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Da quando ha preso avvio l’attuale dominio della Juventus, stagione 2011/2012, solo in un’occasione l’Inter s’è ritrovata allo scontro diretto del Meazza davanti in classifica. Era il campionato 2015/2016 e il derby d’Italia a Milano fu giocato in occasione dell’ottava giornata. Dopo sette turni la graduatoria vedeva i nerazzurri a quota 16, mentre i bianconeri seguivano a distanza con 8. Quella sfida terminò col punteggio ad occhiali, vale a dire lo 0-0, e qualche mese più tardi la Vecchia Signora avrebbe celebrato il suo quinto scudetto consecutivo eguagliando se stessa versione anni Trenta.

Proprio il segno X senza marcatori è il risultato più ricorrente al termine degli Inter-Juventus di Serie A. Lo contiamo già in 12 degli 86 incontri disputati, in sostanza 1 ogni 7 testa a testa. Gli altri due punteggi sul podio del big match sono l’1-2, 10 presenze, la più recente nel 2014/2015; l’1-1 con 9 caps, l’ultima delle quali spesa l’anno scorso.

Il bilancio dei precedenti in Lombardia vede in vantaggio i nerazzurri per numero di vittorie, 35-23, e reti marcate, 134-96. Mentre match chiusi senza vincitori, né sconfitti ammontano a 28. Spulciando gli almanacchi rintracciamo già un Inter-Juventus alla settima giornata di Serie A. Stagione 1992/1993. Sulla panchina della Beneamata siede Osvaldo Bagnoli, su quella della Vecchia Signora c’è Giovanni Trapattoni. All’intervallo il tabellone recita 2-0: Sosa e Sammer. Al triplice fischio finale è 3-1, perché nella ripresa marcano anche Shalimov e Moller. Antonio Conte quel giorno è in campo, ma con la maglia bianconera. Al termine del campionato lo scudetto sarebbe andato al Milan, davanti all’Inter. Per la Juventus un quarto posto superata anche dal Parma.

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CONFRONTI DIRETTI INTER-JUVENTUS (SERIE A)*

86 incontri disputati

35 (25) vittorie Inter

28 (44) pareggi

23 (17) vittorie Juventus

134 (49) gol fatti Inter

96 (33) gol fatti Juventus

ULTIME 5 SFIDE INTER-JUVENTUS (SERIE A)

2014/2015, 36° giornata, Inter-Juventus 1-2

2015/2016, 8° giornata, Inter-Juventus 0-0

2016/2017, 4° giornata, Inter-Juventus 2-1

2017/2018, 35° giornata, Inter-Juventus 2-3

2018/2019, 34° giornata, Inter-Juventus 1-1

RISULTATI PIU’ RICORRENTI IN SERIE A AL TERMINE DI INTER-JUVENTUS

0-0 comparso per 12 volte, l’ultima nel 2015/2016

1-2 comparso per 10 volte, l’ultima nel 2014/2015 (Icardi 9’ – Marchisio rig. 42’ – Morata 83’)

1-1 comparso per 9 volte, l’ultima nel 2018/2019 (Nainggolan 6’ – Cristiano Ronaldo 62’)

* Fra parentesi i dati dei precedenti Inter-Juventus in Serie A dopo la prima frazione di gioco

 

Tra Conte e Sarri…l’Arezzo

Altra sfida inedita per Antonio Conte dopo l’esperienza inglese. Sul suo cammino stavolta c’è quel Maurizio Sarri cui lo legano un bel po’ di elementi. Nel 2006/2007 il tecnico nerazzurro e quello bianconero si alternano sulla panchina dell’Arezzo. Un’esperienza conclusa con la retrocessione dei toscani dalla cadetteria alla Serie C. A causa anche di una penalizzazione di sei punti che dopo quarantadue giornate si rivelerà determinante. Un decennio più tardi, estate del 2018, sliding doors pure al Chelsea, dove l’interista era volato conclusa l’esperienza con la Nazionale, mentre lo juventino arriva dopo quella col Napoli. Il primo mette le mani sul campionato e la Coppa d’Inghilterra, il secondo conquista l’Europa League.

