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Stando ai dati della Lega Serie A, la durata media di ciascuna partita della scorsa stagione 2017-2018 è stata di 95 minuti e 19 secondi anche se, tolte tutte le interruzioni, il tempo effettivo di gioco è stato solamente di 51 minuti e 8 secondi. Si è giocato, dunque, poco più del 53% dei minuti a disposizione. Ma se pensate a un problema tutto italiano, non è esattamente così: in Premier League il tempo effettivo è di 56 minuti e 35 secondi, in Bundesliga 56 minuti e 31 secondi, mentre nella Liga spagnola si viaggia sui 53 minuti e 18 secondi.

Il calcio sta cambiando drasticamente ed è inevitabile seguire il flusso dei tempi: dalle bombolette spray in dotazione agli arbitri per rispettare le distanze, alla preziosa goal-line technology fino alla madre di tutte le rivoluzioni dell’era moderna: l’introduzione del Var, il Video Assistant Referee, “la moviola” tanto cara al Biscardi nazionale, essenziale aiuto tecnologico per l’arbitro stesso.

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E i tempi sono necessariamente dilatati rispetto al calcio di soli cinque o sei anni fa: il check del giudice di gara che rivede un’azione dal monitor per convincersi di un rigore o di un’espulsione, il confronto con l’assistente per rasserenarsi su una decisione delicata, l’attesa necessaria per rivedere i replay, incidono sul ritmo di gara. Che, attenzione, non è assolutamente un male.

I 90 minuti, però, iniziano a esser stretti e non possono i minuti di recupero essere un’effettiva risposta come dimostrano le tre rocambolesche partite giocate nel 15esimo turno di Serie A: il 2-2 finale di Cagliari – Roma è stato deciso al 96’ con la rete di Sau dopo che precedentemente ci sono state due espulsione (quella di Ceppitelli e Srna) quattro minuti dopo il 90’; stesso risultato, stesso finale infuocato per Lazio – Sampdoria con Immobile che trasforma il rigore al 96’ e Saponara che trova nuovamente il pari a nove minuti oltre il tempo regolamentare; e per chiudere i pirotecnici pareggi, il 3-3 tra Sassuolo e Fiorentina ha la stessa trama e lo stesso finale: Mirallas segna al minuto 96.

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Chris Nawrat e Steve Hutchings, nel libro “The Sunday Times Illustrated History of Football” del 1996 raccontano l’aneddoto che ha portato l’introduzione dei minuti di recupero, nel 1892, durante una partita tra Stoke e Aston Villa, e oggi utilizzato e segnalato dall’arbitro in base al numero di sostituzioni, interruzioni causa infortuni e che solitamente va dal minuto a tre-quattro minuti: in quella gara lo Stoke, che stava perdendo 1-0, aveva conquistato un calcio di rigore a due minuti dalla fine, ma il portiere dell’Aston Villa, William Dunning, calciò il pallone fuori dal campo e prima che si riuscisse a ritrovarlo l’arbitro fu costretto a decretare la fine della partita, essendo già passato il 90° minuto.

E se nel calcio, dunque, si introducesse il tempo effettivo di gioco? In alcuni sport sono previste sospensioni del cronometro durante il time-out o parzialmente come avviene nel football americano. Nel calcio a 5, invece, il cronometro si interrompe ogniqualvolta si ferma il gioco o per battere una rimessa o quando la palla esce sul fondo o quando si fischia un fallo.

Chissà cosa penserebbe di tutto questo Renato Cesarini...

Ancora i rigori nell’occhio del ciclone. Dopo il clamoroso episodio che ha visto segnare Cristiano Ronaldo nella partita di Champions League contro la Juventus al 93esimo, stavolta è toccato al Friburgo dovere accettare un rigore dato con modalità alquanto bizzarre.

In Bundesliga si stava giocando il match di salvezza tra Mainz e Friburgo. Ma quando l’arbitro fischia la fine del primo tempo e i giocatori sono già negli spogliatoi succede l’impensabile e sono tutti costretti a rientrare in campo e assistere ad un calcio di rigore concesso durante l’intervallo!

Un arbitro un po’ troppo pignolo? Niente affatto: è colpa del Var, che evidenzia un episodio sospetto dove si vede il giocatore Kempf toccare la palla con la mano. Assegnare il rigore diventa per Guido Winkmann, direttore di gara, una scelta lecita. Forse le tempistiche un po’ meno…

Increduli e infuriati, i giocatori del Friburgo e i tifosi sono costretti quindi a guardare impotenti De Blasis segnare la rete che, insieme al secondo gol nel 79esimo minuto, conduce i padroni di casa verso il risultato finale della partita, 2-0.

 

Sdegnato, il Friburgo reagisce con un tweet piuttosto eloquente riguardo alla dinamica della partita:

Il match di Bundesliga si conclude con la vittoria del Mainz che guadagna 3 punti, tra la soddisfazione del suo team e soprattutto del tecnico Sandro Schwarz, che così commenta l’accaduto:

Il rigore? Penso che la decisione sia stata corretta. Ero già nello spogliatoio, il tempismo è stato un po’ infelice, ma era rigore. Ovviamente prendiamo questi tre punti, è stata una vittoria meritata

Tra polemiche e opinioni discordanti, ci ritroviamo dinanzi a eventi insoliti che con l’arrivo del Var sembrano diventare sempre più frequenti. Forse è il prezzo da pagare per avere una maggiore correttezza in campo, ma quel che è certo è che il calcio è nuovo a questi episodi e ha bisogno di più tempo per abituarsi al nuovo monitoraggio che ancora fa discutere.

Passo importante e momento storico per il calcio italiano. Durante Juventus – Cagliari, anticipo della nuova stagione di Serie A 2017-2018, è stato assegnato il primo rigore nella storia del nostro campionato mediante l’utilizzo del Var Video Assistenza Arbitrale.
Al minuto 37 del primo tempo, infatti, l’arbitro Fabio Maresca ha fischiato il penalty contro i Campioni d’Italia per l’intervento di Alex Sandro sull’attaccante croato cagliaritano, Duje Cop.

 

 

Inizialmente l’arbitro non aveva giudicato falloso l’intervento in area, ma dopo aver parlato e discusso con i due arbitri addetti al Var, ha fatto dietrofront: è andato di persona a rivedere l’azione sul monitor della postazione di revisione a bordo campo e quindi ha dato l’ok per il calcio di rigore. Il tutto dopo 81 secondi e con la decisione accettata da tutti.

Sul dischetto si è presentato Diego Farias il cui tiro è stato neutralizzato da Buffon.