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Quando Leandro Paredes è stato espulso nel match del campionato russo tra Zenit e Akhmat c’è chi aveva ipotizzato che il centrocampista si fosse fatto espellere volontariamente per saltare la partita contro il Cska Mosca e volare a Buenos Aires per gustarsi il Superclasico alla Bombonera tra Boca – River.

Beh è andata così!

L’ex calciatore della Roma ha postato un suo selfie allo stadio del Boca Juniors tra i tifosi in tribuna. Il numero 5 dello Zenit, però, aveva già anticipato la sua presenza allo stadio a una trasmissione tv argentina, affermando che il tutto era stato concordato con la società russa e che non vi fossero alcun problema. I tifosi però non l’hanno preso proprio bene, a maggior ragione perché lo Zenit ha perso 2-0 in trasferta a Mosca.

Paredes è cresciuto nelle giovanili degli Xeneizes e da sempre è innamorato dei colori del Boca Juniors e della propria tifoseria. L’argentino è comunque rimasto in patria dato che da lì a poco ha ricevuto la chiamata dal commissario tecnico della Selección, Lionel Scaloni, in vista della doppia amicheveole contro il Messico del 17 e del 20 novembre.

La gara di ritorno della Coppa Libertadores è in programma sabato 24 novembre al Monumental e, complice anche il divieto di trasferta ai tifosi gialloblu, Paredes credo se la gusterà sul divano di casa.

Spettacolo doveva essere e spettacolo è stato. La vigilia tormentata dai fulmini, dall’acquazzone, dal rinvio del match di 24 ore, dalle carovane dei tifosi per le strade di Buenos Aires. E infine, la bolgia all’interno della Bombonera: il primo capito Superclasico del secolo tra Boca Junior e River Plate, andata della finale della Libertadores, non ha tradito le aspettative e, al termine di 95 minuti intensi, ha regalato un pirotecnico 2-2 che rimanda ogni discorso al ritorno, in programma al Monumental tra due settimane.

L’assenza di tifosi ospiti per ragioni di sicurezza è servita a evitare i temuti incidenti, in campo invece è stata un’autentica battaglia a ritmi vertiginosi. Due volte in vantaggio, due volte il Boca si è visto recuperare: Pratto e un’autorete di Izquierdoz hanno rimediato alle reti di Abila e Benedetto, dando al River un pareggio, meritato, che accende ancora di più il ritorno.

 

E lo show nello show, è Carlos Tevez, subentrato negli ultimi 20 minuti, che a fine partita arringa i suoi compagni: è l’immagine simbolo della carica di tutto questo Superclasico. Dopo il fischio finale, l’Apache ha urlato verso la squadra abbattuta per il pareggio. Rabbia e grinta: la battaglia del ritorno è già iniziata.

È quell’ultimo gradino che gli ha impedito di entare nell’area dei fuoriclasse, restando nel recinto dei campioni. Gonzalo Higuain è un centravanti formidabile, in carriera ha segnato finora 288 reti nei club tra River Plate, Real Madrid, Napoli, Juventus e Milan. I 36 centri nella stagione 2015 2016 gli valgono il record assoluto di gol nel campionato italiano. Ha superato il primato di Nordahl che resisteva dal 1950. Eppure, al Pipita è sempre mancato quell’ultimo salto di qualità definitivo. Quel passettino che gli avrebbe permesso di entrare nell’olimpo ristretto dei fenomeni. Un limite causa (o effetto) della sua fragile tenuta mentale, come dimostrato nel match con la Juve.

Argentina Germania – 13 luglio 2014, finale dei Mondiali brasiliani. Assieme a Messi Gonzalo ha l’occasione di riportare la Coppa del Mondo a Buenos Aires da protagonista. Ventiquattro anni dopo Maradona in Messico. E invece no, il titolo va ai tedeschi dopo i supplementari. Higuain prima segna una rete in fuorigioco, poi fallisce una clamorosa occasione sotto porta.

Napoli Lazio – Il 31 maggio 2015 al San Paolo è spareggio per la qualificazione in Champions League. Passa la Lazio (4-2), Higuain marca il tabellino con una doppietta. Ma non basta, perché pesa l’errore decisivo dal dischetto che condanna il Napoli all’Europa League.

