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Sochi 2014

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Il 18 marzo si è conclusa l’esperienza paralimpica a Pyeongchang. In questa edizione del 2018 tante sono state le sorprese e le soddisfazioni che hanno coinvolto l’Italia in prima persona.

Sicuramente il dato più importante è aver riportato il nostro paese nuovamente all’interno del medagliere. La spedizione paralimpica di Sochi 2014, conclusa con zero medaglie azzurre, è ormai un lontano ricordo e si festeggiano le cinque medaglie conquistate dai nostri rappresentanti in Corea del Sud.

Il merito più grande va sicuramente a Giacomo Bertagnolli e Fabrizio Casal, la sua guida, che hanno fatto poker di trofei iridati con due ori, un argento e un bronzo. Un successo così non si aveva dal 2006, quando l’atleta paralimpica Silvia Parente riuscì a conquistare 4 podi nella stessa edizione.

I due atleti sono ora l’orgoglio dell’Italia e del Comitato paralimpico e meritano un posto d’onore nella storia delle Paralimpiadi Invernali. 

 Durante la cerimonia di chiusura dei Giochi paralimpici di Pyeongchang il presidente del Comitato paralimpico Luca Pancalli ha voluto che fosse proprio Giacomo Bertagnolli a portare il tricolore.  Fare da portabandiera è stata per lui una grande emozione che naturalmente ha condiviso con il suo compagno d’avventura Fabrizio Casal:

Ero davvero emozionato quando il presidente Pancalli mi aveva comunicato la scelta, ho paura di attorcigliare la bandiera ma Fabrizio mi ha detto che mi aiuterà lui. Di sicuro l’annoda ancora di più

La quinta medaglia arriva per l’Italia grazie a Manuel Pozzerle, argento nello snowboard che realizza il sogno di una vita. Sin da giovane ha sempre amato questo sport e nemmeno il suo incidente in moto e le sue conseguenze sono riuscite a distoglierlo da questa grande passione.

C’erano grandi aspettative anche per la performance della nazionale italiana di para ice hockey, che ha sfiorato il podio aggiudicandosi la quarta posizione. Anche senza medaglia, i giocatori della squadra meritano un applauso per gli enormi miglioramenti fatti e per essersi conquistati di diritto un posto tra i migliori.

In questa XII edizione per un’Italia tutta al maschile, l’assenza delle donne si è fatta sentire, soprattutto se si pensa che la nazionale azzurra avrebbe potuto sfruttare il talento e le capacità di Melania Corradini, medaglia argento nel supergigante di Vancouver 2010 e per quattro volte medagliata mondiale.

Ormai è tempo, però, di pensare al futuro e proiettarsi verso la prossima sfida paralimpica che andrà in scena nel 2022 a Pechino.

Dopo averla vista volteggiare sul ghiaccio di Pyeongchang, l’Italia attende con ansia di vedere la sua regina gareggiare in casa in quella che potrebbe essere la sua ultima esibizione ufficiale. Carolina Kostner è una delle partecipanti ai Mondiali di pattinaggio di figura 2018 che si aprono a Milano il 21 marzo per concludersi il 25 marzo.

Imbattibile per grazia ed espressività, nella sua prima prova relativa al programma di corto, si sfiderà contro l’oro olimpico Alina Zagitova, rivale molto più giovane di lei ma con alle spalle il titolo Europeo e il primo posto agli ultimi Giochi invernali, e la canadese Kaetlyn Osmond, terza ai Giochi olimpici invernali.

Sono soprattutto loro le due pattinatrici che possono dare del filo da torcere alla nostra azzurra, data l’assenza di Evgenia Medvedeva, che non parteciperà alla competizione.

Carolina Kostner mira alla medaglia. Un obiettivo comune a tutte le partecipanti ma che nel suo caso diventa quasi un’esigenza per chiudere in bellezza una carriera eccezionale. Si, perché questa potrebbe essere la sua ultima partecipazione dopo ben oltre 10 stagioni.

