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Bologna – Juventus 1-2 rete al 94esimo minuto. 27/05/2017 Primo gol in Serie A

Italia – Tunisia Under21 2-0 rete al 39esimo minuto. 15/10/2018 Primo gol gli azzurrini

Italia – Finlandia 2-0 rete al 74esimo minuto. 23/03/2019 Primo gol con l’Italia

Tre date, tre partite indelebili per Moise Kean. L’attaccante, classe 2000, continua a sorprendere e stavolta l’ha fatto con la maglia azzurra della nazionale maggiore.

Nel primo match di qualificazione a Euro2020, la punta juventina ha segnato la sua prima rete tra i grandi della maglia azzurra, abbattendo altri record, dopo averne infranti altri con la maglia della Juventus e con gli azzurrini dell’Under21.

Contro la Finlandia Kean è partito ed è diventato il primo millenial a segnare nella Nazionale italiana. Per precocità è secondo solamente all’ex bianconero Bruno Nicolè il quale fu più precoce di lui segnando nel 1958 contro la Francia a 18 anni e 258 giorni. Il vercellese si piazza subito dopo Nicolè all’età di 19 anni e 20 giorni, ma scalza un grande del calcio azzurro come il Pallone d’oro, Gianni Rivera.

Una serie di record abbattuti dal ragazzo prodigio della scuderia del procuratore Mino Raiola.

Pronto a battere altri record!

La società bianconera del presidente Agnelli lo ha blindato e sicuramente continuerà a farlo per tenere a bada gli assalti dei grandi club europei. Quest’anno è rimasto a Torino sotto gli occhi dell’allenatore Allegri e a osservare un grande come Cristiano Ronaldo.

Il ragazzo è dotato di un grande carisma e sa delle qualità che possiede, per questo in poco tempo è riuscito ad accorciare le tappe e lo stesso ct Mancini non ha avuto paura di lanciarlo.

In pochi, anzi quasi nessuno, si sarebbe immaginato che la Juventus avrebbe perso la sua prima partita stagionale in campionato contro il Genoa a Marassi, e invece così è stato.

Con il ko dei bianconeri contro il Grifone, ora sono solamente quattro le squadre europee a non aver ancora subito una sconfitta nei propri campionati.

Sono squadre meno blasonate di Barcellona, Manchester City e Bayern Monaco ma che possono vantare questo piccolo record: Stella Rossa (Serbia), Paok Salonicco (Grecia), Slovan Bratislava (Slovacchia) e Maccabi Tel Aviv (Israele).

Queste formazioni hanno la caselle delle sconfitte ancora ferme a zero e sono tutte appaiate ai primi posti delle singole classifiche nazionali.

PAOK SALONICCO
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I greci del Paok

I bianconeri quest’anno stanno cercando di rompere il dominio del squadre ateniesi dell’Olympiakos e dell’Aek Atene. In 25 partite i greci hanno ottenuto 22 vittorie e 3 pareggi e sono proiettati verso la vittoria della Superleague ellenica grazie ai 7 punti di vantaggio sui Thrilos. Il trionfo per le aquile sarebbe storico, dopo 34 anni di digiuno.

STELLA ROSSA
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Per il Partizan spesso il pubblico del Marakanà è il dodicesimo uomo in campo

I serbi continuano a dominare in patria e puntano al loro quarto titolo consecutivo. Sinora il cammino è stato quasi perfetto con 24 vittorie e solo 3 pareggi nelle prime 27 giornate, con un +7 sulla seconda che è il Radnicki Sik. Conclusa la prima fase, dopodiché si passerà ai playoff.

SLOVAN BRATISLAVA

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Andraž Šporar, attaccante e goleador degli azzurri

Dalla Serbia alla Slovacchia. La squadra capitolina è la regina della Fortuna Liga. I ragazzi di mister Martin Sevela su 23 incontri hanno ottenuto 19 vittorie e 4 pareggi. Dopo quattro anni, il club potrebbe tornare al successo nazionale.

