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Parma e Sampdoria scenderanno in campo a maglie invertite. O meglio, con maglie speciali che evocano le divise dell’avversario. L’iniziativa, che vedrà la luce il 5 maggio in occasione della sfida tra le due squadre, è stata promossa dai due club per celebrare il gemellaggio che da tempo lega Parma e Sampdoria.
«Una storia fatta di grandi sfide sul campo e di una lunga amicizia sugli spalti. Da quasi 30 anni, mentre le due squadre lottano per vincere, le due tifoserie danno prova di rispetto reciproco, amore e passione per la propria maglia. Oggi le due società hanno deciso di celebrare questo storico legame tra i propri tifosi scambiandosi la maglia», si legge in un comunicato del Parma. Le maglie da gioco verranno poi messe all’asta e il ricavato verrà devoluto in beneficienza all’Istituto Gaslini di Genova e all’Ospedale dei Bambini di Parma.

 

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 Il gemellaggio tra le due tifoserie nasce agli albori degli Anni 90, in occasione del primo anno di Serie A del Parma. I tifosi gialloblù, all’epoca, erano gemellati con gli ultrà del Verona, a loro volta legati ai tifosi doriani. Ma, si sa, i rapporti tra tifoserie nascono anche da un “nemico” comune: i tifosi del Genoa erano rivali degli ultrà del Parma già dagli Anni 80 e al Tardini, nel ‘90-’91, nasce ufficialmente il gemellaggio tra Parma e Sampdoria. Nel ‘99, poi, la Sampdoria retrocede all’ultima giornata per mano del Bologna, la cui tifoseria è storicamente rivale di quella ducale: ecco l’altro “nemico” che rende ancora più intenso il legame tra Sampdoria e Parma. L’iniziativa dei due club è l’ultimo atto di “una storia fatta di grandi sfide sul campo e di una lunga amicizia sugli spalti”.

C’è una pagina scritta da qualche parte, in qualche tempo, che ti impedisci di essere il numero 1 anche se sei Gigi Buffon. Una pagina di un libro che narra le tue imprese sportive lunghe un ventennio e qualcosa in più. Le tue parate da numero 1 dei numeri 1. I tuoi successi nazionali sempre in prima linea. Il podio più alto raggiunto giocando in Nazionale. Eppure, in cima ai trofei per club, c’è uno spazio vuoto. O una “x” che non significa pareggio questa volta. Ha il sapore bruciante di una mancanza che si trasforma in ossessione. Ti porta a 40 ad abbandonare le tue certezze per immergerti in una realtà nuova in nome di quell’assenza che ha due grandi orecchie.

La rimonta United

La maledizione della Champions League per Buffon continua. Sembrava superata, almeno per il passaggio ai quarti. E invece no, il Manchester United compie un’impresa storica al Parco dei Principi. Mai nessuna squadra nella storia della competizione a rimontare uno 0-2 casalingo. I red devils di Solskjaer ci riescono con una formazione rimaneggiata e priva di numerosi titolari (tra cui Pogba, Lingaard, Young, Matic, Martial, Sanchez). L’1-3 di Parigi matura grazie a una doppietta di Lukaku con la complicità del portiere italiano nel secondo gol. Rashford al 94’ mette la firma definitiva sulla rimonta segnando su rigore. Esattamente come lo scorso anno con Ronaldo dal dischetto al Bernabeu a tempo scaduto.

Il Parma 1998  – 1999

Buffon, dopo quella sera, i fruttini e la spazzatura al posto del cuore, aveva deciso probabilmente di lasciare la Juve. Di provare un’esperienza altrove, in un club che potesse allontanare quel tabù che circondava se stesso e i bianconeri. E invece il Paris Saint Germain si lecca le ferite anche quest’anno. E Gigi, che ha rinnovato per un biennio, dovrà accontentarsi vent’anni dopo dell’unico trofeo internazionale per club. La Coppa Uefa 1998-1999 con il Parma di Alberto Malesani. Tre a zero a Mosca contro il Marsiglia. Nei gialloblu dei Tanzi con Crespo, Cannavaro, Veron, Thuram. A oggi loro ce l’hanno fatta, in un torneo differente, lì dove hanno fallito Al-Khelaïfi con Cavani, Neymar, Mbappè. E Buffon.

