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Nell’epoca in cui tutto è smart e tutto è social anche i vip possono trasformarsi in hater. E pagarne le conseguenze. Con una storica sentenza la Uefa ha punito il difensore croato Dejan Lovren per i suoi insulti su instagram a Sergio Ramos. I fatti si riferiscono al post Croazia Spagna di Nations League dello scorso 15 novembre. Il massimo organismo continentale ha punito il giocatore del Liverpool “per aver violato le regole di condotta sportiva” con una giornata di squalifica. Lovren quindi salterà la prima gara di qualificazione a Euro 2020 prevista contro l’Azeirbagian.


La decisione dell’Uefa fa notizia perché non giudica un episodio avvenuto in campo o una dichiarazione fuori le righe in sala stampa. La condotta sportiva è stata violata sui social. Dopo la partita Lovren, durante una diretta instagram si è rivolto proprio al difensore del Real Madrid. «Gli ho dato una bella gomitata, ora parla amico», aveva detto in tono di scherno verso Ramos. Proprio la gomitata durante la partita tra Croazia e Spagna era stata completamente ignorata dalle televisioni. Il difensore del Liverpool era stato poco tenero anche verso l’intera squadra spagnola, definita “un branco di fighette”.

Lovren e Ramos durante Croazia Spagna

Lovren e Sergio Ramos non si sono mai amati, soprattutto dopo la finale di Champions dello scorso anno tra Real Madrid e Reds. Il croato non ha mai digerito il contrasto tra il capitano del Real e Salah che costrinse l’egiziano ad abbandonare il campo. «Sergio Ramos è fortunato. Fa più errori di me, ma gioca nel Real Madrid. Varane è più forte di lui», il giudizio poco lusinghiero di Lovren. Ramos, come prevedibile, gli rispose per le rime l’etichettando l’avversario come un “frustrato”. Nessuno, tra i difensori in attività, ha fatto meglio di Sergio Ramos.

Di certo il centrale spagnolo avrà ben altro a cui pensare dopo aver centrato un prestigioso traguardo in settimana. Con il rigore trasformato contro il Leganes in Coppa del Re, ha segnato la rete numero 100 in carriera tra Real, Siviglia e Spagna. Un numero impressionante per un difensore, che proietta Ramos nella classifica all time: in testa c’è Ronald Koeman con 193 gol, seguito da Daniel Passarella a 134.

Lo ricorda lui stesso con un tweet breve, carico di emozione, con l’hashtag #ComingOut e l’emoticon arcobaleno. Sono passati cinque anni da quando, l’8 gennaio 2014, Thomas Hitzlsperger, ex-calciatore tedesco, ha pubblicamente detto di essere gay in un’intervista al giornale Zeit. Hitzlsperger, cinque anni fa, aveva 31 anni e si era ritirato solamente da qualche mese dopo una serie di infortuni, dopo aver giocato, nel corso della sua carriera nell’Aston Villa, nello Stoccarda e nella Lazio, e collezionato 52 partite nella Germania.

Sul suo profilo Twitter dice di non poter essere più felice e ringrazia tutti per il supporto, ma dopo cinque anni Hitzlsperger è rimasto ancora l’unico calciatore “più famoso” ad aver dichiarato la propria omosessualità nel calcio. Ha raccontato di non avere avuto particolari problemi da giocatore in Inghilterra, in Germania e in Italia, anche se l’omosessualità è una questione «ignorata» nel calcio e che non viene mai affrontata «seriamente» negli spogliatoi:

Il mondo del calcio sta discutendo tutto questo più apertamente che mai. Non sempre vediamo dei chiari progressi, ma è evidente come le persone siano ora disposte a cambiare il mondo del pallone

Secondo Stonewall, associazione britannica che punta all’inclusione lgbt nel calcio, ben il 72 per cento dei tifosi ha ascoltato almeno una volta un coro omofobo in una partita giocata negli ultimi cinque anni. Anche per questo motivo, probabilmente, complici atteggiamenti da cameratismo, esprimere il proprio orientamento sessuale nel calcio è ancora relegato nella categoria tabù: attualmente esistono in Europa casi isolati di calciatori professionisti in attività che si siano dichiarati gay e la stragrande maggioranza, in serie e categorie inferiori.

