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Prenderà il via il 6 luglio prossimo la 106esima edizione del Tour de France.

Ventidue giorni di passione ciclistica per la corsa più importante dell’anno e la più affascinante per i corridori.

Oltre 3450 chilometri da girare in tutta la Francia, tra distese mozzafiato e catene montuose come Pirenei e Alpi.


Da annotare che quella del 2019 sarà l’edizione del centenario dalla prima storica maglia gialla. Nel lontano 1919 fu indossata formalmente dal francese Eugène Christophe.

La partenza sarà eccezionalmente dal Belgio a Bruxelles. Gli organizzatori hanno voluto optare per la capitale belga per rendere omaggio al grande corridore Eddy Merckx. Il belga proprio nel 1969 vinse il primo dei suoi cinque Tour de France.

È la seconda volta, la prima nel 1958, che la corsa francese parte dal Belgio. Le 3 tappe d’apertura verranno svolte tutte nel Paese belga tra Bruxelles e Binche, per poi passare in Francia a Epernay, Rems e Nancy tra l’8 e il 9 luglio. In Belgio anche la prima delle due cronometro in programma.

Presenti all’evento non solo il “Cannibale” Merckx, ma anche altri due storici fenomeni (anch’essi vincitori di 5 Grande Boucle): Bernard Hinault e Miguel Indurain; Chris Froome, Mark Cavendish  e l’ultimo trionfatore Geraint Thomas.

La chiusura sarà, come sempre, a Parigi sui Campi Elisi con premiazione sotto l’Arco di Trionfo.

Un Tour de France abbastanza duro dato anche al fatto che ci saranno ben tre traguardi sopra i 2000 metri d’altitudine: Colle del Tourmalet, nel cuore dei Pirenei, a Tignes e in Val Thorens, nelle zone alpine.

Tra i favoriti sicuramente ancora una volta il britannico Froome, il quale anche lui vuole centrare il quinto successo dopo le edizioni del 2013, 2015, 2016 e 2017, e  i transalpini Romain Bardet e Thibaut Pinot. Incognita per gli italiani: c’è da capire se Vincenzo Nibali e Fabio Aru prenderanno parte oppure opteranno solo per il Giro d’Italia, così come Gianni Moscon ed Elia Viviani (due grandi sorprese di questa stagione).

Ci siamo quasi, il Tour de France numero 105 inizierà il 7 luglio e le sorprese non sono certo mancate.

Il campione britannico, Chris Froome ci sarà. Il tribunale antidoping dell’Unione ciclistica internazionale ha annullato la squalifica per il plurivincitore della Grande Boucle (le ultime tre edizioni) e della fresca maglia rosa al Giro d’Italia.

Froome era finito sotto inchiesta per l’uso di salbutamolo, un medicinale per l’asma, utilizzato durante la Vuelta del 2017.

Tuttavia il Tour de France è da sempre la corsa ciclistica più amata da tutti. Dai Pirenei alle Alpi, tantissimi sono stati i campioni che si sono susseguiti nel corso delle 104 edizioni passate.

I duelli tra Coppi e Bartali, le scalate di Marco Pantani, le vittorie di Armstrong (poi annullate), sono solo alcuni dei bei momenti e delle emozioni vissute in Francia.

Anche i manifesti hanno preso parte e hanno scritto la storia del Tour. Colori sgargianti, scritte d’altri tempi e percorsi che andrebbero anche ripresi.

Uno dei primi grandi manifesti è del 1925 quando l’italiano Ottavio Bottecchia bissò la vittoria del ’24. È stata la sua ultima vittoria della maglia gialla, dato che pochi anni dopo, nel giugno del 1927, sarà trovato senza vita sul ciglio della strada in Friuli, in circostanze mai realmente capite.

Nel 1927 c’è stata una piccola “rivoluzione”. Il direttore di quell’epoca, il francese Henri Desgrange, propose l’idea di introdurre un gruppo individuale, perché dal suo punto di vista non era soddisfatto delle squadre tattiche utilizzate nelle lunghe fasi piatte.
Contrariamente da quanto pensato da Desgrange, tale regola fu rimossa nel giro di pochissimo tempo perché non rese la gara più interessante, anzi la rese ancora più noiosa. Per questo motivo fu rimossa dopo il Tour de France del 1929.