La gara mondiale al Mediolanum Forum milanese segna per la fiamma azzurra la quattordicesima partecipazione ad una gara iridata. Gioie e dolori hanno accompagnato il suo percorso nell’arco della sua carriera e hanno trovato la massima espressione nel 2012 con l’oro di Nizza. È difficile immaginare il pattinaggio artistico dei prossimi anni senza di lei.

Ben sei medaglie iridate (1 oro, 2 argenti e 3 bronzi), è riuscita a regalare al nostro paese e la sua ultima performance in Corea del Sud, che le è valsa il quinto posto, è stata memorabile. Ma nel corso dei suoi anni d’oro la nostra Regina del ghiaccio ha vinto anche il bronzo a Sochi 2014, diversi campionati europei e il Grand Prix del pattinaggio di figura del 2011, diventando alla fine del 2012 la prima del mondo nella sua disciplina sportiva.

A 31 anni, sul ghiaccio riesce ad incantare tanto quanto le giovanissime pattinatrici contro le quali si batte per la sua ultima medaglia.

Dopo aver chiuso l’esperienza olimpica facendo da portabandiera nella cerimonia di chiusura dei Giochi di Pyeongchang, ha dedicato pochissimo tempo al riposo e si è concentrata duramente sul suo allenamento, per perfezionarsi in vista dei Mondiali.

Sa bene che non sarà affatto facile battere l’astro nascente del ghiaccio, Alina Zagitova, che al momento detiene anche il record nel segmento con 82.92, ma Carolina intende provarci e dare il massimo. La sua prova deve essere perfetta per avere delle chance e raggiungere il podio.

L’Italia è col fiato sospeso in attesa di vederla sulla pista e comunque vada sarà sempre uno spettacolo unico assistere ad un’altra delle sue esibizioni, capaci di dare emozioni e lasciare il pubblico completamente estasiato.

Inarrestabili e inseparabili ci sono di nuovo loro sul podio a festeggiare il secondo oro nel giro di pochi giorni: la coppia formata da Giacomo Bertagnolli e Fabrizio Casal è l’indiscussa protagonista azzurra dei XII Giochi Olimpici a Pyeongchang.

Nello slalom speciale riescono ad imporsi ancora una volta e superare i temibili slovacchi Jakub Krako e Branislav Brozman, già vincitori del SuperG, e tagliare il traguardo in un tempo di 1:36.12.

Nella categoria visually impaired conquistano la loro quarta medaglia paralimpica, che si aggiunge all’oro dello slalom gigante, all’argento del Superg e al bronzo della discesa libera.

I due campioni, che qualche giorno prima della gara dicevano di non avere grandi aspettative per quest’ultima prova, ora si ritrovano a fare i conti con una gioia quasi inaspettata, soprattutto per gli imprevisti che hanno dovuto affrontare nel percorso:

Eravamo più agitati alla seconda manche. Anche perché è successo di tutto: io avevo gli scarponi molli perché col caldo che è venuto fuori, avevo gli scarponi molli. Fabrizio che si è dimenticato di caricare l’auricolare che si è spento appena prima di partire. Un casino. Quando abbiamo visto che Haraus ci stava dietro, poi quando è uscito. Ciao proprio…

Queste le parole di Bertagnolli a fine gara, a cui fanno seguito quelle del suo compagno d’avventura:

E’ più del gigante, chiudere questa Paralimpiade con Giacomo che vince due medaglie d’oro è una grandissima soddisfazione. Sono felice per me anche, per noi, per i sacrifici che ho fatto. Porto a casa questa Paralimpiade e me la tengo stretta

Come non essere orgogliosi di questi due giovani trentini che hanno fatto brillare l’Italia in Corea del Sud? Per merito del loro talento e della loro grinta il nostro paese ha collezionato ben 4 medaglie olimpiche, che raggiungono quota cinque se si aggiunge anche quella d’argento di Pozzerle nello snowboard.

L’Italia chiude questa competizione paralimpica con soddisfazione, certa di aver dimostrato il talento dei propri ragazzi e aver superato definitivamente la delusione dovuta alla mancanza di podi nell’edizione di Sochi 2014.