Argentina Cile – Poco più di un mese dopo, il 4 luglio, il Pipa ha la possibilità del riscatto. A Santiago del Cile c’è la finale di Coppa America tra i padroni di casa e l’Albiceleste. L 0-0 resiste per 120 minuti, si va ai rigori. Higuain sbaglia uno dei due rigori falliti dall’Argentina, l’altro lo fallisce Banega. Vince il Cile di Sanchez e Vidal, Gonzalo chiude un mese da incubo.

Udinese Napoli – Il 3 aprile 2016 gli azzurri di Sarri si recano al “Friuli” per coltivare le loro speranze scudetto contro la Juve di Allegri. I bianconeri padroni di casa vincono 3-1, Higuain firma il pareggio momentaneo prima della doppietta di Bruno Fernandes. Il nervosismo lo tradisce, venendo espulso dall’arbitro Irrati e inveendo contro di lui. Arriva la squalifica di 4 giornate, poi ridotte a 3.

Argentina Cile bis – Il 27 giugno 2016, al MetLife Stadium nel New Jersey, Argentina e Cile giocano la seconda finale di Coppa America consecutiva. Al 21’ Higuain la grande occasione per sbloccare il risultato, ma la fallisce clamorosamente. Si va nuovamente ai rigori e nuovamente vince il Cile ai rigori, complice i rigori falliti da Messi e Biglia. Higuain era uscito al 70’, sostituito da Aguero.

Juventus Real Madrid – Il 3 giugno 2017 a Cardiff è finale di Champions League tra bianconeri e blancos. Higuain, passato alla Juve, ha l’ennesima occasione di diventare decisivo in una finale. La sua presenza si segnala solo per l’assist per la splendida semirovesciata di Mandzukic che vale il momentaneo 1-1. Il match finirà 1-4 per il Real Madrid, il Pipita sarà spettatore non protagonista.

Milan Juventus – Estate 2018, la Juve scarica il Pipa per l’acquisto del secolo con Cristiano Ronaldo. Gonzalo va al Milan e medita vendetta contro la Vecchia Signora come una finale. Solo che le finali, come visto, non gli portano fortuna. Prima si fa parare un rigore da Szczesny (il sesto su 18 calciati in A), poi esplode di rabbia contro l’arbitro Mazzoleni dopo un’ammonizione, venendo espulso.

 

Zona Cesarini. Chi di noi non ha mai sentito o detto queste due parole. Si tratta dell’espressione forse più famosa nel mondo del calcio, due parole che esprimono l’essenza stessa di questo sport, la voglia di crederci fino all’ultimo respiro, di spingere fino al novantesimo e oltre, nella speranza di trovare la zampata giusta per vincere la propria battaglia, perché la speranza è l’ultima a morire e ogni lasciata è persa. D’altronde per dirla con l’indimenticato Vujadin Boskov “La partita finisce quando arbitro fischia”.

Ma forse non tutti sanno chi ringraziare per la creazione di queste parole che sono diventate leggenda indiscussa tra addetti ai lavori e non, tanto da venire inserite nel vocabolario della lingua italiana.

Non si tratta di una star internazionale, un calciatore fenomenale che ha mosso le folle nella sua carriera, ma di un buon giocatore che non si distingueva dalla massa ma che, in varie occasioni nella carriera, è riuscito ad andare oltre l’ostacolo del cronometro, diventando decisivo nel momento più inaspettato, quando ormai stavano calando i titoli di coda.

Chi è Renato Cesarini?

Si perchè Renato Cesarini, detto Cè, nato sulle colline di Senigallia nel 1906, era un calciatore di buone qualità ma non eccelso. All’età di 2 anni era stato riportato in Argentina dai genitori e lì aveva iniziato la sua carriera distinguendosi con la maglia dei Chicharita Juniors e del Ferro Carril prima di essere acquistato dalla Juventus nel 1929, divenendo uno dei pilastri della cosiddetta Juve del Quinquennio che egemonizzò il calcio italiano nella prima metà degli anni 1930.