Domenica sera, sul prato del Meazza, saranno avversari per la prima volta nei campionati professionistici italiani. Al contrario già c’è traccia di precedenti fra Conte e la Vecchia Signora, Sarri e il Biscione. Il mister di casa ha sfidato la Juventus proprio con l’Arezzo 2006/2007, 1-5, e con l’Atalanta 2009/2010, 2-5. Bilancio quindi negativo, con due manita incassate.

Il tecnico ospite ha incrociato l’Inter già in 8 occasioni: 2 guidando l’Empoli, 6 al comando del Napoli. Rendiconto che lo vede in vantaggio per numero di successi, 3-2, e reti marcate, 9-7. Soprattutto è in serie positiva da 4 sfide senza incassare gol, anche se gli ultimi due testa a testa, stagione 2017/2018, sono terminati col punteggio ad occhiali, vale a dire 0-0.

Chiudiamo con una curiosa coincidenza: 92 le vittorie di Conte in Serie A, 92 i successi di Sarri in Serie A.

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TUTTI I PRECEDENTI FRA CONTE E LA JUVENTUS IN CAMPIONATO

0 vittorie Conte

0 pareggi

2 vittorie Juventus

3 gol fatti squadre di Conte

10 gol fatti Juventus

TUTTI I PRECEDENTI FRA SARRI E L’INTER IN CAMPIONATO

3 vittorie Sarri

3 pareggi

2 vittorie Inter

9 gol fatti squadre di Sarri

7 gol fatti Inter

I NUMERI DI CONTE IN SERIE A

133 panchine

92 vittorie

28 pareggi

13 sconfitte

120 gare a punti

I NUMERI DI SARRI IN SERIE A

158 panchine

92 vittorie

41 pareggi

25 sconfitte

133 gare a punti

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Quarto derby d’Italia per Gianluca Rocchi, primo a Milano

Per Gianluca Rocchi sarà il quarto derby d’Italia in campionato, il primo tuttavia calpestando il prato del Meazza di Milano. Il fischietto della sezione di Firenze (249 caps in Serie A con 104 vittorie per chi giocava in casa, 60 segni X, 85 successi per chi era in trasferta) ha, infatti, diretto gli Juventus-Inter del 2007/2008, 1-1, del 2013/2014, 3-1, infine, del 2015/2016, 2-0.

Quindi un bilancio in… bianconero, poiché la Vecchia Signora ha sempre fatto punti e in 2 occasioni ha pure colto l’intera posta in palio. I precedenti incroci col Biscione in Serie A sono 32, 13 quelli fra le mura di casa. L’ultima volta con i nerazzurri a Milano risale alla 30esima giornata 2017/2018, 3-0 sull’Hellas Verona. Il più recente KO interno è del 34esimo turno 2016/2017, 0-1 col Napoli.

Avanti di un soffio la Vecchia Signora in fatto di match con Rocchi in campo: 33, 17 dei quali lontano da Torino. Una storia cominciata nella cadetteria 2006/2007, quando l’arbitro classe 1973 era in campo per Spezia-Juventus 1-1. L’ultimo KO lontano dalla Stadium risale al torneo 2012/2013, Roma-Juventus 1-0 alla 25esima giornata. Anche se, dando un’occhiata alle statistiche parziali, di successivi match con i bianconeri ospiti ne rintracciamo soltanto 3: 4-0 a Udine, 3-1 nel derby col Torino, 2-1 a Napoli.

In questo campionato Rocchi ha diretto 3 match (Sampdoria-Lazio; Brescia-Bologna; Spal-Lecce) con 15 cartellini gialli mostrati (5 per chi era in casa, 10 per chi fuori), decretando 1 espulsione (doppio giallo) e sanzionando 2 calci di rigore (entrambi per chi era ospite).

