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Al Genoa scriverei una canzone d’amore, ma sono troppo coinvolto

Questa frase è apparsa domenica 8 gennaio 2017, sulle maglie del Genoa nella sfida contro la Roma, durante il 19esimo turno di Serie A. Una frase di Fabrizio De André per un progetto che ha visto, nelle domeniche successive, citazioni di personaggi famosi legati alla storia e alla tradizione rossoblù.
Ma quelle parole del cantautore ligure ben dimostrano l’attaccamento verso la maglia del Genoa, un attaccamento così viscerale dal fermarlo a scrivere brani, strofe o componimenti. Lui che ha tessuto poesie su tanti argomenti, non è riuscito a scrivere nulla sua squadra amata.

Faber, nato a Genova il 18 febbraio 1940 e morto a Milano l’11 gennaio 1999, non aveva mai nascosto il suo amore per il Genoa, ma forse, solo dopo la sua morte è stato più chiaro capire la sua vera essenza: «Ho una malattia», disse una volta il cantautore durante un suo concerto. Silenzio, stupore e preoccupazione. Poi appoggiò la chitarra, prese una lunga sciarpa dai colori rosso e blu e aggiunse: «Si chiama Genoa».

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Perché è vero: la squadra del cuore accompagna l’esistenza di ogni vero tifoso. Ti prende da bambino per motivi che sfuggono dalla logica, per i colori della maglia, per il giocatore preferito, perché è la squadra della tua città. Fabrizio rimase ammanicato nel 1974, la prima volta in uno stadio, a Marassi per un Genoa – Torino, spinto dal padre Giuseppe e dal fratello Mauro che simpatizzavano per i “Granata”. Forse per puro antagonismo, decise di schierarsi contro suo padre e suo fratello.

Nel libro “Il Grifone fragile – Fabrizio De André, storia di un tifoso del Genoa”, uscito nel 2013 e scritto da Tonino Cagnucci, emergono sfumature particolari e romantiche della passione del cantautore. Sfogliando suoi vecchi diari, appunti e agende vengono annotati episodi fantastici: da piccolo Fabrizio chiese, in una letterina a Gesù Bambino, tra un vestito da cow boy e i soldatini, la maglia del Genoa.
Più grande, invece, annotava con una scrittura meticolosa le formazioni della squadra, la classifica del campionato, i marcatori, i possibili diffidati.
Confessò, inoltre, in una intervista che durante il periodo del rapimento in Sardegna nel 1979, uno dei suoi giorni peggiori fu quando sentì alla radio che i rossoblù avevano perso a Terni.

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Se allo stadio Olimpico, quando gioca in casa la Roma, echeggiano le note dell’inno scritto e cantato da Antonello Venditti, romanista verace, sotto la “Lanterna” non è così con De André: «L’inno non lo faccio perché non mi piacciono le marce e perché niente può superare i cori della Gradinata Nord».
Magia e sentimenti si intrecciano nella vita del cantautore, nato nell’ultima settimana in cui il Genoa è primo in classifica nella sua storia, a quel punto del campionato.

Dalla nascita alla morte, sempre legato alla fede rossoblù: Fabrizio De André s’è fatto cremare assieme a un naso da clown e alla sciarpa del Genoa. In tutta la sua vita da musicista non l’hai mai nominato: questo gesto lega per sempre il cantautore poeta e genoano alla sua eterna squadra. Perché non è una blasfemia dire che De André sia stato un tifoso di calcio…del Genoa.

Il Napoli non dovrà camminare da solo, ma in compagnia di altre quindici squadre per giocarsi gli ottavi di Champions League. La speranza di qualificazione corre dal Vesuvio al Mersey Side. A Liverpool gli uomini di Ancelotti cercano il pass per la fase a eliminazione a diretta. Da primi di un girone con i reds e il Paris Saint Germain. Un risultato clamoroso viste le previsioni della vigilia che davano per spacciata la squadra di De Laurentiis. Invece gli azzurri hanno fin qui giocato una Champions da protagonisti, con addirittura due rimpianti. Il pari a Belgrado contro la Stella Rossa e il gol nel recupero di Di Maria a Parigi per il 2-2 finale.

