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Avrebbe sperato che quel gol avesse avuto un’importanza maggiore nel match, purtroppo così non è stato, tuttavia resta una rete storica per la società e per se stesso.

Nella notte negativa di Berna ci sono comunque dei dati positivi per la Juventus: in primis la sconfitta subita contro gli svizzeri è stata indolore ai fini della classifica di Champions e perché il numero 10, Paulo Dybala, ha realizzato la rete numero cinquemila della storia del club bianconero.  

Una tappa importante per la Juve ed è un segno importante che questo gol sia stato realizzato proprio dall’argentino, simbolo del cambiamento del club in questi anni.

Se l’arbitro avesse convalidato la seconda marcatura, la Joya avrebbe avuto l’onore anche di superare questa importante cifra. Con 5 gol, l’attaccante ex Palermo è il miglior marcatore bianconero della fase a gironi. Meglio sicuramente di Cristiano Ronaldo, fermo a uno.

Da sottolineare che Dybala è il primo straniero a entrare in questa particolare classifica:

Carlo Parola: quota 1000, anno 1948;

Gianni Rossi: quota 2000, anno 1962;

Massimo Briaschi: quota 3000, anno 1984;

Marco Di Vaio: quota 4000, anno 2003.

Le tappe delle 5000 reti bianconere

Mille reti sono state messe a segno negli ultimi 15 anni. Stagioni in cui ci sono stati tantissimi successi e gli anni bui post Calciopoli. Sicuramente hanno contribuito al raggiungimento di questo obiettivo, campioni come campioni del passato come Giampiero Boniperti, Omar Sivori, Roberto Bettega, Michel Platini, Roberto Baggio, Alessandro Del Piero, David Trezeguet e, negli ultimi anni, Gonzalo Higuain e proprio Dybala.

Marco Di Vaio il 9 novembre 2003 realizzò contro l’Udinese una doppietta e fu proprio lui a rompere il muro delle 4000 reti della storia juventina, a quindici anni di distanza un altro attaccante raggiunge quota 5000.

Chi sarà il prossimo? Quanti anni si dovrà attendere?

Con la vittoria del River Plate nel superclasico di Coppa Libertadores contro il Boca Juniors, il quadro delle partecipanti al Fifa Mondiale per Club è al completo.

Il torneo internazionale, a cui partecipano tutte le squadre vincitrici delle varie competizioni continentali, inizia oggi negli Emirati Arabi Uniti con il match di playoff tra l’Al-Ain (squadra che ospita il torneo) e il Team Wellington (squadra vincitrice della Champions League oceanica).

Fischio d’inizio alle 16.30 italiane allo stadio Hazza Bin Zayed di Al-Ain. La vincente affronterà nei quarti di finale l’Espérance Sportive de Tunis, trionfatrice nella Champions League africana organizzata dalla Caf.

Il tabellone è già al completo con due semifinaliste già decretate. Il Real Madrid, padrona della Uefa Champions League 2017, attende una tra i giapponesi dei Kashima Antlers (campioni d’Asia) e i messicani del Guadalajara (campioni del centronord America); mentre i Millionarios, freschi vincitori della Libertadores, dovranno attendere qualche risultato in più.

Per la squadra allenata da Santiago Solari non è certo la miglior stagione e la vittoria del Mondiale per club può essere un’ottima conclusione della stagione scorsa e un buon inizio di ripresa per quest’anno un po’ altalenante.

Da sempre le squadre europee partono con un vantaggio tecnico e tattico abbastanza incolmabile, solamente in pochi casi sono state le squadre sudamericane a portarsi il Mondiale per Club o l’ex Coppa Intercontinentale.

Il River Plate proverà a rompere l’incantesimo dei Blancos, che sono riusciti a vincere 3 edizioni negli ultimi 4 anni. L’anno scorso i brasiliani del Gremio non ce l’hanno fatta a battere gli spagnoli, vittoriosi per 1-0 con il solito gol di CR7.

La Banda argentina torna a giocare il Mondiale dopo il 2015, quando è stata sconfitta dal Barcellona di Messi per 3-0.

