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Storica impresa azzurra ai Mondiali di artistica di Stoccarda: la squadra femminile azzurra di ginnastica artistica ha vinto il bronzo nell’all-around a squadre! Nelle 48 edizioni della rassegna sin qui disputate, nella specialità, si contava un’unica medaglia italiana: grazie allo stesso terzo posto centrato a Basilea 1950.

Sessantanove anni più tardi, il clamoroso risultato, che arriva dopo la conquista del pass per l’Olimpiade di Tokyo 2020 centrato sabato in qualificazione con l’ottavo posto: adesso questo bronzo che brilla come un oro. Merito delle Fate guidate dal ct Enrico Casella: Giorgia Villa, Elisa Iorio, Alice D’Amato, Asia D’Amato e Desiree Carofiglio (Martina Maggio riserva), con 164.796, han chiuso alle spalle di Stati Uniti (172.330) e Russia (166.529). Beffata la Cina, una super potenza – sul podio in tutte le ultime sette occasioni, da Aarhus 2006 in poi – quarta con 164.230.

Le ragazze, tutte di giovanissima età – quattro titolari su cinque hanno 16 anni, la Carofiglio 19 – sono le eredi di Renata Bianchi, Licia Macchini, Laura Micheli, Anna Monlarini, Wanda Nuti, Elena Santoni, Liliana Scaricabarozzi, Ada Tondolo e Liliana Torriani che, in Svizzera, si piazzarono alle spalle di Svezia e Francia. Altri tempi. Oggi la realtà è diversa. Ed è una realtà tutta azzurra. Esulta il ct Casella:

È stata una gara strepitosa, lottata dal primo all’ultimo esercizio: avevamo poco da perdere e abbiamo dimostrato che gli errori della qualificazione erano stati casuali. La squadra è giovane, non potrà che crescere. È un risultato meritatissimo”.

 

Le Fate a Stoccarda compiono un’impresa con un solo precedente: le azzurre furono terze 69 anni fa a Basilea. Merito della squadra del c.t. Enrico Casella composta dalle giovanissime Giorgia Villa, Elisa Iorio, Alice D’Amato, Asia D’Amato e Desiree Carofiglio (Martina Maggio riserva). Oro agli Stati Uniti (Biles record), argento alla Russia

C’è un’Italia che bette un colpo nel mondo della ginnastica artistica agli Europei che si stanno disputando a Stettino in Polonia.

I volti sorridenti sono quelli di Alice D’Amato e di Marco Lodadio, rispettivamente medaglia di bronzo alle parallele e d’argento agli anelli.

Oltre ai due grandi podi ci sono delle buone risposte da una buona parte del team azzurro volato in Polonia: record di finali di specialità per quanto riguarda gli uomini, ben 5 mai cos’ negli ultimi 20 anni e buona prova delle fate della classe 2003 con tre atti conclusivi ai singoli attrezzi.

La giovanissima Alice D’Amato, sedicenne genovese, ha da poco iniziato la carriera tra le grandi, dopo un periodo buio a causa di due infortuni e aver conquistato un oro continentale a squadre a Glasgow 2018 tra le juniores.

Marco Lodadio, 27enne romano, è tra i grandi da diversi anni facendo la voce grossa con un bronzo lo scorso anno ai Mondiali.

A sei mesi dai Mondiali di Stoccarda, qualificanti per i Giochi di Tokyo 2020, non possiamo che essere soddisfatti, in attesa di altre sorprese.

Vanessa Ferrari è tornata. La ginnasta azzurra, riemersa da un buco nero lungo 500 giorni in cui era sprofondata per colpa di un infortunio al tendine d’Achille, ha confezionato un’impresa straordinaria tornando a vincere una competizione internazionale. Dopo quasi due anni di assenza dalla pedana, il caporal maggiore dell’Esercito italiano ha trionfato nella sua disciplina preferita, la specialità di punta, sul quadrato centrale della World Cup di Melbourne, prima Coppa del Mondo del 2019 valida per la qualificazione all’Olimpiade di Tokyo del 2020 (le altre in programma quest’anno saranno a Baku e a Doha).