Il 1933, invece, segna un altro cambiamento. Tra le maggiori novità c’è l’inserimento di un’altra classifica: quella degli scalatori, con la maglia a pois. Un riconoscimento per i ciclisti scalatori nei gran premi della montagna. Un altro fatto interessante è che il Tour è stato eseguito in senso antiorario dal 1913 e nel 1933 è tornato a girare in senso orario.

I manifesti e il Tour de France nel giro di pochi anni riscuotono sempre più successi. Con l’idea del governo d’introdurre le vacanze estive per i francesi nel 1936, aumentarono di botto le presenze dei tifosi sulle strade transalpine. Lo storico direttore Henri Desgrange, ha guidato la federazione dal primo Tour de France nel 1903, fu sostituito da Jacques Goddet dopo la seconda tappa, a causa di problemi di salute.

Il Tour del ’48 torna a essere in mano a un italiano. A trionfare in maniera del tutta inaspettata è Gino Bartali che con la sua vittoria “aiuterà” anche a colmare gli animi accesi in Italia dopo l’attentato al leader del partito comunista italiano, Palmiro Togliatti. Fu lo stesso presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, a telefonare personalmente a Bartali, invitandolo a decidere di non abbandonare la gara.

Da Bartali a Coppi. L’edizione del 1952 fu stravinta dal campione italiano. Un vero e proprio record (mezz’ora sul secondo) che regge tuttora. Coppi, inoltre, era così dominante nella gara che gli organizzatori decisero di raddoppiare il montepremi per il 2 ° posto, per mantenere la gara interessante.

Per concludere, la locandina del 2013, quella del centenario. Poster che rende omaggio alla prima arte del ciclismo.

Alla vigilia dell’inizio del 101esimo Giro d’Italia tutto è pronto per questo grande evento che presenta delle importanti novità rispetto agli scorsi anni.

La prima è proprio il luogo di partenza, fissato a Gerusalemme il 4 maggio. Solo tre volte nella storia di questa competizione i ciclisti in gara sono partiti da una città così fuori dall’Europa, nel 1911, nel 1950 e nel 2009.

In un percorso che prevede un totale di 3562.9 km, in media 169.7 km a tappa, i ciclisti dovranno cominciare la gara ad Israele, che durerà tre giorni tra vento e deserto, e poi spostarsi in Sicilia, dove la maggiore insidia è rappresentata dall’Etna, con il suo primo dei tanti percorsi in salita. Le difficoltà legate agli arrivi in salita continuano infatti poi con altre alture, come il Monte Zoncolan, il Colle delle Finestre, Jafferau e Sestriere. L’arrivo è previsto a Roma per la passerella finale.

Saranno 22 le squadre pronte a partire per l’edizione 101 di questa corsa rosa: 18 di World Tour e 4 invitate, Bardiani Csf, Androni, Wilier Triestina e la Israel Academy. I ciclisti, invece, saranno 176, che correranno in formazioni di 8 corridori. Questa è un’altra novità legata a motivi di sicurezza, per tentare di monitorare maggiormente il rischio cadute.

Grande favorito di questa competizione 2018 è sicuramente Tom Dumoulin, vincitore del Giro d’Italia 2017. Il suo più insidioso rivale potrebbe essere proprio Chris Froome, vincitore dell’ultima Vuelta, che torna a concorrere per la maglia rosa dopo ben 8 anni, dopo la squalifica del 2010. La sua partecipazione, però, è accompagnata da molte polemiche, anche da parte dello stesso Dumoulin, a causa dei problemi di doping di Froome non ancora risolti:

Se mi fossi trovato nella situazione di Chris non mi sarei presentato al via del Giro. Cosa succederà se vincerà lui? Magari passeranno settimane prima di avere certezze

Prima di dare il via al Giro d’Italia 2018, Israele ha deciso di rendere onore al grande Gino Bartali con una cerimonia ufficiale che gli conferisce la cittadinanza onoraria per aver contribuito a salvare la vita ad oltre 800 ebrei, agendo nell’ombra solo con l’aiuto della sua bici.

