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Sembrava impossibile solo qualche mese fa. Cristiano Ronaldo e Lionel Messi in serie A. Scenario da fantacalcio. Così improbabile vedere i due marziani degli ultimi 10 anni lasciare la Liga per l’Italia. E invece a luglio il primo colpo di scena. Blitz di Andrea Agnelli in Grecia e CR7 in Italia. I primi mesi italiani del portoghese hanno già lasciato i primi segni del fuoriclasse. Undici gol in 19 partite con i bianconeri, 10 in campionato e uno (meraviglioso) in Champions contro il Manchester United. Ha giocato in tutte le partite, lasciando il campo solo nel finale della partita di Firenze, sostituito da Bernardeschi. La sensazione di aver accresciuto la consapevolezza della squadra di Allegri. Ronaldo è il professionista di sempre: corre, ha voglia, segna e fa assist. E, in tre interviste rilasciate ai quotidiani sportivi italiani, chiama il suo rivale di sempre:

Mi manca? No, magari è il contrario. Io ho giocato in Spagna, Inghilterra, Italia e Portogallo e ho vinto ovunque lui è sempre stato in Spagna. Magari ha più bisogno lui di me… Per me la vita è una sfida, mi piace e mi piace far felici le persone. Mi piacerebbe che venisse in Italia, un giorno. Faccia come me, accetti la sfida.


E allora il piatto è servito. Le parole del portoghese stuzzicano la fantasia. Ronaldo e Messi in Italia. Qualcuno obietterà che sono a fine carriera, ma non sono giocatori normali. Due marziani che fanno del professionismo il loro valore assoluto. L’ingrediente fondamentale per tener vivo il talento da fuoriclasse. Già, ma con CR7 alla Juve, Messi dove andrebbe? Domanda, oggi, senza una risposta univoca. L’ex Real Madrid è andato nell’unica squadra italiana che aveva la consistenza economica per comprarlo (a prezzo quasi di saldo, 100 milioni, ingaggio a parte). Sogni a parte, solo un’altra squadra oggi avrebbe i mezzi, in teoria, per portare l’argentino in Italia. L’Inter con il colosso Suning. La più seria accreditata, nei prossimi anni, a interrompere il dominio della Juventus, soprattutto dopo l’arrivo di Marotta. Ma c’è da fare i conti con i paletti dell’Uefa, che già in questi anni ha acceso i suoi riflettori sui bilanci dei nerazzurri. Solo una suggestione, invece, immaginare un Messi che ripercorre le gesta del Pibe de Oro a Napoli. Fuori classifica Roma e Milan.

Messi in Italia e all’Inter: solo suggestione?

 

La Pulce, in questo modo, colmerebbe quell’unica differenza che lo separa da Cristiano. Uno ha giocato solo nel Barcellona, l’altro ha girato tra Portogallo, Inghilterra, Spagna e Italia. Sarà la molla per accettare la sfida nel campionato italiano?

Immaginate che Leo Messi giochi in Italia, a voi la libera scelta del club. Fantacalcio? No, se pensate a quanto successo con Cristiano Ronaldo, sì se pensate di comprarlo all’asta. La scena è la seguente: Messi in Italia, in una giornata fantacalcistica. La sua squadra perde in casa, ma l’arbitro gli assegna erroneamente un gol nel referto ufficiale. Se avete la Pulce nella vostra squadra, gongolate per la gaffe arbitrale. Se ce l’avete contro, maledite il direttore di gara e la Lega che gli assegna il gol.

Fantacalcio? Nuovamente no, perché è quanto accaduto davvero in Spagna. Non sappiamo se la storia sia realmente successa nel fantasy game più conosciuto in Italia, ma nel calcio reale questo racconto corrisponde alla dura verità. Domenica scorsa il Barcellona ha perso (inaspettatamente) in casa contro il Betis Siviglia, fresco avversario del Milan in Europa League. 0-2 nel primo tempo con le reti di Junior e Joaquin, tentativo di rimonta blaugrana nel secondo tempo proprio con Messi fermata dai sigilli di Giovani e Canales. A nulla valgono i centri di Arturo Erasmo e del numero 10 argentino nel finale. Ebbene, la doppietta di Messi è ugualmente arrivata ma, secondo l’arbitro Lahoz, il fuoriclasse avrebbe segnato un gol già nel primo tempo, al 22’. Un momentaneo pareggio (1-1) che in realtà non c’è mai stato.

