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Chiamatelo pure Special Once. C’era una volta lo Special One strabiliante, quello della Champions League impossibile al Porto e dell’ancor più assurdo triplete dell’Inter del 2010. E in mezzo l’amore più bello con il Chelsea ambizioso di Abramovich e la prima Premier League vinta dopo 50 anni. Quel José Mourinho che in dodici anni, dal 2003 al 2015, ha rivoluzionato il calcio europeo tra Portogallo, Inghilterra, Spagna e Italia, portando a casa 22 titoli, non c’è più.

Quello che si toglieva la medaglia dal collo mentre il Porto alzava la Champions League, quello “padrone” del suo futuro che piangeva e abbracciava Materazzi dopo la finale di Madrid, ecco quel Mourinho che non è più artefice del suo destino. E lo dimostrano le sue ultime due gestioni, dal ritorno al Chelsea agli ultimi anni al Manchester United, da  una coincidenza di tempi beffarda: il 17 dicembre 2015 José Mourinho veniva esonerato dal Chelsea, tre anni dopo il 18 dicembre 2018, esattamente alle 9.46 orario inglese, il manager portoghese viene licenziato dal Manchester United.

 

Nell’arco temporale di tre anni, due bocciature pesanti per lo Special One, con tre glorie isolate come la conquista della Coppa di Lega, dell’Europa League e della Community Shield, con i Red Devils, nel 2017. Tre trofei, certamente importanti, ma che non hanno entusiasmato l’ambiente di Manchester abituato ai fasti di Alex Ferguson, a vincere le coppe “di Serie A” e a trionfare in Premier Leauge. Mou viene esonerato per un gioco mai decollato e apprezzato, ma anche e soprattutto per i risultati mediocri, ennesimi, in Premier. Nel complesso dei due anni e mezzo, è stato in panchina 144 volte, vincendo 84 partite, pareggiandone 31 e perdendone 29, ma pesa il sesto posto in classifica, lontani dalla zona Champions e a -19 dal Liverpool che è in testa e proprio domenica 16 dicembre vittorioso per 3-1. Pesa la gestione burrascosa con alcuni giocatori importanti dello spogliatoio dal capitano Valencia a Lukaku, ma soprattutto con Paul Pogba, la cui immagine da imbacuccato spettatore panchinaro durante la partita di Anfield è eloquente.

Per la quarta volta in carriera, Mourinho non riesce a completare l’anno calcistico all’interno della medesima società. Oltre all’ultima esperienza di Manchester e al già citato esonero di tre anni fa al Chelsea, nella carriera del portoghese, è successo solamente altre due volte e, coincidenza, ancora a dicembre: nel settembre del 2000, Mourinho lasciò il Barcellona per essere ingaggiato dal Benfica in sostituzione dell’esonerato Jupp Heynckes. Fu la prima esperienza su una panchina prestigiosa, ma dopo sole nove partite di campionato, il 5 dicembre, rassegnò le dimissioni a causa del cambio di presidenza del club.

Nel gennaio 2001 si accasò all’União Leiria, conducendo la squadra prima al quinto posto, la posizione più alta mai raggiunta dal club, e poi al terzo posto nel dicembre del campionato 2001-2002 prima di passare, ancora una volta durante l’ultimo mese dell’anno, al Porto. Esattamente la squadra da cui è partita la rincorsa verso il successo. Il successo dello Special One…ora Special Once.

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Poco più di un mese, 32 giorni per l’esattezza dal 10 ottobre 2018 quando, in seguito all’esonero di Lorenzo D’Anna, ha raccolto l’incarico di allenatore del Chievo Verona, fino all’11 novembre e al pareggio per 2-2 in casa contro il Bologna. Tanto è durata l’esperienza di Gian Piero Ventura sulla panchina della squadra veneta, tanto è durato il ritorno in Serie A dell’ex ct della Nazionale dopo due stagioni. Ventura, stando a indiscrezioni, lotta ancora con i fantasmi del passato, lo stress, tutta l’Italia pronta a sbeffeggiarlo al minimo errore dopo la storica debacle della mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiale.

Certo, poi, la situazione del Chievo è drammatica con zero punti in classifica, partendo da -3 di squalifica, ancora a secco di vittorie con il peggior attacco e la peggior difesa del campionato. Eppure, dopo tre sconfitte consecutive, alla quarta partita, il Chievo Verona ha strappato il primo pareggio, ma nulla è servito per far cambiare decisione a Ventura, spiazzando tutto l’ambiente.

I 32 giorni di Ventura al Chievo Verona non saranno celebri e dannati come i 44 di Brian Clough al Leed United o come i 39 di Paul Gascoigne al Kettering, ma c’è chi ha fatto meglio (o decisamente peggio, dipende dalla prospettiva), restando alla guida di una squadra per molto meno tempo. Ecco la top 5:

8 giorni: Sinisa Mihajlovic allo Sporting Lisbona

Il 18 giugno 2018 Sinisa Mihajlovic firma con lo Sporting Lisbona e diventa allenatore della squadra portoghese  voluto direttamente dal presidente del club Bruno de Carvalho. Otto giorni dopo, però, il tecnico serbo viene sollevato dal suo incarico perché la Commissione di gestione del club ha deciso di cambiare presidente e di rivedere i piani anche tecnici. Per l’ex allenatore del Torino, dunque, non c’è stato neanche il tempo di sedersi in panchina;

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5 giorni: Zé Maria al Ceahlaul

L’ex terzino di Perugia e Inter ha vissuto una commedia tragicomica: unico allenatore ad essere stato esonerato due volte in una settimana dalla stessa squadra. È successo in Romania, dove la dirigenza della squadra ha dimostrato di non avere le idee molto chiare: Zé Maria, infatti, è stato mandato via, richiamato e poi nuovamente esonerato, in appena 5 giorni;

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2 giorni: Marcelo Bielsa alla Lazio

Una storia leggendaria tra due caratteri forti e scontrosi come Lotito e l’allenatore Marcelo “El loco” Bielsa. Secondo il tecnico non ci sono state garanzie alle tante promesse fatte: il presidente della Lazio e il suo staff, infatti, non avrebbero rispettato l’accordo di comprare i cinque giocatori richiesti. Così non si fa, e Bielsa, sentitosi mancare di rispetto ha rassegnato le dimissioni dopo solo due giorni. Senza nemmeno entrare negli uffici della Lazio;

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1 giorno: Attilio Tesser al Cagliari

Zamparini, Preziosi…e Cellino. Quando uno di questi tre presidente “mangia-allenatori” prende una decisione, il racconto diventa senz’altro epico. Attilio Tesser è stato allenatore del Cagliari nella stagione 2005-06, ma chi se lo ricorda? Prima partita,  alla vigilia della prima giornata contro il Siena il presidente Cellino gli disse «vediamo se lei è un uomo fortunato». In seguito alla sconfitta per 2-1, il massimo dirigente isolano lo esonera;

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10 minuti: Leroy Rosenior allo Torquay

Record imbattibile. La panchina più breve della storia spetta a lui. Rosenior aveva preso accordi con la squadra inglese Torquay e il 17 maggio 2007 si era presentato per firmare il contratto. Il tempo di recarsi in conferenza stampa e rispondere alle domande di tre giornalisti e la situazione cambia inesorabilmente: il proprietario del club vende il 51 percento delle sue azioni e il nuovo presidente decide subito la sua prima mossa: esonerare, ovviamente, l’allenatore.

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