Tag

olanda

Browsing

Il Mondiale femminile in Francia è una questione tra Europa e Stati Uniti. Gli ottavi di finale hanno consegnato un tabellone in cui 7 squadre su 8 appartengono al vecchio continente. Il nuovo mondo è rappresentato solo dalle campionesse uscenti americane, grandi favorite però del torneo. Sono state via via eliminate la Nigeria (0-3 con la Germania), l’Australia (1-4 contro la Norvegia dopo i calci di rigore), il Camerun (0-3 contro l’Inghilterra), il Brasile (1-2 per mano delle padroni di casa francesi ai tempi supplementari). A casa sono finiti anche il Canada (0-1 Svezia), la Cina battuta 0-2 dall’Italia e infine il Giappone (1-2 contro l’Olanda).

Il programma

Il quadro dei quarti di finale è così completo. Il prossimo turno a eliminazione diretta inizierà domani 27 giugno. L’Italia è attesa sabato dalla sfida contro le olandesi campionesse europee in carica. Ecco nel dettaglio il programma dei quarti di finale e gli eventuali accoppiamenti in semifinale.

27 giugno, Le Havre, ore 21: Norvegia Inghilterra

28 giugno, Parigi, ore 21: Francia Usa

Le vincenti di questi due quarti si incontreranno in semifinale (2 luglio alle 21).

29 giugno, Valenciennes, ore 15: Italia Olanda

29 giugno, Rennes, ore 18.30: Germania Svezia

Le squadre vincitrici giocherebbero la seconda semifinale il 3 luglio alle 21.

La finale si disputerà domenica 7 luglio alle 17, quella per il terzo – quarto posto sabato 6 alle 17.

Ultima, emozionante, giornata della fase a gironi nei Mondiali femminili di Francia 2019. Un gol a tempo scaduto della Nchout (doppietta per lei) consente alla Nazionale di Alain Djeumfa di volare agli ottavi del Mondiale come una delle migliori terze. Nell’altra gara del girone l’Olanda batte il Canada e chiude a punteggio pieno. Terminano a 9 punti anche gli Stati Uniti, mentre il Cile vince 2-0 ma non basta: Lara fallisce all’85’ il rigore della qualificazione

GIRONE E: CAMERUN-NUOVA ZELANDA 2-1

57′, 95′ Nchout (C), 80′ aut. Awona (NZ)

Il vantaggio, la grande paura e poi la gioia finale. Un pomeriggio pazzo quello che vede trionfare, solo all’ultimo giro di orologio, il Camerun di Alain Djeumfa. Straordinaria protagonista la Ntchou, autrice di una doppietta, a partire dal momentaneo 1-0 in avvio di ripresa. La numero 3 riceve palla spalle alla porta, si libera di un’avversaria e trafigge la Nayler. Tutto sembra procedere per il meglio per le camerunensi ma, all’80’, uno svirgolato intervento difensivo della Awona beffa il proprio portiere e regala l’1-1. Nel recupero le due Nazionali danno tutto per conquistare il 3° posto finale nel girone, ma a strappare la qualificazione all’ultimo momento è il Camerun, trascinata ancora dalla Ntchou, strepitosa nel crearsi lo spazio giusto con il dribbling e poi piazzare la palla, con il destro, nell’angolo. 2-1 e passaggio agli ottavi contro l’Inghilterra.

 

GIRONE E: OLANDA-CANADA 2-1

54′ Dekker (O), 60′ Sinclair (C), 75′ Beerensteyn (O)

Lo scontro diretto per il primo posto, invece, è preda dell’Olanda che batte 2-1 il Canada e chiude a punteggio pieno. Succede tutto nella seconda frazione di gioco, con le ragazze di Wiegman che sbloccano al 56’, sugli sviluppi di un calcio di punizione, con il colpo di testa in torsione della Dekker. Il vantaggio dura poco, perché le canadesi riequilibrano il punteggio grazie a Sinclair che finalizza in allungo una bellissima azione corale. A un quarto d’ora dal termine, però, le Oranje segnano ancora e mettono definitivamente la freccia: rasoterra dalla destra della van Lunteren, Labbe buca l’uscita e Beerensteyn – appena entrata – appoggia in rete a porta vuota. Olanda accoppiata agli ottavi contro il Giappone, per il Canada ci sarà l’ostacolo Svezia.