Che la vittoria precedente li aveva caricati lo sapevamo bene, ma vederli nuovamente sul podio è una soddisfazione senza eguali: Giacomo Bertagnolli e Fabrizio Casal vincono di nuovo e stavolta è argento.

Alle Paralimpiadi Invernali 2018 il giovane ipovedente e la sua guida arrivano secondi nel SuperG e sfiorano la medaglia d’oro davvero per pochissimo. Solo 18 centesimi li separano dai vincitori, gli slovacchi Krako e Brozman che tagliano il traguardo in 1’26″11 contro il tempo degli azzurri che è di ‘1’26″29.

Un argento che ha un po’ il sapore amaro, ma su tutto prevale sicuramente la gioia di conquistare una seconda medaglia a Pyeongchang in soli due giorni. Giacomo Bertagnolli commenta così la sua performance:

Sicuramente dispiace arrivare secondi con cosi poco distacco ma siamo comunque soddisfatti. Sopra la neve aveva mollato un po’ ma sotto siamo stati bravi a riprendere. Abbiamo fatto una rimonta pazzesca ma succede quando prendi coraggio e ti lasci andare. Purtroppo in queste gare se commetti anche solo un errore di linea rischi di perdere 30 o 40 centesimi ma devo dire che oggi non abbiamo fatto grandi errori

Anche Casal è pienamente soddisfatto del risultato ottenuto:

Mi sentivo più tranquillo rispetto a ieri, in gara non abbiamo sentito l’emozione. Sono contento perché questo argento ripaga dei tanti sforzi fatti 

E dopo la medaglia di bronzo vinta nella discesa libera è tempo di festeggiare questa seconda conquista, prima di gareggiare martedì per la Super Combinata.

Le aspettative nei confronti del paralimpico ipovedente sono alte e ben riposte, visti i risultati finora ottenuti. Del resto il suo passato da campione premiato con l’oro ai Campionati Mondiali nella combinata alpina, con l’argento nel Gigante e con il bronzo nel Supergigante, la dicono lunga sul suo talento come sciatore.

Nella categoria sci viasually impared, Bertagnolli e Casal stanno dimostrando di essere tra i migliori e non importa se non sono riusciti a conquistare la vetta, i due protagonisti di un incredibile argento si dicono soddisfatti della prova e non hanno rimpianti di alcun tipo.

E non sono gli unici che gongolano per questa seconda medaglia che fa dimenticare completamente l’insuccesso di Sochi 2014. Anche Luca Pancalli è fiero dei suoi ragazzi, ancora una volta:

Fabrizio e Giacomo si confermano una coppia vincente, sono orgoglioso di questi straordinari giovani atleti. Oggi ci hanno regalato un’altra grande gioia

Il bis firmato Bertagnolli-Casal sono un ottimo inizio per l’Italia in questa competizione paralimpica che è iniziata in Corea del Sud il 9 marzo e chiuderà i battenti il 18 marzo.

 

Soddisfazioni, riconoscimenti e grandi risultati quelli dei nostri azzurri alle Olimpiadi in Corea del Sud. Medaglie importanti arrivano anche nello short track e nel biathlon, per portare ancora più alto il nome dell’Italia nello sport.

Short track: è argento

Arianna Fontana, Martina Valcepina, Lucia Peretti e Cecilia Maffei sono le protagonista della settima medaglia azzurra vinta a Pyeongchang. Per loro è argento nella staffetta, in una gara che ha riservato delle sorprese e tante emozioni.

Sembrava non ci fosse alcuna possibilità contro le avversarie coreane e cinesi ma per l’Italia era già un grande risultato essere arrivate terze. Poi il colpo di scena: dopo un’attenta analisi, Cina e Canada vengono squalificate.

Ecco come arriva in modo del tutto inaspettato l’argento per la staffetta azzurra e le ragazze sono incredule quanto felici di questo improvviso cambio di classifica.