Collin Martin, centrocampista statunitense di 23 anni del Minnesota United (nella Mls) ha dichiarato la propria omosessualità, attraverso il suo profilo Instagram avvolto in una bandiera arcobaleno, durante l’ultimo Pride Night, una serata dedicata al rispetto dei diritti degli omosessuali nel 49° anniversario dei Moti di Stonewall, accese proteste a seguito dell’irruzione della polizia di New York, nella notte tra il 27 e il 28 giugno del 1969, all’interno del locale Stonewall Inn. che rappresentava un punto di riferimento per la comunità lgbt.

 

In passato solo un calciatore professionista francese ha espresso la sua omosessualità, Olivier Rouyer, ma solo molti anni dopo il ritiro, così come in Germania ci fu la testimonianza di Marcus Urban, nel 1990, ma quando la sua carriera era pressoché terminata.  La storia più tristemente celebre è quella di Justin Fashanu, sempre nel 1990, ma in Inghilterra: la sua carriera e la sua vita diventarono molto difficili, tra insulti – anche quelli del suo allenatore, il celebre Brian Clough – e polemiche.
Lo stesso fratello John lo rinnegò pubblicamente, e le reazioni ebbero un effetto devastante su Fashanu, che confessò di sentirsi «solo e disperato». Il suo rendimento sportivo calò ulteriormente, in quella che sembrava una spirale discendente senza fine e, dopo esser stato coinvolto in un intricato caso di violenza sessuale nei confronti di un minore, Fashanu il 3 maggio 1998 si uccise impiccandosi nel garage di casa.

Risultati immagini per Justin Fashanu

Nel dicembre 2017, l’Uefa ha scelto Liam Davis, calciatore gay inglese, come testimonial della campagna #EqualGame, lanciata contro ogni discriminazione etnica, di religione o di orientamento sessuale. Intervistato dal Daily Telegraph, Liam Davis ha raccontato che la sua omosessualità venne accidentalmente rivelata nel 2014 da un quotidiano locale; lui, però, non ha mai vissuto la cosa come “un rischio” e di non avere mai avuto problemi, in nessuna delle squadre in cui ha giocato, né con i compagni, né con gli allenatori, né con la dirigenza:

Penso che sia giusto raccontare la mia visione positiva delle cose…A coloro che sono ancora riluttanti nel fare coming out voglio dire che non ho mai avuto alcun problema, niente se non riscontri positivi. Se c’è una cosa che voglio dire è che il calcio è un ambiente meravigliosamente di supporto

In realtà, nel novembre 2018, Oliver Giroud, attaccante del Chelsea ha affermato che nel calcio è impossibile dichiararsi omosessuale. L’intervista all’ex di Arsenal e Montpellier, che nel 2012 ha posato in copertina su Têtu, una rivista per i diritti degli omosessuali e in Premier League ha più volte indossato “Rainbow Laces” a sostegno del comunità gay, ha riaperto il dibattito:

Il giorno in cui ho scoperto che l’omosessualità è un tabù per il calcio è stato quando ho visto il tedesco Thomas Hitzlsperger raccontarsi, nel 2014: è stato molto emozionante. È qui che mi sono detto che era impossibile mostrare la propria omosessualità nel nostro mondo. Nello spogliatoio c’è molto testosterone, si sta tutti insieme, ci sono le docce collettive. È difficile ma è così. Capisco il dolore e la difficoltà dei ragazzi che si raccontano, è una vera e propria prova dopo aver lavorato su se stessi per anni».

Con la vittoria del River Plate nel superclasico di Coppa Libertadores contro il Boca Juniors, il quadro delle partecipanti al Fifa Mondiale per Club è al completo.

Il torneo internazionale, a cui partecipano tutte le squadre vincitrici delle varie competizioni continentali, inizia oggi negli Emirati Arabi Uniti con il match di playoff tra l’Al-Ain (squadra che ospita il torneo) e il Team Wellington (squadra vincitrice della Champions League oceanica).