Tra passato e presente, questa edizione vuole fare la differenza, con le sue grandi novità, le sue insidiose salite e i suoi campioni in gara che lottano per il titolo. Tra lori ci sono anche altri grandi ritorni, come Pinot, Fabio Aru e Chaves.

Per l’Italia, non sarà Vincenzo Nibali a tenere alto il tricolore ma Domenico Pozzovivo, nuovo capitano della Bahrain Merida. Lo squalo, infatti, ha deciso di non partecipare per allenarsi in vista dei Mondiali di Innsbruck, in Austria.

TAPPE DEL GIRO D’ITALIA 2018

1/a tappa venerdì 4 maggio: Gerusalemme-Gerusalemme, 9,7 km, cronometro individuale

2/a tappa sabato 5 maggio: Haifa-Tel Aviv, 167 km, pianeggiante

3/a tappa domenica 6 maggio: Bèer Sheva-Eilat, 229 km, pianeggiante

Lunedì 7 maggio riposo e trasferimento in Italia, in Sicilia

4/a tappa martedì 8 maggio: Catania-Caltagirone, 191 km, media montagna

5/a tappa mercoledì 9 maggio: Agrigento-Santa Ninfa, 152 km, pianeggiante

6/a tappa giovedì 10 maggio: Caltanissetta-Etna, 163 km, alta montagna

7/a tappa venerdì 11 maggio: Pizzo-Praia a Mare, 159 km, pianeggiante

8/a tappa sabato 12 maggio: Praia a Mare-Montevergine di Mercogliano, 208 km, media montagna

9/a tappa domenica 13 maggio: Pesco Sannita-Gran Sasso d’Italia, 224 km, alta montagna

Lunedì 14 maggio riposo

10/a tappa martedì 15 maggio: Penne-Gualdo Tadino, 239 km, media montagna

11/a tappa mercoledì 16 maggio: Assisi-Osimo, 156 km, media montagna

12/a tappa giovedì 17 maggio: Osimo-Imola, 213 km, pianeggiante

13/a tappa venerdì 18 maggio: Ferrara-Nervesa della Battaglia, 180 km, pianeggiante

14/a tappa sabato 19 maggio: San Vito al Tagliamento-Monte Zoncolan, 181 km, alta montagna

15/a tappa domenica 20 maggio: Tolmezzo-Sappada, 176 km, alta montagna

Lunedì 21 maggio riposo

16/a tappa martedì 22 maggio: Trento-Rovereto, 34.5 km, cronometro individuale

17/a tappa mercoledì 23 maggio: Riva del Garda-Iseo, 155 km, media montagna

18/a tappa giovedì 24 maggio: Abbiategrasso-Prato Nevoso, 196 km, media montagna

19/a tappa venerdì 25 maggio: Venaria Reale-Bardonecchia, 181 km, alta montagna

20/a tappa sabato 26 maggio: Susa-Cervinia, 214 km, alta montagna

21/a tappa domenica 27 maggio: Roma-Roma, 118 km, pianeggiante

Il campione del Giro d’Italia 2017 si batterà per mantenere il titolo anche nel 2018. La notizia è di pochissimi giorni e finalmente svela le intenzioni del ciclista Tom Dumoulin sulla prossima corsa tutta italiana.

L’annuncio è stato reso noto dal quotidiano olandese ‘De Telegraaf’, che ribadisce la voglia del ciclista di vincere ancora per difendere la maglia rosa e il trofeo conquistato.

Nel maggio scorso Dumoulin ha vinto il Giro d’Italia 2017 in un anno che per lui è stato ricco di soddisfazioni. È riuscito a vincere, infatti, anche ai Mondiali di Bergen la prova a cronometro individuale e a squadre.

Il ciclista, reduce da un argento ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro e da un bronzo ai Mondiali del 2014, oggi rappresenta uno dei favoriti della competizione ciclistica.