Abbiamo tagliato il traguardo col bronzo poi a sorpresa è venuto l’argento. Alla fine è stato un casino, ho capito solo che abbiamo portato a casa l’argento. Non abbiamo capito bene cosa fosse successo, eravamo tutte concentrate sul continuare la gara. Ma siamo seconde, il resto chissenefrega

Ecco le prime parole della portabandiera Arianna Fontana che festeggia la sua seconda medaglia olimpica:

Stiamo scrivendo un pezzo di storia, qualcosa che terremo sempre con noi. Ho superato Zoeggeler e Monti per numero di medaglie? Sicuramente è un qualcosa che fa piacere però non ho mai pensato di vincere una medaglia per battere Zoeggeler o altri, l’obiettivo era arrivare qui e fare bene individualmente e con la squadra. E ci siamo riuscite

E poi aggiunge con l’approvazione delle sue compagne:

La medaglia in staffetta è tra le più belle perché è di tutta la squadra, anche delle ragazze che sono rimaste in Italia

Medaglia di bronzo per il biathlon azzurro

Lukas Hofer, Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer e Dominik Windisch aggiungono un altro tassello al medagliere olimpico con il bronzo nel biathlon, staffetta mista.

Per loro un meritato terzo posto dopo la Francia e la Norvegia, che però si fa attendere un po’ prima di poter essere davvero festeggiato. Infatti, a causa di un ricorso presentato dalla Germania per un presunto fallo da parte di Dominik Windisch il risultato finale è stato messo a rischio per circa trenta minuti.

Dopo attente analisi però la staffetta tricolore può tirare un sospiro di sollievo e salire sul podio a festeggiare la medaglia di bronzo.

Si conferma così il bronzo ottenuto a Sochi nel 2014.  Per Windisch si tratta della terza medaglia olimpica e della seconda in Corea, dopo aver ottenuto anche un altro bronzo nella 10 km sprint.

Con questo risultato è lui il terzo italiano della storia del biathlon con due medaglie nella stessa edizione olimpica dopo Johann Passler nel ’98 e Karin Oberhofer nel 2014.

Le mie medaglia? Se mi avessero detto che sarei tornato a casa con due bronzi, mai ci avrei creduto!

Una vittoria che è merito anche degli altri suoi compagni che hanno dato il massimo. La prima a gioire è Lisa Vittozzi che sale sul podio olimpico per la prima volta, mentre Wierer e Hofer avevano già provato questa emozione in Russia.

Stesso punteggio, stesso trofeo: Germania e Canada festeggiano insieme la medaglia d’oro con un ex aequo nella gara di bob alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang 2018.

Il cronometro si è fermato sul tempo di 3’16″86: al termine delle quattro manche disputate dagli atleti di bob a due non c’erano dubbi sul risultato di una sfida emozionante che è stata equilibrata fino alla fine.

I protagonisti dell’impresa sono da una parte i tedeschi Francesco Friedrich e Thorsten Margis e dall’altra i canadesi Justin Kripps e Alexander Kopacz. 

 Adrenalina e spettacolo si sono alternate in questa incredibile gara che si è rivelata una delle più incerte mai viste, che ha visto non solo competere i due paesi vincitori ma anche la coppia della Lettonia formata da Oskars Melbardis-Janis Strenga, che si qualificano poi medaglia di bronzo per soli 5 centesimi.  

Nessuna medaglia d’argento, quindi, è stata assegnata in questa gara olimpica, ma ben due medaglie d’oro per due paesi che hanno dimostrato un grande grinta e una gran voglia di vincere a qualsiasi costo.  

Ma nella storia del bob non è la prima volta che si verifica questo episodio alquanto raro e singolare. Per rivedere la stessa storia dobbiamo tornare indietro al 1998, a Nagano, quando il più alto gradino del podio ha ospitato sia i nostri atleti azzurri Gunther Huber e Antonio Tartaglia che i canadesi Pierre Lueders e David MacEachern.

