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«Obiezione vostro Onore». Il giusto processo alla Juventus è iniziato subito dopo il fischio finale del Wanda Metropolitano. Nella bufera finiscono tutti, a cominciare da Allegri. E’ mancata la mentalità per dare una sterzata a una partita dall’andamento prevedibile. Verticale contro orizzontale sarebbe stata la chiave giusta contro l’Atletico Madrid. Invece i bianconeri si sono adeguati al cholismo giocando sotto ritmo e con uno sterile giro palla. Ma la qualificazione non è chiusa. Il 12 marzo all’Allianz Stadium la remuntada è possibile. Il risultato, ostico, lascia ancora margini di speranza, a patto che la Juve faccia la Juve. Ecco perché nel ritorno tra tre settimane Allegri può spuntarla sugli spagnoli.

Cristiano Ronaldo

Ecco, si riparte proprio da qui. Perché mai come era accaduto prima la Signora ha in rosa il miglior giocatore al mondo (assieme a Messi). Uno che da solo ha vinto 5 Champions League, come ha ricordato polemicamente il portoghese ai colchoneros. Uno che da solo incarna la Coppa maledetta a Torino avendo segnato 122 reti, di cui 60 realizzate nella fase a eliminazione diretta. Un’animale da serate internazionali che non può certo limitarsi alla punizione deviata da Oblak dopo pochi minuti. Al ritorno CR7 sa come si fa. Chiedere informazioni al Wolfsburg, ad esempio. Edizione 2015/2016, quarti di finale. Dopo lo 0-2 dell’andata, il Real capovolge la situazione con una tripletta di Cristiano che fa fuori i tedeschi.

Effetto Stadium

Cosa significhi avere uno stadio caldo dalla propria parte lo ricorda proprio il Wanda Metropolitano. Il catino Atletico, teatro della prossima finale, ha trascinato la squadra di Simeone al 2-0 ottenuto nei minuti finali. Ma la Juventus ha la fortuna di avere un impianto che non è da meno. Più piccolo, ma che sa essere altrettanto infernale quando vuole. I numeri lo dicono: dal settembre 2011, solo tre squadre in Europa sono riuscite a vincere all’Allianz (Bayern Monaco, Real Madrid, Manchester United). In campionato la schiacciasassi Juventus ha costruito poi le sue fortune proprio in casa (solo Inter, Udinese, Fiorentina, Sampdoria e Lazio hanno vinto). Una buona rimonta inizia sempre dal dodicesimo uomo in campo.

Orgoglio ferito

Chi conosce la storia della Juventus sa la Signora ferita è un brutto avversario da incontrare. Perché difficilmente sbaglia due partite di seguito. E, in ogni caso, se eliminazione sarà, avverrà lasciando tutto quello che si ha in campo. L’orgoglio e il carattere che da sempre caratterizzano i bianconeri sono un’arma preziosa da sfoderare al ritorno. Basti ricordare cosa è accaduto lo scorso anno contro il Real Madrid. Dopo lo 0-3 a Torino la squadra era data spacciata da tutti. Al 94’ del Bernabeu il risultato era il medesimo, prima che Benatia e Oliver rovinassero tutto. Con una differenza: questa volta Cristiano Ronaldo gioca con la camiseta bianconera.

Una delle vittorie più belle della Juventus di Allegri in Europa l’hanno firmata loro. Mario Mandzukic e Alvaro Morata all’Etihad Stadium di Manchester contro il City. Blitz esterno (1-2) nella gara inaugurale della Champions 2015-2016 che, per i bianconeri, si sarebbe conclusa con i tempi supplementari negli ottavi a Monaco di Baviera. Oggi i due attaccanti si ritrovano di fronte uno contro l’altro nella sfida tra ex del Wanda Metropolitano (qui le quote Replatz). Uno, Mandzukic è rimasto a Torino e ha beneficiato più di tutti dell’arrivo di Cristiano Ronaldo. L’altro, Morata, è primo rientrato al Real Madrid, per poi emigrare a Londra con il Chelsea e tornare in Spagna, sponda Atletico.

