Tag

atalanta

Browsing

L’ultimo in ordine di tempo è stato Hans Hateboer. Una capocciata del difensore olandese ha regalato il blitz esterno a Cagliari che proietta l’Atalanta in piena bagarre per la Champions League. E’ il quarto gol in campionato per il difensore ex Groningen, il quindicesimo totale per il reparto arretrato nerazzurro. Nessuno nell’Europa calcistica che conta ha fatto meglio degli uomini di Gasperini che, dopo un inizio stentato, stanno confezionando un’altra stagione da ricordare.


La retroguardia dell’Atalanta è il simbolo di una squadra che attacca e difende in 11. I marcatori non sono fermi nella propria area in attesa dell’attaccante avversario, ma supportano l’azione offensiva e si propongono sui calci piazzati. Gli esterni, punto di forza del gioco di Gasperini, è difficile chiamarli semplici terzini. Soprattutto nei moduli utilizzati dal tecnico piemontese: con la difesa a tre, le ali fanno i quinti di centrocampo nel 3-5-2 o sono dei veri propri attaccanti nel 3-4-3.

In testa alla classifica c’è Gianluca Mancini, ennesima rivelazione dell’Atalanta dei miracoli del Gasp. Cinque gol per il difensore toscano, il migliore assieme a Kolarov in questa speciale classifica. Dietro di lui, come detto, Hateboer (e tre assist), alla terza stagione a Bergamo. A due reti c’è Timothy Castagne, il francese che tanto bene sta facendo sulla fascia sinistra. A Cagliari, ad esempio, ha propiziato il gol del vantaggio con uno dei suoi cross che scodella al centro.

Appaiati a una rete troviamo: Rafael Toloi (con tre assist), Josè Palomino, Robin Gosens (con due assist) e Berat Djimsiti.  Al palo restano Andrea Masiello (finito un po’ indietro nelle gerarchie dopo una serie di ottime annate) e Ali Adnan. Ma non c’è da disperare visto che uno dei punti di forza di Gasperini è il turnover, soprattutto nel reparto arretrato. Dietro l’exploit della società di Percassi non ci sono solo Gomez, Zapata e Ilicic. C’è anche una difesa con nuovi interpreti degni eredi dei vari Caldara, Conti e Spinazzola.

Quelle (poche) volte che le cose per i bianconeri vanno male il capro espiatorio ha le sembianze di Mattia De Sciglio. Un onesto mestierante della fascia che nel crollo della Juventus a Bergamo in Coppa Italia ha avuto il demerito di giocare in un ruolo non suo. Il centrale di difesa, chiamato in causa da Allegri dopo l’uscita per infortunio di Chiellini. E dire che l’ex milanista non si era comportato neanche così male, come lo stesso tecnico livornese ha evidenziato, prima della leggerezza che ha propiziato il definitivo 3-0 di Zapata.


De Sciglio, 26 anni cresciuto nelle giovanili del Milan, è diventato negli anni il bersaglio ideale dei tanti bomber da tastiera (citazione scelta non a caso) che affollano i social. Il livore riversato nei confronti del terzino azzurro appare davvero ingeneroso e, il più delle volte, ingiustificato. Non c’è dubbio che non ci troviamo di fronte all’erede in bianconero di Cabrini. Né a quel Paolo Maldini che l’aveva preceduto come laterale a San Siro. Ma Mattia De Sciglio incarna alla perfezione quel gregario onesto e silenzioso di cui tutte le grandi squadre hanno bisogno.


Non ha l’esplosività (a fasi alterne) di Alex Sandro, né la progressione irresistibile di Cancelo. Ma è stato lo stesso portoghese a innescare la serata da sballo dell’Atalanta in Coppa Italia. E De Sciglio si è ritrovato, suo malgrado, in una posizione in cui sa adattarsi (il centrale) ma che non è certamente il suo ruolo. Paga, senza motivo, la patente di pupillo di Allegri che lo accompagna dai tempi del Milan. Lì dove si era un po’ perso dopo l’esordio da giovanissimo e il posto da titolare.

