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Simone Biles, ad appena 22 anni, è da tempo nella storia della ginnastica, ma ora lo è con ancora maggior diritto perché è riuscita in un esercizio che era considerato impossibile. La ginnasta, pluricampionessa olimpica e mondiale, ai Campionati di ginnastica statunitense del 2019 a Kansas City, Missouri, ha eseguito per la prima volta in una competizione femminile un doppio salto raccolto all’indietro con triplo avvitamento.

Biles lo aveva eseguito già venerdì 9 agosto, nella prima giornata della manifestazione, durante il corpo libero, appoggiando però le mani a terra nell’atterraggio e pagando nella valutazione finale un punto di penalità per una caduta precedente. Due giorni dopo lo ha eseguito di nuovo, questa volta al termine di un esercizio perfetto con il quale ha vinto il sesto titolo americano in carriera.

 

Biles, che ha già vinto 4 ori olimpici e 14 ori mondiali, con 25 medaglie vinte tra Campionati mondiali e Olimpiadi, è considerata la ginnasta americana più forte di tutti i tempi, e una delle migliori in assoluto. Il doppio-triplo eseguito nel fine settimana ai campionati nazionali di Kansas City è stato il terzo nuovo elemento che ha introdotto nella disciplina da quando è in attività.  Secondo quanto riporta TeamUsa.org, il salto prenderà il suo nome quando la Biles riuscirà a proporre questa difficoltà in una gara internazionale, probabilmente i mondiali del prossimo autunno. Diventerebbe il terzo movimento a portare il suo nome dopo quelli al volteggio (una rondata, mezzo avvitamento e poi un salto mortale avanti teso con doppio avvitamento) e al corpo libero (doppio teso con mezzo avvitamento). Un altro: The Biles.

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Secondo Tom Forster, responsabile della preparazione d’élite della federazione statunitense, inoltre, Biles lo ha eseguito meglio della maggior parte degli uomini, che peraltro lo fanno raramente vista la sua complessità. Nel femminile il doppio-triplo non ha nemmeno una valutazione ufficiale: lo avrà solo quando Biles lo eseguirà in una competizione internazionale, probabilmente i Campionati mondiali di Stoccarda in programma a ottobre.

La sua entrata, durante la parata celebrativa di mercoledì 10 luglio a New York, è stata da grande guascona, ma guai a non prendere sul serio Megan Rapinoe, la co-capitana della Nazionale femminile di calcio americana che ha appena vinto il suo quarto Mondiale in Francia.

Drappi Usa a stelle e strisce, un clima festoso e patriottico, lei che entra con il trofeo in mano, poi consegnato alla ragazza accanto a lei per alzare le mani al cielo come la sua tipica esultanza. E in questa Coppa del Mondo che ha visto un dominio in lungo e in largo della squadra di Jill Ellis, Megan Rapinoe, che il 5 luglio ha compiuto 34 anni, ha vinto la Scarpa d’Oro con sei reti realizzate: ha deciso la finale, realizzando il suo cinquantesimo gol con la maglia della Nazionale, con un rigore che ha portato le americane in vantaggio sull’Olanda. Ma non solo perché è stata premiata come miglior giocatrice della finale e, infine ha ricevuto il premio come miglior calciatrice in assoluto di questi Mondiali.

 

 

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Una che parla in campo, tanto, ma che ha la determinazione per alzare la voce anche fuori dal terreno di gioco. Una battaglia personale, ma coinvolgente, evidenziata anche nel profondo discorso pronunciato durante la parata:

Dobbiamo essere migliori. Dobbiamo amare di più e parlare di meno. Dobbiamo ascoltare di più e parlare di meno. Dobbiamo capire che è responsabilità di tutti. Certo, noi facciamo sport. Certo, siamo atlete donne, ma siamo anche molto più di questo. Siete tutti molto più di questo. Come possiamo migliorare la nostra comunità?