In un campionato Sudamericano Under 20 ricco di talenti sta brillando la stella del neo arrivato in casa Parma, il 20enne uruguaiano Nicolás Schiappacasse.

Il numero 10 della Celeste sta ben figurando nel torneo Sub20 che si sta disputando in Cile. Dopo le prime tre giornate, l’Uruguay è al primo posto in classifica con 7 punti, con la punta centrale autore già di tre reti.

 

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Gracias Uruguay por dejarme vivir estos momentos! Seguimos por más 🙏🏻🇺🇾

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I ducali lo hanno ottenuto in prestito dall’Atletico Madrid nell’ultimo giorno di mercato.
Come già detto, Schiappacasse può giocare da centrale ma, come è più volte capitato nelle giovani della selezione uruguaiana, può agire anche come esterno a sinistra in un 4-3-3 o in un 4-2-3-1.

Per questo motivo, all’arrivo in Italia, l’allenatore gialloblu D’Aversa potrà dargli diverse chance da titolare o comunque a partita in corso, per dare fiato al tridente Gervinho-Inglese-Bibiany. Per lui ci sarà sicuramente un periodo di ambientamento con il calcio italiano, ma potrebbe essere una piacevole sorpresa anche e soprattutto in ottica fantacalcio.

Nonostante in Liga non abbia mai debuttato e l’esperienza in prestito al Majadahonda in Segunda División non sia stata delle migliori, il Parma ha voluto puntare su di lui e l’ambiente emiliano potrebbe essere un trampolino di lancio per questo attaccante di prospettiva.

Il meglio Nicolás Schiappacasse, sinora, l’ha dimostrato proprio con la selezione Under 20 uruguagia. Tre gol e vittoria del Sudamericano Sub-20 nel 2017, un gol e semifinale ai Mondiali Under 20 sempre nel 2017 e altre tre reti nell’attuale torneo.

Per i fantallenatori, il giovane sudamericano potrebbe essere una valida alternativa soprattutto se in squadra si ha un tra Gervinho, Inglese e Biabiany. Comunque sia sarebbe una bella scommessa.
C’è, inoltre, da sottolineare che lo stesso Schiappacasse potrebbe essere una pedina fondamentale anche per l’asta fantacalcistica della prossima stagione, dato che resterà nella società crociata fino al giugno 2020.

Chi ci farà un pensierino?

La terza era di Martin Caceres alla Juventus inizia contro il Parma, in quella che negli anni ’90 era una classica del calcio italiano. Oggi i bianconeri divorano qualsiasi avversario che incontrano in campionato mentre i gialloblu sono rinati dopo il fallimento nel 2015. Nella sfida dello Stadium Allegri lancia (probabilmente dal 1° minuto) il difensore uruguaiano, tornato a Torino dopo le esperienze con il Southampton, con il Verona e con la Lazio.


La storia del Pelado con la Juve inizia nel 2008 quando la società lo preleva in prestito dal Barcellona. Quella è una squadra ancora in assestamento dopo il ciclone Calciopoli. Tornata in A con Deschamps, centra un terzo e un secondo posto con Ranieri, esonerato poi per lasciar posto a Ferrara in panchina. Ai vertici ci sono ancora Cobolli Gigli e Blanc, Agnelli sarebbe arrivato un anno dopo. Il mercato è stato scoppiettante con i colpi Diego e Felipe Melo, il ritorno di Cannavaro e l’innesto di Grosso. Caceres, vero jolly difensivo, viene schierato come terzino destro. Il suo debutto, a Roma contro la Lazio alla III giornata, è subito celebrato con una bella rete che porta in vantaggio i bianconeri.

Quella squadra, dopo un ottimo avvio di campionato, terminerà il campionato al settimo posto e con Zaccheroni al posto di Ferrara.

Dopo due anni a Siviglia, Caceres torna a Torino nel mercato di gennaio 2012, un po’ come avvenuto quest’anno. Il suo secondo ritorno coincide con il rinascimento juventino. L’allenatore è Antonio Conte, acclamato dai tifosi come l’uomo che avrebbe riportato la squadra in vetta dopo anni di declino. E così sarà: campionato da imbattuti e scudetto vinto contro il Milan di Allegri. Proprio i rossoneri bagnano il secondo debutto di Martin in bianconero. E’ Coppa Italia, si gioca a San Siro l’8 febbraio per la semifinale di andata. L’uruguaiano non si accontenta di un solo colpo, ma piazza addirittura una doppietta. Il secondo gol, in particolare, è una prodezza da vero cecchino al tiro con una punizione in movimento.

