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EPISODIO DUE

Matteo “HOLLY” Moglia e Matteo “BENJI” Biasin nella nuova avventura di Mondiali.it: ogni martedì e venerdì, in diretta streaming per consigli, commenti e pronostici sulla Serie A (e non solo…). Perché sappiamo quanto costa schierare la formazione giusta al fantacalcio e noi vogliamo essere accanto ai fantallenatori. 

Serie A review  – Giornata 12:

🔸 Come sono andati i nostri 3 Top e 3 Flop pronosticati della 12a giornata? L’attaccante del Milan, Gonzalo Higuain prende ZERO al fantacalcio tra rigore sbagliato ed espulsione;  Samir Handanovic, il portiere dell’Inter, prova a tenere a galla la squadra neroazzurra, ma non avevamo fatto i conti con la difesa della squadra di Milano; El Papu Gomez ci ha spiazzato con il suo eurogol;

🔸 Ciccio Caputo is the new Piatek: terzo gol consecutivo per l’attaccante dell’Empoli che ha segnato anche contro Juventus, Napoli e Udinese;

🔸 I difensori dell’Atalanta “silent sniper”: Mancini è al terzo gol consecutivo e prova a raggiungere il record di Caldara che, nel 2016-2017, ha realizzato ben 7 reti. Ma Mancini sarà titolare quando rientrerà Masiello?;

🔸 Ha segnato Schick…e Dzeko è ancora fermo…che altro dire?

Serie A review – Ventura si dimette:

🔸 Gian Piero Ventura dura soltanto 32 giorni sulla panchina del Chievo Verona. Ma c’è chi ha fatto anche peggio, esonerato in 10 minuti. Qui la top5;

🔸 13 novembre 2013, a un anno dal “Sansirazo” e dall’Italia fuori dai Mondiali. Il pezzo di Vincenzo Pastore.

Eroe del giorno: Leandro Paredes

🔸 Il calciatore argentino dello Zenit St. Pietroburgo ed ex Roma per vedere il Superclasico tra Boca Junior e River Plate, finale di Libertadores, si è fatto espellere durante la partita di campionato. La curiosità scovata da Dario Sette.

I pronostici di Matteo e Matteo sulla Giornata 13 di Serie A

Cinque quote croccanti consigliate da Replatz combinando 1×2/ under-over 1.5/ gol-nogol:

Gian Piero Gasperini senza pietà. Da quando il tecnico di Grugliasco è stato esonerato dall’Inter, nel settembre 2011, è imbattuto nei match casalinghi contro i nerazzurri milanesi. Anzi, Gasp ha conseguito tre vittorie con il Genoa, un pareggio e due successi alla guida dell’Atalanta. L’ultimo, roboante, questo pomeriggio nel 4-1 dei bergamaschi che hanno interrotto il ciclo di 7 vittorie in A degli uomini di Spalletti. Una gara praticamente a senso unico, che l’Atalanta avrebbe già dovuto chiudere nel primo tempo per la mole di gioco e le occasioni prodotte.


Gasperini si conferma allenatore determinante per le sorti delle sue squadre. Dopo gli anni memorabili vissuti a Genova, sponda rossoblù, l’allenatore ha plasmato un nuovo piccolo capolavoro. I nerazzurri del patron Percassi sono ormai una certezza nel campionato italiano. La qualità del gioco atalantino è un marchio di fabbrica del triennio gasperiniano a Bergamo. E i risultati non sono tardati ad arrivare. Un quarto posto e un settimo posto, una qualificazione in Europa League e un’eliminazione nel preliminare, oltre che una semifinale di Coppa Italia. E poi la lunga lista di giovani lanciati e valorizzati nel grande calcio. Gagliardini, Conti, Caldara, Kessiè, Spinazzola, Petagna, Cristante. E poi gli attuali Freuler, Hateboer, De Roon, Gosens e le ultime sorprese Mancini e Djimsiti.

