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Sarà Galles-Sudafrica la prima semifinale dei Mondiali di rugby in corso in Giappone. A Oita la Francia parte fortissimo, il Galles soffre e nonostante i transalpini giochino quasi tutto il secondo tempo in 14 per l’espulsione di Vahaamahina, trova i punti del sorpasso solo in extremis grazie a una meta di Moriarty: 20-19 il finale. A Tokyo partita equilibratissima per un tempo tra Giappone e Sudafrica, poi gli Springboks scardinano il gioco dei padroni di casa, scavano il fosso e conquistano la semifinale (26-3). Due mete per Mapimpi.

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Galles-Francia 20-19

 

Partita che inizia non sotto buoni auspici per i gallesi, che perdono nella fase di riscaldamento Jonathan Davies, gioca Watkin. E i francesi, che quando partono senza il favore dei pronostici diventano davvero pericolosi, trovano dopo 5 minuti una meta meritata con Vahaamahina (Ntamack manda sul palo una conversione molto facile). Ma la Francia non si accontenta e dopo tre minuti si porta sul 12 a 0 con la marcatura pesante di Ollivon. Nel momento più difficile, con una Francia dominante, Wainwright ruba però un pallone a Guirado e si invola verso la meta, riportando i dragoni ma -5.
Al 19′ una punizione di Biggar smuove ancora il tabellone, che ora dice 12 a 10 per i bleus, con questi ultimi che al 29′ si ritrovano con l’uomo in più per il cartellino giallo comminato a Moriarty per un placcaggio alto. E i galletti ne approfittano con Vakatawa che trova la terza meta francese mentre Ntamack colpisce il secondo palo di giornata con un piazzato. Il primo tempo finisce qui, sul 19 a 10 per i transalpini. Seconda frazione che inizia con la pressione francese ma al 48′ Vahaamahina si fa espellere per una gomitata: il Galles accorcia pochi minuti dopo le distanze con una punizione di Biggar ma il XV in maglia blu chiude ogni spazio nonostante l’uomo in meno e tiene gli avversari a distanza dalla propria linea di meta. Gli uomini di Gatland diventano sempre meno lucidi con il passare dei minuti e al contempo cresce la determinazione francese che mette in mostra una difesa feroce in tutto il campo. Il Galles commette una grande quantità di errori, i galletti quasi nessuno ma al 74′ la mischia in maglia rossa strappa la palla agli avversari e trova una meta con Moriarty, Biggar non sbaglia e i dragoni vanno avanti di un punto. Galles che fa sparire il pallone negli ultimi minuti con una serie infinita di raggruppamenti e la partita finisce qui: 20 a 19, uomini in maglia rossa in semifinale.

 

 

Giappone-Sudafrica 3-26

Sudafrica che parte fortissimo, schiaccia gli avversari e trova immediatamente la meta di Mapimpi che va a schiacciare lungo l’out sinistro. Al 9′ cartellino giallo per Mtawarira per uno spear tackle che poteva anche forse meritare una sanzione maggiore. I padroni di casa giocano bene, allargano il gioco e vanno in velocità per superare la difesa avversaria ma quello sudafricano è un vero muro. Giappone che però non molla un metro e al 19′ accorcia le distanze con un piazzato di Tamura. Gara molto equilibrata ed intensa, in cui gli spunti offensivi vengono soffocati dalle difese, primo tempo che si chiude sul 5 a 3 per gli Springboks che si vedono negare una meta di De Allende all’ultimo respiro che era probabilmente valida. Il secondo tempo si apre con i tre punti sudafricani messi in carniere da Pollard con una punizione. Gli springboks aumentano la pressione e i padroni di casa vanno in difficoltà: Pollard al 48′ mette tra i pali un’altra punizione e il XV in maglia verde va per la prima volta oltre il break, apertura sudafricana che poi sbaglia un piazzato al minuto 58, cosa che però non succede 5 minuti dopo: Giappone-Sudafrica 3-14. Ancora un paio di minuti e arriva la parola fine sul match: una maul avanzante devasta le resistenze nipponiche e De Klerk va a chiudere in meta. Pollard trasforma e Sudafrica avanti 21 a 3. Padroni di casa in ginocchio e che al 70′ incassano la seconda meta personali di Mapimpi. Finisce 26 a 3. Tra una settimana le semifinali Inghilterra-Nuova Zelanda e Galles-Sudafrica.

 

Da cattedre e lavagne ai campi di calcio europei.

