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Di Juventus-Inter alla 26esima giornata di Serie A ne contiamo già 6. Il bilancio di questo mini ciclo è a tinte bianconere. La Vecchia Signora ha sempre fatto punti e in ben 4 circostanze ha messo le mani sull’intera posta in palio.

Nel 1941/1942 fu 4-0 con reti di Bellini (doppietta), Sentimenti III, Lushta.

Nel 1947/1948 ecco un 2-0 con marcatori Boniperti e Parola.

Nel 1970/1971 terminò 1-1 a Marchetti risposte l’interista Bedin.

Nel 1977/1978 pareggio per 2-2 con gli ospiti in doppio vantaggio grazie a Bini e Muraro, poi la rimonta degli juventini targata Bettega e Cuccureddu.

Nel 1985/1986 un 2-0 firmato Platini (rigore) e Bonini.

Nel 2000/2001 ecco un 3-1 con timbri di Tacchinardi, Inzaghi, Del Piero e del nerazzurro Vieri (rigore).

Da rimarcare come al termine di 3 dei sei campionati appena ricordati il tricolore sia finito sulle maglie di una fra la Vecchia Signora e la Beneamata. Nel 1970-1971 toccò a nerazzurri; nel 1977-1978 e nel 1985-1986 ai bianconeri. Il bilancio dei precedenti, 86, sorride ai padroni di casa avanti per numero di vittorie e gol marcati. Fra l’altro l’Inter dopo aver violato lo Stadium, prima in serie A, col 3-1 del 2012/2013 non è più stata in grado di vincere in casa della Juventus: 4 ko e 2 segni X (l’1-1 nel 2014/2015 e lo 0-0 nel 2017/2018).

I tabellini degli ultimi 5 incroci a Torino raccontano di 1 solo rigore sanzionato (pro Juventus nel 2015/2016), 30 cartellini gialli mostrati dagli arbitri (14 contro la Juventus e 16 contro l’Inter), 2 sole espulsioni comminate (entrambe per rosso diretto, Kovacic all’86’ della sfida 2014/2015 e Perisic al 95’ dell’incrocio 2016/2017).

Da ricordare come la sfida di domenica sera metta di fronte, statistiche alla vigilia della 26esima giornata, la miglior squadra fra le mura di casa (34 punti per i bianconeri, 11V – 1X – 0P con 29GF e 10GS), alla miglior compagine da trasferta (29 punti per i nerazzurri, 9V – 2X – 1P con 26GF e 12GS) della Serie A 2019/2020.

Ma se la Zebra non va ko allo Stadium dal 22 aprile 2018 e nelle successive 33 gare interne di campionato ha registrato 28 successi e 5 pareggi, il Biscione nell’ultimo impegno in trasferta è finito ko all’Olimpico di Roma contro la Lazio, nello scontro diretto che gli è costato il secondo posto nella graduatoria generale.

CONFRONTI DIRETTI JUVENTUS-INTER (SERIE A)*

86 incontri disputati
59 (40) vittorie Juventus
16 (34) pareggi
11 (12) vittorie Inter
151 (65) gol fatti Juventus
66 (30) gol fatti Inter

ULTIME 5 SFIDE JUVENTUS-INTER (SERIE A)

2014/2015, 17° giornata, Juventus-Inter 1-1
2015/2016, 27° giornata, Juventus-Inter 2-0
2016/2017, 23° giornata, Juventus-Inter 1-0
2017/2018, 16° giornata, Juventus-Inter 0-0
2018/2019, 15° giornata, Juventus-Inter 1-0

RISULTATI PIU’ RICORRENTI IN SERIE A AL TERMINE DEI JUVENTUS-INTER

1-0 comparso per 20 volte, l’ultima nel 2018/2019 (Mandzukic)
2-0 comparso per 12 volte, l’ultima nel 2015/2016 (Bonucci, Morata rig.)
1-1 comparso per 8 volte, l’ultima nel 2014/2015 (Tevez, Icardi)

* Fra parentesi i dati dei precedenti Juventus-Inter in Serie A dopo la prima frazione di gioco.