 

 

 

Ventunesima giornata di Serie A, seconda del girone di ritorno, partita già con i tre anticipi del sabato e che continua oggi con diversi match interessanti.

Nell’anticipo delle 12.30 si sfidano Chievo Verona – Fiorentina. Al Bentegodi ci sono i clivensi, sconfitti dalla Juve nell’ultima uscita a Torino e fanalino di coda della Serie A, e c’è la Viola che, invece, arriva da uno scoppiettante 3-3 contro la Sampdoria con un super Muriel. La vittoria dei toscani non è poi così scontata dato che la cura Di Carlo comunque qualche miglioramento lo ha portato.

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Sergio Pellissier, il giocatore più prolifico della storia del Chievo

Alle 15 c’è un piacevole derby tra Parma – Spal. La differenza di dieci punti in classifica porta a pensare a una convincente vittoria per i ducali. I ferraresi arrivano dal pareggio in trasferta col Bologna e hanno bisogno di punti per allontanarsi dalla zona calda. Possibile che entrambi segnino e magari anche con parecchi gol.

Stessa idea anche per Atalanta – Roma. I bergamaschi sono in una forma strabiliante e i giallorossi, nonostante siano in ripresa grazie alla vittoria contro il Torino, hanno sempre sofferto contro i nerazzurri. Scoppiettante pareggio? O più cauti con una doppia chance?

Il Bologna di Inzaghi che ospita il Frosinone ha il dovere di vincere contro i ciociari. Facile vittoria per i rossoblu.

Alle 18 c’è Torino – Inter. I nerazzurri non possono perdere altri punti così come i granata. Partita tosta, ma con buone possibilità di vittoria per gli uomini di mister Spalletti, magari con poche reti.

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Il capitano granata, Andrea Belotti

Quando gioca la Juventus, anche se va a Roma contro la Lazio, difficilmente la si da per sconfitta, noi consigliamo un più cauto gol.

Pochi si aspettavano un girone d’andata ad alti livelli e invece così è stato. Il Parma, dopo aver ottenuto tre promozioni di seguito, in questa stagione ha ben figurato e sorpreso anche in Serie A.

Merito è sicuramente dell’allenatore Roberto D’Aversa, giunto nella provincia emiliana nel dicembre 2016 dopo l’esonero di Luigi Apolloni, il quale è stato uno degli artefici della promozione in Serie B e l’anno scorso è arrivata la A.

Il grande salto non ha spaventato la società che ha dato fiducia al tecnico nato a Stoccarda ma cresciuto a Pescara. In queste prime 17 giornate i crociati hanno ottenuto 22 punti e in classifica sono alla posizione numero 12.

Il merito sta nei calciatori e nella dirigenza che ha avuto mezzi e abilità per creare una squadra competitiva per la massima serie.

Tra le piacevoli sorprese sicuramente l’ivoriano Gervinho. I ducali hanno scommesso su di lui, riportandolo in Italia dopo due anni di Cina all’Hebei Fortune. In molti pensavano in un investimento sbagliato per un calciatore che, seppure ancor 31enne, oramai finito fuori dal calcio che conta.

Per quello fatto finora, l’ivoriano ha pienamente dimostrato di poter essere ancora protagonista in Serie A dopo le bellissime stagioni trascorse a Roma con Rudi Garcia in panchina.

In undici presenze quest’anno la Freccia Nera ha messo a segno cinque reti risultando spesso come migliore in campo grazie alle sue sgroppate ubriacanti (se lo ricordano bene i calciatori del Cagliari).

La sua assenza delle ultime settimane ha pesato molto sui risultati dei ducali e oggi, in vista della trasferta di Firenze contro la Viola, la sua presenza è ancora in dubbio. Mister D’Aversa vuole preservarlo per evitare rischi di ricadute, quasi sicuramente non partirà titolare negli undici iniziali ma il tecnico potrà concedergli qualche minuto a partita in corso. Durante gli ultimi match i gialloblù hanno avuto un po’ di difficoltà a trovare la via del gol ed è per questo che serve il miglior Gervinho.

Grande attaccante brasiliano giunto in Italia a metà anni ’90: Marcio Amoroso è stato un calciatore con il vizio del gol, apprezzato da tutti.