Mario Mandzukic

Il 32 enne attaccante croato ha vissuto una sola stagione con i colchoneros, anno 2014-2015. Quarantatre presenze e venti gol. Un bottino niente male per il centravanti che, però, al Calderon, vecchio stadio dell’Atleti, non ha lasciato grandi ricordi. E dire che la partenza era stata col botto con la vittoria in Supercoppa spagnola contro gli odiati cugini del Madrid. Uno a zero con gol di Mario dopo due minuti, festeggiato da un giovanissimo Griezmann. Il cholismo sembra il vestito adatto per il guerriero ex Bayern, eppure Mandzukic fatica a sentire sulla sua pelle i colori dei colchoneros. Resta in Spagna un solo anno, prima di sbattere la porta e approdare a Torino dove sarebbe diventato uno dei leader della Juve di Allegri.

Alvaro Morata

Prodotto della cantera madrilena, Alvaro Morata arriva in bianconero pochi giorni dopo la tempesta che porta via Conte, sostituito da Massimiliano Allegri. Estate 2014, finisce il primo ciclo della Juve scudettata, se ne apre un altro con spiccate vocazioni europee. A 22 anni vive due stagioni con Madama, facendo coppia con Tevez il primo anno, Dybala e Mandzukic il secondo. E’ uno dei protagonisti della cavalcata della Juve in Champions fino alla finale di Berlino con gol in finale contro il Barca. Nel secondo anno decide la finale di Coppa Italia con avversario il Milan. Poi, nell’estate 2016 torna alla base merengues dove non riuscirà a mantenere le ottime premesse negli anni italiani.

In un campionato Sudamericano Under 20 ricco di talenti sta brillando la stella del neo arrivato in casa Parma, il 20enne uruguaiano Nicolás Schiappacasse.

Il numero 10 della Celeste sta ben figurando nel torneo Sub20 che si sta disputando in Cile. Dopo le prime tre giornate, l’Uruguay è al primo posto in classifica con 7 punti, con la punta centrale autore già di tre reti.

 

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Gracias Uruguay por dejarme vivir estos momentos! Seguimos por más 🙏🏻🇺🇾

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I ducali lo hanno ottenuto in prestito dall’Atletico Madrid nell’ultimo giorno di mercato.
Come già detto, Schiappacasse può giocare da centrale ma, come è più volte capitato nelle giovani della selezione uruguaiana, può agire anche come esterno a sinistra in un 4-3-3 o in un 4-2-3-1.

Per questo motivo, all’arrivo in Italia, l’allenatore gialloblu D’Aversa potrà dargli diverse chance da titolare o comunque a partita in corso, per dare fiato al tridente Gervinho-Inglese-Bibiany. Per lui ci sarà sicuramente un periodo di ambientamento con il calcio italiano, ma potrebbe essere una piacevole sorpresa anche e soprattutto in ottica fantacalcio.

Nonostante in Liga non abbia mai debuttato e l’esperienza in prestito al Majadahonda in Segunda División non sia stata delle migliori, il Parma ha voluto puntare su di lui e l’ambiente emiliano potrebbe essere un trampolino di lancio per questo attaccante di prospettiva.

Il meglio Nicolás Schiappacasse, sinora, l’ha dimostrato proprio con la selezione Under 20 uruguagia. Tre gol e vittoria del Sudamericano Sub-20 nel 2017, un gol e semifinale ai Mondiali Under 20 sempre nel 2017 e altre tre reti nell’attuale torneo.

Per i fantallenatori, il giovane sudamericano potrebbe essere una valida alternativa soprattutto se in squadra si ha un tra Gervinho, Inglese e Biabiany. Comunque sia sarebbe una bella scommessa.
C’è, inoltre, da sottolineare che lo stesso Schiappacasse potrebbe essere una pedina fondamentale anche per l’asta fantacalcistica della prossima stagione, dato che resterà nella società crociata fino al giugno 2020.

Chi ci farà un pensierino?

Sono due colpi importantissimi: Aaron Ramsey e Diego Godin, i primi acquisti di Juventus e Inter di questa sessione di mercato invernale.

In verità i due arriveranno a costo zero il prossimo giugno, così da essere protagonisti dalla prossima stagione. Un affare per entrambi i club, un po’ di amarezza per quei fantallenatori  che speravano in un loro arrivo già a gennaio per poter puntare su di loro e sistemare centrocampo o difesa.

Il gallese è stato il primo vero colpo di Paratici dopo la partenza di Marotta, l’uruguaiano è stato il primo acquisto nerazzurro con Marotta amministratore delegato dell’area sportiva. Un intreccio che vede ancora protagoniste Juventus e Inter.

