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Nigeria – Islanda è sfida decisiva per il gruppo D, ma Carl Ikeme non ci sarà. Così i ragazzi del ct Hallgrímsson hanno pensato di dedicare la maglia numero 1 della loro Nazionale allo sfortunato portiere africano, che sta combattendo una partita ben più importante, quella contro la leucemia.

In attesa di capire chi vincerà sul campo nel match di venerdì 22 giugno alla Volgograd Arena, i giocatori islandesi dimostrano di meritare, anche con questi gesti, le simpatiche attenzioni dei tifosi di tutto il mondo.

Così, dal profilo twitter di Jón Daði Böðvarsson, è spuntata una foto di supporto del team a Ikeme, che ha ricevuto migliaia di like e condivisioni. Non è un caso che sia stato proprio il centrocampista del Reading a postare l’immagine: Böðvarsson e Ikeme sono stati, infatti, compagni di squadra nel Wolverhampton nella stagione 2016-2017.

 

Lo spareggio del gruppo D potrebbe dare indicazioni importanti su una delle due squadre che accederanno agli ottavi di finale, vista la concomitanza di Argentina – Croazia. Ikeme sarà incollato alla tv a tifare per la sua Nigeria, ma avrà sicuramente un atteggiamento benevolo verso i suoi amici con la maglia blu islandese.

E proprio pensando all’Argentina e alla sfida d’esordio al Mondiale che ha visto l’Albiceleste impattare contro i vichinghi islandesi per 1-1, il profilo Twitter della Federcalcio riporta un dato impressionante. Sabato pomeriggio praticamente tutta l’isola era incollata davanti allo schermo della propria tv o in compagnia in qualche piazza davanti a un maxischermo. Il match ha, infatti, fatto registrare il 99,6% di share: di fatto dei 330mila abitanti, quelli che non sono riusciti ad andare in Russia, hanno supportato la squadra da casa, esultando tutti assieme al gol del pareggio di Finnbogason e trattenendo il fiato durante il rigore parato dal portiere-regista Halldorsson su Messi. Ma la domanda, qui, sorge spontanea: dov’era il restante 0,4%? Ecco un altro tweet, ancora più geniale, proprio dell’autore del gol storico. Semplice, era in campo!

Delusione in Germania, per un esordio mondiale non proprio brillante. Al suo debutto nell’edizione 2018 di Coppa del Mondo la nazionale tedesca non riesce a realizzare le aspettative dei suoi tifosi e perde contro la squadra messicana.

Un risultato inaspettato per tutti, ma niente di cui stupirsi davvero, dato che in passato altre vincitrici, prima di lei, hanno esordito malamente in un Mondiale. La storia ci dice che ben quattro squadre con il titolo di campioni in carica hanno fallito nella loro prima partita del mondiale successivo.

È successo per primi proprio agli azzurri, che nel 1950 sono costretti ad accettare non solo l’amara sconfitta contro la Svezia ma anche l’eliminazione dal girone. L’Italia, che ha fatto sognare tutto il paese nel 1938 , deve quindi lasciare il posto ad altre squadre e mettersi da parte.

Nel 1982 arriva l’Argentina a siglare l’ennesimo flop di una vincitrice ai Mondiali. Reduce dal successo dell’edizione precedente, viene colta alla sprovvista quando la nazionale belga le rifila un secco 0-1 nella partita di esordio. Fu il Mondiale dove l’Italia riuscì a tornare in vetta, dopo ben 44 anni.

E sempre l’Argentina continua a detenere questo triste record anche nel 1990, quando subisce la sconfitta da parte del Camerun nello stadio di San Siro, deludendo le aspettative dei tifosi. Ma non si perse d’animo e continuò il suo percorso arrivando poi addirittura in finale. Motivo in più per la Germania di non restare ferma al risultato fallimentare contro il Messico e andare avanti senza temere nulla.

Nel 2002 è la volta della Francia, che deve piegarsi al Senegal che la batte per 1-0. Un flop per la squadra francese campione del mondo, nonostante i tentativi di rivalsa di Trezeguet e compagni, ma un vero trionfo per l’avversaria, che alla sua prima avventura mondiale si conquista gli applausi del mondo.

Infine, bisogna volgere uno sguardo all’edizione precedente di Coppa del Mondo per ricordare la steccata della Spagna, battuta dagli olandesi nella loro partita inaugurale. E qui la sconfitta si fa più amara perché si parla di una differenza di reti sostanziale. La squadra olandese vince per 5-1, siglando un successo tanto inaspettato quanto incredibile. Tra colpi di testa e rigori, alla fine del match sono Robben e il suo team a festeggiare la disfatta spagnola.

Ma come dimostrano gli annali del calcio non sempre i giochi si fanno nelle prime partite e tutto può ancora succedere in questi Mondiali di Russia 2018. È anche vero che non è detto che la vincitrice riesce poi a bissare il suo successo nell’edizione successiva, ma questa è un’altra storia!

In Copa América sono indiscusse padrone da sette anni e si sono divise i sei titoli in palio: 1923, 1924 e 1926 Uruguay, 1925, 1927 e 1929 Argentina. Ma se varchiamo i confini sudamericani unica padrona rimane la squadra uruguayana che conta già due ori olimpici. 
A Parigi nel 1924
 la celeste, che già annovera tra le sue fila il capitano Nasazzi, la maravilla negra Andrade e un trio di giocatori offensivi del calibro di Scarone, Cea e Petrone, passa indenne tutti i turni eliminatori, soffre solo in semifinale con l’Olanda (2-1) e poi travolge la Svizzera 3-0. I cugini argentini a Parigi non ci sono, ad Amsterdam quattro anni dopo sì.
La differenza è che la vittoria uruguayana arriva con maggiore sofferenza: 3-2 in semifinale all’Italia di Pozzo, 1-1 dopo i gol di Petrone e Ferreira in finale con gli argentini e 2-1 nel replay con gol vincente di Scarone al 73′.

