagione abbastanza tribolato: i rossoneri sono nelle retrovie della graduatoria, ma con due partite in meno. Stasera dovranno fare a meno del loro uomo di maggior classe, Gonzalo Higuain, non convocato a causa di un problema al flessore. Un ko che conferma il rapporto curioso tra gli attaccanti del Milan e la partita contro l’Empoli.

L’esultanza di Higuain dopo il gol all’Atalanta

Segnare un gol ai toscani non sembra portare bene ai centravanti di via Aldo Rossi, nonostante la società del presidente del Corsi non abbia mai sconfitto in casa il Milan. I precedenti sono disparati: qualcuno forse ricorderà Andreas Andersson, attaccante biondo svedese che nel 1997 atterrò a Milano con grandi speranze, visti i numeri incoraggianti ottenuti a Goteborg (32 gol in 39 partite). Ma Andersson lasciò traccia di sé solo con le ragazze, come vociferavano i maligni, segnando un solo gol proprio a Empoli il 5 ottobre 1997. Poi di lui si sono perse le tracce.

Il Milan della stagione 97/98: Andersson è in alto, il quarto da sinistra

Anni dopo, nel 2005, Christian Vieri passa dall’Inter al Milan, un tradimento in riva ai Navigli che non porterò molta fortuna a Bobo. Il suo unico gol in rossonero lo segna proprio a Empoli il 26 ottobre prima di continuare il suo valzer di magliette trasferendosi a Montecarlo.

Bobo Vieri in maglia rossonera

Nove anni più tardi, nel 2014, Fernando Torres è il colpo piazzato da Galliani nel calciomercato estivo. El Niño ex Chelsea, Liverpool e Atletico Madrid non si rivelerà all’altezza delle aspettative: un solo gol in rossonero, proprio a Empoli nel 2-2 del 23 settembre 2014.

Fernando Torres al Milan

In questa particolare cronistoria c’è anche Mattia Destro, il ragazzo incompiuto del calcio italiano, mai definitivamente sbocciato. Neanche in maglia rossonera, che indossa nell’inverno del 2015 per pochi mesi: il suo primo gol nel Milan è contro l’Empoli, questa volta a San Siro. Resterà uno sbiadito ricordo.

Mattia Destro esulta a San Siro

Nel 2016, infine, Gianluca Lapadula ha trascinato il Pescara come capocannoniere alla promozione in A. Quei gol gli valgono il salto in una grande squadra: col Milan realizza 8 reti in 29 partite, la sua prima doppietta nella massima serie è al “Castellani” nel novembre 2016.

Gianluca Lapadula, attaccante del Milan di Montella

Patrick Cutrone, che stasera dovrebbe sostituire a Empoli l’infortunato Higuain, è avvisato.

È andato via dall’Italia con un po’ di amarezza, con la delusione per i tanti anni trascorsi ad Empoli, dov’era diventato il simbolo calcistico e con la tristezza di un uomo che lascia il suo paese dove è sempre voluto restare.

Parliamo dell’Italians, Massimo Maccarone che, da qualche mese è in Australia a migliaia di chilometri di distanza dalla Toscana, regione che lo ha accolto e cresciuto dal punto di vista calcistico.

Una retrocessione inaspettata del suo Empoli nella scorsa stagione ha rotto l’incantesimo che legava Big Mac alla provincia toscana. Di conseguenza al divorzio c’è stata l’idea di intraprendere un’esperienza diversa: continuare a giocare a calcio, ma farlo in un campionato differente da quello italiano.

La proposta del Brisbane Roar, squadra militante nell’Australian League, è stata allettante e l’ex punta azzurra ha accettato, nonostante le 38 primavere e il cambio vita.