Difficile, con questo curriculum, capire cosa non ha funzionato nella breve esperienza di Gasperini all’Inter. Arrivato nel 2011, dopo l’anno post triplete di Benitez e Leonardo, l’allenatore si presentava come cultore del 3-4-3 e con la sgradita etichetta di “juventino” visto il suo passato nelle giovanili bianconere. La campagna acquisti è contraddistinta dagli innesti di Diego Forlan, Ricky Alvarez e Jonathan. I suoi 45 giorni sulla panchina interista si rivelarono una breve, ma intensa agonia. Sconfitta in Supercoppa italiana il 6 agosto contro il Milan. In Champions e campionato non va meglio, anzi. Gasperini non riesce a vincere nessuna partita ufficiale, rimediando quattro sconfitte e un pari. Un trend che convince il presidente Moratti a esonerare il tecnico piemontese il 21 settembre, dopo il ko di Novara. Lo sostituisce Claudio Ranieri. L’Inter finirà il campionato al sesto posto. Dopo Ranieri, arriveranno Stramaccioni, Mazzarri, Mancini, De Boer, Pioli e Spalletti. Sette allenatori in sei anni.

 

 

Vedi Bergamo e poi muori. La città orobica non ha sicuramente lo stesso fascino di Napoli descritta in questo modo da Goethe, ma negli ultimi anni c’è una certa maledizione attorno ai giocatori che lasciano la squadra della città, l’Atalanta. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello di Mattia Caldara, difensore del Milan impegnato questa sera nel recupero di serie A contro il Genoa.

L’ex atalantino ha rimediato una lesione al tendine d’Achille che lo terrà fuori dai campi di gioco per diversi mesi. Un’ennesima tegola per Caldara dopo un inizio tribolato in rossonero. A causa di diversi problemi muscolari, ha giocato col Milan una sola partita, in Europa League con il Dudelange. E dire che Mattia aveva iniziato la stagione con la Juventus, prima di passare alla corte di Gattuso nel discusso scambio di mercato con Leonardo Bonucci e Gonzalo Higuain.

Il calciatore classe ’94 va ad aggiungersi alla lista di ex atalantini durante l’epopea di Gian Piero Gasperini che, fuori dai confini bergamaschi, non sono riusciti finora a ripetere quanto ammirato nell’Atalanta dei miracoli dell’ex tecnico del Genoa.

Roberto Gagliardini – A inaugurare questa particolare categoria c’è Gagliardini, che in nerazzurro ha disputato solo mezzo anno prima di passare con gli altri colori nerazzurri, all’Inter. Coi Bauscia, da gennaio 2017, il centrocampista non è ancora quel giocatore che aveva impressionato in mezzo al campo all’Atleti Azzurri d’Italia. Finito spesso in panchina, è finito fuori dalla lista Champions stilata da Luciano Spalletti.

Roberto Gagliardini

Andrea Conti – Per l’esterno 24enne il discorso è diverso. Approdato al Milan l’anno scorso, è stato bersagliato dalla sfortuna. Prima la rottura del crociato in allenamento a settembre 2017, poi una nuova grave lesione al ginocchio lo scorso marzo. Dopo aver perso oltre un anno nella sua carriera, è tornato tra i convocati di Gattuso per il match contro la Sampdoria ed è disposizione anche per il Genoa.

Andrea Conti

Franck Kessié – Il caso del centrocampista ivoriano è border line. Perno dell’Atalanta di Gasperini, tanto da meritarsi l’etichetta di futuro Pogba, Kessié è arrivato al Milan l’anno scorso nella faraonica campagna acquisti del duo Mirabelli Fassone. In rossonero non ha certamente deluso anche se, probabilmente, i tifosi milanisti si aspettavano qualcosa in più. Ha ancora tempo per la consacrazione definitiva.