Con 13.600 punti la 28enne di Orzinuovi ha sbaragliato la concorrenza mettendosi in tasca i primi preziosissimi punti per staccare il biglietto dei Giochi nipponici. E nel caso in cui ci riuscisse sarebbe l’unica ginnasta italiana della storia ad aver conquistato quattro pass a cinque cerchi, staccando Monica Bergamelli e Miranda Cicognani. Sul secondo gradino del podio australiano è salita la portoricana Paula Mejias con 12.533 punti, mentre la medaglia di bronzo è andata alla cinese Shiting Zhao, con il punteggio di 12.266.

 

Rientrata sulle scene dopo il crac al tendine d’Achille dell’ottobre 2017, la Ferrari ha dimostrato per l’ennesima volta di essere più forte delle avversità e delle disgrazie, che nel corso della sua carriera hanno assunto le forme di infortuni gravi. Oppure di ingiustizie indelebili. Come quella volta alle Olimpiadi di Londra del 2012, quando ottenne un quarto posto ‘beffa’ nella finale di ginnastica: l’azzurra aveva sì chiuso quarta, ma con lo stesso punteggio della terza, la russa Aliya Mustafina, a cui però i giudici diedero la medaglia di bronzo per via di un cavillo regolamentare (prevale l’atleta che compie un’esecuzione migliore, rispetto a chi porta un coefficiente di difficoltà maggiore).

«Mi hanno rubato il bronzo», disse lei senza sapere che la sua rivincita era dietro l’angolo. In fin dei conti, quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla. E Vanessa, soprannominata “la farfalla di Orzinuovi”, due anni dopo si è rifatta vincendo a Tokyo il primo oro in Coppa del Mondo, nella stessa arena dove si erano disputati i Mondiali 2011 e dove, a dispetto di uno stato di forma eccezionale, aveva dovuto alzare bandiera bianca all’ultimo a causa dell’ennesimo infortunio.

 

Ecco perché la vittoria di adesso non è casuale: Vanessa aveva scelto Melbourne per il suo ritorno in pedana dopo il crac dei Mondiali 2017 e proprio in Australia è arrivata la sua resurrezione. L’atleta bresciana ha dominato una finale senza storia, tornando sul gradino più alto del podio in una manifestazione internazionale dopo addirittura cinque stagioni (l’ultima volta era stata agli Europei 2014 quando trovò l’oro proprio nella specialità prediletta). E non poteva scegliere momento migliore per rinascere, dato che questo evento assegnava punti preziosi per la qualificazione ai giochi olimpici di Tokyo 2020. Sarebbe la sua quarta Olimpiade.

Un  10 perfetto, di quelli agognati e ambiti a scuola, ma anche nelle prove di ginnastica. Una performance perfetta e coinvolgente, quella di Katelyn Ohashi, il cui nome non fa entusiasmare come quello di Simone Biles, ma il suo esercizio potrebbe superare non solo per spettacolarità e per visualizzazioni su internet, quello della pluricampionessa olimpica. Scrive il magazine Sport Illustrated che la sua esibizione è una di quelle che rappresentano la vera perfezione dello sport.

E pensare che la giovane atleta, già da tempo considerata una promessa nella sua disciplina, era stata a lungo lontana dalla scena negli scorsi anni per dei problemi fisici. Oggi tutto questo sembra essere solo un lontano ricordo e grazie alla sua esibizione Katelyn sta attirando ancora una volta l’attenzione generale rivelandosi per quello che è: una stella nascente della ginnastica moderna.
Nel suo esercizio lungo un minuto e mezzo, la bravura, l’energia e l’entusiasmo della ragazza sono riusciti a lasciare senza fiato pubblico e giuria. Si è trattato di una sequenza di spaccate e rovesciate eseguita in maniera perfetta su un medley di musiche soul e R’n’B tra cui riconosciamo anche noti successi di Michael Jackson e The Jackson 5.