Secondo le aspettative di tutti sarebbe stato bello vederlo gareggiare contro Chris Froome in una corsa avvincente che avrebbe sicuramente dato spettacolo. Purtroppo, però, non è ancora certa la presenza del ciclista accusato di doping. Nonostante si sia più volte difeso dalle accuse ribadendo di prendere il salbutamolo per l’asma, le dosi assunte oltre il limite non lo scagionano del tutto e la questione rimane ancora aperta.

Chi sarà, dunque, in caso di squalifica per Froome, il suo antagonista? Forse si può azzardare il nome di Fabio Aru, che sta ancora valutando l’idea di partecipare o meno al Giro d’Italia, ma è molto probabile che la sua presenza sia confermata.

Nel frattempo Dumoulin continua ad allenarsi: il ciclista è in gran forma e si avvia verso il Giro d’Italia con obiettivi precisi, certo di essere uno dei maggiori pretendenti al titolo anche quest’annno.

Il nome di Vincenzo Nibali è una certezza nel mondo del ciclismo. Ma che progetti ha il ciclista per il prossimo anno?

È quello che gli è stato chiesto in una recente intervista dove si mette a nudo parlando dei suoi obiettivi e tirando le somme di quest’anno appena trascorso.

Eccolo, dopo una delle sue apparizioni pubbliche alla prima edizione dell’Arab Business forum della Camera di Commercio di Milano, a parlare di sé in modo del tutto schietto e persino dandosi dei voti come a scuola!

Il voto alla mia stagione? Non dico il massimo, ma un otto e mezzo, direi 9, ci sta tutto

E in effetti come dargli torto? Chiude la stagione con ottimi risultati: è riuscito ad arrivare terzo al Giro d’Italia, secondo alla Vuelta e addirittura primo al Giro di Lombardia.

Un anno pieno di soddisfazioni che volge al termine ed è, quindi, tempo non solo di bilanci ma anche di guardare al futuro. Per il 2018 è ancora presto, secondo il ciclista, per esprimersi su ciò che lo vedrà protagonista. Ma su una cosa non sembra avere dubbi: Nibali punta al Mondiale di Innsbruck.

Sicuramente prenderà parte anche nella Vuelta, ma per lui è una tappa di passaggio, perché tutte le sue attenzioni al momento sono rivolte alla preparazione alla competizione mondiale.

Sa bene, però, che non sarà facile competere con avversari del calibro di Sagan, Dumoulin e Froome.

Ecco come si esprime in proposito con i giornalisti in un pezzo della sua intervista:

Froome è un’ossessione?
“No, è un avversario importante. Nell’ultima Vuelta ha avuto una grande squadra e lui finalizzava sui finali brevi, esplosivi. Al Tour ho visto in tv che ha fatto i distacchi più importanti a crono. Il bis al Tour per me sarebbe un sogno”.
E Dumoulin? Più forte lui al Giro o voi non al top?
“Più lui. A crono è stato anche più forte di Froome, sembrava l’Indurain dei bei tempi”.
 

Nessun dubbio sulla determinazione e sulla grinta che “lo squalo” mette in atto quando gareggia: la competizione serve solo a stimolarlo a dare il massimo e puntare sempre più in alto, come ha sempre fatto fino ad oggi.

Anche le Fiandre rientrano probabilmente fra i suoi progetti, ma il ciclista evita di pronunciarsi in merito: non sa ancora se ne avrà voglia e tempo, ma sicuramente lascia intendere che la possibilità è alquanto allettante.

Nel frattempo, Nibali ha in programma per la fine del mese un intervento che serve a rimuovere l’osteosintesi alla clavicola sinistra, ma non sembra affatto preoccupato. Anzi, si gode le cene e i festeggiamenti in suo onore per la vittoria del Giro lombardo e sa già che tornerà in fretta ad allenarsi in bici per essere pronto a gareggiare molto presto.

E intanto si gode il meritato riposo e si dedica alle sue passioni, come il calcio: l’intervista si conclude proprio con un pronostico per la partita del derby tra Milan e Inter e ai giornalisti non nasconde la sua preferenza per la squadra rossonera.