MACCABI TEL AVIV

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Israeliani schiacciasassi

Una vera e propria Juventus straniera è il Maccabi Tel Aviv. Il club israeliano non conosce rivali nel campionato, ora si stanno disputando i playoff. Sinora nessuno è riuscito a battere la formazione gialloblu che in 27 match ne hanno vinti 21 e pareggiati 6.

Anche la Juve ha delle rivali che dominano nei propri campionati, senza subire sconfitte.

La caduta delle due Juve d’Italia. Entrambe le ultime imbattute in Italia, entrambe ko nel giro di poche ore. Indolore la sconfitta per la Vecchia Signora, con lo scudetto praticamente in tasca e la testa scarica dopo la Champions. Più pesante quella della sorellina campana dello Stabia, finita sotto nello scontro diretto con il Catania in serie C. Nel girone C le “vespe”, prime in classifica, devono guardarsi dalle siciliane che rincorrono. Più tranquillo Allegri, chiamato solo a gestire un vantaggio di 15 punti nelle ultime 10 giornate. Basteranno cinque vittorie per avere la certezza matematica dell’ottavo scudetto consecutivo, se il Napoli dovesse vincerle tutte.

Un ko indolore

La sconfitta di Genova era scritta nel destino, dice Andrea Pirlo, uno che di cose di campo se ne intende giusto un po’. Impossibile chiedere di più a una squadra reduce dall’impresa degli ottavi di finale contro l’Atletico Madrid. Orfana di Ronaldo, la Juve ha offerto la classica prestazione da campionato. In gestione, in attesa del colpo vincente, arrivato con il gol di Dybala annullato per fuorigioco millimetrico di Emre Can. Il karma ha poi rovesciato tutto. Stefano Sturaro, ex del match, fermo da quasi un anno per un infortunio, al centro delle polemiche per un’esosa plusvalenza tra Genoa e Juve, il primo ad aver salutato Ronaldo in estate a favore di fotografi. Una serie di coincidenza sintetizzate nel piazzato del 72’ che, complice un rimbalzo velenoso, ha sorpreso Perin.

Le siciliane incombono

Qualche minuto dopo il ko bianconero, al Massimino di Catania la Juve Stabia sfidava i padroni di casa in uno scontro diretto per la promozione in serie B. Ma il match è stato subito in salita per i campani dopo il rigore trasformato da Lodi all’11’. Fortuna ha voluto che i secondi in classifica, il Trapani, abbiano perso 4-2 a Francavilla. La squadra di Fabio Caserta è ancora capolista a 63 punti, due in più del Trapani mentre il Catania si è rifatto sotto a 57. Equilibri in bilico a 7 giornate dalla fine. E domenica gli stabiesi possono rifarsi contro il Rieti quartultimo, esattamente come l’Empoli che sfiderà la Juventus allo Stadium dopo la sosta della A.

 

Juventus Atletico Madrid si candida già a partita dell’anno, in attesa che la Champions arrivi in fondo. Le speranze di rimonta, il gufaggio degli anti juventini, l’hattrick di Cristiano Ronaldo, la rivincita di Allegri, la consacrazione di Bernardeschi, la debacle di Simeone. Ci sono tante storie dietro un match di 95 minuti che non è mai solo calcio. Gli editoriali e le pagelle dei quotidiani in edicola sono stati preceduti dai tweet in diretta e dopo la gara. A 30 anni dalla nascita del web, c’è una partweeta che si gioca parallelamente a quella in campo. Ne abbiamo scelti 10.

L’amore prima di tutto.


Scherza coi fanti.

Dal campo.


L’uomo robot.


Fair play.


Ve l’avevo detto.


La partita di Bernardeschi.


Gufaggio rimandato.


L’amuleto.

E allora la serie A?

