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Un secondo posto che lascia un bel po’ di amaro in bocca a Valentino Rossi ad Austin, in Texas.

Il Dottore sale in classifica generale piazzandosi alle spalle di Andrea Dovizioso che, nonostante il quarto posto, scalza Marc Marquez nella generale.

C’è del rammarico, però, per Rossi. Rammarico legato al campione del mondo Maqruez che, su circuito del gp  delle Americhe, ha imbeccato in una domenica storta facendosi del male da solo: lo spagnolo è caduto mentre guidava la gara in solitaria. Poteva essere la gara buona per tornare alla vittoria per il nove volte campione del mondo il quale non riesce a salire sul gradino più alto del podio dal lontano 2017, trionfo sul circuito olandese di Assen. Il cowboy del Texas è stato un altro spagnolo, Alex Rins sulla Suzuki.

Senza giri di parole Valentino si è detto emozionato quando ha visto il rivale Marquez a terra, ma è altrettanto schietto nel ribadire che, a causa di due errori commessi nell’ultimo giro, non è riuscito a piazzare un colpo a sorpresa per beffare Rins durante le ultime curve, prima del traguardo.

Aldilà dell’harakiri di Marquez si può comunque guardare il bicchiere mezzo pieno e ciò significa che Valentino Rossi c’è e potrebbe dire la sua in questo Motomondiale, nonostante le 40 primavere.

Abbastanza soddisfatto, seppur vivendo un weekend sottotono, è Andrea Dovizioso che, con il quarto posto, riesce a piazzarsi leader della generale dopo tre Gp.

Prossima tappa è Jerez de la Frontera con il gp di Spagna, primo fine settimana europeo, e per Rossi è già un importante banco di prova dato che la Yamaha nelle ultime due edizione ha avuto enormi difficoltà.

Si accendono i semafori del Motomondiale 2019/2020 e i motori sono già caldi, cosi come lo sono i piloti. Si apre con il Gp del Qatar, nella cornice notturna degli Emirati Arabi.

Per l’Italia è un anno speciale dato che conta la presenza di ben 23 piloti (più di qualsiasi altra nazione) all’interno delle tre classi dei campionati. La MotoGp avrà ben 6 italiani sulla griglia di partenza, erano ben 14 anni che non accadeva dal lontano 2005. In Moto2 saranno nove, mentre nella Moto3 otto.

Partendo dalla MotoGp, come detto, tornano ben sei piloti al via, guidati dal veterano 40enne Valentino Rossi. Nel 2005, il Dottore era al suo secondo anno in sella alla Yamaha M1 con cui aveva vinto nel 2004 e si apprestava a confermarsi. Oltre al fuoriclasse di Tavullia c’erano: Max Biaggi, Marco Melandri, Loris Capirossi, Roberto Rolfo e Franco Battaini. Il campione con la 46 stravinse quel Mondiale davanti a Melandri.

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Valentino Rossi in pista nel 2005

Quest’anno sicuramente Rossi e Dovizioso saranno protagonisti insieme agli spagnoli e compagni di squadra in Honda: Lorenzo e Marquez. Gli italiani cercheranno di rompere il dominio iberico degli ultimi anni, con il Dovi chiamato a dare conferme con la Ducati Desmosedici (specie dopo gli ottimi test invernali) e Rossi che proverà ancora una volta a conquistare il tanto sognato decimo titolo.

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Il Dovi sulla Desmosedici col numero 4

Da non sottovalutare Danilo Petrucci, compagno di squadra del Dovi, Andrea Iannone che è passato dalla Suzuki all’Aprilia, Franco Morbidelli su Yamaha SRT e il campione del Mondo di Moto2 Francesco Bagnaia (esordiente).

Per quanto riguarda Moto2 e Moto3 ci sono molti debutti e qualche ritorno. Nella classe intermedia c’è l’esordio dei piloti provenienti dalla classe più “piccola”: Enea Bastianini (Italtrans Racing Team), Nicolò Bulega (Sky Racing Team VR46), Fabio Di Giannantonio (Speed Up Racing) giunto secondo lo scorso anno alle spalle del solo Jorge Martin e Marco Bezzecchi (Red Bull KTM Tech3), il quale sarà proprio compagno di squadra del campione spagnolo.