 

GIRONE F: SVEZIA-USA 0-2

3′ Haran, 50′ Heath

Tris di successi anche per gli Stati Uniti che mettono al tappeto la Svezia e mantengono la porta inviolata nel girone. Le americane partono forte e si portano avanti nel punteggio dopo appena tre minuti, grazie al tap-in sotto porta della Haran che approfitta di una serie di tocchi, sugli sviluppi di un corner, e mette in rete da pochi passi. Decisivo è anche l’inizio di secondo tempo, dove la Heath trova uno spazio per il tiro da posizione quasi impossibile e, con un destro violento, piega le mani della Lindahl. Statunitensi prime nel girone e attese dagli ottavi contro la Spagna, mentre la Svezia si accontenta della seconda piazza.

 

GIRONE F: THAILANDIA-CILE 0-2

48′ aut. Boonsing, 80′ Urrutia Note: all’85’ Lara fallisce il calcio di rigore

Vince anche il Cile, ma non basta a staccare il pass per gli ottavi. La Nazionale sudamericana supera di misura la Thailandia e conquista il 3° posto, con una differenza reti negativa però rispetto alle altre squadre arrivate in terza posizione. A sbloccare il risultato è un’autogol al 48’ del portiere Boonsing, sfortunata nel rimpallo che fa carambolare la palla prima sul palo, poi sul tacco e, infine, in fondo alla rete. A dieci minuti dal termine Urrutia, con un colpo di testa, firma il 2-0 e riaccende le speranze delle cilene. Cinque minuti dopo, però, Lara fallisce il rigore del tris che costa il passaggio del turno.

 

Quella tra Olanda – Canada sarà una partita per il vertice del gruppo E. Le due squadre, dopo aver vinto i primi due match, sono entrambe appaiate a sei punti con le Orange che, però, hanno una migliore differenza reti.

Nonostante i successi contro Camerun e Nuova Zelanda, la nazionale olandese sta ricevendo forti critiche dai media fiamminghi, per la poca qualità espressa nel gioco e la fatica sotto porta.

Una risposta alle accuse della stampa è stata data dalla centrocampista Sherida Spitse, la quale ha voluto subito smorzare il tutto.

Non m’importa dei giornali, sappiamo cosa stiamo facendo e contro il Canada ci giochiamo il primo posto del girone. Abbiamo sei punti e siamo arrivati ​​al turno successivo. Certo, ci sono cose che possono essere migliorate, ma possiamo essere orgogliose di noi stessi!

Il pubblico si aspetta molto dalle campionesse d’Europa che comunque sono solamente alla seconda apparizione Mondiale. Nel 2015 contro le canadesi, padrone di casa, le Orange hanno pareggiato per 1-1 (redi di van de Ven e Lawrance): pareggio che non ha permesso alle olandesi di passare il turno.

Sotto i riflettori, in particolare, c’è la numero 10 Danielle van de Donk che non ha brillato molto nelle prime due uscite.
Premiata come giocatrice dell’anno in Inghilterra, la 27enne giocatrice dell’Arsenal non ha ancora messo in mostra tutte le sue qualità.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

No more words needed 💪🏽🧡 #believe #onzejacht

Un post condiviso da Daniëlle van de Donk (@daniellevddonk) in data:


Si ipotizza che la sua poca brillantezza sia dovuta alla posizione in campo, un po’ diversa dal solito. Lei che è una trequartista è stata usata sulla fascia e spesso è stata costretta a rincorrere i terzini avversari. La sua poca lucidità contro le africane è stata notata dall’allenatrice Wiegman che l’ha chiamata in panchina al 70esimo minuto.

In questi giorni si è allenata per bene e tra poco sarà protagonista contro le nordamericane.

Risultati già definitivi nel gruppo E del Mondiale femminile di Francia2019: Olanda e Canada sono agli ottavi di finale grazie al doppio successo in altrettante partite.

Le Orange hanno battuto il Camerun, mentre le nordamericane hanno superato le neozelandesi.

Olanda – Camerun 3-1

Protagonista del match è stata Vivianne Miedema con una doppietta. A sbloccare il match è stata proprio l’attaccante dell’Arsenal al 41esimo minuto dopo una prima frazione di gara un po’ noiosa.