TUTTI I PRECEDENTI FRA ROCCHI E L’INTER IN CAMPIONATO*

14 (8) vittorie Inter

12 (3) pareggi

6 (2) sconfitte

46 (21) gol fatti Inter

33 (11) gol subiti

TUTTI I PRECEDENTI FRA ROCCHI E LA JUVENTUS IN CAMPIONATO**

25 (12) vittorie Juventus

4 (2) pareggi

4 (3) sconfitte

71 (34) gol fatti Juventus

31 (17) gol subiti

* Fra parentesi i numeri degli incontri casalinghi.

** Fra parentesi i numeri degli incontri esterni

In occasione del derby di Milano numero 171 nella Serie A con la formula del girone unico, saranno avversari per la prima volta in campionato. Stiamo parlando di Marco Giampaolo, Milan, e Antonio Conte, Inter. I due tecnici, infatti, non si sono mai ritrovati faccia a faccia fra A, cadetteria e C. Anzi, l’unico trait d’union è rappresentato dalla comune militanza sulla panchina del Siena. Per l’attuale rossonero fra il 2008/2009 e il 2009/2010. Per l’oggi nerazzurro nel torneo 2010/2011.

Così non resta che dare uno sguardo agli incroci mister-squadra, ovviamente con punti classifica in palio. Giampaolo ha sfidato l’Inter già in 14 occasioni. L’ha fatto sedendo sulle panchine di Ascoli (2), Cagliari (1), Siena (2), Catania (1), Empoli (2), Sampdoria (6). Il bilancio lo vede nettamente in svantaggio. Non solo. E’ sempre uscito ko dagli ultimi 4 scontri diretti. Così per rintracciare quelle 3 gare a punti dobbiamo scartabellare un bel po’ fra gli almanacchi. Il primo match positivo è del 2006/2007, 1-1 col Cagliari. I 2 successi sono entrambi del 2016/2017, 1-0 e 2-1 alla guida della Sampdoria.

La metà, invece, sono le sfide fra Conte e il Milan: 7. A parte 1 con l’Atalanta, tutte le altre sono arrivate guidando la Juventus (6). Le sue formazioni hanno raccolto punti per 6 volte su 7. L’unica sconfitta è lo 0-1 nel girone d’andata del 2012/2013. Soprattutto l’allenatore pugliese avrà uno stimolo in più per mettere le mani sul primo derby meneghino della sua carriera: è a quota 149 vittorie nei campionati professionistici italiani. Analizzando il suo curriculum, infatti, ne individuiamo 8 con l’Arezzo, 31 col Bari, 3 con l’Atalanta, 21 col Siena, 83 con la Juventus, infine, 3 con l’Inter.

TUTTI I PRECEDENTI FRA GIAMPAOLO E L’INTER IN CAMPIONATO

2 vittorie Giampaolo

1 pareggio

11 vittorie Inter

11 gol fatti squadre di Giampaolo

26 gol fatti Inter

TUTTI I PRECEDENTI FRA CONTE E IL MILAN IN CAMPIONATO

4 vittorie Conte

2 pareggi

1 vittoria Milan

10 gol fatti squadre di Conte

5 gol fatti Milan

I NUMERI DI GIAMPAOLO IN SERIE A

311 panchine

93 vittorie

87 pareggi

131 sconfitte

180 gare a punti

I NUMERI DI CONTE IN SERIE A

130 panchine

89 vittorie

28 pareggi

13 sconfitte

117 gare a punti

Ora che le voci degli ultimi tempi hanno il marchio ufficiale di un comunicato alle prime luci dell’alba, Antonio Conte è il nuovo allenatore dell’Inter. Con Beppe Marotta dietro la scrivania, si ricompone la coppia simbolo dei primi anni di rinascita juventina. E così dopo Trapattoni, Lippi (e anche Gasperini), la società nerazzurra si affida al tecnico leccese per tornare a vincere. Obiettivo dichiarato dalla società di Steven Zang se ingaggi uno dei migliori e più pagati manager a livello internazionale. Abbiamo provato a immaginare, con qualche giorno d’anticipo, la prima conferenza stampa dell’ex capitano della Juve ad Appiano Gentile con le tre domande che gli vanno assolutamente fatte.