Arrivato nell’estate 2017 a Torino, macchiatosi subito di una grave amnesia in Supercoppa contro la Lazio, il terzino milanese ha saputo rialzarsi senza far rumore. Nonostante i continui acciacchi fisici, ha saputo ritagliarsi uno spazio prezioso come prima alternativa sulla fascia. Destra o sinistra che sia, De Sciglio predilige la fase difensiva a quella offensiva, ma sa mettere palloni interessanti in mezzo. Chiedere a Mandzukic per saperne di più. Uno che di battaglie se ne intende e sa che non bastano i generali per vincere la guerra. Servono anche i soldati onesti e silenziosi, che corrono, magari sbagliano, ma garantiscono una dedizione assoluta per la causa.

 

Se il campionato di Serie A sembra un capitolo chiuso già da diverse settimane, alle altre big non resta che provare a spodestare la Juventus almeno dalla Coppa Italia.

In una tre giorni fitta di appuntamenti, bianconeri e company sono impegnati per i quarti di finale della coppa nazionale.
Negli ultimi anni la Juventus ha trovato terreno fertile anche in questo torneo, in cui ha trionfato nelle ultime quattro edizioni in maniera molto agevole.
Il prestigio della Coppa Italia è cresciuto molto, in realtà non si è mai capito il perché tanti club negli anni passati l’avessero snobbata per dare importanza ad altro. La Juventus ha fatto la voce grossa e ora vanta ben 13 successi.

Poiché per le altre società vincere lo scudetto è davvero diventato un miraggio, virare su un altro obiettivo concreto qual è la Coppa Italia può essere un’idea. Giocarsela nelle partite secche può essere un po’ più equilibrato, anche se di fronte ci fosse proprio la Juve.

Si parte con la sfida Milan – Napoli. A distanza di 72 ore le due squadre si riaffrontano. L’esito sicuramente sarà diverso, dato che si tratta di partita secca. I pronostici pendono più per il Napoli che ha qualità maggiore per passare il turno.
Tra i rossoneri debutterà dal primo minuto Piatek. A differenza di sabato, dovrebbe partire titolare Abate al posto di Calabria e Castillejo al posto di uno tra Suso o Calhanoglu.
Tra i partenopei quasi sicuramente ci saranno Allan e Hamsik che hanno saltato la partita di campionato, il primo per i rumors di mercato il secondo di rientro dall’infortunio. In porta torna Meret.

Risultati immagini per fiorentina roma
L’esultanza di Florenzi per il gol del pareggio al Franchi

Domani tocca a Fiorentina – Roma e Atalanta – Juventus.
I giallorossi, dopo l’ennesimo passo falso in campionato, hanno bisogno di fiducia e quale miglior soluzione se non una vittoria e passaggio del turno? Si prospetta una gara ricca di gol poiché sono squadre che creano molte azioni da gol e hanno grossi limiti difensivi. I due allenatori vogliono la semifinale e pertanto se la giocheranno appieno.

Risultati immagini per atalanta juve serie a
In campionato a Bergamo, l’Atalanta ha fermato la Juve sul 2-2

La Juve è ospite a Bergamo. Allegri conta una rosa validissima anche se ci sono molti calciatori indisponibili per infortunio. In difesa ci saranno Rugani e Chiellini con Alex Sandro e l’ex nerazzurro Spinazzola, in attacco spazio a Bernardeschi con Dybala e Ronaldo.
Per la Dea squadra quasi al completo con qualche innesto per far rifiatare gli altri. A differenza degli undici che hanno giocato contro la Roma, Gasperini inserirà in difesa Masiello e a centrocampo Pessina e Gosens.
In campionato i bergamaschi sono stati bravi a fermare il cammino quasi perfetto della Juventus. Riuscirà a ripetersi anche in coppa? La vittoria dei bianconeri è più alta del solito.

L’ultimo scontro è tra Inter – Lazio. Non in una bella situazione entrambe, i biancocelesti però, arrivano da una grandissima prova contro la Juve, mentre i nerazzurri da una pessima trasferta a Torino contro i granata. Un banco di prova per entrambe, chissà chi avrà la meglio.  

Buon cognome non mente, anche se il sangue non c’entra. La storia dei “Mancini” nel calcio italiano è costellata da blasone e grandi successi, pur non avendo alcun legame di parentela. Il più noto, Roberto, ex campione di Sampdoria e Lazio, è oggi il commissario tecnico della Nazionale. Poi c’era Amantino, centrocampista brasiliano di Roma e Inter all’inizio degli anni Duemila. Franco, il portiere del Foggia di Zeman (e poi a Bari e nella Lazio), scomparso prematuramente nel 2012. Oggi il nuovo Mancini del calcio italiano è Gianluca, difensore di quell’Atalanta di Gasperini che ogni anno si rinnova, ma assicura sempre un alto livello di risultati e bel gioco.

