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E anche El Niño si ritira. L’attaccante spagnolo, dopo la parentesi in Giappone, ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo. Un attaccante che, in 18 anni di carriera, ha segnato in primis la storia dell’Atletico Madrid e della nazionale spagnola, per poi farsi rispettare anche dai tifosi del Liverpool e del Chelsea.

Cresciuto a Madrid, ma con la maglia dei Colchoneros cucita addosso, a 35 anni dice basta col calcio giocato un altro grandissimo attaccante.

Quando ero piccolo in classe mia su 25 bambini 24 tifavano Real Madrid e solo uno Atletico…

Ha sempre voluto sottolineare le proprie origini e il fatto che la sua squadra madrilena era l’Atletico. Quell’attaccante dal viso da bambino che riusciva a fare gol bellissimi e a essere tremendamente decisivo. Con i Colchoneros ha fatto tutte le trafile prima di debuttare in prima squadra, tanto da diventare capitano già a 19 anni.

L’amore per la sua squadra ha fatto sì che, dopo le esperienze in Inghilterra e Italia (al Milan), tornasse a casa.

Alcuni momenti toccanti della carriera di Torres

Un gol magico con il suo Atletico

SI può definire tale la rete realizzata il 2 novembre 2003 contro il Betis. Al minuto 40 Jorge Larena  sventaglia una palla in aerea e Torres, colpendola al volo, riesce a insaccarla sotto l’incrocio opposto del portiere Contreras.

Gli anni ad Anfield

Nel 2007 passa ai Reds con cui gioca 4 stagioni. Il feeling con i tifosi della Kop è speciale, le sue esultanze sono tutte indirizzate alla parte più calda dello stadio. Sì perché non è stato il Liverpool vincente di ora, ma El Niño sfilava sotto la Kop come un vero torero. Potenza e tecnica, un vero grande attaccante, forse il migliore in quegli anni in Merseyside.
Indelebile nei ricordi di tutti i tifosi Reds il gol nella partita di Champions League contro l’Arsenal nel 2008.

Gli alti e bassi al Chelsea

Il passaggio ai Blues è stato a suon di milioni, ma Torres non ha avuto lo stesso impatto di Liverpool. A Londra non spicca il volo e sono più le critiche e le partite sottotono che tutto il resto. A differenza dei Reds i titoli arrivano (una Champions, un’Europa League, una Fa Cup) ma El Niño dello Stamford Bridge è diverso. Decisivo quando serve (come il gol contro il Barcellona in semifinale di Champions 2012) ma poco prolifico sul lungo periodo, con appena 20 gol in Premier in 3 anni e mezzo, nonostante le tante partite giocate.

Il ritorno a Madrid

Torna al Vicente Calderon quando già i Rojiblancos si avviano verso il Wanda Metropolitano, coronando forse il suo sogno più grande: vincere un trofeo con la sua squadra del cuore. La finale di Europa League al Parc Olympique di Lione, nel 2018, l’ha giocata solo allo scadere: una passerella per uno che all’Atletico ha dato tanto.

I successi con la Roja

Torres è stato protagonista dei successi della Spagna agli Europei 2008 e 2012 e al Mondiale del 2010. Decisivo con il gol in finale contro la Germania a Euro2008. A segno anche nella finale europea vinta contro l’Italia di Prandelli nel 2012. El Niño è l’unico spagnolo ad essere presente in tutte le finali, tra club e nazionale, che le sue squadre hanno disputato.

Era da novantanove anni che una partita di calcio femminile non registrava un così alto numero di spettatori. Stadio Wanda Metropolitano di Madrid, casa dell’Atletico: 60.739 spettatori muniti di biglietto  hanno riscritto la storia. Nella partita di campionato contro il Barcellona, poi vinta dalle calciatrici blaugrana per 2-0, si è infatti registrato il più alto numero di spettatori della storia dei club calcistici femminili. Quasi 61mila i paganti, un record che cancella – come scrive l’Atletico Madrid sul proprio sito ufficiale – il primato del Boxing Day inglese del lontanissimo 1920, quando al Goodison Park circa 53mila persone assistettero alla sfida tra Kerr’s Ladies e Helen’s Ladies.