SARRI VERSUS CONTE

Quello di domenica sera allo Stadium sarà il secondo scontro diretto in campionato fra Maurizio Sarri, Juventus, e Antonio Conte, Inter. L’unico faccia a faccia registrato fino a oggi coincide col derby d’Italia dell’andata, quando la Vecchia Signora seppe imporsi per 2-1 grazie alle reti argentine di Dybala e Higuain.

Curiosamente Sarri e Conte sono però legati da un po’ di panchine… perché i due tecnici si sono avvicendati su quella dell’Arezzo nella cadetteria 2006/2007, non solo, al Chelsea l’ex Napoli arrivò dopo le due stagioni con l’ex CT azzurro, infine, adesso, c’è di mezzo la Vecchia Signora…

Il bianconero ha sfidato il Biscione per 9 volte in Serie A. Negli ultimi 5 incroci è sempre andato a punti. Dal 2016/2017, difatti, ecco 3 vittorie più 2 segni X ad occhiali, vale a scrivere 0-0. Le uniche 2 battute d’arresto che rintracciamo sono quelle patite con l’Empoli 2014/2015, 3-4, e il Napoli 2015/2016, 0-2. Il nerazzurro fra Serie B, Arezzo, e A, Atalanta e Inter, ha incrociato uomini e schemi con la sua ex squadra già 3 volte, rimediando sempre e solo dei KO. Non solo. Il computo dei gol incassati ha raggiunto quota 12.

Concludiamo segnalando che Sarri fra Empoli (26), Napoli (101) e, adesso, Juventus (22) vanta ben 149 match a punti nel massimo campionato italiano. Contro l’Inter, pertanto, oltre a dare una spallata a una diretta concorrente nella corsa scudetto, in caso di successo raggiungerebbe il traguardo personale dei 150 match positivi.

TUTTI I PRECEDENTI FRA SARRI E CONTE IN CAMPIONATO

1 vittoria Sarri
0 pareggi
0 vittorie Conte
2 gol fatti squadra di Sarri
1 gol fatto squadra di Conte

TUTTI I PRECEDENTI FRA SARRI E L’INTER IN CAMPIONATO

4 vittorie Sarri
3 pareggi
2 vittorie Inter
11 gol fatti squadre di Sarri
8 gol fatti Inter

TUTTI I PRECEDENTI FRA CONTE E LA JUVENTUS IN CAMPIONATO

0 vittorie Conte
0 pareggi
3 vittorie Juventus
4 gol fatti squadre di Conte
12 gol fatti Juventus

I NUMERI DI SARRI IN SERIE A

177 panchine
106 vittorie
43 pareggi
28 sconfitte
149 gare a punti

I NUMERI DI CONTE IN SERIE A

151 panchine
102 vittorie
34 pareggi
15 sconfitte
136 gare a punti

E pensare che l’uomo per la finale il Paris Saint Germain ce l’aveva in casa. Lucas Moura per 5 stagioni ha vestito la maglia per i francesi senza mai lasciare il segno. Finito nel dimenticatoio con gli arrivi, a turno, di Neymar e Mbappè, il brasiliano nato a San Paolo viene scaricato dagli sceicchi del Psg a gennaio 2018. Poteva venire in Italia al Napoli o all’Inter, preferì Londra e il Tottenham. Oggi si è preso il club inglese con una storica tripletta che ha ribaltato la qualificazione contro l’Ajax. Ma il classe ’92 non è l’unico ad aver fatto hattrick in una semifinale di Champions. Ecco chi l’ha preceduto.

Alessandro Del Piero

Il primo triplettista nella moderna Coppa dei Campioni è stato l’ex capitano bianconero nella semifinale dell’edizione 1997-1998. Nel 4-1 maturato nella gara di andata contro il Monaco Pinturicchio realizza tre gol: due rigori trasformati e una splendida punizione che trafigge Barthez.

Ivica Olic

Nel 2010 il centravanti croato del Bayern Monaco porta i tedeschi alla finale di Madrid con l’Inter. Nella semifinale contro il Lione, Olic firma da solo il 3-0 che vale il pass per l’ultimo atto, poi perso, con la squadra di Mourinho.