Classe 1996 da Pontedera, il calciatore nerazzurro si sta lentamente affermando come uno degli elementi più eclettici della squadra bergamasca. Non è partito col il posto da titolare fisso, lasciato inizialmente ai vari Masiello, Toloi e Palomino. Lentamente, però, il talento cresciuto nelle giovanili della Fiorentina ha scalato le gerarchie nella Dea. Senso della posizione, ottima capacità nell’anticipo, buona dimestichezza nell’impostazione del gioco. E un innato senso del gol che non guasta, grazie ai suoi 190 cm che gli permettono un ottimo stacco di testa.


Con la rete segnata al Frosinone, Mancini ha già colpito la porta avversaria cinque volte in questa stagione. Rigori esclusi, è il miglior difensore goleador nei cinque campionati europei. Non solo, è il più giovane ad aver segnato almeno quattro reti nei maggiori tornei continentali. Considerando solo la serie A, l’atalantino è il difensore ad aver realizzato più gol in stagione assieme al romanista Kolarov. Quest’ultimo ha però tirato, e trasformato, due rigori.

I numeri e le prestazioni di Mancini hanno, inevitabilmente, attirato le attenzioni dei grandi club. La Roma, in particolare, ha messo nel mirino il difensore di Gasperini per un ricambio generazionale anche in difesa. L’entourage del giocatore ha però assicurato che il giocatore resterà a Bergamo almeno fino a giugno. Il gioiellino goleador ha davanti a sé una seconda parte di stagione molto ambiziosa. L’Europa da conquistare col club, una Nazionale Under 21 da prendere per mano strizzando l’occhio a quella maggiore (in cui può già vantare una convocazione). A Coverciano c’è un altro Mancini che lo aspetta. Un cognome, una garanzia.

Sembra che abbia ingranato la marcia giusta Duvan Zapata. Nell’ultima giornata contro il povero Frosinone ha messo in mostra un’altra grande partita, forse la più bella da quando veste la maglia dell’Atalanta.

Un poker di gol segnati come i veri bomber che si sono susseguiti in Serie A nel corso degli anni. Perché non capita a tutti di realizzare quattro reti nello stesso match così com’è successo al colombiano. Ci vogliono bravura, fiuto del gol, i compagni giusti e una buona dose di fortuna. Ed è quello che è capitato all’attaccante sudamericano contro i ciociari.

Per il panterone è il primo poker da quando è in Italia oltre a essere il primo in questa stagione.

CIRO IMMOBILE – MAURO ICARDI 2018

L’anno scorso ci hanno pensato l’attaccante della Lazio e il capitano dell’Inter. A farne le spese Spal e Sampdoria. Il bomber napoletano, al Paolo Meazza, si è messo in mostra contro i biancazzurri per il 5-2 finale.

L’argentino, invece, ha scelto proprio la sua ex squadra per rifilare il primo poker in maglia nerazzurra. Nel 2013, infatti, quando era a Genova ne ha realizzato un altro nel 6-0 contro il Pescara.

MARCO PAROLO 2017

E di un laziale sono anche le 4 reti insaccate nel 2017. Il centrocampista varesino ha realizzato un bel +12 per i fantallenatori nuovamente contro gli abruzzesi. In quella stagione i suoi gol sono stati cinque, fate voi.

ALEXIS SANCHEZ 2011

Ai tempi dell’Udinese, l’attuale attaccante del Manchester United ha segnato 4 delle 7 reti contro il povero Palermo. Annata che gli ha permesso di fare il salto di qualità con il successivo trasferimento al Barcellona. Un altro piccolo dettaglio di quel match  è che per nei friulani ha realizzato una tripletta anche Di Natale.

BOMBER DI PROVINCIA

Tra i grandi attaccanti che si sono susseguiti nelle squadre più piccole, ma che sono riusciti a lasciare il segno con i quattro gol, ci sono Nicola Pozzi con l’Empoli nel 2007 e due volte Alberto Gilardino con i crociati del Parma nel 2004 e nel 2005 in un Parma – Livorno, terminato per 6-4. Da notare che in quella stessa partita i quattro gol dei livornesi sono stati segnati tutti da Cristiano Lucarelli.
Tra i provinciali in lista ci sono anche Marco Di Vaio, ancora con la maglia dei ducali contro il Bari nel 2001, e l’uruguaiano Marcelo Otero col Vicenza in trasferta a Firenze nel 1996.