Fischio d’inizio alle 16.30 italiane allo stadio Hazza Bin Zayed di Al-Ain. La vincente affronterà nei quarti di finale l’Espérance Sportive de Tunis, trionfatrice nella Champions League africana organizzata dalla Caf.

Il tabellone è già al completo con due semifinaliste già decretate. Il Real Madrid, padrona della Uefa Champions League 2017, attende una tra i giapponesi dei Kashima Antlers (campioni d’Asia) e i messicani del Guadalajara (campioni del centronord America); mentre i Millionarios, freschi vincitori della Libertadores, dovranno attendere qualche risultato in più.

Per la squadra allenata da Santiago Solari non è certo la miglior stagione e la vittoria del Mondiale per club può essere un’ottima conclusione della stagione scorsa e un buon inizio di ripresa per quest’anno un po’ altalenante.

Da sempre le squadre europee partono con un vantaggio tecnico e tattico abbastanza incolmabile, solamente in pochi casi sono state le squadre sudamericane a portarsi il Mondiale per Club o l’ex Coppa Intercontinentale.

Il River Plate proverà a rompere l’incantesimo dei Blancos, che sono riusciti a vincere 3 edizioni negli ultimi 4 anni. L’anno scorso i brasiliani del Gremio non ce l’hanno fatta a battere gli spagnoli, vittoriosi per 1-0 con il solito gol di CR7.

La Banda argentina torna a giocare il Mondiale dopo il 2015, quando è stata sconfitta dal Barcellona di Messi per 3-0.

Risultati immagini per barcellona mondiale per club
Luis Suarez in azione nella finale del Mondiale per Club 2015 contro il River

La Spagna è la nazione con più vittorie (ben 6) in bacheca, seguita dal Brasile con quattro (due Corinthians, una l’Internacional di Porto Alegre e una il San Paolo) e dall’Italia con due (una il Milan nel 2007 e una l’Inter nel 2010).

Il Real Madrid debutterà mercoledì 19 dicembre, Cristiano Ronaldo non ci sarà, presente invece il fresco Pallone d’oro Luka Modric.

Quello di questa sera per l’Inter è un crocevia importante per la stagione. Restare in Champions League è un obiettivo fondamentale per prestigio e per le casse della società.

Quando ci sono stati i sorteggi per i gironi, alla Pinetina aleggiava un bel po’ di scetticismo riguardo il passaggio del turno. Tuttavia, dopo le buone prestazioni, i dubbi sono andati via via scemando e la consapevolezza di potersela giocare fino in fondo è salita.

Ed è proprio con questa consapevolezza che l’Inter dovrà scendere in campo davanti ai 67mila del Meazza contro il Psv Eindhoven. Per gli uomini di Spalletti è la partita cruciale per il proseguo nella competizione più importante al mondo, per stare tra le prime 16 squadre d’Europa e ritornare ad essere protagonista dopo anni bui.

Aria di cambiamenti in casa Uefa, negli ultimi giorni l’associazione calcistica europea ha definito diverse novità per il prossimo futuro.

Di grande svolta è l’apertura al Var. Il Video assistant referee, oramai presenti in quasi tutti i campionati europei, debutterà nel torneo più importante e spettacolare del mondo, la Champions League, e lo farà già da quest’anno.

L’Uefa, capitanata dal presidente Aleksander Čeferin, ha deciso finalmente di inserire la tecnologia già dagli ottavi di finale. L’idea era nell’aria ma finora si era sempre parlato di futuro prossimo. In effetti, in pochi si aspettavano l’ingresso del Var già in questa stagione europea.

A Dublino, però, il comitato esecutivo è andato su questa strada e oramai è difficile fare un passo indietro. Il Var, seppur sia ancora una tecnologia “neonata”, è diventata parte del gioco del calcio e, in moltissimi casi, ha reso più semplice il lavoro degli arbitri. Perfino la Fifa, da sempre scettica a questo strumento, si è convinta nell’utilizzo. Al Mondiale di Russia 2018 il Var è stato una pacevole sopresa.

Il Var al Mondiale di Russia 2018

Oltre alla Champions, l’Uefa ha dato l’ok anche per la finale di Europa League, per la final four di Nations League e per l’Europeo Under 21, in programma il prossimo anno in Italia.