Un bel colpo di testa su assist dalla destra di Van de Sanden ha sorpreso l’estremo difensore camerunense Ngo Ndom. Il pareggio africano è quasi momentaneo con la difesa olandese che si è fatta sorprendere da un lancio dalla difesa per l’esterna Onguene che, sul limite del fuorigioco, riesce a beffare il portiere Van Veenendaal in uscita con un colpo di testa.

Il secondo tempo, però, è un film olandese. La differenza tecnica è netta e lo si può evincere anche dal grave errore di Abam che sbaglia un rinvio e regala il pallone del 2-1 a Bloodworth, al 48esimo minuto.
Ancora Miedema chiude il match al minuto 85 con un bel tiro sul primo palo dopo una bello spunto. Sei punti e prima in classifica. Sarà decisivo lo scontro diretto per decretare la prima del girone.

Canada – Nuova Zelanda 2-0

Agli ottava volano anche le canadesi che battono le oceaniche grazie alle reti nella ripresa da Fleming e Prince.
Dopo un primo tempo abbastanza equilibrato con una sola vera palla gol dell’attaccante nordamericana Sinclair stampatasi sulla traversa.

Nel secondo tempo, invece, il Canada riesce subito a sbloccare il punteggio: grande azione di Prince sulla sinistra e preciso assist per Fleming che fa 1-0. Dopo il vantaggio, Prince ha un paio di occasioni per il raddoppio e al 71esimo si vede parare il tiro dal portiere Nayler. Il 2-0 arriva poco più tardi sempre con Prince, che chiude così il discorso qualificazione.

È sicuramente la stella dell’Olanda Lieke Martens che scenderà in campo contro il Camerun per il secondo match del gruppo E.

La 27enne in forza al Barcellona, durante la partita d’esordio, ha mostrato ancora una volta le sue doti e la sua grande tecnica personale e a farne le spese è stata la difesa neozelandese, in particolare Catherine Bott.

La neozelandese Bott non ci ha capito molto

Sì perché gli amanti del calcio non possono aver tralasciato la giocata della campionessa olandese nel primo minuto di gara, un gesto che ha ricordato il grande Johan Cruijff. Un dribbling alla Cruijff, come quello che il Profeta del gol realizzò al Mondiale 1974 in un Olanda – Svezia. In quel caso “a farne le spese” fu il difensore scandinavo Jan Olsson.

turn GIF
Il dribbling di Cruijff contro la Svezia nel 1974

Da un olandese a un’olandese, dunque, perché la numero 11 Martens ha dei colpi da genio proprio come il numero 14 più famoso della storia del calcio.

Proprio come Cruijff, la Martens è una giocatrice unica, capace di ispirare la prossima generazione di talenti dei Paesi Bassi. L’attaccante vuole fare bene in questo Mondiale al fine di provare a bissare il successo europeo ottenuto con le Orange nel 2017.

I grandi, con l’Ajax portabandiera di un movimento espressivo di gioco e mentalità, stanno tracciando la strada. A livello di club, certo, con la squadra in finale di Champions League, ma che si dirama all’interno di tutto il calcio olandese.

Così anche l’Europeo Under 17 vede brillare i talenti arancioni, a discapito degli azzurrini italiani: 4-2 dell’Olanda sull’Italia nella finale di Dublino, un risultato mai messo in discussione che ribadisce la forza in questa era calcistica. Al Tallaght Stadium, gli azzurrini di Nunziata perdono la rivincita della finale di Rotherham di dodici mesi fa: la squadra che ha conquistato il secondo titolo di fila, dopo il successo ai rigori sempre sugli azzurri nell’edizione 2018 è espressione di un movimento che ha un modello culturale di riferimento, il 4-3-3, pressing e corsa, praticato dai primi calci agli adulti.

Risultati immagini per under 17

Primo tempo chiuso 3-0, venti minuti di reazione con il gol del milanista Lorenzo Colombo, 4-1 Orange con il baby Unuvar, 15 anni, capocannoniere del torneo, infine la rete di Colombo per la doppietta personale. La nazionale di Carmine Nunziata ha perso, ma esce dal campo a testa alta, consapevole di aver dato tutto contro una squadra superiore.