Il gol di Insigne nel finale ha deciso la gara di andata

Cosa deve fare il Napoli per passare – Basterebbe non perdere, elementare Watson. E anche con un ko il Napoli potrebbe comunque passare. Ecco le combinazioni:

  • il Napoli vince. Ancelotti va agli ottavi da primo del girone, senza aspettare il risultato del Psg a Belgrado contro la Stella Rossa;
  • il Napoli pareggia. Si qualifica agli ottavi come primo (se il Psg non vince) o come secondo (se il Psg vince);
  • il Napoli perde con un gol di scarto. Gli azzurri passerebbero se segnano almeno un gol (2-1, 3-2, 4-3 etc) e il Psg vince o perde contro la Stella Rossa. Se il Psg pareggia in questa situazione, Hamsik e compagni devono segnare almeno tre gol;
  • il Napoli perde 1-0 o con più di un gol di scarto (2-0, 3-0, 3-1, 4-1 etc) e il Psg perde contro la Stella Rossa.

 

Le precedenti vittorie delle italiane – Sono quattro le vittorie delle squadre italiane nel tempio di Anfield Road.

Liverpool Genoa 1-2. 18 marzo 1992, quarti di finale di Coppa Uefa, gara di ritorno. Dopo il 2-0 dell’andata, gli uomini di Bagnoli passano anche ad Anfield. Una doppietta del Pato Aguilera regala la semifinale ai grifoni, nulla può il temporaneo pareggio di Rush.

                     

Liverpool Roma 0-1. 22 febbraio 2001, ottavi di finale di Coppa Uefa, gara di ritorno. Nell’anno dello scudetto la Roma di Capello va a Liverpool per provare la rimonta dopo lo 0-2 dell’andata. Giallorossi avanti con Guigou, poi accadono due fatti inspiegabili: l’arbitro Garcia Aranda prima assegna un rigore per la Roma, poi lo tramuta in calcio d’angolo; Damiano Tommasi viene espulso. In mezzo un rigore parato da Antonioli a Owen. I giallorossi escono, il Liverpool vincerà poi la coppa.

Liverpool Fiorentina 1-2. 9 dicembre 2009, fase a gironi Champions League. La Fiorentina di Prandelli, già qualificata agli ottavi, trionfa ad Anfield e vince il girone E. Jorgensen e Gilardino nel finale ribaltano il vantaggio di Benayoun.

Liverpool Udinese 2-3. 4 ottobre 2012, fase a gironi Europa League. L’Udinese di Guidolin espugna Anfield con Di Natale, un’autorete di Coates e Pasquale che trafiggono Reina. Vano è il gol di Suarez. Sarà l’unica vittoria dei bianconeri friulani nel girone, poi concluso all’ultimo posto.

Il cambio allenatore in casa Genoa era nell’aria, certo però era difficile pensarlo al termine di una gara di Coppa Italia contro una squadra di Serie C.

Il presidente Enrico Preziosi ha deciso di sollevare dall’incarico il tecnico Juric, che a sua volta era subentrato a Ballardini, per chiamare Cesare Prandelli.

L’ex commissario tecnico, dunque, torna in Italia dopo alcune poco felici esperienze all’estero al Galatasaray, Valencia e Al-Nasr Dubai. Domenica gli aspetta un’importante sfida in casa contro la Spal, il lavoro da fare è soprattutto mentale.

Per il 61enne allenatore bresciano una nuova avventura per rilanciarsi in Serie A. Sono passati otto anni dall’ultima volta, quando ha lasciato Firenze per sposare il progetto della Federcalcio italiana, partecipando all’ottimo Europeo 2012 e alla disastrosa apparizione al Mondiale in Brasile nel 2014.

Dal gennaio scorso è rimasto senza squadra dopo l’esonero dall’Al-Nasr ed era in attesa  di una chiamata proprio da una società italiana. La telefonata è arrivata ed è giunta da un club storico con un presidente non molto paziente con i propri allenatori, com’è Enrico Preziosi.

Ho sbagliato a richiamare Juric, ma ero convinto che stavolta potesse finire bene. È stato sfortunato e ha commesso degli errori: non si poteva andare avanti.

LA CRESCITA, DAL VENEZIA IN B ALLA FIORENTINA IN CHAMPIONS

Prandelli non ha certo paura del presidente Preziosi, in passato ha lavorato per un altro mangiallenatori come Maurizio Zamparini ai tempi del Venezia in Serie B e in A.

Proprio con i lagunari si fa notare nel calcio che conta. Chiamato a Parma, guida per due anni i ducali, ottenendo due ottimi quinti posti, chiudendo l’era di Callisto Tanzi presidente.