I MILANISTI

Tra i rossoneri c’è Van Basten, salito in cattedra nel 1992 a Napoli nella rotonda vittoria per 5-1 contro gli azzurri. Al San Nicola di Bari nel 1995 nella vittoria dei diavoli per 5-3, invece, si è messo in mostra il serbo Savicevic. Nel 1969 è stata la volta di Gianni Rivera a Brescia, mentre nel 1970 il protagonista è stato Pierino Prati.

ROBERTO BAGGIO 1992
Risultati immagini per baggio juve udinese 5-1
Unico poker di Baggio della sua carriera. Juve – Udinese l’8 novembre 1992

Tra gli attaccanti juventini, solamente il Divin codino ha fatto quattro gol in una gara. Al Delle Alpi un secco 5-1 contro l’Udinese con partita marchiata dal numero 10.

GLI INTERISTI

Roberto Boninsegna, come Gilardino, anche lui è stato due volte autore di un poker (uno nel 1973 e l’altro nel 1974), mentre Spillo Altobelli nel 6-0 contro il Catania nella stagione 1983/84.

KURT HAMRIN

Uno dei primi è stato lo svedese nell’anno 1962 con la maglia viola. In realtà è stato il primo a segnare anche un pokerissimo nel 1964.

 

Nelle ultime cinque partite ha realizzato otto gol. Una sua doppietta stava per sconfiggere la Juventus ancora imbattuta. Duvan Zapata è in momento di forma straordinario. Sono nove in totale le marcature in campionato per l’attaccante colombiano dell’Atalanta. Undici le segnature totali considerando anche i preliminari di E. League. Dopo un momento di difficoltà iniziale, il colombiano si è preso la Dea. Le speranze nerazzurre di tornare in Europa passano dal suo centravanti che a 27 anni sembra aver trovato la sua consacrazione definitiva.


Il trio col Papu Gomez e Ilicic ha messo in grande difficoltà la difesa juventina. Chiedere informazioni, in particolare, a Leonardo Bonucci. Non è una novità per Zapata che ha colpito i bianconeri per la terza e quarta volta nelle ultime quattro partite contro la Juve con tre maglie diverse. Prima una cavalcata vincente quando era ancora all’Udinese, bruciando ancora Bonucci. Poi un colpo di testa nella Sampdoria, contribuendo alla vittoria per 3-2 dello scorso anno contro la squadra di Allegri. Una partita che rappresenta l’ultimo ko esterno della Signora in serie A.

Chissà se a Napoli avranno rimpianto per Duvan, nato a Cali nel 1991. Furono proprio i partenopei ad acquistare il colombiano dall’Estudiantes nel 2013 per 7,5 milioni di lire. L’arduo compito di sostituto di Higuain non gli permette di esprimere al meglio le sue doti. Una forza fisica esplosiva, il colpo di testa, una buona tecnica di base. Con gli azzurri resta due stagioni, condite da 15 gol giocando a singhiozzo.

Nel 2015 va in prestito all’Udinese. In un biennio riesce a trovare maggiore continuità con 19 reti in 64 partite. Lo scorso anno l’esperienza in blucerchiato nella Genova sampdoriana. Un solo anno con 11 gol, ma spesso decisivi contro Juventus e Milan ad esempio. Il valzer delle magliette si conclude, per ora, quest’estate con il trasferimento in prestito all’Atalanta. Se riscattato al termine della stagione sarà l’acquisto più oneroso nella storia orobica (26 milioni).

Le premesse per mettere radici a Bergamo ci sono tutte. Un gol a Napoli, Lazio, Genoa, due alla Juve, tre alla sua ex Udinese. Otto reti consecutive nelle ultime 5 gare. Zapata è in un momento Re Mida, gongolano Gasperini e il patron Percassi. L’Europa passa dai gol di un colombiano che non ha mai tradito le aspettative.

Se il campionato italiano ha ancora un senso, molto passa da Atalanta Napoli di questa sera a Bergamo. Dopo la vittoria della Juventus a Firenze, gli azzurri di Ancelotti sono sprofondati a -11. L’Inter è stata fermata dal pareggio in casa della Roma, agguantando i napoletani al secondo posto a 29 punti. Se Hamsik e compagni vogliono ancora coltivare le loro speranze scudetto, non possono che vincere all’”Atleti Azzurri d’Italia”.