Altra storia, altri palcoscenici, certamente, ma l’esibizione di Ohashi e il suo 10 rievocano nella mente degli appassionati di sport, l’ALTRO 10, quello di Nadia Comaneci, la prima atleta a ricevere il punteggio della perfezione alle Olimpiadi.
Era il 18 luglio 1976, secondo giorno dei Giochi olimpici di Montréal, in Canada e Nadia, ginnasta rumena di soli 14 anni, era in gara per la finale femminile delle parallele asimmetriche. Al tempo i tabelloni che segnavano i punteggi non prevedevano un numero a due cifre prima della virgola che segna i decimi e i centesimi, ma solo una cifra: in buona sostanza era possibile segnare massimo un 9,99 e non un 10; una scelta voluta dallo stesso Cio, il Comitato olimpico internazionale, che escludeva un possibile punteggio. Una storia destinata a cambiare.

Si è tanto parlato di lui, il medico delle ginnaste: si tratta di Larry Nassar, che si è occupato per tre anni della salute delle giovani allieve della Federazione Usa di ginnastica.

Dopo le denunce di molestie si è arrivati in tribunale e il medico non ha potuto più negare l’evidenza, ammettendo quindi tutti gli abusi davanti al giudice, che gli ha promesso una pena esemplare.

Così è stato e Larry Nassar dovrà scontare ben 60 anni in carcere.

Tutto è cominciato nel 2016 quando due coraggiose ragazze hanno deciso di non tacere più e denunciare ciò che era successo a loro, come ad altre ragazzine, tutte di età compresa fra i 13 e i 15 anni.

Su di lui gravavano accuse di pornografia infantile e il medico ha poi confermato di essere responsabile di questi capi di accusa a lui rivolti e che sono anche stati dimostrati in modo inconfutabile da prove multimediali a supporto dell’accusa. Si parla di 37.000 tra foto e video, conservati nel pc di Nassar, che insieme alle sempre più numerose denunce sono state la sua condanna.

Larry Nassar ha anche scelto di non farsi difendere, chiedendo il perdono delle sue vittime:

Mi dispiace immensamente e chiedo perdono ogni giorno

Tra queste ragazze parlano anche l’olimpionica McKayla Maroney, che ha vinto la medaglia d’oro a squadre a Londra 2012, vittima di abusi da parte del dottore sin dai 13 anni, Aly Raisman e Gabby Douglas, che hanno vinto tre ori olimpici a Londra e a Rio nel 2016.

Nessuno scampo, quindi, per Larry Nassar, che ha ricevuto una condanna che deve servire da esempio: è stato condannato per tre capi di accusa di pornografia infantile, che equivalgono a 60 anni. Il giudice che si è occupata del caso, infatti, non ha mostrato alcuna pietà per il medico, ma anzi ha così giustificato il suo verdetto:

Il tempo in carcere dovrà servirle per meditare sui suoi atti che potrebbero condizionare queste ragazze per tutta la vita

Il prossimo 12 novembre a Cagliari si celebra un evento molto importante per la ginnastica: si tratta del Grand Prix di Ginnastica 2017, che chiude ufficialmente la stagione.

Diverse le presenze illustri fra le star e i campioni del settore. Ma un nome su tutti salta subito nell’occhio ed è quello di Vanessa Ferrari, ancora in fase di recupero dopo la recente operazione al tendine d’Achille che l’ha costretta ad abbandonare il Mondiale di Ginnastica artistica 2017 proprio in finale.

Al PalaPirastu di Cagliari sarà lei la guest star, determinata ad essere presente a tutti i costi al gran galà dedicato alla Polvere di Magnesio. A causa delle sue condizioni fisiche non le sarà possibile esibirsi, ma sarà accanto a Carlotta Ferlito e Lara Mori che mostreranno ancora una volta tutto il loro talento nella pedana.

Grandi stelle della ginnastica si esibiranno sotto gli occhi del pubblico presente e della stessa Vanessa Ferrari: le due stelle internazionali Eleftherios Petrounias e Linoy Ashram; per la Ritmica, la Squadra nazionale italiana al completo e le individualiste Alexandra Agiurgiuculese e Milena Baldassarri; per l’Artistica femminile, Carlotta Ferlito, Lara Mori, e le FATE Asia e Alice D’Amato, Francesca Noemi Linari, Giorgia Villa ed Elisa Iorio; per l’Artistica maschile Ludovico Edalli, Marco Sarrugerio, Marco Lodadio, Stefano Patron e Carlo Macchini; per l’Aerobica Marcello Patteri, Sara Natella ed Emanuele Caponera; per l’Acrobatica, Lorenzo Martino e Rebecca Sirca.