Bell’attaccante Renato, che vide aprirsi ben presto le porte della nazionale italiana in quella veste di oriundo che tanta fortuna portò ai nostri colori a quell’epoca. Con gli Azzurri disputò però solo qualche amichevole e qualche partita di Coppa Internazionale, per un totale di 9 presenze e 2 reti ma tanto gli bastò per entrare nella storia, nel lessico e, come dicevamo, nel dizionario.

La gloria

Accadde tutto nella fredda Torino del 13 dicembre del 1931 durante, anzi alla fine, della partita di Coppa Internazionale contro l’Ungheria: Cesarini, con l’arbitro già pronto al triplice fischio, segnò una rete all’ultimo respiro portando gli Azzurri alla vittoria per 3-2. Quello che rende speciale questa storia è che questo fu l’unico gol segnato all’ultimo giro di lancette in Nazionale dall’oriundo.

Cesarini si distinse per altre prodezze di questo tipo in serie A contro l’Alessandria nel ‘31, contro la Lazio nel ‘32 e contro il Genoa nel ‘33. Sono bastati 4 gol per salvarlo dall’oblio e consegnarlo all’immortalità. E poco importa che, anche dopo il ritiro dal calcio giocato, Cesarini si sia tolto delle soddisfazioni anche da Direttore Tecnico, arrivando a conseguire con la Juventus nell’annata 1959-1960 il double composto da scudetto e Coppa Italia, il primo nella storia del club piemontese.

Che dire. Proprio oggi ricorre l’anniversario della morte di questo calciatore, morto a Buenos Aires il 24 marzo del 1969, che ebbe una buona carriera, si tolse parecchie soddisfazioni ma mai avrebbe potuto anche solo pensare di diventare una leggenda di questa portata. Non resta che provare rispetto ed ammirazione: è l’unico calciatore ad essere diventato un modo di dire.

 

Fonte: www.fispes.it

A San Juan De Los Lagos l’Italia batte l’Argentina per 1-0 e conquista la testa del girone B dei Mondiali Calcio amputati a punteggio pieno.
Prima di dare il via alle ostilità, le due formazioni osservano un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime del maltempo in Italia.
La partita è sofferta e nervosa, come dimostra l’espulsione del ct argentino al 13’. Al minuto 14 gli Azzurri passano in vantaggio, quando Francesco Messori calcia direttamente verso la porta una palla insidiosa ed il numero 1 albiceleste, nel tentativo di smanacciare, fa autogol.

I sudamericani sanno che la sconfitta potrebbe costare loro il secondo posto del gruppo e si riversano in avanti per trovare subito il pareggio. Gli argentini si rendono pericolosi in più di un’occasione con Montons (10), Pesod (8) e Ortis (11), ma il portiere azzurro Daniel Priami è sempre molto attento. L’Italia cerca il di colpire in contropiede con Emanuele Padoan, ma senza trovare la strada del gol.
Nel secondo tempo la pressione argentina diventa sempre più pesante, ma gli Azzurri resistono strenuamente grazie ad una grande compattezza di tutto il reparto difensivo. Priami, uomo partita, dimostra in più di un’occasione di essere tra i portieri più forti al mondo. L’Italia non riesce più a ripartire in contropiede e negli ultimi minuti difende con successo il risultato con tutti i suoi effettivi.

Il ct Renzo Vergnani  si dichiara soddisfatto di come la squadra abbia condotto la partita:

Abbiamo vinto giocando all’italiana. Sono contento soprattutto perché i ragazzi hanno dimostrato di saper soffrire e portare a casa il massimo risultato contro un team sulla carta più forte e con grandi doti tecniche

Non sono buone invece le notizie degli accoppiamenti per gli ottavi in programma giovedì 1 novembre. Le nostre “stampelle” trovano i vicecampioni del mondo dell’Angola, una squadra molto fisica e rapida. La Nazionale italiana proverà ad imporre il suo gioco, facendo girare palla e cercando gli inserimenti dei centrocampisti.