A poche ore dall’inizio della Vuelta di Spagna sono tanti i pronostici riguardo i favoriti della vittoria. In questa edizione 2017 ci sono molti big che, nonostante la partecipazione a Giro d’Italia e Tour de France, non hanno voluto mancare alla corsa spagnola.

Tra i favoriti c’è l’italianissimo Vincenzo Nibali che, dopo la vittoria del 2010 vuole riproporsi tra i papabili vincitori di quest’anno. Il ciclista siciliano, capitano della squadra Bahrein Merida, cercherà di riappropriarsi della maglia rossa del giro spagnolo dopo il forfait al Tour de France.

Lo Squalo dello Stretto da qualche mese ha deciso di lasciare la sua vecchia squadra, l’Astana, con cui ha trionfato nei tre maggiori tour mondiali (la Vuelta a España 2010, i Giri d’Italia 2013 e 2016 e il Tour de France 2014).

I successi con la squadra kazaka sono stati numerosi, grazie anche all’aiuto di squadra di compagni come Fabio Aru. Proprio lo scalatore sardo ora è punto fermo del team Astana dopo l’addio del messinese.

Con il team Bahrein sinora ha vinto il Giro di Croazia 2017, un terzo posto al Giro d’Italia numero 100 con vittoria della sedicesima tappa vinta al traguardo di Bormio.

La Vuelta arriva al momento giusto per Nibali, un modo per rimettersi in mostra dopo un periodo così così.

Boia che caldo !!! ?????????☀️☀️???

Un post condiviso da Vincenzo Nibali (@vincenzonibali) in data:

A sfidare lo scalatore siciliano, l’ex compagno di squadra Fabio Aru e il vincitore del Tour de France 2017, Chris Froome. Il campione britannico vuole ripetere quanto fatto di buono alla corsa gialla, per tentare di vincere il suo primo giro spagnolo dopo tre secondi posti (nel 2011, 2014 e 2016).

Vincenzo Nibali è stato ed è tra i ciclisti italiani più vincenti della storia più recente, dopo i trionfi di Marco Pantani. Lo Squalo è riuscito, infatti, a conquistare una storica vittoria al Tour dopo i successi del Pirata del 1998, diventando il settimo italiano ad aver vinto la Grande Boucle.

Inoltre c’è da dimenticare la delusione a Rio 2016 con una caduta che ha infranto il sogno medaglia olimpica.

Ora le montagne della Spagna aspettano lo Squalo che cercherà di riprendersi la scena magari scalzando il favoritissimo Chris Froome.

Dario Sette

Parte il 19 agosto, con i 13,7 chilometri della cronometro a squadre di Nimes (Francia), la Vuelta 2017, 72/a edizione della corsa spagnola. Fra gli azzurri, due nomi su tutti: Fabio Aru e Vincenzo Nibali. Entrambi hanno già vinto la Vuelta.

Si apre il sipario sulla Vuelta a Espana, il meno ‘nobile’ tra i Grandi Giri che però, per qualità di partecipanti e per difficoltà del percorso, promette scintille e spettacolo in dosi massicce.

Che in Spagna si strizzi l’occhio agli scalatori è un dato di fatto, accertato dai 50 Gran Premi della Montagna che i corridori dovranno affrontare da Nimes, sede della prima partenza nella storia dalla Francia, a Madrid, rituale sede d’approdo. Ma anche le cronometro avranno un peso specifico importante: in totale sono 40,2 i chilometri per quelle individuali, 13,7 per quella a squadre di sabato, che sulle strade di Nimes assegnerà la prima maglia rossa, quella che contraddistingue il leader della classifica generale.

vuelta

Tra i favoriti ci sono due italiani, ex colleghi che ora si ritrovano uno contro l’altro ma sempre da amici. Si tratta ovviamente di Vincenzo Nibali e di Fabio Aru: il siciliano Bahrain-Merida, vincitore della Vuelta nel 2010 e secondo nel 2013, dovrà vedersi le spalle innanzitutto dal sardo dell’Astana, primo nel 2015 e reduce da un Tour de France vissuto tra i big (quinto ai Campi Elisi).

