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Martedì 26 novembre è venuto a mancare Bruno Nicolè, ala della Juventus a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Aveva 79 anni. Nato a Padova il 24 febbraio del 1940, Nicolè è stato il marcatore e il capitano più giovane della Nazionale italiana: segnò il primo gol (che poi si tramutò in doppietta) in maglia azzurra a 18 anni e 258 giorni, indossò la fascia a 21 anni e 61 giorni. Però smise presto di giocare, a soli 27 anni, e fece l’insegnante di educazione fisica.

I due gol del record in azzurro, che resiste tutt’ora, li realizzò il 9 novembre 1958, allo stadio di Colombes, in amichevole, contro la Francia terza al Mondiale di pochi mesi prima. Francesi avanti con Vincent, poi tra il 57’ e il 65’ si scatenò Nicolè. Che tempo dopo raccontò:

Il primo su angolo battuto da Bean, testa di Galli, il portiere Colonna respinge corto e io la butto entro, sempre di testa. Il secondo: Segato mi passa la palla, prolungo sulla sinistra per Bean che me la ridà sul lato corto dell’area. Appena dentro, destro incrociato, molto forte. Sul 2-1 ho anche preso un palo, forse sarebbe stato il gol più bello. A fine partita un signore mi mette in mano un bigliettino. Grazie a nome di tutti i minatori veneti che lavorano in Francia, c’era scritto

La Francia pareggiò alla fine con Fontaine. Dopo quei gol, però, diventò celebre e Gianni Brera lo paragonò a Silvio Piola, titolando sul Guerin Sportivo: “Habemus Piolam: Ni-co-lè?”. Nicolè debuttò in A da sedicenne nel Padova di Nereo Rocco e dopo un solo campionato Giampiero Boniperti lo prese per 70 milioni e il prestito di Hamrin. Con la Juventus conquistò 3 scudetti e 2 Coppe Italia. Dal ‘63 al ‘65 cambiò 4 squadre: Mantova, Roma (un’altra Coppa Italia vinta), Sampdoria e Alessandria, dove concluse la carriera nel ‘67. In Nazionale giocò soltanto 8 partite, ma il suo record resiste ancora.

I colori, il rosso e il nero, sono gli stessi, dal Flamengo alla nuova avventura al Milan. Il rosso del cuore che ha messo Lucas Paquetà per segnare il suo primo gol a San Siro, il nero della fascia a lutto che ha indossato sul braccio e che si è sfilato per stringerla in un pugno rivolto verso al cielo. La sua è una dedica speciale: il brasiliano, che ha segnato la rete del 2-0 contro il Cagliari, beffando Cragno di interno sinistro, grazie a un cross perfetto di Calabria sul secondo palo, ha voluto omaggiare gli ex compagni di squadra, le dieci giovanissime vittime dell’incendio nel centro tecnico del club rossonero di Rio de Janeiro, avvenuto nella notte tra il sette e l’otto febbraio.

Piange Paquetà, piange tutto il calcio brasiliano è in lutto: a Vargem Grande, quartiere della zona ovest di Rio, la nuova stella del Milan ha passato 12 anni della sua vita e fino a poche settimane fa si allenava proprio al  “Ninho do Urubu”, al nido degli avvoltoi.

Sono stati giorni speciali per me, il gol al Milan è un sogno che si realizza, come era un sogno giocare al Milan ma per anni io ho vissuto al Flamengo e quella era casa mia

Tra le vittime dell’incendio c’è Christian Esmerio, portiere di 15 anni che era considerato una grande promessa in Brasile, già nel giro della Nazionale della sua categoria. A dicembre aveva pubblicato su Instagram una foto in compagnia di Tite, allenatore della Seleçao. Oltre a Christian Esmerio, sono stati riconosciuti tra le vittime i calciatori Arthur Vinícius de Barros Silva Freitas, difensore di 14 anni (ne avrebbe compiuti 15 questo sabato) che aveva giocato con la nazionale brasiliana U-15. Tra gli scomparsi anche il nome di Pablo Henrique da Silva Matos, 14 anni, cugino di Werley, difensore della squadra professionistica del Vasco da Gama, uno dei rivali del Flamengo a Rio. Nonostante le difficoltà per i soccorritori e gli inquirenti nell’identificare i corpi carbonizzati, con il passare delle ore si è allungata la lista dei nomi dei convolti. Tra questi quello di Bernardo Pisetta, portiere, di 15 anni, dell’attaccante quattordicenne Victor Isaías, e di Athilas Soza Paixão. Alla lista si sono aggiunti poi Jorge Eduardo, terzino sinistro di 15 anni, che ne avrebbe compiuti 16 il 14 febbraio, Samuel Thomas, terzino destro di 15 anni, e Rosa Gédson Santos, detto Gedinho, centrocampista quattordicenne. Era appena arrivato al ritiro, stava vivendo i suoi primi giorni dell’esperienza al Flamengo. È invece Rykelmo de Souza Viana, 16 anni mediano di spinta, la decima ed ultima vittima individuata. Era soprannominato Bolivia ed avrebbe compiuto 17 anni tra pochi giorni, il 26 febbraio.