Manca poco dal fischio d’inizio del 152esimo derby della capitale tra Lazio – Roma che inizierà alle 20.30 di questa sera. In questa giornata, però, c’è anche la sfida tra Napoli – Juventus e ciò non è la prima volta che accade.

Un 26esimo turno ricco di importanti appuntamenti. Dopo il colpaccio del Cagliari alla Sardegna Arena contro l’Inter, questo weekend ci riservato Napoli-Juventus, vale a dire seconda contro prima in classifica, e Lazio-Roma, derby capitolino numero 152 fra sesta e quinta forza del campionato.

Tuttavia non è una novità che questi due big match cadano nello stesso turno. Grazie a Footstats.it abbiamo avuto modo di sfogliare gli annali del calcio e ritrovare ben quattro precedenti.
La prima volta è avvenuta nella stagione 1947/48, quando i club si sfidarono in occasione della nona giornata: Lazio-Roma 0-1 (rete di Amadei), Napoli-Juventus 0-0.
Per il bis gli appassionati di calcio avrebbero dovuto attendere praticamente trent’anni. Nel torneo 1978/79, al settimo turno, ecco il doppio incrocio: entrambi terminati 0-0. Quindi, nel campionato seguente, 1979/80, alla 22esima giornata si ripresentò la singolare combinazione: Lazio-Roma 1-2 (Pruzzo per i giallorossi, pareggio di D’Amico per i biancocelesti, gol vittoria di Giovannelli per i lupacchiotti), Napoli-Juventus 0-0.

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La gioia di Giovannelli per il gol vittoria del 2-1

L’ultimo episodio è piuttosto recente, 1995/96, di nuovo alla ventiduesima giornata: Lazio-Roma 1-0 (Signori su rigore), Napoli-Juventus 0-1 (Ravanelli).


In sintesi tracciamo quello che è il bilancio complessivo dei vari scontri che ci sono stati in combinata:

1 vittoria Lazio – 0 vittorie Napoli
1 pareggio – 3 pareggi
2 vittorie Roma 1 –  vittoria Juventus
2 gol fatti Lazio – 0 gol fatti Napoli
3 gol fatti Roma – 1 gol fatto Juventus

La curiosità legata a questi match è che nessuna squadra ha poi vinto lo Scudetto: nel 1947/48 vinse il Torino, nel 1978/79 e nel 1995/96 toccò al Milan, mentre nel 1979/80 a festeggiare fu l’Inter.

E alla 26esima giornata?

In questo specifico turno possiamo conteggiare 3 derby Lazio-Roma: nel 1993/94 fu 1-0 con Signori man of the match, nel 2001/02 fu la stracittadina di Montella, autore di un poker di reti nell’1-5 finale (di Stankovic il gol della bandiera per gli aquilotti, mentre Totti contribuì alla manita), infine il pareggio 1-1 nel 2003/04 con Corradi e Totti su calcio di rigore.

Bilancio che, se non fosse per le marcature, sarebbe in perfetto equilibrio.

1 vittoria Lazio
1 pareggio
1 vittoria Roma
3 gol fatti Lazio
6 gol fatti Roma

Di Napoli-Juventus, invece, ne troviamo quattro: nel 1930/31 fu 1-2 con Ferrari e Vecchina in rete per gli ospiti e Vojak per i padroni di casa, nel 1962/63 andò in scena il più classico dei 0-0, nella stagione 1967/68 ecco un altro 1-2, stavolta Juliano per gli azzurri, De Paoli e Cinesinho per i bianconeri e per concludere con l’1-1 del 1975/76, Boccolini e Bettega.

