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E anche El Niño si ritira. L’attaccante spagnolo, dopo la parentesi in Giappone, ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo. Un attaccante che, in 18 anni di carriera, ha segnato in primis la storia dell’Atletico Madrid e della nazionale spagnola, per poi farsi rispettare anche dai tifosi del Liverpool e del Chelsea.

Cresciuto a Madrid, ma con la maglia dei Colchoneros cucita addosso, a 35 anni dice basta col calcio giocato un altro grandissimo attaccante.

Quando ero piccolo in classe mia su 25 bambini 24 tifavano Real Madrid e solo uno Atletico…

Ha sempre voluto sottolineare le proprie origini e il fatto che la sua squadra madrilena era l’Atletico. Quell’attaccante dal viso da bambino che riusciva a fare gol bellissimi e a essere tremendamente decisivo. Con i Colchoneros ha fatto tutte le trafile prima di debuttare in prima squadra, tanto da diventare capitano già a 19 anni.

L’amore per la sua squadra ha fatto sì che, dopo le esperienze in Inghilterra e Italia (al Milan), tornasse a casa.

Alcuni momenti toccanti della carriera di Torres

Un gol magico con il suo Atletico

SI può definire tale la rete realizzata il 2 novembre 2003 contro il Betis. Al minuto 40 Jorge Larena  sventaglia una palla in aerea e Torres, colpendola al volo, riesce a insaccarla sotto l’incrocio opposto del portiere Contreras.

Gli anni ad Anfield

Nel 2007 passa ai Reds con cui gioca 4 stagioni. Il feeling con i tifosi della Kop è speciale, le sue esultanze sono tutte indirizzate alla parte più calda dello stadio. Sì perché non è stato il Liverpool vincente di ora, ma El Niño sfilava sotto la Kop come un vero torero. Potenza e tecnica, un vero grande attaccante, forse il migliore in quegli anni in Merseyside.
Indelebile nei ricordi di tutti i tifosi Reds il gol nella partita di Champions League contro l’Arsenal nel 2008.

Gli alti e bassi al Chelsea

Il passaggio ai Blues è stato a suon di milioni, ma Torres non ha avuto lo stesso impatto di Liverpool. A Londra non spicca il volo e sono più le critiche e le partite sottotono che tutto il resto. A differenza dei Reds i titoli arrivano (una Champions, un’Europa League, una Fa Cup) ma El Niño dello Stamford Bridge è diverso. Decisivo quando serve (come il gol contro il Barcellona in semifinale di Champions 2012) ma poco prolifico sul lungo periodo, con appena 20 gol in Premier in 3 anni e mezzo, nonostante le tante partite giocate.

Il ritorno a Madrid

Torna al Vicente Calderon quando già i Rojiblancos si avviano verso il Wanda Metropolitano, coronando forse il suo sogno più grande: vincere un trofeo con la sua squadra del cuore. La finale di Europa League al Parc Olympique di Lione, nel 2018, l’ha giocata solo allo scadere: una passerella per uno che all’Atletico ha dato tanto.

I successi con la Roja

Torres è stato protagonista dei successi della Spagna agli Europei 2008 e 2012 e al Mondiale del 2010. Decisivo con il gol in finale contro la Germania a Euro2008. A segno anche nella finale europea vinta contro l’Italia di Prandelli nel 2012. El Niño è l’unico spagnolo ad essere presente in tutte le finali, tra club e nazionale, che le sue squadre hanno disputato.

Di Francis Koné probabilmente non ricorderemo la sua carriera calcistica: l’attaccante togolese, 26 anni, ha girato già diverse squadre tra Costa d’Avorio, Thailandia, Oman, Portogallo e Ungheria. Svincolato nel 2015, è stato acquistato  dal Fc Slovácko, squadra che milita nel massimo campionato della Repubblica Ceca (La 1. Liga o ePojisteni.cz liga per ragioni di sponsor).
Tre reti l’anno passato, altrettante quelle messe a segno durante l’attuale stagione. Non ha alzato trofei, forse non lo farà mia, ma Francis rimarrà nei ricordi di almeno quattro calciatori, dei loro cari e dei loro supporter. Koné, infatti, ha salvato la vita a quattro giocatori che hanno seriamente rischiato di morire sul campo da calcio.

Il 25 febbraio, durante il match di campionato, con il  suo Slovacko, Koné era ospite del Bohemians 1905, allo stadio Ďolíček di Praga. Una partita terminata a reti inviolate, ma poco dopo la mezz’ora la cronaca sportiva ha dovuto stopparsi per raccontare attimi complessi, drammatici: Koné servito da un lancio lungo, prova a raggiungere la sfera, ma desiste, quando, al limite dell’area di rigore, viene superato dal difensore Daniel Krch.
Nel frattempo anche il portiere Martin Berkovec era uscito per intercettare la sfera: entrambi sono con lo sguardo rivolto al pallone, non si sentono. L’impatto, testa contro testa, è forte, terribile, tanto da rimbombare nello stadio. Poi i due corpi cadono a terra e lì accanto c’era proprio Koné che, in un’intervista al The Guardian, ha detto:

Ho visto il difensore che si stava rotolando e si muoveva quindi non ero preoccupato per lui, ma il portiere era ancora sdraiato sulla schiena e ho potuto vedere il bianco dei suoi occhi. Era o incosciente o peggio. Così ho piantato il ginocchio sul suo petto per bloccare e controllare il suo braccio sinistro e ho cercato di forzare le dita in bocca

Quando si sviene o si perde conoscenza, il rischio è infatti che la lingua possa cadere all’indietro ostruendo le vie respiratorie. Ma Francis, dopo aver capito la gravità dell’attimo e contro l’orologio, ha rapidamente infilato le dita in bocca e srotolato la lingua. Poi, assieme a compagni e avversari, ha spostato il corpo del portiere di lato e poco dopo ha ripreso conoscenza.

Gli incresciosi “buuu” razzisti della tifoseria rivale si sono trasformati in applausi per aver prontamente salvato la vita al loro estremo difensore Berkovec. Martin Dostal, difensore del Bohemians, ha dato una sincera pacca al giocatore togolese per ringraziarlo; lui ha detto:

Senza Dio, quel giorno, sarebbe potuto accadere qualcosa di brutto, qualcosa di terribile. Poteva essere morto, ma sapevo che cosa fare. Era già successo

Koné non ha alcuna formazione medica, ma è l’esperienza la sua più grande ricchezza. L’incidente in Repubblica Cesa è il quarto a cui ha assistito nella sua ancora breve carriera professionista di otto anni, sparsa in diversi continenti. Non tutti, però, sono stati in campo.
In Thailandia, infatti, un compagno di squadra è collassato dopo aver subito un trauma cranico in palestra. La seconda volta è stata tornando in Africa, per una partita col Togo: un suo amico gli chiese di organizzare una partita amichevole prima di tornare al suo club in Oman, l’Al-Mussanah. Qui uno scontro simile a quello di febbraio, giocatore contro portiere e la nuca che colpisce terra. La terza volta, di nuovo in Africa, è stato solo due anni fa.

In tutte queste circostanze, Koné era lì, mosso dall’istinto. Un angelo nero, orgoglio dei suoi genitori. Uno che non gira lo sguardo, mai scappare se succede qualcosa di brutto sul campo:

Non si può sempre aspettare l’intervento di qualcun altro