Nonostante la rarità di questi ex aequo, quando il cronometro decide di fermarsi sullo stesso numero rende ancora più spettacolare l’intera gara. Come già è avvenuto anche nel 2002 a Soelden, in Austria, ma stavolta nello sci.

In quell’occasione l’evento ha destato ancora più scalpore e meraviglia perché a salire sul podio per ricevere la “pazza” medaglia d’oro non sono state due sciatrici ma tre!

Si tratta di Tina Maze, Nicole Hosp e Andrine Flemmen che hanno totalizzato tutte un tempo di 1:49.91.

E ancora a Sochi 2014 ritroviamo la Maze festeggiare un altro ex aequo con Dominique Gisin.

È chiaro quindi che qualificarsi al primo posto in concomitanza con un altro paese concorrente non è un dato impossibile, ma per quanto possa accadere raramente, è un fattore inaspettato che appassiona ed entra nella storia. Pari abilità vengono premiate con una medaglia per ciascun paese, dividendo quel posto in alto sul podio che per l’occasione diventa più stretto, ma senza per questo risultare scomodo per nessuno dei vincitori.

Le Olimpiadi invernali di Pyeongchang 2018, che stanno regalando grandi soddisfazioni al nostro paese (come l’oro di Arianna Fontana e Michela Moioli), ogni giorno stanno dando prova di un vero spettacolo di abilità e talenti nei diversi sport con atleti provenienti da tutto il mondo.

Ma oltre ad essere il palcoscenico ideale per esaltare gli sport invernali e una sana competizione, in questa edizione firmata 2018 stiamo assistendo anche ad altre manifestazioni che esulano dal contesto sportivo ma rappresentano dei momenti di grande spessore a livello umanitario.

Oggi a fare discutere, nel bene e nel male, è il bacio avvenuto poco prima della gare di slopestyle tra l’atleta Gus Kenworthy e il suo compagno nella vita Matthew Wilkas. Inaspettato e fuoriprogramma, è diventato il momento culminante della giornata e ha segnato una svolta importante nella storia dell’omosessualità.

Finora non era mai successo prima d’ora che un atleta in gara alle Olimpiadi fosse in grado di mostrare pubblicamente il suo amore verso un’altra persona dello stesso sesso. Così facendo, Gus Kenworthy è diventato l’idolo del movimento LGBT.

Non sapevo di essere ripreso, era una cosa che volevo fare dalle ultime Olimpiadi, ma di cui avevo avuto troppa paura: dare un bacio al mio ragazzo. Essere in grado di farlo, mostrare questo amore al mondo, è incredibile. L’unico modo per cambiare le percezioni, abbattere le barriere e l’omofobia è attraverso la rappresentazione, e questo non è sicuramente qualcosa che ho potuto vedere da bambino, non ho visto un atleta gay alle Olimpiadi baciare il suo fidanzato

Ecco come il freestyler giustifica al mondo il suo gesto. L’atleta, che ha fatto coming out nel 2015, si dice sollevato e orgoglioso di essere portavoce della lotta all’omofobia in un contesto così importante come quello delle Olimpiadi: 

Ho fatto finalmente quello che a Sochi, dopo l’argento, avevo paura di condividere. Dal 2015, quando ho rivelato al mondo di essere gay, sono rinato. Penso che sia la cosa più importante al mondo, affinché tutti possano vivere la loro vita essendo se stessi ed essere autentici, onesti

Il “bacio olimpico” non è passato inosservato e rappresenta l’ennesimo passo verso la lotta contro i pregiudizi, per superare l’imbarazzo e la vergogna e smettere di nascondersi dietro false realtà, proprio come ha già dimostrato anche Adam Rippon, primo atleta dichiaratamente gay alle Olimpiadi.