I riflettori sono ovviamente puntanti anche su Christopher Froome, il britannico del Team Sky che, dopo il poker alla Grande Boucle, tenta una storica doppietta dopo la piazza d’onore ottenuta nel 2016. L’ultimo a  riuscirvi è stato un fenomeno Bernard Hinault nel 1978.

Da non sottovalutare le ambizioni dei francesi Romain Bardet (AG2R-La Mondiale) e Warren Barguil (Sunweb), del lussemburghese Bob Jungels (Quick-Step Floors), del colombiano Carlos Betancur (Movistar), del veterano spagnolo Igor Anton (Dimension Data), del russo Ilnur Zakarin (Katusha-Alpecin), dell’olandese Steven Kruijswijk (LottoNL-Jumbo) e del britannico Adam Yates (Orica-Scott), in corsa assieme al fratello Simon (anche Vincenzo Nibali avrà l’appoggio di Antonio).

Circoletto rosso attorno al nome di Alberto Contador: il campione madrileno della Trek-Segafredo, tre volte vincitore della Vuelta (2008, 2012 e 2014), disputerà la sua ultima gara prima del ritiro. Una scelta coraggiosa che gli vale il pettorale numero 1 in un gruppo pronto a salutarlo come merita.

 

Sulle montagne più sacre del Tour de France, l’italiano Fabio Aru, lascia parecchi secondi sia sul leader Froome che sugli inseguitori, tanto da cadere giù dal podio.

Il ciclista sardo ha stretto i denti fino all’arrivo in discesa dopo la scalata del Galibier (la salita mitica che fece da trampolino alla vittoria di Pantani nel 1998), ma all’arrivo è giunto con 31 secondi di ritardo (35″ calcolando l’abbuono) che in classifica generale significa meno 53” dal campione britannico in maglia gialla e quarto posto. A vincere la tappa è stato Primoz Roglic, dopo una fuga di 100 km, giungendo solo al traguardo di Serre Chevalier.

Quando hanno attaccato: non ho avuto le energie per rispondere!

Il “Cavaliere dei 4 Mori” sa di aver perso e certo non è contento del risultato della tappa di montagna, tuttavia non getta la spugna ed è convinto che fino all’arrivo sugli Champs Élysées a Parigi qualcosa si possa ancora fare.

Il Tour de France del campione italiano è stato comunque da incorniciare. Ha indossato per diversi chilometri la maglia gialla e lo ha fatto praticamente senza compagno di squadra a supporto. È proprio questa la vera differenza con i diretti concorrenti alla vittoria del giro francese. Il campione Chris Froome tuttora ha uomini che lo sostengono in tappa, così come il transalpino Bardet.

Oggi c’è un’altra tappa dura sul colle dell’Izoard e lo scalatore italiano sa che può fare bene se la pedalata è quella giusta. Aru proverà a rifarsi sotto e guadagnarsi il podio verso Parigi che sarebbe strameritato, per come si sono evolute le situazioni in tre settimane di corsa.

Tra gli sfortunati della tappa montuosa, Marcel Kittel. Il tedesco, vincitore di cinque tappe e maglia verde, è caduto tanto da comunicare il ritiro dalla corsa gialla.

La stanchezza nei corridori si sente come ha ben testimoniato la foto di Pawel Poljanski ha postato sul suo profilo Instagram, e dopo l’arrivo a Parigi per molti ci sarà meritato riposo, per altri riprenderà la preparazione in vista della Vuelta di Spagna dove sicuramente sarà presente Vincenzo Nibali.

Dario Sette

Romain Bardet ha vinto. Chris Froome è crollato. Fabio Aru per la prima volta in carriera è in maglia gialla. Questi gli spunti principali della dodicesima tappa dell’edizione numero 104 del Tour de France, la difficile Pau-Peyragudes, di 214.5 chilometri, con insidioso arrivo in salita in prossimità della stazione sciistica dei Pirenei e con ben sei Gran Premi della Montagna, dei quali due di primo livello e uno hors categorie. Il francese della AG2R La Mondiale (al terzo successo in carriera alla Grande Boucle) ha preceduto di 2″ al traguardo il colombiano Rigoberto Uran (Cannondale, secondo) e il sardo Aru, terzo.