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I festeggiamenti di fabio Di Giannantonio

Pattuglia azzurra arricchita da Andrea Locatelli (Italtrans Racing Team), Lorenzo Baldassarri (Pons Hp40), Simone Corsi (Tasca Racing Scuderia Moto2), Stefano Manzi che svezzerà la MV Agusta del Forward Racing Team e poi Luca Marini (Sky Racing Team VR46), oramai maturo abbastanza per puntare a qualcosa di importante.

In Moto3, invece, fari puntati sul ritorno di Romano Fenati. Il pilota ascolano (Team Snipers Honda) è rientrato in pista dopo la squalifica inflittagli in seguito al grave episodio a Misano lo scorso anno. Il suo compagno di squadra sarà Tony Arbollino, mentre sotto la lente d’ingrandimento c’è anche la coppia di talentuosa del team di Valentino Rossi: Dennis Foggia e Celestino Vietti.
Nel team Simoncelli c’è Niccolò Antonelli e non sono da accantonare: Lorenzo Dalla Porta (Leopard Racing), Andrea Migno (Bester Capital Dubai) e Riccardo Rossi del Team Gresini.

Insomma ci sarà da divertirsi.

Quarant’anni e non sentirli.

Una frase che per Valentino Rossi è realtà. Il nove volte campione del mondo festeggia i suoi primi 40 anni e non ha intenzione di smettere. Dopo tante soddisfazioni, momenti indelebili che hha regalato e si è regalato, tuttora, non gli è passata l’idea di sfilarsi il casco e abdicare.

No perché, aldilà della carta d’identità, Valentino ha ancora tanta voglia di scendere in pista e di gareggiare. Oltre le vittorie e i punteggi il Dottore sente il bisogno di continuare a divertirsi e a far divertire. Perché per Rossi il divertimento, l’agonismo e lo spettacolo sono ancora gli aspetti più importanti del motociclismo e dello sport.

Con il numero 46 è diventato famoso in tutto il mondo mettendo in mostra: talento, carisma e voglia di vincere, che solo i grandi atleti hanno.
Proprio come pochi di loro, è considerato tra le icone sportive più grandi di sempre come: Alì, Maradona, Pelè, Schumacher, Fangio, Bolt, Phelps, Tomba ecc…

Valentino Rossi è sicuramente tra queste leggende dello sport

Valentino è la dimostrazione vivente dello sportivo che ama quello che fa senza pensare ai vincoli dell’età. La sua passione l’ha trasmessa al pubblico che è cresciuto con le sue vittorie ed è stato ammaliato dal suo talento e dai suoi capolavori in pista. Generazioni di ragazzi incollati alla tv ad ammirare i sorpassi mozzafiato e i riti scaramantici prima dell’inizio di gara, riti che sono diventati abitudine per chiunque.

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Uno dei riti più famosi del Dottore è quello di parlare con la sua M1

Se si pensa che la prima vittoria è stata in 125 e risale al 18 agosto 1996, possiamo certamente dire che di tempo ne è passato. Ma Vale46 è sempre lì, con la voglia di un ragazzino a cui piace mettersi in gioco, anche a 40 anni. E Rossi lo fa da quando, a 17 anni in sella all’Aprilia, quell giovane pilota di Tavullia vinceva la sua prima gara sul circuito di Brno in Repubblica Ceca.

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Capelli lunghi, viso da ragazzino. Il primo trionfo tra i professionisti a Brno

L’anno successivo è quello del primo dei nove Mondiali in bacheca. Undici gran premi vinti e titolo 1997 in saccoccia. Con quella vittoria abbiamo conosciuto anche il Rossi “attore”: protagonsita indiscusso di scenografie bislacche al termine di molti gran premi.

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Rossi in trionfo nel Mondiale del 2002

Nel 1999 vince il titolo in 250 e poi inizia l’ingresso nella 500 (diventata poi MotoGp). Con la Honda domina tra il 2001 e il 2003 per poi accettare la scommessa di passare alla “meno competitiva Yamaha”. Beh la storia si ripete e il Dottore nel 2004 riesce a vincere anche sulla M1 sottolineando il fatto che aldilà dell’avere una moto potente serve soprattutto un pilota all’altezza.