Franck Kessié

Bryan Cristante – La carriera di Cristante viaggia sulle montagne russe. Cresce ed esordisce a 16 anni nel Milan con Allegri, poi dal 2014 vagabonda tra Benfica, Palermo e Pescara prima di esplodere nell’Atalanta (15 gol in 59 partite). Il nuovo salto in alto a Roma è stato al di sotto delle aspettative. Un gol contro il Chievo, ma tante prestazioni incolore fino a questo momento in giallorosso.

Bryan Cristante

Marco Sportiello – L’esplosione del portiere di Desio, in realtà, è antecedente all’era Gasperini. Tra il 2014 e il 2016 è una delle rivelazioni in porta, parando tra l’altro rigori ai blasonati Palacio e Higuain. Poi entra in rotta di collisione con la società per vicende di mercato: va prima a Firenze, poi quest’anno il passaggio al Frosinone, ma non ripete i livelli raggiunti a Bergamo.

Marco Sportiello

Leonardo Spinazzola – Come nel caso di Conti, per l’esterno classe ’93 il giudizio è sospeso a causa di un grave infortunio. Cresciuto tra Siena e Juve, esplode in nerazzurro dal 2016, affermandosi come uno dei migliori esterni del campionato. Un serio infortunio al ginocchio gli ha ancora impedito di esordire in bianconero con la Juventus, club in cui è rientrato nell’estate 2018.

Leonardo Spinazzola

Andrea Petagna – Non è mai stato un cannoniere e in nerazzurro è stato fondamentale soprattutto per l’intesa in attacco col Papu Gomez. L’attaccante triestino è passato in questa stagione alla Spal dove finora ha realizzato 3 reti, tra cui una doppietta proprio contro gli ex compagni di squadra orobici. Certo che trasferirsi da un club ai preliminari di Europa League a un altro, seppur con una storia importante alle spalle, che si gioca la salvezza abbassa l’asticella competitiva di Petagna.

Andrea Petagna

Il mondo del calcio è di nuovo in lutto: dopo la recente quanto sconvolgente morte del calciatore Davide Astori che si è spento nel sonno, ora è la volta di un allenatore, Emiliano Mondonico, amato da tutti per il suo modo schietto e spontaneo di rapportarsi con gli altri. 

L’allenatore “pane e salame”, così chiamato perché cresciuto imparando a giocare a pallone all’interno di un oratorio, era semplice, sincero e molto determinato. Comincia la sua carriera da calciatore quasi in sordina, militando nelle squadre di Cremonese, Torino, Monza e Atalanta. Siamo negli anni ‘70 e le sue qualità in campo si fanno subito notare. Quando decide di smettere di giocare non se la sente di abbandonare il calcio completamente e cambia solamente il ruolo in campo. Da calciatore ad allenatore, e comincia questa sua avventura proprio allenando quella Cremonese con la quale tutto è iniziato.

Da quel momento ha inizio per Mondonico un percorso ricco di successi, che lo vede prima allenare la Cremonese nella stagione dal 1981 al 1985, anno in cui intraprese l’esperienza di ct del Como e poi dell’Atalanta, ripresa poi nel 1994/95. Poi fu la volta di Torino e infine la memorabile panchina con la Fiorentina, nel 2003/2004, riuscendo a riportare in serie A anche la squadra viola.

Quel suo siparietto in Coppa Uefa è l’aneddoto che lo accompagnerà per sempre, tra un sorriso e una lacrima, per aver portato anche in Europa la sua autentica schiettezza, che in quel caso gli costò la squalifica di una settimana. Era la partita Torino-Ajax, la finale del 1992 giocata ad Amsterdam, e verso il termine del match le due squadre stavano a 0-0. Un pareggio che per il Mister non era giusto, per colpa di quell’arbitro che non assegnò il rigore a favore della sua squadra.

Mondonico allora fece quel gesto che tutti oggi ricordano: alzare la sedia in cielo in segno di protesta. 