Il referto con il presunto gol di Messi al 22′

La svista è stata riportata sul referto ufficiale del match, poi pubblicato online sul sito della Federazione spagnola. L’errore è stato visibile per diverse ore prima che diventasse virale venendo corretto. L’abbaglio arbitrale, questa volta solo di trascrizione, è abbastanza clamoroso visto che Antonio Mateu Lahoz è un direttore di gara esperto, avendo arbitrato gare di Champions League, dei Mondiali oltre che quelle in patria. Eppure, ha visto un gol che non c’era, per la gioia di chi aveva Messi in squadra nella propria fantasquadra e gli improperi di chi l’aveva contro. Ma è solo fantacalcio giusto? No, questa volta no.

 

Non sappiamo se la Treccani creerà il neologismo Mourinhate seguendo la scia delle parole Cassanate, Sarrismo o Tottilatria, certo però con il gesto di ieri sera Josè Mourinho aggiunge un’altra “sceneggiata” alla lista della sua carriera da allenatore.

Al fischio finale tra Juventus – Manchester United il tecnico portoghese ha risposto agli sfottò del pubblico juventino durante il match, con un gesto che ha fatto discutere. Mano vicino all’orecchio a significare “Non vi sento! Non parlate più?”. Un’azione che ha fatto innervosire i tifosi juventini e anche i calciatori (su tutti Leonardo Bonucci) hanno voluto frenare il tecnico per l’esagerazione del suo comportamento. Anche il giornale sportivo inglese Sun sport non l’ha presa bene.

In realtà anche all’andata c’è stato qualcosa di simile. Fischi continui da parte dei tifosi juventini in trasferta all’Old Trafford per i suoi trascorsi all’Inter e il tecnico lusitano che al termine del match alza la mano destra indicando il numero tre, in ricordo del triplete nerazzurro del 2010 non ancora riuscito invece alla Juventus. Stesso gesto del numero tre alzato qualche giorno prima anche in Premier League allo Stamford Bridge di Londra tra Chelsea e i Red Devils. Mourinho risponde ai fischi del pubblico ricordando che lui è l’allenatore più vincente dei blues con i suoi tre titoli nazionali.

Mourinho che, con le tre dita, ricorda ai tifosi blues i titoli nazionali vinti col Chelsea

Ancora contro il Chelsea un altro show di questi livelli s’è tenuto quando sulla panchina blues sedeva Antonio Conte. I due pare non si amino alla follia e ciò o si è visto in campo in alcuni match tra i Red Devils e il Chelsea di Premier. Allo Stamford Bridge, finisce 4-0 e l’ex interista esplode nel finale avvicinandosi al collega dicendogli all’orecchio, ma in maniera evidente, che “no, così non va, non si esulta in questo modo, è mancanza di rispetto nei confronti dell’avversario sconfitto”.
In FA Cup avviene invece un vero e proprio faccia a faccia davanti al quarto uomo. Lo scontro continua negli spogliatoi, a quanto pare, nuovo contatto ravvicinato. E a fine gara ennesimo siluro del portoghese, stavolta contro i propri ex tifosi: “Io Giuda? Sì, ma Giuda number 1”.

Il “caldo” confronto con Antonio Conte

REAL MADRID

Ma non è la prima volta che il lusitano si rende protagonista di uscite poco eleganti. Se lo ricordano bene in Spagna soprattutto i tifosi del Barça, quando era sulla panchina dei blancos. Al termine della partita di Supercoppa di Spagna tra Real Madrid – Barcellona, vinta dai catalani per 3-2, scatta una rissa tra calciatori e panchine. Mourinho va fuori di sé e aggredisce il vice di Guardiola, Tito Vilanova, con un dito nell’occhio che gli costarono due turni di stop.

Il dito nell’occhio di Vilanova dopo il match di Supercoppa di Spagna

Da ricordare anche i “Porqué?” ancora dopo un’eliminazione del suo Real contro il Barcellona. I vari perché dopo la partita per le tante scelte sbagliate dell’arbitro del match.

INTER

Tanti i successi con l’Inter ma anche molte scenette del portoghese sia in campo che fuori. Su tutte il famoso gesto delle manette contro la Sampdoria a san Siro pareggiato 0-0. Per i nerazzurri due espulsioni, gesto a favore di telecamera e quindi polemica contro la classe arbitrale, accusata di aver un diverso riguardo con le altre squadre. Il portoghese prese tre giornate di squalifica e 40 mila euro di multa.