Sul prossimo match contro gli angolani il ct aggiunge:

Pur arrivando primi, il sorteggio non è stato favorevole perché abbiamo pescato la più forte delle seconde. Per arrivare lontano però si devono battere i più forti e noi giocheremo come sappiamo, con la consapevolezza dei nostri mezzi

I Mondiali di Calcio amputati sono trasmessi in diretta streaming sul canale Facebook di San Juan TV

Partite Italia ai Mondiali

Italia vs Ghana 3-0
Italia vs Francia 2-1
Italia vs Argentina 1-0

Classifica girone B
1. Italia 9 punti
, 2. Argentina 4 punti, 3. Francia 4 punti, 4. Ghana 0

Ottavi di finale in programma giovedì 1 novembre

Inghilterra – Argentina
Brasile – Francia
Haiti – Polonia
Italia – Angola
Colombia – Spagna
Messico – Giappone
Turchia – Irlanda
Russia – Kenya

Risultati della terza giornata

Gruppo A
Irlanda – Uruguay 4-1, Messico – Inghilterra 0-3

Gruppo B
Argentina – Italia 0-1, Francia – Ghana 3-0 (a tavolino)

Gruppo C
Polonia – Giappone 2-0, Colombia – Costa Rica 2-1

Gruppo D
Angola – Haiti 1-2, Ucraina – Spagna 0-5

Gruppo E
Russia – Brasile 0-0, El Salvador – Nigeria 0-1

Gruppo F
Turchia – USA 5-1, Kenya – Liberia 3-0 (a tavolino)

Maradona, ultimo atto. Il 25 ottobre 1997 il Pibe de Oro si ritira ufficialmente dal calcio giocato. Chiude la sua carriera con la maglia con cui era esploso dopo gli inizi all’Argentinos Juniors. Allo stadio Monumental di Buenos Aires c’è il Superclasico tra River Plate e Boca Juniors. Diego ha già in mente di dire addio, non è la prima volta che lo fa, ma questa sarà davvero l’ultima.

«Se retira el diez» dopo ventuno stagioni, 692 partite ufficiali, 352 gol, quattro partecipazioni e 21 partite ai Mondiali. Una coppa del Mondo con l’Albiceleste, due campionati italiani con il Napoli e un titolo argentino con il Boca.

Diego Armando Maradona non poteva scegliere teatro migliore per lasciare il calcio a 37 anni. La partita che sognava da bambino con i rivali di sempre. Prima di Barcellona e di Spagna ’82, prima di Napoli, dei suoi eccessi, dei suoi trionfi, prima delle gioie e dei dolori con l’Argentina, prima della Mano de Dios e del Gol del Siglo. Il 10 aprile 1981 Diego aveva segnato il suo primo gol nel clasico al suo esordio.

Maradona nel Superclasico del 1981

Sedici anni dopo, davanti a quasi 70mila spettatori, i gialloblu del Boca espugnano il Monumental degli odiati rivali del River. I padroni di casa vanno in vantaggio con Sergio Berti, ex di entrambe con un passato anche in Italia nel Parma. Maradona abbandona il campo all’intervallo, sostituito da uno dei suoi tanti eredi designati, Juan Roman Riquelme. Nel secondo tempo gli ospiti firmano la rimonta con Torresani e Martin Palermo. I maligni dissero che il ritiro di Diego fu strumentale per evitare un nuovo caso di doping. Voci mai confermate che alimentano quell’aura di mistero e leggenda, di genio e sregolatezza da sempre fedeli compagne di vita del Diez.

Di fatto, lasciava il più grande giocatore della storia, al pari di Pelè. O forse più del brasiliano visto che, a differenza di O’Rey, Maradona era stato un fuoriclasse assoluto anche nel calcio più importante, quello europeo. Disse di lui uno che aveva per anni provato a fermarlo nelle eterne sfide con il Milan, Franco Baresi.

Maradona era il più grande di tutti perché faceva con le arance quello che a noi calciatori sembrava impossibile fare col pallone

Diego Armando Maradona e Franco Baresi

 

Non ci sono solo le ragazze del volley a portare in alto il tricolore in questi giorni. Alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires l’Italia chiude con un record di medaglie. In totale sono 41, 34 sono arrivate singolarmente e 7 in team internazionali. Quinto posto nel medagliere con 11 ori, 10 argenti e 13 bronzi. A questo bottino di risultati vanno aggiunti 5 ori e 2 argenti vinti con i team internazionali.