UN NUOVO TORNEO EUROPEO

Un altro cambio pagina importante è la nascita del terzo torneo continentale. Dal 2021, infatti, oltre alla Champions League e all’Europa League si giocherà una nuova competizione che, provvisoriamente, è stata chiamata Uefa Europa League 2.

Per i nostalgici ricorda vagamente il torneo Intertoto, a cavallo tra il 1995 e il 2008. L’Europa League 2 avrà otto gironi da quattro, cui seguiranno ottavi, quarti, semifinali e finale. La vincente avrà la possibilità di disputare l’Europa League la stagione successiva, proprio come accadeva alla Coppa Intertoto.

C’è ancora da capire il criterio di scelta delle squadre che vi prenderanno parte. Al torneo Intertoto, per esempio, giocavano i club che si erano classificati nelle posizioni immediatamente dopo a quelle che permettevano la partecipazione alla vecchia Coppa Uefa. Un torneo a parte che però aveva prestigio europeo e che appunto dava la possibilità, alla squadra vincitrice, di partecipare la stagione successiva alla Coppa Uefa.

Amburgo, Schalke 04, Stoccarda e Villarreal sono state le squadre che hanno vinto più volte (due) questo torneo. Bologna, Juventus, Udinese e Perugia sono invece state le italiane ad alzare questa coppa. L’ultima in ordine cronologico sono stati gli umbri di mister Serse Cosmi nell’anno 2003.

Era il Perugia dei miracoli con Luciano Gaucci presidente e tanti buonissimi giocatori, tra cui il futuro campione del Mondo, Fabio Grosso.
I grifoni battono in finale alla Volkswagen Arena i tedeschi del Wolfsburg per 2-0 grazie alle reti del capitano Giovanni Tedesco ed Emanuele Berrettoni.

Juventus e Roma hanno già un posto assicurato tra le migliori 16 d’Europa con un turno d’anticipo, questa sera Napoli e Inter proveranno a fare lo stesso.

Gli azzurri giocano al san Paolo contro la Stella Rossa di Belgrado, mentre la squadra di Spalletti sono ospiti del Tottenham al Wembley di Londra.

Il re Mida della Champions, Carlo Ancelotti, ha ribadito di evitare di fare calcoli matematici in ottica qualificazione. Per ora conta solamente vincere davanti al proprio pubblico per poi dare un’occhiata al risultato al Parco dei Principi tra Paris Saint Germain – Liverpool.

 

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In effetti, per qualificarsi già oggi, i partenopei devono innanzitutto battere i serbi e sperare che Neymar e compagni perdano o pareggino contro i reds. Se ciò non dovesse accadere si rimanda tutto all’ultimo turno, con Liverpool – Napoli vera finale. Nel peggiore delle ipotesi: perdendo oggi potrebbero finire all’ultimo posto, ma comunque con possibilità di qualificazione.

Al san Paolo gli azzurri dovrebbero scendere in campo con la squadra al completo. In attacco coppia Mertens – Insigne con l’italiano che arriva da tre partite consecutive in gol. Solamente due mostri sacri del calcio nostrano in Europa hanno fatto meglio: Alessandro Del Piero con 5 gol consecutivi (stagioni 1995-1996 e tra 96/97 e 97/98) e Pippo Inzaghi con 6 reti nell’annata 2002/03.
Lo stadio e il pubblico partenopeo sarà sicuramente un’arma in più per la squadra di Ancelotti, così com’è stato il “Marakana” di Belgrado per i biancorossi.

Tanta gente sarà sugli spalti anche di un altro impianto mozzafiato qual è il Wembley che ospita l’Inter. È la prima volta che la squadra nerazzurra gioca sul campo della nazionale dei Tre Leoni.

Cercheranno di tenere a bada tensione e  pressione gli uomini di Spalletti, comunque convinti del buon percorso europeo fatto finora. Contro Harry Kane e company l’Inter deve provare a strappare un risultato positivo per chiudere già oggi il capitolo girone insieme alla già qualificata Barcellona. Pochettino si gioca la carta del fattore campo per riaprire tutti i discorsi grazie anche alla vittoria mozzafiato nei minuti di recupero contro il Psv Eindhoven.

