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E’ l’uomo che sfida se stesso, portando il corpo oltre l’estremo, nell’imponderato. Sfida anche la natura, quella matrigna, a volte benevola a volte mortale. L’ha guardata imbacuccato dietro una spessa visiera, non abbastanza per tenersi al sicuro dai -52 gradi. No, non è un refuso, ma è l’impresa di Paolo Venturini che ha portato l’essere umano oltre un confine mai raggiunto da altri uomini: domenica 20 gennaio ha vinto la sua sfida, quella di percorrere i 39,120 chilometri che separano Tomtor e Oymyakon, nella Jacuzia, in Russia, riconosciuto come il luogo abitato più freddo al mondo.

L’impresa

Il sovrintendente della Polizia di Stato e atleta del Gruppo Sportivo Fiamme Oro ha corso l’intera distanza a una temperatura di -52 gradi (con picchi anche di -52,6°), impiegando meno di quattro ore (3h 54′ e 10″), in un contesto nel quale anche respirare, la cosa più naturale e involontaria, è un’impresa: vista l’umidità oltre l’85 percento, infatti, l’aria diventa come cristalli di ghiaccio e si rischia il congelamento delle vie respiratorie. Per tener botta a quelle temperature, Venturini ha abbinato più capi d’abbigliamento da running visto che nessun tessuto in commercio è in grado di garantire da solo la giusta protezione. Così Paolo è ricorso a tutta la preparazione e alla sua energia estrema, seguito da due medici del dipartimento di Medicina dello Sport dell’Università di Padova, un traduttore e un accompagnatore, oltre al coinvolgimento di esperti in medicina del freddo dell’Università di Yakuts.

Nel 2017 la sfida nel luogo più caldo sulla terra

Nato a Padova il 13 marzo 1968, Paolo Venturini non è nuovo a queste folle imprese: nel 2017 aveva stabilito un nuovo primato mondiale, attraversando il luogo più caldo del pianeta terra, il deserto del Dasht-e Lut, in Iran, dove la pelle percepisce 76 gradi, nel mese più caldo dell’anno, metà luglio. Già nel 1992, però, le sue prime avventure: dopo alcuni precedenti viaggi in Africa, effettua la sua prima impresa in mountain bike, il giro del lago Vittoria attraverso Kenya, Tanzania ed Uganda, 2.400 Km di savana africana. Poi, quattro anni dopo, taglia il continente nero all’altezza del Tropico del Capricorno per 3.300 Km attraverso Mozambico, Sud Africa, Botswana e Namibia, attraversando i deserti del Kalahari e del Namib. All’alba del 2000 va in Nuova Zelanda e attraversa l’isola in pieno inverno australe e nel 2002, in Australia, compie l’impresa in mountain bike fino a oggi più lunga della sua carriera: 5.100 Km da Darwin a Perth, sempre in solitaria ed autonomia in 34 giorni.

Dopo 4 mesi dall’operazione, di nuovo in corsa

Il 2003 è l’anno dei record per Paolo. Sono 108,750 Km i chilometri coperti sopra a un tapis roulant in 12 ore per svolgere un test di allenamento estremo ed allo stesso tempo per dare la possibilità ad un team di medici specializzati, di monitorizzare il suo corpo. A venti giorni dalla migliore prestazione mondiale sul tappeto, Paolo si reca in Cile e partendo dall’Oceano Pacifico, corre e cammina per otto giorni, percorrendo 470 chilometri e raggiungendo i 5.150 metri d’altitudine del monte Guane Guane. L’impresa viene svolta senza fare uso di medicinali, d’ossigeno e senza avere effettuato alcun adattamento alla quota.

Nel 2008, dopo solo quattro mesi di stop dopo essersi operato a entrambi i talloni, Paolo Venturini corre la Maratona di Fussen in 3 ore e 18 minuti e nel dicembre 2014, in Ecuador, sfida ancora una volta la natura con la “Maximum Quota”: partito dal livello del mare dalla città di Guayaquil, in quattro giorni di corsa estrema, coprendo 231 chilometri in condizioni climatiche limite, Paolo raggiunge i 5.500 metri di quota del vulcano Chimborazo, il punto più distante dal centro del pianeta.

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