Buongiorno mister, benvenuto all’Inter. Ci tolga subito una curiosità, quanti sono gli scudetti della Juve?

Ma sicuramente per me è un grande onore vestire questi colori. Nei miei anni in bianconero, da giocatore e da allenatore, ho sempre avuto grande rispetto per questa società. Io sono un professionista, il mio passato è importante ma per me ora conta solo l’Inter. Non mi interessa il calcolo degli scudetti che ci sono stati, mi interessa l’albo d’oro dell’Inter dalla stagione 2019-2020.

Quel 26 aprile 1998 lei era in campo nel famoso Juve Inter passato alla storia per il contatto Iuliano Roaldo. Secondo lei era rigore?

Le situazioni in campo sono gestite dall’arbitro, non da me. In quella partita ero capitano dei bianconeri, così come poi sono stato allenatore della Juventus, ma ora la Juventus non c’entra. Non esiste. C’è solo l’Inter, c’è anche una canzone che dice questo, no?


Cosa rappresenta per lei il 5 maggio?

La più straordinaria opera letteraria di Alessandro Manzoni.

Sono passati pochi minuti dopo le 14 quando nella sala stampa della Continassa entra l’intera squadra. Dal capitano Chiellini a Cristiano Ronaldo, da Barzagli sul punto di ritirarsi a Pjanic e Mandzukic. Poi arrivano Massimilino Allegri e Andrea Agnelli. “Scambiamo i ruoli? I calciatori fanno le domande, i giornalisti giocano”, rompe subito il ghiaccio Max fuori microfono, come sua consuetudine nelle conferenze stampa pre gara. Ma questa non è una qualsiasi, è il suo passo d’addio alla Signora sancito dalla presenza del presidente. E il numero 1 della Juve prende subito la parola, mette la società davanti a tutto, snocciola i numeri da record di Allegri, parla di una “riflessione della società” che ha portato alla rottura e di un allenatore come amico trovato in acciughina. Si sottrae a qualsiasi interrogativo sul futuro della panchina bianconera.


Le bordate a Conte non mancano, iniziando dall’aneddoto sulla finale Champions del 2013 (“Eravamo a Londra con Paratici, vidi Max e dissi a Fabio che sarebbe diventato il nostro allenatore, abbiamo dovuto aspettare un anno e mezzo”). Agnelli rifiuta qualsiasi accenno diretto all’ex ct, anche se quando parla di “decisione più sofferta” da quando a presidente indirettamente si riferisce alla burrascosa estate 2014. Quando l’allenatore leccese abbandonò la barca il secondo giorno di ritiro, a metà luglio. I richiami del presidente all’azienda Juve e alle dinamiche dietro una decisione del genere, presa dalla società, sono ripetuti più volte.

Poi è il turno di Allegri. Più volte ci si è chiesti se esistesse un allegrismo come esiste il sarrismo, l’ancelottismo, il guardiolismo e il sacchismo. Ecco, lo stile di Max sta tutta nel suo passo d’addio alla Juve. Completamente agli opposti rispetto a quello del suo predecessore su quella panchina. Il legame con Agnelli è sincero e solido, così come quello con la squadra, schierata proprio davanti al tecnico livornese, seduta in prima fila. Allegri spesso non riesce a trattenere le lacrime, emozionato ma lucido, passionale ma cinicamente freddo quando dell’eterno dibattito tra risultati e bel gioco. “Io non so cosa significhi il bel gioco”, dice sornione tra una parola dolce per Barzagli e una metafora ippica come quelle che ama. Se qualcuno cercava dove fosse l’allegrismo, l’ha trovato nell’addio di Massimiliano da Livorno alla Juventus.