Poca sorpresa quindi se a giocarsi in finale la prima Coppa Jules Rimet a Montevideo il 30 luglio 1930 sono gli uruguayani, padroni di casa, e i loro eterni rivali argentini. Poca sorpresa anche perché molte nazionali europee non hanno voluto attraversare l’Oceano e il Brasile dal fútbol troppo bailado si è fatto eliminare dalla Jugoslavia, poi travolta 6-1 in semifinale dalla celeste.

La tensione è dunque tutta in coda per il rinnovarsi della sfida che ha deciso l’Olimpiade di Amsterdam. A molti argentini basta attraversare il Rio de la Plata e così allo stadio Centenario c’è più che il tutto esaurito. La tensione attanaglia i giocatori, tanto che Anselmo, che ha soffiato il posto in squadra a Petrone, non se la sente di scendere in campo. Capitan Nasazzi, non batte ciglio e affida la maglia di Anselmo a Hector Castro.
La tensione coinvolge anche la FIFA e l’arbitro belga Langenus, che è alle prese con una strana gatta da pelare. La questione è semplice e fa un po’ sorridere: argentini e uruguayani vogliono giocare con due palloni diversi, cuoio più leggero versus cuoio più pesante. Evidentemente insieme con gli spettatori anche un po’ di palloni argentini hanno attraversato il Rio de la Plata.

La storia completa su Calcio Romantico

Lo stadio pieno, le televisioni di tutto il mondo collegate, un po’ di coreografie con fiori, coriandoli, colombe e gente che indossa i costumi tipici, una bella cantata, il richiamo al fairplay e poi il fischio di inizio che dà il via alla competizione. Il rito della partita inaugurale, così come lo pensiamo oggi, è stato introdotto nel 1966 ed è cresciuto via via che la spettacolarizzazione dell’evento Mondiale è divenuta una cosa non secondaria.

Riservata all’esordio della squadra di casa o a quello della squadra campione in carica, il match che ha segnato l’avvio della Coppa del Mondo dall’edizione inglese in poi è stato spesso fonte di risultati inattesi. Vandenbergh, Omam Biyik e Bouba Diop sono stati i protagonisti di tre sconfitte subite dai detentori del titolo. Se, però, lo sgambetto del Belgio vicecampione d’Europa ai danni dell’Argentina di Maradona nel 1982 ci poteva anche stare, ben diverso fu l’impatto della vittoria del Camerun nuovamente sull’Argentina a Italia ’90 e del successo del Senegal sui francesi nel 2002.
Sono, infatti, bene impresse nella mente le immagini dei leoni indomabili, in dieci per quasi tutta la ripresa per l’espulsione di Kana Biyik e in nove negli ultimi minuti per il rosso a Massing, e nonostante tutto vincenti grazie al volo in cielo di Omam Biyik e all’indecisione di Pumpido. E sono altrettanto vividi i ricordi di Diouf che fa impazzire la difesa transalpina e di Bouba Diop che con un tap in regala all’esordiente Senegal la vittoria.

Ad analizzar più a fondo i risultati, si scopre che le prime quattro partite inaugurali finirono 0-0: Inghilterra-Uruguay nel 1966, Messico-URSS nel 1970, Brasile-Jugoslavia nel 1974, Germania Ovest-Polonia nel 1978. E visto che anche l’Italia nel 1986 non riuscì a vincere contro la Bulgaria, 1-1 con reti di Altobelli e pareggio di Nasko Sirakov a pochi minuti dal termine, bisogna attendere il 1994 per vedere finalmente la squadra detentrice del titolo vincere il match inaugurale. In quell’occasione fu la Germania a uscire vittoriosa: 1-0 sulla Bolivia rimasta in dieci per l’espulsione affrettata di Etcheverry comminata dal fiscale Brizio Carter (il nome vi dice qualcosa?). Il gol di Klinsmann fu però oscurato dal gesto tecnico che regalò in mondovisione Diana Ross, fuor di dubbio la vetta più alta raggiunta in una cerimonia inaugurale.

I tedeschi vinsero anche il match di apertura del 2006, stavolta in qualità di paese ospitante (4-2 al Costarica di Wanchope il risultato finale). Due successi nella partita inaugurale li possono vantare anche i brasiliani e curiosamente anche per loro ce ne fu uno da campioni in carica, 2-1 sulla Scozia nel 1998, e uno da padroni di casa, 3-1 alla Croazia -con aiuto arbitrale– nel 2014. A Johannesburg, l’11 giugno del 2010, infine, fu registrato il sesto pareggio nella storia dei match di apertura della Coppa del Mondo; Tshabalala portò in vantaggio i sudafricani, poi Rafa Marquez pareggiò per il Messico, strozzando in gola l’urlo dei tifosi di casa.