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Luis Suarez in azione nella finale del Mondiale per Club 2015 contro il River

La Spagna è la nazione con più vittorie (ben 6) in bacheca, seguita dal Brasile con quattro (due Corinthians, una l’Internacional di Porto Alegre e una il San Paolo) e dall’Italia con due (una il Milan nel 2007 e una l’Inter nel 2010).

Il Real Madrid debutterà mercoledì 19 dicembre, Cristiano Ronaldo non ci sarà, presente invece il fresco Pallone d’oro Luka Modric.

Si è chiuso un libro, un ultimo capitolo nettamente diverso per le due squadre di Buenos Aires che, per  anni, hanno sognato una notte speciale come quella vissuta al Bernabeu.

A festeggiare la vittoria della Coppa Libertadores è il River Plate, per quello che è stato il Superclasico più combattuto e più discusso della storia del calcio argentino. Con dolore e tanti rimpianti, torna a casa il Boca Juniors.

Non sono bastati i 180 minuti regolamentari a decretare la squadra vincitrice. Si è arrivato ai tempi supplementari della gara di ritorno, decisa da due colombiani: per il Boca l’espulsione sciocca di Barrios e per il River la magica rete dell’es pescarese, Quintero.

Alla rete di Benedetto al 44esimo del primo tempo, ha risposto Lucas Pratto uno dei tanti ex della Serie A presenti (breve passato al Genoa).

L’ingresso di quello che poi sarà premiato come l’uomo partita della finale ha cambiato l’inerzia del match. Juan Ferdinando Quintero è stato l’assoluto protagonista del Superclasico di Libertadores. Il suo tiro infilatosi sotto l’incrocio alle spalle del portiere Xeneizes, Esteban Andrada, ha spianato la strada verso la quarta Copa per i Millionarios.

Classe 1993, quello che per tutti i tifosi del River sarà l’uomo da adorare, il colombiano Quintero ha trascorso tre anni in Europa tra Italia e Portogallo.

Il Pescara del patron Daniele Sebastiani preleva il diciannovenne Quinterito dall’Atletico Nacional de Medellin, città in cui il centrocampista è nato, nell’estate 2012, quella del ritorno in Serie A. Con gli abruzzesi debutta sin da subito e si dimostra all’altezza del campionato italiano. Nonostante le prestazioni della squadra biancazzurra non siano positive, il colombiano è uno dei pochi a farsi notare, tanto da attirare l’attenzione di importanti club.

La prima rete europea la segna il 23 settembre 2012 direttamente da punizione, nel match finito 1-1 contro il Bologna. I pescaresi retrocedano con diverse giornate d’anticipo e i lusitani del Porto fiutano l’affare acquistandolo per 5 milioni di euro più altri cinque di bonus.

Tra Porto e qualche altra squadra europea in prestito, ritorna in Sudamerica: al River in Argentina. I primi mesi non sono stati facili a causa di un fisico non proprio in forma. Tuttavia come spesso accade il finale è ben diverso e ora Quintero è l’eroe della Banda.

Se Quintero ha chiuso il match, un altro ex è stato colui che lo ha agguantato dopo il vantaggio del Boca. Lucas Pratto El Camello, anch’egli un breve passaggio in Europa e in Serie A. È il Genoa di Preziosi a farlo esordire in Italia. Tre reti con il grifone, due in Coppa Italia e uno in campionato, decisiva per la vittoria casalinga contro il Bologna.
Pratto è cresciuto nel Boca che però non ha creduto in lui. I Millionarios lo acquistano nel gennaio scorso per 11,5 milioni di euro dal San Paolo, diventando il calciatore più pagato della storia del River. Col senno di poi un ottimo acquisto.

Storicamente Fiorentina – Juventus è una partita fuori dal comune. Le tifoserie certamente non si amano e la Juventus non sempre ha avuto vita facile allo stadio Franchi.

Un contrasto calcistico marcato dal trasferimento di calciatori importanti da Firenze direzione Torino, sin dai tempi di Baggio fino all’ultimo Bernardeschi.