Il famoso gesto delle manette durante il match Inter – Sampdoria

Altro capitolo è stato lo show al Camp Nou nella semifinale di ritorno contro il Barcellona del 2010. Una serata ricca di episodi: dall’ingresso in campo per il riscaldamento a prendersi insulti dal pubblico per fare da scudo ai suoi giocatori, al siparietto con Guardiola e Ibrahimovic in cui va a mettere pressione durante un confronto tattico, alla corsa finale sotto il settore ospiti con tanto di lite con il portiere Valdes.

PORTO

Per trovare una storica scenetta in casa Porto, dobbiamo fare un tuffo alla finale di Champions League vinta nel 2004. José Mourinho non appena riceve la medaglia per la vittoria, scatta una foto con i suoi calciatori e fugge via sfilandosi il simbolo della vittoria. Gesto molto forte che significò l’addio del tecnico dalla panchina lusitana, lo aspettava a braccia aperte Abramovich a Londra.

Il suo addio al Porto dopo la finale di Champions League 2004

È sbarcato a Milano nel 2010 quando aveva solo 18 anni e pagato 3,5 milioni di euro dal Vasco de Gama, oggi ci ritorna in Champions League dopo 6 anni in cui ha giocato a Liverpool e ora al Barcellona, come uno dei giocatori più forti del mondo.

È Philippe Coutinho, brasiliano classe 1992, arrivato in Europa proprio grazie all’Inter che lo pesca nel campionato carioca e che, dopo il compimento della maggiore età, lo inserisce in prima squadra. Il piccolo brasiliano è un ragazzo timido di poche parole ma che con i piedi riesce a farsi notare, soprattutto in allenamento. È l’Inter post triplete, con campioni di altro calibro e con un nuovo allenatore, Rafa Benitez, che punta molto sui veterani.

Philippe Coutinho ai tempi dell’Inter

Il suo debutto ufficiale con la maglia nerazzurra è nel match di Supercoppa Europea perso contro l’Atletico Madrid. Nonostante la sconfitta ovviamente per Coutinho quella è stata comunque una partita indimenticabile, che ha sancito il suo inizio in Europa.

Così come indimenticabile il suo primo gol con la maglia nerazzurra nel match vinto 3-1 contro la Fiorentina l’8 maggio 2011. Un bella rete direttamente da punizione con un bel destro oltre la barriera e portiere polacco Boruc battuto.

Durante l’avventura nerazzurra c’è stata anche la prima esperienza in Spagna sempre a Barcellona. Un prestito di sei mesi all’Espanyol in cui ha giocato 16 partite, realizzando 5 gol. Una coincidenza per il fantasista brasiliano, non avrebbe mai immaginato che poi sarebbe ritornato nella città catalana ma nella squadra più forte a un prezzo da capogiro.

E talento e soldi sono i veri rammarichi per l’Inter. Farsi sfuggire un talento puro a pochi euro, è stato venduto al Liverpool per 10 milioni, è stata una grave pecca della società.

Con i reds il brasiliano esplode e diventa il protagonista principale della squadra di Klopp. Lo scorso gennaio il passaggio ai blaugrana dove ora gioca con regolarità anche se più a ritroso. Inoltre è punto fisso del Brasile, oramai la Selecao non può fare a meno di lui.

Il pubblico di san Siro lo accoglierà con affetto e anche il brasiliano certo non cancellerà mai il periodo milanese dove è cresciuto.

La cavalcata nerazzurra ha trasmesso serenità all’ambiente interista e voglia ai tifosi, ed è per questo che a san Siro ci sarà il pubblico delle occasioni in vista del match contro il Genoa.

Oltre 65mila persone sugli spalti del Meazza a guidare la banda di mister Spalletti nel cammino in campionato. Un tifo che in realtà non è mai mancato nel corso delle ultime stagioni. In effetti l’Inter è la squadra che conta più tifosi presenti allo stadio di tutta la Serie A.

A sfidare l’Inter un Genoa rammaricato dalla sconfitta all’ultimo minuto contro il Milan, sempre a san Siro. I rossoblù hanno rallentato un po’, così come ha rallentato il polacco Piątek, a secco da tre giornate.