A portarlo in Europa è stata l’Udinese, che lo preleva dal Flamengo nell’estate 1996, all’età di 22 anni.
Nella prima stagione europea realizza 12 reti in campionato.

In questi giorni, a Udine dopo quasi 23 anni, è tornato un altro Amoroso. Si tratta di Matteo figlio proprio dell’indimenticato Marcio. I tifosi friulani sono legati al brasiliano ed è per questo che la notizia dell’arrivo del secondogenito riempie di gioia la piazza bianconera.

Matteo è un centrocampista offensivo classe 2003 e ha firmato un contratto con la società dei Pozzo. La famiglia, proprietaria del club, ha voluto ricreare il binomio Amoroso-Udine per cercare di seguire le orme di papà Marcio.
Il giovane arriva da Granada, ex squadra di proprietà dei Pozzo, città in cui la famiglia Amoroso vive. Tuttavia l’ex attaccante ha deciso di seguire il proprio figlio e pertanto dalla prossima estate si ritrasferirà nel capoluogo friulano.

La salita per diventare un professionista è ancora lunga, intanto Matteo si è unito al gruppo degli Under 16 del club.

Ovviamente il sogno è quello di ripercorrere la strada di suo padre, come spesso accade nel mondo del calcio, con altri figli di ex campioni.

Non sempre il percorso è facile e spesso il cognome che si porta è troppo pesante da reggere in campo. Il cognome Amoroso, certo è uno di questi.

 

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“O Mundo da voltas, e milhões de voltas” Quando eu era criança, tinha um sonho de me tornar jogador de futebol e jogar no Campeonato Italiano, por ser o mais difícil do mundo.. Realizei meu sonho usando o manto Bianconero do meu querido clube @udinesecalcio, clube que tem como seu maior ídolo dois Camisas10, @zico_oficial e @totodinatalereal.. Hoje vejo meu filho @mattamoroso seguindo meus passos e tendo a oportunidade de jogar pelo clube que cresci no futebol europeu, me tornando artilheiro do Campeonato na temporada 98/99.. O semblante desse menino, que tem o mesmo sonho que o meu, é de sucesso!! Isso que te desejo filho, muito sucesso, humildade, caráter e profissionalismo.. Que você seja muito feliz vestindo essa camisa!! #AleUdin #Mandi #FuarceUdin #Totalmentedipendente ⚪️🖤 #MattAmoroso #UdineseCalcio16.. #Boraformarfisicamente #Boraformartaticamente

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A Udine Marcio Amoroso ha lasciato ricordi indelebili: nella stagione 1998/99 ha vinto il titolo di capocannoniere in serie A con 22 reti, trascinando l’Udinese a uno storico terzo posto in classifica. È stato, inoltre, l’ultimo brasiliano a imporsi nella graduatoria dei marcatori in Italia.

Il club friulano l’ha poi venduto al Parma di Callisto Tanzi per ben 64 miliardi di vecchie lire, con cui ha giocato due stagioni vincendo una Supercoppa Italiana, prima del trasferimento ai tedeschi del Borussia Dortmund. Con i gialloneri ha conquistato un Meisterschale nella stagione 2001/02.

Dopodiché una serie di avventure nuovamente in Brasile, tra cui al San Paolo con cui ha trionfato in Coppa Libertadores e al Mondiale per Club, nel 2005.
Un’altra breve apparizione italiana è avvenuta nella seconda parte di stagione 2006 a Milano, sponda rossonera. In cinque presenze (quattro in campionato e una in Coppa Italia) ha ralizzato una sola rete.

Con la nazionale brasiliana 19 presenze e 10 reti. Nel 1999 è stato tra i protagonisti della vittoria della Coppa America, in Paraguay.

 Alberto Gilardino lascia il calcio, ma solo quello giocato. La notizia non è ancora ufficiale, ma sembra che il campione del Mondo 2006 sia pronto ad appendere le scarpette al chiodo per intraprendere la carriera in panchina: ha sostenuto a Coverciano l’esame per ottenere l’abilitazione da allenatore Uefa pro. Di fatto Gila dice addio al calcio visto che la licenza Uefa A e B è incompatibile con la carriera di calciatore.

Alberto Gilardino a Piacenza

Nato a Biella il 5 luglio 1982 (la stessa data di Italia Brasile del Mundial di Spagna), Gilardino è esploso nel Piacenza con l’esordio in A il 6 gennaio 2000 contro il Milan, squadra che tornerà nel suo destino. Poi Verona e la consacrazione a Parma: 50 gol in 96 partite, con lo spettacolare poker condiviso con Cristiano Lucarelli in Parma Livorno del 2005 (finita 6-4).

Il salto di qualità definitivo è il passaggio al Milan: nei tre anni in rossonero vince la Champions League nel 2007 (contribuendo al trionfo europeo con il gol in semifinale contro il Manchester United) il Mondiale per club e la Supercoppa europea. Esaurito il ciclo al Milan, Gila passa alla Fiorentina, club con cui tornerà ai massimi livelli raggiunti a Parma: memorabile il suo esordio in viola, con gol del pareggio in extremis contro l’odiata Juventus. Dopo Firenze, dal 2012, l’attaccante prosegue la sua girandola di squadre: due volte al Genoa, Bologna, in Cina al Guangzhou, di nuovo alla Fiorentina, Palermo, Empoli, Pescara e Spezia. In Liguria ha disputato la sua ultima stagione, con 16 presenze e 6 reti in serie B (e il contestato rigore fallito nell’ultimo match contro il Parma).

Alberto Gilardino con la Fiorentina

Gilardino chiude la sua carriera con 273 gol in 755 presenze, di cui 19 reti in Nazionale e 188 in serie A (9° marcatore di sempre con Del Piero e Signori). Memorabile, in maglia azzurra, resta il Mondiale vinto in Germania nel 2006, con la rete messa a segno contro gli Usa nella seconda giornata, seguita dall’immancabile esultanza con il violino. Indimenticabile anche l’assist a Del Piero per il 2-0 con cui l’Italia sconfisse i padroni di casa tedeschi in semifinale.

L’esultanza con il violino dopo il gol agli Usa nel 2006

Con il ritiro di Gila, restano ancora in attività tre campioni del mondo, o forse quattro. Sono Buffon, Barzagli e De Rossi: di Zaccardo, dopo l’annuncio di lavoro su Linkedin per trovare una squadra e l’esperienza nel campionato maltese, non si hanno notizie sul prosieguo della sua carriera.

Un gol scritto nel destino, un gol contro la squadra in cui è cresciuto e dove sogna di giocare in futuro. È successo questo a Federico Dimarco, terzino del Parma gol partita del match tra i crociati e l’Inter a san Siro.

Per il difensore è arrivato il primo gol in carriera in Serie A proprio contro la società con cui ha avuto modo di crescere calcisticamente e tuttora proprietà del suo cartellino.

Entrato nella ripresa al posto di un acciaccato Gobbi, Dimarco ha realizzato un eurogol dai 30 metri, beffando il portiere Handanovic e regalando così i tre punti agli emiliani.

Gol da applausi con conseguente esultanza da capogiro dopo anni difficili, in uno stadio importante come il Meazza davanti a 60mila spettatori.
Proprio in favore dei tifosi interisti, Dimarco ha scritto un post su Instagram scusandosi per il gol fatto ma soprattutto di evitare offese nei suoi confronti.

Stella dell’under 21, Dimarco ha avuto modo di esordire in tutte le categorie della nazionale e segnare anche parecchio. Dotato di un buon piede, il terzino è anche rigorista e calcia le punizioni. Agli Europei Under 19 del 2016 segnò quattro gol in altrettante partite trascinando in finale una squadra piena di talento: Meret, Romagna, Barella, Locatelli, Favilli e Cutrone erano le stelle di quella nazionale che perse 4-0 in finale contro la formidabile Francia di Mbappé, Tousart e Augustin.

Stessa crescita anche nel club nerazzurro. Arrivato all’Inter a soli 8 anni, ha iniziato da attaccante per poi essere spostato più dietro. Dopo le grandi prestazioni con la Primavera, è Roberto Mancini a dargli la possibilità di esordire in Serie A, il 31 maggio 2015, a San Siro contro l’Empoli, una squadra nella quale ha giocato in prestito due stagioni dopo.

Ora la società nerazzurra lo tiene d’occhio e che sia la volta buona per un gradito ritorno.

La sua carriera in Serie A è iniziata con l’etichettatura di eterno secondo, ma in oltre 20 anni di carriera mister Carlo Ancelotti ha sfatato qualsiasi mito diventando l’allenatore re d’Europa grazie alle conquiste dei titoli nazionali dei maggiori campionati europei: Italia, Francia, Inghilterra e Germania; e la decima Champions League del Real Madrid in Spagna.