Il percorso inverso l’ha, invece, fatto Marko Pjaca. Il croato però ha poco brillato finora e non ha ancora dimostrato il suo valore. A dire il vero è tutto l’attacco viola, a parte Federico Chiesa, che stenta a decollare. I tifosi della Fiorentina, infatti, stanno aspettando ancora il buon Giovanni Simeone.

L’attaccante argentino è fermo ancora a due reti in campionato ed è a secco da oramai troppe partite. La partita contro la Juve potrebbe essere quella del gradito ritorno al gol. Nel destino del Cholito, nel bene e nel male, c’è la Juventus.

In passato proprio il numero 9 della Fiorentina ha sia castigato con una tripletta la Vecchia Signora quando era attaccante del Genoa, che offerto lo scudetto grazie alla sonora vittoria contro il Napoli di Sarri la scorsa stagione al Franchi, sempre con una tripletta.

Contesti  completamente differenti per le squadre avversarie, stessa reazione per Simeone che in tutte queste reti ha regalato gioia a squadre e tifosi.

Ora con la Viola qualcosa sembra essersi rotto anche se con la nazionale argentina la spinta offensiva l’ha dimostrata offrendo l’assist per il primo gol di Paulo Dybala contro il Messico in amichevole. Ancora il fattore bianconero che incrocia il figlio del tecnico dell’Atletico Madrid. Sgroppata di 50 metri e passaggio perfetto per la rete della Joya.

Alle 18, la curva Fiesole proverà a dare la spinta giusta agli uomini di mister Pioli e magari sarà proprio il Cholito a regalare qualche gioia e soddisfazione ai tifosi.

Alla Juventus ha fatto già del male e cercherà di farlo ancora.

Che non sarebbe stata una partita come le altre era più che immaginabile, peccato però che la partita nemmeno si sia giocata.

In un Superclasico di Libertadores tra River Plate – Boca Juniors a vincere è stata solo la violenza. Un vero spot dell’antisportività che purtroppo ha rovinato quello che poteva essere un grande spettacolo e una grande vetrina calcistica.

Il match si avrebbe dovuto giocare alle 21 ma a causa dei gravissimi episodi accaduti è stato prima più volte posticipato di qualche ora, fino al definitivo slittamento a oggi (forse).

Tafferugli, spintoni ma soprattutto un attacco violento da parte dei tifosi Millionarios al pullman del Boca che trasportava i calciatori al Monumental. È stato lanciato di tutto, soprattutto pietre che hanno sfondato i vetri del bus gialloblu. Sono stati feriti cinque giocatori Xeneizes in maniera grave, mentre altri sono rimasti intossicati dallo spray al peperoncino che la polizia ha spruzzato per sedare gli animi della violenta tifoseria.

Le brutte immagini hanno fatto il giro del mondo in pochi minuti, video e foto vergognosi per quella che invece poteva essere una gran bella cornice di sport e di gioia.

C’è stata gente che ha rovinato tutto, gente che è disposta a tutto pur di dire la sua in malo modo. Come una mamma che fregandosene dei rischi per la figlia, avvolge la piccola con dei bengala sotto la maglia, quasi come se fosse una kamikaze. Oltre a tantissima gente che ha provato ad entrare nello stadio senza biglietto assalendo la polizia ai cancelli.

Ciò che è successo ha sdegnato il mondo del calcio oltre agli sportivi che hanno anche vissuto in passato le emozioni che solo un Clasico può offrire.

Alcuni ex calciatori come l’attaccante della Fiorentina e del River, Gabriel Omar Batistuta, e il centrocampista Juan Pablo Sorin si sono decisamente esposti in maniera marcata per i gravi episodi accaduti

Un tifoso del River ha volute cercare di calmare gli animi discostandosi da quella cerchia di gente che non reputano tifosi.

 

L’obiettivo è quello di giocare questa sera, ma ci potrebbero essere ancora altri ribaltamenti. Intanto la società del Boca pare abbia fatto richiesta di vittoria a tavolino.