Megan Rapinoe, dichiaratamente lesbica, la sera prima della parata si era rivolta, parlando alla CNN, direttamente al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: «Il tuo messaggio esclude le persone. Tu mi escludi. Tu escludi le persone come me, escludi le persone di colore. Escludi anche americani che potrebbero sostenerti».

 

 

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U.S. women’s soccer co-captain Megan Rapinoe thanked her team and fans during the World Cup victory parade in New York City on July 10.

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La nazionale di calcio statunitense ha battuto 2-0 l’Olanda nella finale dei Mondiali femminili, disputata domenica sera al Parc OL di Lione. Grazie al gol su rigore segnato da Megan Rapinoe a mezzora dal termine, e a quello immediatamente successivo di Rose Lavelle, gli Stati Uniti sono campioni del mondo per la quarta volta nella storia dei Mondiali : la Coppa del Mondo vinta in Francia si aggiunge a quelle vinte in Canada nel 2015, in casa nel 1999 e in Cina nel 1991.

 

A Lione gli Stati Uniti allenati da Jillian Ellis hanno vinto facendo prevalere il loro stile di gioco basato principalmente sulla costruzione di frequenti fasi d’attacco, tatticamente non così complesse ma estremamente concrete, grazie alla superiorità sul piano fisico delle sue giocatrici anche rispetto a una nazionale competitiva come quella olandese.

 

 

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🇺🇸🏆 F O U R 🏆🇺🇸

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Il primo tempo si è chiuso tuttavia in parità, con tanti tiri in porta da parte degli Stati Uniti e con l’Olanda limitata a sterili azioni in contropiede. Nel secondo tempo la partita non è cambiata e verso l’ora di gioco un calcio di rigore segnato da Megan Rapinoe, miglior marcatrice del Mondiale insieme ad Alex Morgan, ha portato in vantaggio gli Stati Uniti. Nella mezzora successiva l’Olanda, campione d’Europa in carica e alla sua seconda partecipazione, non è riuscita a reagire e ha subìto anche il gol del 2-0 con un tiro dal limite dell’area di Rose Lavelle.

Per arrivare alla finale di Lione, gli Stati Uniti avevano eliminato Spagna, Francia e Inghilterra nella fase a eliminazione diretta, peraltro dopo aver battuto anche la Svezia — arrivata poi in semifinale — nella fase a gironi. Hanno quindi sconfitto una dopo l’altra quasi tutte le migliori nazionali del torneo, confermando la loro superiorità partita dopo partita.

Negli Stati Uniti il calcio femminile è stato un fenomeno unico nel suo genere, e lo rimane tuttora: si è formato da solo, ha vinto tanto, si è battuto numerose volte per il riconoscimento dei suoi diritti e continua ad essere un modello per l’emancipazione femminile nel mondo dello sport.

 

Prima dell’inizio dei Mondiali, abbiamo persino detto: “Quanto sarebbe fantastico se giocassimo contro Stati Uniti?”

E Dominique Janssen questa finale tra Usa e Olanda l’ha proprio chiamata. Anzi per correttezza chiamatela Dominique Bloodworth da quando, nel 2018, il difensore olandese ha sposato l’americano Brandon. E sì, storia nella storia di questa finale, c’è anche una famiglia che sulla costa occidentale degli Stati Uniti farà il tifo per l’Oranjeleeuwinnen al posto degli Stati Uniti.

Una relazione sviluppata a distanza, nata su internet tra la giocatrice attualmente al Wolfsburg e il ragazzo che ha prestato servizio nell’esercito americano per quattro anni in Afghanistan. Poi il matrimonio e la scelta da parte di Dominique di cambiare il cognome sulle divise da gioco sia nel club che in Nazionale. Una decisione non semplice per la ragazzi 24 anni che nel 2017 ha vinto l’Europeo in prima squadra dopo aver partecipato, due anni prima, alla straordinaria esperienza della Coppa del Mondo in Canada. Con il cognome Janssen.

