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In un mondo ideale la Var non dovrebbe esistere. Basterebbe la correttezza dei giocatori a segnalare gli episodi dubbi. Quando fallo non c’è, arbitro non fischia, per mutuare Boskov. O se non c’è e arbitro sanziona, giocatore corregge decisione. Ma il mondo ideale non è di questo pianeta, magari in una Terra piatta sì. Può capitare, però, che la realtà parallela abbia le sembianze di un bambino. Di un dodicenne che sbaglia un rigore che non c’è. Senza Var, senza polemiche, senza insulti, senza genitori strombazzanti. Può capitare ed è capitato.

Tovagnasco, comune di neanche mille anime nella provincia di Torino. Campionato Esordienti 2006, in campo i padroni di casa del Quincitava affrontano la Rivarolese. Nella Quincitava gioca Davide Giovanetto, dodici anni. Segue un’azione del suo compagno di squadra Riccardo, che cade in area di rigore. Qui non ci sono quaterne arbitrali, giudici di gara, Var in tribuna. C’è solo un arbitro, giovane, che deve decidere. Vede, da lontano, un fallo e fischia il rigore. Davide era però lì vicino, posizionato meglio dell’arbitro. Sa che quel penalty non c’è. Ma deve andare lui dal dischetto. Il punteggio è in bilico, 1-1 e quello può essere il gol decisivo.

Ma è da questi particolari che si giudica, anche, un calciatore. Davide, capitano, decide che quel rigore non può essere segnato. Sarebbe sbagliato, ingiusto, contrario a quello in cui crede e a quello che gli hanno trasmesso genitori e istruttori. Davide è anche capitano, deve dare l’esempio. Allora il ragazzino sceglie. Ne parla con l’allenatore e i compagni di squadra in quegli attimi. “Lo sbaglio, lo calcio fuori”.

E Davide quel rigore non lo segna. Lo tira volontariamente a lato. Applausi. Il Quincitava vince in ogni caso (3-2), anche senza quel rigore che non c’era. Davide viene premiato con il cartellino verde dalla FIGC per il gesto di fair play. Eppure lui sembra il più sorpreso di tutti di tanto clamore:

Il rigore non c’era, non ho fatto niente di strano ma solo la cosa giusta

E papà Battista, vicepresidente della squadra, ha commentato con un pizzico di fierezza per il gesto del figlio (parole riportate da La Stampa):

Davide è orgoglioso di quello che ha fatto, perché ci vuole coraggio per sbagliare un rigore, ma vincere per un errore non è giusto