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Contro ogni pronostico, Vale46 vince anche in sella alla Yamaha nel 2004

In Yamaha sono gli anni dei duelli con Sete Gibernau prima e con Max Biaggi e Casey Stoner poi.

Stagioni in cui ci sono stati successi, sorpassi mozzafiato, scelte sbagliate (come quella di passare in Ducati) e i duelli con gli spagnoli Lorenzo e Marquez.

Sono gli anni del presente in cui la Honda detta nuovamente legge in MotoGp ma che non ha perso ancora il suo protagonista assoluto: il classe ’79 Valentino Rossi da Tavullia con la moto numero 46.

Ultimo appuntamento della stagione di MotoGp. Tutto oramai definito già da diverse settimane con il dominio di Marc Marquez su Honda, vincitore del Mondiale con molte gare d’anticipo.

Gli ultimi gran premi sono stati più che altro di “passerella” e di voglia di riscatto. Riscatto per Valentino Rossi che però partirà dalla 16esima posizione a Valencia al Gp spagnolo della Comunità Valenciana, a causa di una brutta caduta durante le qualifiche.

Decisamente meglio per il suo compagno di squadra Viñales che invece partirà primo in griglia di partenza, davanti a un sorprendente Rins e al ducatista Andrea Dovizioso. Quinto il campione del Mondo in carica che si è dovuto arrendere agli altri dopo le ottime libere.

Sarà un Gran Premio speciale per diversi piloti: chi come Jorge Lorenzo che saluterà il box Ducati per accasarsi alla Honda Hrc a cui ha ceduto il posto lo spagnolo Dani Pedrosa che invece ha detto addio al motomondiale dopo 18 anni di carriera.

Una vita in sella alla Honda in cui è cresciuto e con cui ha ottenuto tre titoli (uno in 125 nel 2003 e due in 250 nel 2004 e 2005) e 54 vittorie complessive. Proprio per questo la MotoGP lo ha inserito nella MotoGP Legends una sorta di hall of fame dei piloti più forti della storia.

Dani Pedrosa premiato con l’ingresso nella MotoGP Legends

Anche il Team Rapsol ha voluto omaggiare lo spagnolo per gli anni trascorsi nel gruppo. Un lungo applauso per il protagonista all’ingresso nel box. Ovviamente per Dani commozione e qualche lacrimuccia.

Sensazioni bellissime provate in pista dove Pedrosa è praticamente cresciuto e dove ha potuto dare il contributo per migliorare le prestazione della moto, oramai quasi imbattibile. I ringraziamenti per i consigli e per qualche insegnamento sono arrivati anche dal compagno di squadra Marc Marquez.

Proprio in vista dell’ultimo gp, un casco celebrativo è stato realizzato per il numero 26. Sulla parte posteriore una foto che ritrae Pedrosa sul primo podio da bambino.

Sarà addio anche per Jorge Lorenzo che invece non saluta la pista ma solo il team Ducati dopo due stagioni, in cui a brillare è stato più il compagno di squadra Dovizioso. Vola in Honda per sfidare Marquez e per dire ancora la sua com’è stato in Yamaha.

Farà il grande salto anche Danilo Petrucci, il quale dall’anno prossimo diventerà pilota ufficiale in Ducati Team, accanto ad Andrea Dovizioso. Lascia quindi Pramac Racing, sua squadra da ben quattro stagioni, e lo fa con un casco sul quale sono scritte poche semplici parole, ma significative: “Grazie per tutto”.

Il casco celebrativo di Danilo Petrucci per ringraziare il team Pramac Racing

Un torinese sul tetto del mondo della Moto2. È Francesco “Pecco” Bagnaia, 21enne pilota dello Sky Racing Team VR46, il quale ha conquistato il titolo mondiale a Sepang in Malesia, dopo una stagione fenomenale.

Bagnaia è riuscito a salire sul podio al circuito malese ed è matematicamente il nuovo campione iridato della categoria.

