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Un ritiro di maglia è un gesto sportivo molto importante che sottolinea e rafforza il legame tra una squadra e il suo protagonista.

Succede in quasi tutti gli sport di squadra nel calcio, nel baseball e pure nella pallacanestro.

Proprio nel basket sta diventando sempre più una consuetudine, soprattutto nel campionato americano dell’Nba, in cui solamente Clippers, Grizzlies e Raptors fanno eccezione.

Fresca è l’ufficialità del ritiro della storica 34 dei Boston Celtics indossata da Paul Pierce per ben 14 anni. Con i Celtics ha vinto un campionato Nba nel 2008 con il titolo personale di MVP della Fase Finale. Dalla stagione 2001/02 detiene il record della storia della franchigia a guidare l’NBA per punti segnati in una stagione: 2144.

Davanti proprio alla platea del The Garden stracolma di tifosi green, c’è stata l’emozionante post partita che ha visto come protagonista la guardia originaria Oakland. Uno show da brividi per esaltare ciò che il campione americano ha realizzato nella sua lunga carriera nel Celtics, che a loro volta lo hanno omaggiato con lo storico ritiro di maglia. Sono così 22 i numeri di maglia ritirata dalla franchigia bostoniana.

Come Paul Pierce anche altre stelle dell’Nba hanno avuto questo grande onore: il ritiro della maglia, che viene poi appesa ai soffitti delle arene dove tutti le possono ammirare.

Proprio i Celtics conservano gelosamente questo tipo di cultura, grazie anche ai suoi 17 titoli. Tra le ventidue maglie c’è il 33 dell’ala Larry Bird. The Legend ha guidato i Celtics dal 1979 al 1992.

In ordine cronologico, invece, prima di Paul Pierce è stato Tim Duncan degli Spurs. San Antonio ha voluto ritirare la storica 21 dell’ala grande, indossata per 19 anni (con annessi 5 titoli Nba in bacheca).

Ovviamente se pensiamo ai campioni e figure storiche dell’Nba, non possiamo che far riferimento al grande MJ, Michael Jordan. A Chicago domina la sua immagine e ricordiamo che la sua 23 è stata prima ritirata nel 1994, quando MJ abbandonò per la prima volta il basket per il baseball. Dopo una piccola parentesi con il 45, la 23 tornò al suo legittimo proprietario per poi essere definitivamente ritirata al suo addio.

Tra le franchigie che ha avuto più campioni dell’Nba ci sono sicuramente i Lakers. La squadra di Los Angeles conta, dunque, anche tanti ritiri di maglie. Tra le stelle storiche della squadra americana ci sono campionissimi come Kareem Abdul-Jabbar, Magic Johnson, Shaquille O’Neal e Kobe Bryant, i quali hanno vinto il premio come miglior giocatore dell’anno MVP. Proprio le maglie di questi quattro fuori classe sono appese al soffitto dello Staples Center. MJ ha avuto l’onore di avere un ritiro maglia anche da una squadra in cui non ha mai giocato, Miami Heat.

Dal 1975 al 1989 Abdul-Jabbar ha giocato per i Lakers con addosso la mitica 33 gialloviola. Cinque titoli in bacheca e miglior marcatore della storia Nba (38387 punti). Particolarità del campione americano è che sia stata ritirata la 33 anche della sua prima squadra con cui ha vinto il titolo nel 1971, i Milwaukee Bucks.

I Lakers hanno ritirato anche la 32 dell’attuale presidente gialloviola, Magic Jhonson. Considerato uno dei cestisti più forti della storia. Il playmaker che ha fatto scintille negli anni ’80.

Rimanendo a Los Angeles, non possiamo dimenticarci del gigante Shaquille O’Neal il quale, approdato nei Lakers ha dovuto rinunciare al suo amato 32 (appartenuto proprio a Magic Jhonson), per ripiegare sul 34 che poi è diventata la maglia dei 3 titoli con i gialloviola e uno con gli Heat. Anche la squadra di Miami ha deciso di appendere la gigante canotta di O’Neal nell’America Airlines Arena.

L’ultimo dei Lakers è stato comunque Kobe Bryant. Nel 2017 sono state appese le sue due maglie, la numero 8 e la numero 24 (delle due esperienze a Los Angeles). Inutile ribadire la grande carriera che ha vissuto Bryant, una delle ultime stelle del basket mondiale.

Uno che ha lasciato il segno in due città è stato anche Julius Erving. A Doctor J è stata ritirata la numero 6 dai Philadelphia 76ers e la numero 32 dei Nets.

I New Jersey Nets, inoltre, si sono trovati inaspettatamente a ritirare la maglia n°3 del croato Drazen Petrovic nel 1993, dopo il grave incidente che costò la vita al primo cestista europeo a diventare una superstar nel basket americano.

Gli Utah Jazz hanno voluto omaggiare una delle coppie più prolifiche dell’Nba: John Stockton e Karl Malone. Insieme dal 1985 al 2003, la franchigia ha voluto appendere le canotte 12 e 32 all’interno dell’arena di Salt Lake City.