 

 

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As you can tell, nothing makes me happier than talking about how badass my wife is 👸 #teambloodworth #wwc2019

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«Brandon crede tanto nei valori della famiglia e anche se è americano lui e i suoi parenti faranno il tifo per noi», dice ridendo Dominique.  Suo marito è arrivato in Francia all’inizio del torneo, rimanendo a Lione per vedere la semifinale in cui le ragazze dell’Oranjeleeuwinnen hanno battuto la Svezia: «Sento sicuramente il suo sostegno quando è qui, ed è incredibile, mi dà quella scintilla in più che ho bisogno per giocare ancora meglio».

Molto è cambiato da quando le olandesi hanno giocato per la prima volta una partita in un Mondiale, quattro anni fa: «Allora non potevamo nemmeno osare di sognare di essere una squadra modello per giocatrici a livello mondiale. Ora sento davvero che le bambine possono guardare noi e rendersi conto che molte cose possono realizzarsi quando credi in te stesso».

E con il sostegno del marito “olandese per un giorno” Brandon, quella del 7 luglio potrebbe diventare una domenica davvero speciale per Dominique Bloodworth.

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E alla fine sono rimaste in due. La finale dei Mondiali femminili tra Stati Uniti e Olanda (in programma domenica 7 luglio ore 17 su Sky e Rai Sport) promette di essere un’occasione storica anche per le trame intriganti e intrecciate tra storie nelle storie. Alla fine a contenderci la Coppa del Mondo ci arriva la squadra detentrice del trofeo e l’attuale campione d’Europa: gli Stati Uniti sono alla loro terza finale consecutiva, con un numero di giocatrici già presenti quattro anni fa in Canada. Jill Ellis, l’allenatrice oggi come allora alla guida della Nazionale, è proprio sull’esperienza già acquisita che preme come arma di forza.

A ostacolare la quarta stella per gli Stati Uniti c’è l’Olanda che ha raggiunto la prima finale di Coppa del Mondo femminile alla sua seconda apparizione assoluta. La loro ascesa così dirompente è stata alimentata da una generazione d’oro, guidata dall’attacco di Vivianne Miedema, Lieke Martens e Shanice van de Sanden.

Chi si aggiudica il titolo di capocannoniere?

E proprio pensando all’eccezionale talento offensivo di entrambe le squadre, la finale di questa ottava edizione dovrebbe essere allettante con la lotta intestina per aggiudicarsi anche l’Adidas Golden Boot, il riconoscimento per il capocannoniere del torneo: da un lato c’è Alex Morgan con 6 gol e Megan Rapinoe, dietro di una rete, mentre per le avversarie difficilmente Miedema, con tre marcature, può insidiare i sogni delle due americane.

Dopo un Gruppo F dominato in lungo e in largo con 18 gol fatti e zero subiti e 9 punti ottenuti battendo Svezia, Thailandia e Cile, le americane si sono trovate dal lato più insidioso e complesso del tabellone costrette ad affrontare Spagna agli ottavi, le padrone di casa della Francia ai quarti e l’ostica Inghilterra in semifinale. Tre match con tre difficoltà differenti risolte con il medesimo risultato di 2-1.  Al contrario, come ha detto la calciatrice Daniëlle van de Donk, le Oranjeleeuwinnen arrivano a questa finale per la prima volta a Francia 2019 come sfavorite dopo aver completato il Gruppo E a punteggio pieno lasciandosi alle spalle Canada, Nuova Zelanda e Camerun e dopo aver battuto Giappone agli ottavi, l’Italia ai quarti e di misura, per 1-0, la Svezia in semifinale. Ma la squadra ha anche ripetutamente dichiarato di non aver ancora mostrato il loro miglior calcio in Francia e sicuramente dovranno fare il massimo per battere le più quotate avversarie. Nelle loro mani c’è ancora una volta la possibilità di stupire il mondo intero.