L’incantesimo è stato rotto. Paulo Dybala ci è riuscito dopo 18 partite, Mauro Icardi dopo 8. Per entrambi quasi sempre spezzoni di match. Contro il Messico, nell’amichevole disputata a Mendoza, i due attaccanti di Juventus e Inter sono andati entrambi a segno per la prima volta con la maglia dell’Argentina. Le loro reti sono state decisive per la vittoria dell’Albiceleste di Scaloni. Mauro ha sbloccato il match dopo 70 secondi, azione personale dopo l’assist di Lamela. Paulo ha chiuso i giochi all’87’ dopo essere subentrato proprio al capitano dell’Inter. Inter e Juventus si sfregano le mani pensando al loro ritorno in campionato.

Icardi – Il feeling dell’attaccante nato a Rosario nel 1993 con la sua Nazionale non era mai sbocciato. In eterno ballottaggio con Higuain, criticato dal vate Maradona per le sue vicende extracalcistiche, Icardi non ha mai avuto la reale possibilità di dimostrare il suo valore con la Seleccion. Dopo il debutto a 20 anni nel 2013 contro l’Uruguay, il capitano interista è stato escluso dai convocati per quasi 4 anni. E nonostante il titolo di capocannoniere della scorsa serie A (in coabitazione con Immobile), l’ex ct Sampaoli non ha ritenuto di convocarlo per i (fallimentari) mondiali in Russia. Ora il neo tecnico Scaloni sembra dargli la prima vera opportunità che Icardi ha tutta l’intenzione di cogliere al volo.


Dybala – Se il suo collega in attacco era in duello con Higuain, Dybala ha sempre dovuto convivere con l’ombra di Lionel Messi. I paragoni con il fenomeno del Barcellona si sono sprecati in questi anni. Accostamenti che non hanno fatto troppo bene a Paulo, il cui unico limite oggi è la discontinuità nelle prestazioni. Con l’Argentina il numero 10 della Juve ha giocato 18 volte. Il debutto nel 2015 in Paraguay. Poi una serie di presenze a singhiozzo, partendo dalla panchina. La convivenza in campo con Messi è spesso stata difficoltosa. Dybala ha partecipato allo scorso Mondiale ma non ha lasciato tracce significative, avendo giocato solo una ventina di minuti contro la Croazia. Il primo squillo con l’Albiceleste può essere l’alba di una nuova era per lui in patria.

Quando Leandro Paredes è stato espulso nel match del campionato russo tra Zenit e Akhmat c’è chi aveva ipotizzato che il centrocampista si fosse fatto espellere volontariamente per saltare la partita contro il Cska Mosca e volare a Buenos Aires per gustarsi il Superclasico alla Bombonera tra Boca – River.

Beh è andata così!

L’ex calciatore della Roma ha postato un suo selfie allo stadio del Boca Juniors tra i tifosi in tribuna. Il numero 5 dello Zenit, però, aveva già anticipato la sua presenza allo stadio a una trasmissione tv argentina, affermando che il tutto era stato concordato con la società russa e che non vi fossero alcun problema. I tifosi però non l’hanno preso proprio bene, a maggior ragione perché lo Zenit ha perso 2-0 in trasferta a Mosca.

Paredes è cresciuto nelle giovanili degli Xeneizes e da sempre è innamorato dei colori del Boca Juniors e della propria tifoseria. L’argentino è comunque rimasto in patria dato che da lì a poco ha ricevuto la chiamata dal commissario tecnico della Selección, Lionel Scaloni, in vista della doppia amicheveole contro il Messico del 17 e del 20 novembre.

La gara di ritorno della Coppa Libertadores è in programma sabato 24 novembre al Monumental e, complice anche il divieto di trasferta ai tifosi gialloblu, Paredes credo se la gusterà sul divano di casa.

Spettacolo doveva essere e spettacolo è stato. La vigilia tormentata dai fulmini, dall’acquazzone, dal rinvio del match di 24 ore, dalle carovane dei tifosi per le strade di Buenos Aires. E infine, la bolgia all’interno della Bombonera: il primo capito Superclasico del secolo tra Boca Junior e River Plate, andata della finale della Libertadores, non ha tradito le aspettative e, al termine di 95 minuti intensi, ha regalato un pirotecnico 2-2 che rimanda ogni discorso al ritorno, in programma al Monumental tra due settimane.