Vanessa Ferrari ritorna dunque in pista, anche se al momento solo come spettatrice, e non nasconde il suo desiderio di tornare a gareggiare, magari proprio verso le Olimpiadi giapponesi del 2020.

Così ha confessato di recente ai giornalisti:

Non potevo mancare a un appuntamento del genere e sono comunque felice di fare da spettatrice perché mi godrò uno show sicuramente entusiasmante. Ovviamente non vedo l’ora di tornare anche io in pedana, per cui spero che il Grand Prix sia il primo passo verso il rientro, la ginnastica è il mio mondo e non riesco a stare lontana troppo a lungo. Sono curiosa di vedere le performance che andranno in scena. Ho dei ricordi bellissimi dei due precedenti galà di ginnastica in questa città, trovo la Sardegna una Regione incantevole, con dei paesaggi mozzafiato. Esibirsi in una cornice del genere è sicuramente stimolante per gli atleti in pedana. Il pubblico sardo, poi, ti emoziona sempre dimostrando calore e affetto, sarà un piacere partecipare anche solo in qualità di ospite

E tutta l’Italia aspetta con ansia di vederla nuovamente risplendere in pedana.

A pochi giorni dalla bufera che l’ha vista coinvolta nella disputa contro Paltrinieri a proposito dell’allenatore dell’anno, eccola di nuovo scendere in campo per dire la sua su uno degli argomenti più scottanti del momento.

Stiamo parlando di Federica Pellegrini, che stavolta si batte per difendere i diritti delle donne contro gli abusi nel mondo dello sport.

La questione “abusi” prende le mosse dalle dichiarazioni di Asia Argento che recentemente ha confessato di aver subito delle molestie nel mondo del lavoro ed essere rimasta in silenzio per paura. Oggi l’attrice si confessa e sono in molte, sia nel mondo dello spettacolo che dello sport, a starle accanto in questa lotta contro le molestie sessuali.

Non è mai troppo tardi per denunciare”! È questo il monito che la campionessa del nuoto insieme ad altre sportive si sentono di dare a tutte le ragazze. Il silenzio non serve a nulla se non a stare male e permettere a queste persone di continuare le loro violenze.

Federica Pellegrini si esprime con queste parole:

Asia Argento ha denunciato dopo tanti anni perché aveva paura di lottare da sola. Ma è stata coraggiosa. Bisogna riuscire a denunciare subito gli uomini violenti, purtroppo non sempre lo si fa. In America sono stati squalificati e condannati allenatori-pedofili. Io non ho mai subito avance di questo genere, penso che questi orchi vadano alla ricerca di ragazze più fragili e deboli

Una fortuna, la sua, che non è invece toccata alla ginnasta McKayla Maroney, vincitrice dell’oro nei Giochi Olimpici londinesi del 2012. La campionessa denuncia a cuore aperto le molestie subite fin dall’età di 13 anni dal medico della Nazionale Usa, Larry Nassar, oggi in carcere.

La sua triste storia di abusi da parte dell’uomo, purtroppo, la accomuna ad altre ginnaste che per anni hanno sopportato queste violenze per non compromettere la propria carriera.

Così la ginnasta si esprime davanti alle telecamere:

La gente deve sapere che queste cose non succedono solo ad Hollywood. Succedono ovunque. Ovunque ci sia una situazione di potere favorevole agli abusi. Io avevo il sogno di andare all’Olimpiade e le cose che ho dovuto sopportare per poterlo raggiungere sono state inutili e disgustose

scoppia lo Scandalo nel mondo dello sport

Tra confessioni amare e denunce tardive in questi giorni saltano fuori anche retroscena inaspettati e scandalosi su alcune icone del mondo dello sport, che sembrano implicate in questa storia di violenze e abusi sulle donne.