Come arrivano gli Stati Uniti

Jill Ellis ha più volte sottolineate alle giocatrici l’importanza di iniziare ogni singola sfida con il piede giusto e sul campo le americane hanno risposto con un dato sorprendente: sono andate a segno nei primi 12 minuti di ogni partita di questo Mondiale. Megan Rapinoe non ha giocato la semifinale a causa di un stiramento al bicipite femorale e anche l’eclettica centrocampista Rose Lavelle si è infortunata allo stesso muscolo. Anche se non al 100% le due calciatrici saranno disponibili per la finale. Gli Stati Uniti sanno di avere una forza nella panchina lunga, con Christen Press e Sam Mewis che hanno dimostrato di poter sostituire questo duo.

Come arriva l’Olanda

Squarci di gran bel calcio. L’Olanda, in questo Mondiale, ha mostrato bellissimi triangoli tra le tre centrocampiste, sprazzi di velocità da Shanice van de Sanden e momenti di splendore agonistico da Lieke Martens, come il suo meraviglioso gol nei quarti di finale contro l’Italia. E quando questa squadra inizia a girare, sa essere molto molto letale. Ma croce e delizia, appoggiarsi su singoli talenti qualche volta non ripaga: Shanice van de Sanden durante tutto il torneo ha cercato la forma migliore, Lieke Martens sta lavorando con un infortunio al piede e il portiere titolare Sari van Veenendaal è uscito dal campo dopo aver battuto la Svezia nella semifinale mercoledì con una mano gonfia. La vera preoccupazione per l’Oranjeleeuwinnen sarà ciò che accadrà se uno o più dei suoi protagonisti non è in tempo per recuperare.

La doppietta del capitano statunitense, che alla vigilia aveva battibeccato con il presidente Donald Trump, regola la Francia. Inutile il centro dell’1-2 di Renard all’81’. Ora sfida all’Inghilterra in semifinale il 2 luglio.

FRANCIA-USA 1-2

5′ e 65′ Rapinoe (U), 81′ Renard (F)

FRANCIA (4-2-3-1): Bouhaddy; Torrent, Mbock, Renard, Majri; Henry, Bussaglia; Diani, Asseyi, Le Sommer (82′ Asseyi); Gauvin (76′ Cascarino). Ct. Diacre

USA (4-3-3): Naeher; O’Hara, Dahlkemper, Sauerbrunn, Dunn; Ertz, Mewis (82′ Lloyd), Lavelle (63′ Horan); Heath, Morgan, Rapinoe (87′ Press). Ct. Ellis

Gli Stati Uniti superano le padrone di casa della Francia e diventano la seconda semifinalista del Mondiale femminile. La nazionale di Jill Ellis ha capitalizzato al meglio la doppietta di Megan Rapinoe, che vale il pass per sfidare il prossimo 2 luglio l’Inghilterra per un posto in finale. Tardiva la reazione francese con Renard.

Megan Rapinoe ha risposto alle polemiche con il presidente americano Donald Trump, che l’aveva criticata per per non aver cantato l’inno nazionale, con una doppietta. Che permette al capitano statunitense di raggiungere in vetta alla classifica cannonieri del Mondiale la compagna di reparto Alex Morgan e l’inglese Ellen White. Al 5′ c’è stato il piede della giocatrice numero 15 a calciare alle spalle di Bouhaddi da posizione defilata e firmare l’1-0, mentre il raddoppio Usa è stato firmato dalla Rapinoe raccogliendo un passaggio da destra della Healt e spedendo in rete il quinto centro personale nella competizione. Due gol festeggiati con l’inchino, a ricordare il gesto di protesta scelta dalla 33enne durante l’inno, quando come molti campioni del football americano, prima di alcune partite della sua squadra dei Seattle Reign, si era inginocchiata. Una doppietta da semifinale, che la zuccata di Wendie Renard per l’1-2 (assist della Thiney) non ha scalfito. Usa tra le prime quattro e capaci di confermare una tradizione che ha visto la nazionale statunitense superare per otto volte su otto i quarti di finale nei mondiali, inaugurata nel 1991.