Secondo trionfo azzurro consecutivo in Moto 2, dopo il successo dell’anno scorso targato Franco Morbidelli sempre a Sepang. L’anno scorso, però, il pilota romano ha gareggiato già con il titolo in tasca a causa del forfait di Thomas Lüthi prima dell’inizio del Gp, mentre il piemontese ha dovuto sgomitare fino alle ultime curve.

Otto vittorie per Pecco che con il suo team ha fatto la voce grossa in questo motomondiale. Un titolo vinto al secondo anno in Moto 2, una vera e propria sorpresa. Per lui anche un secondo posto e tre terzi posti.

Gioia, ovviamente, per Valentino Rossi che, nonostante la caduta nel suo gran premio, si è complimentato con il giovane pilota e con tutta la squadra. Dall’anno prossimo, inoltre, i due saranno avversari in MotoGP.

Su Facebook  Bagnaia ha voluto postare una lettera in cui ringrazia davvero tutti, dal team alla sua ragazza e famiglia per il sostegno durante tutta la stagione in pista:

Il ricordo di un 2013 difficilissimo ma che è oramai alle spalle, la soddisfazione per il successo raggiunto è esplosa alla bandiera a scacchi quando lo stesso Bagnaia ha ribadito di aver pianto dentro il  casco.

In Moto3 amarezza per Marco Bezzecchi il quale ha chiuso quinto e ha consegnato il titolo allo spagnolo Jorge Martin.

La scomparsa di Marco Simoncelli ha segnato una pagina nera della storia dello sport italiano e del motociclismo mondiale.

A ricordare la tragica perdita del centauro romagnolo è Valentino Rossi, grande amico del Sic e che tuttora ne sente la mancanza sia dentro che soprattutto fuori dai circuiti.

La morte di Marco Simoncelli è stata una vera prova per il fuoriclasse di Tavullia, il quale, dopo il brutto incidente a Sepang in cui è costata la vita a Sic58, si è tormentato tanto specie per il fatto che lui stesso fu coinvolto in quel tragico incidente.

È stata una cosa devastante. Difficile da superare personalmente, ma non ho mai pensato di smettere. Mi è dispiaciuto però essere lì. Magari se fossi stato due moto più avanti sarebbe stato un po’ più facile, ecco. Però con il tempo passa tutto e quando penso al Sic ho solo ricordi positivi. Alla fine è andata così e non ci si può fare niente. Sono andato avanti per amore. Sennò avrei già smesso.

L’amore e la passione per le moto quindi hanno fatto sì che il 2011 non sia stato l’anno dell’addio alle corse. La voglia di riscattarsi dopo anni bui in Ducati e la perseveranza nel cercare di centrare uno storico decimo titolo mondiale sono ancora al centro della sua grande carriera, anche a 39 anni suonati.

E poi c’è il pensiero per Marco Simoncelli, i ricordi del tempo trascorso insieme.

Tra le immagini più belle che Valentino Rossi ricorda del Sic sono le tante risate e le abbuffate di cibo in cui Marco ne era il protagonista.

Eravamo molto amici, stavamo insieme quasi tutti i giorni, spesso dopo l’allenamento, andavamo a cena a casa di Carlo (Casabianca, il preparatore atletico ndr), con il Sic che portava il sushi e che ne mangiava il doppio di noi.

Valentino Rossi, intervistato dal magazine tedesco “Speedweek”, sa che il momento in cui dovrà appenderà il casco al chiodo non è così lontano ma spera che arrivi il più tardi possibile.

“Ho paura di smettere, è una cosa che mi spaventa. Un giorno sarà difficile trovare qualcos’altro perchè la MotoGp è tutta la mia vita. Dirigere la mia Academy sarà bello ma non è la stessa cosa”.

Il Dottore ha chiuso un 2017 avaro di soddisfazioni, con una sola vittoria e il quinto posto finale nel Mondiale piloti, scavalcato all’ultima gara anche da Pedrosa:

“Ci sono state gare difficili come Jerez, Barcellona, Spielberg o Motegi. Non siamo riusciti a risolvere certi problemi, su tutti quello dell’usura della gomma posteriore. Paradossalmente, cercando di risolvere i problemi del 2016, ne abbiamo creato di nuovi”.