L’assenza di tifosi ospiti per ragioni di sicurezza è servita a evitare i temuti incidenti, in campo invece è stata un’autentica battaglia a ritmi vertiginosi. Due volte in vantaggio, due volte il Boca si è visto recuperare: Pratto e un’autorete di Izquierdoz hanno rimediato alle reti di Abila e Benedetto, dando al River un pareggio, meritato, che accende ancora di più il ritorno.

 

E lo show nello show, è Carlos Tevez, subentrato negli ultimi 20 minuti, che a fine partita arringa i suoi compagni: è l’immagine simbolo della carica di tutto questo Superclasico. Dopo il fischio finale, l’Apache ha urlato verso la squadra abbattuta per il pareggio. Rabbia e grinta: la battaglia del ritorno è già iniziata.

È quell’ultimo gradino che gli ha impedito di entare nell’area dei fuoriclasse, restando nel recinto dei campioni. Gonzalo Higuain è un centravanti formidabile, in carriera ha segnato finora 288 reti nei club tra River Plate, Real Madrid, Napoli, Juventus e Milan. I 36 centri nella stagione 2015 2016 gli valgono il record assoluto di gol nel campionato italiano. Ha superato il primato di Nordahl che resisteva dal 1950. Eppure, al Pipita è sempre mancato quell’ultimo salto di qualità definitivo. Quel passettino che gli avrebbe permesso di entrare nell’olimpo ristretto dei fenomeni. Un limite causa (o effetto) della sua fragile tenuta mentale, come dimostrato nel match con la Juve.

Argentina Germania – 13 luglio 2014, finale dei Mondiali brasiliani. Assieme a Messi Gonzalo ha l’occasione di riportare la Coppa del Mondo a Buenos Aires da protagonista. Ventiquattro anni dopo Maradona in Messico. E invece no, il titolo va ai tedeschi dopo i supplementari. Higuain prima segna una rete in fuorigioco, poi fallisce una clamorosa occasione sotto porta.

Napoli Lazio – Il 31 maggio 2015 al San Paolo è spareggio per la qualificazione in Champions League. Passa la Lazio (4-2), Higuain marca il tabellino con una doppietta. Ma non basta, perché pesa l’errore decisivo dal dischetto che condanna il Napoli all’Europa League.

Argentina Cile – Poco più di un mese dopo, il 4 luglio, il Pipa ha la possibilità del riscatto. A Santiago del Cile c’è la finale di Coppa America tra i padroni di casa e l’Albiceleste. L 0-0 resiste per 120 minuti, si va ai rigori. Higuain sbaglia uno dei due rigori falliti dall’Argentina, l’altro lo fallisce Banega. Vince il Cile di Sanchez e Vidal, Gonzalo chiude un mese da incubo.

Udinese Napoli – Il 3 aprile 2016 gli azzurri di Sarri si recano al “Friuli” per coltivare le loro speranze scudetto contro la Juve di Allegri. I bianconeri padroni di casa vincono 3-1, Higuain firma il pareggio momentaneo prima della doppietta di Bruno Fernandes. Il nervosismo lo tradisce, venendo espulso dall’arbitro Irrati e inveendo contro di lui. Arriva la squalifica di 4 giornate, poi ridotte a 3.

Argentina Cile bis – Il 27 giugno 2016, al MetLife Stadium nel New Jersey, Argentina e Cile giocano la seconda finale di Coppa America consecutiva. Al 21’ Higuain la grande occasione per sbloccare il risultato, ma la fallisce clamorosamente. Si va nuovamente ai rigori e nuovamente vince il Cile ai rigori, complice i rigori falliti da Messi e Biglia. Higuain era uscito al 70’, sostituito da Aguero.

Juventus Real Madrid – Il 3 giugno 2017 a Cardiff è finale di Champions League tra bianconeri e blancos. Higuain, passato alla Juve, ha l’ennesima occasione di diventare decisivo in una finale. La sua presenza si segnala solo per l’assist per la splendida semirovesciata di Mandzukic che vale il momentaneo 1-1. Il match finirà 1-4 per il Real Madrid, il Pipita sarà spettatore non protagonista.

