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È la stella dell’Italia del judo, ha scalato molto per raggiungere gli altissimi livelli in cui è ora. La campionessa azzurra Edwige Gwend, classe 1990, col suo carisma e la sua dedizione sportiva ha avuto modo di mettere in mostra tutto il suo talento. Atleta del gruppo Fiamme Gialle, da poco è stata insignita anche del premio migliore judoka del 2017.

Partiamo dal passato, come mai hai deciso di intraprendere l’attività sportiva del judo?

Posso confermare che il mio avvicinamento al judo è avvenuto in maniera abbastanza casuale. La mia famiglia è perlopiù di tradizione calcistica, tant’ è che anche mia sorella maggiore lo pratica.
Io a differenza del resto della mia famiglia seppur mediocre nel calcio, non me ne sono mai innamorata e  così già da piccola, a sei anni per la precisione, ho voluto provare qualcosa di diverso. Una palestra di judo vicino casa mi ha permesso di scoprire questo splendido sport e farlo mio

Cosa ti ha dato, nel corso degli anni, questo sport?

Questo sport mi ha dato tanto, e dico che non mi ha tolto niente. Sono cresciuta sia grazie ai miei genitori che grazie al judo che mi ha fatto anch’esso da “genitore”.
Il judo mi ha cresciuta, mi ha formata e ha reso l’Edwige che sono ora.
Questo sport  mi ha plasmato il carattere, mi ha fatto capire il significato dell’impegno, della sofferenza, della caparbietà, del porsi degli obiettivi e cos’è il rispetto. Il judo mi ha educata!

Hai mai pensato di provare a fare un’altra disciplina?

Forse da piccolina un po’ ci ho pensato, ma perché in realtà avrei voluto provare di tutto ero abbastanza curiosa. Il judo, però, mi ha allettata sin dall’inizio e non c’era niente di meglio dello stare scalzi sul tatami a correre qua e là con gli amici

Nel corso della tua carriera ci sono stati dei bei momenti, qual è il più bel ricordo che hai con addosso il judogi?

Lo dico sempre che il ricordo più bello per me è stato il mio primo campionato italiano all’età di 15 anni. Ebbi la possibilità finalmente di parteciparvi perché acquisii la cittadinanza italiana. La vittoria rese ancora il tutto più bello!

Quale, invece, è stato il periodo più buio?

Il periodo più brutto è indubbiamente stato quello dopo l’Olimpiade di Rio de Janeiro 2016. È stato un pessimo periodo sia dal punto di vista sportivo per come si era conclusa la gara in Brasile che familiare, a causa della perdita del mio fratello più grande

Cosa ti aspetti, a livello sportivo, per il futuro prossimo? Immagino anche Tokyo 2020?

Per quanto riguarda gli obiettivi Tokyo 2020 è indubbiamente il più grande e il più importante. Ma ad oggi, dopo aver acquisito una certa maturità, cerco di pensare e a pormi obiettivi a breve/medio termine.
Diciamo che preferisco vivere passo dopo passo i miei piani sportivi così che possa trovare sempre gli stimoli giusti. Lo scopo primario è quello di arricchire il mio palmares e concretizzarlo ancor più possibile

Come avviene la preparazione fisica e mentale per una gara?

La preparazione fisica varia in base alla gara o meglio ancora in base all’obiettivo di gara.
In base a ciò varierà il carico di lavoro: dalla tecnica allo studio dell’avversario. A livello mentale si ricerca sempre la tranquillità interiore, pensando ai propri punti di forza da sfruttare al massimo sul tatami

Il judo oltre a essere uno sport è anche uno stile di vita. È vero?

Verissimo! Una cosa che spesso diciamo è : “una volta judoka, sempre judoka!”.
Il perché sta nel fatto che il judo ti forma, diventa quindi parte della tua vita, parte di te!
Il judo ti insegna a cadere per poi saperti rialzare nello sport così come nella vita! Devo ammettere che senza questo sport, tanti episodi della mia vita scuramente non li avrei superati e non sarei stata in grado di superarli nemmeno oggi

Arrivata in Italia da piccolina, ti senti un po’ anche africana? Hai ancora qualche caro in Camerun?

Italianissima nel cuore! Ma nelle radici c’è anche un bel po’ della mia splendida Africa, del mio splendido Camerun! Mi sento anche una Leonessa d’Africa! Sono super fortunata di aver questo connubio dentro di me.
Della cultura camerunense mi piace il senso di solidarietà che si crea tra i connazionali, specialmente quando si emigra, e il senso di rispetto verso le persone più adulte.
In Camerun ho tantissimi familiari, molti zii e cugini pensa che nemmeno li conosco tutti! (ride, ndr)

Cosa pensi sulla legge dello Ius Soli?