Ma per la prossima stagione “il primo obiettivo resta sempre il titolo, il secondo vincere le gare e il terzo arrivare al traguardo“, aggiunge il pilota pesarese che nel giorno delle gare non si perde le prove dei suoi ragazzi delle classi Moto2 e Moto3 prima di salire in sella.

“In futuro sarà interessante provare a mettere su un team in MotoGp ma è un mondo completamente diverso, ci sarà bisogno anche di un costruttore. Per adesso ci limitiamo alle altre due classi, ad aiutare i giovani”.

 

Ventuno punti da recuperare in una gara, l’ultima della stagione, che ne mette in palio 25, a un Marc Marquez che in gara è sempre stato in lotta per la vittoria, è un’impresa ardua e Andrea Dovizioso lo sa bene. Da parte sua il pilota forlivese della Ducati al Comunitat Valenciana farà l’unica cosa possibile, cercare di vincere, poi, tutto il resto dipenderà dal portacolori della Honda Hrc. Comunque vada al termine della gara sulla pista del “Ricardo Tormo”, il Dovi ha una assoluta certezza, è stato protagonista di una stagione straordinaria, che nessuno si sarebbe mai immaginato prima del via.

“Sei vittorie! Arriviamo dalla vittoria in Malesia, in Giappone è stata stupenda: è un momento strepitoso perché siamo in gara per il campionato e soprattutto abbiamo creato una bella situazione. C’è poca possibilità di portare a casa il titolo, ma è il campionato è ancora aperto e noi ci concentriamo sull’unica cosa da fare: vincere; per il resto poi vedremo” dice Andrea Dovizioso

malesia

“In questi anni sono stato veloce ma non così da stare lì davanti e giocarmela con quelli che vincevano” spiega il Dovi parlando dello step personale fatto in questo 2017. “Sono riuscito a migliorarmi, a gestirmi meglio e io so bene perche’… Nella gestione sono sempre stato molto forte ma mi mancavano altri piccoli aspetti per essere veloce e stare lì davanti. Quando combatti per la quarta-quinta posizione vieni visto poco e in maniera diversa” sottolinea Andrea.

Comunque si concluda questa stagione, il pilota della rossa di Borgo Panigale nel 2018 avrà un’attenzione mediatica superiore, tutti si aspetteranno da lui che sia il protagonista della corsa al titolo iridato nella classe regina.

“La vittoria è una situazione diversa – dice -. Della nostra competitività o della mia competitività personale non sono preoccupato, perchè sono convinto di aver solo aggiunto dei tasselli che mancavano e non di aver fatto solo una stagione perfetta per poi tornare indietro” afferma. “Quest’anno ad esempio abbiamo visto la difficoltà di Valentino Rossi e della Yamaha, della gestione delle gomme che è molto complicata. C’è sempre un punto interrogativo a livello di stagione e quindi può succedere di tutto, ma a livello personale non sono preoccupato”

Per la prima volta, Paolo Simoncelli, padre di Marco, è tornato a Sepang in Malesia su quella pista dove suo figlio ha perso la vita a causa di un incidente in gara di MotoGp nel 2011.

Il suo viaggio in Malesia però è stato qualcosa di particolare: il saluto dei piloti (su tutti Valentino Rossi), la piantagione di un albero giovane che simboleggia l’inno alla vita e l’abbraccio di una ragazza.

Sì proprio l’incontro con una ragazza sconosciuta ha reso questo viaggio per la famiglia Simoncelli indimenticabile. Una fanciulla che si è avvicinata al papà di Marco e gli ha dato qualcosa:

Io e mamma Rossella arriviamo in aeroporto previa telefonata, timidamente ci si avvicina una ragazza. Ci racconta una storia, di come si è data da fare per comprare un guanto di Marco da un commissario di gara, un guanto usato da lui. Tanti ragazzi ci raccontano le storie più improbabili di come riescono ad aggiudicarsi i cimeli dei loro idoli… solo mi sto chiedendo perché un guanto? Li vendono in coppia di solito. Poi tira fuori un guanto sinistro, aveva le mani grandi, lo riconosciamo subito. La abbraccio. Ce lo lascia, lo guardo è proprio quello che mancava all’appello, il destro è già a casa. Un abbraccio tra sconosciuti io non parlo bene la sua lingua ma credo di averle trasmesso il mio riconoscimento per questo suo prezioso gesto. Immagino le mille peripezie di questo guanto. Sono passati sei anni. Siamo tornati qui in Malesia e ci è stato restituito il guanto che Marco perse proprio quel giorno, nella sua ultima gara.. e poi dicono che non è destino. Un gesto particolare, assurdo e meraviglioso, quanto l’essere di nuovo qui con una squadra corse intitolata a lui.

Parole forti quelle di Paolo Simoncelli che ha scritto sul suo blog, parole che però riempiono di gioia una famiglia che ha sofferto e soffre ancora tanto per la perdita di un giovane pilota.

La ragazza aveva comprato quel guanto da un commissario di gara con l’intento un giorno di poterlo restituire alla famiglia. Così è stato. In aeroporto, con gli occhi timidi di una giovane, il guanto torna a casa.

Sepang porterà con sé sempre il ricordo della morte di Sic58, ma anche di quella speranza che quella sconosciuta ragazza ha saputo donare alla famiglia Simoncelli.

Ormai è un eroe: Franco Morbidelli, dopo avere vinto il titolo di campione del mondo nel Mondiale Moto2 2017 è diventato un idolo su cui l’Italia punta molto per andare ancora più lontana e collezionare altri successi.

Un anno formidabile per il motociclista che segue le orme del grande Simoncelli e che vuole imparare da Valentino Rossi!

Appena rientrato in patria, si racconta ai giornalisti esprimendo tutta la sua soddisfazione per il titolo vinto e senza dimenticare mai i suoi esordi e soprattutto il terzo posto in Malesia che ha segnato l’inizio della scalata verso il suo successo.

Penso sia stato determinate rischiare. Molto, sempre. Nel senso che ho vinto tante gare. All’inizio più facilmente. Poi, con l’avanzare della stagione, è stato sempre più difficile arrivare primi. Ma comunque ho continuato a farlo dando tutto, senza fare troppi calcoli. Credo che questa sia stata una delle chiavi del successo

Un talento nel motociclismo che ha collezionato passo dopo passo ben 8 traguardi importanti che l’hanno poi condotto verso il riconoscimento più desiderato, ottenuto con caparbietà nel motomondiale nella classe Moto2.

E a chi dedica la sua vittoria? Lo dice lui stesso nell’intervista:

A chi lo dedico? Più che altro un ringraziamento a tutte le persone che mi vogliono bene, che sono con me e che mi aiutano. Quelli con cui lavoro a casa e in pista ed a tutti coloro che mi sono accanto. Se non ci fossero non sarei la persona e il pilota che sono oggi 

Per il prossimo anno è previsto lo stesso team, l’Estrella Galicia 0,0 Marc VDS, ma una moto diversa. Gli toccherà la massima cilindrata con la Honda RC213V e proprio fra poche settimane comincerà i test per provarla a Valencia.

Ma Franco Morbidelli, detto Franky, non ha paura delle sfide e si dice pronto anche a questa nuova avventura nella MotoGp, dove incontrerà anche il suo idolo Valentino Rossi.

Spero di imparare molte cose. È una leggenda del motociclismo e sono fortunato a dividere la pista con lui. Mi piacerebbe trovarmelo vicino qualche volta, significa che starò andando forte 

E insieme alla voglia di gareggiare con il grande pilota, leggenda del motomondiale, c’è grande agitazione all’idea di correre su questa nuova moto. Così descrive il suo stato d’animo ai giornalisti:

Mi aspetto molta potenza. I miei primi giri su una MotoGp saranno sicuramente una esperienza da ricordare

Il pilota neo campione ha grandi aspettative per il futuro e si prepara al suo ingresso nella classe Motogp con orgoglio e determinazione. Siamo sicuri che non ha ancora finito di stupire!