Ancelotti, con il suo 19esimo titolo in bacheca, è diventato così il re Mida italiano: dove arriva lui, la sua squadra vince. L’ultimo successo in ordine cronologico è stato il Meisterschale in Bundesliga con il Bayern Monaco, avvenuta dopo la delusione per l’uscita dalla Champions League contro il Real Madrid.

Proprio in Spagna quando era allenatore dei blancos, mister Ancelotti non è riuscito a portare a casa la Liga; in compenso però ha avuto modo di ottenere la tanto desiderata quanto storica Décima Coppa dei Campioni.

Nella lista degli allenatori più vincenti della storia del calcio moderno europeo c’è sicuramente il suo nome. Uno sportivo che, dopo i successi con Milan e Roma da calciatore, ha avuto modo di ottenere tantissimi trionfi anche dalla panchina. In effetti, Carlo Magno  (come lo hanno definito alcuni media spagnoli durante la sua esperienza al Real), dopo le due Champions vinte da calciatore, ha avuto modo di alzare altre 3 volte la coppa dalle grandi orecchie: 2 col Milan (2003 e 2007) e una col Real Madrid nel 2014.

In bacheca però ci sono anche e soprattutto i campionati che ha vinto negli ultimi 20 anni.

Dopo un inizio di carriera positivo grazie al raggiungimento di uno inaspettato secondo posto con il Parma nella stagione 1996/97, Carletto subisce un calo dovuto anche alla sfortuna nei primi anni 2000 a Torino, sponda bianconera. Nella Juventus infatti, arriva con l’intento di fare bene e di vincere dopo gli anni trionfanti di Marcello Lippi. Le attese però non vengono ripagate perché nelle due stagioni alla guida della Vecchia Signora  non va oltre due secondi posti (1999/00 Scudetto alla Lazio e 2000/01 Scudetto alla Roma ed etichetta di “perdente di successo”.

In seguito all’esperienza negativa sulla panchina bianconera, nel 2001 Ancelotti si trasferisce al Milan. Nelle otto stagioni trascorse tra i rossoneri, l’allenatore di Reggiolo vince praticamente tutto, diventando anche  il secondo tecnico per numero di presenze della squadra milanese dopo Nereo Rocco. Unica amarezza in rossonero è l’amara sconfitta a Istanbul nella finale di Champions nel 2005 contro il Liverpool, vendicata due anni più tardi ad Atene.

Dal 2009 in poi il tecnico decide di provare esperienze all’estero. La prima avventura fuori dai confini italiani è la Premier League nel Chelsea post Mourinho e Hiddink. A Londra vince campionato, FA Cup e Community Shield. Nel maggio 2011, il presidente dei Blues, Roman Abramovich, in seguito a una stagione inferiore alle aspettative con un secondo posto in campionato e l’eliminazione in Champions League, decide di esonerarlo.

In seguito alla parentesi londinese, mister Ancelotti vola in Ligue 1 nel Paris Saint Germain del presidente Al-Khelaifi. Nella capitale francese riesce a riportare il titolo dopo quasi venti anni di digiuno. La stagione 2012/13 con la vittoria del terzo Hexagonal il Psg non si è più fermato diventando una macchina perfetta in campionato e una realtà concreta anche a livello europeo.

In Spagna nel Real Madrid post Mourinho ha il compito di cambiare totalmente filosofia di calcio rispetto a quella del portoghese e ci riesce. Seppur in Liga non ottiene nessun titolo (3° nel 2013/14 e 2° nel 2014/15) riesce a portare la decima Champions League nella capitale spagnola dopo 12 lunghi anni d’attesa.

L’ultima gioia per Carlo è la Germania. Dopo un anno sabbatico torna a sedere in panchina, nella squadra più titolata in Bundesliga. Con i bavaresi ottiene il suo 19esimo titolo personale e il 27esimo trionfo tedesco della storia del club in Bundes, il quinto di fila (anche questo è un record). La prossima stagione dovrebbe essere ancora a Monaco di Baviera ma chissà se in mente ha ancora altre terre da conquistare. Gli resta poco da esplorare, ma a Carlo Magno sa come e dove vincere.

Dario Sette