Milan Juventus – Estate 2018, la Juve scarica il Pipa per l’acquisto del secolo con Cristiano Ronaldo. Gonzalo va al Milan e medita vendetta contro la Vecchia Signora come una finale. Solo che le finali, come visto, non gli portano fortuna. Prima si fa parare un rigore da Szczesny (il sesto su 18 calciati in A), poi esplode di rabbia contro l’arbitro Mazzoleni dopo un’ammonizione, venendo espulso.

 

Zona Cesarini. Chi di noi non ha mai sentito o detto queste due parole. Si tratta dell’espressione forse più famosa nel mondo del calcio, due parole che esprimono l’essenza stessa di questo sport, la voglia di crederci fino all’ultimo respiro, di spingere fino al novantesimo e oltre, nella speranza di trovare la zampata giusta per vincere la propria battaglia, perché la speranza è l’ultima a morire e ogni lasciata è persa. D’altronde per dirla con l’indimenticato Vujadin Boskov “La partita finisce quando arbitro fischia”.

Ma forse non tutti sanno chi ringraziare per la creazione di queste parole che sono diventate leggenda indiscussa tra addetti ai lavori e non, tanto da venire inserite nel vocabolario della lingua italiana.

Non si tratta di una star internazionale, un calciatore fenomenale che ha mosso le folle nella sua carriera, ma di un buon giocatore che non si distingueva dalla massa ma che, in varie occasioni nella carriera, è riuscito ad andare oltre l’ostacolo del cronometro, diventando decisivo nel momento più inaspettato, quando ormai stavano calando i titoli di coda.

Chi è Renato Cesarini?

Si perchè Renato Cesarini, detto Cè, nato sulle colline di Senigallia nel 1906, era un calciatore di buone qualità ma non eccelso. All’età di 2 anni era stato riportato in Argentina dai genitori e lì aveva iniziato la sua carriera distinguendosi con la maglia dei Chicharita Juniors e del Ferro Carril prima di essere acquistato dalla Juventus nel 1929, divenendo uno dei pilastri della cosiddetta Juve del Quinquennio che egemonizzò il calcio italiano nella prima metà degli anni 1930.

Bell’attaccante Renato, che vide aprirsi ben presto le porte della nazionale italiana in quella veste di oriundo che tanta fortuna portò ai nostri colori a quell’epoca. Con gli Azzurri disputò però solo qualche amichevole e qualche partita di Coppa Internazionale, per un totale di 9 presenze e 2 reti ma tanto gli bastò per entrare nella storia, nel lessico e, come dicevamo, nel dizionario.

La gloria

Accadde tutto nella fredda Torino del 13 dicembre del 1931 durante, anzi alla fine, della partita di Coppa Internazionale contro l’Ungheria: Cesarini, con l’arbitro già pronto al triplice fischio, segnò una rete all’ultimo respiro portando gli Azzurri alla vittoria per 3-2. Quello che rende speciale questa storia è che questo fu l’unico gol segnato all’ultimo giro di lancette in Nazionale dall’oriundo.

Cesarini si distinse per altre prodezze di questo tipo in serie A contro l’Alessandria nel ‘31, contro la Lazio nel ‘32 e contro il Genoa nel ‘33. Sono bastati 4 gol per salvarlo dall’oblio e consegnarlo all’immortalità. E poco importa che, anche dopo il ritiro dal calcio giocato, Cesarini si sia tolto delle soddisfazioni anche da Direttore Tecnico, arrivando a conseguire con la Juventus nell’annata 1959-1960 il double composto da scudetto e Coppa Italia, il primo nella storia del club piemontese.

Che dire. Proprio oggi ricorre l’anniversario della morte di questo calciatore, morto a Buenos Aires il 24 marzo del 1969, che ebbe una buona carriera, si tolse parecchie soddisfazioni ma mai avrebbe potuto anche solo pensare di diventare una leggenda di questa portata. Non resta che provare rispetto ed ammirazione: è l’unico calciatore ad essere diventato un modo di dire.