 

Sono numeri impressionanti quelli del Wanda e dell’Atletico femminile. O almeno per noi italiani dove il calcio femminile è catalogato nel “dilettantismo”. Invece pensate che la capienza massima dello stadio è di 68mila posti a sedere, mentre la media tenuta dalla squadra maschile nella stagione 2017-18 è stata di 55.482 spettatori,  secondo la Uefa.

 

Un primato che batte anche il precedente record nel calcio femminile spagnolo, fatto registrare lo scorso gennaio nella Copa de la Reina (l’equivalente della Coppa del Re) con 48.121 spettatori per Athletic Bilbao-Atletico Madrid. Numero a sua volta inferiore ai più di 51mila che hanno assistito, sempre quest’anno, a Tigre-Monterrey della serie A messicana. Ora c’è un nuovo primato storico. E una bolgia che ha confermato ulteriormente la grande crescita del pallone al femminile.

Juventus Atletico Madrid si candida già a partita dell’anno, in attesa che la Champions arrivi in fondo. Le speranze di rimonta, il gufaggio degli anti juventini, l’hattrick di Cristiano Ronaldo, la rivincita di Allegri, la consacrazione di Bernardeschi, la debacle di Simeone. Ci sono tante storie dietro un match di 95 minuti che non è mai solo calcio. Gli editoriali e le pagelle dei quotidiani in edicola sono stati preceduti dai tweet in diretta e dopo la gara. A 30 anni dalla nascita del web, c’è una partweeta che si gioca parallelamente a quella in campo. Ne abbiamo scelti 10.

L’amore prima di tutto.


Scherza coi fanti.

Dal campo.


L’uomo robot.


Fair play.


Ve l’avevo detto.


La partita di Bernardeschi.


Gufaggio rimandato.


L’amuleto.

E allora la serie A?

«Obiezione vostro Onore». Il giusto processo alla Juventus è iniziato subito dopo il fischio finale del Wanda Metropolitano. Nella bufera finiscono tutti, a cominciare da Allegri. E’ mancata la mentalità per dare una sterzata a una partita dall’andamento prevedibile. Verticale contro orizzontale sarebbe stata la chiave giusta contro l’Atletico Madrid. Invece i bianconeri si sono adeguati al cholismo giocando sotto ritmo e con uno sterile giro palla. Ma la qualificazione non è chiusa. Il 12 marzo all’Allianz Stadium la remuntada è possibile. Il risultato, ostico, lascia ancora margini di speranza, a patto che la Juve faccia la Juve. Ecco perché nel ritorno tra tre settimane Allegri può spuntarla sugli spagnoli.

Cristiano Ronaldo

Ecco, si riparte proprio da qui. Perché mai come era accaduto prima la Signora ha in rosa il miglior giocatore al mondo (assieme a Messi). Uno che da solo ha vinto 5 Champions League, come ha ricordato polemicamente il portoghese ai colchoneros. Uno che da solo incarna la Coppa maledetta a Torino avendo segnato 122 reti, di cui 60 realizzate nella fase a eliminazione diretta. Un’animale da serate internazionali che non può certo limitarsi alla punizione deviata da Oblak dopo pochi minuti. Al ritorno CR7 sa come si fa. Chiedere informazioni al Wolfsburg, ad esempio. Edizione 2015/2016, quarti di finale. Dopo lo 0-2 dell’andata, il Real capovolge la situazione con una tripletta di Cristiano che fa fuori i tedeschi.