In chiusura non possiamo, però, dimenticare che senza colombe, fiori, balli e quasi senza spettatori, agli ordini dell’uruguayano Lombardi, lo stesso Messico e la Francia si ritrovarono di fronte sul campo di Pocitos, a Montevideo, il 13 luglio 1930, in uno stadio che sarebbe stato demolito da lì a poco.
In contemporanea al Gran Parque Central era in programma Stati Uniti-Belgio. Lo stadio del Centenario non era ancora pronto e così gli organizzatori avevano deciso di far disputare le prime partite sui terreni di gioco allora usati da Peñarol e Nacional e, in attesa dello stadio giusto, di non far scendere in campo i padroni di casa.
Così l’onore della prima rete della storia dei Mondiali -anzi, della Coppa Rimet- toccò a un francese, con qualche minuto di anticipo sullo statunitense Bart McGhee. A Pocitos les bleus vinsero agevolmente 4-1 e fu Lucien Laurent al 19′ a portare i suoi in vantaggio. Quasi un segno del destino. Perché di quella Francia, che non sarebbe riuscita a passare il turno, solo Laurent sarebbe vissuto tanto a lungo da assistere al trionfo mondiale del 1998.

 

“Un leone non muore mai, ma dorme”. Un modo di dire che i tifosi del Camerun nel corso degli anni sono soliti pronunciare per stigmatizzare la morte, staccarsi da questa. L’avevano scritto su uno striscione nel 2003 dopo la prematura scomparsa di Marc-Vivien Foé; torna in questi giorni di bocca in bocca tra i sostenitori della Nazionale africana per un’altra dolorsa scomparsa. Uno degli idoli tra i “Leoni indomabili” che fecero sfaville nel Mondiali 1990 disputato in Italia.

Il  9 dicembre, Benjamin Massing, ex-difensore del Camerun, si è spento a 55 anni nella sua casa a Édéa. Il nome di Massing è legato ai più bei traguardi che ha raggiunto la nazionale calcistica camerunense: nel 1988 i Leoni indomabili portano a casa per la seconda volta la Coppa d’Africa e due anni dopo, per la prima volta partecipò ai Mondiali riuscendo a sconfiggere a sopresa l’Argentina di Diego Maradona, campione del mondo, nel match d’esordio, e raggiungendo il gradino dei quarti di finale persi contro l’Inghilterra in un indimenticabile 3-2.

Patrick Mboma, altro idolo camerunense, è stato uno dei primi giocatori a rendergli tributo sui social:

Tutti abbiamo i nostri eroi. E’ brutto svegliarsi e sapere che uno di questi non c’è più. Un leone non muore mai, ma dorme! Addio, campione

Thomas Nkono, Roger Milla e Francois Omam-Biyik, il giustiziere dell’Argentina nel match d’esordio a San Siro l’8 giugno 1990.  Anche Massing, a modo suo, fu protagonista di quel match: il difensore è tutt’oggi ricordato per un’entrata durissima e pericolosa su Claudio Caniggia, falciato in contropiede a due minuti dalla fine dei regolamentari. Massing, che in quella feroce scivolata perse anche uno scarpino, fu espulso e costretto a saltare le due partite successive della fase a gironi, ma quel Camerun dei miracoli proseguì la sua strada arrivò fino ai quarti di finale.

«Se vai dal parrucchiere, potrai andare in Nazionale». A pensarlo oggi, verrebbe da ridere, eppure il concetto era questo. Se lo sentì dire Gigi Meroni, uno che viveva fuori dall’ordinario, coi calzini abbassati, maglia da fuori, prima i baffetti, poi i capelli lunghi e la barba.

Una questione di codice, di “dress-code” si dice nel 2018: Gigi accettò dinanzi alla possibilità di perdere il treno azzurro, ma quando divenne famoso e idolo di molti ragazzi che lo emulavano, Edmondo Fabbri, l’allenatore dell’Italia, dovette chiudere più di un occhio. Del resto erano gli anni Sessanta, gli anni dei Beatles e della ribellione veicolata anche attraverso un’acconciatura differente.

E poi c’è chi, trent’anni dopo, in nazionale e soprattutto ai Mondiali non è andato per colpa dei capelli troppo lunghi. Fernando Redondo, l’eleganza vestita di bianco Real, un sinistro telecomandato e un spettacolo per gli occhi. Peccato solo che ai Mondiali in Francia del 1998 nessuno ha potuto ammirare la sua classe planetaria.

Ancora una volta fu: «Tagliati quei capelli e potrai giocare con l’Argentina». A dirlo era Daniel Passarella, tecnico dell’Albiceleste: era stato categorico e non voleva vedere nella sua squadra chiome “stravaganti”. Uomo rigido e attento al rispetto delle regole, nonostante la qualità che il ragazzo poteva garantire a centrocampo,  Redondo, dal 1994 al 1998, restò fuori dal giro della nazionale, mentre in Europa faceva faville con la maglia del Real Madrid, tra “taconazi” leggendari e trofei alzati al cielo. Indossò anche la fascia da capitano prima di congedarsi dalle Merengues da vincente: la sua ultima partita con la maglia bianca fu la finale di Champions League vinta 3-0 contro il Valencia di Hector Cuper.

Una carriera a forti tinte chiare e oscure. Al Milan verrà ricordato per il suo lungo infortunio subito dopo l’acquisto nell’estate del 2000 e la decisione di non percepire lo stipendio durante l’assenza dai campi. Il ritiro nel 2004 è una diretta forzatura.

Per vederlo sorridere con la maglia dell’Argentina bisogna risalire al 1993, prima dell’avvento di Passarella, ovviamente: è l’8 agosto e, contro il Paraguay, l’Argentina si gioca la qualificazione ai Mondiali di Usa ’94. La gara è complicata e combattuta, ma sul risultato di 1-1, al 20′ del secondo tempo, il 24enne centrocampista, allora al Tenerife, inventa un gol capolavoro. L’Argentina vincerà 3-1 e quello fu il suo unico gol con la sua Nazionale.

A suo modo è stato un vincente. Atipico senz’altro per non esser sceso a compromessi. A saltare un Mondiale per orgoglio e per i suoi capelli. Unico, però, a deciderlo di farlo per ben due volte! Nel 1990, nel Mondiale italiano, aveva la possibilità di giocarsi la Coppa del Mondo con la nazionale vincitrice in carica. Come andò a finire? Sull’aereo destinazione Roma non mise mai piede: doveva terminare di seguire i corsi di Economia e Commercio all’università.

Come dice il croupier nel gioco della roulette: «Rien ne va plus, les jeux sont faits».  Che sia in un casinò davanti a un tavolo verde o davanti ai tabelloni delle 32 nazionali qualificate ai Mondiali in Russia, oramai i giochi sono fatti. Lunedì 4 giugno è stato il termine massimo messo a disposizione dei commissari tecnici per diramare la lista ufficiale dei 23 convocati. Sono 376 i calciatori convocati, più due in stand-by per valutare il possibile recupero in extremis.
Si entra nel vivo! Ecco la lista completa di tutte le squadre: avete segnato i nomi che prenderanno parte alla spedizione iridata?

🔶 Arabia Saudita

  • Portieri: Al Owais, Al Mosailem, Al Mayouf
  • Difensori: Al Harbi, Al Shahrani, AL Breik, M. Hawasawi, O. Hawsawi, Om. Hawsawi, Al Bulaihi
  • Centrocampisti: Al Khaibari, Al Khaibri, Otayf, Al Jassim, AL Mogahwi, Al Faraj, Kanno, Bahebri, Al Dawsari, Al Shehri, Al Muwallad
  • Attaccanti: Al Sahlawi, Assiri
    CT: Pizzi

 

🔶 Argentina

  • Portieri: Caballero, Armani, Guzmán
  • Difensori: Mercado, Ansaldi, Otamendi, Fazio, Rojo, Tagliafico, Acuña
  • Centrocampisti: Mascherano, Salvio, Biglia, Lo Celso, Banega, Lanzini, Meza, Di María, Pavón
  • Attaccanti: Messi, Dybala, Agüero, Higuaín
    CT: Sampaoli

 

🔶 Australia

  • Portieri: Ryan, Jones, Vukovic
  • Difensori: Behich, Degenek, Jurman, Meredith, Risdon, Sainsbury
  • Centrocampisti: Jedinak, Milligan, Troisi, Rogic, Luongo, Mooy, Irvine, Brillante, Petratos
  • Attaccanti: Arzani, Juric, Leckie, Nabbout, Petratos, Maclaren.
    CT: van Marwijk

🔶 Belgio

  • Portieri: Courtois, Mignolet, Casteels
  • Difensori: Alderweireld, Vertonghen, Vermaelen, Boyata, Meunier, Kompany
  • Centrocampisti: Carrasco, Chadli, Dendoncker, De Bruyne, Dembele, Fellaini, Hazard, Januzaj, Witsel, Tielemans
  • Attaccanti: Batshuayi, Hazard, Mertens, Lukaku
  • Stand-By: Ciman
    CT: Martinez

🔶Brasile

  • Portieri: Alisson, Ederson, Cássio
  • Difensori: Danilo, Fagner, Marcelo, Filipe Luís, Thiago Silva, Marquinhos, João Miranda, Pedro Geromel
  • Centrocampisti: Casemiro, Fernandinho, Paulinho, Fred, Renato Augusto, Coutinho, Willian
  • Attaccanti: Douglas Costa, Neymar, Taison, Gabriel Jesus, Firmino
    CT: Tite

🔶 Colombia

  • Portieri: Ospina, C.Vargas, JF.Cuadrado
  • Difensori: C.Zapata, D.Sánchez, Arias, Murillo, Fabra, Mojica, Mina
  • Centrocampisti: W.Barrios, C.Sánchez, Lerma, Izquierdo, James Rodríguez, Aguilar, Uribe, J.Quintero, J.Cuadrado
  • Attaccanti: Falcao, Miguel Borja, Bacca, Muriel.
    CT: Pekerman

🔶 Corea del Sud

  • Portieri: Seung-gyu, Jin-hyeon, Hyun-woo
  • Difensori: Young-gwon, Hyun-soo, Joo-ho, Lee Yong, Yo-han, Min-woo, Chul, Young-sun, Seung-hyun, Ban-suk
  • Centrocampisti: Ki Sung-yueng, Ja-cheol, Jae-sung, Woo-young, Se-jong, Lee Seung-woo, Seon-Min
  • Attaccanti: Son Heung-Min, Kim Shin-Wook, Hwang Hee-Chan.
    CT: Tae-Yong

🔶 Costa Rica

  • Portieri: Navas, Pemberton, Moreira
  • Difensori: González, Acosta, Gamboa, Oviedo, Duarte, Calvo, Waston , Matarrita, I.Smith
  • Centrocampisti: Celso Borges, Bolaños, Azofeifa, Tejeda, D.Guzmán, Wallace, Colindres
  • Attaccanti: Bryan Ruiz, Campbell, Ureña, Venegas
    CT: Ramírez

🔶 Croazia

  • Portieri: Kalinic, Subasic, Livakovic
  • Difensori: Vrsaljko, Corluka, Vida, Strinic, Jedvaj, Lovren, Caleta-Car, Pivaric
  • Centrocampisti: Brozovic, Rakitic, Modric, Badelj, Kovacic, Bradaric
  • Attaccanti: Rebic, Pjaca, Kramaric, Mandzukic, Kalinic, Perisic
    CT: Dalic

🔶 Danimarca

  • Portieri: Schmeichel, Lossl, Ronow
  • Difensori: Christensen, Kjaer, Jorgensen, Vestergaard, Dalsgaard, Stryger-Larsen, Knudsen
  • Centrocampisti: Eriksen, Schone, Lerager, Krohn-Dehli, Kvist, Delaney
  • Attaccanti: Cornelius, Dolberg, Braithwaite, Jorgensen, Sisto, Fischer, Poulsen.
    CT: Hareide

🔶 Egitto

  • Portieri: El-Hadary, Ekramy, El-Shenawy
  • Difensori: Fathi, Samir, Ashraf, Abdel Shafy, Hegazi, Gabr, Elmohamady, Gaber, El-Wensh
  • Centrocampisti: Hamed, Shikabala, El-Said, Morsy, Elneny, Kahraba, Sobhi, Treziguet, Warda
  • Attaccanti: Mohsen, Salah.
    CT: Cúper

🔶 Francia

  • Portieri: Lloris, Mandanda, Areola
  • Difensori: D.Sidibé, Pavard, Umtiti, Varane, Kimpembe, Rami, Mendy, Lucas Hernández
  • Centrocampisti: Pogba, Tolisso, Matuidi, Kanté, N’Zonzi
  • Attaccanti: Griezmann, Giroud, Mbappé, Dembélé, Thauvin, Fekir, Lemar
    CT: Deschamps

🔶 Germania

  • Portieri: Neuer, Trapp, ter Stegen
  • Difensori: Plattenhardt, Hector, Ginter, Hummels, Süle, Rüdiger, Boateng, Kimmich
  • Centrocampisti: Khedira, Draxler, Reus, Rudy, Kroos, Brandt, Özil, Gündogan
  • Attaccanti: Werner, Goretzka, Gomez, Müller
    CT: Loew

🔶 Giappone

  • Portieri: Kawashima, Higashiguchi, K.Nakamura
  • Difensori: Nagatomo, Makino, Yoshida, H.Sakai, G.Sakai, Shoji, Endo , Ueda.
  • Centrocampisti: Hasebe, Honda, Inui, Kagawa, Yamaguchi, Haraguchi, Usami, Shibasaki, Oshima.
  • Attaccanti: Okazaki, Osako, Muto.
    CT: Nishino

🔶 Inghilterra

  • Portieri: Butland, Pickford, Pope
  • Difensori: G.Cahill, Walker, Trippier, Stones, Maguire, P.Jones , D.Rose, A.Young, Alexander-Arnold
  • Centrocampisti: Henderson, Dier, Delph, Loftus-Cheek, Alli, Lingard , Sterling
  • Attaccanti: Kane, Vardy, Welbeck, Rashford
    CT: Southgate

🔶 Iran

  • Portieri: Beiranvand, Mazaheri, Abedzadeh
  • Difensori: Rezaeian, Khanzadeh, Mohammadi, Montazeri, Pouraliganji, M.Hosseini, Cheshmi
  • Centrocampisti: Shojaei, Ezatolahi, Ghoddos, Dejagah, Ebrahimi, Torabi, Hajsafi, Gholizadeh, Amiri
  • Attaccanti: Ansarifard, Azmoun, Ghoochannejhad, Jahanbakhsh, Taremi
    CT: Queiroz

🔶 Islanda

  • Portieri: Halldorsson, Runarsson, Schram
  • Difensori: Saevarsson, R.Sigurdsson, Árnason, Skulason, Ingason, Magnusson, Eyjolfsson, Fridjonsson
  • Centrocampisti: Gunnarsson, Bjarnason, J.Gudmundsson, Hallfredsson, G.Sigurdsson, Gislason, Skúlason, Traustason
  • Attaccanti: Finnbogason, Bödvarsson, Sigurdarson, Gudmundsson
    CT: Hallgrímsson

🔶 Marocco

  • Portieri: El Kajoui, Bounou, Reda Tagnaouti
  • Difensori: Benatia, Saiss, Da Costa, Benoun, Dirar, Hakimi, Mendyl
  • Centrocampisti: Boussoufa, El Ahmadi, Ait Bennasser, Amrabat, Belhanda, Fajr, Harit
  • Attaccanti: Boutaib, Bouhaddouz, El Kaabi, Amrabat, Carcela, Ziyech
    CT: Renard

🔶 Messico

  • Portieri: Ochoa, Talavera, Corona
  • Difensori: Salcedo, Reyes, Moreno, Ayala, Alvarez, Gallardo, Layun
  • Centrocampisti: Marquez, Herrera, Giovani Dos Santos, Jonathan Dos Santos, Guardado, Fabian
  • Attaccanti: Hernandez, Jimenez, Peralta, Corona, Vela, Aquino, Lozano
  • Stand-By: Gutierrez.
    CT: Osorio

🔶 Nigeria

  • Portieri: Uzoho, Ezenwa, Akpeyi
  • Difensori: Troost-Ekong, Shehu, Ebuehi, Echiejile, Idowu, Awaziem , Balogun, Omeruo
  • Centrocampisti: Obi Mikel, Onazi, Ndidi, Etebo, Ogu, Obi
  • Attaccanti: Musa, Iheanacho, Moses, Ighalo, Iwobi, Simy.
    CT: Rohr

🔶 Panama

🔶 Perù

  • Portieri: Gallese, Caceda, Carvallo
  • Difensori: Corzo, Advincula, Ramos, Araujo, Rodriguez, Santamaria, Trauco, Loyola
  • Centrocampisti: Tapia, Aquino, Yotun, Hurtado, Cueva, Flores, Polo, Cartagena
  • Attaccanti: Carrillo, Ruidiaz, Farfan, Guerrero
    CT: Gareca

🔶 Polonia

  • Portieri: Bialkowski, Fabianski, Szczesny
  • Difensori: Bednarek, Bereszynski, Cionek, Glik, Jedrzejczyk, Pazdan, Piszczek
  • Centrocampisti: Blaszczykowski, Goralski, Grosicki, Krychowiak, Kurzawa, Linetty, Peszko, Rybus, Zielinski
  • Attaccanti: Kownacki, Lewandowski, Milik, Teodorczyk
    CT: Nawalka

🔶 Portogallo

  • Portieri: Rui Patricio, Beto, A.Lopes
  • Difensori: Bruno Alves, Pepe, Fonte, Soares, Guerreiro, Pereira, Mário Rui, Dias
  • Centrocampisti: João Moutinho, William Carvalho, João Mário, Bernardo, Silva, Fernandes, Bruno Fernandes
  • Attaccanti: Cristiano Ronaldo, Quaresma, André Silva, Martins, Guedes
  • CT: Santos

🔶 Russia

  • Portieri: Akinfeev, Gabulov, Lunyov
  • Difensori: Ignashevich, Smolnikov, Kudryashov, Granat, Semyonov, Kutepov, Mário Fernandes
  • Centrocampisti: Zhirkov, Dzagoev, Samedov, Golovin, Yerokhin, Cheryshev, Zobnin, Kuzyayev, An.Miranchuk, Tashayev
  • Attaccanti: Smolov, Dzyuba, Al.Miranchuk
    CT: Cherchesov

🔶 Senegal

  • Portieri: A.Diallo, A.Gomis, Ndiaye
  • Difensori: Gassama, Ciss, Koulibaly, Mbodii, Sabaly, Sane, Wague
  • Centrocampisti: Gueye, Kouyate, A.Ndiaye, B.Ndiaye, Ndoye, I.Sarr
  • Attaccanti: Keita Balde, Biram Diouf, M.Konate, S.Mané, M.Niang, D.Sakho, Moussa Sow
    CT: Cisse

🔶 Serbia

  • Portieri: V.Stojkovic, P.Rajkovic, M.Dmitrovic
  • Difensori: Ivanovic, Kolarov, Rukavina, Tosic, Spajic, Veljkovic, Milenkovic, Rodic
  • Centrocampisti: Tadic, Matic, Ljajic, Milivojevic, Kostic, Zivkovic, Grujic, Milinkovic Savic, Radonjic
  • Attaccanti: A.Mitrovic, Prijovic, L.Jovic
    CT: Krstajic

🔶 Spagna

  • Portieri: de Gea, Reina, Kepa
  • Difensori: Sergio Ramos, Piqué, Alba, Azpilicueta, Carvajal, Nacho, Odriozola, Nacho Monreal
  • Centrocampisti: Iniesta, Koke, Isco, Thiago Alcántara, Asensio, Saúl, David Silva, Busquets
  • Attaccanti: Diego Costa, Iago Aspas, Vázquez, Moreno
    CT: Lopetegui

🔶 Svezia

  • Portieri: Olsen, K.Johnsson, Nordfeldt
  • Difensori: Lustig, Nilsson-Lindelöf, Granqvist, Augustinsson, Krafth , Helander, Jansson, Martin Olsson
  • Centrocampisti: Forsberg, Claesson, Ekdal, Larsson, Durmaz, Rohdén , Hiljemark, G.Svensson
  • Attaccanti: Toivonen, Berg, Guidetti, Kiese Thelin
    CT: Andersson

🔶 Svizzera

  • Portieri: Sommer, Bürki, Mvogo
  • Difensori: Lichtsteiner, Djourou, R.Rodríguez, Schär, Lang, Moubandje, Akanji, Elvedi
  • Centrocampisti: Behrami, Shaqiri, Gelson Fernandes, Dzemaili, Xhaka, Zuber, Freuler, Zakaria
  • Attaccanti: Seferovic, Drmic, Embolo, Gavranovic
    CT: Petkovic

🔶 Tunisia

  • Portieri: Mathlouthi, Ben Mustapha, Hassen
  • Difensori: Nagguez, Bronn, Bedoui, Benalouane, S.Ben Youssef, Meriah, O.Haddadi, Maaloul
  • Centrocampisti: Skhiri, Ben Amor, Chaalali, Sassi, Khalil, Khaoui, Sliti, Srarfi
  • Attaccanti: F.Ben Youssef, Badri, Khazri, Khalifa
    CT: Maâloul

🔶 Uruguay

  • Portieri: Muslera, Silva, Campana
  • Difensori: Godin, Coates, Gimenez, Pereira, Gaston Silva, Caceres, Varela
  • Centrocampisti: Nandez, Torreira, Vecino, Bentancur, Sanchez, De Arrascaeta, Laxalt, Rodriguez, Urretaviscaya
  • Attaccanti: Stuani, M.Gómez, Cavani, Suarez
    CT: Tabarez

Probabilmente saranno protagonisti del prossimo Mondiale con le rispettive nazionali. Certamente sarà per loro l’ultima occasione per scalfire il proprio nome nella storia della Coppa del Mondo.
L’addio al Barcellona di Andés Iniesta dopo 22 stagioni tra giovanili e prima squadra ha anticipato anche il ritiro dell’Illusionista dalla Spagna: fra qualche mese, infatti, terminata la spedizione in Russia, si concluderà anche la sua straordinaria avventura con le Furie Rosse.

Iniesta non sarà solo e non sarà l’unica leggenda a congedarsi per sempre dai palcoscenici internazionali: volgendo uno sguardo ai giocatori che prenderanno parte alla competizione, è in buona compagnia assieme a Rafael Marquez (Messico), Tim Cahill (Australia) e Javier Mascherano (Argentina). E leggendari, secondo noi, non è un aggettivo pompato. Ecco perché:

Andrés Iniesta, 34 anni

È il giocatore spagnolo più talentuoso di tutti i tempi

Xavi, ex compagno di squadra di Barcellona e Spagna

22:37 ora locale, stadio Soccer City, Johannesburg. Questo è stato il momento esatto in cui Iniesta è salito nell’Olimpo della Coppa del Mondo, un posto assicurato per l’eternità. Mentre le generazioni future potrebbero ricordarlo per il suo gol ai tempi supplementari contro l’Olanda, Don Andrés nella memoria dei contemporanei è oltre, è il giocatore in grado di trasformare un’azione in una performance artistica.

E pensare che il suo debutto nella Spagna se l’è guadagnato più o meno una quindicina di giorni prima del Mondiale del 2006 in Germania: l’allora ct Luis Aragonés lo fece entrare a inizio secondo tempo al posto di Fabregas nel match pareggiato 0-0 contro la Russia. E sarà proprio in terra sovietica che ci regalerà le sue ultime magie.

Esordio in Coppa del Mondo: Arabia Saudita – Spagna 0-1, 23 giugno 2006

Edizioni: 2006, 2010, 2014

Presenze: 10

Momento indimenticabile: il gol ai supplementari nella finale del 2010 contro l’Olanda

Rafael Marquez, 39 anni

Non credo che ci siano abbastanza parole per descrivere ciò che rappresenta per tutti i giocatori messicani: se avessi dovuto cedergli il mio posto, lo avrei fatto

Carlos Vela, compagno di squadra nel Messico

Dopo essersi ritirato ad aprile con l’esperienza nei club, chiudendo all’Altas, squadra nella quale ha iniziato la sua carriera da professionista 22 anni fa, il Mondiale in Russia sarà davvero l’ultima occasione per veder giocare “El Kaiser”. Marquez, se effettivamente dovesse giocare, eguaglierà il record di cinque Coppe del Mondo disputate, raggiungendo il connazionale Antonio Carbajal e il tedesco Lothar Matthaus.

In realtà, avrebbe già potuto raggiungere e superare questo record, avendo fatto il suo debutto assoluto con i messicani nel 1997, salvo poi non essere convocato a Francia ’98 quando aveva 19 anni. Un esordio “mondiale” rinviato solo di quattro anni: nel 2002, in Corea e Giappone, guidava già la difesa con la fascia di capitano sul braccio. E l’ha mantenuta per tutti i quattro Mondiali, diventando il primo nella storia del Messico per longevità.

Esordio in Coppa del Mondo: Messico – Croazia 1-0, 3 giugno 2002

Edizioni: 2002, 2006, 2010, 2014

Presenze: 16

Momento indimenticabile: il gol del pareggio nel match di apertura di Sudafrica 2010.

 

Tim Cahill, 38 anni

Timmy era Timmy, ecco perché è il più grande di sempre

Ange Postecoglou, ex ct dell’Australia dopo che Cahill ha portato i Socceroos agli spareggi per Russia 2018

Il vero pilastro dell’Australia nell’era moderna della Coppa del Mondo, Cahill non ha perso tempo per diventare un eroe in patria, trascinando l’Australia alla prima vittoria in un Mondiale grazia alla sua doppietta contro il Giappone, nel 2006. E come se non bastasse, i Socceroos non hanno mai vinto quando Tim non ha segnato.
Cinque le reti per lui e con quella realizzata contro il Cile nell’edizione del 2014 l’ha reso il primo australiano a segnare in tre Mondiali differenti.

Esordio in Coppa del Mondo: Australia – Giappone 3-1, 12 giugno 2006

Edizioni: 2006, 2010, 2014

Presenze: 8

Momento indimenticabile: la sua sassata al volo contro l’Olanda, nel 2014.

 

Javier Mascherano, 33 anni

Javier è uno dei giocatori più intelligenti che abbia mai visto nella mia carriera

Pep Guardiola, ex allenatore del Barcellona

Mentre alcune persone possono trascurare il valore di Mascherano, per ricordare il suo ruolo fondamentale nell’Albiceleste basta dire che ha giocato ogni minuto degli ultimi Mondiali con la maglia dell’Argentina. Diego Maradona, prima di diventare ct della nazionale, aveva descritto la squadra come “Mascherano più altri dieci”, consegnando poi al centrocampista – poi diventato difensore – la fascia da capitano.
Unica consolazione per Javier: a questo Mondiale mancherà Götze che ha castigato lui e i suoi compagni argentini nella finale del 2014.

Esordio in Coppa del Mondo: Argentina – Costa d’Avorio 2-1, 10 giugno 2006

Edizioni: 2006, 2010, 2014

Presenze: 16

Momento indimenticabile: la scivolata al 90° per negare ad Arjen Robben il gol vincente nella semifinale del Mondiale Brasile 2014.

 

Fonte: Fifa.com

Ad un mese dall’inizio dei Mondiali di calcio 2018 che avranno luogo in Russia è l’Islanda la prima squadra a far conoscere la lista dei suoi convocati.

La nazionale islandese, al suo esordio assoluto nella competizione mondiale, è quindi già pronta per affrontare a testa alta questa nuova sfida che segna una svolta importante nella storia del piccolo paese.

Il tecnico della squadra, Heimir Hallgrimsson, gioca d’anticipo e dirama ufficialmente la lista dei 23 giocatori attraverso un video dove salta subito all’occhio la presenza di due punte del team islandese: Gilfy Sigurdsson, la cui convocazione era in dubbio a causa di un recente infortunio, e Emil Hallfredsson, centrocampista dell’Udinese e unico giocatore che milita nel campionato italiano.

Ecco chi saranno i convocati dell’Islanda:

Portieri: Hannes Pór Halldórsson (Randers), Frederik Schram (Roskilde) e Rúnar Alex Rúnarsson (Nordsjaelland)

Difensori: Ari Freyr Skúlason (Lokeren), Hördur B. Magnússon (Bristol City), Hólmar Örn Eyjólfsson (Levski Sofia), Kári Árnason (Aberdeen – Scozia), Sverrir Ingi Ingason (Rostov), Ragnar Sigurdsson (Rostov), Samúel K. Fridjónsson (Valerenga) e Birkir Már Saevarsson (Valur – Islanda)

Centrocampisti: Jóhann Berg Gudmundsson (Burnley), Arnór Ingvi Traustason (Mälmo), Aron Einar Gunnarsson (Cardiff City), Ólafur Ingi Skúlason (Karabukspor), Gylfi Sigurdsson (Everton), Emil Hallfredsson (Udinese) e Birkir Bjarnason (Aston Villa)

Attaccanti: Rúrik Gíslason (Sandhausen), Björn B. Sigurdarson (Rostov), Albert Gudmundsson (PSV), Alfred Finnbogason (Augsburg) e Jón Dadi Bödvarsson (Reading).

Argentina, Croazia e Nigeria sono le avversarie del suo girone. Si parte il 16 giugno nel match contro la squadra di Messi, per poi affrontare la Nigeria il 22 giugno e la Croazia il 26 giugno.

La nazionale scandinava vuole regalare grandi emozioni in questa sua prima storica partecipazione al mondiale, decisa a sorprendere come altre squadre prima di lei hanno fatto al loro debutto.

Se il Mondiale del 1998 non si fosse giocato in Francia, probabilmente non avremmo mai assistito al leggendario gol di Dennis Bergkamp contro l’Argentina. Vale sempre la pena rivederlo:

E’ una rete metafisica che si pone al di là della realtà per equilibrare il giusto senso delle cose. Perché è arrivata al minuto 89 di una partita tosta, bloccata sull’1-1. Perché erano i quarti di finale contro la Nazionale sudamericana. Perché se si segna una prodezza del genere, in un Mondiale, sei destinato a rimanere scolpito nei ricordi dei bambini che crescono con la magia negli occhi e la tramandando, da adulti, ai loro figli o nipoti.
C’è il lancio tagliente di Frank de Boer, c’è lo stop irreale dell’ex Ajax, Inter e Arsenal, c’è la palla che muore lì, in quell’istante, uncinata dal piede destro, c’è il tocco a rientrare che manda in tilt il difensore Ayala, uno dalla marcatura stretta e rognosa, e c’è il colpo d’esterno a trafiggere il portiere Roa.
C’era tutto, ma mancava solo una cosa: lo spazio per poter fare un’azione del genere.

Ma soprattutto, per fortuna, c’era Dennis Bergkamp. La carriera calcistica dell’olandese è legata alla sua aerofobia, ovvero la paura di viaggiare in aereo. Un trauma che si è manifestato in un altro Mondiale, quello precedente del 1994 negli Stati Uniti d’America.
La Nazionale Oranje era in volo, assieme a staff tecnico e giornalisti e proprio uno di questi, tra scherzo e goliardia, disse: «C’è una bomba». Non c’era, forse, da dargli troppo peso, volarono qualche risata, qualche parolaccia, passato lo spavento iniziale. Ma da quel momento, Bergkamp non avrebbe più preso un volo.

Un trauma sul quale pesava una brutta esperienza giovanile. Durante una tournée con l’Ajax, nei pressi del vulcano Etna, ci fu una massiccia turbolenza: l’aereo precipitò, seppur per frammenti di secondo, per poi riprendere quota. Un fatto che aveva segnato il giovane biondo olandese glaciale sul campo. Panico e stress che diventarono successivamente fobia con l’episodio del 1994.

Ed è per questo che riuscì a essere presente al Mondiale francese ed è anche per questa sua paura che saltò il Mondiale del 2002, quello in Corea del Sud e Giappone, quando aveva ancora 32 anni dato che era impossibile organizzare uno spostamento via terra.
Se nella mitologia folcloristica intere pagine sono state scritte sul vascello fantasma, il tetro Olandese Volante, nel calcio Dennis Bergkamp verrà per sempre ricordato come “l’olandese non volante”.