 

Un episodio che non ha avuto alcun effetto negativo sulla sua carriera di commissario tecnico. Anzi, poco tempo dopo fu osannato per aver accompagnato proprio il Torino alla vittoria della Coppa Italia, che sconfisse in finale la Roma.

Anni di gloria che furono poi bruscamente interrotti da un malore circa sette anni fa, periodo in cui allenava l’Albinoleffe in serie B. Le sue condizioni misero in luce un tumore, contro il quale cominciò la partita più difficile della sua vita.

Ecco cosa diceva del suo male, dopo aver subito un intervento:

Ho conosciuto un avversario particolare in corso d’opera, ma non posso ancora dire di averlo sconfitto.

E queste le sue parole proprio qualche mese fa:

Ci sono trenta possibilità su cento che la Bestia ritorni. Il calcio mi dà la forza di per continuare la sfida

E quella bestia è tornata davvero e se l’è portato via a pochi giorni dal suo 71esimo compleanno. Adesso, con voce univoca, si esprime il cordoglio dei membri del mondo del calcio, dalle squadre che ha allenato e portato alla gloria, ai compagni d’avventura che hanno condiviso con lui gioie e dolori. 

E tra le parole di commiato per la famiglia da parte di amici e colleghi, piace a tutti ricordarlo come colui che si batteva per le ingiustizie in campo, amava il pallone in modo incondizionato e seguiva con passione i Rolling Stones, per ascoltare i quali era anche capace di farsi squalificare quando ancora non aveva appeso le scarpe al chiodo. 

Appena poche ore fa sono state decise le sorti delle squadre che si contendono il titolo nella Champions League. La settimana scorsa si è conclusa la fase a gironi e oggi le 16 squadre rimaste in gioco hanno conosciuto i loro prossimi avversari.

Il sorteggio è avvenuto a Nyon, in Svizzera, e in Italia c’era una grande agitazione nell’attesa di scoprire le sorte di Juventus e Roma, le uniche due squadre italiane presenti dopo il passaggio di Napoli in Europa League.

E la sorte ha deciso: la Juventus dovrà vedersela con il Totthenam e la Roma contro lo Shakhtar Donetsk.

Per i bianconeri è una sfida totalmente inedita perché, amichevoli a parte, non hanno mai affrontato la squadra di Kane in un match di tale importanza. La partita di andata è prevista per il 13 febbraio a Torino, invece quella di ritorno si giocherà a Londra il 7 marzo.

Per la Roma battersi con lo Shakhtar non sarà affatto facile: le due squadre si sono già incontrate e la squadra giallorossa quindi conosce bene la qualità di gioco dell’avversaria che potrebbe dargli del filo da torcere.

Ecco la reazione di Francesco Totti dinanzi all’esito del sorteggio:

Sorteggio difficile, affrontiamo una squadra ben messa in campo, forte tecnicamente. Dagli ottavi incontri sempre squadre di livello, non dobbiamo sottovalutare nessuno

La partita di andata tra Roma e Shakhtar Donetsk avrà luogo in Ucraina il 21 febbraio e quella di ritorno a Roma il 13 marzo.

Per tutte le altre squadre di Champions League ecco quali sono gli accoppiamenti:

Basilea (Svi)-Manchester City (Ing)
Porto (Por)-Liverpool (Ing)
Siviglia (Spa)-Manchester United (Ing)
Real Madrid (Spa)-Paris Saint Germain (Fra)
Chelsea (Ing)-Barcellona (Spa)
Bayern Monaco (Ger)-Besiktas (Tur)

Sorteggio di Europa League 2018 

In data odierna si è svolto anche il sorteggio per le squadre di Europa League. Quattro le squadre italiane in gioco: Napoli, Milan, Lazio e Atalanta.

Il Napoli e l’Atalanta sono quelle che sono state meno favorite dalla sorte, perché dovranno vedersela rispettivamente contro Lipsia e Borussia Dortmund. Il Milan si scontrerà contro la squadra del Ludogorets e la Lazio contro Steaua Bucarest.

