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filippo corsini

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Il primo sentimento è la gratitudine, il poter dire “io c’ero”, spettatore coinvolto pur non essendo presente a una partita di calcio o a un Olimpiade. Ma la sensazione arrugginita che lascia la radio è coinvolgente come nessun altro media può fare. Ti stimola a immaginare quello che succede, lo dipingi nella mente giocando con le parole gracchianti del radiocronista.
La radio è stato e sarà uno dei mezzi più incisivi perché è quello meno artificioso: non si possono costruire personaggi, c’è solo tanta spontaneità perché è la voce che deve arrivare. Solamente quella. Diretta, puntuale e colta.

Con Riccardo Cucchi la gratitudine è duplice. Bisogna essere onesti con noi stessi: la radio ha perso appeal nel corso dei decenni, gli affezionati ci sono e ci saranno sempre, ma soprattutto i più giovani, attratti lecitamente, dal web o dalla televisione, non potranno conosce fino in fondo il legame con alcune trasmissioni radiofoniche.
Una di queste è senz’altro “Tutto il calcio minuto per minuto” popolare programma di Rai Radio 1, ideata nel 1959 e dedicata alle radiocronache in diretta del campionato italiano di calcio. Diversi cronisti si alternano tutt’oggi sui campi di Serie A con collegamenti in studio, ritagli quando c’è la Formula1 o altri eventi sportivi in diretta. Tutti sintonizzati alle 15.00, ma prima di sentire le voci dei giornalisti, “Tutto il calcio minuto per minuto” è entrato nelle case degli italiani con questo jingle. “A taste of honey” di Herb Alpert:

Roberto Bortoluzzi, Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Alfredo Provenzali, Livio Forma, Bruno Gentili, Tonino Raffa, Ugo Russo e poi ancora, Filippo Corsini, Francesco Repice, Emanuele Dotto e via discorrendo. Una formazione di voci variopinte e immediatamente riconoscibili. Una calorosa famiglia domenicale.
E poi c’è Riccardo Cucchi, voce un po’ nasale, che si collega per le prime volte negli anni ’80 da Campobasso, seguendo la squadra in Serie B.

La sua precisione coinvolge gli italiani, sobria ma anche esaltante: oltre al calcio segue anche canottaggio, scherma e atletica leggera che seguirà nel 1992, alle Olimpiadi di Barcellona. In totale racconterà sei Giochi olimpici e quattro Mondiali di calcio, dopo esser diventato radiocronista della Nazionale italiana nel 1994, al posto di Sandro Ciotti.
Memorabile è il suo racconto di Germania 2006, nel suo ritmo c’è tutto: ansia, agitazione, tensione, gioia. Anche lui dopo, la trasformazione del rigore di Grosso nella finale contro la Francia, esclama quattro volte “Campioni del Mondo” come ha fatto il duo Caressa-Bergomi, ma sembra più genuino e meno imposto. Un urlo liberatorio “reeeeeteeeeeeeee” che si gonfia nei polmoni, brucia la gola, la raschia ed esplode. Berlino rimarrà nei nostri ricordi, lui elogia la vittoria delle facce pulite, di Lippi, del post-calciopoli. «E’ nostra, è nostra», dice guardando il trofeo alzato da Cannavaro. E sì, è davvero nostra :

Il 4 giugno 2014 dallo stadio Renato Curi di Perugia effettua la sua ultima radiocronaca della Nazionale in occasione dell’amichevole contro il Lussemburgo, lasciando dopo vent’anni l’incarico di prima voce degli Azzurri a Francesco Repice. Il 12 febbraio 2017 è l’ultima sua radiocronaca a “Tutto il calcio minuto per minuto”. Inter-Bologna a San Siro chiude la sua lunga e avvincente carriera.

Il sentimento, pensando a Riccardo Cucchi, è la gratitudine per aver vissuto assieme una stagione memorabile di sport.