L’Indiana è terra di basket ed è per questo che per ottenere un ritiro maglia devi aver creato qualcosa di leggendario. Tra i cinque giocatori appesi al soffitto c’è Reggie Miller, dal 1987 al 2005 a Indiana, co cui ha messo a segno oltre 25mila punti.

A due europei dei Sacramento King è stato concesso questo onore: Vlade Divac (1999-2004) e Peja Stojakovic (1999-2006). Oltre a questi due, i Kings (così come i Magic) hanno ritirato anche la 6 in onore del pubblico, inteso come sesto uomo in campo.

Partito da Roma con tantissime ambizioni per vincere trofei, nel 2013 è volato in Nba per fare il salto di qualità a livello mondiale, ma dal 2015 ha trovato la sua stabilità professionale in Turchia con il Fenerbahçe. Stiamo parlando di Luigi Datome, ventinovenne cestista della Nazionale italiana, nato nella provincia di Treviso ma cresciuto sportivamente in Sardegna.
Datome si è fatto le ossa nella regione sarda nelle giovanili della Santa Croce di Olbia, ma il suo nome in Italia è sicuramente accostato alla Virtus Roma con cui disputa cinque stagioni e trova la definitiva consacrazione. In effetti, nell’ultimo anno nella capitale, il cestista viene eletto miglior giocatore della regular season di Serie A 2012/13 giungendo in finale play-off da capitano e trascinatore. Partita persa contro la Montepaschi Siena (4-1).

La fama mondiale però arriva solamente con la vetrina del basket americano, in Nba. Il Gigione, viene chiamato così nell’ambiente della pallacanestro, si accasa nei Pistons a Ditroit con il sogno di poter far bene nel basket che conta. Alla star più famosa del basket americano LeBron James si presenta così:

L’ala piccola della Nazionale azzurra è un amante dei social network in primis proprio Twitter (quasi 150mila follower). Tant’è che nelle prime stagioni in America viene ricordato più per le vicende extrasportive che per le prestazioni in campo. Tale situazione è dovuta in parte anche al grave infortunio al piede rimediato con l’Italia che lo tiene lontano dai parquet Nba per parecchio tempo e che lo fa scendere nelle gerarchie di squadra.

Tra pochi alti e molti bassi Gigione si trasferisce a Boston nei Celtics per una seconda chance americana. La stagione sembra molto più favorevole. Si rivede il Datome della Virtus Roma tanto da essere definito dal suo coach, Brad Stevens “one of the better shooters”. ICelts raggiungono i play-off ma vengono poi battuti dai Cavaliers di LeBron James.

La sua avventura in Nba tramonta da lì a poco anche perché Datome non riesce a trovare una giusta collocazione. Per questo motivo torna in Europa, in Turchia a Fenerbahçe dove in molti lo apprezzano per le doti tecniche e fisiche. Tra le peculiarità fisiche c’è sicuramente anche la folta barba. Tra le varie battute a riguardo, il cestista ha ribadito (ovviamente su Twitter) che se la sarebbe tagliata solamente in caso di vittoria con la Nazionale azzurra.

Peccato che per ora la barba cresce sempre più e l’Italia, abbia in rosa ottimi cestisti, non riesce a imporsi a livello internazionale.

In Turchia, Datome ha ritrovato lo spirito giusto in un basket ad alti livelli, seppur diverso da quello Nba. Il club turco ha prospettive e da molti anni calca palcoscenici importanti come l’Eurolega. Lo scorso anno il club ha disputato una stagione stratosferica, aggiudicandosi campionato e coppa nazionale oltre che la finale di Eurolega, persa contro i russi del Cska Mosca. Datome viene definito l’uomo chiave della squadra. In effetti l’ala italiana, nonostante una media punti non altissima a canestro, riesce a dare quell’equilibrio che serve ai cinque in campo.

Datome si definisce uno che senza regole non sa se avrebbe fatto questa carriera” ma resta il fatto che il Giggione (con doppia G come lo chiamano i romani) mantiene le promesse. Ultima in ordine cronologico è la parola mantenuta con i ragazzi del Brembate Sopra, squadra amatoriale di basket, con cui disputerà una partita dopo aver perso una scommessa lanciata sui social.
La sfida era stata lanciata da una giocatore del Csi che aveva twittato al cestista sardo:
Hey! Quanti retweet devo fare per far si che tu venga a giocare con la mia squadra per una partitella?
Risposta di Datome: 10 mila.
Detto e fatto. Il giovane, con una grande mobilitazione sui social, ha vinto la scommessa, i retwett hanno superato la quota e l’azzurro giocherà in un campetto del bergamasco.

Campione anche fuori dal campo con l’obiettivo di vincere l’Eurolega e perché no anche un titolo con l’Italia perché vogliamo vedere Datome senza barba.

Dario Sette