 

La sua carriera ha rischiato di stroncarsi prima ancora di decollare, a 23 anni, alla sua prima partita da professionista, a causa di un infortunio al tendine rotuleo. «Tu col calcio hai finito», le dissero dopo l’operazione. Pochissime possibilità di giocare ad alti livelli, poi, durante il recupero è rimasta incinta: per molti, il chiaro segnale di una carriera ormai finita.

Ma non per Jessica McDonald, attaccante del North Carolina Courage, alla sua prima esperienza in una Coppa del Mondo. A 31 anni è riuscita a coronare il suo sogno, quello  che si scrive sulla lista dei desideri quando si è bambini e si ambisce a giocare a calcio. E ad assistere i quarti di finale contro la Francia, c’è anche Jeremiah, suo figlio di sette anni, che è arrivato a Parigi giusto in tempo per tifare sua mamma e gli Stati Uniti in un match molto delicato.

 

E’ stata la stessa giocatrice a pubblicare su Twitter l’emozionante momento dell’incontro tra i due: è un cerchio che si chiude dopo otto anni difficili in cui McDonald non ha mai gettato la spugna. All’ottavo mese di gravidanza si stava ancora allenando tenacemente e qualche settimana dopo il parto era in Australia, già in campo, a lottare nuovamente nel calcio professionistico.

Jessica McDonald ha fatto il suo debutto assoluto nel Mondiale contro il Cile nella fase a gironi, da subentrata e per lei una medaglia se l’è già messa al collo: «Un giorno Jeremiah realizzerà tutto questo che sta vivendo, gli spiegherò il percorso che ho fatto nella mia vita e le scelte. Gli dirò che se vuole avere successo nella vita non dovrà seguire una linea retta, ma una strada molto tortuosa».

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Una doppietta di Megan Rapinoe su calcio di rigore fa volare gli Stati Uniti ai quarti di finale: battuta 2-1 la Spagna. Morgan e compagne troveranno al prossimo turno le padrone di casa della Francia, in una partita stellare. Nell’altro ottavo, di questa terza giornata di scontri diretti ai Mondiali femminili in Francia, la Svezia piega il Canada e raggiunge la Germania.

SPAGNA-USA 1-2

7′ e 75′ Rapinoe (U), 9′ Hermoso (S)

SPAGNA (4-3-3): Panos; Leila, Maria Leòn, Paredes, Corredera; Losada, Torrecilla (83’ Caldentey), Patri; Garcìa (32’ Losada), Hermoso, Putellas (78’ Falcon). Ct. Jorge Vilda

STATI UNITI (4-3-3): Naeher; O’Hara, Dahlkemper, Sauerbrunn, Dunn; Lavelle (89’ Horan), Ertz, Mewis; Rapinoe (97’ Press), Morgan (85’ Lloyd), Heath. Ct. Ellis

I capelli ossigenati color rosa di Megan Rapinoe sventolano a destra e a sinistra in un’esultanza che sa di quarti di finale. Gli Stati Uniti battono di rigore la Spagna e continuano la propria corsa al titolo. Allo Stadio Auguste Delaune di Reims finisce 2-1 per la nazionale a stelle e strisce grazie a due penalty al 7′ e al 75′ della giocatrice del Seattle. Inutile il momentaneo pareggio spagnolo a firma Hermoso al nono minuto. Gli Usa ora sono attesi da un big match contro la Francia padrona di casa, che domenica ha eliminato il Brasile di Marta ai supplementari.