Come si può immaginare l’attacco dell’Inter sarà guidato dal generoso Mauro Icardi che ha deciso di regalare a ogni compagno di squadra un Rolex per festeggiare il titolo di capocannoniere la scorsa stagione.

 

Sbloccatosi anche con la Selección in amichevole contro il Messico, il capitano vuole continuare a trascinare la squadra nerazzurra a suon di gol. Ai londinesi ha già fatto male nel match d’andata con il gol dell’1-1, prima di Vecino.
Gli Spurs, questa sera, cercheranno, invece, di non farsi sfuggire l’occasione. Al match arrivano con un buon stato di forma, grazie soprattutto alla convincente vittoria contro il Chelsea di Sarri in Premier League.

Se Napoli e Inter dovessero raggiungere Roma e Juve agli ottavi, per l’Italia sarebbe un vero e proprio squillo europeo, con la sola nazione italiana a portare 4 squadre tra le prime 16. Record, tra l’altro, mai raggiunto da quando è stata rivista la formula della Champions League.

L’esperimento è riuscito. La fumata bianca definitiva sulla Nations League è arrivata dopo l’ultima giornata di calendario. Risultati in bilico, verdetti in rapido cambiamento, nessuna voglia di sfigurare. E così il nuovo torneo varato dall’Uefa, in attesa dell’atto finale nella prossima estate, ha soddisfatto le aspettative. Al posto di noiose quanto inutili amichevoli tra squadre di rango diverso, abbiamo un trofeo in palio con gironi equilibrati e super sfide tra grandi d’Europa. Ecco tutti i risultati definitivi.

Lega A

Accedono alle final four: Svizzera, Portogallo, Inghilterra, Olanda.

Retrocedono in Lega B: Islanda, Polonia, Croazia, Germania

La retrocessione della Germania e dei vicecampioni del mondo croati, lo stallo di Spagna e Italia, la rinascita dell’Olanda. La Lega A ridisegna parzialmente le gerarchie del calcio europeo. Conferma i progressi messi in mostra dall’Inghilterra durante Russia 2018. Boccia i tedeschi, mettendo fine per il momento alla celebre massima di Gary Lineker secondo cui alla fine vincono sempre loro. Tutto il podio degli ultimi Mondiali è fuori dalle final four, colpisce il crollo del Belgio. La fase finale si disputerà in Portogallo, (Porto e Guimarães), dal 5 al 9 giugno. Il sorteggio si svolgerà il 3 dicembre a Dublino.

Lega B

Promosse in Lega A: Danimarca, Bosnia, Svezia, Ucraina

Retrocedono in Lega C: Turchia, Eire, Irlanda del Nord, Slovacchia

Lo spareggio Svezia Russia, decisivo per l’accesso in Lega A, va agli scandinavi con Lindeloef e Berg. Russi rimandati a un altro anno in Lega B. Semaforo verde anche per la Bosnia di Pjanic e Dzeko così come per i danesi di Eriksen. Bene anche l’Ucraina di Schevchenko in panchina. Bocciate le due Irlande, la Turchia di Under e Chalanoglu e la Slovacchia di Hamsik.

Lega C

Promosse in Lega B: Serbia, Norvegia, Scozia, Finlandia

Retrocedono in Lega D: Lituania, Slovenia, Cipro, Estonia

Una tripletta di Forrest regala il successo promozione alla Scozia nel match spareggio con Israele. Avanti anche la Serbia di Ljajic e Mitrovic a scapito della Romania. Panucci ringrazia Cipro che salva la sua Albania dalla retrocessione. Vanno giù i ciprioti come peggiori terzi.

Lega D

Promosse in Lega C: Macedonia, Kosovo, Bielorussia, Georgia

Qui la notizia è il super girone vinto dal Kosovo, che nell’ultimo match demolisce 4-0 le ultime speranze di promozione dell’Azerbaigian. Segnali positivi anche dalla Macedonia di Pandev e Nestorovski.