Otto formazioni per otto scudetti. Con campionissimi irrinunciabili, ma anche preziosi gregari. Le otto Juventus scudettate dal 2012 a oggi sono il perfetto mix di talento e sacrificio nel segno della continuità. Come da Buffon a Szczesny, da Lichtsteiner a Cancelo, da Pirlo a Pjanic, da Tevez a Ronaldo. Da Conte ad Allegri. Il comun denominatore si chiama Andrea Agnelli, faro del progetto bianconero anche dopo l’addio di Marotta. Abbiamo provato a stilare la formazione tipo di questi otto scudetti. Non è stato facile, ogni ruolo aveva il suo sostituto perfetto e ciò dimostra l’abbondanza costante della rosa juventina. Il modulo scelto è il 4-3-3

La top 11

Buffon (Szczesny)

Il numero 1 dei numero 1 ha trovato il suo erede perfetto. Buffon, neo campione di Francia con il Psg, è stato il capitano e protagonista assoluto per 7 anni. Il portiere polacco ha avuto il grande merito di raccogliere in maniera degna il testimone.

Alex Sandro (Evra)

Il brasiliano arriva con grandi speranze dal Porto nel 2016. Parte subito forte, si afferma come uno dei migliori al mondo in quel ruolo. Poi, un lento declino fino a questa stagione. Evra, da par suo, nelle stagioni bianconere ha sempre garantito la sua esperienza sulla fascia.

Bonucci (Benatia)

Croce e delizia di questi anni scudettati. Leonardo Bonucci è stato il play basso da cui far partire l’azione, il libero fuori tempo con piede da regista. L’addio burrascoso lo scorso anno, poi il ritorno da figliol prodigo scalzando Benatia che l’aveva sostituito.

Chiellini (Barzagli)

Qui siamo di fronte a due monumenti del calcio italiano. Chiellini e lo stesso Bonucci non sarebbero diventati così grandi senza la guida del prof Barzagli, al suo passo d’addio.

Cancelo (Dani Alves, Lichtsteiner)

Dibattito aperto sulla fascia destra. Prendiamo Cancelo per il potenziale non ancora completamente espresso. Dani Alves nella sua unica annata a Torino ha parzialmente deluso, anche se per lui parla il cv. Lo Swiss Express è il ritratto della Juve operaia e vincente.

Pirlo (Pjanic)

C’è altro da aggiungere rispetto al Maestro rigenerato da Conte e punto di riferimento della prima Juve di Allegri? Il bosniaco studia nella stessa scuola, ma non è ancora la stessa cosa.

Pogba (Emre Can)

Il polpo è uno dei grandi rimpianti dei tifosi bianconeri che sperano ogni anno in un cavallo di ritorno. Per il momento hanno trovato il tedesco che lentamente si è preso la Juve 2018/2019 dopo un bel po’ di guai fisici.

Vidal (Matuidi)

Se Antonio Conte andasse in guerra, penserebbe al cileno come primo soldato da portarsi insieme. Ma anche il francese campione del Mondo non lo butterebbe via.

Cristiano Ronaldo (Higuain)

L’unica indiscutibile casella. L’extraterrestre portoghese non ha classifica, il Pipita gli ha lasciato spazio dopo due ottime annate allo Stadium.

Del Piero (Dybala)

Il capitano è sempre il capitano, anche se per una sola stagione. Il suo erede con la 10 è stata la Joya, che si è un po’ spenta dopo aver illuminato i suoi primi anni torinesi.