 

 

SVEZIA-CANADA 1-0

55’ Blackstenius

SVEZIA (4-3-3): Lindahl; Glas, Fischer, Sembrant, Eriksson; Rubensson (79’ Bjorn), Asllani, Seger; Jakobsson, Blackstenius, Rolfò. Ct. Gerhardsson

CANADA  (4-4-2): Labbé; Lawrence, Buchanan, Zadorsky, Chapman; Prince (64’ Leon), Scott, Schmidt, Beckie; Sinclair, Fleming. Ct. Heiner-Moller

Sarà la Svezia a sfidare la Germania nei quarti di finale. La squadra scandinava ha battuto 1-0 il Canada al termine di un match all’insegna della noia. Sino al minuto 55, quando Stina Blackstenius sblocca il match coronando un contropiede in velocità su palla in verticale di Asslani. La partita si accende all’improvviso e al 68’ il Canada si guadagna il calcio di rigore del possibile pareggio: dal dischetto però Hedvig Lindahl si tuffa alla propria destra respingendo il tiro di Janine Beckie. Il risultato non cambia più.

Ultima, emozionante, giornata della fase a gironi nei Mondiali femminili di Francia 2019. Un gol a tempo scaduto della Nchout (doppietta per lei) consente alla Nazionale di Alain Djeumfa di volare agli ottavi del Mondiale come una delle migliori terze. Nell’altra gara del girone l’Olanda batte il Canada e chiude a punteggio pieno. Terminano a 9 punti anche gli Stati Uniti, mentre il Cile vince 2-0 ma non basta: Lara fallisce all’85’ il rigore della qualificazione

GIRONE E: CAMERUN-NUOVA ZELANDA 2-1

57′, 95′ Nchout (C), 80′ aut. Awona (NZ)

Il vantaggio, la grande paura e poi la gioia finale. Un pomeriggio pazzo quello che vede trionfare, solo all’ultimo giro di orologio, il Camerun di Alain Djeumfa. Straordinaria protagonista la Ntchou, autrice di una doppietta, a partire dal momentaneo 1-0 in avvio di ripresa. La numero 3 riceve palla spalle alla porta, si libera di un’avversaria e trafigge la Nayler. Tutto sembra procedere per il meglio per le camerunensi ma, all’80’, uno svirgolato intervento difensivo della Awona beffa il proprio portiere e regala l’1-1. Nel recupero le due Nazionali danno tutto per conquistare il 3° posto finale nel girone, ma a strappare la qualificazione all’ultimo momento è il Camerun, trascinata ancora dalla Ntchou, strepitosa nel crearsi lo spazio giusto con il dribbling e poi piazzare la palla, con il destro, nell’angolo. 2-1 e passaggio agli ottavi contro l’Inghilterra.

 

GIRONE E: OLANDA-CANADA 2-1

54′ Dekker (O), 60′ Sinclair (C), 75′ Beerensteyn (O)

Lo scontro diretto per il primo posto, invece, è preda dell’Olanda che batte 2-1 il Canada e chiude a punteggio pieno. Succede tutto nella seconda frazione di gioco, con le ragazze di Wiegman che sbloccano al 56’, sugli sviluppi di un calcio di punizione, con il colpo di testa in torsione della Dekker. Il vantaggio dura poco, perché le canadesi riequilibrano il punteggio grazie a Sinclair che finalizza in allungo una bellissima azione corale. A un quarto d’ora dal termine, però, le Oranje segnano ancora e mettono definitivamente la freccia: rasoterra dalla destra della van Lunteren, Labbe buca l’uscita e Beerensteyn – appena entrata – appoggia in rete a porta vuota. Olanda accoppiata agli ottavi contro il Giappone, per il Canada ci sarà l’ostacolo Svezia.