No no non si tratta di racconti da calcetto del giovedì sera, è la favola che avrà come protagonista la squadra gallese del Cardiff Metropolitan University, la quale avrà il prestigio di giocare i preliminari della prossima Europa League.

Un vero e proprio colpaccio per la squadra dell’omonima università, composta interamente da dottorandi e studenti di alcuni master con la grande passione per il calcio che affronteranno la FC Progrès Niedercorn, squadra di Lussemburgo che milita nella Division Nationale (massima serie lussemburghese)

Passione che viene seguita con costanza e dedizione almeno quanto gli studi.

I ragazzi si sono classificati settimi nella Welsh Premier League (massima serie gallese) e, pertanto, hanno avuto accesso ai playoff per il terzo posto gallese, che significa Europa League.


Dopo aver sconfitto in semifinale il Caernafon, hanno avuto la meglio in finale contro il Bala Town ai calci di rigore, dopo l’1-1 iniziale. Proprio il Bala Town l’anno scorso ha lasciato l’Europa League solo ai preliminari, dopo la sconfitta contro i sammarinesi del Tre Fiori di Zaccardo e Succi.

Protagonista della lotteria è stato il portiere Will Fuller, autore di tre parate dal dischetto.

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Il portiere inglese Fuller durante i calci di rigore

Contro i lussemburghesi del Progrès, il Cardiff Met parte da sfavorita.anche se il colpaccio è già stato fatto e ci potrebbero essere anche delle sorprese.

“Aaron Ramsey proud of Wales” campeggiava sugli spalti dell’Emirates Stadium. Orgoglio del Galles, ma anche e soprattutto orgoglio dell’Arsenal, il centrocampista che, dopo 369 presenze e 64 gol, 11 stagioni e 5 trofei con la maglia dei Gunners, dall’anno prossimo vestirà quella della Juventus. L’Arsenal e il suo pubblico l’hanno voluto salutare da leggenda, nel suo stadio per l’ultima casalinga, dopo il pareggio contro il Brighton per 1-1 di domenica 5 maggio: una targa speciale, applausi all’unisono e il saluto di tutto lo stadio. Con qualche lacrima.

 

Ramsey si è commosso, non è riuscito a trattenersi, tant’è che Peter Cech l’ha consolato con un abbraccio. Lui che a fine stagione si ritirerà. Dopo aver ricevuto la targa speciale, Ramsey ha effettuato un giro di campo con la famiglia, e l’Arsenal gli ha dedicato un tweet sul proprio profilo:

Per le 369 presenze, i 64 gol, i 62 assist, per tutte le vittorie a Wembley, per essere tornato da quell’infortunio per raggiungere i traguardi conquistati con noi, per tutto quello che hai dato a questo club, vogliamo dirti solo grazie

  Il centrocampista gallese, tra l’altro, ha già anticipatamente archiviato questa stagione – causa infortunio al ginocchio rimediato contro il Napoli – e non può aiutare i compagni in questo finale di Europa League. Potrebbe vincere proprio il suo primo trofeo europeo,  poi sarà Juventus e l’ambiziosa sfida di vincere la Champions League. Su Instagram, qualche giorno prima, lo stesso Ramsey aveva scritto una lunga lettera d’addio ai suoi tifosi:

Mi spiace dire che l’ultima partita contro il Napoli è stata l’ultima anche in maglia Arsenal. Sfortunatamente mi ha lasciato con un infortunio che mi tiene fuori per le restanti partite. Sono davvero deluso di non poter giocare fino alla fine e di non poter dare tutto per il club finché sono ancora qui, finché sono un giocatore dell’Arsenal. Non dipende da me, ma volevo ringraziare i tifosi per il supporto. E’ stato un viaggio, dentro e fuori dal campo, ed è successo così tanto in 11 anni. Ero un giovane ragazzo all’arrivo, me ne vado da uomo, marito, padre di tre bambini e pieno di orgoglio e grandi ricordi che porterò con me, di cui farò tesoro. Sarà emozionante questo weekend – la mia ultima gara in casa. Non vedo l’ora di vedervi lì e di ringraziarvi ancora tutti dal profondo del cuore per tutto

 

 

 

 

 

 

 

 

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It saddens me to say that the game against Napoli was my last game in an Arsenal shirt. Unfortunately it left me with an injury that rules me out of the remaining games. I am really disappointed not to play until the end and give everything for the club while I am still an Arsenal player. Unfortunately it’s out of my hands but I wanted to say thank you to the fans for your support. It has been a journey, on and off the field, and so much has happened in 11 years. I was a spotty young kid coming in and I’m leaving a man, married, father of three boys and full of pride and good memories that I will treasure. It will be emotional this weekend – my last game at home. I Look forward to seeing you there and thank you all again from the bottom of my heart for everything #arsenal #lastgame

 

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Sarà disponibile da giugno, ma Aaron Ramsey è ufficialmente un calciatore della Juventus. Un colpo a costo zero dall’Arsenal per quelle che sono operazioni in cui la società bianconera ha ottenuto grandissimi risultati.

Il centrocampista gallese, infatti, è solo l’ultimo acquisto in ordine cronologico ottenuto dalla Juve in questa modalità.

 

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OFFICIAL | @aaronramsey to join Juventus from next season! #SeeYouAaron

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Nel corso degli anni, questi tipi di affari sono sempre stati ottimi se si pensa che hanno fruttato milioni di euro nelle casse oltre che una ricca serie di trofei in bacheca. Il merito è stato sicuramente della dirigenza che ha saputo studiare colpi a tavolino per il bene della squadra.

Se pensiamo al parametro zero che più hanno contribuito alla crescita della squadra non possiamo far riferimento ad Andrea Pirlo e Paul Pogba.

ANDREA PIRLO
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Con la Juve, Pirlo ha disputato 164 partite

 

PAUL POGBA
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La famosa esultanza Dab di Pogba

Il centrocampista, ritiratosi nel 2017, è stato un po’ il simbolo della rinascita della Juve. È arrivato a Torino dopo che il Milan lo ha considerato “al tramonto”. Per i gioco di Antonio conte è stato fondamentale tanto da essere il protagonista dei trionfi post Calciopoli: quattro scudetti, due Coppe Italia e due Supercoppe Italiane. Il francese Paul Pogba è stato un affarone che più di tutti ha rimpolpato le casse della società guidata dal presidente Agnelli. Scippato al Manchester United nel 2012 è stato poi rivenduto ai Red Devils per 100 milioni nel 2016. Una plusvalenza mastodontica per la Juve che ha avuto la fortuna di lanciare nel calcio mondiale quello che ora è considerato uno dei centrocampisti più forti del mondo. Dopo un breve periodo di conoscenza, il francese poi è diventato titolare inamovibile, prima con Conte e poi con Allegri. Eroe di tanti trofei, in bianconero ha giocato 178 partite, segnando 34 reti.

ANDREA BARZAGLI

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Il difensore toscano è alla nona stagione alla Juve

Un altro capolavoro sportivo ed economico è stato Andrea Barzagli. Tuttora a Torino, il centrale campione del mondo 2006 è stato un colpo a sorpresa che tanto bene ha fatto alla squadra. Il fiesolano è stato prelevato dal Wolfsburg nel 2011 durante il mercato invernale per soli 300mila euro. Da lì in poi il difensore è stato un perno fondamentale della difesa con cui è stata formata la BBC. Sette scudetti, quattro Coppe Italia, tre Supercoppe oltre a due finali di Champions League.

DANI ALVES
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Attriti con la società ha fatto restare il brasiliano solo per una stagione

In difesa, oltre alla parentesi momentanea di Lucio, un’altra ottima operazione è stata Dani Alves. Il terzino brasiliano, dopo aver vinto tutto col Barcellona, arriva a Torino portando soprattutto esperienza internazionale. Resta alla Juve solamente un anno e va via dopo la finale di Champions persa contro il Real.

KINGSLEY KOMAN
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Classe ’96, Koman è ora al Bayern

Altri milioni sono arrivati da Kingsley Koman. L’esterno offensivo francese è giunto a Torino nell’estate del 2014 dal Psg. Velocità e tecnica sono gli ingredienti giusti che fanno del transalpino una grande plusvalenza, dato che nel 2016 viene acquistato dal Bayern Monaco per circa 30 milioni di euro.

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Anche Sami Khedira in gol contro il Sassuolo

Attualmente nel gruppo di mister Allegri ci sono altri affaroni come i tedeschi Sami Khedira ed Emre Can. L’ex Real Madrid è oramai un veterano: dal 2015 ha giocato tantissimo (nonostante sin lì la sua fosse stata ricca di infortuni) contribuendo anche in fase realizzativa, l’ultima segnata contro il Sassuolo (rete numero 21).

 

 

 

 

 

 

 

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That feeling when you score after 41 seconds 💪 Swipe ⬅️ for @ec2323’s full celebration #SassuoloJuve #ForzaJuve

 

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Emre Can, invece, è arrivato dal Liverpool l’estate scorsa. Un primo periodo di adattamento e uno stop dovuto a dei problemi di salute, non gli hanno permesso una costanza nelle prestazioni. Tornato arruolabile ora è pienamente recuperato e avrà modo di essere protagonista per la fase finale di stagione.

