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Alcuni, sottovoce, in carriera l’hanno definito il “David Beckham del rugby” e siamo certi che diversi appassionati della palla ovale a sentir queste parole avvertirebbero un mancamento. Jonny Wilkinson è la leggenda del rugby mondiale, è la storia del rugby d’Oltremanica e paragoni con altri sportivi senz’altro fanno impallidire non lui, ma gli altri. Ma il paragone con lo Spice Boy regge per un solo istante, per un solo frame dove le due carriere trovano un punto di contatto e sta tutto nella loro abilità di segnare la storia della Nazionale dei Tre Leoni all’ultimo secondo, all’ultimo respiro.

Era il 2001 e all’Old Trafford si gioca l’ultima partita del girone di qualificazione ai Mondiali in Corea e Giappone. L’Inghilterra è sotto incredibilmente 2-1 contro la Grecia, è il 47’ del secondo tempo, c’è una punizione dai 25 metri e ci va il pupillo di casa, il ragazzotto di Manchester. Lui respira profondamente, tutti trattengono l’aria nei polmoni, calcia con il suo piede magico con scarpini bianchi e segna. Segna su punizione la rete del 2-2 e che significa biglietto per il volo diretto ai Mondiali. E questo è il calcio.

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E’ il 2003, il 22 novembre per l’esattezza. E questo è il rugby. Al Telestra Stadium di Sideny più di 80mila persone sono accorse per assistere ad un evento storico: la nazionale di casa gioca la finale della quinta edizione della Coppa del Mondo e dinanzi c’è l’Inghilterra di Jonny Wikinson che è a secco di successi mondiali, mentre i Wallbies hanno già alzato due volte il trofeo al cielo.

Il match, caricato di aspettative alla vigilia, non delude le attese: in vantaggio l’Australia, poi sorpasso inglese con un vantaggio che pian piano si assottiglia fino allo scadere: 14-14 il risultato finale, si va ai supplementari. Ancora botta e risposta all’extra time, nuovamente pareggio, è 17-17.

Poi al centesimo minuto di gioco ecco l’istante del fuoriclasse: touche inglese, conquistata, una, due, tre fasi avvicinano gli inglesi ai pali avversari. La palla esce dall’ultima ruck e dalle mani del mediano di mischia passa veloce, tesa, precisa alle mani di Jonny Wilkinson che calcia con decisione e contemporanea flemma. Ancora il fiato trattenuto nei polmoni di tutti i presenti al Telestra Stadium. La palla droppata vola e centra i pali. E’ il 20-17 con cui la storica finale si avvia alla conclusione.

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Inghilterra sul tetto del mondo grazie al suo prodigio piovuto da chissà quale costellazione ultraterrestre. Un privilegio che tocca solo ai grandi, solo a quelli che sanno uscire dall’oblio della mediocrità, caricandosi una nazione intera sulle spalle e a decidere il corso della storia.