Una cosa però è certa, Massimo Maccarone non ha smesso di fare quello che ha sempre fatto: gol. In effetti nelle prime 4 apparizioni nel nuovo campionato, il “novello” Big Mac ha già segnato tre volte tenendo a galla la sua squadra. L’esperienza ma anche la voglia di mettersi sempre alla prova, fanno di Maccarone un grande professionista e questo in Australia l’hanno già capito. La squadra e l’allenatore John Aloisi sanno di poter far affidamento sull’attaccante italiano e lo stesso bomber cercherà di continuare a far bene con la maglia dei “Leoni australiani”, al fine di far risalire la squadra in classifica.

In passato, Massimo Maccarone ha vestito la maglia del Middlesbrough in Premier League  tra il 2005 e il 2007. Un’esperienza non proprio positiva tanto che poi è rientrato in Italia (nello specifico in Toscana) e ha ripreso a fare gol prima a Siena e poi a Empoli.

Dario Sette

Abbandonare  una città in cui hai lascito il segno per anni, dove i tifosi ti hanno amato e ti ricorderanno per sempre, non è una situazione semplice, ma quando un ciclo è finito è giusto che si vada via.

È l’epilogo di Massimo Maccarone, per tutti Big Mac, attaccante classe ’79 a Empoli. La punta, dopo l’ultimo campionato di Serie A con i toscani, chiusasi con la beffarda retrocessione all’ultima giornata, ha deciso di lasciare l’Italia per volare a migliaia di chilometri di distanza: l’Australia.

A quasi 38 anni l’ex numero 7 azzurro, uno dei più grandi goleador della squadra toscana con oltre 100 reti all’attivo in 280 presenze, ha optato per una scelta drastica, in grossa parte dovuta anche dalla società. Come si legge dalla lettera scritta dall’attaccante e indirizzata ai tifosi:

Giusta la rifondazione voluta dalla società, ma si doveva partire dai dirigenti!

Da qui appunto l’idea di cambiare Paese e calcio, così come è successo qualche anno fa ad Alex Del Piero dopo che non rinnovò il contratto con la Juventus. L’allora ex numero 10 bianconero si trasferì a Sydney, mentre Big Mac ha optato per Brisbane.
Gli arancioneri hanno fortemente voluto l’ex goleador empolese per riproporsi come una delle protagoniste principali del campionato di Australian League.

Ho trascorso gran parte della mia carriera a difendere questi colori, che oramai sento e ho stampati sulla pelle e avrei continuato a farlo anche a fine carriera dando il mio contributo per la crescita dei giovani.

Tono nostalgico ma anche un po’ polemico con una società che ha deciso di tagliarlo fuori.

La nuova avventura in Oceania però apre una nuova partentesi di vita per Big Mac, uno che ha già provato un’esperienza calcistica fuori dai confini nazionali.

Nel 2005, dopo due buonissima annate con l’Empoli in Serie B venne acquistato dagli inglesi del Middlesbrough squadra di Premier  League per una cifra pari a 13 milioni di euro.

L’esperienza inglese però non è stata certo una delle migliori per l’attaccante originario di Galliate (No). In effetti con i Boro non va oltre le 24 reti in 102 presenze, e quindi la decisione di ritornare in Italia dove la sua situazione calcistica personale è nettamente differente.

In Serie A, infatti, Maccarone non ha mai smesso di fare ciò che gli usciva meglio: segnare molti gol. A Siena e proprio a Empoli vive le sue migliori annate. La stagione 2015/16 con 13 reti contribuisce in maniera superlativa alla salvezza degli azzurri di mister Giampaolo.

Big Mac bene ha fatto anche con la maglia azzurra. Dopo quasi tutte le trafile, è nella Nazionale Under 21 che mostra il suo talento. Undici reti in 15 presenze con gli azzurrini e capocannoniere dell’Europeo di categoria del 2002 in Svizzera.

Ripartire non è semplice ma per uno che ha sempre tirato calci a un pallone non sarà del tutto complicato. Il suo sogno, a quasi 38 primavere, è fare bene in Australia, contribuendo con i suoi gol alla vittoria del campionato e magari festeggiando nuovamente così!

Dario Sette