NETO & LLORENTE
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Il carioca Neto in una partita di Coppa Italia

L’attuale portiere del Valencia è stato venduto dai bianconeri per 6 milioni di euro. La società bianconera ha fiutato l’affare gratuito dalla Fiorentina per poi cederlo agli spagnoli.
Spagnolo è Fernano Llorente, arrivato a Torino gratuitamente dal Bilbao per restare due stagioni prima di passare al Siviglia.

I tifosi bianconeri non possono essere che soddisfatti degli affari a zero effettuati negli ultimi anni e il gallese Ramsey non va che a migliorare la lunga lista. Non resta che attendere il prossimo.

Il lungo digiuno inizia ad avere gli aspetti di carestia. L’Italrugby, in questo Sei Nazioni continua sulla scia delle precedenti edizioni e, a vedere il bicchiere mezzo pieno, si può solo dire che nella sconfitta per 26-15 contro il Galles sul prato dell’Olimpico ha portato solo una una buona dose dell’orgoglio. Ma non la vittoria che va agli avversari che intanto piazzano l’undicesimo successo consecutivo, record assoluto nella secolare storia dei Dragoni, e vede l’Italia allungare la striscia nera, nerissima, con 19 sconfitte consecutive.

Ed è allarmante perché l’astinenza si fa sentire sugli spalti, quelle tribune riempite di tifosi festanti, molte volte delusi, ma mai domi. Lo stadio inizia a soffrire la mancanza di risultati e, contro il Galles nel match di sabato 9 febbraio soleggiato, all’Olimpico c’erano 38.500 spettatori, record negativo di presenze da quando l’Italia traslocò dal Flaminio, nel 2012, perché diventato troppo piccolo per le emozioni del Torneo. O almeno così si pensava vista la spinta positiva. Sabato sembrava di stare a Cardiff quando la banda intona «Lands of my father», le terre dei nostri padri, e i bardi gallesi sugli spalti moltiplicano i decibel del canto.

italia rugby spettatori olimpico
fonte: Calcio&Finanza

E i gallesi erano in 7mila. Per la prima volta si scende sotto i 40mila spettatori all’Olimpico, battuto il precedente primato negativo, realizzato sempre in una sfida contro il Galles, 40.986 spettatori per la gara del 2017, che aveva visto i gallesi vincere, stravincere per 33-7. Nel 2013, invece, una giornata memorabile per il rugby azzurro con 74.000 spettatori che assistettero al trionfo per 22-15 sull’Irlanda.

Già proprio una vittoria, quella che manca dal 28 febbraio 2015 quando gli azzurri batterono la Scozia a Murrayfield. E’ un problema generazionale, come dice il presidente della Fir, Alfredo Gavazzi? La storia, il ranking mondiale, gli spalti colorati di rosso, l’Italia del rugby ha vissuto per anni pomeriggi del genere, chiamandole “onorevoli sconfitte”. Quelle su cui ha costruito la sua storia di eterna aspirante grande.

Manca solo una settimana per la chiusura del torneo di rugby Sei nazioni, ma già i giochi sono praticamente fatti.

L’Irlanda, con la vittoria sulla Scozia e il crollo dell’Inghilterra per mano della Francia, è la vincitrice del titolo in questa 19esima competizione.

Riesce quindi, con l’aiuto inaspettato da parte dei francesi, a sottrarre il titolo di campione all’Inghilterra, che avrebbe dovuto vincere la sua ultima partita per avere ancora qualche possibilità di competere nella finalissima. Il dominio inglese, che durava da almeno due anni, finisce qui e passa il testimone nuovamente all’Irlanda, in un head to head che dura già da diverso tempo tra le due nazioni.

Per la terza volta gli irlandesi festeggiano questo grande trionfo, già ottenuto nel 2014 e nel 2015, e stavolta con un match d’anticipo. Infatti, la prossima settimana si giocheranno le ultime partite. Oltre a Francia contro Galles e Inghilterra contro la campionessa Irlanda, anche la nazionale azzurra si giocherà il tutto per tutto nel decisivo incontro contro la Scozia, dove l’unico obiettivo è vincere ad ogni costo.

Il bilancio dell’Italrugby in questa edizione è nettamente negativo: si parla di ben 16 partite perse una dopo l’altra.

Un triste record che neanche l’inizio del Sei nazioni, il 3 febbraio 2018, è riuscito a sfatare. Al momento sono quattro partite su quattro perse e l’Italia si gioca sabato la sua ultima chance per non rischiare il whitewash, che decreta la sconfitta in tutte le partite totalizzando zero punti.

Prima è stata la volta dell’Inghilterra, che vince 46-15, poi dell’Irlanda con 56-19. Alla terza giornata è la Francia che ha la meglio con 34-17 e infine è arrivato il confronto con il Galles.

L’ultimo match è stato altrettanto disastroso per gli azzurri, che sono stati battuti dal Galles per 38-14. Il dato ancora più sconfortante è stato vedere che l’avversaria dopo 6 minuti era già in vantaggio di 14 punti. Inutili i tentativi di rimonta della squadra di rugby italiana e alcuni momenti di grande gioco. Purtroppo, nonostante un Galles che non era nella sua forma migliore, l’Italia non ce la fa e incassa l’ennesima disfatta.

I giocatori azzurri, tra cui Minozzi e Bellini, non sono stati capaci di sovvertire un risultato che fa ancora più male se si guarda all’intero percorso che l’Italrugby ha fatto dall’inizio del sei nazioni fino ad ora.

La nazionale di O’Shea a Cardiff deve piegarsi dinanzi alla forza dei Dragoni: riuscirà almeno a fine torneo ad evitare il whitewash?

Nel frattempo, però, alla nostra squadra spetta un altro poco lusinghiero riconoscimento: il cucchiaio di legno, conquistato suo malgrado per essere arrivata ultima a questa competizione.

L’Italia non vince dal lontano 2015 ed è ora di tornare a dimostrare quanto valgono i nostri giocatori, giocandosi l’ultimo match dando il massimo e non concedendo alcun vantaggio agli avversari scozzesi.

La partita sarà giocata allo Stadio Olimpico, a Roma, sabato 17 marzo in tarda mattinata.

La palla che rimbalza nella terra di nessuno, poco lontano dall’area di rigore del Galles, il guizzo di Didì che riesce ad anticipare di testa l’intervento dell’avversario e a servire un ragazzino, tanto piccolo quanto formidabile.
Il ragazzino, spalle alla porta, in meno di due secondi riscrive la sua storia e quella del Brasile: stoppa la palla di petto che rimane incollata lì, la lascia scendere dolcemente per poi la piroetta in aria con un delicato, ma al tempo stesso energico colpo di punta, un archibugio che spiazza il difensore Mel Charles che lo stava marcando. O pensava di marcarlo.

Il ragazzino si gira in un battito di ciglio, lascia rimbalzare a terra la sfera, alza rapidamente lo sguardo per capire in quale angolo del terreno di gioco si trova e schiaffeggia la palla d’istinto. Sempre di destro, quasi storto. Jack Kelsey, il portiere, è immobilizzato: non ha capito nulla di quello che gli è successo davanti.
Può solo voltarsi a guardare la palla avvolta dalla rete e tutti i brasiliani, entusiasti, che abbracciano oltre la linea di porta l’autore del gol, in lacrime. Del suo primo gol in un Mondiale. E’ il primo capitolo della storia infinita di Edson Arantes do Nascimento, o se preferiamo Pelé, con la maglia del Brasile.

E’ il 19 giugno 1958, minuto 66, di Brasile – Galles, quarto di finale del Mondiale in Svezia, paese neutro e non allineato, ideale per ospitare la sesta Coppa Rimet in un clima globale spaccato in due dalla guerra fredda. Quello di Pelé, oltre a essere il primo gol con il Brasile, è anche la sua prima rete nel torneo che lo vedrà, successivamente, esplodere a colpi di giocate e reti: sua la tripletta nel 5-2 in semifinale contro la Francia e analogo risultato in finale coi padroni di casa della Svezia, ma qui la Perla nera segna “solo” una doppietta.

Primo dei tre Mondiali per l’attaccante verdeoro, ma anche un paio di record personali ancora imbattuti: con la rete contro il Galles, a 17 anni e 239 giorni, è diventato e lo è tuttora il marcatore più giovane in una edizione dei Mondiali; mentre a 17 anni e 249 giorni ha sollevato la Coppa Rimet diventando il più giovane vincitore del titolo iridato.

“Un gatto con gli artigli di ferro”, hanno detto i giornali brasiliani vedendo quella rete. Di soprannomi lui ne ha avuti tanti nella sua longeva carriera, da “O’ Rey” alla “Perla nera”, ma ha messo d’accordo tutti. Lui è stato è e sarà l’espressione pura del calcio.