Cristiano Ronaldo

Chi, se non il re della Champions, poteva timbrare il cartellino anche in questa speciale classifica? Nel 2017 CR7 va a segno per tre volte nel derby in semifinale d’andata contro l’Atletico Madrid. Poi farà anche doppietta nella finale di Cardiff contro la Juve.

 

Bonus track: il 3+1 di Robert Lewandowski

L’ultima finale senza Messi o CR7 si era giocata nel 2013 tra Bayern Monaco e Borussia Dortmund. L’allora club allenato da Klopp si sbarazzò in semifinale del Real Madrid vincendo la gara di andata per 4-1 grazie addirittura a un poker dell’attaccante polacco.

Da capitano della Juventus ha guidato la sua squadra a trionfi in Italia e all’estero e, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo nel 2014, ora Alex Del Piero è anche presidente/proprietario di un club di calcio in Usa.

Una squadra che assomiglia in tutto e per tutto all’ex numero 10 bianconero. A 44 anni, Alex vive a Los Angeles e, proprio nella metropoli statunitense, ha deciso di dar vita a questa nuova realtà.
Il team si chiama LA10 Fc, che significa appunto Los Angeles 10 (storico numero di maglia di Pinturicchio). A dir la verità la franchigia americana è stata acquistata già nel settembre 2018 ma solo qualche giorno fa Del Piero ne ha dato l’ufficialità.

Certo la situazione e il ruolo sono ben diversi rispetto a quando era lui calciatore. Ma lui, grande amante ancora del calcio e tuttora commentatore tecnico, ha voluto buttarsi appieno in questa nuova avventura.

I colori sociali sono il bianco, il nero e il grigio e la squadra ha già ottenuto i primi successi, grazie alla conquista della Division, con seguente promozione in UPSL (terza serie del soccer americano).
Pertanto non poteva partire nel migliore dei modi questa nuova esperienza nel mondo del calcio per chi, durante la carriera in campo, ha regalato tante gioie agli juventini e ai tifosi azzurri nel Mondiale 2006.

 

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La dimensione del calcio legata alla pura passione. Questo, in fondo, è quello che volevo quando alla fine della scorsa estate ho deciso di diventare proprietario – con la società Edge Americas della quale sono cofondatore insieme al mio business partner Jeffrey Whalen – di una piccola squadra di calcio, a Los Angeles. Un’avventura che mi ha conquistato fin da subito e che rivelo pubblicamente oggi per la prima volta. La squadra si chiama LA10FC, i nostri colori sociali sono il bianco, il nero e il grigio. Alla prima stagione abbiamo vinto la nostra Division, conquistando la promozione in UPSL – chiudendo il campionato da imbattuti. Dopo un periodo di anonimato (sapete come sono fatto, a me piacciono riservatezza e tranquillità), ho deciso di condividere questa bella esperienza, anche per rendere merito a tutto il team per i risultati raggiunti e ringraziare lo staff tecnico, dirigenziale e tutti i giocatori, in vista della nuova stagione. L’ho già fatto in privato, lo rifaccio adesso, mentre stiamo preparando il ritorno in campo. Conquistare il primo successo da proprietario ha avuto un sapore speciale, diverso, nuovo, divertente. Un sapore che mi piace, perché mi riporta a quando tutto era solo un gioco. Allora, adesso farete il tifo per noi? #adp10

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Il club aveva già una forte impronta italiana dato che si chiamava LA Roma Fc, con i colori giallorossi; ora con l’ingresso di Del Piero qualcosa è cambiato. Il Pinturicchio è molto preso da questa avventura e, seppur senza completino e scarpe da calcio, invita chiunque a far parte del gruppo e del fan club della squadra. Tuttavia non è la prima volta che in America un ex calciatore decide di diventare patron di un club. Come Del Piero, infatti, anche Paolo Maldini e David Beckham si sono cimentati in queste operazioni. L’ex capitano e attuale direttore sviluppo strategico area sport del Milan è a capo del Miami Fc che ha debuttato in Nasl nel 2016. Nella stagione 2016/17 il mister è stato Alessandro Nesta, vecchio compagno di squadra e in Nazionale.