Vitaly Scherbo, campione indiscusso nel mondo della ginnastica, vincitore di 6 ori, è entrato nell’occhio del ciclone a causa delle pesanti accuse che gli vengono rivolte dalla ginnasta ucraina Tatiana Gutsu, vittima del giovane all’età di 15 anni.

Dopo anni la giovane sportiva ha deciso di parlare e accusare non solo il suo molestatore ma anche tutte quelle persone che le erano accanto e non hanno fatto niente per aiutarla. Le sue parole sono durissime e non lasciano dubbi circa il suo profondo risentimento che l’ha accompagnata fino ad oggi:

Un mostro che mi ha imprigionata nella paura per tanti anni. So che ora cercherà di difendersi. Ma i miei dettagli sono molto più forti delle sue parole. Ora sono forte. Tatyana Toropova pensavo fosse una mia amica: grazie per non essere stata coraggiosa per me, ora alzati e combatti con me per i diritti delle donne. Eri là, hai sentito tutto e non ti sei mai alzata a proteggermi.

Come il mondo del cinema, anche lo sport è fortemente scosso da queste rivelazioni private che svelano retroscena riguardanti abusi verso le donne. Le dichiarazioni di Pellegrini, Maroney e Gutsu vogliono essere un esempio per aiutare chi non ha il coraggio di parlare e per impedire che altri uomini possano ancora infangare la dignità di donna, facendo del male ad altre giovani ragazze.

«Signori, questa è la nuova campionessa del mondo». Il palazzetto applaude l’esibizione senza sbavatura della ginnasta italiana Vanessa Ferrari, lei abbraccia il suo allenatore Enrico Casella, il punteggio ufficiale ancora non c’è, ma Yuri Chechi, uno che con gli anelli ha vinto cinque titoli mondiali, in telecronaca è certo: la sedicenne Orzinuovi ha vinto la medaglia d’oro al campionato mondiale di ginnastica artistica nel concorso generale individuale. Era il 18 ottobre 2006, nei Mondiali di Aarhus, in Danimarca, e la giovane ginnasta della provincia di Brescia entra nella storia dello sport italiano: prima italiana a conquistare l’oro, le uniche due medaglie mondiali risalgono a 56 anni prima, durante i Mondiali di Basilea nel 1950, quando Wanda Nuti e Licia Macchini conquistarono rispettivamente l’argento ed il bronzo alla trave che garantirono il terzo posto all’Italia.

Mezzo secolo dopo, dunque, un’italiana sale sul podio, questa volta sul gradino più alto con 61.025 punti conquistati nei quattro attrezzi dell’all around (corpo libero, trave, volteggio e parallele asimmetriche) precedendo la statunitense Bieger, con 60.750 punti, e la rumena Izbasa con 60.250. Leggera, elegante, ma determinata e pungente, per Vanessa Ferrari la prova è stata in salita: durante l’esercizio della trave, uscendo da una combinazione, sbilanciata, è scesa dall’attrezzo.
Una sbavatura, una macchia potenzialmente fatale, ma la cannibale di Orzinuovi non si è persa d’animo e alla quarta prova, nel corpo libero, ha compiuto un autentico capolavoro: scesa, momentaneamente al secondo posto, per puntare all’oro, era necessario un punteggio di 15.225. Minuto dopo minuto, dinanzi a un esercizio elegante, difficile, ma sempre limpido e preciso, il pubblico inizia ad accorgersi che è davvero possibile. Sulle note del “Nessun dorma” la 15enne convince i giudici: 15.500 e primo posto irraggiungibile.

Un traguardo storico che le valse il Collare d’oro del Coni, massima onorificenza sportiva, e nel 2007, la nomina a Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. La danza di Vanessa Ferrari rimane e rimarrà il momento più alto e glorioso dell’artistica italiana: qualcosa di eterno, difficilmente emulabile, ma che ha dato ulteriore vitalità e attenzione mediatiche a una disciplina sportiva che sta cullando tante atlete valide. Vanessa Ferrari ha vinto tanto, il quarto posto alle Olimpiadi di Rio 2016 e i vari infortuni (i suoi peggiori nemici ha detto in un’intervista recente) suonano come un dolce e inesorabile principio di addio. Ma a Vanessa Ferrari possiamo solo dire una parola: grazie!