Le formazioni – Ma non sarà certamente un test facile. L’Atalanta, reduce dall’incredibile rimonta subita a Empoli, è in un buon momento. Prima della sconfitta in Toscana, i nerazzurri avevano centrato 4 vittorie consecutive. Roboante l’ultimo successo casalingo, il 4-1 contro l’Inter in un match senza storia dal primo minuto. Gasperini dovrà però fare a meno di Ilicic, squalificato per due giornate dopo il rosso subito a Empoli. Lo sostituirà uno tra Pasalic e Rigoni. Ancelotti, finora chirurgico nel turnover, lancerà Maksimovic titolare al posto del convalescente Albiol. Malcuit e Ruiz sono favoriti su Hysaj e Zielinski.

Il gol di Mertens (in sospetto fuorigioco) ha deciso il match dello scorso anno

La monetina di Alemao – Sono 47 i match giocati in A tra Atalanta e Napoli. Venti le vittorie dei padroni di casa, 18 pareggi e solo 9 vittorie dei campani. Negli ultimi cinque incontri due vittorie a testa e un pari. Il precedente probabilmente più famoso è quello dell’8 aprile 1990, passato alla storia come la monetina di Alemao.

Il Napoli di Maradona e Careca si sta giocando lo scudetto contro il Milan degli olandesi. E’ la trentesima giornata di campionato, ne mancano quattro alla fine. Classifica: Milan 44, Napoli 43. I rossoneri di Sacchi sono impegnati a Bologna in una sfida tutta a zona contro i rossoblù di Maifredi. Gli azzurri di Bigon vanno a Bergamo. Entrambe le partite sono tirate e nervose, lo 0-0 non si schioda.

Al “Dall’Ara”, con Lucio Dalla in tribuna, la difesa milanista combina un pasticcio con Filippo Galli e il portiere Andrea Pazzagli. Mancano pochi minuti al 90’. La palla tirata da Marronaro sembra entrata in porta. Ma la Var e la Goal Line Technology sono ancora lontanissime e l’arbitro Tullio Lanese non convalida la rete. Il guardalinee è Marcello Nicchi. Maifredi guarda le immagini nel pullman della Rai nel post partita con Giampero Galeazzi. Berlusconi preferisce non commentare, la gara finisce 0-0.

A Bergamo il risultato è il medesimo. Al 75’ piovono oggetti dagli spalti, il centrocampista partenopeo brasiliano Alemao viene colpito in testa da una monetina, sembra una 100 lire (dal peso di 8 grammi). Salvatore Carmando, massaggiatore azzurro, si precipita in campo per soccorrere il giocatore. Le telecamere inquadrano la scena e intercettano l’audio, inequivocabile, rivolto ad Alemao. “Buttati, buttati a terra”. In quegli anni, per casi del genere, lo 0-2 a tavolino era scontato e Carmando lo sa. Il numero 5 napoletano esce dal campo e viene sostituito da Zola. La partita termina 0-0, il Napoli fa ricorso e lo vince. Il Milan incarica, invano, esperti di labiali per intuire le parole dette dal massaggiatore.

I due punti della vittoria finiscono a Maradona e compagni che agguantano in classifica i rossoneri. Si dirà che la federazione ha voluto risarcire la società di Ferlaino per il gol fantasma di Bologna.

Lo scudetto sarà azzurro tre settimane dopo, complice la sconfitta del Milan a Verona per 2-1. Ma quel campionato dei miliardi fu deciso da una semplice monetina da 100 lire.

 

EPISODIO DUE

Matteo “HOLLY” Moglia e Matteo “BENJI” Biasin nella nuova avventura di Mondiali.it: ogni martedì e venerdì, in diretta streaming per consigli, commenti e pronostici sulla Serie A (e non solo…). Perché sappiamo quanto costa schierare la formazione giusta al fantacalcio e noi vogliamo essere accanto ai fantallenatori. 