Credo fermamente che lo Ius Soli sia la strada più che giusta da intraprendere. È una legge che per quanto e come sia cambiato il mondo mi pare assurdo non sia ancora in vigore. Per quanto tempo ancora vogliamo negare l’italianità a ragazzi italiani, solo perché nati da genitori stranieri?
Il fenomeno delle seconde generazioni è in atto da un bel po’ di tempo più di quanto si pensi! Pertanto a mio avviso è seriamente assurdo che una legge come lo Ius Soli non sia ancora stata attuata

Una carriera ricca di successi e una grinta da vendere: ecco chi è Rosalba Forciniti, che sin da piccola ha iniziato ad amare il judo e non l’ha più mollato. Questo sport è diventato parte della sua vita e gli ha regalato non poche soddisfazioni.

Dal suo esordio ha collezionato una serie di trofei: oro nel 2003 ai Campionati europei di judo juniores, oro nel 2008 nei campionati mondiali under23 e oro a squadre e argento individuale agli Europei di Vienna nel 2010. Ma la lista è ancora lunga e arriva fino alla medaglia di bronzo nel 2012 alle Olimpiadi di Londra.

Qui si interrompe la sua carriera in ascesa, ma non per problemi fisici (come era capitato nel 2008 quando a causa di un infortunio non ha potuto partecipare alle Olimpiadi di Pechino) ma per maternità. Diventa mamma di due bellissimi bambini e si allontana momentaneamente dalle palestre.

Ma adesso è pronta per tornare in pista, più determinata e carica che mai, come lei stessa afferma in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport:

Ho avuto due figli, quindi per forza di cose mi sono dovuta fermare. Ora però sono tornata ad allenarmi e già a gennaio salirò sul tatami per i campionati italiani assoluti a Roma. Non vedo l’ora!

Ed è proprio decisa a far parlare ancora del suo talento, magari riuscendo a trasmettere questa passione anche alle generazioni future. Secondo il suo punto di vista attraverso le opportunità che i giovani hanno oggi è più facile avvicinarsi a questo mondo e fare esperienze importanti, come quella prevista in Giappone per gli italiani che possono allenarsi in una delle patrie di questa realtà.

La presenza di grandi campioni al loro fianco, in particolare chi non gareggia più, aiuterebbe molto le nuove promesse del judo a imparare le basi tecniche che fanno la differenza. Alcuni nomi? Fabio Basile e il campione del mondo Hifumi Abe sono per lei al momento i più forti in questa disciplina sportiva e possono essere un valido esempio per i giovani.

E alla domanda “Perché un bambino dovrebbe far judo?” ecco le sue parole: 

Per lo stesso motivo per cui l’ho fatto io! Il judo mi ha dato tanto: divertimento, passione, adrenalina. Poi per un bambino dona uno sviluppo armonico del corpo, del movimento, regole da seguire…. Tante volte ho pensato, durante il mio percorso, di smettere, ma il judo quando ti entra dentro è un amore troppo grande per non praticarlo per tutta la vita

E proprio lei in prima persona dimostra quanto la passione per il judo sia forte quando entra nella propria vita. Dopo ben 5 anni di stop torna ad allenarsi e a gareggiare: vedremo quali altre soddisfazioni sarà in grado di regalarci.

No al bullismo” è il messaggio che la Fijlkam, Federazione lotta, judo, karate e arti marziali, ha deciso di lanciare nelle celebrazioni del World Judo Day.

La manifestazione si è svolta nel centro olimpico di Ostia Matteo Pellicone e ha riunito ben trecento ragazzi e moltissimi campioni del settore in un mix di esibizioni e interviste che avevano lo scopo di proclamare a gran voce la lotta contro il bullismo, soprattutto per sensibilizzare i più giovani.

I grandi campioni di judo hanno voluto dire la propria in merito a questo tema alquanto delicato e sempre più diffuso nell’epoca odierna, sperando di far capire quanto sia sbagliato imporsi sugli altri e soprattutto infierire sui più deboli.

Significative sono state le testimonianze personali di Frank Chamizo, Alessia Ritieni, Rosalba Forciniti, Giovanni Esposito e Christian Parlati.

Frank Chamizo, medaglia di bronzo a Rio nella lotta, ha raccontato di avere comportamenti da bulletto verso i suoi compagni più bravi di lui, costringendoli spesso ad aiutarlo nei compiti. Con l’aiuto della lotta e delle sue regole, però, ha compreso quanto fosse sbagliato il suo modo di fare e ha smesso di importunare quei ragazzi, guadagnando di conseguenza la loro fiducia e il loro aiuto spontaneo.

Alessia Ritieni, medaglia di oro alla Coppa Europa seniores nel judo, ha confessato di essere piuttosto mingherlina e sentirsi quindi debole di fronte agli altri. Grazie al judo e alla sua determinazione è riuscita a non farsi sottomettere, iniziando a lottare contro i bulletti della scuola fin da piccola.

Rosalba Forciniti, bronzo alle Olimpiadi di Londra, si è sempre sentita la paladina dei più deboli definendosi addirittura la “wonderwoman contro le ingiustizie”. Ma anche lei, così coraggiosa e determinata, ha avuto i suoi momenti di debolezza che è riuscita a superare per andare avanti. Così si racconta per dare coraggio a chi pensa di non farcela:

La gente pensa che facendo uno sport duro, di combattimento, noi atleti non abbiamo emozioni: invece anche noi siamo deboli e piangiamo. Perché tenersi le cose dentro è sbagliato

Giovanni Esposito, medaglia d’oro nel judo, afferma con coraggio di avere sempre aiutato il prossimo, soprattutto se in difficoltà, senza curarsi degli altri.