Effetto Stadium

Cosa significhi avere uno stadio caldo dalla propria parte lo ricorda proprio il Wanda Metropolitano. Il catino Atletico, teatro della prossima finale, ha trascinato la squadra di Simeone al 2-0 ottenuto nei minuti finali. Ma la Juventus ha la fortuna di avere un impianto che non è da meno. Più piccolo, ma che sa essere altrettanto infernale quando vuole. I numeri lo dicono: dal settembre 2011, solo tre squadre in Europa sono riuscite a vincere all’Allianz (Bayern Monaco, Real Madrid, Manchester United). In campionato la schiacciasassi Juventus ha costruito poi le sue fortune proprio in casa (solo Inter, Udinese, Fiorentina, Sampdoria e Lazio hanno vinto). Una buona rimonta inizia sempre dal dodicesimo uomo in campo.

Orgoglio ferito

Chi conosce la storia della Juventus sa la Signora ferita è un brutto avversario da incontrare. Perché difficilmente sbaglia due partite di seguito. E, in ogni caso, se eliminazione sarà, avverrà lasciando tutto quello che si ha in campo. L’orgoglio e il carattere che da sempre caratterizzano i bianconeri sono un’arma preziosa da sfoderare al ritorno. Basti ricordare cosa è accaduto lo scorso anno contro il Real Madrid. Dopo lo 0-3 a Torino la squadra era data spacciata da tutti. Al 94’ del Bernabeu il risultato era il medesimo, prima che Benatia e Oliver rovinassero tutto. Con una differenza: questa volta Cristiano Ronaldo gioca con la camiseta bianconera.

Una delle vittorie più belle della Juventus di Allegri in Europa l’hanno firmata loro. Mario Mandzukic e Alvaro Morata all’Etihad Stadium di Manchester contro il City. Blitz esterno (1-2) nella gara inaugurale della Champions 2015-2016 che, per i bianconeri, si sarebbe conclusa con i tempi supplementari negli ottavi a Monaco di Baviera. Oggi i due attaccanti si ritrovano di fronte uno contro l’altro nella sfida tra ex del Wanda Metropolitano (qui le quote Replatz). Uno, Mandzukic è rimasto a Torino e ha beneficiato più di tutti dell’arrivo di Cristiano Ronaldo. L’altro, Morata, è primo rientrato al Real Madrid, per poi emigrare a Londra con il Chelsea e tornare in Spagna, sponda Atletico.

Mario Mandzukic

Il 32 enne attaccante croato ha vissuto una sola stagione con i colchoneros, anno 2014-2015. Quarantatre presenze e venti gol. Un bottino niente male per il centravanti che, però, al Calderon, vecchio stadio dell’Atleti, non ha lasciato grandi ricordi. E dire che la partenza era stata col botto con la vittoria in Supercoppa spagnola contro gli odiati cugini del Madrid. Uno a zero con gol di Mario dopo due minuti, festeggiato da un giovanissimo Griezmann. Il cholismo sembra il vestito adatto per il guerriero ex Bayern, eppure Mandzukic fatica a sentire sulla sua pelle i colori dei colchoneros. Resta in Spagna un solo anno, prima di sbattere la porta e approdare a Torino dove sarebbe diventato uno dei leader della Juve di Allegri.

Alvaro Morata

Prodotto della cantera madrilena, Alvaro Morata arriva in bianconero pochi giorni dopo la tempesta che porta via Conte, sostituito da Massimiliano Allegri. Estate 2014, finisce il primo ciclo della Juve scudettata, se ne apre un altro con spiccate vocazioni europee. A 22 anni vive due stagioni con Madama, facendo coppia con Tevez il primo anno, Dybala e Mandzukic il secondo. E’ uno dei protagonisti della cavalcata della Juve in Champions fino alla finale di Berlino con gol in finale contro il Barca. Nel secondo anno decide la finale di Coppa Italia con avversario il Milan. Poi, nell’estate 2016 torna alla base merengues dove non riuscirà a mantenere le ottime premesse negli anni italiani.