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Paolo Maldini, proprietario del Miami Fc

Sempre a Miami anche lo Spice Boy è alla guida di una franchigia calcistica americana. Il suo Inter Miami debutterà in Major League Soccer nel 2020, con uno stadio tutto suo (il Miami Freedom park) in fase di costruzione.

Paulo Dybala alla terza. Trybaldo. Lo young boy dell’Allianz Stadium è l’attaccante juventino che proietta i bianconeri alla vetta solitaria del gruppo H, complice il pareggio tra Manchester United e Valencia. Non è l’unica “joya” per Allegri che si gode il ritorno del suo numero 10 dopo un avvio di stagione un po’ appannato. Tre gol, un palo, un rigore netto negato. Dybala è tornato quel giocatore immarcabile che spesso è stato paragonato al suo connazionale con il numero 10 in patria. Tripletta per l’ex Palermo in Champions, solo altri tre giocatori nella storia della Juve ci erano riusciti prima.

Paulo Dybala si porta il pallone a casa dopo il tris allo Young Boys

Il primo a realizzare una tripletta nella versione moderna della coppa dei Campioni è Filippo Inzaghi, in ben due occasioni. Il 18 marzo 1998 la Juventus di Marcello Lippi scende in campo a Kiev per la gara di ritorno dei quarti di finale: l’andata si era conclusa sull’1-1. La Dinamo del leggendario colonnello Lobanovskyi è trafitta da Superpippo, autore delle tre reti che, assieme al gol di Del Piero, portano la Juve in semifinale.

Due anni dopo, ancora Inzaghi, ancora Juve, un anno prima del suo passaggio al Milan. Il 13 settembre 2000 la squadra allenata da Carlo Ancelotti fa il suo debutto in Coppa al Volksparkstadion di  Amburgo. Gara pirotecnica terminata 4-4, con Madama avanti 1-3 poi rimontata 4-3 con gol del portiere Butt su rigore. Rimedia ancora Inzaghi per il tris che vale il pari finale.

Torniamo alla Champions 1998. Dopo aver eliminato la Dinamo Kiev, la Juve sfida il Monaco di Jean Tigana, Barthez e Trezeguet (Henry saltò l’andata). L’andata è al Delle Alpi di Torino con Alessandro Del Piero mattatore: 4-1 con tripletta del numero 10 (due gol su rigore). Il quarto gol sarà opera di Zinedine Zidane. I bianconeri si qualificheranno per la finale (persa con il Real Madrid) nonostante la sconfitta per 2-3 nel match di ritorno.

In epoca più recente, Arturo Vidal ha firmato da centrocampista una tripletta il 27 novembre 2013 nella partita allo Juventus Stadium contro il Copenaghen. L’hattrick del cileno (due su rigore) sembra avvicinare la squadra di Antonio Conte agli ottavi di finale. Non sarà così perché due settimane dopo Tevez e compagni scivoleranno nella neve di Istanbul contro il Galatasaray, perdendo il pass per la fase a eliminazione diretta.

Se consideriamo tutte le competizioni internazionali, ci sono altri 4 giocatori nel club dei triplettisti: Omar Sivori (Coppa Campioni 1958, Juventus Wiener Sportklub 3-1); Roberto Bettega (Coppa Uefa 1971, Juventus Rapid Vienna 4-1); Paolo Rossi (Coppa Campioni 1984, Ilves Juventus 1-4); Roberto Baggio (Coppa delle Coppe 1990, Juventus Austria Vienna 4-0).

Roberto Baggio con la maglia della Juve

 

 

 

 

 

È sempre bello vedere i festeggiamenti italiani in terra americana. Fa strano, ma è una bella sensazione e una forte emozione.

Così com’è stata per gli italiani presenti allo Staples Center di Los Angeles in occasione dell’Italian Heritage Night. Un’intera notte dedicata al tricolore nella patria Nba dei Clippers. Proprio nella squadra americana gioca un italiano doc: Danilo Gallinari, anche se in questo periodo è infortunato.

I L.A. Clippers, in partnership con l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles e in collaborazione con Universal Music Italia e con Italian National Tourist Board, hanno voluto dedicare un’intera notte al Bel Paese.