E lo si intuisce dai primi minuti perché la banda di Van der Veen prende subito il comando delle operazioni: l’Italia è costretta ad arretrare, non per scelta, ma per la forza degli “arancioni”. L’1-0 matura al 20’: tiro di Bannis, respinta e botta finale di Hansen. Brobbey, un armadio, cerca subito il 2-0. Cutrig al 31’ ha una chance, ma l’Olanda si salva e al 37’, dopo la punizione calciata da Hoever, Bannis raddoppia. In chiusura, sinistro assassino di Maatsen.

Risultati immagini per under 17

Nell’intervallo Nunziata scuote gli azzurrini con i cambi: dentro Colombo e Ruggeri, fuori Cudrig e Moretti. Dopo un paio di minuti, entra anche Sekulov al posto di Brentan. L’Olanda sfiora il poker, ma l’Italia ha un altro passo e Colombo riapre il match con un capolavoro. Colombo insiste: calcia fuori al 61’ e il portiere olandese esce sui suoi piedi al 64’. Gli azzurri sono più determinati, ma nel momento migliore Unuvar, appena entrato, cala il poker.

L’Italia non si arrende, la reazione d’orgoglio è ammirevole e Colombo, all’89’, firma la doppietta personale. Olanda campione d’Europa, ma l’Italia, seconda, può sorridere pensando ai successi contro Spagna, Portogallo e Francia. E soprattutto a 11 vittorie consecutive su altrettante partite tra qualificazione e prima fase del torneo. Comunque applausi.

 

OLANDA-ITALIA 4-2

OLANDA (4-3-3): Raatsie; Hoever, Bogarde, Rensch, Salah-Eddine (68′ Kasanwirjo); Taylor, Taabouni (86′ Proper), Maatsen; Hansen (68′ Unuvar), Bannis, Brobbey. All. Peter Van Der Veen

ITALIA (4-3-1-2): Molla; Lamanna, Dalle Mura, Pirola, Moretti (46′ Ruggeri) Brentan (47′ Sekulov), Panada (K), Udogie; Tongya (82′ Giovane) ; Cudrig (46′ Colombo), Esposito. All. Nunziata

ARBITRO: Espen Eskås (NOR)

MARCATORI: 20′ Hansen, 37′ Bannis, 45′ Maatsen (O), 56′ Colombo (I), 69′ Unuvar. 88′ Colombo (I)

Se il Mondiale del 1998 non si fosse giocato in Francia, probabilmente non avremmo mai assistito al leggendario gol di Dennis Bergkamp contro l’Argentina. Vale sempre la pena rivederlo:

E’ una rete metafisica che si pone al di là della realtà per equilibrare il giusto senso delle cose. Perché è arrivata al minuto 89 di una partita tosta, bloccata sull’1-1. Perché erano i quarti di finale contro la Nazionale sudamericana. Perché se si segna una prodezza del genere, in un Mondiale, sei destinato a rimanere scolpito nei ricordi dei bambini che crescono con la magia negli occhi e la tramandando, da adulti, ai loro figli o nipoti.
C’è il lancio tagliente di Frank de Boer, c’è lo stop irreale dell’ex Ajax, Inter e Arsenal, c’è la palla che muore lì, in quell’istante, uncinata dal piede destro, c’è il tocco a rientrare che manda in tilt il difensore Ayala, uno dalla marcatura stretta e rognosa, e c’è il colpo d’esterno a trafiggere il portiere Roa.
C’era tutto, ma mancava solo una cosa: lo spazio per poter fare un’azione del genere.

Ma soprattutto, per fortuna, c’era Dennis Bergkamp. La carriera calcistica dell’olandese è legata alla sua aerofobia, ovvero la paura di viaggiare in aereo. Un trauma che si è manifestato in un altro Mondiale, quello precedente del 1994 negli Stati Uniti d’America.
La Nazionale Oranje era in volo, assieme a staff tecnico e giornalisti e proprio uno di questi, tra scherzo e goliardia, disse: «C’è una bomba». Non c’era, forse, da dargli troppo peso, volarono qualche risata, qualche parolaccia, passato lo spavento iniziale. Ma da quel momento, Bergkamp non avrebbe più preso un volo.

Un trauma sul quale pesava una brutta esperienza giovanile. Durante una tournée con l’Ajax, nei pressi del vulcano Etna, ci fu una massiccia turbolenza: l’aereo precipitò, seppur per frammenti di secondo, per poi riprendere quota. Un fatto che aveva segnato il giovane biondo olandese glaciale sul campo. Panico e stress che diventarono successivamente fobia con l’episodio del 1994.

