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Alcuni parlano di Serie A “bundeslighizzata”, similitudine con il campionato tedesco dove la forbice imprenditoriale e in campo tra Bayer Monaco e le restanti squadre è sempre più abissale. Può essere, ma l’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus, segue seppur in maniera eclatante (si parla ormai del trasferimento del secolo) un percorso già avviato da anni, basti pensare alla striscia di Scudetti (sette) ancora aperta e agli acquisti di Higuain dal Napoli e di Pjanic alla Roma, due scippi alla “dirette” concorrenti per fare ancor più terra bruciata (anche l’acquisto di Cancelo, “monitorato” e opzionato dopo la buona parentesi all’Inter è l’ulteriore riprova).

Cr7 che dal Real Madrid viene in Italia scomoda paragoni illustri ed eccellenti e, forse, li supera ampiamente: Maradona al Napoli, Ronaldo – il Fenomeno – all’Inter, ci metteremmo pure Zico all’Udinese nel 1983. Ci sentiamo di condividere l’editoriale di Alberto Cerruti, pubblicato sulla Gazzetta dello Sport, nell’edizione del 10 luglio. I tempi sono ancora al condizionale perché l’ufficialità è arrivata solo nel pomeriggio, ma l’impalcatura concettuale rimane.

 

Lo sbarco di Cristiano Ronaldo sul pianeta Serie A potrebbe battere tutti i precedenti per almeno cinque motivi, senza entrare nel confronto tecnico tra i vari campioni. Unico punto comune (per Maradona e il “Fenomeno) il Paese di provenienza, perché arrivano dalla Liga, sponda Barça però.

La prima differenza a favore di Cristiano è il momento che attraversa l’Italia calcistica e non soltanto per l’assenza al Mondiale. Quando Maradona si presentò a Napoli nel 1984 e Ronaldo all’Inter nel 1997, nessuno diceva come oggi che il loro arrivo avrebbe fatto bene al nostro movimento, perché la Serie A era il teatro dei grandi campioni stranieri. Maradona, infatti, si aggiunse ai vari Platini, Zico, Rummenigge, Falcao, Passarella. Il brasiliano raggiunse Zidane, Batistuta, Savicevic, Boban, Weah, Simeone. Cristiano, invece, sarebbe la nuova attrazione per tutti, in Italia e all’estero.

La seconda differenza riguarda il ruolo mediatico che oggi distingue Cristiano, perché è unico nel suo genere, molto più universale appunto dei tanti campioni che lo hanno preceduto per la fama trasversale che lo accompagna in ogni continente. Tra il Portogallo, di cui è pure capitano, e il Real Madrid, senza scordare il passato al Manchester United, Cristiano a 33 anni supera come immagine Maradona e Ronaldo, arrivati in Italia rispettivamente a 23 e 20 anni.

La terza differenza, strettamente legata alla precedente, riguarda il curriculum di Cristiano che si presenterebbe accompagnato da grandi punti esclamativi, senza gli interrogativi, sia pure ridotti, nella scia dei più giovani che lo avevano preceduto. Cristiano ha vinto cinque Palloni d’Oro e cinque Champions, con due squadre tra l’altro, e quindi non deve dimostrare nulla. Semmai deve continuare a vincere, come ha sempre fatto ovunque, in una squadra abituata ai successi almeno in Italia, mentre Maradona si inserì in un Napoli che non aveva mai conquistato uno scudetto e ci sarebbe riuscito al terzo tentativo.

La quarta differenza, figlia dei tempi moderni, riguarda l’industria che ruota attorno a Cristiano e a quei pochi, come Messi, al suo livello. Maradona è stato il più grande giocatore del Napoli e basta, nel senso che il suo genio si esauriva in campo. Gli ingaggi per le amichevoli e i proventi per gli sponsor di ogni genere, allora soltanto all’inizio, oggi si sono moltiplicati in misura direttamente proporzionale alla fama dei campioni e in questo senso tutto il mondo che ruota attorno a Cristiano non può essere minimamente paragonato a quanto accadeva negli anni 80 e 90.

Infine basta soffermarsi sull’importanza delle maglie e dei rispettivi numeri per capire quanto può valere Cristiano più di Maradona. E’ vero che a Napoli c’è ancora chi gira con una malia azzurra numero 10 con lo sponsor Buitoni, ma oggi il 7 di Cristiano venduto in tutto il mondo, con il bianco del Real Madrid o il risso del Portogallo, sarebbe una garanzia di nuovi introiti per la Juventus, molto di più che in passato. E’ sufficiente pensare quanto potrebbe fruttare alla società bianconera l’idea di acquistare la maglia ufficiale, e non taroccata, di Cristiano da indossare nella sua prima partita, a Torino, in uno stadio ovviamente stracolmo. In attesa di sapere se, e quando, arriverà.

E soprattutto se, e quando, arriverà anche quella famosa coppa. Stregata per la Juventus, ma non per Cristiano.

Alberto Cerruti, Gazzetta dello Sport – 10 luglio.