Questo il bilancio del mini ciclo che ha visto alternarsi in schedina segni 2 e X:

0 vittorie Napoli
2 pareggi
2 vittorie Juventus
3 gol fatti Napoli
5 gol fatti Juventus

Massimiliano Allegri chiude i social, Mauro Icardi sceglie ancora il web per lanciare nell’etere il suo pensiero. Strategia opposte per due tra i maggiori protagonisti del calcio italiano e non. L’allenatore della Juventus ha deciso di sospendere (temporaneamente?) i suoi account su instagram e twitter. L’attaccante dell’Inter ha, invece, preferito i social con una lettera di orgoglio e rabbia verso i colori nerazzurri. Nell’era di internet 3.0 (o 4.0) il posizionamento mediatico scorre via sui nuovi media. Più immediati, più dirompenti, più vicini al destinatario finale siano essi stampa e tv piuttosto che i tifosi. Per avere un titolo basta un clic o un mancato clic.

Il silenzio di Allegri

La mossa di Allegri ha spiazzato tutto. La loquacità social del tecnico livornese era via via aumentata a seguito del noto #fiuuu lanciato dopo il match di Champions nel 2014 contro l’Olympiacos. Al termine di ogni match l’allenatore della Juve sintetizzava il suo pensiero in massimo 280 caratteri, come impone twitter. Non è ancora chiaro il motivo del suo addio social. Le voci si rincorrono. E’ il primo segnale di un altro abbandono, ben più rumoroso, quello alla Juve a fine stagione dopo 5 anni. Oppure è un modo per riacquistare serenità e concentrazione in vista del ritorno con l’Atletico Madrid. Anche se, a onor del vero, un post al giorno non leva il medico di torno. Anche il silenzio social può essere una mossa, senza dover obbligatoriamente chiudere il proprio account.

Il #fiuuu di Allegri su twitter

Icardi Inter, amore odio

L’eterna querelle a tre Icardi – Inter – Wanda Nara scorre continuamente lungo il web. L’ultima puntata è stata trasmessa con una lettera dell’ex capitano nerazzurro pubblicata su instagram. Tanto amore per i colori meneghini, ma anche tanto orgoglio e rabbia per quanto accaduto nelle ultime settimane. E’ mancato il rispetto da alcuni che prendono le decisioni, sbotta Maurito. E dalle parti di Corso Vittorio Emanuele non hanno apprezzato l’ennesima mossa nell’etere dell’argentino. Già lo stesso Spalletti in conferenza stampa pre Cagliari aveva riacceso gli animi. «Parlo solo di chi gioca e ha a cuore l’Inter», il suo pensiero per una volta davanti a un microfono e non dietro uno smartphone. Ma la lettera di Icardi riporta la situazione sottosopra. Tra allusioni neanche troppo velate, dichiarazioni criptiche ai media e un post su instagram.

 

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🙏 #MI9

Un post condiviso da Mauro Icardi – MI9 (@mauroicardi) in data:

 

Oltre la banalità del calcio, Claudio Marchisio svetta per profondità e complessità delle sue riflessioni. Alle dichiarazioni preconfezionate da dare in pasto ai media, l’ex Juve preferisce un post social mai banale spesso sui temi di attualità. L’ultimo riguarda Silvia Romano, la volontaria italiana rapita in Kenya il 20 novembre scorso e precipitata nel silenzio di stampa e tv. «90 giorni saranno sempre troppo pochi per perdere la speranza e la forza di ricordare Silvia ogni giorno e chiedere che sia fatto tutto il possibile per portarla a casa». Venti giorni fa, il Principino si era invece occupato dei pastori sardi e della loro battaglia per il prezzo del latte: «La Sardegna è il cuore di uomini e donne straordinarie […] Amo la vostra terra e vi sono vicino». 110mila like dai suoi 4 milioni di follower su instragram.

“Sono un uomo libero”

Il centrocampista, classe 1986 con 55 presenze nella Nazionale, ha fatto le valigie dalla sua Torino nell’ultima estate. Ha capito di essere di troppo nella sua Juventus, la società non lo riteneva più all’altezza e si è guardato altrove.  Marchisio ha così scelto la Russia e lo Zenit San Pietroburgo per ricominciare. La stagione nella ex Leningrado va avanti tra alti e bassi, 15 presenze totali (spesso partendo dalla panchina) e due reti. Ma all’ex enfant prodige della cantera bianconera la vita calcistica interessa fino a un certo punto. Si sta smarcando dall’immagine ovattata del calciatore lusso e pailettes per imporsi come atleta impegnato. Prendendosi anche la sua buona dose di insulti dagli hater di professione.