Numeri da primato come mai era successo finora nei precedenti Giochi Olimpici Giovanili (nella precedente edizione di Nanchino ci eravamo fermati a 27 centri). Quella svoltasi in Argentina è stata la III edizione di una manifestazione nata nel 2007 e rivolta ai ragazzi tra i 13 e i 18 anni. Per l’Italia è stato un po’ come giocare in casa visto che dalle parti di Buenos Aires ci sono oltre 500mila italiani emigrati mentre quasi il 20% della popolazione argentina ha origine italiane.

Sono stati 83 gli atleti azzurri in gara, il numero più alto di sportivi italiani nella storia di queste Olimpiadi. L’ultimo sigillo è arrivato dal pugilato con il trionfo di Martina La Piana che ha sconfitto 5-0 in finale la nigeriana Gbadamosi per la categoria 51 kg.

La delegazione azzurra ha i volti di Davide Di Veroli, portabandiera nella cerimonia di apertura e vincitore nella spada individuale e nel team misto continentale. Di Giorgia Villa, portabandiera nella cerimonia di apertura, che si porta a casa ben 3 ori (concorso generale, volteggio e corpo libero) e un argento (parallele asimmetriche) nella ginnastica artistica.

Davide Di Veroli

C’è poi il recordman di medaglie Thomas Ceccon con 5 medaglie: oro nei 50sl, argento nei 50 dorso e 200 misti, bronzo nei 100 dorso e nella 4×100 stile libero.

Il medagliere è stato vinto dalla Russia con 59 ori a livello individuale, poi Cina, Giappone, Ungheria e Italia. Gli Azzurri precedono alcune potenze sportive come Usa, Francia, Brasile e i padroni di casa dell’Argentina. L’edizione sudamericana, dal 6 al 18 ottobre, passerà alla storia come la prima a garantire la parità di genere tra gli atleti e per le sue cerimonie all’aperto. Quella di apertura si è tenuta all’Obelisco di Baires, quella di chiusura nel Villaggio olimpico. La prossima edizione si svolgerà nel 2022 per la prima volta in Africa, a Dakar in Senegal.

Un momento della cerimonia di apertura

 

L’Italvolley vola alla seconda fase del Mondiale senza nemmeno giocare.

Sì perché stavolta è l’Argentina dell’ex ct Velasco a regalare il sorriso del passaggio matematico del turno al primo posto del Pool A, battendo la Slovenia per 3-2 (25-18, 22-25, 27-29, 25-17, 15-13).

In effetti il match di stasera al Mandela Forum di Firenze contro gli sloveni avrebbe dovuto essere uno scontro diretto per il primo posto del girone, partita invece che sarà dunque più una passerella per l’Italia.

Se anche oggi infatti la squadra di Kovac battesse l’Italia 3-0 e andasse a pari vittorie e punti con gli azzurri a 12, non riuscirebbe comunque a migliorare il quoziente set a sufficienza per agganciarli in classifica.

A tal proposito, la bella notizia della vittoria dei sudamericani permette al ct Blengini di non forzare l’utilizzo degli uomini chiave, ma darà spazio a chi ha giocato meno con una bella rotazione. Proprio per questo i ragazzi che finora sono scesi in campo meno degli altri, avranno modo di mettersi in mostra sottolineando che tutto il gruppo azzurro c’è.

Tuttavia la classifica della prima fase si porta infatti integralmente nella seconda e diventa quindi decisiva per accedere alle finali a sei di Torino.

La seconda fase si terrà a Milano dal 21 al 23 settembre e l’Italia sarà inserita nel girone E. Il gruppo sarà composto dall’Italia; la seconda classificata del girone B che sarà una tra Olanda, Canada e Brasile; la terza della pool C, ovvero la perdente di Serbia-Russia; la Finlandia già certa del 4° posto nel girone D.

A Bologna, invece, andrà in scena la Pool F composta da: prima classificata del gruppo B, seconda e terza del raggruppamento A e Australia (quarta del girone C).

A caccia del tris, mettendo da parte i sentimenti. L’Italia del volley torna in campo per la terza partita dei Mondiali, incrociando l’Argentina di Julio Velasco alle 21.15 al Mandela Forum di Firenze (diretta Rai 2).