In un campionato Sudamericano Under 20 ricco di talenti sta brillando la stella del neo arrivato in casa Parma, il 20enne uruguaiano Nicolás Schiappacasse.

Il numero 10 della Celeste sta ben figurando nel torneo Sub20 che si sta disputando in Cile. Dopo le prime tre giornate, l’Uruguay è al primo posto in classifica con 7 punti, con la punta centrale autore già di tre reti.

 

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Gracias Uruguay por dejarme vivir estos momentos! Seguimos por más 🙏🏻🇺🇾

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I ducali lo hanno ottenuto in prestito dall’Atletico Madrid nell’ultimo giorno di mercato.
Come già detto, Schiappacasse può giocare da centrale ma, come è più volte capitato nelle giovani della selezione uruguaiana, può agire anche come esterno a sinistra in un 4-3-3 o in un 4-2-3-1.

Per questo motivo, all’arrivo in Italia, l’allenatore gialloblu D’Aversa potrà dargli diverse chance da titolare o comunque a partita in corso, per dare fiato al tridente Gervinho-Inglese-Bibiany. Per lui ci sarà sicuramente un periodo di ambientamento con il calcio italiano, ma potrebbe essere una piacevole sorpresa anche e soprattutto in ottica fantacalcio.

Nonostante in Liga non abbia mai debuttato e l’esperienza in prestito al Majadahonda in Segunda División non sia stata delle migliori, il Parma ha voluto puntare su di lui e l’ambiente emiliano potrebbe essere un trampolino di lancio per questo attaccante di prospettiva.

Il meglio Nicolás Schiappacasse, sinora, l’ha dimostrato proprio con la selezione Under 20 uruguagia. Tre gol e vittoria del Sudamericano Sub-20 nel 2017, un gol e semifinale ai Mondiali Under 20 sempre nel 2017 e altre tre reti nell’attuale torneo.

Per i fantallenatori, il giovane sudamericano potrebbe essere una valida alternativa soprattutto se in squadra si ha un tra Gervinho, Inglese e Biabiany. Comunque sia sarebbe una bella scommessa.
C’è, inoltre, da sottolineare che lo stesso Schiappacasse potrebbe essere una pedina fondamentale anche per l’asta fantacalcistica della prossima stagione, dato che resterà nella società crociata fino al giugno 2020.

Chi ci farà un pensierino?

Sono due colpi importantissimi: Aaron Ramsey e Diego Godin, i primi acquisti di Juventus e Inter di questa sessione di mercato invernale.

In verità i due arriveranno a costo zero il prossimo giugno, così da essere protagonisti dalla prossima stagione. Un affare per entrambi i club, un po’ di amarezza per quei fantallenatori  che speravano in un loro arrivo già a gennaio per poter puntare su di loro e sistemare centrocampo o difesa.

Il gallese è stato il primo vero colpo di Paratici dopo la partenza di Marotta, l’uruguaiano è stato il primo acquisto nerazzurro con Marotta amministratore delegato dell’area sportiva. Un intreccio che vede ancora protagoniste Juventus e Inter.

AARON RAMSEY

Classe 1990, Aaron Ramsey è un grande innesto per i bianconeri, sempre in cerca di grandi campioni dopo l’arrivo di Ronaldo l’estate scorsa. Il centrocampista gallese è stato ed è tuttora uno degli uomini più rappresentativi dell’Arsenal. A Londra è arrivato da giovanissimo nel 2008, anche se dal 2011 è rimasto in pianta stabile tra le file dei Gunners.