Alla serata ha preso parte anche l’ex calciatore della Juventus e della Nazionale italiana, Alessandro Del Piero.

L’apertura dei festeggiamenti non poteva che essere con l’inno di Mameli, cantato dalla soprano Elisabetta Russo. Prima del match una serie di spettacoli d’intrattenimento oltre che la consegna di speciali bobble-head di Danilo Gallinari destinati ai primi 10mila supporters arrivati all’arena Staples Center, t-shirt personalizzate, promozioni sulle pizze, gadget e molto altro.

Gioia sia per i tanti italiani presenti sugli spalti che per l’ex bandiera della Juventus, il quale ha seguito il match a bordo campo con la grande passione che ha per il basket e per la Nba.

Sono molto felice di rappresentare la comunità italiana Danilo Gallinari, che ora è infortunato, e Marco Belinelli sono tra i migliori giocatori italiani, sono fantastici e amati da tutti.
Giannis Antetokoumpo, insieme a Porzingis è uno di quelli che fa vedere qualcosa di diverso in campo. Ha un grande potenziale e sta già giocando a livelli incredibili. Sono curioso di scoprire cosa sarà in grado di fare in futuro!

Riponete (solo momentaneamente) il fazzoletto con cui vi siete asciugati le lacrime quando, due anni fa, l’Adidas annunciò l’interruzione della produzione delle celebri Predator. In questi giorni, infatti, la società di abbigliamento sportivo ha lanciato un’edizione limitata di una delle sue scarpe da calcio più iconiche, le Predator Precision.
Un modello appositamente reinventato per i calciatori di oggi, integrando le tecnologie adidas più all’avanguardia. Ma attenzione: la quantità è davvero limitata e le scapre sono disponibili sullo store online  e presso rivenditori selezionati dall’8 settembre.

 

 

In realtà, come detto, dopo 21 anni ai piedi dei più celebri calciatori, l’Adidas, due anni fa, aveva deciso di smettere con questa linea. Fu la stessa azienda tedesca a comunicarlo: «Il gioco del calcio è cambiato nel corso degli anni. Posizioni, tratti e caratteristiche che prima contavano, ora sono irrilevanti», si leggeva nella nota che confermava la decisione storica di non puntare più su questa linea. L’Adidas, infatti, presentò immediatamente due nuovi modelli, ACE15 e X15, ideati per rispondere all’evoluzione calcistica e indossate, per la prima volta, durante la finale di Champions League a Berlino, tra Juventus e Barcellona.

 

adidaspre3

 

Resa celebre tra gli anni novanta e duemila da giocatori quali David Beckam, Zinédine Zidane, Xavi, Steven Gerrard e Alessandro Del Piero, la gamma Predator fu lanciata nel 1994 proponendo una nuova caratteristica rivoluzionaria: eliminando il cuoio dalla zona del collo interno del piede e applicando strisce di gomma, era possibile aumentare la sensibilità e l’attrito tra il pallone e la scarpa, facilitando il controllo e la rotazione della sfera stessa.

 

 

Il modello, in realtà, seguì il progetto sviluppato da un ex calciatore australiano, Craig Johnston. Ritiratosi a soli 27 anni per assistere a sua sorella malata, l’ex centrocampista di Middlesbrough e Liverpool, divenne coach in alcune scuole australiane. Durante un allenamento, un ragazzo fece notare gli era impossibile controllare la palla perché, ironicamente disse, le sue scarpe erano realizzate con pelle di pipistrello e non di ping-pong. Johnston pensò, allora, di rimuovere la parte anteriore di una racchetta e attaccarla alla scarpa con un elastico.

 

 

La cosa funzionò e l’australiano iniziò il suo studio su differenti prototipi e modelli, ma inizialmente i suoi progetti furono bocciati da diverse ditte, tra le quali c’era anche l’Adidas. Craig, però, prima di abbandonare definitivamente, chiese a tre leggende del calcio tedesco, Franz Beckenbauer, Karl-Heinz Rummenigge e Paul Breitner, di realizzare un breve filmato per mettere in mostra le qualità della scarpa in condizioni proibite, come giocare sotto la neve. Gli addetti dell’Adidas furono i primi a convincersi dell’idea innovativa, così acquistarono il brevetto da Johnston.