Ecco tutti gli altri accoppiamenti decisi nel sorteggio:

Nizza-Lokomotiv Mosca

Copenaghen-Atletico Madrid

Spartak Mosca-Athletic Bilbao

AEK Atene-Dinamo Kiev

Celtic-Zenit

Stella Rossa-Cska Mosca

Lione-Villarreal

Real Sociedad-Salisburgo

Partizan-Viktoria Plzen

Astana-Sporting Lisbona

Ostersunds-Arsenal

Braga-Marsiglia

Previste per il 15 febbraio le partite di andata e quelle di ritorno per il 22 febbraio.

Questa è la storia di Michelangelo Rampulla, un portiere affidabile, integro professionista.

Un portiere che ha fatto la gavetta in squadre di basso cabotaggio prima di togliersi grandi soddisfazioni professionali come riserva nella Juventus, dove vinse tutto a livello nazionale (4 Scudetti, 2 Supercoppe Italiane e 1 Coppa Italia) e quasi tutto a livello internazionale (1 Champions League, 1 Coppa Uefa, 1 Coppa Intercontinentale) senza però mai riuscire ad esordire nella Nazionale maggiore.

Rampulla in presa alta

Ma quello che rende speciale questa storia è che non riguarda l’abilità tra i pali o nelle uscite o la capacità di guidare la difesa di Rampulla, ma il suo inaspettato fiuto del gol.

L’IMPRESA

Era il 23 Febbraio 1992: sono passati esattamente 25 anni da quando l’allora portiere della Cremonese riuscì in un’impresa in cui, fino ad allora, nessun portiere era riuscito. Segnare un gol su azione.
La partita è Atalanta – Cremonese. I grigiorossi non navigano in buone acque – a fine anno retrocederanno – e sono sotto nel punteggio grazie ad un rigore realizzato dal folletto brasiliano Bianchezi. Ormai la partita è agli sgoccioli, è il 92’, e le speranze di rimonta della Cremonese sono ridotte al lumicino. La classica situazione in cui si deve buttare la palla nel mucchio e sperare.
Un calcio di punizione da posizione defilata, calciato di sinistro a rientrare, e le speranze si fanno realtà: un giocatore della Cremonese irrompe nell’area piccola e realizza la rete del pareggio con una capocciata degna di un Pruzzo d’annata. E’ Dezotti? E’ Florjancic? No. Si tratta di Michelangelo Rampulla, lanciatosi con la sua forza dirompente nella bolgia dell’area atalantina per far valere i suoi 187 cm di altezza.

E’ questo che trasforma il gol in un’impresa leggendaria che fa guadagnare al portiere messinese i galloni di eroe e un posto imperituro nei cuori dei tifosi cremonesi.

Prima di Rampulla, infatti, nessun portiere era riuscito a segnare un gol su azione, da bomber consumato: avevano qualche gol all’attivo il mitico Rigamonti, ma su calcio di rigore, e Sentimenti IV, reti però realizzate in alcune partite in cui si era destreggiato da ala destra quando militava nella Lazio, in quel calcio romantico di metà secolo in cui stranezze di questo genere erano possibili. Dopo di lui solo un altro ci riuscì: Massimo Taibi nel 2001 in un Reggina – Udinese.

Mica male per un portiere che ha avuto l’onore di giocare con campioni del calibro di Baggio, Zidane e Del Piero e che ha vinto tutto quello che c’era da vincere nei 10 anni di militanza nella Juventus ma da illustre comprimario, da riserva di sicuro affidamento, da uomo spogliatoio, e non da protagonista assoluto.
In quel freddo pomeriggio di febbraio invece seppe prendersi la scena in via esclusiva, sprigionando quella dose di follia che serve per innalzarsi dall’anonimato e conquistarsi un posto nella storia.

E’ già passato un quarto di secolo, ma è come fosse ieri.

Michele De Martin