 

GIRONE F: SVEZIA-USA 0-2

3′ Haran, 50′ Heath

Tris di successi anche per gli Stati Uniti che mettono al tappeto la Svezia e mantengono la porta inviolata nel girone. Le americane partono forte e si portano avanti nel punteggio dopo appena tre minuti, grazie al tap-in sotto porta della Haran che approfitta di una serie di tocchi, sugli sviluppi di un corner, e mette in rete da pochi passi. Decisivo è anche l’inizio di secondo tempo, dove la Heath trova uno spazio per il tiro da posizione quasi impossibile e, con un destro violento, piega le mani della Lindahl. Statunitensi prime nel girone e attese dagli ottavi contro la Spagna, mentre la Svezia si accontenta della seconda piazza.

 

GIRONE F: THAILANDIA-CILE 0-2

48′ aut. Boonsing, 80′ Urrutia Note: all’85’ Lara fallisce il calcio di rigore

Vince anche il Cile, ma non basta a staccare il pass per gli ottavi. La Nazionale sudamericana supera di misura la Thailandia e conquista il 3° posto, con una differenza reti negativa però rispetto alle altre squadre arrivate in terza posizione. A sbloccare il risultato è un’autogol al 48’ del portiere Boonsing, sfortunata nel rimpallo che fa carambolare la palla prima sul palo, poi sul tacco e, infine, in fondo alla rete. A dieci minuti dal termine Urrutia, con un colpo di testa, firma il 2-0 e riaccende le speranze delle cilene. Cinque minuti dopo, però, Lara fallisce il rigore del tris che costa il passaggio del turno.

 

Tutto secondo pronostico nel Gruppo F dove Svezia e Stati Uniti d’America approdano agli ottavi di finale dei Mondiali femminili di Francia 2019 con un turno d’anticipo. Le due squadre hanno battuto rispettivamente la Thailandia e il Cile. Le scandinave si sono imposta con il punteggio di 5-1, mentre le statunitense hanno travolto le sudamericane con un secco 3-0.

Svezia – Thailandia 5-1

Le ragazze delle selezione “Blagult” (gialloblù, il soprannome delle svedesi) si impongono per 5-1 mettendo al sicuro il match sin dai primi minuti: al 6’, sugli sviluppi di un calcio di punizione, la Sembrant va a segno con un colpo di testa, al 19’ la Asllani raddoppia con una precisa conclusione di sinistro e al 42’ la Rolfö realizza il tris, ancora di testa. Nella ripresa la Svezia gioca in scioltezza trovando il quarto gol all’81’ con la Hurtig. Dieci minuti più tardi la Thailandia trova la rete con la Sung-Ngoen, che conclude con un diagonale a fil di palo una splendida cavalcata verso la porta avversaria. Sulla panchina delle asiatiche si vedono abbracci e lacrime, dopo l’esordio shock contro gli Usa, che avevano rifilato 13 gol all’inesperta nazionale thailandese. C’è tempo per un’ulteriore emozione con un calcio di rigore concesso alla Svezia grazie al Var: al 96’ la Rubensson chiude così il pokerissimo dagli undici metri.

 

Stati Uniti – Cile 3-0

La partita tra Stati Uniti d’America e Cile dura appena 35 minuti: dopo 11′ le statunitensi sono già in vantaggio grazie al gol di Carli Lloyd. La numero 10 del team USA è scatenata e sarà la protagonista indiscussa del match: quindici minuti più tardi arriva il raddoppio firmato Julie Ertz e al 35′ Carli Lloyd firma la doppetta personale grazie ad un imperioso stacco di testa. Il Cile, in novanta minuti, tira verso lo specchio della porta avversario solo una volta, per le americane, invece, è un tiro al bersaglio. Christiane Endler, l’estremo difensore cileno, deve fare gli straordinari per mantenere il punteggio sul 3-0 e anche la fortuna la assiste. Lloyd sfiora la tripletta: prima prende in pieno la traversa e poi fallisce un calcio di rigore. Poco importa, gli Stati Uniti d’America dominano il Cile e si qualificano agli ottavi di finale.