Il tecnico Spalletti dovrebbe puntare a un ampio turnover in vista della sfida di Champions League in casa contro il Barcellona di martedì sera.
Fuori Icardi dentro Lautaro Martinez in attacco, a centrocampo dovrebbe rifiatare l’uruguaiano Vecino per fare spazio a Gagliardini (fuori dalla lista Champions), mentre Joao Mario, che tanto bene ha fatto contro la Lazio, dovrebbe agire sulla trequarti al posto di Nainggolan. Il belga è stato convocato dopo l’infortunio patito al derby, non è da escludere che Spalletti gli faccia giocare qualche minuto in vista proprio della partita contro i catalani.
In difesa dovrebbe avere spazio il brasiliano Dalbert al posto di Asamoah.

Mister Juric, invece, dovrebbe optare per Zukanovic al posto dello squalificato Criscito, ma la novità potrebbe essere un grande ex Inter come Goran Pandev. Il macedone, grande protagonista del triplete nerazzurro del 2010, potrebbe essere la sorpresa d’attacco per il Genoa al posto di Kouamé o di Piątek. Proprio il polacco è al centro dei desideri di molti club italiani ed europei, tra questi anche l’Inter.

Il macedone Goran Pandev, uno degli eroi del triplete nerazzurro del 2010

Certo non sarebbe la prima volta che i due club intavolerebbero una trattativa. Gli storici passaggi di Thiago Motta e di Diego Milito che tanta fortuna hanno portato ad Appiano Gentile, ma anche operazioni come Ranocchia e il giovane Salcedo per la Primavera.
A Genova sono andati appunto Pandev, l’attuale portiere Radu o l’ex Burdisso.

Il 30 maggio scorso Julen Lopetegui è saldamente accomodato sulla panchina della Nazionale spagnola. Mancano circa due settimane all’inizio dei Mondiali di Russia 2018 e le Furie Rosse nutrono ambizioni molto importanti per il torneo. In quegli stessi giorni il Real Madrid festeggia la terza Champions League consecutiva dopo la finale contro il Liverpool, la sua tredicesima totale. Sono, ancora per poco, i merengues di Cristiano Ronaldo in campo e Zinedine Zidane come tecnico. Cinque mesi dopo Lopetegui è stato esonerato dal Real dopo aver abbandonato la Spagna poco prima dell’inizio dei Mondiali. Cristiano Ronaldo continua a segnare con la sua nuova squadra, la Juventus. Zinedine Zidane viaggia per il mondo, godendosi per il momento il suo anno sabbatico.


Il mondo alla rovescia dell’ex portiere del Barcellona inizia il 12 giugno. La Casa Blanca dà l’annuncio: sarà Lopetegui a raccogliere il timone di Zidane al Santiago Bernabeu. La notizia scuote la federazione spagnola, a pochi giorni dall’esordio iridato contro il Portogallo. Luis Rubiales, presidente della Royal Spanish Football Federation, non nasconde la sua irritazione. Solo venti giorni prima il ct aveva rinnovato il suo contratto con la Nazionale. Il numero 1 federale decide subito il ribaltone: via Lopetegui, viene chiamato in fretta e furia Fernando Hierro. Il finale estivo della storia lo conosciamo: la Spagna va fuori ai rigori agli ottavi di finale contro la Russia. L’ormai ex commissario tecnico viene presentato in pompa magna dal Real Madrid.

La presentazione al Santiago Bernabeu

I problemi per Lopetegui iniziano sin da subito. Ad agosto i campioni d’Europa perdono la Supercoppa europea contro l’Atletico Madrid per 2-4 dopo i tempi supplementari. Il Madrid non perdeva una finale internazionale dal 2000 contro il Boca Juniors in Coppa Intercontinentale. Nella Liga le cose non vanno meglio, anzi. Dopo dieci giornate i blancos sono noni in classifica, a 14 punti con 7 lunghezze di svantaggio dal Barcellona capolista (l’anno scorso Zidane era a -8 dal primo posto nello stesso momento della stagione)

E proprio nel Clasico il Real è incappato in un pesantissimo 1-5, nelle ultime 5 gare i merengues hanno raccolto solo un punto con un digiuno di gol di otto ore. In Champions, nel girone G, il primato è condiviso con la Roma a 6 punti, ma pesa la sconfitta esterna contro il Cska Mosca per 0-1.