Serie A review  – Giornata 12:

🔸 Come sono andati i nostri 3 Top e 3 Flop pronosticati della 12a giornata? L’attaccante del Milan, Gonzalo Higuain prende ZERO al fantacalcio tra rigore sbagliato ed espulsione;  Samir Handanovic, il portiere dell’Inter, prova a tenere a galla la squadra neroazzurra, ma non avevamo fatto i conti con la difesa della squadra di Milano; El Papu Gomez ci ha spiazzato con il suo eurogol;

🔸 Ciccio Caputo is the new Piatek: terzo gol consecutivo per l’attaccante dell’Empoli che ha segnato anche contro Juventus, Napoli e Udinese;

🔸 I difensori dell’Atalanta “silent sniper”: Mancini è al terzo gol consecutivo e prova a raggiungere il record di Caldara che, nel 2016-2017, ha realizzato ben 7 reti. Ma Mancini sarà titolare quando rientrerà Masiello?;

🔸 Ha segnato Schick…e Dzeko è ancora fermo…che altro dire?

Serie A review – Ventura si dimette:

🔸 Gian Piero Ventura dura soltanto 32 giorni sulla panchina del Chievo Verona. Ma c’è chi ha fatto anche peggio, esonerato in 10 minuti. Qui la top5;

🔸 13 novembre 2013, a un anno dal “Sansirazo” e dall’Italia fuori dai Mondiali. Il pezzo di Vincenzo Pastore.

Eroe del giorno: Leandro Paredes

🔸 Il calciatore argentino dello Zenit St. Pietroburgo ed ex Roma per vedere il Superclasico tra Boca Junior e River Plate, finale di Libertadores, si è fatto espellere durante la partita di campionato. La curiosità scovata da Dario Sette.

I pronostici di Matteo e Matteo sulla Giornata 13 di Serie A

Cinque quote croccanti consigliate da Replatz combinando 1×2/ under-over 1.5/ gol-nogol:

Gian Piero Gasperini senza pietà. Da quando il tecnico di Grugliasco è stato esonerato dall’Inter, nel settembre 2011, è imbattuto nei match casalinghi contro i nerazzurri milanesi. Anzi, Gasp ha conseguito tre vittorie con il Genoa, un pareggio e due successi alla guida dell’Atalanta. L’ultimo, roboante, questo pomeriggio nel 4-1 dei bergamaschi che hanno interrotto il ciclo di 7 vittorie in A degli uomini di Spalletti. Una gara praticamente a senso unico, che l’Atalanta avrebbe già dovuto chiudere nel primo tempo per la mole di gioco e le occasioni prodotte.


Gasperini si conferma allenatore determinante per le sorti delle sue squadre. Dopo gli anni memorabili vissuti a Genova, sponda rossoblù, l’allenatore ha plasmato un nuovo piccolo capolavoro. I nerazzurri del patron Percassi sono ormai una certezza nel campionato italiano. La qualità del gioco atalantino è un marchio di fabbrica del triennio gasperiniano a Bergamo. E i risultati non sono tardati ad arrivare. Un quarto posto e un settimo posto, una qualificazione in Europa League e un’eliminazione nel preliminare, oltre che una semifinale di Coppa Italia. E poi la lunga lista di giovani lanciati e valorizzati nel grande calcio. Gagliardini, Conti, Caldara, Kessiè, Spinazzola, Petagna, Cristante. E poi gli attuali Freuler, Hateboer, De Roon, Gosens e le ultime sorprese Mancini e Djimsiti.

Difficile, con questo curriculum, capire cosa non ha funzionato nella breve esperienza di Gasperini all’Inter. Arrivato nel 2011, dopo l’anno post triplete di Benitez e Leonardo, l’allenatore si presentava come cultore del 3-4-3 e con la sgradita etichetta di “juventino” visto il suo passato nelle giovanili bianconere. La campagna acquisti è contraddistinta dagli innesti di Diego Forlan, Ricky Alvarez e Jonathan. I suoi 45 giorni sulla panchina interista si rivelarono una breve, ma intensa agonia. Sconfitta in Supercoppa italiana il 6 agosto contro il Milan. In Champions e campionato non va meglio, anzi. Gasperini non riesce a vincere nessuna partita ufficiale, rimediando quattro sconfitte e un pari. Un trend che convince il presidente Moratti a esonerare il tecnico piemontese il 21 settembre, dopo il ko di Novara. Lo sostituisce Claudio Ranieri. L’Inter finirà il campionato al sesto posto. Dopo Ranieri, arriveranno Stramaccioni, Mazzarri, Mancini, De Boer, Pioli e Spalletti. Sette allenatori in sei anni.