Io penso di essere libero, come te, di poter pensare e commentare. Qui non si parla di denaro, ma di possibilità di vivere, di scappare da guerre, da persone violente

With refugees

E così, tra una foto dei momenti in famiglia e una con il suo Zenit, c’è spazio per altro. Per il ricordo dell’avvocato Agnelli a 16 anni dalla scomparsa. Per la signora Marisa, seconda vittima della folle notte di Torino durante la finale tra Juve e Real Madrid. Per i giovani Riccardo Neri e Alessio Ferramosca, giovani del vivaio Juve morti in circostanze assurde nel 2006. Per il crollo del ponte Morandi, il terremoto in Indonesia, la battaglia pro migranti, il ricordo di Scirea. C’è la sua Vecchia Signora, ma non solo. Perché Marchisio sa che la vita non è solo bianca e nera, ci sono tanti altri colori oltre quelli indossati da calciatore. Sono le sfumature della vita, immagini e affreschi che non si possono tatuare.

Parlare di italiani al primo posto, quando si parla di persone con ALTRE VERE difficoltà, non è da italiani, ma è da non UMANI

 

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Guerre e violenza costringono ogni giorno migliaia di famiglie ad abbandonare le proprie case e ad affrontare pericolosi viaggi alla ricerca di protezione, dignità e un futuro per i propri figli. Io credo sia il momento di chiedere ai leader mondiali delle soluzioni concrete e di stare dalla parte dei più deboli. E tu da che parte stai? Everyday thousands of families are forced by wars and violence to leave their homes and to undertake dangerous journeys. This because they are just seeking protection, dignity and a better future for their own children. I firmly believe it’s time to ask our political leaders to find concrete solutions, taking the side of the weakest. And you, whose side are you on? #WithRefugees #WorldRefugeeDay #stayhuman

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Da capitano della Juventus ha guidato la sua squadra a trionfi in Italia e all’estero e, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo nel 2014, ora Alex Del Piero è anche presidente/proprietario di un club di calcio in Usa.

Una squadra che assomiglia in tutto e per tutto all’ex numero 10 bianconero. A 44 anni, Alex vive a Los Angeles e, proprio nella metropoli statunitense, ha deciso di dar vita a questa nuova realtà.
Il team si chiama LA10 Fc, che significa appunto Los Angeles 10 (storico numero di maglia di Pinturicchio). A dir la verità la franchigia americana è stata acquistata già nel settembre 2018 ma solo qualche giorno fa Del Piero ne ha dato l’ufficialità.

Certo la situazione e il ruolo sono ben diversi rispetto a quando era lui calciatore. Ma lui, grande amante ancora del calcio e tuttora commentatore tecnico, ha voluto buttarsi appieno in questa nuova avventura.

I colori sociali sono il bianco, il nero e il grigio e la squadra ha già ottenuto i primi successi, grazie alla conquista della Division, con seguente promozione in UPSL (terza serie del soccer americano).
Pertanto non poteva partire nel migliore dei modi questa nuova esperienza nel mondo del calcio per chi, durante la carriera in campo, ha regalato tante gioie agli juventini e ai tifosi azzurri nel Mondiale 2006.