L’italiano della Astana ha preso 4″ di abbuono e ha staccato il britannico Froome (Sky) di 20″, diventando quindi il nuovo leader del Tour. Da domani il campione d’Italia gareggerà in maglia gialla: per lui ora 6″ di vantaggio su Froome, che oggi ha accusato un distacco di 22″ da Bardet nei soli 300 metri finali. Per il resto classifica generale rivoluzionata: con Nairo Quintana, l’infortunato Jakob Fuglsang (due microfratture per lui) e Alberto Contador attardati all’arrivo.

Completa il podio virtuale oggi il transalpino Bardet, a 25″ dal sardo. A ruota Uran, a 35″ da Aru. In pratica in poco più di un minuto ci sono quattro uomini pronti a darsi battaglia sino all’arrivo ai Campi Elisi di Parigi (previsto per il 23 luglio).
Dietro ai quattro “battistrada” trovano posto nella top eight: l’irlandese Daniel Martin (a 1’41”), il britannico Simon Yates (a 2’13”), lo spagnolo Mikel Landa (che oggi ha preceduto il suo caposquadra Froome, a 2’55”) e il colombiano Quintana (a 4’01”).

Esplosione di gioia per Aru all’arrivo

“Nella vita bisogna provarci. Io oggi ho provato ad attaccare a 350 metri dall’arrivo, lo strappo era veramente duro ma e’ andata bene. Vestire la maglia gialla e’ un’emozione incredibile, forse la piu’ bella per un ciclista”, ha detto il sardo, dopo le premiazioni. “Mi mancava questa maglia. Avevo indossato quella di leader al Giro e alla Vuelta ma mai qui. La corsa e’ ancora lunga: questo risultato e’ comunque molto importante. La squadra sta facendo tanto per me: questa maglia e’ dedicata a loro. Mi spiace per il ritiro di Cataldo e per i problemi che hanno condizionato oggi Fuglsang ma siamo sempre un grande team. E’ stata una giornata molto difficile, con la pioggia per buona parte del percorso. Complimenti a Bardet per la vittoria di oggi”, ha aggiunto Aru.

Lilian Calmejane ha vinto l’8/a tappa del Tour de France, da Dole a Station des Rousses di 187 km. Il francese della Direct Energie, colpito da crampi a meno di 5 km dal traguardo, ha vinto il solitaria davanti all’olandese Robert Gesink (Team Lotto NL-Jumbo), arrivato con un ritardo di 36″ e il gruppo con tutti i migliori, compreso Fabio Aru (6/o assoluto), a circa 50″.

La maglia gialla resta sulle spalle del britannico Chris Froome. Froome conserva 12″ di vantaggio su Thomas, 14″ su Aru (che oggi ha lasciato la vetta della graduatori riservata agli scalatori a Calmejane). Dalla quarta alla nona piazza, poi: l’irlandese Daniel Martin, a 25″; l’australiano Richie Porte (Bmc), a 39″; il britannico Simon Yates (Orica, maglia bianca, come miglior giovane), a 43″; il francese Romain Bardet (AG2R La Mondiale), a 47″; lo spagnolo Alberto Contador (Trek Segafredo), a 52″; il colombiano Nairo Quintana (Movistar), a 54″.

Entusiasta e sfinito all’arrivo Calmejane.

“Non mi aspettavo di vincere oggi. Mi dicevano, in questi giorni, che scherzavo troppo ma io non ho mai preso alla leggera questa corsa; infatti sono riuscito a vincere questa bellissima tappa. E’ stata molto dura, una battaglia, ho cambattuto anche con i crampi ma questa cosa penso che sia comprensibile”

ha detto il transalpino, festeggiato dai compagni e non solo, in attesa dei “fuochi d’artificio” di domani.

Prevista fra meno di 24 ore grande lotta, anche e soprattutto in chiave maglia gialla. Nella nona frazione, la Nantua-Chambery (di 181 chilometri), infatti, sono in programma ben sette Gran Premi della Montagna, dei quali tre “hors categorie”.