 

 

Vedi Bergamo e poi muori. La città orobica non ha sicuramente lo stesso fascino di Napoli descritta in questo modo da Goethe, ma negli ultimi anni c’è una certa maledizione attorno ai giocatori che lasciano la squadra della città, l’Atalanta. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello di Mattia Caldara, difensore del Milan impegnato questa sera nel recupero di serie A contro il Genoa.

L’ex atalantino ha rimediato una lesione al tendine d’Achille che lo terrà fuori dai campi di gioco per diversi mesi. Un’ennesima tegola per Caldara dopo un inizio tribolato in rossonero. A causa di diversi problemi muscolari, ha giocato col Milan una sola partita, in Europa League con il Dudelange. E dire che Mattia aveva iniziato la stagione con la Juventus, prima di passare alla corte di Gattuso nel discusso scambio di mercato con Leonardo Bonucci e Gonzalo Higuain.

Il calciatore classe ’94 va ad aggiungersi alla lista di ex atalantini durante l’epopea di Gian Piero Gasperini che, fuori dai confini bergamaschi, non sono riusciti finora a ripetere quanto ammirato nell’Atalanta dei miracoli dell’ex tecnico del Genoa.

Roberto Gagliardini – A inaugurare questa particolare categoria c’è Gagliardini, che in nerazzurro ha disputato solo mezzo anno prima di passare con gli altri colori nerazzurri, all’Inter. Coi Bauscia, da gennaio 2017, il centrocampista non è ancora quel giocatore che aveva impressionato in mezzo al campo all’Atleti Azzurri d’Italia. Finito spesso in panchina, è finito fuori dalla lista Champions stilata da Luciano Spalletti.

Roberto Gagliardini

Andrea Conti – Per l’esterno 24enne il discorso è diverso. Approdato al Milan l’anno scorso, è stato bersagliato dalla sfortuna. Prima la rottura del crociato in allenamento a settembre 2017, poi una nuova grave lesione al ginocchio lo scorso marzo. Dopo aver perso oltre un anno nella sua carriera, è tornato tra i convocati di Gattuso per il match contro la Sampdoria ed è disposizione anche per il Genoa.

Andrea Conti

Franck Kessié – Il caso del centrocampista ivoriano è border line. Perno dell’Atalanta di Gasperini, tanto da meritarsi l’etichetta di futuro Pogba, Kessié è arrivato al Milan l’anno scorso nella faraonica campagna acquisti del duo Mirabelli Fassone. In rossonero non ha certamente deluso anche se, probabilmente, i tifosi milanisti si aspettavano qualcosa in più. Ha ancora tempo per la consacrazione definitiva.

Franck Kessié

Bryan Cristante – La carriera di Cristante viaggia sulle montagne russe. Cresce ed esordisce a 16 anni nel Milan con Allegri, poi dal 2014 vagabonda tra Benfica, Palermo e Pescara prima di esplodere nell’Atalanta (15 gol in 59 partite). Il nuovo salto in alto a Roma è stato al di sotto delle aspettative. Un gol contro il Chievo, ma tante prestazioni incolore fino a questo momento in giallorosso.

Bryan Cristante

Marco Sportiello – L’esplosione del portiere di Desio, in realtà, è antecedente all’era Gasperini. Tra il 2014 e il 2016 è una delle rivelazioni in porta, parando tra l’altro rigori ai blasonati Palacio e Higuain. Poi entra in rotta di collisione con la società per vicende di mercato: va prima a Firenze, poi quest’anno il passaggio al Frosinone, ma non ripete i livelli raggiunti a Bergamo.

Marco Sportiello

Leonardo Spinazzola – Come nel caso di Conti, per l’esterno classe ’93 il giudizio è sospeso a causa di un grave infortunio. Cresciuto tra Siena e Juve, esplode in nerazzurro dal 2016, affermandosi come uno dei migliori esterni del campionato. Un serio infortunio al ginocchio gli ha ancora impedito di esordire in bianconero con la Juventus, club in cui è rientrato nell’estate 2018.

Leonardo Spinazzola

Andrea Petagna – Non è mai stato un cannoniere e in nerazzurro è stato fondamentale soprattutto per l’intesa in attacco col Papu Gomez. L’attaccante triestino è passato in questa stagione alla Spal dove finora ha realizzato 3 reti, tra cui una doppietta proprio contro gli ex compagni di squadra orobici. Certo che trasferirsi da un club ai preliminari di Europa League a un altro, seppur con una storia importante alle spalle, che si gioca la salvezza abbassa l’asticella competitiva di Petagna.

Andrea Petagna