Il sospetto è divenuto fondato dopo le ultime gare di Nations League: forse la Nazionale ha un po’ sottovalutato la nuova competizione dell’Uefa? In fondo poteva essere una buona opportunità di rivincita dopo la delusione mondiale. Non solo, il gruppo 3 della Lega A con Polonia e Portogallo (privo di Ronaldo) non sembrava impossibile. Basta dare una rapida occhiata agli altri gironi per rendersi conto delle differenze di livello. Nel gruppo 1 ci sono Francia, Germania e Olanda. Nel gruppo 4 Inghilterra, Spagna e Croazia. Solo il gruppo 2 era abbordabile come il nostro con Svizzera, Belgio e Islanda.

Chiesa e Insigne contro il Portogallo

La sensazione è che l’Italia di Mancini abbia affrontato il torneo un po’ come i club nostrani snobbano l’Europa League. In tempi di magra europea, da quando l’Europa League ha sostituito la vecchia Coppa Uefa, nessuna squadra italiana è riuscita a vincerla o ad arrivare in finale. Gli ultimi sigilli tricolori nelle sorelle meno nobili della Champions League risalgono al Parma (Coppa Uefa 1999) e alla Lazio (Coppa delle Coppe 1999) nello stesso anno.

Basti vedere come, invece, le altre nazionali hanno affrontato le ultime gare di Nations League. Inghilterra Croazia, remake della semifinale di Russia 2018, è stata una formidabile altalena di emozioni. Con la Spagna spettatrice interessata, a Wembley è successo tutto nel secondo tempo. Col pareggio (0-0) che ha retto fino al 57’, Furie Rosse qualificate. Poi il vantaggio della Croazia al 57’ con Kramaric e vicecampioni del mondo avanti. Infine il ribaltone: al 78’ pari di Lingaard (e iberici ancora qualificati), all’85’ il definitivo vantaggio di Kane che spedisce gli inglesi alle final four e retrocede in Lega B i croati.


Emozioni in serie anche a Lucerna nello spareggio Svizzera Belgio del gruppo 2, con l’Islanda da tempo fuori dai giochi. La gara d’andata era finita 2-1 per gli uomini di Martinez, che vanno avanti anche al ritorno con un blitz nei primi minuti dell’Hazard piccolo, Thorgan (0-2 al 17’). Gli elvetici firmano una rimonta capolavoro già nel primo tempo con il milanista Rodriguez e la doppietta di Seferovic, che si ripete dopo l’intervallo per il suo tris dopo il quarto gol di Elvedi. La squadra di Petkovic va avanti, il Belgio si mangia le mani per quello che poteva essere.

Dopo la parentesi Champions League, torna anche l’Europa League con due italiane in campo: il Milan, che ospita a san Siro il Real Betis, e la Lazio che sfida al Vélodrome l’Olympique Marsiglia.

Una partita importante per i biancocelesti che devono rimediare alla pesante sconfitta subita a Francoforte contro l’Eintracht per 4-1.

Quella di stasera sarà anche un piccolo derby per i due allenatori: Inzaghi da una parte e dall’altra l’ex giallorosso Rudi Garcia. Il tecnico francese ha guidato la Roma dal 2013 al 2016 e ovviamente “continua a sentirsi romanista dentro”.

Per ben altre ragioni, invece, sarà una bella partita soprattutto per mister Inzaghi.

E qui bisogna fare un salto indietro di 18 anni.
Simone Inzaghi era l’attaccante della Lazio e il 14 marzo 2000 ha sfidato all’Olimpico di Roma proprio i francesi. È stata una serata indimenticabile per l’attuale tecinco laziale, una di quelle che rimangono nella storia calcistica.

Quel match è terminato 5-1 per la Lazio con ben 4 reti messe a segno dall’attuale allenatore biancoceleste. Quattro reti di Simone Inzaghi che gli hanno permesso di essere, finora, l’unico italiano ad aver realizzato un poker in Champions League. In realtà le reti avrebbero potute essere addirittura cinque se non fosse per il portiere francese Porato che è riuscito a neutralizzargli un calcio di rigore.

Un risultato non da poco per Simone Inzaghi che nemmeno suo fratello Pippo ce l’ha fatta a superare, nonostante i 50 gol messi a segno in Champions League: il miglior realizzatore italiano.