Dato il bel gioco e il buon carattere, è la Roma dei Sensi che lo chiama per guidare il progetto giallorosso. Purtroppo, però, il tutto si ferma ancora prima d’iniziare: la moglie di Prandelli è gravemente malata e il tecnico decide di lasciare l’incarico per stare vicino alla sua famiglia.

Prandelli Fiorentina
Cesare Prandelli ai tempi della Fiorentina

La stagione successiva sposa il piano della Fiorentina. Con la Viola è subito amore. A Firenze è amato da tifosi, calciatori e proprietà. Sono tante le buone stagioni in Serie A, nonostante lo scandalo Calciopoli. Riesce anche a strappare una qualificazione alla Champions League. Al Franchi si respira profumo d’Europa come non capitava dall’era del presidente Cecchi Gori e del goleador Batistuta.

Nella stagione 2009/10 la Fiorentina si qualifica agli ottavi di Champions, dopo aver superato la fase a gironi da prima classificata a 15 punti, battendo due volte il Liverpool. Agli ottavi la Fiorentina viene eliminata, non con poche polemiche, dal Bayern Monaco per via della regola dei gol fuori casa.

LA NAZIONALE

Il picco e il baratro della sua carriera, però, arriva con la nazionale azzurra. Nel 2012, contro qualsiasi pronostico, riesce a guidare Balotelli e compagni fino alla finale dell’Europeo 2012 persa a favore della Spagna.
Il flop, invece, arriva due anni dopo al Mondiale brasiliano. Gli azzurri non riescono a passare i gironi di qualificazione, perdendo con Costa Rica e Uruguay.

L’ESTERO

Le esperienze estere non sono state positive, prima i turchi del Galatasaray e gli spagnoli del Valencia e poi gli arabi dell’Al-Nasr lo esonerano dopo brevi periodi ricchi di molti bassi e pochi alti.

La cavalcata nerazzurra ha trasmesso serenità all’ambiente interista e voglia ai tifosi, ed è per questo che a san Siro ci sarà il pubblico delle occasioni in vista del match contro il Genoa.

Oltre 65mila persone sugli spalti del Meazza a guidare la banda di mister Spalletti nel cammino in campionato. Un tifo che in realtà non è mai mancato nel corso delle ultime stagioni. In effetti l’Inter è la squadra che conta più tifosi presenti allo stadio di tutta la Serie A.

A sfidare l’Inter un Genoa rammaricato dalla sconfitta all’ultimo minuto contro il Milan, sempre a san Siro. I rossoblù hanno rallentato un po’, così come ha rallentato il polacco Piątek, a secco da tre giornate.

Il tecnico Spalletti dovrebbe puntare a un ampio turnover in vista della sfida di Champions League in casa contro il Barcellona di martedì sera.
Fuori Icardi dentro Lautaro Martinez in attacco, a centrocampo dovrebbe rifiatare l’uruguaiano Vecino per fare spazio a Gagliardini (fuori dalla lista Champions), mentre Joao Mario, che tanto bene ha fatto contro la Lazio, dovrebbe agire sulla trequarti al posto di Nainggolan. Il belga è stato convocato dopo l’infortunio patito al derby, non è da escludere che Spalletti gli faccia giocare qualche minuto in vista proprio della partita contro i catalani.
In difesa dovrebbe avere spazio il brasiliano Dalbert al posto di Asamoah.

Mister Juric, invece, dovrebbe optare per Zukanovic al posto dello squalificato Criscito, ma la novità potrebbe essere un grande ex Inter come Goran Pandev. Il macedone, grande protagonista del triplete nerazzurro del 2010, potrebbe essere la sorpresa d’attacco per il Genoa al posto di Kouamé o di Piątek. Proprio il polacco è al centro dei desideri di molti club italiani ed europei, tra questi anche l’Inter.

Il macedone Goran Pandev, uno degli eroi del triplete nerazzurro del 2010

Certo non sarebbe la prima volta che i due club intavolerebbero una trattativa. Gli storici passaggi di Thiago Motta e di Diego Milito che tanta fortuna hanno portato ad Appiano Gentile, ma anche operazioni come Ranocchia e il giovane Salcedo per la Primavera.
A Genova sono andati appunto Pandev, l’attuale portiere Radu o l’ex Burdisso.