AARON RAMSEY

Classe 1990, Aaron Ramsey è un grande innesto per i bianconeri, sempre in cerca di grandi campioni dopo l’arrivo di Ronaldo l’estate scorsa. Il centrocampista gallese è stato ed è tuttora uno degli uomini più rappresentativi dell’Arsenal. A Londra è arrivato da giovanissimo nel 2008, anche se dal 2011 è rimasto in pianta stabile tra le file dei Gunners.

Il suo valore di mercato è di 40 milioni di euro ed è per questo che per la Juventus è stato un affare. Con la maglia dell’Arsenal ha avuto un equilibrio tra gol e assist realizzati quasi perfetto. In 355 apparizioni ha messo a segno 62 reti e 63 assist (38 gol e 51 assist in Premier). Dal bonus facile il gallese sarà sicuramente uno dei centrocampisti più tirati alle prossime aste fantacalcistiche. Il 7 ottobre scorso ha regalato perle come questa nel derby contro il Fulham

Da qualche anno però si parla anche di “maledizione” dei gol di Ramsey. Se per i tifosi le sue reti sono una gioia, dall’altra fanno tremare il mondo intero, questo dovuto a bruttissime coincidenze legate alle reti messe a segno dal calciatore gallese. Maledizione partita dal 2009, ma che ovviamente non preoccupa i tifosi bianconeri.

DIEGO GODIN

Per sperare di ottenere il modificatore di difesa, beh allora l’anno prossimo potrete far affidamento su Diego Godin. All’Inter il difensore uruguaiano porterà sicuramente affidabilità ed esperienza internazionale. Se l’Atletico Madrid negli ultimi anni è una delle difese più rocciose d’Europa il merito è soprattutto del suo capitano. A quasi 33 anni è ancora molto affidabile ed è sicuramente un gran acquisto per i nerazzurri, i quali quasi sicuramente perderanno Miranda e Ranocchia, e con il dubbio Skriniar.
Godin, inoltre, è anche molto corretto e quindi pochi malus. In 484 presenze: 108 cartellini gialli, 3 doppie ammonizioni e 5 espulsioni.
I Colchoneros subiscono pochi gol e così i nerazzurri potranno continuare sulla scia di quest’anno dove il reparto arretrato sta ben figurando. Con5 clean sheets, è uno dei migliori d’Europa.  L’uruguaiano, inoltre, da un buon supporto anche in fase realizzativa: quest’anno sono già due i gol messi a segno.

Come da routine a Nyon , nel primo lunedì dopo gli ultimi match di Champions ed Europa League ci sono stati i sorteggi per le nostre squadre italiane impegnate nei due tornei.

In vista degli ottavi, grande sfida per la Juventus che, nonostante sia passata come prima nel proprio girone, se la vedrà contro gli spagnoli dell’Atletico Madrid, allenati dall’argentino Diego Pablo Simeone.

Una gara difficilissima per la squadra di Allegri che volerà prima al Wanda Metropolitano di Madrid il 20 febbraio, per poi disputare la gara di ritorno all’Allianz Stadium il 12 marzo.

Decisamente meglio è andata alla Roma nonostante fosse in seconda fascia. I giallorossi hanno pescato i lusitani del Porto. Una sfida alla portata per la squadra di Di Francesco che però non deve certamente sottovalutare.

Tornando ai bianconeri, l’ottavo di finale ha già un sapore forte dato che entrambe le squadre sono competitive a livello europeo. In effetti, nella lista delle formazioni di seconda fascia, i Colchoneros sicuramente sono tra i più pericolosi da affrontare. La squadra di Simeone è ad alti livelli da diversi anni con calciatori che possono risolvere il match con una giocata, su tutti il francese Griezmann. È un gruppo solido che si basa su buonissima base difensiva e con un centrocampo sia tosto che tecnico, come gli spagnoli Koke e Saul.
Non è la prima volta che Max Allegri affronta Simeone e, sinora, il tecnico livornese  ne è uscito vincitore. Stessa sorte per Cristiano Ronaldo. Il campione portoghese ha tantissime volte affrontato gli ex cugini ai tempi del Real Madrid, si in campionato che in Champions come nella finale del 2014 a Milano.