E non è la prima volta che Kenworthy si fa portavoce di problematiche legate a pregiudizi, perché da quando ha dichiarato ufficialmente le sue preferenze sessuali si sente un uomo libero in grado di mettersi in prima linea per garantire a tutti gli stessi diritti:

Mi sento un portavoce contro i pregiudizi e da quando ho reso pubblico il mio orientamento sessuale sento di non dover più dare spiegazioni. Ho detto chi sono e ho fatto dei passi verso la leadership della comunità LBGT, perché non è che qui ai Giochi ce ne siano molti. Ho la mente sgombra e per me, anche se non sono andato sul podio, non è mai stato così facile gareggiare

E quale miglior contesto se non quello di Pyeongchang? Tra sport, passione e storie incredibili, le Olimpiadi invernali ci stanno regalando emozioni nuove, diverse dalle scorse competizioni, che rendono l’evento ancora più spettacolare.  

Dopo questo bacio, che ha fatto il giro del mondo, anche il dodicesimo posto dell’atleta passa in secondo piano, perché il primo traguardo è stato raggiunto: essere riuscito laddove altri non avevano avuto il coraggio di osare.

Per entrare nella storia delle Olimpiadi bisogna fare la differenza e questo lo sa bene Mirai Nagasu, che si è allenata duramente per stupire tutti a Pyeongchang. Oggi, oltre a festeggiare il bronzo olimpico, si può vantare di avere conquistato anche un altro grande primato.

È lei, infatti, la prima americana ad avere eseguito il triplo axel alle Olimpiadi invernali! A livello internazionale, invece, è la terza dopo le giapponesi Midori Ito e Mao Asada.

Ma cos’è il triplo axel e perché la sua esecuzione desta tanto scalpore? Proprio la protagonista dell’incredibile salto descrive la difficoltà di questa performance:

E’ un salto difficile perché devo portarmi in avanti e poi fare tre rotazioni e mezza. E poi sorridere e atterrare. Non è un salto che altri sono in grado di fare perciò sono molto orgogliosa di questo. Ho lavorato su questo salto molto

Il triplo axel deve il suo nome alla persona che per prima lo ha messo in pratica, Axel Paulsen, che nel 1982 ha ideato questo salto che consisteva in una rotazione e mezza. Da quella versione base ad oggi le difficoltà sono aumentate e per la pattinatrice originaria della California è stato necessario molto allenamento prima di riuscire ad eseguirlo perfettamente.

Era il suo obiettivo sin dalle Olimpiadi di Sochi 2014 dove ha sofferto moltissimo per la mancata convocazione:

Quattro anni fa, quando fui lasciata fuori dalla squadra, mi ero decisa a partecipare ad un’altra Olimpiade, ma per farlo sapevo che avrei dovuto fare qualcosa di speciale ed è per questo che ho deciso di diventare la prima americana a completare un triplo axel e ora nessuno potrà togliermi questo ricordo

Mirai Nagasu non solo ha centrato l’obiettivo ma è anche entrata nella storia eseguendo questa complicata figura di pattinaggio proprio a Pyeongchang, totalizzando un punteggio di 137.53. Per lei un meritato terzo posto ma soprattutto la soddisfazione più grande è stata la grande standing ovation che gli è stata riservata dopo l’esecuzione della sua prova.

 La delusione di Sochi 2014 ormai è solo un lontano ricordo e può festeggiare questo nuovo momento della sua carriera insieme all’amico e collega Adam Rippon, pattinatore che, come lei, era stato scartato a Sochi ma a Pyeongchang si è ampiamente riscattato, conquistando il bronzo nel Team Event. 

Ed ecco l’esibizione che le garantisce un posto all’interno della storia olimpica:

A Pyeongchang si festeggia una giovanissima promessa dello snowboard, Kim Chloe, che non ancora diciottenne conquista l’oro nell’halfpipe donne.

Nata nel 2000 ma già con importanti successi alle spalle, si è conquistata in assoluto la scena di questa competizione e, complice la giovane età e la grande emozione, non è riuscita a trattenere le lacrime durante la premiazione.