Match da non fallire per proseguire la strada finora immacolata del torneo iridato: i ragazzi di Blengini hanno, infatti, liquidato abbastanza agevolmente Giappone e Belgio nelle prime due gare della competizione con il medesimo punteggio (3-0). L’Albiceleste è a quota due punti in classifica: sconfitta con la squadra di coach Anastasi (1-3) e vittoria in scioltezza contro la Repubblica Dominicana (3-0).

Ecco la situazione nella Pool A:

Italia 2v 6p, Slovenia 2v 6p, Belgio 1v 3p, Argentina 1v 3p, Giappone 1v 3p, Repubblica Dominicana 0v 0p

Ivan Zaytsev, protagonista del match contro il Belgio

Italia Argentina non può solo essere una sfida dei Mondiali di volley, ma è soprattutto la gara tra la Nazionale Italiana e il suo mentore, l’allenatore che più di ogni altro ha influenzato il modo di agire e di pensare non solo della pallavolo ma dell’intero sport azzurro.

Julio Velasco incarna l’essenza autentica dello sport: tecnico, psicologo, motivatore, pensatore straordinario. Ha guidato la generazione dei fenomeni degli anni ’90, quella a cui è mancato solo l’oro olimpico ma che ha segnato il decennio d’oro del volley tricolore. Due Mondiali, tre Europei, 5 World League, una Coppa del Mondo, un argento olimpico ad Atlanta ’96. Velasco ha anche allenato la Nazionale femminile nella stagione 1997-1998. What else?

Julio Velasco, ct dell’Italia negli anni ’90

Dopo il derby (vinto) contro un altro coach azzurro, Andrea Anastasi oggi alla guida del Belgio, il Mandela Forum di Firenze ospita una nuova sfida nostalgica e dal sapore speciale anche per Gianlorenzo Blengini. Proprio contro l’Argentina l’attuale tecnico italiano debuttò sulla panchina della Nazionale nel 2015. E ancora contro la Selección gli Azzurri hanno rimediato una brutta figura (0-3) nella Nations League a San Juan lo scorso giugno.

Il coach azzurro, Gianlorenzo Blengini

È oramai un aspetto risaputo che per un attaccante trovare la via del gol è obiettivo personale e professionale. Questa teoria vale ancora di più per i bomber e se quel bomber si chiama Mauro Icardi.

Il centravanti argentino dell’Inter è ancora a secco in questa prima parte di stagione e, a dire il vero, anche durante le amichevoli del prestagione ha inciso poco in termini realizzativi.

Nelle prime due partite di Serie A, il capitano nerazzurro ha solamente fornito un assist a Perisic nel match poi pareggiato contro il Torino; l’ultima partita contro il Bologna, Icardi è stato assente per un leggero infortunio.

Il dato negativo però c’è stato anche con l’Argentina. Il centravanti è stato convocato dal ct Scaloni dopo l’esclusione dal Mondiale, l’albiceleste, però, non va oltre lo 0-0 contro la Colombia e per il bomber: 4 presenze e 0 gol con la maglia della nazionale.

È un periodo di stasi, ma Icardi stesso sa che tornerà a fare gol così come ha sempre fatto, soprattutto in Serie A. Dopotutto è comunque stato capocannoniere già due volte, l’ultima volta la scorsa stagione con 29 reti a pari merito con Ciro Immobile.

A san Siro contro il Parma alle 15, dunque, ci sarà possibilità di sbloccarsi. Contro i crociati solamente un gol in carriera quando vestiva ancora la maglia della Sampdoria.

Potrà sbloccarsi contro il Sassuolo anche un altro argentino goleador, Paulo Dybala. Il numero 10 della Juventus è rimasto un po’ in disparte in questa prima parte di stagione bianconera ed è per questo che mister Allegri potrà concedergli una maglia da titolare contro gli emiliani.
Anche per la Joya qualche minuto con l’Argentina contro i Cafeteros, senza nessun vero guizzo.
Ragion per cui vuole mettersi in mostra domenica, provando a essere lui il protagonista del match all’Allianz Stadium.