 

Leonardo, direttore generale dell’area tecnico-sportiva del Milan, è cresciuto proprio lì e ha detto: «Sono molto toccato da quello che è successo al centro Ninho do Urubu, quando ho cominciato a giocare nelle giovanili del Flamengo c’era solo il terreno e il sogno di costruire un centro sportivo di alto livello. Vorrei abbracciare tutte le famiglie delle vittime dell’incendio. Il mio pensiero e la mia preghiera sono per quei giovani che inseguivano il sogno di diventare calciatori».

 

 

 

 

 

 

 

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Otra tragedia…El mundo del fútbol está de luto… Que tristeza irmãos brasileiros… #flamengo #quetristeza #forçaflamengo #elfutbolestadeluto

 

Un post condiviso da Javier Zanetti (@javierzanetti) in data:

 

Prima della partita, lo speaker di San Siro aveva letto un messaggio per i giovani scomparsi: «Questi 10 ragazzi giocheranno con gli angeli», mentre sul maxi-schermo è stato proiettata un’immagine in cui lo stemma del Milan e quello del Flamengo, che condividono i colori rosso e nero, si sono intrecciati, con la scritta #ForçaFlamengo.

 

Un’altra tragedia nel ciclismo, a una settimana dalla morte di Michele Scarponi. Non ce l’ha fatta Chad Young, 21enne americano che correva per la Axeon Hagens Berman Cycling Team, squadra continental di Axel Merckx, il figlio di Eddy.

Young era caduto in discesa al Tour of the Gila: ricoverato e operato all’ospedale di Tucson, in Arizona, aveva riportato importanti traumi al cranio e al volto e le condizioni erano apparse subito gravissime.

chad young

Axel Merckx

“Abbiamo perso un amico, un compagno e un pezzo della nostra famiglia – commenta il general manager Axel Merckx – Non ho parole per descrivere il mio dolore. Posso solo dire che è stato un privilegio conoscere Chad e di aver condiviso la passione per il ciclismo”.

Tragedia per il ciclismo italiano: e’ morto Michele Scarponi, dopo essere stato investito da un autocarro mentre si allenava nei pressi del suo paese natale in provincia di Ancona, Filottrano. Aveva 37 anni e gareggiava per l’Astana. Lascia la moglie Anna e due figli gemelli, Giacomo e Tommaso.

L’incidente è avvenuto ad un incrocio: secondo le prime ricostruzioni, l’autista dell’autocarro, un 57enne del posto, non avrebbe visto il ciclista e lo avrebbe dunque centrato in pieno.

Sull’episodio è stata aperta un’indagine e sequestrati i mezzi su disposizione del magistrato di turno.

scarponi
Photo LaPresse – Belen Sivori

“L’Aquila di Filottrano” come veniva chiamato, nato ad Osimo il 25 settembre 1979, era diventato professionista nel 2002. Lo scalatore azzurro ha vinto il Giro d’Italia 2011 (tre volte e’ arrivato quarto) dopo la squalifica di Alberto Contador mentre nel 2009 si era aggiudicato la Tirreno-Adriatico. Ha anche fatto parte della nazionale italiana prendendo parte a due Mondiali prof (Mendrisio 2009 ritirato e Toscana 2013 arrivato 16esimo).

“Una tragedia, un destino scritto male”. Con queste parole e con tanta emozione, il presidente della Federciclismo Renato Di Rocco ha commentato all’Italpress la morte del ciclista. “E’ successo mentre era in bici ad un incrocio a Filottrano, un camion lo ha travolto. Era tornato ieri sera e gia’ stamattina era in bici, questo dimostra l’altissimo attaccamento al lavoro di questo ragazzo” ha detto Di Rocco. “E’ stato un professionista esemplare, un uomo squadra in tutti i sensi”.