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A due anni e mezzo di distanza dal referendum, la Brexit entra nel vivo. Le trattative per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea hanno portato a una bozza di accordo approvata dal governo di Theresa May. Il documento ora dovrà essere discusso dal Parlamento britannico prima di approdare a Bruxelles. Protestano gli unionisti nordirlandesi per un testo che prevede un regime speciale per l’Irlanda del Nord, maggiormente legata al mercato europeo di quanto non sia il resto della Gran Bretagna. Non a caso questa mattina sono arrivate le dimissioni del ministro britannico per l’Irlanda del Nord, Shailesh Vara e il ministro britannico per la Brexit, Dominic Raab.


Ma il voto del 23 giugno 2016 produrrà i suoi effetti anche sul calcio. La Federcalcio inglese, infatti, è al lavoro con l’obiettivo di aumentare in Premier League il numero di giocatori cresciuti nei vivai. Allo stato attuale, i club possono avere in rosa 17 giocatori stranieri su 25. Per i cosiddetti giocatori “homegrown”, c’è una disciplina diversa: sono quelli nati all’estero, ma che hanno trascorso almeno tre anni in un’accademia inglese o gallese tra i 16 o 21 anni. Dopo la Brexit bisognerà aspettare che raggiungano la maggiore età per poter firmare il contratto. I calciatori extracomunitari devono, invece, rispettare una serie di parametri (convocazioni nella propria Nazionale, tasse, salario) per poter essere tesserati.

Con le nuove regole il Man City sarebbe fuori legge

La proposta federale è quello di ridurre il numero a 12 calciatori stranieri, meno della metà. Il punto è che dopo la Brexit tutti i giocatori extra Gran Bretagna saranno considerati stranieri ed extracomunitari. Le ripercussioni sulle rose dei club saranno inevitabili. Il tetto anti stranieri si rende necessario, secondo le intenzioni della Football Association, per l’eccessiva presenza di calciatori non britannici in Premier. Ma se passasse la nuova norma in esame, ben 13 club su 20 sarebbero fuorilegge. In Inghilterra, infatti, il 70% circa dei calciatori è straniero.

Nonostante Kane, anche il Tottenham è a “rischio”

Ecco i numeri: Manchester City 17 stranieri al pari di Tottenham, Brighton, Watford, Huddersfield; Liverpool, Chelsea, Fulham e West Ham 16; Arsenal 15; Manchester United e Newcastle 14, Leicester 13. Solo sette squadre sarebbero in regola: Crystal Palace e Wolverhampton 12; Southampton 11; Everton 10; Cardiff 7; Burnley 6 e Bournemouth 5.

Qualora si arrivasse a un accordo, le nuove regole entrerebbero in vigore dopo il 2020.

In Italia, invece, gli stranieri rappresentano il 60% circa dei calciatori totali. La situazione nelle grandi squadre: Juventus 14 stranieri (58,3%), Napoli 21 (84%), Inter 16 (66%), Lazio 25 (73,5%), Milan 15 (51%), Roma 16 (64%).

 

 

Lo spogliatoio del Manchester United sembra stia per esplodere. Da un lato ci sarebbe Josè Mourinho, dall’altro Paul Pogba. In mezzo una squadra che non vive un gran momento e che cerca il riscatto nella trasferta a Londra contro il West Ham.

L’inizio di stagione dei Red Devils non è stato dei migliori. Dopo sei giornate di Premier League la squadra arranca al settimo posto, con soli 10 punti. Il Liverpool a punteggio pieno è a 18, Manchester City e Chelsea sono avanti di 6 (16 punti). In Champions League l’esordio è stato convincente ma in un test poco attendibile: vittoria per 2-0 sul campo degli svizzeri dello Young Boys, nello stesso girone di Juventus e Valencia.

Pogba e compagni dopo il ko interno (0-3) contro il Tottenham

Male, malissimo in Coppa di Lega, con la clamorosa eliminazione interna per mano del Derby County (club che milita in Championship) dell’allievo Frank Lampard. Proprio in questa occasione si è consumata l’ultima faida interna tra Mou e Pogba, originata da un video postato dal francese su instragram durante il match (poi perso) di Carabao Cup. Un episodio infelice che ha scatenato le ire del tecnico portoghese: il campione del mondo Bleu è stato infatti degradato da vice capitano. All’indomani del ko in Coppa, le telecamere hanno poi catturato un istante dell’allenamento in cui i due dialogano a muso duro nel centro sportivo di Carrington.

Inequivocabili le parole di Mourinho alla vigilia della gara con il West Ham

Il Manchester United è più grande di chiunque altro e io devo difenderlo

Ma non basta perché secondo la stampa inglese lo Special One non avrebbe gradito l’atteggiamento di Rashford dopo la partita contro lo Young Boys. Indiscrezioni d’OltreManica raccontano di uno spogliatoio diviso a metà: da una parte l’ala guidata da Pogba con Martial, Bailly, Rashford, Shaw e Pereira, dall’altra Mou supportato da Sanchez, Fellaini, Valencia, Matic, Young. Una situazione che alimenta le voci di un addio da Manchester di entrambi i protagonisti. Su Pogba ci sarebbe il Barcellona o un possibile ritorno alla Juve mentre il fantasma di Zidane aleggia sulla panchina di Old Trafford.

Mourinho e Zidane ai tempi del Real Madrid