Ed è per questo che riuscì a essere presente al Mondiale francese ed è anche per questa sua paura che saltò il Mondiale del 2002, quello in Corea del Sud e Giappone, quando aveva ancora 32 anni dato che era impossibile organizzare uno spostamento via terra.
Se nella mitologia folcloristica intere pagine sono state scritte sul vascello fantasma, il tetro Olandese Volante, nel calcio Dennis Bergkamp verrà per sempre ricordato come “l’olandese non volante”.

Con questa danza su tacchetti, Johan Cruijff ha ammaliato il titano Crono, governatore del Tempo, colui che ha regnato nell’Età dell’Oro, narrata da Esiodo e che ha accolto Cruijff non nella stirpe umana mortale, ma più su, tra gli dei immortali. Con questa giocata di poco meno di due secondi, l’olandese è volato fin lassù, nel mondo dell’eterno: nella vita che sfugge e corre, che dimentica ciò che abbiamo fatto ieri, questo frame è riuscito a rimanere bello, cristallizzato e atemporale per generazioni e generazioni.

Con lo scorrere degli anni via via è sfumato il contorno: che partita è? In quale stadio siamo? Com’è finita l’azione?

L’immortalità è qui, in una giocata semplice, di quelle che si imparano sin da bambino per fregare l’amichetto. Immortale sarà lui, il 14 arancione e il nostro dilemma sulla corretta pronuncia dell’olandese: sarà Cruiff, Craiff o Cröiff?! Fermatevi e riflettere: quali due secondi della vostra vita scegliereste per essere eterni?

Ora è lui che regna nell’Età dell’Oro del calcio. Hendrik Johannes “Johan” Cruijff

(La “Cruyff turn” si è vista per la prima volta nel Mondiale del 1974, il 19 giugno nel match tra Olanda e Svezia)

Il cognome Maldini in casa Milan equivale a leggenda. I successi di Cesare, la gloria di Paolo e ora cresce un giovane Daniel.

Sì perché i figli del grande ex capitano rossonero crescono in maniera rapidissima. Il primogenito è Christian classe ’96 e gioca come difensore nell’Alma Juventus Fano, il più piccolo è proprio Daniel: classe 2001 e gioca nelle giovanili del Milan come attaccante.

La giovanissima punta sta ben figurando nella 71esima edizione della Viareggio Cup che si sta tenendo questi giorni. Nell’ultima uscita ha addirittura realizzato una doppietta che ha permesso ai rossoneri di battere lo Spezia per 3-2.

La ciliegina sulla torta per il figlio d’arte è arrivata anche dalla maglia azzurra. Infatti il ct della selezione dell’Under 18, Daniele Franceschini, ha convocato Daniel in vista dell’amichevole con i coetanei olandesi.
Oltre seimila giorni dopo l’ultima volta di Paolo in azzurro (il nefasto ottavo mondiale 2002 contro la Corea), dunque un altro Maldini raggiunge la Nazionale varcando le soglie delle giovanili.

L’attaccante rossonero sin qui ha messo a segno 9 reti tra Primavera e torneo di Viareggio, facendosi appunto notare. Il cognome che porta sulle spalle è pesante ma è anche motivo di orgoglio per quello che la famiglia Maldini è stata per il mondo milanista.

Dotato di una buonissima tecnica, Daniel è bravo anche da calcio piazzato. Proprio la seconda rete contro gli spezzini è arrivata da calcio di punizione.

Una carriera da allenatore lunga 30 anni, costellata di successi in squadre fortissime che hanno segnato un’epoca.

Louis Van Gaal, il mister olandese che ha vinto tutto sulla panchina di Ajax, Barcellona e Bayern Monaco, ha deciso di dire addio al calcio.
Ora, all’età di 67 anni, abbandona il pallone per stare vicino alla moglie Truus, che oltre 20 anni fa ha lasciato il suo di lavoro per stargli accanto.
A dir la verità Van Gaal aveva promesso che si sarebbe ritirato all’età di 55 anni, ha atteso dodici anni in più anche se l’ultima esperienza risale al 2016 con il biennio negativo al Manchester United.