Tevez (Mandzukic)

Prendete il gol segnato al Parma, o l’anno della finale di Berlino. L’Apache era il volto brutto e cattivo di una Juve umile, ma spietata. Mario è il fedelissimo buone per tutte le guerre sportive da combattere.

Allegri (Conte)

Qui la scelta divide l’Italia e il mondo: meglio chi ha dato una stabile identità europea alla squadra o chi ha dato vita al progetto vincente? Dibattito aperto, noi preferiamo la halma sapiente di Max.

 

 

Il sogno è ripercorrere le gesta di Zinedine Zidane, la realtà è un arco temporale di 15 giorni. Santiago Solari ha a disposizione due settimane per convincere Florentino Perez e la giunta direttiva del Real Madrid a prolungare il suo periodo di permanenza sulla panchina dei Blancos. Il tecnico madridista fa il suo esordio questa sera nella gara di sedicesimi di finale di Coppa del Re a Melilla, città sotto il protettorato spagnolo che si trova in Africa del Nord, sulla costa orientale del Marocco. L’ipotesi Antonio Conte non è ancora del tutto tramontata, così come il ritorno di Josè Mourinho dalla prossima stagione.

Santiago Solari, argentino 42enne, ha iniziato la sua carriera di entrenador con il Real Madrid Castilla, la seconda squadra delle Merengues, così come aveva fatto Zidane prima della chiamata al Bernabeu nel 2016. Nativo di Rosario, lo stesso paese di Lionel Messi e Mauro Icardi, è nipote di Jorge Solari, calciatore negli anni ’60.

Solari all’Atletico Madrid

Solari abbinava una buona tecnica di base alla capacità di fare legna a centrocampo. Dopo gli inizi al River Plate approda in Europa nel 1999 all’Atletico Madrid. Una sola stagione con i Colchoneros per poi passare dall’altra parte della capitale spagnola nel Real dei Galacticos. L’imbeccata di mercato è di suo cugino, Fernando Redondo.

In quella squadra leggendaria, costruita nella prima era Perez, giocavano Figo e Zidane, Ronaldo il fenomeno e Beckham, Raul, Casillas Roberto Carlos. El Indiecito è un onesto comprimario che a centrocampo assicura tanta quantità con buona qualità assieme a Makelele, Guti, Helguera e a un giovanissimo Esteban Cambiasso. Con il Real gioca cinque stagioni vincendo, tra le altre, due campionati spagnoli, una Champions League e una coppa Intercontinentale.

Santiago Solari e Zinedine Zidane compagni di squadra nel Real

Nel 2005 il passaggio all’Inter di Roberto Mancini, in cui milita fino al 2008. Sono gli anni pre e post Calciopoli, l’argentino vince tre campionati consecutivi, tra cui quello del 2006 assegnato ai nerazzurri e revocato alla Juventus. In quella squadra però gioca poco, solo 39 presenze e 4 gol in tre anni.

Nel 2008 il ritorno in patria a San Lorenzo, poi chiude la carriera tra l’Atlante in Messico e il Peñarol in Uruguay.

Solari con la maglia dell’Inter

 

Sembra essersi rotto l’incantesimo tra Antonio Conte e il Chelsea.

Dopo il primo trionfante anno alla guida dei Blues, il tecnico leccese non riesce più a dare anima alla squadra e ne è un ulteriore cenno la sonora sconfitta per 4-1 contro il Watford in Premier League.

Una vera e propria batosta che ha scosso l’ambiente della squadra, sin dai piani alti della società guidata dal magnate russo Abramovich.

La scorsa stagione la squadra di Conte è stata una vera macchina da guerra, macchina che però s’è inceppata soprattutto nelle ultime settimane. Il mercato ha portato alcuni nuovi innesti come il terzino italobrasiliano Emerson Palmieri e l’attaccante francese Giroud, che però non hanno avuto modo di entrare ancora appieno nei meccanismi della squadra londinese.