È un record di cui vado fiero, ben sapendo che un giorno magari sarà battuto. Fu una serata magica. Speriamo sia fonte d’ispirazione per i miei ragazzi visto che al Vélodrome ci giochiamo una partita molto importante.

È in effetti per lui e per i tifosi laziali quella notte è stata fantastica, indimenticabile. Era una Lazio fortissima, piena di campioni e guidata dall’allenatore svedese Eriksonn. A fine stagione quel gruppo vinse lo Scudetto e la Coppa Italia.

Tra quei campioni c’era anche Fabrizio Ravanelli. Penna Bianca ha avuto la soddisfazione di far parte di quel gruppo ma anche di essere l’attaccante del Marsiglia, prima dell’approdo a Roma.

Sono passati 8 anni dall’ultima volta che si sono scontrati Barcellona e Inter. Era il 28 aprile 2010, gara di ritorno della semifinale di Champions al Camp Nou.

I catalani vinsero 1-0 ma a passare il turno fu l’Inter grazie al 3-1 di san Siro. Quell’Inter vincerà poi la coppa, oltre a campionato e coppa Italia.

La corsa di José Mourinho al termine del match contro il Barcellona nel 2010

Sono passati già oltre otto anni e molte cose sono cambiate, soprattutto in casa nerazzurra.

Dopo quel Triplete l’Inter ha avuto degli anni bui con allenatori che si sono susseguiti, la società che è stata venduta da Moratti e giocatori meteore non degni della storia nerazzurra. In rosa non è rimasto nessuno di quella favolosa annata.

Il Barcellona ha perso i due leader del centrocampo Xavi e Iniesta, sostituiti da altri campioni. Ci sono ancora Messi, Busquets e Piqué.

Proprio il difensore spagnolo è stato il marcatore di quell’ultimo match.

Ad oggi ce ne sono di cambiamenti. L’Inter è tornata in Champions (mancava dalla stagione 2012/13) e non ha certo gli uomini con elevata esperienza internazionale; e l’Inter ora ha Icardi, il capitano bomber capace di segnare due gol nelle prime due presenze in carriera.

Il Barcellona è ancora una squadra fortissima ovviamente guidata dal fuoriclasse Messi. La sua assenza, però, certamente si farà sentire perché ultimamente i blaugrana faticano molto senza la Pulce in campo. Il numero 10 starà fuori per qualche settimana a causa di una frattura al radio rimediata contro il Siviglia, nell’ultima di campionato.

A sostituire l’argentino, forse, l’ex di turno Rafinha. Il brasiliano, che ha dei bei ricordi all’Inter nella scorsa stagione, potrebbe essere la mossa a sorpresa di Valverde.

Nell’Inter sarà assente Nainggolan, uscito malconcio dal derby, mentre saranno quasi sicuramente titolari i croati Brozovic e Perisic, in dubbio fino a ieri.

Certi di un posto nella formazione iniziale sono due ex di spessore: capitan Icardi, cresciuto nelle giovani del Barça, e Philippe Coutinho, arrivato in Europa proprio grazie ai nerazzurri.

Mauro Icardi è stato il riferimento d’attacco per i catalani nella Primavera, ma non è mai  riuscito a esordire in prima squadra. Proprio per questo motivo ha deciso di trasferirsi a Genova nella Sampdoria.

Storia simile a quella di Icardi l’ha vissuta anche l’esterno Keita Baldé. Il senegalese ha militato nella cantera blaugrana per sei anni (dal 2006 al 2010). L’esperienza si è chiusa con dei contrasti con la società e a fiutare l’affare è stato poi Lotito.

Philippe Coutinho in maglia nerazzurra

Il brasiliano Coutinho, invece, nonostante le evidenti doti tecniche, non ha avuto modo di sfondare in nerazzurro. Con molti rimpianti è stato ceduto nel gennaio 2013 al Liverpool per poco più di 10 milioni (sarà poi acquistato dal Barcellona per 120 mln).

Stasera il match sarà tutto da vivere, l’Inter vuole continuare a stupire, il Barcellona vuole fare la voce grossa e prendersi il primo posto in solitaria del girone B. Il fattore Camp Nou certo non è da sottovalutare.