La pesante sconfitta per 1-5 nel Clasico è stata decisiva per l’esonero

Calo nelle motivazioni, mercato deficitario, scarsa condizione dei big. Lopetegui paga sulla sua pelle l’anno post Mondiale e la fisiologica stanchezza mentale dopo tre anni, soprattutto europei, sempre al top. Non solo, gli addii di CR7 e Zidane hanno pesantemente mutato gli equilibri tecnici e di amalgama dello spogliatoio. Così Florentino Perez ha deciso: via l’allenatore, senza neanche troppi complimenti nel comunicato di esonero.

Questa decisione, presa con la massima responsabilità, ha il fine di cambiare la dinamica della squadra quando sono ancora raggiungibili tutti gli obiettivi stagionali. La giunta direttiva ritiene che ci sia una grande sproporzione tra la qualità della rosa del Real Madrid, che vanta 8 giocatori candidati al Pallone d’Oro, una cosa senza precedenti nella storia del club, e i risultati ottenuti sinora.

Silurata per il momento l’ipotesi Antonio Conte, non troppo gradito nello spogliatoio, dal capitano Sergio Ramos al portiere Thibaut Courtois. La panchina è affidata a Santiago Solari, ex calciatore di Real e Inter e oggi allenatore del Castilla, la seconda squadra del Madrid. Regolamento alla mano, il neotecnico ha 15 giorni di tempo per convincere la giunta direttiva del club a confermarlo. Sullo sfondo ci sono Roberto Martinez, ct del Belgio e un clamoroso ritorno di Josè Mourinho il prossimo anno.


Nella seconda era Perez, dal 2009 al 2018, si sono susseguiti sette allenatori: Pellegrini, Mourinho, Ancelotti, Benitez, Zidane, Lopetegui, Solari. Nella prima epoca presidenziale, 2000-2006, c’erano stati sei tecnici in sei anni: Del Bosque, Queiroz, Camacho, Remon, Luxemburgo, Lopez Caro.

Nel frattempo a Julen Lopetegui farebbe bene una vacanza, per riflettere sulle sue scelte poco felici negli ultimi 5 mesi. La speranza è che non reagisca come nel 2006, quando era opinionista televisivo per i Mondiali di Germania.

 

Da quanto Cristiano Ronaldo è arrivato in Spagna, ovvero dalla stagione 2009/2010, uno tra CR7 e Leo Messi ha sempre partecipato al Clasico tra Real Madrid e Barcellona. Ma con il portoghese passato alla Juventus e con la Pulce infortunata al braccio, per la prima volta dopo quasi un decennio, non ci saranno le due stelle al Nou Camp nella supersfida spagnola e mondiale. Il 27 ottobre 2018, infatti, passerà alla storia come un incubatore del calcio del domani,  di una nuova era della Liga.

Una feroce competizione, un feroce dualismo combattuto su tutti i fronti, Pallone d’Oro compreso. E’ come se Cristiano Ronaldo non sarebbe mai potuto essere questo Cristiano Ronaldo senza la sfida a distanza con Messi. E viceversa. Per tornare ad una sfida senza i due totem del calcio contemporaneo bisogna andare al 23 dicembre 2007, quando al Nou Camp il Real Madrid di Bernd Schuster trionfò grazie al goal di Julio Baptista e si tratta della rete più importante delle 13 il centrocampista brasiliano nelle 77 partite con la maglia blanca. Dopo 3962 giorni, dunque.

Messi non giocò quella partita a causa di un problema al bicipite femorale della gamba sinistra mentre Cristiano Ronaldo quello stesso pomeriggio formava un attacco con Wayne Rooney e Carlos Tevez nella sfida all’Old Trafford tra Manchester United e Everton. Se il numero 10 del Barça è il capocannoniere di sempre del big match (26 goal in 38 partite), Cristiano ha scelto il Nou Camp come stadio preferito in Spagna e ha segnato 12 reti nei duelli diretti in casa blaugrana.