È la sua partita, salirà per la prima volta le scale dell’Allianz Stadium e magari penserà che sarebbe potuta andare diversamente. Mimmo Criscito, capitano del Genoa, affronta alle 18 la Juventus, la squadra che l’ha sedotto portandolo in Primavera nel 2004 per poi abbandonarlo qualche anno più tardi. Oggi difende i colori rossoblù, con il ritorno in panchina di Ivan Juric dopo l’esonero a sorpresa di Davide Ballardini. Il difensore genoano si è confidato in un’intervista al Corriere di Torino:

Dopo sette anni all’estero, nello Zenit San Pietroburgo, per me sarà un piacere ritrovare tanti calciatori e dirigenti con cui sono rimasto in contatto. Affrontare i sette volte campioni d’Italia, poi, sarà molto affascinante. Per non perdere servirà un mezzo miracolo

La carriera di Criscito ha avuto un bivio il 23 settembre 2007. Il terzino classe ’86, originario di Cercola, ha ancora 20 anni. Ha già iniziato il suo balletto tra Genova e Torino, con la Juve di Capello guadagna anche una convocazione in Champions League. Poi nel 2006 torna sotto la Lanterna agli ordini di Gasperini in B. Una stagione da protagonista, in cui affronta anche i bianconeri post Calciopoli. La Juventus lo richiama nell’anno del suo ritorno in A, in panchina c’è Claudio Ranieri. Nelle prime tre giornate di campionato, con due vittorie e una sconfitta, Criscito è titolare fisso. In difesa, accanto a lui, ci sono Chiellini, Jorge Andrade, Birindelli e Zebina. Ma è l’attuale capitano della Juve a fare il terzino, il difensore centrale è il giovane Domenico.

Si va a Roma, quarta giornata. I giallorossi, allenati da Spalletti, giocano con Totti falso nueve circondato da Perrotta, Mancini e Taddei. Il pomeriggio di Criscito è da incubo. Il pupone segna una doppietta nel primo tempo dopo il vantaggio di Trezeguet. Su entrambi i gol il centrale bianconero (in maglia blu) è colpevolmente in ritardo. A complicare i piani di Ranieri c’è il gravissimo infortunio di Jorge Andrade che, in sostanza, chiude la sua esperienza juventina. Ma quel pomeriggio anche la carriera bianconera di Criscito svolta verso un punto di non ritorno. A fine primo tempo Ranieri lo sostituisce con Legrottaglie. La Juve pareggia in extremis 2-2 con gol di Iaquinta su rimessa laterale di Chiellini. Proprio quest’ultimo, dopo questa partita, inizierà a giocare più al centro e meno sulla fascia, come invece aveva iniziato nelle giovanili.

Dopo qualche mese, a gennaio Mimmo torna nella sua Genova. Tornerà quello di una volta, come terzino sinistro nel Genoa di Gasperini. Nel 2011 la chiamata a San Pietroburgo con lo Zenit, dove ritroverà proprio Spalletti che in quel settembre 2007 allenava la Roma. Resta in Russia per 7 anni, l’ultima da capitano, poi la scorsa estate il figliol prodigo torna in rossoblù. Anche qui capitano, ma all’Allianz Stadium poteva andare diversamente. Forse non incrocerà a inizio gara Chiellini, che dovrebbe andare in panchina nel turnover voluto da Allegri. Ma non c’è dubbio che Mimmo Criscito, salendo quelle scale, penserà a quello che poteva essere e non è stato. Nessun rimpianto, il Genoa è diventato la sua Juventus.

Mimmo Criscito, oggi capitano del Genoa

 

Titolare nelle prime tre uscite del Torino in campionato, leader già del reparto difensivo del Torino e uomo chiave per la retroguardia di mister Mazzarri.

È il napoletano doc, Armando Izzo che, dopo quattro stagioni a Genova sponda rossoblù, ha deciso di trasferirsi al Toro in cui

Il cuore granata ispira il mio modo di essere!

Cuore Toro perché i difensore campano è uno di quelli che non molla mai e che da tutto fino al fischio finale dell’arbitro. Ed è proprio questo che gli ha permesso di cambiare piazza, per provare nuove sensazioni e per dare il giusto contributo a una tifoseria importante come quella granata.

Izzo è un jolly, uno di quelli che gli allenatori possono piazzare in diverse zone del campo, e con sempre ottimi risultati.
Terzo di sinistra o destra in una difesa a tre, terzino in una difesa a quattro. Insomma Izzo è uno di quelli che difficilmente resta in panchina.
Ciò è giustificato anche dalle tantissime presenze con la maglia del Genoa nelle passate stagioni. Solo nell’ultima annata non ha avuto la possibilità di giocare tantissimo a causa anche di rognosi infortuni.

