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Morire di calcio: Vincenzo Spagnolo e Genoa Milan del 29 gennaio 1995

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Vincenzo Spagnolo oggi avrebbe quasi 50 anni, 49. Sarebbe un uomo di mezza età, magari con una famiglia e un lavoro stabile. E forse anche il tifo caldo per il suo Genoa si sarebbe incanalato in forme e modi più tenui. Nel 1995, il 29 gennaio, quel ragazzo, chiamato Claudio o Spagna dagli amici, aveva 25 anni. Era pronto per godersi il suo Grifone in casa contro il Milan. Ha finito il servizio militare e ora fa l’agente immobiliare in Sardegna. La Gradinata nord, tempio del tifo rossoblù, lo aspettava come sempre. Ma Vincenzo Spagnolo, quel giorno, al Ferraris non ci arrivò mai. Si fermò a Marassi, che poi è un altro nome per indicare lo stadio genovese.

Vincenzo Claudio Spagnolo

Quel giorno freddo di gennaio di quasi 25 anni fa, Simone Barbaglia è un neomaggiorenne. Diciotto anni, nulla in confronto alla vita che chiama. Tanti per cambiare la sua di esistenza, della sua famiglia e quella di Vincenzo e dei suo cari. Simone ha lasciato la scuola, fa il giardiniere a Milano. E’ un grande tifoso rossonero, ma il suo idolo non è Baresi, né Savicevic o Donadoni. Il suo punto di riferimento è un commercialista che si fa chiamare il Chirurgo. Carlo Giacominelli, 31 anni, molto noto negli ambienti neofascisti milanesi degli anni ’90.

Genoa Milan non è mai stata una partita facile per la squadra allenata all’epoca da Fabio Capello. Dominante in Italia e in Europa eppure quello stadio così british è fortino difficile da espugnare. L’ultima vittoria a Genova è datata 13 anni prima, 16 maggio 1982, quando vinse in Liguria 2-1 ma retrocedette in B al termine di una stagione da dimenticare. Altri anni, altro calcio. Ora i casciavit dettano legge in patria e fuori. Ma resta il tabù Genoa. Ci erano andati vicini il 6 giugno 1993, ma il blitz targato Simone-Papin era stato fermato dal gol del 2-2 di Andrea Fortunato, decisivo per la salvezza genoana.

La lapide che ricorda Spagnolo

Quel giorno Genoa Milan si giocherà per un tempo. Dopo lo 0-0 del 45’ le squadre non tornano più in campo. Sugli spalti inizia a diffondersi la voce di un morto fuori dallo stadio. Una coltellata che mette fine a un’altra partita, ben più importante. Simone Barbaglia e Vincenzo Spagnolo hanno incrociato i loro destini alle 13.45 di quel 29 gennaio. Il primo è uscito dal carcere nel 2006 e cerca di rifarsi una vita. Il secondo al Ferraris non è mai entrato.

Giornalista, nato e cresciuto nella provincia barese con pezzi di cuore sparsi tra Roma e Liverpool, a metà tra Penny Lane e Strawberry Fields. Segue il calcio da quando Andrè Escobar segnava nella propria porta a Usa ‘94 mentre Roberto Baggio riceveva palla da «un’iniziativa di Mussi sulla fascia destra» . SCOPRI LO SCONTO UTILIZZANDO IL COUPON: VINCENZOP

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