 

 

Realizzati con pelle di canguro e seguendo uno stile cromatico semplice (chi può mai dimenticarsi la scarpa nera con qualche tocco di rosso e con tre strisce bianche ai lati!?), dal 1994 ad oggi, si sono succeduti 12 i modelli di Predator, con qualche variante per il rugby e versioni più economiche in pelle sintetica.
E sapete chi fu il primo giocatore a segnare una rete con queste scarpe? Il primo gol fu realizzato il 30 aprile 1994 da John Collins, giocatore del Celtic, che trasformò un calcio di punizione nell’1-1 contro il Rangers.

 

 

Le Predator non erano solo delle scarpe: erano un’era calcistica. Erano ai piedi di Zidane quando segnò quel gol stupendo in finale di Champions League contro il Leverkusen. Erano ai piedi di Beckham quando, con l’Inghilterra, realizzò il calcio di punizione nei minuti di recupero contro la Grecia per la qualificazione ai Mondiali del 2002. Ed erano ai piedi di Del Piero quando sbagliò, davanti alla porta, un gol in finale di Euro 2000 contro la Francia. In fondo, quell’era ci piaceva davvero tanto.

 

 

Ieri Tania Cagnotto, la tuffatrice italiana più forte di sempre, ha chiuso a 31 anni la sua carriera vincendo i campionati italiani di tuffi nella categoria di trampolino da un metro, disputati a Torino. Cagnotto aveva fatto sapere da tempo che si sarebbe ritirata dopo le Olimpiadi di Rio del 2016, e quella di ieri è stata la sua ultima gara. Nella sua lunga carriera ha vinto 41 medaglie fra Europei, Mondiali e Olimpiadi di tuffi.

Sono state oltre 1200 persone ad applaudire Tania Cagnotto nel giorno del suo addio alle gare. L’ultima finale vinta e l’ultima medaglia d’oro al collo, “è davvero bella questa medaglia”. L’ultimo tuffo, il sesto, fuori gara, con l’entrata a bomba, “perchè me l’hanno chiesto in tanti”.

Ma quello della Cagnotto non è stato certamente l’unico addio spettacolare nello sport. Come non citare quello di Alessandro Del Piero nel calcio. La, leggenda bianconera, salutò per l’ultima volta il pubblico della Juventus, proprio 4 anni fa Un addio che ancora oggi non può non emozionare, o come ha scritto l’ex numero 10 bianconero nel suo profilo ufficiale “indimenticabile”, Attimi indelebili, ricordi di un istante divenuto leggenda.

Forse però è nel tennis che troviamo uno degli addii più coinvolgenti. Era il 3 settembre 2006 ed Agassi viene battuto al terzo round degli Open Usa dal tedesco Benjamin Becker in un incontro interminabile (7-5, 6-7 (4/7), 6-4, 7-5). Dopo l’ultimo servizio vincente di Becker, Agassi lascia il campo e si accascia piangendo sulla sua sedia, mentre i 23.000 sugli spalti si alzato in piedi e gli riservano un lunghissimo applauso. Alla fine il tennista statunitense, profondamente commosso, riesce a parlare al pubblico:

“Il tabellone dice che ho perso, ma ciò che non racconta è ciò che ho avuto negli ultimi ventuno anni. Ho avuto lealtà. Mi avete sostenuto sui campi e nella vita. Ho avuto ispirazione e ho trovato voi e vi porterò con me per tutta la vita”.

 

Per tornare ad anni più recenti ci sono gli addii che si consumano all’apice del successo. Lo ha fatto lo scorso anno Nico Rosberg, che appena diventato campione del mondo di F1, ha deciso di abbandonare il mondo delle monoposto. Ma anche Flavia Pennetta, che pochi minuti dopo aver vinto il primo slam della sua carriera, gli Us Open, nel discorso di premiazione ha spiazzato tutti annunciando il suo ritiro. D’altronde dopo aver centrato un sogno inseguito tutta la vita cosa si può volere di più?