Il suo valore di mercato è di 40 milioni di euro ed è per questo che per la Juventus è stato un affare. Con la maglia dell’Arsenal ha avuto un equilibrio tra gol e assist realizzati quasi perfetto. In 355 apparizioni ha messo a segno 62 reti e 63 assist (38 gol e 51 assist in Premier). Dal bonus facile il gallese sarà sicuramente uno dei centrocampisti più tirati alle prossime aste fantacalcistiche. Il 7 ottobre scorso ha regalato perle come questa nel derby contro il Fulham

Da qualche anno però si parla anche di “maledizione” dei gol di Ramsey. Se per i tifosi le sue reti sono una gioia, dall’altra fanno tremare il mondo intero, questo dovuto a bruttissime coincidenze legate alle reti messe a segno dal calciatore gallese. Maledizione partita dal 2009, ma che ovviamente non preoccupa i tifosi bianconeri.

DIEGO GODIN

Per sperare di ottenere il modificatore di difesa, beh allora l’anno prossimo potrete far affidamento su Diego Godin. All’Inter il difensore uruguaiano porterà sicuramente affidabilità ed esperienza internazionale. Se l’Atletico Madrid negli ultimi anni è una delle difese più rocciose d’Europa il merito è soprattutto del suo capitano. A quasi 33 anni è ancora molto affidabile ed è sicuramente un gran acquisto per i nerazzurri, i quali quasi sicuramente perderanno Miranda e Ranocchia, e con il dubbio Skriniar.
Godin, inoltre, è anche molto corretto e quindi pochi malus. In 484 presenze: 108 cartellini gialli, 3 doppie ammonizioni e 5 espulsioni.
I Colchoneros subiscono pochi gol e così i nerazzurri potranno continuare sulla scia di quest’anno dove il reparto arretrato sta ben figurando. Con5 clean sheets, è uno dei migliori d’Europa.  L’uruguaiano, inoltre, da un buon supporto anche in fase realizzativa: quest’anno sono già due i gol messi a segno.

Come da routine a Nyon , nel primo lunedì dopo gli ultimi match di Champions ed Europa League ci sono stati i sorteggi per le nostre squadre italiane impegnate nei due tornei.

In vista degli ottavi, grande sfida per la Juventus che, nonostante sia passata come prima nel proprio girone, se la vedrà contro gli spagnoli dell’Atletico Madrid, allenati dall’argentino Diego Pablo Simeone.

Una gara difficilissima per la squadra di Allegri che volerà prima al Wanda Metropolitano di Madrid il 20 febbraio, per poi disputare la gara di ritorno all’Allianz Stadium il 12 marzo.

Decisamente meglio è andata alla Roma nonostante fosse in seconda fascia. I giallorossi hanno pescato i lusitani del Porto. Una sfida alla portata per la squadra di Di Francesco che però non deve certamente sottovalutare.

Tornando ai bianconeri, l’ottavo di finale ha già un sapore forte dato che entrambe le squadre sono competitive a livello europeo. In effetti, nella lista delle formazioni di seconda fascia, i Colchoneros sicuramente sono tra i più pericolosi da affrontare. La squadra di Simeone è ad alti livelli da diversi anni con calciatori che possono risolvere il match con una giocata, su tutti il francese Griezmann. È un gruppo solido che si basa su buonissima base difensiva e con un centrocampo sia tosto che tecnico, come gli spagnoli Koke e Saul.
Non è la prima volta che Max Allegri affronta Simeone e, sinora, il tecnico livornese  ne è uscito vincitore. Stessa sorte per Cristiano Ronaldo. Il campione portoghese ha tantissime volte affrontato gli ex cugini ai tempi del Real Madrid, si in campionato che in Champions come nella finale del 2014 a Milano.

Per la Roma la strada può essere più che percorribile. I portoghesi non sono imbattibili, nonostante abbiano superato il girone con cinque vittorie e un pareggio, realizzando ben 15 gol subendone 6.