Un passato difficile, perché figlia di emigrati coreani, che si è trasformato in un presente fatto di soddisfazioni e applausi, come quello della nonna coreana che, insieme a tutta la famiglia, esulta per la sua vittoria. Una famiglia che non gli ha mai fatto sentire il peso delle difficoltà e una storia di integrazione che non ha avuto effetti sulla campionessa:

Corea, Stati Uniti? Non ho mai sentito il peso delle due culture differenti, mi viene naturale

Nonostante sia diventata californiana, le sue origini coreane non si dimenticano a Pyeongchang e il pubblico la elegge volto dei Giochi Invernali e rivelazione olimpica.

Ma la teenagers si era già fatta conoscere anche in passato per le sue grandi abilità e la sua grinta. Era già stata protagonista delle Olimpiadi invernali giovanili dove si è aggiudicata l’oro e per ben quattro volte ha vinto gli X Games.

Alle Olimpiadi Invernali in Corea del Sud ha dato prova di spettacolari qualità che hanno reso la sua performance perfetta. Kim Chloe ha vinto con un punteggio di 98.25, sfiorando quasi il cielo con le sue acrobazie, e ha distaccato le avversarie in maniera netta.

Sale sul gradino più alto del podio, seguita al secondo posto dalla cinese Jiayu Liu con 89.75 e al terzo posto dalla statunitense Arielle Gold con 85.75.

Chloe è riuscita a coronare quel sogno che a Sochi 2014 era stato infranto. Infatti, a causa della giovanissima età (aveva appena 13 anni!) non gli era stato possibile qualificarsi alle Olimpiadi. Ma determinata più che mai non ha mai smesso di allenarsi e dopo aver collezionato un successo dopo l’altro è giunta a Pyeongchang con grandi aspettative che l’hanno condotta fino al podio.

Fenomeno giovanile? Kim Chloe è molto di più e oltre ad essere la più giovane olimpionica donna nello snowboard, promette di regalare ancora altre soddisfazioni in uno sport che è parte di lei sin da piccola.

Una carriera degna di essere onorata, che all’età di quasi 38 anni non accenna a perdere il ritmo e continua a collezionare un successo dietro l’altro: ecco come descrivere Marit Bjoergen, che a Pyeongchang ha vinto la sua undicesima medaglia olimpica.

L’atleta norvegese ha fatto dello sci di fondo la sua vita conquistando il suo primo podio in Coppa del Mondo ad appena 22 anni. Da allora non si è più fermata.

Alle Olimpiadi ha vinto ben 11 medaglie di cui sei ori, 4 argenti e 1 bronzo, che si aggiungono alle medaglie vinte ai Mondiali e ai trionfi in Coppa del mondo.

Oggi la ritroviamo alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang a festeggiare l’ennesima medaglia, che la elegge di fatto come atleta più medagliata al femminile a livello olimpico.

Marit Bjoergen ha vinto la medaglia d’argento nello skiathlon femminile di 15 km presso l’Alpensia Cross-Country Center, ad un passo dalla vincitrice Charlotte Kalla, che ha sentito la pressione della rivale per tutto il tempo della gara. Terza invece è arrivata la finlandese Krista Parmakoski.

Poco importa se Bjoergen non ha ottenuto l’oro, perché essere sul podio le bastava per entrare nella storia. Ecco le sue parole subito dopo la gara:

Sono qui per prendere le medaglie. Sono le mie quinte Olimpiadi e sono felice di essere qui alla mia età

E fa sorridere anche il risultato finale di questa competizione olimpica invernale che inverte i ruoli assegnati a Sochi 2014, dove a festeggiare l’oro allora era Bjoergen mentre al secondo posto si trovava Charlotta Kalla.

Insieme saranno ricordate nella storia di queste olimpiadi di Pyeongchang l’una per essere stata la prima a vincere una medaglia e l’altra per aver raggiunto il record di medaglie. Bjoergen, con le sue 11 medaglie, lascia a quota 10 la nostra Stefania Belmondo e la russa Smetanina.

Per la fondista norvegese, però, non è ancora finita e proverà anche a superare il suo stesso record nella prossima gara, prevista in giornata, nella 10 km free.

Riuscirà ad accrescere il suo primato di atleta donna più medagliata di sempre? Comunque vada saluterà la Corea del Sud da grande campionessa.