 

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La dimensione del calcio legata alla pura passione. Questo, in fondo, è quello che volevo quando alla fine della scorsa estate ho deciso di diventare proprietario – con la società Edge Americas della quale sono cofondatore insieme al mio business partner Jeffrey Whalen – di una piccola squadra di calcio, a Los Angeles. Un’avventura che mi ha conquistato fin da subito e che rivelo pubblicamente oggi per la prima volta. La squadra si chiama LA10FC, i nostri colori sociali sono il bianco, il nero e il grigio. Alla prima stagione abbiamo vinto la nostra Division, conquistando la promozione in UPSL – chiudendo il campionato da imbattuti. Dopo un periodo di anonimato (sapete come sono fatto, a me piacciono riservatezza e tranquillità), ho deciso di condividere questa bella esperienza, anche per rendere merito a tutto il team per i risultati raggiunti e ringraziare lo staff tecnico, dirigenziale e tutti i giocatori, in vista della nuova stagione. L’ho già fatto in privato, lo rifaccio adesso, mentre stiamo preparando il ritorno in campo. Conquistare il primo successo da proprietario ha avuto un sapore speciale, diverso, nuovo, divertente. Un sapore che mi piace, perché mi riporta a quando tutto era solo un gioco. Allora, adesso farete il tifo per noi? #adp10

Un post condiviso da Alessandro Del Piero (@alessandrodelpiero) in data:

Il club aveva già una forte impronta italiana dato che si chiamava LA Roma Fc, con i colori giallorossi; ora con l’ingresso di Del Piero qualcosa è cambiato. Il Pinturicchio è molto preso da questa avventura e, seppur senza completino e scarpe da calcio, invita chiunque a far parte del gruppo e del fan club della squadra. Tuttavia non è la prima volta che in America un ex calciatore decide di diventare patron di un club. Come Del Piero, infatti, anche Paolo Maldini e David Beckham si sono cimentati in queste operazioni. L’ex capitano e attuale direttore sviluppo strategico area sport del Milan è a capo del Miami Fc che ha debuttato in Nasl nel 2016. Nella stagione 2016/17 il mister è stato Alessandro Nesta, vecchio compagno di squadra e in Nazionale.

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Paolo Maldini, proprietario del Miami Fc

Sempre a Miami anche lo Spice Boy è alla guida di una franchigia calcistica americana. Il suo Inter Miami debutterà in Major League Soccer nel 2020, con uno stadio tutto suo (il Miami Freedom park) in fase di costruzione.

«Obiezione vostro Onore». Il giusto processo alla Juventus è iniziato subito dopo il fischio finale del Wanda Metropolitano. Nella bufera finiscono tutti, a cominciare da Allegri. E’ mancata la mentalità per dare una sterzata a una partita dall’andamento prevedibile. Verticale contro orizzontale sarebbe stata la chiave giusta contro l’Atletico Madrid. Invece i bianconeri si sono adeguati al cholismo giocando sotto ritmo e con uno sterile giro palla. Ma la qualificazione non è chiusa. Il 12 marzo all’Allianz Stadium la remuntada è possibile. Il risultato, ostico, lascia ancora margini di speranza, a patto che la Juve faccia la Juve. Ecco perché nel ritorno tra tre settimane Allegri può spuntarla sugli spagnoli.

Cristiano Ronaldo

Ecco, si riparte proprio da qui. Perché mai come era accaduto prima la Signora ha in rosa il miglior giocatore al mondo (assieme a Messi). Uno che da solo ha vinto 5 Champions League, come ha ricordato polemicamente il portoghese ai colchoneros. Uno che da solo incarna la Coppa maledetta a Torino avendo segnato 122 reti, di cui 60 realizzate nella fase a eliminazione diretta. Un’animale da serate internazionali che non può certo limitarsi alla punizione deviata da Oblak dopo pochi minuti. Al ritorno CR7 sa come si fa. Chiedere informazioni al Wolfsburg, ad esempio. Edizione 2015/2016, quarti di finale. Dopo lo 0-2 dell’andata, il Real capovolge la situazione con una tripletta di Cristiano che fa fuori i tedeschi.