Sebbene quasi sicuramente a fine stagione il tecnico lascerà la panchina, i bookmakers inglesi (sempre pronti a scommettere sugli esoneri degli allenatori) hanno addirittura sospeso le giocate sull’esonero del pugliese. Tale situazione non è dovuta solamente dal pessimo ultimo risultato, ma anche una riunione del board dei Blues convocata per esaminare la posizione del manager. In questo caso, due le soluzioni praticabili: avanti con Conte, oppure licenziamento immediato.

Se si dovesse decidere per un licenziamento, le strade alternative non sono molte e quelle poche sono anche difficili da praticare. Complice l’assenza di Steve Holland, spesso alternativa interna in queste situazioni, ma che non lavora più per la squadra di Abramovich. In pratica con l’addio di Conte, comunque tutto lo staff sarebbe messo alla porta e quindi non si troverebbe nessuno all’interno del team per sostituire il tecnico italiano. In questo caso, Abramovich potrebbe affidarsi a un Hiddink III, traghettatore fino a giugno. Con un quarto posto da difendere, la FA Cup ancora in ballo e la doppia sfida difficilissima con il Barcellona in Champions, sarebbe un azzardo.

Ed è per questo che per ora si dovrebbe andare avanti con Conte. Il tecnico cercherà di ripartire dando la carica giusta per la parte più importante della stagione.

In effetti la società così come la squadra è con lui.

Tuttavia per una soluzione a largo respiro, bisogna confrontarsi con altri problemi. Il favorito è lo spagnolo Luis Enrique. Gli altri nomi nella lista indicata dal giornale inglese Telegraph (Allegri, Sarri, Rodgers, Simeone, Zidane) sono impegnati con altri club.

Dopo la disfatta italiana ai Mondiali di Russia 2018 si cerca ancora un allenatore in grado di risollevare le sorti della nazionale azzurra. Non è una scelta facile e bisogna valutare tanti fattori: ecco perché si è scelto di affidare ad una persona preparata il compito di vagliare le diverse opportunità.

Il ruolo è stato affidato dalla Figc ad Alessandro Costacurta, che ha già cominciato a sondare il terreno e dare qualche indicazioni su quali criteri saranno adottati per la scelta definitiva che sarà svelata a giugno.

Il nuovo vice-commissario della Figc, però, deve fare i conti con il primo no che arriva da Conte. L’allenatore di dice vincolato al contratto con il Chelsea e rifiuta la proposta di allenare gli azzurri.

Ho ancora 18 mesi di contratto con il Chelsea e il mio desiderio è quello di rispettarlo. Costacurta è un mio amico, abbiamo giocato insieme nella Nazionale del 1994. Forse si è dimenticato che ho ancora 18 mesi di contratto con il Chelsea. Penso che fin dall’inizio di questa stagione ci siano state un sacco di speculazioni e voci

Fortunatamente il ventaglio di possibilità è piuttosto ampio e in lizza rimangono diversi nomi, tra cui il più quotato è quello di Roberto Mancini. Ma anche in questo caso ci sono diversi fattori da valutare:

Tanti si dimenticano che ci sono dei papabili che sono sotto contratto, quindi è anche difficile andarci a parlare, come ha ribadito ancora Antonio Conte l’altro giorno, che ha detto di voler fare l’allenatore a tempo pieno almeno per i prossimi 18 mesi. Ci sono alcune disponibilità e altri che invece non sono disponibili. Lo stesso Mancini, ad esempio, è sotto contratto. Bisognerà capire bene chi può essere interpellato e chi no. Se non succede niente di nuovo il nuovo CT verrà annunciato a giugno

E nel frattempo rimane tra le ipotesi più accreditate che sia proprio Di Biagio a rimanere ad allenare la squadra e non soltanto per le amichevoli, come si è lasciato sfuggire proprio Costacurta durante un’intervista:

Per le due amichevoli credo non ci saranno problemi con Gigi Di Biagio che potrebbe anche avere una continuità. Io l’ho detto scherzando, ma adesso l’ipotesi non è più peregrina

Quel che è certo è che non si stanno valutando solo le qualità sul campo ma anche l’atteggiamento, in modo da rimediare a tutti gli errori che hanno condotto all’attuale situazione calcistica:

Io sono il responsabile dei colloqui, comunque oltre al nome scelto a noi interessa molto l’atteggiamento. Noi non vogliamo più vedere una squadra che attende tutta la partita nella propria metà campo, poi io non pretendo di vedere una squadra che attacca sempre contro le big, ma vogliamo vedere qualcosa di diverso

Si ricerca quindi la personalità e la voglia di fare la differenza perché il calcio italiano ha bisogno di una svolta che Costacurta spera di dare con il suo contributo alla Figc. 

L’ex commissario tecnico della Nazionale italiana Antonio Conte, attuale allenatore del Chelsea, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della trasferta di Premier League dei suoi blues sul campo del West Bromwich Albion, del momento nero vissuto dagli Azzurri: 

Mancare i Mondiali dopo sessant’anni è un disastro. Ora la FIGC si prenda tempo per trovare la giusta soluzione. Non è di certo un grande momento per il mio Paese. Mancare i Mondiali dopo sessant’anni è un disastro, tutti sanno benissimo quanto sia importante il calcio in Italia. Ma è successo e di sicuro la Federazione deve trovare la soluzione giusta per migliorare questa situazione“.

E su un suo possibile ritorno alla guida della Nazionale ha aggiunto:

Penso sia molto difficile in questo momento, non è semplice. Ci sono tante voci ma penso che la FIGC debba prendersi il tempo giusto per trovare la giusta soluzione per il calcio italiano. Io in questo momento sono molto concentrato sul Chelsea. Sono qui per creare un progetto a lungo termine, ci sono tante cose da fare”.

Tornando sui problemi del calcio italiano l’ex allenatore della Juventus sottolinea:

“Sarebbe assurdo pensare che solamente con la nomina di un nuovo c.t. si possano risolvere tutti i problemi. Un allenatore va messo nelle migliori condizioni per lavorare. Non basta affidare a una persona l’incarico, un tecnico deve essere aiutato risolvendogli problemi, non ponendo ulteriori ostacoli sulla sua strada. Personalmente, l’esperienza da c.t. mi ha aperto gli orizzonti, ora capisco meglio quali siano le esigenze dei commissari tecnici e per questo ci dialogo volentieri”.  

“La posizione di Ventura non è mai stata in discussione, lo ripeto da vari giorni. Non c’è assolutamente nessun problema. La Federazione ha intrapreso un percorso di cui è soddisfatta”.

Così il dg Figc Michele Uva a “Tutti convocati” su Radio 24, all’indomani della vittoria contro l’Albania che ha garantito agli azzurri l’accesso come teste di serie al playoff per le qualificazioni ai Mondiali e alla voci di un possibile ritorno di Antonio Conte terminati i Mondiali.

“Ci sono ovviamente cose da migliorare, sul versante tecnico, ma anche organizzativo, gestionale – ha aggiunto il vicepresidente dell’Uefa -, ma non ci passa per la testa nessun tipo di messa in discussione dell’allenatore, ora sarebbe deleteria”. Non c’è assolutamente spaccatura fra gruppo e allenatore – ha detto poi Uva sul rapporto tra ‘senatori’ e ct -. Mi dispiace che sia una sensazione esterna, dall’interno assolutamente non vedo. C’era probabilmente la necessità di fare un passo avanti, tutti. Dopo Torino ieri si è visto il primo risultato nell’atteggiamento, nell’approccio di tutti. Ora – ha concluso – bisogna essere compatti con obiettivo Mondiali, andarci sarebbe successo di un’intera nazione non di una persona nè tantomeno di una Federazione”.