Christian Parlati, medaglia di bronzo nel campionato del mondo juniores a Zagabria, ha raccontato di sé dando un prezioso consiglio ai giovani presenti:

Reagire, ma mai con la violenza. Ero mingherlino, ma ci si può far rispettare più con la testa che con il fisico

Un grande tributo alla lotta contro il fenomeno del bullismo da parte di questi ragazzi che hanno raggiunto il successo con sacrifici e voglia di andare avanti con le loro forze, senza sgomitare o imporsi su nessuno: un grande insegnamento per chi vuole seguire le loro orme rispettando gli altri in ogni occasione.

Su questo aspetto ha puntato Gabrielle Sulli, medaglia d’argento agli Europei juniores, che ha sottolineato con forza:

Le arti marziali insegnano un profondo rispetto per i compagni e insegnano a rispettare rigorosamente le regole. Oggi ai ragazzi abbiamo fatto capire anche la filosofia della caduta: il judo inizia a cadere e come prima cosa a perdere, in un mondo nel quale invece si parla solo di sport e vittoria a tutti i costi. Cadere poi ti spinge a riaffrontare le cose e rialzarti

È pronta a dare il meglio di sé la squadra italiana di judo che da mercoledì gareggerà nel Mondiale junior di Zagabria.

In questa 21esima edizione l’Italia è rappresentata da 20 giovani, di cui 17 di loro si concentreranno nella gara individuale e tre invece in quella a squadre.

Per tutti loro non sarà facile arrivare nelle prime tre posizioni, perché la concorrenza è davvero spietata.

Si parla di nomi come Hidayat Heydarov, dei giapponesi Uta Abe e Genki Koga, dell’ucraina Daria Bilodid, che possiedono un livello di esperienza sicuramente più alto rispetto ai nostri azzurrini. Ma la preparazione è ottima e il morale è molto alto: c’è grande aspettativa per questa squadra che promette grandi risultati.

Ecco i loro nomi nella categoria individuale: Alessia Ritieni (48 kg), Annarita Campese (52 kg), Simona Pollera (52 kg), Anita Cantini (57 kg), Giovanna Fusco (57 kg), Alice Bellandi (70 kg), Martina Esposito (70 kg), Andrea Carlino (55 kg), Mattia Martelloni (55 kg), Biagio D’Angelo (60 kg), Angelo Pantano (60 kg), Manuel Lombardo (66 kg), Gabriele Sulli (66 kg), Leonardo Casaglia (73 kg), Giovanni Esposito (73 kg), Salvatore D’Arco (81 kg), Christian Parlati (81 kg).

Nella gara a squadre vedremo: Annalisa Calagreti (+78 kg), Andrea Fusco (90 kg) e Lorenzo Agro Sylvan (+100 kg).

Ognuno di questi giovani cercherà di rispettare quella che finora è stata quasi un tradizione, cioè avere un posto nel medagliere.

Da circa 10 anni, infatti, l’Italia è riuscita a posizionarsi fra le prime classificate e guadagnarsi un suo ruolo importante in ogni edizione.

Brevemente, ecco i traguardi raggiunti dai giovani che hanno rappresentato nel passato il judo italiano: 13 medaglie totali conquistate, di cui due argenti nel 2000 con Meloni e Bianchessi, due bronzi nel 2010 con Basile e Bombara e un oro e un bronzo nel 2013 con Esposito e Giuffrida.

La carriera di questi giovani si trova, quindi, su un trampolino di lancio e molti dei loro predecessori è da qui che sono partiti per arrivare anche a disputare gare olimpiche, conquistando anche delle medaglie.

Il Mondiale di Zagabria avrà luogo dal 18 al 22 ottobre e vedrà sfidarsi ben 87 paesi. Uno degli allenatori federali che accompagnano i giovani in questa rassegna iridata giovanile è Francesco Bruyere, che durante un’intervista si è così espresso sulla sua squadra:

Il Campionato del Mondo Junior è di sicuro l’obiettivo della stagione per questa classe d’età per lo Staff Tecnico è un’importante opportunità per analizzare e valutare gli atleti che potenzialmente potranno intraprendere il percorso di qualificazione per Tokyo 2020. All’Olimpiade mancano ancora 3 anni, ma gli atleti che oggi gareggiano in questa rassegna iridata sono quelli che avranno l’età giusta per eccellere nel futuro prossimo. 

Lui, come il resto del team, manifesta una grande fiducia per questi ragazzi, alcuni dei quali hanno già ottenuto dei riconoscimenti nella competizione europea, come Gabriele Sulli (66 kg), medaglia argento, Christian Parlati (81 kg) ed Alice Bellandi (70 kg), entrambi medaglie di bronzo.

Un livello, quindi, che promette un grande spettacolo!