Izzo è uomo anche spogliatoio e Torino ha ritrovato anche molti ex compagni genoani come Ansaldi, Iago Falque e Rincon. Con il terzino c’è feeling anche tra i loro figli. Iago è più timido ma serio e bravo, mentre col venezuelano piace scherzare.

Ma la carriera di Izzo non è stata sempre ricca di sorrisi. Un evento che lo ha segnato molto è stata la perdita del padre quando era giovanissimo. Proprio per questo cerca di essere un padre presente che però non dimentica le sue origini e i suoi anni passati a Scampia.

Sa che per arrivare a certi livelli ci ha messo tanto sacrificio ed è quello che cerca di insegnare ai suoi figli e a tutti quei ragazzi che crescono in un quartiere difficoltoso come quello di Scampia, per cercare di non far perdere mai la speranza.

Gli accostamenti e le associazioni, soprattutto nel calcio, sono il passatempo preferito di appassionati o addetti ai lavori. Accostamenti che, ovviamente, non trovano mai conferme corrispettive nella realtà. Lui, pupillo di Zibì Boniek, è polacco come Lewandowski, attaccante del Bayern Monaco esploso al Borussia Dortmund. Robert ha ancora 30 anni, è quello che ha segnato cinque reti in nove minuti contro il Wolfsburg tre anni fa o piazzato il poker contro il Real Madrid, in Champions League.

Certo, non saranno i quattro gol contro la corazzata spagnola, ma Krzysztof Piatek, il gioiellino 23enne del Genoa, ha fatto il suo esordio in Italia segnando lo stesso numero di gol contro il Lecce, nel match d’agosto di Coppa Italia. In 37 minuti e offrendo una discreta versatilità, attaccando lo spazio, di testa, di opportunismo. E da quel momento, il ragazzo venuto dal Cracovia, non si è ancora fermato: esordio in Serie A e rete contro l’Empoli, doppietta poi nella nefasta disfatta della sua squadra al Mapei Stadium contro il Sassuolo (con il Genoa che non ha giocato la prima giornata per rispetto delle vittime del crollo di ponte Morandi).

E’ l’uomo del momento, capocannoniere con tre reti in Serie A assieme a Benassi della Fiorentina. Ma se allarghiamo lo sguardo, sono sette i timbri ufficiali, nessuno come lui è partito così bene nei cinque campionati principali europei. Solo Pablo Sarabia del Siviglia ha segnato lo stesso numero di gol, ma in nove presenze tra Liga, preliminari di Europa League e Supercoppa di Spagna. Poi, i nome che seguono sono roboanti: c’è proprio Lewandowski con sei, Benzema e Agüero  con cinque, Messi e Mbappé con quattro.

In patria, con la maglia biancorossa del Cracovia, nella massima serie polacca ha siglato 32 gol in 65 partite e, dopo solo tre uscite ufficiale con i gialloblu, ha superato il top score dell’anno passato, Lapadula che si è fermato a sei centri.

Piazzarlo i gigante d’Europa è chiaramente un azzardo, ma Piatek, dall’alto dei suoi 185 centimetri d’altezza, può senz’altro crescere. E Genova, sponda rossoblu, sorridere.

Sette anni a San Pietroburgo, di cui gli ultimi tre da capitano, non sono di certo passati inosservati dalle parti dell’ex capitale imperiale: lo testimonia l’addio che i tifosi dello Zenit hanno riservato a Mimmo Criscito, 31enne difensore partenopeo. All’aeroporto di San Pietroburgo, infatti, i tifosi russi lo hanno aspettato per l’ultimo saluto: bandiere, cori, fumogeni e persino uno striscione con scritto “Ciao Mimmo, Bravu guaglion”.

Pubblicando su Instagram il video del saluto dei tifosi, l’ormai ex terzino dello Zenit non ha trattenuto la sua commozione:

Grazie, grazie, grazie. Siete venuti a salutarmi in aeroporto: qui lascio sicuramente un pezzo del mio cuore

L’avventura con la maglia dello Zenit di Mimmo Criscito si conclude dopo aver disputato 224 partite, segnando 20 gol e fornendo ai compagni 30 assist vincenti, con ben cinque trofei messi in bacheca: due campionati, una coppa nazionale e due supercoppe nazionali. Nel video postato su Instagram, l’ormai ex difensore dello Zenit era all’aeroporto, dove lo aspettava un volo per l’Italia, con destinazione finale Genova, per la firma del contratto quinquennale con la sua nuova-vecchia squadra. Il Genoa infatti è la società a con la quale Criscito esordì in Serie A nella stagione 2003/2004, disputando complessivamente cinque stagioni.