Per la Roma la strada può essere più che percorribile. I portoghesi non sono imbattibili, nonostante abbiano superato il girone con cinque vittorie e un pareggio, realizzando ben 15 gol subendone 6.

Per quanto riguarda i sorteggi per i sedicesimi di Europa League, Napoli e Inter (le due italiane escluse dalla Champions) sfideranno rispettivamente FC Zurigo e Rapid Vienna, più difficile l’impegno per la Lazio che giocherà contro il Siviglia. Le gare si disputeranno il 14 e il 21 febbraio prossimo. I partenopei saranno prima ospiti allo stadio Letzigrund della città svizzera, mentre i nerazzurri voleranno a Vienna. Gara d’andata casalinga, invece, per i biancocelesti partiti in seconda fascia. Inter e Napoli hanno la possibilità concreta di poter strappare il pass per gli ottavi della competizione, sicuramente più ardua la strada per gli uomini di Simone Inzaghi. Il Siviglia è una squadra forte a livello europeo e recentemente ha più volte già vinto il torneo (2013-2014, 2014-2015 e 2015-2016). In rosa ci sono vecchie conoscenze del calcio italiano come: Franco Vàzquez, Éver Banega, Simon Kjær, Luis Muriel e André Silva. Il Rapid Vienna non è una squadra che deve impensierire quella di Spalletti a maggior ragione ora che non sta vivendo un buon periodo anche in campionato, tanto da essere uscito sconfitto nettamente per 6-1 nel derby contro l’Austria Vienna. I nerazzurri hanno tutti i mezzi per poter passare il turno in maniera agevole. Il Napoli di Ancelotti, dopo aver affrontato in maniera egregia Paris Saint Germain e Liverpool in Champions League, non può minimamente pensare che gli svizzeri possano essere un ostacolo insormontabile. Tuttavia non è una squadra da sottovalutare e che la sconfitta della Juventus a Berna contro lo Young Boys faccia da lezione.

Ai nastri di partenza c’è sempre qualcun altro dato per favorito. Sistematicamente. Ci sono Cristiano Ronaldo e Messi e fin qui va bene. C’è Momo Salah dopo la roboante stagione passata con il Liverpool, ed è comprensibile anche questo. Però poi ci sono i vari Mbappé, Kane, Neymar, Lewandowski e così via. Antonie Griezmann parte sempre in seconda o in terza fila, anche se un Mondiale con la Francia l’ha vinto da protagonista, anche se ha solo 27 anni, anche se ha sollevato al cielo l’Europa League e la successiva Supercoppa europea. Il tutto nell’anno 2017-2018.

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E poi c’è il palcoscenico europeo per eccellenza, la Champions League. Il ragazzo nato a Mâcon c’è entrato di prepotenza e per la via lunga. Che significa segnare un gol memorabile al suo esordio non con la maglia di una squadra francese (sempre attenti alla crescita e a valorizzare i talenti “fatti in casa”), ma con la casacca del Real Sociedad. E’ il 28 agosto 2013, la squadra spagnola si gioca l’accesso alla Champions in un preliminare andata e ritorno contro l’Olympique Lione.

Allo Stade de Gerland, il match finisce 2-0 per gli ospiti con Le petit diable (il piccolo diavolo) che sblocca la gara al 17’ con un mezza rovesciata poco dentro l’area di rigore da far strabuzzare gli occhi a tutti i presenti allo stadio. E a far mordere le labbra anche a qualcuno della dirigenza del club transalpino.

Sì perché il piccolo Antonie è cresciuto a 70 chilometri da Lione e, prima di essere tesserato dalla Real Sociedad che lo vede nel 2005, all’età di 14 anni, in’amichevole giovanile, ha fatto di tutto per poter entrare nel club che ha visto giocare Benzema e Juninho Pernambucano (per citare i primi due). A ricordarlo è Gerard Bonneau, capo degli osservatori del Lione:

Non prendere Griezmann è stato il nostro più grande errore in molti anni, un errore storico. Veniva qui tutti i mercoledì, per giocare l’amichevole tra la nostra squadra e i ragazzi della zona che organizziamo al fine di trovare nuovi talenti, si faceva 70 chilometri per inseguire la nostra maglia. Alla fine abbiamo deciso di non tesserarlo, e due anni dopo è andato alla Real Sociedad. Non l’abbiamo scartato perché era troppo piccolo, la verità è che avevamo già tre giocatori del ’91 che promettevano molto bene

Erano Lacazette, Grenier e Tafer (che dal 2014 gioca nel San Gallo, in Svizzera, e ha scelto la nazionale algerina). Quella stessa estate Griezmann passa dalla Sociedad all’Atletico Madrid cucendo, giorno dopo giorno, piccole pezze di storia del club colchoneros. Non è un esiliato francese, non avrà il dente avvelenato, ma quando incontra un club connazionale, il piccolo diavolo sorride e si infiamma. Il 16 maggio 2018 durante la finale di Europa League, per esempio, sigla una doppietta che consente all’Atletico di vincere per 3-0 contro il Marsiglia.

Parte sempre in seconda o in terza fila, non viene considerato per la vittoria del Pallone d’Oro? Pazienza, tanto alla fine i trofei li alza Antonie.

L’Atletico Madrid è campione d’Europa (League): al Parc OL non c’è storia (o quasi), Griezmann riceve il titolo di MVP della finale trascinando i Colchoneros alla vittoria con una doppietta in quella che potrebbe essere l’ultima partita europea de ‘Le petit diable’ con la maglia bianco-rossa. Dopo un primo tempo giocato con buona intensità, l’atteggiamento dell’Olympique Marsiglia nella seconda parte di gara è arrendevole e ciò permette alla banda del Cholo Simeone di aver facilmente la meglio sugli uomini di Rudi Garcia: nella piovosa notte di Lione è  capitan Godin ad alzare al cielo il trofeo.

Griezmann
Fonte foto: Europa League official Twitter

La follia di Anguissa indirizza subito in discesa la gara dell’Atletico ed è un vero peccato perché fino a quel momento il camerunense stava facendo la differenza in mezzo al campo, togliendo molte certezze offensive agli spagnoli: poi quello stop sbagliato, Gabi che si avventa sul pallone e lo serve per Griezmann, chiamato al più facile dei gol. Il fato sa essere beffardo alle volte, a punire l’OM è proprio un francese, per giunta nativo di Mâcon, a poco più di cinquanta kilometri dal Parc OL. Il karma sembra aver definitivamente voltato le spalle ai transalpini quando dopo mezz’ora di gioco Dimitri Payet è costretto a dare forfait: il capitano, che aveva fatto di tutto per recuperare dalle noie muscolari che lo hanno tormentato nelle ultime due settimane, è costretto ad accasciarsi al suolo scoppiando in un pianto disperato che si trasforma molto presto in un tributo riservatogli dal pubblico presente; il suo infortunio alimenta il mistero legato al tocco della Coppa pre-partita e che, secondo leggende metropolitane, è sinonimo di cattivi presagi.

In avvio di ripresa i Colchoneros consolidano la propria supremazia ancora con Le Petit Diable: Koke pesca l’inserimento di Griezmann che accarezza tre volte il pallone prima di infilare con lo scavino Mandanda e avvicinare la partita verso la sua naturale conclusione. L’Olympique Marsiglia scivola via emotivamente dalla partita rendendo ancor più semplice il compito degli avversari: il diluvio torrenziale che si è abbattuto sul Parc OL non fa altro che dare un tono ancora più drammatico alla tragedia diretta da Rudi Garcia. La partita sembra poter cambiare rotta a dieci minuti dalla fine quando Mitroglou stacca di testa prendendo il tempo a Gimenez e indirizza il pallone alla destra di Oblak, il pallone centra il palo e spegne definitivamente le speranze di gloria dei transalpini. Capitan Koke mette anche il punto esclamativo: l’Europa League va all’Atletico Madrid che nei minuti di recupero concede la passerella d’onore anche a Fernando Torres.

Griezmann
Fonte foto: Alex Frosio official Twitter

Menzione d’onore per i meravigliosi tifosi dell’OM che hanno accompagnato la squadra da Marsiglia a Lione mostrando costantemente la loro passione e dimostrando ancora una volta che il titolo di tifoseria più calda di Francia non è stato assegnato casualmente.

Per un calciatore di qualsiasi categoria o nazione, i fischi fanno parte di un contesto molto presente nei rettangoli di gioco.
È una forma di contestazione frequente da parte dei tifosi, soprattutto in periodo di crisi di risultati o di scarsità di gioco. I fischi sono sovente rivolti anche ai calciatori cosiddetti “traditori”, un esempio recentissimo può essere Higuain, passato dal Napoli alla Juventus con tanti rumors; è successo a Ronaldo il fenomeno, trasferitosi al Milan dopo gli anni trascorsi all’Inter.

Negli ultimi tempi fortissimi fischi sono rivolti ad alcuni calciatori quando indossano la maglia della propria Nazionale. Mugugni e critiche non per la scarsità d’impegno in campo ma disapprovazioni legati proprio al fatto di indossare quella specifica maglia.

Un caso molto attuale è legato all’attaccante tedesco, Timo Werner. La punta centrale della nazionale tedesca, con ben sei reti realizzate nelle ultime cinque apparizioni con la nazionale tedesca, viene puntualmente punzecchiato dai supporters tedeschi non appena entra in campo. Il motivo? Semplice. Il giovane calciatore classe ’96 è reo di essersi trasferito nel RasenBall Lipsia dallo Stoccarda. Il RB Lipsia è una delle squadre più odiate di Germania per via della proprietà del club in mano alla Red Bull. È una squadra che, per i puristi, non rappresenta l’integrità del calcio tedesco perché creata da zero, senza passato e tradizione. Insomma, di latta. Werner ha preso la decisione di lasciare lo Stoccarda (la squadra della sua città) nel 2016 per accasarsi nel club più odiato del Paese.

Paradossale, poi, sapere che il giovane attaccante soffre anche di un problema d’udito: sembra che il rumore e quindi anche frastuono degli stadi più caldi d’Europa gli crei fastidi fisici che non gli permettono di giocare. In Champions League, nel settembre 2017, il Lipsia ha giocato in trasferta contro il Besiktas, squadra turca con uno dei tifi più focosi. Wernen, nonostante abbia provato a giocare con i tappi alle orecchie, è stato sostituito per un malore che gli ha accusato problemi respiratori e di circolazione.

Ma i fischi non punzecchiano solo Timo. Sorte simile è capitata al brasiliano ma con passaporto spagnolo, Diego Costa. L’attuale attaccante del Chelsea, dopo le strabilianti stagioni a Madrid sponda Atletico, dinanzi al bivio nazionale Brasile – Spagna, ha scelto di accasarsi  con le Furie Rosse. Le prestazioni poco esaltanti non hanno certo aiutato il bomber a trovare feeling con la nazionale iberica e i suoi ex tifosi brasiliani ci hanno riso su. In effetti, sin dalle prime apparizioni, Diego Costa è stato sommerso di fischi da parte dei tifosi brasiliani sugli spalti oltre che da insulti con l’invito di starsene in Spagna e rinnegare le sue origini.

Anche per un calciatore della nazionale italiana c’è stato un caso di questo genere. Il protagonista in questione è l’italobrasiliano, Thiago Motta. Durante il Mondiale 2014 in Brasile è stato letteralmente immerso di fischi da parte dei suoi ex connazionali. Il centrocampista del Paris Saint Germain non ha mai rivolto parole velenose nei confronti del suo paese natio, semplicemente ha più volte sottolineato di sentirsi italiano e quindi onorato di indossare la maglia azzurra. I fischi non l’hanno colpito più di tanto, “Mi sento italiano e quindi va bene!”, ha ribadito più volte Motta.

Vi ricordate quando da ragazzini, nei primi pomeriggi caldi, il vostro amico vi citofonava per scendere a giocare a pallone e vostra madre vi obbligava a rimanere a casa per finire i compiti? «Bisogna prima pensare alla scuola, al dovere, poi avrai tempo di giocare», diceva. E se si andava a scuola calcio, la situazione era pressoché la stessa: mai dare priorità al calcio, «non metterti in testa di diventare un calciatore professionista!».

E i genitori non transigono, nemmeno quando hai un ottavo di Champions League da disputare. E’ la curiosa storia di Kai Havertz, ragazzo di appena 17 anni, centrocampista del Bayer Leverkusen, squadra di Bundesliga. Non propriamente un calcio amatoriale da campetto fangoso di periferia.
Eppure Kai ha l’esame di maturità che si avvicina sempre più, deve studiare e non perdere la concentrazione. Così, per il delicato ritorno di Champions League contro l’Atletico Madrid, in accordo con la società, ha preferito non partecipare alla trasferta per rimanere a casa e preparare gli esami.
La conferma è arrivata dal profilo Twitter della società tedesca con la lista dei giocatori indisponibili, ed è esilarante:

Oltre ai canonici assenti per infortunio e squalifica, si legge che Havertz non può prendere parte perché «ha importanti esami a scuola». A onor del vero, va comunque detto che l’impresa del Leverkusen di espugnare il Vicente Calderon era davvero tosta in partenza dopo aver perso miseramente 4-2 all’andata. E infatti, contro i colchoneros di Simeone, i ragazzi del neo arrivato Tayfun Korkut non sono andati oltre allo 0-0.

Havertz ha esordito in Bundesliga il 15 ottobre 2016 contro il Werder Brema, a 17 anni e 4 mesi, e ha scalato le gerarchie del centrocampo del Bayer Leverkusen in brevissimo tempo, collezionando 16 presente e quattro assist. Deve ancora compiere 18 anni, prova a vivere la vita di un normale adolescente, ma immaginatelo tra i compagni di classe: mentre loro guardano la Champions League in televisione, lui può dire di aver esordito, nella competizione europea più importante, il 2 novembre 2016 a Wembley, nella vittoria 0-1 contro il Tottenham della fase a gironi.

Ma, al momento, deve rimanere coi piedi per terra. Anzi, dietro alla scrivania per preparare l’esame di maturità, un traguardo essenziale e formativo nella vita di qualsiasi adolescente.

Alessio Cerci mentre i colchoneros affrontano il Barcellona è a spasso per Madrid con la moglie, la stessa che…

Nel 2014 dopo due anni incredibili al Torino viene acquistato dall’Atletico Madrid. La moglie Federica Riccardi posta: “Saluti Serie A noi ce ne andiamo nel calcio che conta”.

Domenica Cerci anzichè in campo (Atletico superato nel finale 2 a1 dal Barca) era con la bella Federica e il figlioletto Leonardo in passeggiata nel centro della capitale spagnola, lanciando tramite il suo profilo Instagram, al pari di un fashion blogger d’annata, una carrozzina per vip.

L’INIZIO DELL’incubo

Un italians pronto ad esplodere in una ribalta internazionale, che è invece imploso con le sole 6 presenze ed 1 gol al suo arrivo in terra iberica nel 2014. Anche in questo caso con un giallo social: l’attaccante esterno infatti, durante l’estate, si lasciò sfuggire un tweet che preannunciava il suo passaggio agli allora campioni di Spagna:

“Accordo raggiunto con l’Atletico. Ringrazio Torino e i suoi tifosi”. 

 

Il giorno successivo ritrattò: “Stavo giocando alla Playstation, qualcuno è entrato su Twitter e ha scritto una cosa falsa. Quel tweet non l’ho scritto io”.

15 giorni dopo firmò un triennale con l’Atletico.

La presentazione in pompa magna

A gennaio (2015) il ritorno nella tanto bistrattata Italia, al Milan. Ma in rossonero non incide. Perde anche la Nazionale. Nel maggio 2016 dopo la sconfitta col Bologna e le tante critiche (unite agli insulti) chiude i suoi account Facebook, Twitter, rendendo privato Instagram.

A gennaio (2016) il passaggio al Genoa, dove con 11 presenze e 4 gol riesce a dare qualche segnale di ripresa.

Ma è pur sempre in prestito dall’Atletico, e con un ingaggio importante. E’ probabilmente il suo ostacolo più grande, oltre ad un infortunio al ginocchio che gli pregiudica il passaggio al Bologna: non passa le visite mediche.

2,7 milioni di euro a stagione

Torna a Madrid, si cura, recupera, ma non gioca. Mai. Una sola breve apparizione in Coppa del Re in dicembre (primo turno): mezzora contro il Guijuelo. Non sembra nei radar del Cholo Simeone, neanche questa volta.

Cerci appare nella rosa presente nel sito internet dei colchoneros; è stato inserito dopo una settimana dalla fine del calciomercato: solo un caso?

A gennaio (2017) si fa avanti il Bologna, poi la Lazio, e anche il Granada; nulla di fatto, Cerci guadagna troppo nonostante la disponibilità a ridursi l’ingaggio.

Nel frattempo riappare nei social. Se ne va a spasso con moglie e figlio. E al Vicente Calderón non ci mette nemmeno più piede. Nè in campo, nè sugli spalti.

Che triste storia!