Effetto Stadium

Cosa significhi avere uno stadio caldo dalla propria parte lo ricorda proprio il Wanda Metropolitano. Il catino Atletico, teatro della prossima finale, ha trascinato la squadra di Simeone al 2-0 ottenuto nei minuti finali. Ma la Juventus ha la fortuna di avere un impianto che non è da meno. Più piccolo, ma che sa essere altrettanto infernale quando vuole. I numeri lo dicono: dal settembre 2011, solo tre squadre in Europa sono riuscite a vincere all’Allianz (Bayern Monaco, Real Madrid, Manchester United). In campionato la schiacciasassi Juventus ha costruito poi le sue fortune proprio in casa (solo Inter, Udinese, Fiorentina, Sampdoria e Lazio hanno vinto). Una buona rimonta inizia sempre dal dodicesimo uomo in campo.

Orgoglio ferito

Chi conosce la storia della Juventus sa la Signora ferita è un brutto avversario da incontrare. Perché difficilmente sbaglia due partite di seguito. E, in ogni caso, se eliminazione sarà, avverrà lasciando tutto quello che si ha in campo. L’orgoglio e il carattere che da sempre caratterizzano i bianconeri sono un’arma preziosa da sfoderare al ritorno. Basti ricordare cosa è accaduto lo scorso anno contro il Real Madrid. Dopo lo 0-3 a Torino la squadra era data spacciata da tutti. Al 94’ del Bernabeu il risultato era il medesimo, prima che Benatia e Oliver rovinassero tutto. Con una differenza: questa volta Cristiano Ronaldo gioca con la camiseta bianconera.

Una delle vittorie più belle della Juventus di Allegri in Europa l’hanno firmata loro. Mario Mandzukic e Alvaro Morata all’Etihad Stadium di Manchester contro il City. Blitz esterno (1-2) nella gara inaugurale della Champions 2015-2016 che, per i bianconeri, si sarebbe conclusa con i tempi supplementari negli ottavi a Monaco di Baviera. Oggi i due attaccanti si ritrovano di fronte uno contro l’altro nella sfida tra ex del Wanda Metropolitano (qui le quote Replatz). Uno, Mandzukic è rimasto a Torino e ha beneficiato più di tutti dell’arrivo di Cristiano Ronaldo. L’altro, Morata, è primo rientrato al Real Madrid, per poi emigrare a Londra con il Chelsea e tornare in Spagna, sponda Atletico.

Mario Mandzukic

Il 32 enne attaccante croato ha vissuto una sola stagione con i colchoneros, anno 2014-2015. Quarantatre presenze e venti gol. Un bottino niente male per il centravanti che, però, al Calderon, vecchio stadio dell’Atleti, non ha lasciato grandi ricordi. E dire che la partenza era stata col botto con la vittoria in Supercoppa spagnola contro gli odiati cugini del Madrid. Uno a zero con gol di Mario dopo due minuti, festeggiato da un giovanissimo Griezmann. Il cholismo sembra il vestito adatto per il guerriero ex Bayern, eppure Mandzukic fatica a sentire sulla sua pelle i colori dei colchoneros. Resta in Spagna un solo anno, prima di sbattere la porta e approdare a Torino dove sarebbe diventato uno dei leader della Juve di Allegri.

Alvaro Morata

Prodotto della cantera madrilena, Alvaro Morata arriva in bianconero pochi giorni dopo la tempesta che porta via Conte, sostituito da Massimiliano Allegri. Estate 2014, finisce il primo ciclo della Juve scudettata, se ne apre un altro con spiccate vocazioni europee. A 22 anni vive due stagioni con Madama, facendo coppia con Tevez il primo anno, Dybala e Mandzukic il secondo. E’ uno dei protagonisti della cavalcata della Juve in Champions fino alla finale di Berlino con gol in finale contro il Barca. Nel secondo anno decide la finale di Coppa Italia con avversario il Milan. Poi, nell’estate 2016 torna alla base merengues dove non riuscirà a mantenere le ottime premesse negli anni italiani.