Avendo rifiutato sia il Fenerbahce che il Galatasaray, il futuro di Criscito sarà quindi ancora a Genova, sponda rossoblu, una decisione assunta con entusiasmo:

Tutti sanno quanto amo il Genoa, quando il Genoa chiama è facile dire di no agli altri. Sono felicissimo di tornare al Genoa, ho mantenuto la parola: sette anni fa avevo detto che era un arrivederci e adesso sono qui a indossare nuovamente questi colori e speriamo di toglierci tante soddisfazioni

 

Il difensore azzurro ha poi parlato anche della nomina di Roberto Mancini come nuovo commissario tecnico della nazionale italiana:

Credo che il mister sia la persona giusta per la panchina dell’Italia. Purtroppo non andremo ai Mondiali, adesso bisogna ricominciare e credo che Mancini sia l’uomo giusto. Ritorno in azzurro? Lo spero, tutto dipende da me e dalle mie prestazioni. Il mister mi conosce e sa cosa posso dare e magari è più facile arrivarci adesso, visto che ho lavorato un anno con Mancini e quindi lui sa come sono. Un sogno? Tornare tra una settimana in Nazionale

Ha un futuro roseo davanti a sè e l’ha dimostrato sin dalle prime battute nel calcio italiano.
È un baby prodigio e la società francese del Monaco se n’è accorta subito.
Si tratta di Pietro Pellegri, attaccante ex Genoa acquistato dai biancorossi, i quali hanno bruciato la concorrenza delle altre squadre europee tra cui anche le big italiane.
Qualche giorno fa ha fatto il suo esordio in Ligue 1 nello stadio Louis II nei minuti finali contro il Dijon.

Con il suo ingresso in campo, l’italiano ha battuto persino Kylian Mbappé.
In effetti, il giovanissimo attaccante classe 2001 ha superato l’enfant prodige come precocità. E chissà che tra non molto arrivi anche la prima rete.

Proprio l’attaccante del Paris Saint Germain si è congratulato con la punta genovese.
Pellegri non è la prima volta che segna un record, ricordiamo, infatti, che è stato il più giovane nella storia del calcio italiano a segnare una doppietta in Serie A (a 16 anni e 184 giorni).

A Monaco, inoltre, ha trovato un altro Italians che oramai è l’idolo dei tifosi monegaschi: Andrea Raggi.  Il difensore sicuramente aiuterà il novello attaccante per offrirgli tutti i consigli giusti per la crescita.

“Noi siamo figli delle stelle” cantava Alan Sorrenti nel 1977. Un moto irrequieto, una voglia di fare, di spaccare il mondo, di salire sul tetto del mondo…e chissà magari proprio loro saranno le stelle del domani.
Quel che è certo, però, è che hanno già scritto la storia spingendosi fino alle semifinali del Mondiale Under-20. Nessun’altra Nazionale azzurra era arrivata così vicino dalla finale. Sono i ragazzi terribili allenati da Alberigo Evani, è la Nazionale italiana Under-20 che, in Corea del Sud, sta mietendo vittime su vittime, spingendosi oltre i confini dell’immaginazione.

Nei quarti di finale contro lo Zambia, si è capito che i ragazzi non scherzano: in dieci da fine primo tempo e sotto di un gol fino all’88’, gli azzurrini sono riusciti a ribaltare la situazione acciuffando il pareggio e mettendo la freccia del sorpasso ai supplementari.
Agli ottavi hanno buttato fuori i cugini rivali francesi per 2-1, mentre nella fase a gironi, hanno chiuso al secondo posto alle spalle dell’Uruguay.

Il gioiellino che più è brillato in questi giorni è Riccardo Orsolini, comprato dalla Juventus a gennaio, ma che si sta svezzando ad Ascoli, la sua città, capocannoniere azzurro con quattro gol realizzati durante il torneo. Il ragazzo, che ha fatto il suo esordio nella Nazionale Under-20 il 6 ottobre 2016, è già a sette reti in dieci incontri.
Lui è l’avamposto di un gruppo di ragazzi del 1997, ma ci sono anche due 1998 e un 2000. Orsolini è uno dei cinque giocatori di proprietà del club bianconero, il più rappresentato prima di Milan, con tre giocatori, e Genoa e Udinese con 2 a testa. Quattro di loro hanno già debuttato in Serie A, uno addirittura in Europa League.