Sembra Holly e Benji, ma è accaduto davvero in Champions League. Marcelo Brozovic, nel secondo tempo di Barcellona Inter, ha escogitato qualcosa di geniale per fermare la punizione blaugrana. Non c’era Messi, infortunato nella gara di Liga con il Siviglia, ma il pericolo era comunque grosso. Sulla palla il pistolero Luis Suarez, che calciato la palla rasoterra. Il centrocampista croato, posizionato dietro la barriera, si è lanciato in scivolata nello stesso momento del tiro. Il pallone è stato intercettato proprio dalla schiena di Brozovic, sventando così un’occasione per i padroni di casa. Poco male per la squadra di Valverde, che ha poi raddoppiato con Jordi Alba chiudendo il match 2-0.

 

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Ecco a voi la mossa del coccodrillo 🐊 #epicbrozo 🤔

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Il gesto dell’interista, diventato subito virale, resta comunque pittoresco anche se ha avuto nella storia i suoi emuli. Ecco i casi più particolari.

Il rigore di seconda – Sempre al Camp Nou, il 14 febbraio 2016, Messi e Suarez hanno sperimentato con successo il rigore di seconda contro il Celta Vigo. Questo tipo di gesto non è vietato dal regolamento ma resta comunque rischioso se non calciato bene.

Il precedente più famoso è Ajax Helmond Sport del 1982. Il penalty è passato alla storia perché si è trattato di un vero proprio triangolo tra Johan Cruyff e Jesper Olsen.

Attenzione perché la scelta di battere in questo modo un calcio di rigore può anche essere eseguito male. Chiedere a Pires e a Henry. Durante Arsenal Manchester City del 2005 il duo dei Gunners fu protagonista di una scena comica che non fece onore al loro talento.

Lo scorpione Higuita – La prodezza più curiosa su un campo di calcio è probabilmente la mossa dello scorpione del portiere colombiano. René Higuita, che in carriera realizzò anche 45 gol, preferiva parare con i piedi piuttosto con le mani. Ma il suo modo di intercettare i palloni era assolutamente fuori dal comune.

Cuauhtémoc Blanco – Stringere il pallone tra i piedi, saltare e lasciare al palo gli avversari. La trovata bizzarra era del messicano Blanco che brevettò la cosiddetta cuauhtemiña.

La buca di Maspero – 14 ottobre 2001, stadio Delle Alpi di Torino, derby tra Juventus e granata. Bianconeri avanti 3-0 nel primo tempo, prima di subire la clamorosa rimonta del Toro fino al 3-3. All’89’ la Juve ha la possibilità di vincere la partita con un rigore. Prima della battuta di Salas, Maspero si avvicina al dischetto e inizia a scavare una piccola buca. Il cileno non si accorge di niente e, forse anche a causa di quella zolla, calcia alto il rigore della possibile vittoria.

I calci piazzati del Catania – Le punizioni e i calci da fermo del Catania di Walter Zenga (2008-2009) sono diventati un must della categoria “stranezze del calcio”. Tutto merito di Gianni Vio, assistente del tecnico, pioniere della cosiddetta “confusione organizzata”. Secondo Vio, solo su calcio d’angolo, esistono 4830 soluzioni. Una delle varianti prevede anche il pantaloncino abbassato per distrarre il portiere.

 

Sono passati 8 anni dall’ultima volta che si sono scontrati Barcellona e Inter. Era il 28 aprile 2010, gara di ritorno della semifinale di Champions al Camp Nou.

I catalani vinsero 1-0 ma a passare il turno fu l’Inter grazie al 3-1 di san Siro. Quell’Inter vincerà poi la coppa, oltre a campionato e coppa Italia.

La corsa di José Mourinho al termine del match contro il Barcellona nel 2010

Sono passati già oltre otto anni e molte cose sono cambiate, soprattutto in casa nerazzurra.

Dopo quel Triplete l’Inter ha avuto degli anni bui con allenatori che si sono susseguiti, la società che è stata venduta da Moratti e giocatori meteore non degni della storia nerazzurra. In rosa non è rimasto nessuno di quella favolosa annata.

Il Barcellona ha perso i due leader del centrocampo Xavi e Iniesta, sostituiti da altri campioni. Ci sono ancora Messi, Busquets e Piqué.

Proprio il difensore spagnolo è stato il marcatore di quell’ultimo match.

Ad oggi ce ne sono di cambiamenti. L’Inter è tornata in Champions (mancava dalla stagione 2012/13) e non ha certo gli uomini con elevata esperienza internazionale; e l’Inter ora ha Icardi, il capitano bomber capace di segnare due gol nelle prime due presenze in carriera.

Il Barcellona è ancora una squadra fortissima ovviamente guidata dal fuoriclasse Messi. La sua assenza, però, certamente si farà sentire perché ultimamente i blaugrana faticano molto senza la Pulce in campo. Il numero 10 starà fuori per qualche settimana a causa di una frattura al radio rimediata contro il Siviglia, nell’ultima di campionato.

A sostituire l’argentino, forse, l’ex di turno Rafinha. Il brasiliano, che ha dei bei ricordi all’Inter nella scorsa stagione, potrebbe essere la mossa a sorpresa di Valverde.

Nell’Inter sarà assente Nainggolan, uscito malconcio dal derby, mentre saranno quasi sicuramente titolari i croati Brozovic e Perisic, in dubbio fino a ieri.

Certi di un posto nella formazione iniziale sono due ex di spessore: capitan Icardi, cresciuto nelle giovani del Barça, e Philippe Coutinho, arrivato in Europa proprio grazie ai nerazzurri.

Mauro Icardi è stato il riferimento d’attacco per i catalani nella Primavera, ma non è mai  riuscito a esordire in prima squadra. Proprio per questo motivo ha deciso di trasferirsi a Genova nella Sampdoria.

Storia simile a quella di Icardi l’ha vissuta anche l’esterno Keita Baldé. Il senegalese ha militato nella cantera blaugrana per sei anni (dal 2006 al 2010). L’esperienza si è chiusa con dei contrasti con la società e a fiutare l’affare è stato poi Lotito.

Philippe Coutinho in maglia nerazzurra

Il brasiliano Coutinho, invece, nonostante le evidenti doti tecniche, non ha avuto modo di sfondare in nerazzurro. Con molti rimpianti è stato ceduto nel gennaio 2013 al Liverpool per poco più di 10 milioni (sarà poi acquistato dal Barcellona per 120 mln).

Stasera il match sarà tutto da vivere, l’Inter vuole continuare a stupire, il Barcellona vuole fare la voce grossa e prendersi il primo posto in solitaria del girone B. Il fattore Camp Nou certo non è da sottovalutare.

Il 16 settembre per lui è un giorno speciale. Nel 2012 segna il primo gol allo stadio Olimpico con la maglia della Roma nella sconfitta per 3-2 contro il Bologna; l’anno dopo al Tardini, contro il Parma, ancora in Serie A. Nel 2015 QUEL gol contro il Barcellona da centrocampo in una notte indimenticabile di Champions League. E poi, l’anno scorso, nel 2017, il ritorno dal primo minuto dopo il lungo infortunio. E proprio al lungo calvario, durato quasi un anno, pensa Alessandro Florenzi. I fantasmi sono ritornati in mente quando, contro l’Atalanta a fine agosto, ha sentito un dolore al ginocchio. Paura e terrore per un angoscia che l’ha cambiato:

 L’infortunio mi ha toccato, mi ha fatto crescere, pensare e vedere la vita sotto tanti aspetti. Ho sempre avuto la convinzione che ci sia una via di uscita per tutto e che ci sia sempre chi sta peggio di te. Io sono riuscito a tornare a fare quello che amo; ci sono bambini, ragazzi, che non hanno avuto la stessa fortuna

La mente si fa cupa, i pensieri grigi, il timore di stare lontano dai campi ancora per molto e, chissà, poter ritornare sperando di essere ancora utile. Di poter sfrecciare ancora sulla destra, lasciarsi andare a qualche incursione per sentirsi gridare “a bello de nonna!”. Per rimettersi in piedi dall’ultimo pesante infortunio ci vollero 325 giorni con una ricaduta, il crociato del ginocchio sinistro che cede nuovamente. Una traversata nel deserto, l’ha chiamata lui e riecco i fantasmi:

Ho avuto brutti pensieri, ho pensato a tutto il percorso fatto durante la riabilitazione, al post operatorio. Il pensiero è andato anche ai miei cari, a mia moglie che inevitabilmente non ho potuto aiutare con i bambini

Sua moglie Ilenia ha pubblicato sui social una foto assieme alla figlia Penelope e Florenzi. Lui sorride, al ginocchio ha solo un cerotto, segno che il suo nuovo rientro è alle porte. Nella partita di ripresa contro il Chievo dovrebbe potercela fare per la panchina. Per essere con la sua squadra il 16 settembre. Il suo giorno speciale.

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