I trionfi dell’ex ct Orange sono stati tantissimi in giro per l’Europa, così come sono stati tantissimi i campioni che ha allenato e che ha lanciato.

Legato a quelle che sono stati i calciatori che poi sono diventati dei fuoriclasse a livello internazionale, l’importante sito sportivo transfermarkt.com ha messo in campo una formazione fatta di talenti fatti esordire dal tecnico di Amsterdam.

Uno schema di gioco poco utilizzato: il 3-2-3-2 che però raggruppa quei giovanissimi che poi sono diventati veterani e stelle.

IN PORTA

Tra i pali c’è l’ex canterano del Barcellona Victor Valdes, fatto esordire all’età di 20 anni nei preliminari di Champions League il 14 agosto 2002 contro i polacchi del Legia Varsarvia. Da quell’esordio sono ha poi trascorso tanti anni a difendere i colori azulgrana, anni arricchiti da tantissimi trionfi.

Risultati immagini per valdes debut
Victor Valdes in una delle prime partite ufficiali con il Barça
DIFESA

Retroguardia guidata da Charles Puyol, Holger Badstuber e David Alaba.
Uno dei capitani più famosi della storia del Barcellona è stato proprio lanciato dal tecnico olandese all’età di 21 anni nel terzo turno di Coppa del Re 15 dicembre 1999 contro la Polideportivo Almeria. Dopo quel giorno è diventato il simbolo della squadra catalana per 15 anni.
Gli altri due difensori sono stati fatti esordire durante l’esperienza al Bayern Monaco. Il tedesco Badstuber, seppur falcidiato da tantissimi infortuni, è stato notato da Van Gaal e fatto giocare nei bavaresi all’età di 20 anni.
È andata ancora meglio all’austriaco Alaba che ha giocato il primo match ancora da minorenne, all’età di 17 anni contro il Greuther Fürth nei quarti di finale di Coppa di Germania il 10 febbraio 2010.

CENTROCAMPO

Al centro la tecnica e la grinta di due fuoriclasse degli ultimi 20 anni di calcio: Edgar Davids e Xavi. Entrambi a 18 anni hanno debuttato uno nell’Ajax e l’altro nel Barça (dove è restato per 20 anni, tra canter e prima squadra).

Risultati immagini per edgar davids ajax 1995
Edgar Davids con la maglia dell’Ajax

Il Pitbull è stato il perno del centrocampo dei Lancieri e della Juventus. Ha fatto il suo esordio con gli olandesi nella gara di ritorno del primo turno di Coppa Uefa nel 1991, contro gli svedesi dell’Orebro.
Il regista catalano ha avuto il suo exploit già alla prima da in Supercoppa di Spagna contro il Maiorca, grazie alla rete che ha sbloccato il match, poi vinto per 2-1.

La fase offensiva è stata affidata al genio Iniesta, all’intelligenza di Seedorf e alla grinta di Lingaard.
Don Andrés ha esordito in prima squadra a 18 anni per poi non lasciare il campo per i restanti 15. Gettone numero 1 nella stagione 2002/03 in Liga, anch’egli contro il Maiorca.

L’olandese Seedorf è stato uno dei pupilli di Van Gaal sin da subito, ha esordito con la maglia dell’Ajax alla giovanissima età di 16 anni (il più giovane) nella partita di Coppa Uefa contro il Vitoria Guimaraes il lontano 3 novembre 1992. Da quel giorno tantissimi successi nazionali e internazionali, tra cui cinque Champions League con tre squadre diverse (Ajax, Real Madrid e Milan).

Risultati immagini per van gaal debut
Rashford, uno degli ultimi talenti lanciati da Van Gaal

L’inglese Lingaard è uno dei più recenti, durante la sua ultima esperienza a Manchester.

ATTACCO

Insieme al centrocampista ha esordito (a 18 anni) anche l’attuale numero 10 Reds, Marcus Rashford. Il talentuoso attaccante si è preso la scena dopo l’addio di Rooney e ora è punto fermo della squadra e della nazionale inglese.

La prima punta è Patrick Kluivert. Il bomber è stato lanciato nell’Ajax nel lontano 1994, prima di girare l’Europa al Milan, Barcellona e Inghilterra.

Campioni che devono ringraziare mister Van Gaal per aver creduto in loro, quel mister che ha vinto tanto.