Al di là di come andrà la loro avventura, ecco chi sono questi piccoli futuri campioni che ci stanno facendo emozionare sempre più:

Portieri

Andrea Zaccagno è il portiere titolare degli Azzurrini. Nato a Padova il 27 maggio 1997 è cresciuto nei biancoscudati prima di passare alla Primavera del Torino. Di proprietà dei granata, quest’anno ha raccolto due presenze in Serie B e una in Coppa Italia con la maglia della Pro Vercelli;

Samuele Perisan è il secondo portiere. Nato il 21 agosto 1997 a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, gioca nella Primavera dell’Udinese. Quest’anno ha disputato cinque partite nel campionato di Primavera B e una in Coppa Primavera;

Alessandro Plizzari è il terzo portiere. Ha da poco compiuto 17 anni: è nato a Crema il 12 marzo 2000 e gioca nella Primavera del Milan. Con il club rossonero, quest’anno, è sceso in campo nove volte nel Campionato di Primavera A e due gettoni in Coppa Italia Primavera;

DIFENSORI

Giuseppe Scalera, terzino destro, nato ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, il 26 gennaio 1998. Ha già fatto il suo debutto in Serie B, con i Galletti, il 17 dicembre 2016, quando gioca tutti i 90 minuti in Bari-Avellino, vinto dai pugliesi per 2-0. Gioca altre due gare in biancorosso prima di passare in prestito alla Fiorentina, il 23 gennaio 2017, che lo inserisce nella formazione Primavera con nove presenze nel campionato Primavera e una in Coppa Italia Primavera;

 

Filippo Romagna, difensore centrale, nato a Fano, provincia di Pesaro e Urbino, il 26 maggio 1997. Di proprietà della Juventus, Romagna gennaio ha giocato fino a gennaio nel Novara con quattro presenze in Serie B, una in Coppa Italia e una nel campionato Primavera; poi è andato in prestito al Brescia dove ha giocato con continuità: ben 14 presenze in Serie B;

 

Mauro Coppolaro è di Benevento ed è nato il 10 marzo 1997. E’ difensore centrale, cresciuto nella Reggina, ora di proprietà dell’Udinese che, quest’anno, l’ha girato al Latina, dove ha disputato 20 partite in Serie B;

 

Giuseppe Pezzella, terzino sinistro, è nato a Napoli il 29 novembre 1997. Ha già due anni di esperienza in Serie A con la maglia del Palermo: cresce nelle giovanili del Monteruscello, scuola calcio della sua città natale, nel 2013, all’età di 15 anni, viene acquistato dal Palermo dove fa tutta la trafila prima di debuttare nel massimo campionato il 6 dicembre 2015 in Atalanta-Palermo, terminata 3-0 in favore dei bergamaschi, entrando al 65’. Quest’anno ha collezionato dieci gettoni in Serie A;

 

Federico Dimarco, terzino sinistro dal piede educato (vedere il suo calcio di punizione per il 2-2 contro lo Zambia al 88’) è di proprietà dell’Inter che l’ha girato, quest’anno, all’Empoli dove ha giocato 12 partite in Serie A e una in Coppa Italia. E’ nato a Milano il 10 novembre 1997;

 

Riccardo Marchizza è un difensore centrale della Roma. E’ nato nella capitale il 26 marzo 1998. Quest’anno oltre alle 22 presenze nel campionato Primavera con cinque reti  e sei apparizioni in Coppa Italia Primavera con tre gol, Marchizza si è fatto le ossa anche in campo internazionale: cinque presenze nella Youth League, ma soprattutto una in Europa League, con i giallorossi, seppur solo un minuto contro l’Astra Giurgiu;

 

Leonardo Sernicola chiude la linea difensiva. Terzino sinistro, nato a Civita Castellana, in provincia di Viterbo, il 30 luglio 1997, quest’anno ha giocato nella Ternana (suo club d’appartenenza) sei presente in Serie B e due in Coppa Italia; poi da gennaio è in prestito all’Unicusano Fondi con cinque presenze in Lega Pro;