Per quanto riguarda i sorteggi per i sedicesimi di Europa League, Napoli e Inter (le due italiane escluse dalla Champions) sfideranno rispettivamente FC Zurigo e Rapid Vienna, più difficile l’impegno per la Lazio che giocherà contro il Siviglia. Le gare si disputeranno il 14 e il 21 febbraio prossimo. I partenopei saranno prima ospiti allo stadio Letzigrund della città svizzera, mentre i nerazzurri voleranno a Vienna. Gara d’andata casalinga, invece, per i biancocelesti partiti in seconda fascia. Inter e Napoli hanno la possibilità concreta di poter strappare il pass per gli ottavi della competizione, sicuramente più ardua la strada per gli uomini di Simone Inzaghi. Il Siviglia è una squadra forte a livello europeo e recentemente ha più volte già vinto il torneo (2013-2014, 2014-2015 e 2015-2016). In rosa ci sono vecchie conoscenze del calcio italiano come: Franco Vàzquez, Éver Banega, Simon Kjær, Luis Muriel e André Silva. Il Rapid Vienna non è una squadra che deve impensierire quella di Spalletti a maggior ragione ora che non sta vivendo un buon periodo anche in campionato, tanto da essere uscito sconfitto nettamente per 6-1 nel derby contro l’Austria Vienna. I nerazzurri hanno tutti i mezzi per poter passare il turno in maniera agevole. Il Napoli di Ancelotti, dopo aver affrontato in maniera egregia Paris Saint Germain e Liverpool in Champions League, non può minimamente pensare che gli svizzeri possano essere un ostacolo insormontabile. Tuttavia non è una squadra da sottovalutare e che la sconfitta della Juventus a Berna contro lo Young Boys faccia da lezione.

Ai nastri di partenza c’è sempre qualcun altro dato per favorito. Sistematicamente. Ci sono Cristiano Ronaldo e Messi e fin qui va bene. C’è Momo Salah dopo la roboante stagione passata con il Liverpool, ed è comprensibile anche questo. Però poi ci sono i vari Mbappé, Kane, Neymar, Lewandowski e così via. Antonie Griezmann parte sempre in seconda o in terza fila, anche se un Mondiale con la Francia l’ha vinto da protagonista, anche se ha solo 27 anni, anche se ha sollevato al cielo l’Europa League e la successiva Supercoppa europea. Il tutto nell’anno 2017-2018.

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E poi c’è il palcoscenico europeo per eccellenza, la Champions League. Il ragazzo nato a Mâcon c’è entrato di prepotenza e per la via lunga. Che significa segnare un gol memorabile al suo esordio non con la maglia di una squadra francese (sempre attenti alla crescita e a valorizzare i talenti “fatti in casa”), ma con la casacca del Real Sociedad. E’ il 28 agosto 2013, la squadra spagnola si gioca l’accesso alla Champions in un preliminare andata e ritorno contro l’Olympique Lione.

Allo Stade de Gerland, il match finisce 2-0 per gli ospiti con Le petit diable (il piccolo diavolo) che sblocca la gara al 17’ con un mezza rovesciata poco dentro l’area di rigore da far strabuzzare gli occhi a tutti i presenti allo stadio. E a far mordere le labbra anche a qualcuno della dirigenza del club transalpino.

Sì perché il piccolo Antonie è cresciuto a 70 chilometri da Lione e, prima di essere tesserato dalla Real Sociedad che lo vede nel 2005, all’età di 14 anni, in’amichevole giovanile, ha fatto di tutto per poter entrare nel club che ha visto giocare Benzema e Juninho Pernambucano (per citare i primi due). A ricordarlo è Gerard Bonneau, capo degli osservatori del Lione:

Non prendere Griezmann è stato il nostro più grande errore in molti anni, un errore storico. Veniva qui tutti i mercoledì, per giocare l’amichevole tra la nostra squadra e i ragazzi della zona che organizziamo al fine di trovare nuovi talenti, si faceva 70 chilometri per inseguire la nostra maglia. Alla fine abbiamo deciso di non tesserarlo, e due anni dopo è andato alla Real Sociedad. Non l’abbiamo scartato perché era troppo piccolo, la verità è che avevamo già tre giocatori del ’91 che promettevano molto bene

Erano Lacazette, Grenier e Tafer (che dal 2014 gioca nel San Gallo, in Svizzera, e ha scelto la nazionale algerina). Quella stessa estate Griezmann passa dalla Sociedad all’Atletico Madrid cucendo, giorno dopo giorno, piccole pezze di storia del club colchoneros. Non è un esiliato francese, non avrà il dente avvelenato, ma quando incontra un club connazionale, il piccolo diavolo sorride e si infiamma. Il 16 maggio 2018 durante la finale di Europa League, per esempio, sigla una doppietta che consente all’Atletico di vincere per 3-0 contro il Marsiglia.

Parte sempre in seconda o in terza fila, non viene considerato per la vittoria del Pallone d’Oro? Pazienza, tanto alla fine i trofei li alza Antonie.

L’Atletico Madrid è campione d’Europa (League): al Parc OL non c’è storia (o quasi), Griezmann riceve il titolo di MVP della finale trascinando i Colchoneros alla vittoria con una doppietta in quella che potrebbe essere l’ultima partita europea de ‘Le petit diable’ con la maglia bianco-rossa. Dopo un primo tempo giocato con buona intensità, l’atteggiamento dell’Olympique Marsiglia nella seconda parte di gara è arrendevole e ciò permette alla banda del Cholo Simeone di aver facilmente la meglio sugli uomini di Rudi Garcia: nella piovosa notte di Lione è  capitan Godin ad alzare al cielo il trofeo.

Griezmann
Fonte foto: Europa League official Twitter

La follia di Anguissa indirizza subito in discesa la gara dell’Atletico ed è un vero peccato perché fino a quel momento il camerunense stava facendo la differenza in mezzo al campo, togliendo molte certezze offensive agli spagnoli: poi quello stop sbagliato, Gabi che si avventa sul pallone e lo serve per Griezmann, chiamato al più facile dei gol. Il fato sa essere beffardo alle volte, a punire l’OM è proprio un francese, per giunta nativo di Mâcon, a poco più di cinquanta kilometri dal Parc OL. Il karma sembra aver definitivamente voltato le spalle ai transalpini quando dopo mezz’ora di gioco Dimitri Payet è costretto a dare forfait: il capitano, che aveva fatto di tutto per recuperare dalle noie muscolari che lo hanno tormentato nelle ultime due settimane, è costretto ad accasciarsi al suolo scoppiando in un pianto disperato che si trasforma molto presto in un tributo riservatogli dal pubblico presente; il suo infortunio alimenta il mistero legato al tocco della Coppa pre-partita e che, secondo leggende metropolitane, è sinonimo di cattivi presagi.

In avvio di ripresa i Colchoneros consolidano la propria supremazia ancora con Le Petit Diable: Koke pesca l’inserimento di Griezmann che accarezza tre volte il pallone prima di infilare con lo scavino Mandanda e avvicinare la partita verso la sua naturale conclusione. L’Olympique Marsiglia scivola via emotivamente dalla partita rendendo ancor più semplice il compito degli avversari: il diluvio torrenziale che si è abbattuto sul Parc OL non fa altro che dare un tono ancora più drammatico alla tragedia diretta da Rudi Garcia. La partita sembra poter cambiare rotta a dieci minuti dalla fine quando Mitroglou stacca di testa prendendo il tempo a Gimenez e indirizza il pallone alla destra di Oblak, il pallone centra il palo e spegne definitivamente le speranze di gloria dei transalpini. Capitan Koke mette anche il punto esclamativo: l’Europa League va all’Atletico Madrid che nei minuti di recupero concede la passerella d’onore anche a Fernando Torres.

Griezmann
Fonte foto: Alex Frosio official Twitter

Menzione d’onore per i meravigliosi tifosi dell’OM che hanno accompagnato la squadra da Marsiglia a Lione mostrando costantemente la loro passione e dimostrando ancora una volta che il titolo di tifoseria più calda di Francia non è stato assegnato casualmente.