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Per qualche ora è stata messa in dubbio anche la possibilità di chiudere regolarmente la stagione: le sanzioni del governo inglese a Roman Abramovich toccano da vicino anche il Chelsea. Il magnate russo, all’indomani dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, aveva subito messo in vendita il club, prevedendo probabilmente l’arrivo della stangata nei suoi confronti. Non ha fatto in tempo a vendere e ora la situazione si complica terribilmente.

Le sanzioni ad Abramovich

Beni congelati, questo è il succo delle sanzioni agli oligarchi russi presenti nel Regno Unito, annunciate da Liz Truss, ministro degli esteri. Abramovich non può così chiudere affari con persone o aziende inglesi, non può entrare nel paese e di fatto gli viene impedita ogni attività economica/lucrativa col Chelsea. Ai “blues” è stato concesso di continuare a giocare e a prendere parte alle competizioni sportive solo grazie ad una licenza speciale ma anche la squadra risentirà direttamente di queste sanzioni.

Basti pensare che Stamford Bridge sarà aperto solo agli abbonati (non si possono vendere biglietti, così come è stata sospesa tutta l’attività di merchandising), mentre per le trasferte non si potranno spendere più di 20mila sterline, complicando ovviamente anche l’aspetto logistico.

Non solo: il Chelsea non può ovviamente fare mercato (nessun acquisto e nessuna cessione) e non può rinnovare i contratti in scadenza. Certo, da qui al 31 maggio la situazione potrebbe ammorbidirsi, visto che il club londinese ha chiesto al governo di poter operare il più normalmente possibile, ma le incognite sono tante anche da questo punto di vista.

Smobilitazione in vista?

L’allenatore tedesco Tuchel cerca di restare concentrato su quello che resta della stagione (i “blues” sono in corsa in Champions League, dove sono ancora tra i favoriti stando alle quote dei bookmakers che offrono anche i casino bonus migliori, e in terza posizione in Premier League) ma è inutile nascondere che c’è apprensione per il futuro del club. Abramovich aveva chiesto 3.3 miliardi di euro per vendere il club, si è parlato di un’offerta di 2.3 miliardi di un consorzio svizzero-statunitense, ma ad oggi è sempre il miliardario Wyss ad essere il più interessato. Tutto ora è bloccato.

Vale la pena ricordare che parliamo della squadra campione d’Europa in carica: lo scenario di una possibile smobilitazione in estate era quindi impensabile fino ad un paio di settimane fa.

Le italiane pronte ad approfittarne

L’esodo ci sarà, in ogni caso. Ci sono infatti diversi giocatori in scadenza, uno di essi (il 24enne difensore centrale, Christensen), ha già trovato l’accordo col Barcellona e ha svolto anche le visite mediche al Camp Nou. Il danese, peraltro, non è il solo difensore col contratto che scade a giugno: c’è il capitano, Azpillicueta, anche lui dato per vicino alla firma col Barça, e Antonio Rudiger.

L’ex Roma, 29 anni, è tra i pezzi pregiati del mercato degli svincolati. Ci pensa la Juventus, chiamata a trovare un sostituto di Chiellini, atteso dall’ultima stagione da professionista, ma la concorrenza è folta e comprende diversi top club europei.

Per i bianconeri, allora, è più realistico arrivare a Jorginho. Allegri dalla scorsa estate è alla ricerca di un play “puro”, non a caso ha chiesto (invano) il ritorno di Pjanic. Il tecnico toscano vedrebbe quindi di buon occhio l’arrivo del regista della nazionale, il cui contratto col Chelsea scadrà nel 2023. L’ex Napoli potrebbe essere acquistato a cifre molto più basse rispetto a quelle preventivate qualche mese fa, e non va neppure dimenticato che dal punto di vista dell’ingaggio la Juve godrebbe dei benefici del decreto crescita: insomma, ai 6 milioni di ingaggio netto a stagione, se ne aggiungerebbero solo altri 3 lordi (e non 6).

Il Chelsea dichiara guerra al razzismo. Il club di Roman Abramovich allontanerà i tifosi responsabili di comportamenti xenofobi a Stamford Bridge oppure li inviterà a corsi di recupero come, ad esempio, una visita ai campi di concentramento di Auschwitz. Punizione e rieducazione. I blues dicono quindi basta a quei cori a sfondo antisemita che spesso si levano dalle tribune dell’impianto londinese. La notizia è stata riportata nelle ultime ore dal tabloid britannico “Sun”.

Non si rischierà solo una sorta di daspo inglese dallo stadio. Il Chelsea inviterà i propri supporter a recarsi in uno dei simboli dell’eccidio nazifascista durante la II Guerra mondiale. I campi di concentramento nella cittadina polacca di Auschwitz in cui, secondo le ricostruzioni storiche, morirono circa un milione di persone deportate. Le ragioni del provvedimento sono state spiegate dal presidente della squadra, Bruce Buck:

Allontanare le persone dallo stadio non è sufficiente, non cambierà il loro comportamento. Questa politica dà invece ai tifosi la possibilità di capire quello che hanno fatto e di doversi comportare meglio. In passato li avremmo individuati prima di allontanarli dallo stadio fino a tre anni. Il nostro augurio è che anche altre società possano prendere sul serio la questione

Il campo di concentramento di Auschwitz

Nonostante il calcio inglese sia spesso proposto come modello di civiltà e organizzazione sugli spalti, resistono ancora frange di tifo intollerante e antisemita. Lo scorso anno, durante il derby tra Chelsea e Tottenham (la squadra del quartiere ebraico di Londra), i sostenitori di Hazard e compagni intonarono cori razzisti nei confronti degli ebrei. Scenario simile che si ripresentò al King Power Stadium di Leicester dopo un gol di Alvaro Morata. Lo stesso attaccante spagnolo prese le distanze da questo tipo di tifo, chiedendo il rispetto per tutti. Magari una visita ad Auschwitz potrà aprire la mente i più stupidi e ignoranti che si definiscono tifosi.