 

Centrocampisti

Rolando Mandragora è il capitano della Nazionale Under-20. Centrocampista centrale, nato a Napoli il 29 giugno 1997, è cresciuto nel settore giovanile del Genoa, esordendo in Serie A il 29 ottobre 2014. Passato in Serie B, al Pescara, viene acquistato dalla Juventus nel gennaio 2016 per sei milioni di euro. A fine aprile 2016 è costretto ad operarsi per la frattura del quinto metatarso del piede destro che lo porterà, anche alla Juventus, ad avere continue noie. Esordisce con la maglia della Juventus il 23 aprile 2017, subentrando a Marchisio nel finale della partita di campionato vinta 4-0 contro il Genoa;

 

Mattia Vitale, centrocampista centrale, è nato a Bologna il 1° ottobre 1997. Di proprietà della Juventus, la stagione 2016-2017 l’ha giocata in prestito al Cesena dove ha raccolto 21 presenze in Serie B e tre in Coppa Italia;

 

Francesco Cassata, centrocampista centrale, è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, il 16 luglio 1997. Cresciuto nella Primavera dell’Empoli, è passato alla Juventus che, nell’ultima stagione, l’ha girato all’Ascoli trovando un’ottima continuità: quasi sempre titolare, è sceso in campo 36 volte in Serie B segnando un gol proprio al debutto stagionale contro la Pro Vercelli;

 

Paolo Ghiglione è nato a Voghera, provincia di Pavia, il 2 febbraio 1997. E’ centrocampista destro, è di proprietà del Genoa e quest’anno ha giocato nella Spal, nella fortunata cavalcata verso la Serie A, disputando sette partite;

 

Nicolò Barella è il più “maturo” tra i giocatori della Nazionale. Premiato come miglior calciatore italiano classe 1997 nel 2012 e 2013, è nato il 7 febbraio 1997 a Cagliari, dov’è cresciuto fino a giocare in Serie A con costanza. Esordisce in Serie A il 4 maggio 2015, contro il Parma, nella partita vinta 4-0 dal Cagliari Centrocampista centrale. Quest’anno in campionato ha collezionato 28 presenze e due in Coppa Italia. Convocato per il Mondiale, ha giocato solo le prime due gare, uscendo per infortunio alla mano durante Italia-Sudafrica;

 

ATTACCANTI

Riccardo Orsolini, ala destra con il numero sette sulle spalle, è nato, come detto, ad Ascoli Piceno il 24 gennaio 1997. E’ stato acquistato a gennaio dalla Juventus che ha sbaragliato la concorrenza, ma è rimasto per tutta la stagione all’Ascoli dove ha disputato 41 presenze in Serie B con otto reti e una presenza in Coppa Italia;

 

Andrea Favilli, la punta centrale. Compagno d’avventura con Orsolini nell’Ascoli a suon di presenze e gol con 30 gettoni e otto realizzazioni. Nato a Pisa il 17 maggio 1997 è cresciuto nelle giovanili del Livorno, suo club di appartenenza, che l’ha girato all’Ascoli;

 

Giuseppe Panico, anche lui punta centrale, è nato a Ottaviano (provincia di Napoli), il 10 maggio 1997. E’ di proprietà del Genoa, ma quest’anno ha giocato al Cesena con 15 presenze in Serie B, due in Coppa Italia e tre nel campionato Primavera;

 

Andrea Bifulco è conterraneo di Panico. Nato a San Gennaro Vesuviano qualche mese prima del coetaneo, il 18 gennaio 1997, è cresciuto calcisticamente nel Napoli e nell’ultima stagione ha giocato in prestito al Carpi, collezionando 20 presenze e tre gol in Serie B;

 

Luca Vido, l’eroe della vittoria ai supplementari contro lo Zambia, con la maglia numero 10. Vido è nato a Bassano del Grappa, provincia di Vicenza, il 3 febbraio 1997. Ha giocato fino al 2009 nel settore giovanile del Treviso, prima di passare al Padova, dove ha giocato fino 2011, anno in cui è stato acquistato dal Milan. Con i rossoneri è rimasto fino a fine gennaio 2017, quando è stato ceduto in prestito per i successivi sei mesi al Cittadella, in Serie B. Per lui 12 partite nel torneo cadetto con quattro gol.

 

La Figc ha reso noto che la semifinale contro l’Inghilterra verrà trasmessa in chiaro su RaiSport a partire dalle 13: